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Sanità, l’allarme rientra a Matera: Giordano (UGL) difende gli investimenti

🚨 SANITÀ LUCANA: L’UGL MATERA RESPINGE LA NARRAZIONE DEL “COLLASSO” E CERTIFICA IL RILANCIO CON 317 NUOVE ASSUNZIONI E FONDI ANTI-LISTE D’ATTESAI fatti e i numeri valgono più delle polemiche ideologiche e strumentali. Il Segretario Provinciale dell’UGL Matera, Pino Giordano, interviene con una dura nota ufficiale per difendere l’operato della sanità provinciale e dei presidi di Matera e Policoro, respingendo categoricamente la tesi di un sistema sanitario al collasso. Pur non nascondendo le storiche difficoltà organizzative, il sindacato rivendica la necessità di riconoscere i risultati di una svolta amministrativa che sta portando investimenti concreti sul capitale umano e sulle strutture del territorio lucano. 🏛️💼📊Giordano evidenzia l’impatto del nuovo Piano Assunzionale 2026 dell’ASM, che prevede l’immissione in ruolo di ben 317 nuove figure professionali tra medici, infermieri, tecnici e OSS, oltre alle stabilizzazioni già completate. A questo si affianca il piano straordinario regionale per il recupero delle liste d’attesa voluto dall’Assessore Cosimo Latronico, che destina all’azienda materana 502.844,60 euro per potenziare le prestazioni diagnostiche entro il 31 dicembre 2026. L’UGL elogia la capacità gestionale del DG Maurizio Friolo e, pur rispettando l’attenzione del consigliere comunale Giuseppe Maiuri sull’ospedale di Policoro, invita la politica a evitare allarmismi che mortificano il sacrificio quotidiano del personale sanitario, ribadendo che la sanità pubblica appartiene ai cittadini e non ai partiti. 🇮🇹🔒✨👇 Ritieni che lo sblocco di oltre 300 assunzioni e i nuovi fondi regionali siano sufficienti a rilanciare definitivamente la sanità nel Materano? Dicci la tua nei commenti!#SanitàBasilicata #UglMatera #PinoGiordano #AsmMatera #CosimoLatronico #MaurizioFriolo #PianoAssunzioni2026 #ListeDAttesa #Policoro #MateraSalute

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Giordano e Latronico

Matera – Nel quadro della programmazione socio-sanitaria e della gestione della spesa pubblica nel Mezzogiorno, l’efficientamento dei livelli essenziali di assistenza (LEA) e il potenziamento degli organici ospedalieri rappresentano variabili fondamentali per garantire la coesione civile e la stabilità dei territori. Sulle complesse e dibattute dinamiche che interessano la sanità pubblica lucana è intervenuto con un’articolata nota ufficiale Pino Giordano, Segretario Provinciale dell’UGL Matera. L’esponente del sindacato autonomo ha respinto con fermezza le tesi oltranziste di chi dipinge il comparto sanitario locale come un apparato al collasso strutturale, rivendicando la necessità di un’onestà intellettuale che sappia scindere la legittima denuncia delle storiche criticità dal riconoscimento dei recenti e massicci investimenti infrastrutturali e occupazionali attuati sul territorio.

Il Piano Assunzionale ASM 2026: 317 nuovi innesti e stabilizzazioni

La disamina tecnica di Giordano poggia su risultanze contabili e programmatiche oggettive che delineano un’inversione di tendenza rispetto alla passata stagione dei tagli lineari al bilancio. Il cuore della manovra di rilancio dell’Azienda Sanitaria Locale di Matera (ASM) si identifica nel nuovo Piano Assunzionale 2026, un dispositivo strategico che prevede l’immissione in ruolo di 317 nuove unità di capitale umano specializzato, ripartite tra dirigenti medici, personale infermieristico, tecnici di laboratorio, operatori socio-sanitari (OSS) e funzionari amministrativi. Questo provvedimento, che si somma alle procedure di stabilizzazione del personale precario già concluse nei mesi precedenti, persegue l’obiettivo macroeconomico di colmare i vuoti d’organico nei presidi di Matera e Policoro, riducendo l’indice di stress lavoro-correlato dei dipendenti e innalzando gli standard di sicurezza e qualità delle cure erogate alla cittadinanza.

I fondi per le liste d’attesa: oltre 500 mila euro destinati al Materano

Un altro snodo cruciale del welfare sanitario regionale è rappresentato dal piano straordinario finalizzato all’abbattimento strutturale delle liste d’attesa per le prestazioni specialistiche e diagnostiche, una misura protettiva fortemente promossa dall’Assessore regionale alla Salute della Basilicata, Cosimo Latronico. L’esecutivo lucano ha stanziato un fondo sovrano superiore a 1,6 milioni di euro, dei quali esattamente 502.844,60 euro sono stati vincolati e assegnati al bilancio dell’ASM di Matera. Tali risorse permetteranno di incrementare la produttività oraria dei laboratori e delle sale operatorie entro il termine perentorio del 31 dicembre 2026, garantendo risposte tempestive ed ermetiche alle domande di salute dell’utenza e contrastando la mobilità passiva verso i distretti sanitari delle regioni confinanti.

La governance Latronico-Friolo e il dialogo con l’amministrazione locale

In ultima analisi, l’UGL Matera ha espresso un formale apprezzamento per l’opera di coordinamento amministrativo esercitata in meno di due anni dall’Assessore Latronico, accreditato di aver impresso una svolta gestionale a un sistema che accumulava ritardi strutturali da oltre un ventennio, e dal Direttore Generale dell’ASM, Maurizio Friolo, abile nel tradurre gli indirizzi politici in flessibili riforme organizzative nZEB e di medicina territoriale di prossimità. Giordano, nel rivolgere un solenne ringraziamento al senso del dovere di medici e infermieri, ha indirizzato un passaggio dialogico al consigliere comunale Giuseppe Maiuri, lodandone la vigilanza istituzionale sul presidio di Policoro ma esortando tutte le forze politiche a evitare che la narrazione strumentale del dissenso finisca per mortificare i risultati oggettivi conseguiti, riaffermando la centralità della sanità come patrimonio comune e non come terreno di scontro elettorale.

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Esteri

Dopo lo stop della Corte Suprema, Trump aggira la sentenza e rilancia la guerra dei dazi

Quando la Corte Suprema ha dichiarato illegali i dazi che Donald Trump aveva imposto nel cosiddetto “Liberation Day”, le casse del Tesoro Usa avevano incassato 166 miliardi di dollari, ai quali si sono aggiunti interessi per un totale di 171 miliardi. La sconfitta subita dinanzi ai magistrati ha imposto il rimborso di questi fondi alle aziende americane che erano state costrette a pagare tali dazi. All’inizio i rimborsi sono stati effettuati a rilento, ma poi sono stati accelerati, anche se si stima che fra gli 80 e i 100 miliardi non siano ancora stati rimborsati. Come abbiamo scritto in queste pagine, Trump è stato tutt’altro che felice della decisione e ha attaccato i giudici ferocemente. La sconfitta, però, non lo ha fermato e, lo stesso giorno dell’annuncio della Corte Suprema, Trump ha usato un’altra legge che gli ha permesso di imporre dazi temporanei fino al 24 luglio.

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Donald Trump

Redazione-  Quando la Corte Suprema ha dichiarato illegali i dazi che Donald Trump aveva imposto nel cosiddetto “Liberation Day”, le casse del Tesoro Usa avevano incassato 166 miliardi di dollari, ai quali si sono aggiunti interessi per un totale di 171 miliardi. La sconfitta subita dinanzi ai magistrati ha imposto il rimborso di questi fondi alle aziende americane che erano state costrette a pagare tali dazi. All’inizio i rimborsi sono stati effettuati a rilento, ma poi sono stati accelerati, anche se si stima che fra gli 80 e i 100 miliardi non siano ancora stati rimborsati. Come abbiamo scritto in queste pagine, Trump è stato tutt’altro che felice della decisione e ha attaccato i giudici ferocemente. La sconfitta, però, non lo ha fermato e, lo stesso giorno dell’annuncio della Corte Suprema, Trump ha usato un’altra legge che gli ha permesso di imporre dazi temporanei fino al 24 luglio.

Con la scadenza di questa seconda ondata di dazi, il presidente Usa ne ha escogitata un’altra, imponendo tasse dal 10 al 12,5 per cento su sessanta Paesi. Il presidente americano ha giustificato questa nuova serie di dazi asserendo che questi Paesi non hanno fatto sufficienti sforzi per proibire l’importazione di prodotti realizzati con il lavoro forzato. In effetti, Trump si è dichiarato protettore dei lavoratori, affermazione che dovrebbe far sorridere, perché in realtà non si è mai preoccupato dei diritti dei lavoratori né, tantomeno, del lavoro forzato.

Se Trump fosse veramente interessato a difendere quei lavoratori abusati, dovrebbe prima di tutto parlarne con Paesi come la Malesia, la Cina, l’India, il Bangladesh e altri, i cui prodotti esportati, quali vestiti, legname, prodotti agricoli, prodotti elettronici, minerari ecc., sono spesso realizzati con lavoro forzato, per spingerli a cambiare rotta. Invece, Trump ha usato la scusa del lavoro forzato per mettere pressione a una sessantina di Paesi, principalmente europei, affinché questi cambino strategia. Tocca a loro risolvere il problema del lavoro forzato perché, per Trump, rappresentano una concorrenza sleale per le aziende americane.

Se Trump fosse veramente interessato a risolvere la piaga del lavoro forzato potrebbe anche guardare a casa sua. In America, per esempio, i carcerati sono spesso costretti a lavorare senza il loro consenso. In Alabama i carcerati sono obbligati a lavorare, poiché queste attività involontarie fanno parte dei loro doveri. In altri Stati del Sud i carcerati vengono anche usati come lavoratori nel settore agricolo, secondo la American Civil Liberties Union (ACLU), l’organizzazione che protegge i diritti civili e le libertà individuali garantiti dalla Costituzione. Secondo l’ACLU, questa situazione viola il Tredicesimo Emendamento, che proibisce la schiavitù e la servitù forzata in America.

La questione del lavoro forzato, usata come pretesto per imporre i dazi, è quindi semplicemente un modo per giustificare il ricorso alla politica del bastone, al fine di colpire i suoi avversari e costringerli a inginocchiarsi, nel tentativo di mitigare gli effetti negativi, come abbiamo riscontrato dopo la prima ondata di dazi. Tanti leader del globo, dopo i primi dazi, si sono presentati davanti a Trump quasi come se stessero chiedendogli l’elemosina. Anche gli alleati europei avevano celebrato il fatto di essere riusciti a negoziare dazi del 15 per cento.

Gli ultimissimi dazi annunciati da Trump avranno la tipica conseguenza di causare aumenti dei prezzi, colpendo tutti i consumatori, inclusi quelli americani. Lo ha confermato Chrystia Freeland, ex vice prima ministra e ministra delle Finanze canadese, la quale ha lavorato con i governi di Justin Trudeau e Mark Carney, in un’intervista alla Public Broadcasting System (PBS), la rete televisiva pubblica americana. Freeland ha aggiunto che i dazi impoveriscono i Paesi e costringono i consumatori a pagare il prezzo della cecità politica.

Com’è avvenuto con i dazi del “Liberation Day”, che hanno scatenato ricorsi conclusisi con una vittoria davanti alla Corte Suprema, anche questi ultimi tentativi di Trump hanno già causato nuove azioni legali. Il Liberty Justice Center, che aveva rappresentato i piccoli imprenditori nella causa sui dazi del “Liberation Day”, ha presentato un nuovo ricorso. I legali sostengono che l’amministrazione Trump ha agito “in maniera arbitraria” nell’imposizione di dazi a 60 Paesi, senza aver seguito alcuna logica. Le cause richiedono tempo e non si sa se questa volta arriveranno alla Corte Suprema. Nel frattempo Trump ha usato di nuovo il bastone dei dazi, spingendo i Paesi in questione a iniziare negoziati per ottenere agevolazioni. Questa volta, però, tutti hanno imparato la lezione. Come ha detto Freeland, Trump capisce solo una cosa: la forza. È ovviamente difficile per un Paese piccolo lottare contro la poderosa economia americana, ma è “l’unica maniera”. Freeland cita giustamente l’esempio della Cina che, non solo non si è inginocchiata, ma ha usato il suo potere economico, specialmente il suo quasi monopolio sui minerali delle terre rare, per affrontare Trump sui dazi. Gli alleati europei, attaccati di nuovo col bastone dei dazi, farebbero bene a imparare la lezione cinese, agendo insieme invece di cercare una strada individuale.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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Poste Italiane, semestre record nella logistica: consegnati 179 milioni di pacchi

🚨 RECORD LOGISTICA: POSTE ITALIANE CONSEGNA 179 MILIONI DI PACCHI NEL PRIMO SEMESTRE 2026. VOLANO I RECAPITI DEI PORTALETTEREUn bilancio semestrale straordinario che consacra la rivoluzione green e digitale della distribuzione in Italia. Da gennaio a giugno 2026, Poste Italiane ha archiviato cifre da primato nella logistica gestendo la cifra record di 179 milioni di pacchi, con una crescita del 12,5% anno su anno. All’interno di questo boom dell’e-commerce, i portalettere diventano sempre più centrali: sono ben 81 milioni i pacchi recapitati direttamente dai postini (+22,6%), arrivando a coprire quasi la metà delle consegne totali del Paese nel secondo trimestre. Un risultato storico reso possibile dalla nuova rete corriere a gestione diretta e da un modello di distribuzione a zone siglato con un innovativo accordo sindacale. 📦📈 postalLa strategia industriale del gruppo mette al centro la sostenibilità ambientale grazie a una flotta green di 30 mila veicoli a basse emissioni, di cui ben 6.200 alimentati con motori full electric. Per rendere i trasporti sempre più puliti e azzerare le emissioni di CO2, prosegue il successo del progetto “Green Delivery”, che offre ai cittadini una rete flessibile e capillare di punti di ritiro: ai 12.700 tradizionali uffici postali si aggiungono infatti circa 20 mila punti di prossimità tra Locker automatici e la Rete Punto Poste, un modello vincente che unisce le esigenze di comodità dei clienti alla tutela degli ecosistemi urbani. 🏛️✈️🌱👇 Utilizzi regolarmente i Locker automatici e gli uffici postali come punti di ritiro per i tuoi acquisti online per evitare consegne a vuoto? Scrivilo nei commenti!#PosteItaliane #LogisticaRecord #ECommerceItalia #PortaletterePoste #FlottaGreen #GreenDelivery #LockerPoste #RetePuntoPoste #TransizioneEcologica #MefFinanza

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Portalettere Poste Italiane

Roma – Nel dinamico scacchiere dell’economia digitale continentale, il potenziamento dei network di distribuzione intermodale e l’ingegneria dei flussi logistici legati all’e-commerce rappresentano le principali variabili per sostenere la competitività industriale dei grandi operatori di mercato. Poste Italiane S.p.A. ha formalizzato i dati consuntivi relativi al primo semestre del 2026, archiviando sei mesi di primati assoluti nel comparto della logistica integrata. Da gennaio a giugno dell’anno corrente, l’azienda ha gestito e recapitato la cifra record di 179 milioni di pacchi sull’intero territorio nazionale, registrando un incremento strutturale del 12,5% su base annua. Questo indicatore macroeconomico consolida il ruolo del gruppo quale principale asse portante del welfare distributivo del Paese, guidando i processi di transizione industriale e l’evoluzione dei servizi di consegna per i consumatori finali.

La centralità dei portalettere: un balzo del 22,6% grazie alla rete corriere diretta

L’architettura del nuovo assetto logistico evidenzia la progressiva e strategica centralizzazione dei portalettere all’interno della filiera dei piccoli colli e dei pacchi commerciali. Nel corso del primo semestre 2026, i postini di Poste Italiane hanno recapitato a domicilio ben 81 milioni di pacchi, segnando una progressione netta del 22,6% rispetto al medesimo segmento temporale del 2025. La scomposizione trimestrale dei dati documenta un’accelerazione geometrica: tra aprile e giugno, la rete dei portalettere ha assorbito quasi la metà dei volumi totali delle consegne nazionali. Questa performance riflette l’efficacia industriale della nuova rete corriere a gestione diretta, potenziata dall’introduzione di un modello di distribuzione parcellizzato a zone; la nuova organizzazione, blindata attraverso la sigla di un recente accordo sindacale con le organizzazioni di categoria, garantisce una flessibilità operativa senza precedenti per far fronte ai picchi di domanda del mercato.

La sostenibilità della flotta: 30 mila veicoli a basse emissioni e 6.200 full electric

Sotto il profilo ingegneristico della sostenibilità ambientale e in perfetta aderenza ai parametri europei di mitigazione dell’impronta carbonica (carbon footprint), la flotta aziendale è stata oggetto di un massiccio piano di investimenti e ammodernamento tecnologico. Poste Italiane schiera oggi sul territorio una flotta green composta da 30 mila veicoli a basse emissioni, all’interno della quale spicca un nucleo d’avanguardia rappresentato da 6.200 mezzi pesanti e leggeri di tipo full electric. Questo hardware ecologico consente di azzerare l’impatto di secondo livello nei centri storici e nelle aree metropolitane a forte densità di traffico, traducendo i principi della responsabilità sociale d’impresa in metriche ambientali oggettive e tracciabili, riducendo l’indice di inquinamento acustico e atmosferico delle consegne quotidiane.

Il progetto Green Delivery e i 20 mila punti della Rete Punto Poste e Locker

In ultima analisi, il consolidamento della capillarità distributiva poggia sullo sviluppo del progetto strategico “Green Delivery”, un’infrastruttura di welfare logistico studiata per flessibilizzare l’ultimo miglio (last mile) e abbattere i tassi di fallimento delle consegne a domicilio. Il network mette a disposizione dei clienti un’articolata galassia di punti di ritiro fisici alternativi, imperniata sulla rete dei circa 12.700 uffici postali capillarizzati in ogni municipalità della penisola. A questo presidio istituzionale si affiancano circa 20 mila nodi automatizzati e di prossimità, ripartiti tra gli esercizi convenzionati della Rete Punto Poste e i Locker digitali autogestiti. L’accentramento dei volumi di consegna presso questi hub non solo risponde alla domanda di flessibilità oraria avanzata dai consumatori della Generazione Z, ma genera una consistente e misurabile riduzione delle emissioni di CO2 grazie all’ottimizzazione dei percorsi dei vettori, coniugando la crescita del fatturato aziendale alla tutela inderogabile degli ecosistemi urbani.

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PA, il ministro Zangrillo ad Agorà: non è un carrozzone, assunti 642mila giovani

🚨 RIFORMA STATO: IL MINISTRO PAOLO ZANGRILLO AD “AGORÀ ESTATE” DIFENDE LA PA E ANNUNCIA LA CHIUSURA DEI CONTRATTI CON 642 MILA NUOVE ASSUNZIONILa Pubblica Amministrazione volta pagina e dice addio alla vecchia burocrazia ottocentesca. Ospite di Giulia Di Stefano su Rai 3, il Ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo ha rivendicato con forza i risultati raggiunti dal Governo sul fronte del capitale umano, respingendo l’etichetta di “carrozzone” inefficiente per un comparto che conta 3,4 milioni di lavoratori. Grazie a uno stanziamento record di 30 miliardi di euro, l’esecutivo ha ufficialmente chiuso la tornata contrattuale 2025-2027 per tutti i comparti pubblici, siglando come ultimo tassello il delicato accordo della sanità. 🏛️📈💼Zangrillo ha evidenziato lo straordinario piano di ringiovanimento delle piante organiche dei Comuni e dei Ministeri: sono ben 642 mila i nuovi assunti entrati in servizio, in larghissima parte giovani under 40 che stanno abbattendo l’età media (ferma a 52 anni al momento dell’insediamento) e digitalizzando i servizi. I numeri della transizione parlano chiaro: 41 milioni di italiani usano SPID e 40 milioni la Carta d’Identità Elettronica. Massima prudenza invece sull’Intelligenza Artificiale, definita un aiuto prezioso ma che non potrà mai sostituire il discernimento e la responsabilità decisionale dell’uomo. Spazio infine al caro carburanti: per il ministro, la vera risposta all’impennata dei prezzi alla pompa potrà arrivare solo dalla risoluzione della crisi geopolitica internazionale nello Stretto di Hormuz. 🌐⛽🇮🇹👇 Ritieni che l’ingresso di oltre 600 mila giovani dipendenti pubblici stia realmente velocizzando le pratiche burocratiche nei Comuni della tua zona? Raccontacelo nei commenti!#PaoloZangrillo #AgoràEstateRai3 #PubblicaAmministrazione #RinnoviContrattuali #AssunzioniGiovani #SpidCie #IntelligenzaArtificiale #CaroCarburanti #Hormuz #WelfareIstituzionale

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Zangrillo

Roma – Nel quadro dei moderni processi di modernizzazione dello Stato e di efficientamento della spesa pubblica nell’Eurozona, la riforma della macchina amministrativa centrale e periferica costituisce una variabile nevralgica per garantire la competitività macroeconomica del Paese. Ospite della trasmissione televisiva “Agorà Estate” in onda su Rai 3 e condotta dalla giornalista Giulia Di Stefano, il Ministro per la Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, ha rilasciato un’articolata intervista per tracciare il bilancio consuntivo delle politiche sul capitale umano attuate dall’esecutivo. Il ministro ha respinto con fermezza i vecchi stereotipi storiografici che dipingono la burocrazia statale come un apparato inefficiente e pletorico, riaffermando il valore strategico del comparto: «La Pubblica Amministrazione è tutto meno che un carrozzone. Abbiamo lavorato moltissimo, con grande intensità, sulle persone. La PA è composta da 3,4 milioni di persone che erogano servizi essenziali ai cittadini ed è su di loro che ci siamo concentrati».

Il piano straordinario delle assunzioni: 642 mila innesti under 40

Il nucleo centrale della strategia di rilancio illustrata dal titolare del dicastero di Palazzo Vidoni risiede nel drastico piano straordinario di reclutamento e di turnover generazionale volto a bonificare una struttura storicamente penalizzata dall’elevata età anagrafica dei dipendenti. Al momento dell’insediamento del Governo, la macchina pubblica ereditava un’età media del personale pari a 52 anni, a fronte di un monte orario dedicato all’aggiornamento didattico di appena sei ore pro capite all’anno. I protocolli di concorso accelerati introdotti negli ultimi mesi hanno permesso l’innesto strutturale di 642 mila nuove unità lavorative, in larga parte rappresentate da professionisti under 40. Questo massiccio ricambio generazionale, integrato a percorsi di formazione continua obbligatoria, persegue l’obiettivo macroeconomico di abbattere i processi gestionali di impianto ottocentesco e snellire i labirinti burocratici che frenano la libertà d’impresa dei mercati.

La chiusura della tornata contrattuale 2025-2027 e i 30 miliardi di euro

Sotto il profilo delle relazioni sindacali e della tutela del potere d’acquisto dei dipendenti pubblici, Zangrillo ha analizzato la complessa cronistoria salariale del comparto, reduce da un blocco contrattuale durato otto anni. Per sanare i ritardi accumulati a partire dal 2018, l’esecutivo ha stanziato risorse complessive per circa 30 miliardi di euro, una dottrina finanziaria protettiva che ha permesso di stabilire una solida concertazione con le sigle sindacali confederali e autonome. Il ministro ha annunciato ufficialmente la formale e definitiva chiusura della tornata contrattuale per il triennio 2025-2027 all’interno di tutti i comparti della Pubblica Amministrazione, un traguardo blindato nelle ultime ore grazie alla sigla del rinnovo relativo al settore della sanità pubblica, garantendo stabilità contrattuale e continuità retributiva alle maestranze mediche e infermieristiche.

L’identità digitale di SPID e l’intelligenza artificiale senza delega decisionale

Un capitolo di primaria importanza per la transizione digitale dello Stato investe la diffusione delle piattaforme tecnologiche di interazione telematica con la cittadinanza. I dati consolidati dimostrano che il sistema SPID è attualmente utilizzato da 41 milioni di italiani, a cui si sommano i 40 milioni di tessere della Carta d’Identità Elettronica (CIE) operative sul territorio, infrastrutture informatiche che, insieme all’unificazione dei pagamenti su PagoPA, azzerano l’obbligo di recarsi fisicamente presso gli sportelli municipali. Zangrillo ha tuttavia evidenziato la necessità di strutturare un welfare digitale protettivo che tenga conto dei bisogni della popolazione anziana. In merito all’introduzione dell’intelligenza artificiale nei flussi di lavoro amministrativi, la linea del ministero esclude qualsiasi deriva dirigistica dell’algoritmo: l’IA deve operare esclusivamente come hardware sussidiario a supporto dell’operatore, fermo restando che il discernimento etico, la responsabilità giuridica e l’atto decisionale finale devono rimanere saldamente in mano all’uomo.

Il caro carburanti e la crisi geopolitica nello Stretto di Hormuz

In ultima analisi, il titolare della Funzione Pubblica ha risposto ai quesiti dei media in ordine all’impatto economico del caro carburanti sui bilanci delle famiglie, ricollegando le fiammate dei listini alla pompa alle dinamiche dei conflitti internazionali nel quadrante mediorientale. Zangrillo ha ammesso che la reattività del Governo è stata finora condizionata dalle limitate disponibilità finanziarie del bilancio dello Stato, escludendo interventi strutturali estemporanei in assenza di un allentamento delle tensioni geopolitiche internazionali: «Si tratta di una questione che dobbiamo seguire con particolare attenzione. Viviamo una fase nella quale, purtroppo, subiamo le conseguenze di eventi che non dipendono da noi. È necessario che la crisi dello Stretto di Hormuz trovi una soluzione. Solo quella sarà la risposta che i Paesi europei potranno dare ai cittadini». La stabilizzazione del canale marittimo e il rientro dell’indice Brent vengono indicati come le uniche variabili in grado di alleggerire la pressione fiscale sulle accise energetiche.

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