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IL MIGLIOR GELATO D’ITALIA E’ CALABRESE, SALVATORE RAVESE E’ IL MIGLIOR GELATIERE ITALIANO 2026

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GELA

Redazione-  Si è svolta a SIGEP World la Finale Italiana di Gelato Festival World Masters, la più importante competizione internazionale dedicata ai gelatieri singoli. Un appuntamento di riferimento per il settore del gelato artigianale, che ha incoronato Salvatore Ravese come Miglior Gelatiere Italiano 2026.

A conquistare il gradino più alto del podio è stato Salvatore Ravese, della gelateria Garden di Gioia Tauro (Calabria), grazie al gusto “Bacio dei due Mari”, una creazione che ha saputo distinguersi per equilibrio, tecnica e identità territoriale. Con questa vittoria, Ravese si aggiudica il titolo nazionale e l’accesso alla Finale Mondiale 2026.

Al secondo posto si è classificato Guido Zandonà, della gelateria Gelato che Meriti di Padova, con il gusto “Caramello salato al burro superiore”, mentre il terzo posto è andato a Danilo Cinelli di Delizie Bolognesi (Bologna), che ha convinto la giuria con il sorbetto “Bora Bora”.

In quarta posizione si è classificata Elisabeth Stolz, dell’Osteria Hubenbauer di Varna (Bolzano), con il gusto “I tesori delle nostre montagne”. I primi quattro classificati rappresenteranno l’Italia alla Finale Mondiale di Gelato Festival World Masters 2026, portando l’eccellenza del gelato artigianale italiano sulla scena internazionale.

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GIAPPONE – ASTA RECORD PER LA VENDITA DI DUE MELONI, 31400 EURO

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I due meloni da record. Foto dal profilo X Yubari City

Redazione-  Pregiatissimi, sono famosi per la polpa dolcissima e… per il prezzo non proprio alla portata di tutti. Due meloni coltivati nell’isola giapponese di Hokkaido hanno raggiunto il prezzo record di 5,8 milioni di yen, equivalenti a 31.400 euro alla prima asta stagionale, superando il precedente massimo storico di 5 milioni di yen stabilito nel 2019. Ad aggiudicarsi i preziosi meloni della varietà cantalupo, fiore all’occhiello della città di Yubari, è stata la Futami Seika, un grossista di frutta e verdura con sede a Kushiro, raccontano i media locali. I due meloni saranno poi esposti in uno dei supermercati Keio di Tokyo, fino a domenica 24 maggio.I meloni Yubari vengono coltivati in condizioni climatiche particolari, in zone caratterizzate da rilevanti escursioni termiche che favoriscono la dolcezza del frutto. Ogni pianta, poi, viene potata per far crescere un solo melone: tutti i nutrienti si concentrano in un solo “esemplare”, che viene curato in maniera quasi maniacale. I contadini si occupano di ogni singolo melone per più di tre mesi: il frutto viene girato, massaggiato con i guanti, protetto dal sole.

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MODICA – L’ANTICO BISCOTTO DOLCE CON RIPIENO DI CARNE, NPANATIGGHI

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Redazione- Modica c’è un biscotto al cioccolato con la carne dentro. Non è un errore.
Si chiama ‘mpanatigghiu, e se ne ordini uno in pasticceria senza sapere cosa contiene, al primo morso ti fermi. Poi guardi il biscotto. Poi lo riguardi.
Siamo a Modica, provincia di Ragusa, XVI secolo. La Sicilia è sotto la dominazione spagnola e il nome lo tradisce già: ‘mpanatigghi viene dall’iberico empanadillas, piccoli fagottini ripieni. Gli spagnoli portano in Sicilia l’abitudine di mescolare carne e cacao — una combo che arrivava dritta dalle Americhe — e qualcuno a Modica la trasforma in qualcosa di molto più sottile.
La leggenda dice che furono le monache benedettine di un convento modicano a inventare la versione definitiva. I confratelli predicatori sostenevano giornate estenuanti di predica durante la Quaresima, con digiuni severi. Le suore erano preoccupate per la loro salute. Così pensarono a una soluzione.
Nascosero la carne nel dolce.
Ripieno: carne di vitello tritata finissima, mandorle abbrustolite, cioccolato fondente, cannella, chiodi di garofano. L’esterno: un guscio di pasta friabile, forma a mezzaluna, sigillato sui bordi. Da fuori sembra un biscotto. Da dentro è un pasto completo camuffato da dessert.
E qui viene il punto che cambia tutto: il cioccolato, nel XVI secolo, era classificato come alimento “di magro”. La Chiesa lo permetteva anche nei giorni di digiuno. Tecnicamente, chi mordeva un ‘mpanatigghiu stava mangiando un dolce, non carne. Il ripieno proteico era invisibile alla regola ecclesiastica — o almeno così ragionavano le monache.
Spoiler: il trucco funzionò.
Leonardo Sciascia li definì “biscotti da viaggio”: compatti, nutrienti, a lunga conservazione. Li portavano i pellegrini, i nobili in transito verso Palermo, i funzionari della Contea di Modica. Una proto-barretta energetica del Cinquecento, con dentro un escamotage teologico.
Oggi la ricetta originale è custodita da pochissimi maestri pasticcieri modicani. Le versioni pubblicate sui libri di cucina, dicono gli artigiani locali, non rispettano necessariamente la formula tramandata. Il cioccolato di Modica ha già ottenuto il marchio IGP. Gli ‘mpanatigghi aspettano ancora.
Un dolce al cioccolato che contiene carne, nato per imbrogliare il digiuno, sopravvissuto a cinque secoli. Modica li vende ancora in pasticceria, accanto ai cornetti.
In breve:
Gli ‘mpanatigghi sono biscotti modicani del XVI secolo con carne di vitello nascosta nel cioccolato.
Furono probabilmente inventati da monache benedettine per sfamare i predicatori durante la Quaresima, sfruttando il fatto che il cioccolato era classificato come cibo ‘di magro’.
Il nome viene dallo spagnolo ‘empanadillas’ e la ricetta originale è ancora oggi custodita segretamente da pochi artigiani di Modica.
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GORGONZOLA – STORIA DI UN FORMAGGIO DAL GUSTO DOLCE O PICCANTE

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Redazione-  Il gorgonzola è uno dei più antichi formaggi erborinati al mondo, con origini risalenti a oltre 1000 anni fa, probabilmente nell’anno 879 d.C. nei dintorni dell’omonimo paese vicino a Milano. Nato inizialmente come “stracchino di Gorgonzola. La tradizione narra che il formaggio sia nato per errore da un casaro distratto che, per un appuntamento amoroso, lasciò la cagliata a drenare per tutta la notte. Il giorno seguente, per non sprecarla, la unì a quella fresca, creando inaspettatamente le tipiche venature verdi-blu. Prende il nome dal paese lombardo di Gorgonzola, alle porte di Milano, dove storicamente avveniva la produzione e la sosta dei pastori durante la transumanza.Inizialmente noto come stracchino (derivato dal latte delle vacche “stracche”, ovvero stanche dopo la transumanza), solo successivamente ha assunto il nome geografico attuale per distinguersi da altri formaggi simili. Nel 1996, il gorgonzola ha ottenuto il riconoscimento DOP (Denominazione di Origine Protetta) dalla Comunità Europea, garantendone la produzione specifica in Lombardia e Piemonte.Oggi, il gorgonzola viene prodotto con latte intero di vacca e l’erborinatura (le muffe nobili) viene ottenuta attraverso l’inserimento di aghi metallici che permettono la formazione di venature caratteristiche.

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