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Cronaca

TRAGEDIA NELLE CAMPAGNE DI MONTENERODOMO: ALFONSO NOBILE STRONCATO DA UN MALORE MENTRE INSEGUIVA IL SUO SCIAME DI API

Il cuore di Alfonso Nobile si è fermato tra le sue api in una mattinata di sole. Montenerodomo piange l’artigiano in pensione, colto da un malore mentre proteggeva e curava la sua più grande passione.
#Montenerodomo #CronacaAbruzzo #Apicoltura #AlfonsoNobile

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Redazione-  Montenerodomo si è risvegliata avvolta in un silenzio carico di commozione. Quella che doveva essere una luminosa mattinata di fine primavera, dedicata alla cura di una passione antica e meticolosa, si è trasformata in un dramma che ha scosso nel profondo la piccola comunità abruzzese. Alfonso Nobile, 74 anni, artigiano in pensione e apicoltore esperto, ha esalato l’ultimo respiro ieri mattina, in quella stessa terra che amava e rispettava, circondato dal ronzio delle sue api.

Tutto ha avuto inizio intorno alle 10:40 in località Marangola, una frazione immersa nel verde di Montenerodomo. Alfonso, conosciuto da tutti per la sua operosità e la sua indole pacata, è stato raggiunto dalla chiamata di un vicino di casa. “Vieni, Alfonso,” gli avevano detto, “uno dei tuoi sciami è fuggito dall’alveare e si è radunato proprio accanto alla mia proprietà”. Per un apicoltore, il richiamo di uno sciame in fuga è un segnale di allerta che richiede tempestività, ma anche una profonda conoscenza dei ritmi della natura.

Alfonso non ha esitato. Nonostante i suoi 74 anni, ha mostrato ancora una volta la precisione che lo ha contraddistinto per una vita intera di lavoro manuale. Ha indossato le scarpe antinfortunistiche, ha calzato la maschera protettiva con la retina per proteggere il volto e si è incamminato verso le arnie. Sapeva come muoversi: con calma, rispetto e cautela. Ma il destino, purtroppo, aveva in serbo un epilogo diverso.

Pochi minuti dopo il primo incontro, il conoscente che lo aveva chiamato è tornato sul posto per vedere come stessero procedendo le operazioni di recupero. Quello che si è trovato davanti è stato un quadro agghiacciante: Alfonso era disteso a terra, immobile. L’uomo ha provato a chiamarlo ad alta voce, sperando in una risposta che non è mai arrivata. La tensione è salita in un istante: lo sciame era ancora lì, sospeso nell’aria o posato sui rami bassi, rendendo pericoloso ogni tentativo di avvicinamento immediato.

Senza perdere un secondo, è scattata la macchina dei soccorsi. Sul posto sono giunti i sanitari del 118 partiti da Torricella Peligna, i Vigili del Fuoco, i Carabinieri della stazione locale e persino l’elisoccorso decollato da Pescara, pronto a un trasporto d’urgenza che purtroppo si sarebbe rivelato inutile. Anche le istituzioni locali, rappresentate dal sindaco Angelo Piccoli e dall’assessore Marco D’Orazio, si sono precipitate sul luogo del ritrovamento, testimoniando l’affetto che legava l’intera cittadinanza a Nobile.

Inizialmente, il timore di tutti è stato lo shock anafilattico: il rischio del mestiere per chi vive a contatto con le api. Tuttavia, i rilievi medici hanno presto tracciato una realtà diversa. Sul corpo dell’uomo non sono stati rinvenuti eritemi, gonfiori o segni tipici di una reazione allergica violenta. Alfonso è stato stroncato da un malore improvviso, un cedimento del cuore nel momento in cui stava tentando di riportare a casa le sue amate api. Un destino quasi poetico nella sua tragicità: morire facendo ciò che si ama, immersi nel silenzio della campagna.

Dopo gli accertamenti di rito e il nulla osta del magistrato di turno, la salma è stata restituita alla famiglia per l’ultimo saluto. Nel frattempo, le api, ignare della tragedia, si sono spostate su un albero vicino. È stata lasciata aperta un’arnia vuota, un’invocazione silenziosa affinché la regina la scelga come nuova dimora, portando avanti quel ciclo della vita che Alfonso ha accudito con dedizione fino all’ultimo istante. Montenerodomo perde non solo un artigiano, ma un custode della natura e delle tradizioni.

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Cronaca

LUSSO E VACANZE SULLE SPALLE DEGLI ULTIMI: LO SCANDALO DEI FONDI MIGRANTI NEL BENEVENTANO

Dalle vacanze di lusso ai centri di accoglienza fatiscenti: nel Beneventano il business dei migranti finisce sotto la lente della Corte dei Conti. Un danno da 1,3 milioni di euro sulla pelle degli ultimi.
#Benevento #Cronaca #GuardiaDiFinanza #CorteDeiConti

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corte dei conti

Redazione-  Mentre centinaia di richiedenti asilo venivano ammassati in strutture fatiscenti, prive dei minimi standard igienici e di sicurezza, i gestori dell’accoglienza spendevano il denaro pubblico in viaggi di piacere e accessori di lusso. È questo lo scenario desolante che emerge dall’ultima inchiesta della Procura regionale della Corte dei Conti per la Campania e della Guardia di Finanza di Benevento. Un sistema che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe trasformato la solidarietà in un lucroso bancomat privato, sottraendo risorse vitali a chi ne aveva più diritto per foraggiare le tasche di pochi.

L’inchiesta contabile ha portato alla notifica di otto “inviti a dedurre” nei confronti di altrettante persone, tra cui spiccano i nomi di amministratori del consorzio “Maleventum” e, dato ancora più allarmante, di alcuni ex funzionari e dipendenti della Prefettura di Benevento. Il danno erariale contestato è pesantissimo: 1,3 milioni di euro che sarebbero stati letteralmente “volatilizzati” tra il 2014 e il 2018.

Un business milionario alle spalle dello Stato

Le cifre che ruotano attorno a questa vicenda sono imponenti. Gli accertamenti delle Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno ricostruito un flusso di denaro pubblico che supera i 20 milioni di euro, erogati dal Ministero dell’Interno attraverso la Prefettura per la gestione dei flussi migratori. Eppure, nonostante questa enorme disponibilità economica, la realtà dei centri d’accoglienza gestiti dal consorzio era ben lontana dagli standard previsti dai capitolati d’appalto.

I controlli eseguiti dai finanzieri hanno svelato condizioni di vita degradanti: sovraffollamento sistematico, carenze strutturali gravi, assenza di servizi essenziali e violazioni delle norme di sicurezza. In sintesi, si risparmiava su tutto: dal cibo alla pulizia, dal riscaldamento all’assistenza. Ma dove finivano i soldi risparmiati tagliando sulla pelle dei migranti?

Rolex e viaggi con i soldi dell’accoglienza

Secondo gli inquirenti, parte di quei fondi destinati al supporto umanitario veniva dirottata verso esigenze personali ed egoistiche degli amministratori del consorzio e dei loro familiari. La lista degli acquisti contestati parla di uno stile di vita opulento finanziato con le tasse dei cittadini: beni di lusso, boutique di alta moda e soggiorni turistici spettacolari. Un contrasto stridente e amaro tra il lusso sfrenato degli indagati e la miseria dei centri, dove anche un sapone o un materasso pulito sembravano essere diventati un optional troppo costoso.

Il filone giudiziario e le difese

L’attuale procedimento contabile non nasce dal nulla, ma affonda le radici in una complessa indagine penale che ha già visto il Tribunale di Benevento emettere una sentenza di condanna lo scorso 21 aprile. Oggi, la magistratura contabile interviene per recuperare i soldi sottratti alla collettività. I destinatari dei provvedimenti avranno ora la possibilità di presentare le proprie memorie difensive e chiedere di essere ascoltati dai magistrati prima che si proceda all’eventuale citazione in giudizio.

Tuttavia, il quadro delineato dalla Guardia di Finanza resta una ferita aperta per il territorio beneventano. Oltre al danno economico, emerge un danno d’immagine e morale incalcolabile: l’idea che il sistema di accoglienza sia stato utilizzato come un paravento per spartirsi la torta dei fondi pubblici, minando la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nel valore stesso dell’accoglienza.

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FUGA MORTALE NELLA NOTTE: 16ENNE PERDE LA VITA NELLO SCHIANTO DOPO L’INSEGUIMENTO A ORTA NOVA

Una fuga dai Carabinieri finita nel peggiore dei modi: a Orta Nova un 16enne perde la vita nello schianto della Renault Mégane su cui viaggiava con quattro amici. Una notte di follia e velocità che distrugge una famiglia e sconvolge l’intera comunità foggiana.
#OrtaNova #CronacaFoggia #IncidentiStradali #SicurezzaStradale

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Redazione-  Le luci blu dei lampeggianti che squarciano il buio della notte, il sibilo delle gomme sull’asfalto della Provinciale 80 e poi il fragore metallico di un impatto che non ha lasciato scampo. Poteva essere una delle tante sere trascorse tra amici, un sabato notte di fine maggio dedicato alla spensieratezza, e invece si è trasformato nell’ennesimo, straziante capitolo di una strage stradale che non accenna a fermarsi.

Erano circa le 2:00 di notte tra sabato 30 e domenica 31 maggio quando, alle porte di Orta Nova, in provincia di Foggia, il destino di cinque giovanissimi è cambiato per sempre. Il bilancio è drammatico: un ragazzo di soli 16 anni è morto sul colpo, mentre i suoi quattro amici, tutti minorenni tra i 14 e i 16 anni, sono finiti in ospedale.

La cronaca della tragedia

Tutto ha avuto inizio nel cuore del comune foggiano. Secondo quanto ricostruito finora dai Carabinieri, i cinque ragazzi viaggiavano a bordo di una Renault Mégane station wagon con targa polacca. Quando hanno incrociato un posto di controllo dell’Arma all’uscita del centro abitato, la reazione non è stata quella di rallentare, ma di affondare il piede sull’acceleratore. Alla guida c’era un altro sedicenne che, privo di patente e probabilmente in preda al panico, ha tentato la fuga per seminare i militari.

Ne è nato un inseguimento concitato lungo la Strada Provinciale 80. La velocità, la scarsa visibilità e l’inesperienza si sono rivelate una combinazione letale. In prossimità di una curva, il giovane conducente ha perso il controllo della vettura. L’auto ha sbandato paurosamente, diventando un proiettile impazzito che ha concluso la sua corsa schiantandosi con violenza inaudita contro il guardrail.

I soccorsi e il bilancio

La scena che si è presentata ai primi soccorritori è stata agghiacciante. Per il sedicenne che sedeva sui sedili posteriori non c’è stato nulla da fare: l’impatto è stato fatale e i medici del 118 non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso.

Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco del distaccamento di Cerignola, il cui lavoro è stato fondamentale per estrarre i giovani dalle lamiere accartocciate dell’auto. Il dispiegamento dei soccorsi è stato imponente: diverse ambulanze e persino l’elisoccorso sono giunti nell’agro di Orta Nova per trasferire i feriti nel più vicino polo ospedaliero. Tre dei ragazzi coinvolti, fortunatamente, non hanno riportato traumi gravi e sono già stati dimessi, mentre il quarto resta sotto osservazione in attesa che i medici sciolgano la prognosi.

Le indagini in corso

Il silenzio della domenica mattina a Orta Nova è stato rotto dal dolore di una comunità sotto shock. I Carabinieri sono ora al lavoro per fare piena luce sulla dinamica dell’incidente e su diversi punti ancora oscuri. Resta da chiarire la provenienza della vettura con targa polacca e come i cinque minorenni ne avessero ottenuto la disponibilità.

Mentre i rilievi tecnici proseguono sulla SP 80, la tragedia solleva prepotentemente il tema della sicurezza stradale e del disagio giovanile. Quella che doveva essere una “bravata” per evitare un controllo si è trasformata in un dramma indelebile. Una vita spezzata a sedici anni, nel fiore dell’adolescenza, lascia un vuoto incolmabile e una domanda che riecheggia nell’aria: si può morire così per paura di un posto di blocco?

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TRAGEDIA NELLE DOLOMITI: ALPINISTA 32ENNE ABRUZZESE PERDE LA VITA IN VAL DI FASSA DOPO UN VOLO DI 30 METRI

Una tragedia ha scosso le Dolomiti oggi: un alpinista di 32 anni è morto dopo essere precipitato per 30 metri da primo di cordata sulla via Livanos in Val di Fassa. Un drammatico incidente che ricorda la bellezza e i pericoli della montagna.
#ValdiFassa #Dolomiti #Alpinismo #TragediaInMontagna

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Redazione-  Una mattinata di sole e passione per la montagna si è trasformata in tragedia oggi in Val di Fassa, nel cuore pulsante del Massiccio delle Pope. Un giovane alpinista di 32 anni Antonio Gianni, originario dell’Abruzzo ma residente da tempo in Trentino Alto Adige, ha tragicamente perso la vita dopo essere precipitato per una trentina di metri mentre procedeva da primo di cordata sulla via Livanos. L’incidente ha scosso profondamente la comunità alpinistica e locale, ponendo ancora una volta l’accento sulla bellezza indomita ma anche sui pericoli intrinseci delle nostre montagne.

L’allarme è scattato intorno alle 11:30 di questa mattina, quando la drammatica sequenza degli eventi si è compiuta sul secondo tiro della impegnativa via Livanos. Secondo le prime ricostruzioni, il 32enne stava affrontando con determinazione una delle sezioni più esposte e tecniche della parete rocciosa, con il suo compagno intento ad assicurarlo in sosta pochi metri più in basso. È stato in quel frangente, per cause ancora da accertare con precisione – forse una caduta imprevista, un appiglio ceduto o un errore di manovra – che l’alpinista ha perso l’equilibrio.

Il volo è stato rapidissimo e fatale. Per circa trenta metri, il corpo del giovane è precipitato, superando nel proprio inesorabile tragitto il compagno di cordata, scioccato e impotente di fronte alla scena. L’impatto violento con le rocce sottostanti non gli ha lasciato scampo, segnando la fine di una vita dedicata alla passione per l’alpinismo e alla sfida delle vette.

Immediatamente dopo l’incidente, il compagno, pur sotto shock, è riuscito a lanciare l’allarme al numero unico per le emergenze. La Centrale Unica di Emergenza ha attivato con la massima celerità la macchina dei soccorsi, inviando sul posto l’elicottero e allertando gli operatori della Stazione Centro Fassa del Soccorso Alpino e Speleologico Trentino. Questi ultimi si sono prontamente messi a disposizione presso la piazzola di Pozza di Fassa, pronti a intervenire in qualsiasi modo necessario.

Le squadre di soccorso aereo e terrestre sono giunte sul luogo dell’incidente con impressionante rapidità, raggiungendo la parete rocciosa in un’area impervia. Tuttavia, la speranza di trovare il giovane ancora in vita si è spenta nel momento in cui i soccorritori hanno potuto constatare il decesso del 32enne, il cui corpo giaceva immobile contro la roccia.

A quel punto, con la conferma della tragica notizia, le operazioni si sono concentrate sul recupero della salma e sul supporto al compagno, profondamente provato dall’accaduto. L’elicottero, con una seconda rotazione, ha utilizzato il verricello per calare in parete, a circa 90 metri dalla base, due soccorritori della Stazione Centro Fassa. Il loro compito era duplice: coadiuvare nelle delicate operazioni di rimozione del corpo, una volta ottenuto il nulla osta dalle autorità competenti, e accompagnare in sicurezza a valle il compagno sopravvissuto, offrendogli il supporto necessario in un momento di indicibile dolore.

La notizia della scomparsa del 32enne ha lasciato un vuoto e un senso di profonda tristezza in tutti coloro che amano e frequentano le Dolomiti. Era un alpinista esperto e appassionato, la cui vita era saldamente legata alle vette del Trentino, nonostante le sue origini abruzzesi. Questo tragico evento serve da monito e da doloroso ricordo dell’imprevedibilità e della severità che la montagna può presentare, anche agli alpinisti più preparati. La comunità si stringe attorno ai familiari e agli amici del giovane, a cui vanno le più sentite condoglianze in questo difficile momento.

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