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Cultura

L’anima della Corea del Sud in versi: la dolcezza e la magia delle poesie di Kong Kwangkyu

“UNA PERSONA, A DIRE IL VERO, È UN BELLISSIMO LIBRO DA LEGGERE E DA SFOGLIARE”. QUESTA STUPENDA E DOLCISSIMA POESIA SULL’AMORE E SULLA VITA VI FARÀ VENIRE LA PELLE D’OCA! 📖 🌸 ❤️ In un mondo moderno fatto solo di freddi computer, cattiverie e messaggi urlati sui Social Network, abbiamo disperatamente bisogno di fare pace con la nostra Anima leggendo una bellissima “Poesia”. Oggi vogliamo farvi innamorare del genio di Kong Kwangkyu, uno dei più grandi e premiati Poeti della Corea del Sud. L’autore ci ha regalato una delle “Metafore sull’Amore” più commoventi di sempre: i libri più belli da leggere, infatti, non sono quelli di carta che prendono polvere nelle librerie, ma sono le Persone! Sfogliare l’anima di una persona amata, pagina dopo pagina per scoprirne i segreti intimi, è la lettura più importante che potremo mai fare nella nostra intera Vita! Curiosi di leggere i Testi Integrali (bellissimi!) delle poesie di questo famosissimo autore orientale? Cliccate e leggete il nostro articolo culturale! 👇 🗣️ A cosa credete? Anche voi siete d’accordo con l’autore nel dire che ogni Persona che incontriamo nasconde al suo interno un “Romanzo” bellissimo e segreto tutto da leggere? Qual è la Poesia che vi è rimasta per sempre nel Cuore? Diteci la Vostra nei commenti, e CONDIVIDETE a dismisura questo articolo per regalare una “dolce e romantica emozione” a tutti i vostri amici!!

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Kong Kwangkyu

Roma – In una società moderna in cui le parole vengono purtroppo urlate, digitate freneticamente sugli schermi e svuotate di ogni reale significato, c’è un bisogno disperato e viscerale di ritrovare la bussola dei nostri sentimenti. E l’unica, vera e infallibile medicina per curare un’anima stanca è rifugiarsi nell’abbraccio eterno della Poesia.
Oggi vi portiamo in un meraviglioso viaggio spirituale e letterario lontano dalle nostre latitudini, per scoprire il genio assoluto di una delle voci più limpide e autorevoli della Letteratura orientale: il grandissimo poeta sudcoreano Kong Kwangkyu. Attraverso i suoi versi dolcissimi e carichi di una potenza emotiva inaudita, l’autore riesce nel difficilissimo compito di fermare il tempo, costringendoci a guardare la bellezza nascosta nelle piccole cose di tutti i giorni e, soprattutto, l’immensa profondità delle persone che amiamo.

Una vita per la Letteratura: chi è Kong Kwangkyu

Nato nel 1960 a Donam-dong, nella caotica e meravigliosa Seoul, e cresciuto cullato dai paesaggi rurali della provincia di Chungcheongnam-do, Kong Kwangkyu ha letteralmente consacrato la sua intera esistenza all’arte e alle lettere. Dopo gli studi universitari in Lingua e Letteratura Coreana e un dottorato di ricerca in Scrittura Creativa presso la Dankook University, ha esordito come un fulmine a ciel sereno nel mondo letterario nel lontano 1986.
Da quel momento, la sua carriera è stata una costellazione di successi e di trionfi inarrestabili, con decine di saggi critici, opere in prosa e magnifiche raccolte (da “Diario universitario” a “Bottiglia di soju”). La sua opera capolavoro del 2013, intitolata “Abbattere il muro”, è stata persino eletta “Miglior poesia dell’anno” dai critici coreani. Una bacheca impreziosita da innumerevoli e prestigiosi riconoscimenti internazionali, culminati con l’assegnazione del Premio Dante per la scrittura letteraria nel 2025.

“Lo stagno d’estate”: il miracolo della rinascita della Natura

L’immensa grandezza di Kong Kwangkyu risiede nella sua capacità di dipingere la natura con una pennellata degna dei più grandi pittori romantici. Nella sua poesia “Lo stagno d’estate” (che vi proponiamo integralmente in calce a questo articolo), il poeta sudcoreano utilizza la pioggia non come un elemento triste o malinconico, ma come uno strumento divino di rinascita.
L’immagine delle gocce d’acqua che scivolano sui fiori di loto trasformandosi magicamente in “perle bianche”, rappresenta il miracolo quotidiano della vita che si rinnova e si purifica. A forza di versare lacrime dal cielo, il piccolo stagno della casa di campagna si rigenera: una metafora potentissima che ci insegna come anche i periodi bui (la “stagione delle piogge” della nostra vita) siano in realtà l’occasione perfetta per rinascere più forti, più puri e più luminosi di prima.

“Un libro bellissimo”: l’amore è sfogliare l’anima di un’altra persona

Ma è con la poesia “Un libro bellissimo” che Kong Kwangkyu raggiunge la vetta assoluta dell’emozione, regalandoci una delle metafore sull’amore e sull’intimità più clamorosamente belle, sensuali e profonde mai scritte nella poesia moderna. L’autore stravolge completamente il concetto stesso di “Lettura”. I libri più belli, ci insegna, non si trovano affatto a prendere polvere nelle biblioteche, e le letture più preziose non sono per forza quelle delle noiose Sacre Scritture o dei grandi Classici.
La lettura più importante della nostra vita è l’essere umano. Leggere una persona come se fosse un romanzo avvincente o una rivista patinata. Sfogliare l’anima di chi amiamo, non seduti a una scrivania, ma per strada, al ristorante o nelle stanze di una casa da tè. Una lettura che non si fa solo con gli occhi della mente, ma che diventa incredibilmente carnale, intima e viscerale: si sfogliano le “pagine calde del calore del corpo” usando la lingua e i piedi. È un inno disarmante all’empatia e all’amore puro, una lezione magistrale che ci ricorda come ogni singola persona nasconda dentro di sé un romanzo meraviglioso che aspetta solo di essere letto e compreso.

Le Poesie di Kong Kwangkyu (Testo Integrale)

LO STAGNO D’ESTATE
Dal loto rosso
la pioggia scivola, goccia dopo goccia,
e, raccogliendosi sulle verdi foglie di loto,
in perle bianche si trasforma.

A forza di creare migliaia e migliaia di perle
e di riversarle nello stagno,
il piccolo stagno della casa di campagna
rinasce ogni volta
che arriva la stagione delle piogge.

UN LIBRO BELLISSIMO
Un anno lessi un libro bellissimo,
non in una biblioteca, ma per strada;
non seduto a una scrivania,
bensì nei ristoranti, sui sentieri di montagna,
nelle sale cinematografiche,
nelle stanze del karaoke e nelle case da tè.

Una persona simile a una rivista,
una persona simile a un romanzo,
una persona simile a un libro di poesie:
sfogliavo lentamente ogni pagina,
assaporandola.

Era un libro dalla copertina bellissima
e dal contenuto altrettanto bello.

Pagine calde del calore del corpo:
le leggevo con gli occhi,
le sfogliavo con la lingua
e le sottolineavo con entrambi i piedi.

I libri non esistono soltanto
nelle librerie o nelle biblioteche.

La lettura più importante
non è sempre quella delle Sacre Scritture
o dei classici.

Una persona…

a dire il vero,
è un bellissimo libro.

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Cultura

L’Aquila Capitale della Cultura 2026, il Sirente e la Valle Subequana nel libro di Massimo Santilli con Dacia Maraini: presentazione al Palazzetto dei Nobili

Il Sirente e la Valle Subequana a L’Aquila Capitale della Cultura 2026!

Venerdì 13 novembre al Palazzetto dei Nobili la presentazione del libro di Massimo Santilli “Sirente Sconosciuto Stupore”, impreziosito dalla prefazione di Dacia Maraini e premiato in Svizzera.

Un viaggio tra vette e borghi con Giustino Parisse, Fabrizio Marinelli (Fondazione Carispaq) e Walter Capezzali per riscoprire il cuore dell’Appennino. Conoscete le meraviglie nascoste della Valle Subequana?

Voi cosa ne pensate? Tutti i dettagli qui sotto 👇

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LOCANDINA EVENTO LAQUILA 13 NOVEMBRE

L’Aquila – Il fascino arcano delle vette appenniniche, il respiro intatto dei borghi medievali e la riscoperta di una geografia dell’anima approdano con solennità nel cuore pulsante del capoluogo d’Abruzzo, nell’anno straordinario che vede la città federiciana protagonista indiscussa come Capitale Italiana della Cultura 2026. Venerdì 13 novembre, a partire dalle ore 17:30, la splendida cornice della Sala lignea del Palazzetto dei Nobili ospiterà la presentazione ufficiale dell’ambizioso libro-progetto intitolato Sirente Sconosciuto Stupore, firmato dall’autore e ricercatore Massimo Santilli e impreziosito dalla prestigiosa prefazione della celebre scrittrice Dacia Maraini, evento cardine per il nostro territorio e per la valorizzazione del patrimonio montano.

L’iniziativa, promossa con il patrocinio ufficiale concesso dal Comune dell’Aquila e organizzata in sinergia con l’Archeoclub d’Italia, vedrà l’apertura dei lavori affidata al saluto istituzionale del Vice Sindaco avvocato Raffaele Daniele, a cui seguiranno i calorosi interventi dei Sindaci della Valle Subequana, territorio a cui è interamente dedicata questa vasta opera di promozione culturale, consolidando la tradizione di fratellanza comunitaria già celebrata con gli eventi del Decennale dedicati a Corradino Palmerini a Paganica.

Il manifesto dell’Appennino aquilano: il rigore scientifico e le scoperte inedite di Massimo Santilli

Autore stimato e appassionato studioso di abruzzesistica, conosciuto e apprezzato in città anche per la sua preziosa attività professionale all’interno della storica Biblioteca Provinciale Salvatore Tommasi, Massimo Santilli propone un’indagine sorprendente e rigorosa. Il volume documenta con immagini mozzafiato le meraviglie naturali del Monte Sirente e le rarità architettoniche e antropologiche della Valle Subequana, definendone con esattezza il perimetro geo-culturale e restituendo dignità storiografica a un comprensorio troppo spesso rimasto ai margini dei grandi circuiti turistici, inserendosi tra i grandi appuntamenti di cultura, arte e letteratura d’Abruzzo.

Frutto di anni di meticolose ricerche d’archivio, rilievi sul campo e interviste alla popolazione anziana, l’opera si configura come un vero e proprio progetto multimediale ed editoriale: il libro include infatti un suggestivo documentario video e una dettagliata cartina letteraria, considerati dalla critica un manifesto civile per la rinascita delle aree interne appenniniche, arricchito da una copiosa bibliografia analitica posta a coronamento del testo.

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Il parterre dei relatori al Palazzetto dei Nobili: Parisse, Marinelli, Capezzali e Acone

La serata del 13 novembre vedrà alternarsi al tavolo dei relatori alcune delle voci più autorevoli dell’intellettualità regionale. Tra i contributi più attesi figura quello del giornalista e scrittore Giustino Parisse, storico testimone delle vicende aquilane, affiancato dal professor Fabrizio Marinelli, Presidente della Fondazione Carispaq, istituzione da sempre in prima linea nel finanziamento e nel sostegno alle eccellenze artistiche ed editoriali della provincia dell’Aquila.

A completare il qualificato panel di discussione interverranno il professor Walter Capezzali, Presidente Emerito della gloriosa Deputazione Abruzzese di Storia Patria, e la dottoressa Maria Rita Acone, Presidente dell’Archeoclub dell’Aquila, co-organizzatrice dell’evento. Un confronto a più voci che saprà valorizzare la visione organica di una storica città-territorio in cui il centro urbano e le valli montane cooperano attivamente in vista delle grandi celebrazioni di eventi e rassegne culturali del 2026.

Il riconoscimento internazionale: il trionfo allo Switzerland Literary Prize 2026

A confermare l’eccezionale caratura letteraria e documentale dell’opera è giunto di recente un prestigioso traguardo oltreconfine. Il volume di Massimo Santilli è stato infatti insignito dell’autorevole Switzerland Literary Prize (Premio Letterario della Svizzera, Edizione 2026), riconoscimento conferito da una giuria internazionale che ha inteso premiare la capacità dell’autore di fondere poesia del paesaggio, rigore scientifico e tutela dell’identità comunitaria.

La presentazione aquilana al Palazzetto dei Nobili si preannuncia gremita di appassionati, storici, escursionisti e semplici cittadini, desiderosi di riscoprire attraverso le parole di Dacia Maraini e le ricerche di Santilli quello stupore incontaminato che solo il silenzio millenario del Sirente sa regalare all’anima di chi sa contemplarlo con rispetto e devozione.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Cultura

Il carattere calabrese tra fierezza e libertà: il ritratto indimenticabile di Alexandre Dumas nella riflessione di Antonino Salsone

La vera fierezza calabrese raccontata da Alexandre Dumas: il ritratto.

Una roccia a strapiombo, un mantello lacero e gli occhi fieri di una statua viva: nelle pagine del Viaggio in Calabria di Alexandre Dumas rivive l’archetipo immortale dell’identità calabrese.

La riflessione di Antonino Salsone celebra una dignità che non conosce compromessi: incurante perché selvaggia, potente perché libera, calma perché forte. Vi riconoscete in questa straordinaria descrizione?

Voi cosa ne pensate? Tutti i dettagli qui sotto 👇

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Pastore

Reggio Calabria – C’è un filo invisibile ma indistruttibile che unisce la grande letteratura europea dell’Ottocento all’anima più profonda e incorrotta del Meridione italiano, custodito nelle pagine dei viaggiatori illuminati che seppero cogliere l’essenza pura del nostro territorio e delle sue antiche genti. A riaprire questo prezioso scrigno di memoria e identità è una riflessione intensa firmata da Antonino Salsone, incentrata sulla figura archetipica del pastore calabrese magistralmente immortalata da Alexandre Dumas padre nella celebre opera Viaggio in Calabria, scritta a seguito delle sue esplorazioni nel Regno delle Due Sicilie.

Il celebre autore de Il Conte di Montecristo e de I tre moschettieri, uomo di sconfinata cultura e sensibilità universale, rimase folgorato dall’apparizione improvvisa di un uomo del popolo lungo i sentieri aspri della regione: “Ora era il pastore calabrese, avvolto nel suo lacero mantello, che se ne stava su una roccia sovrastante la strada e che simile ad una statua dagli occhi vivi ci guardava passare vicino ai suoi piedi senza curiosità e senza minacce, incurante come tutto ciò che è selvaggio, potente come tutto ciò che è libero, calmo come tutto ciò ch’è forte”. Un’istantanea che esalta la dignità atavica di una terra ricca di cultura, storia e fierezza millenaria.

La statua dagli occhi vivi: l’archetipo universale della dignità e della calma interiore

Quell’immagine della statua di pietra dotata di sguardo ardente racchiude in poche righe l’antropologia stessa di un popolo che ha attraversato secoli di dominazioni senza mai piegare la propria spina dorsale. L’assenza di curiosità banale e di ostilità preconcetta definisce una superiorità morale istintiva: chi domina la rupe non ha bisogno di scrutare i viandanti con ansia o timore, ma si limita a esistere con la solennità delle cime d’Aspromonte e della Sila, proprio come ricordato nelle odierne suggestioni filosofiche de Il Mattutino per la domenica di Ognissanti tra memoria e coraggio.

Nella sua disamina, Antonino Salsone decostruisce e celebra i quattro aggettivi scelti dal maestro francese per restituire la sostanza della calabresità: “Incurante (perchè selvaggio), potente (perchè libero), calmo (perchè forte), senza curiosità e senza minacce (perchè troneggiante su una roccia e perchè solido come una statua), quale migliore descrizione della fierezza calabrese? Mi ci ritrovo interamente. E pensare che a dare forma alla sostanza fu un francese illuminato”. Un tributo che rivendica con orgoglio il valore di un’appartenenza che non accetta etichette riduttive nel panorama di cultura e spettacolo contemporaneo.

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Incurante, potente e calmo: le radici psicologiche di una fierezza senza tempo

La forza del ritratto di Alexandre Dumas risiede nella sua capacità di cogliere la libertà assoluta che nasce dalla privazione materiale. Il mantello può essere lacero, ma l’anima di chi lo indossa è regale: essere “incurante” non significa indifferenza cieca, bensì intatta fedeltà alla propria natura selvatica e incontaminata dai compromessi del mondo borghese. La potenza autentica scaturisce unicamente dall’assenza di vincoli servili, mentre la calma imperturbabile è il frutto naturale di una forza interiore che non ha bisogno di alzare la voce per farsi rispettare.

Questa lettura restituisce alla figura del popolo calabrese una statura mitica che scavalca i luoghi comuni sociologici per approdare alla poesia universale. Laddove altri videro solo povertà o isolamento geografico, lo sguardo acuto e privo di pregiudizi di Dumas riconobbe la maestà di un’esistenza spartana ma sovrana, temprata dal vento e dal silenzio delle valli.

L’omaggio di Antonino Salsone e la lezione moderna di Alexandre Dumas

Riscoprire oggi questa pagina letteraria attraverso la testimonianza di Antonino Salsone assume un valore civile di primaria importanza. In un’epoca caratterizzata da un conformismo omologante e dall’ansia di visibilità digitale, il silenzio immobile di quel pastore sulla roccia si trasforma in un monito potente: la vera dignità risiede nella coerenza con se stessi, nella fedeltà alle proprie radici e nella capacità di guardare il mondo scorrere con imperturbabile lucidità e fierezza.

La Calabria descritta da Alexandre Dumas e rivendicata con passione da Salsone continua a vivere in ogni cittadino che sceglie di camminare a testa alta, consapevole che la vera grandezza di un uomo non si misura da ciò che possiede, ma dalla libertà incrollabile con cui abita la propria terra.

Articolo a cura di Antonino Salsone per Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Cultura

Il cane che non smise mai di cercarla: la toccante storia di Menda Vreto sulla fedeltà oltre la vita

Un piccolo cane non smette di cercare la sua anziana padrona scomparsa e le porta un fiore sulla tomba.

Il commovente racconto di Menda Vreto svela la purezza di un legame spezzato dalla morte: il cane piangeva sul suo letto, annusava i vestiti e baciava la fotografia al cimitero. Una storia di fedeltà eterna che spezza il cuore.

Siamo davvero sicuri che gli animali amino meno degli esseri umani? Voi cosa ne pensate? Tutti i dettagli qui sotto 👇

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Cane fedele

Roma – Ci sono storie capaci di superare le barriere del linguaggio umano per toccare le corde più profonde e pure dell’animo, ricordandoci la grandezza disarmante dell’amore incondizionato degli animali. La toccante testimonianza scritta dall’autrice Menda Vreto racconta l’esperienza indimenticabile vissuta accanto a un cagnolino speciale e alla sua anziana padrona, spentasi dopo anni di serena convivenza. La fedeltà mostrata da quel piccolo quattro zampe, incapace di rassegnarsi alla scomparsa della donna che aveva rappresentato il centro del suo universo, si trasforma in una lezione universale di devozione, rispetto e legame oltre la vita che sta commuovendo l’intera rete.

Per diverso tempo Menda si era presa cura dell’anziana signora, testimone quotidiana di un’intesa speciale fatta di abitudini lente, passi cadenzati nel corridoio e sguardi d’intesa. Il cagnolino accompagnava ogni gesto della donna, adattando la propria andatura alle difficoltà motorie della padrona, vegliando sul divano e attendendo con gioia incontenibile il rito del biscotto preso dal cassetto. Quando la donna è venuta a mancare, quel silenzio improvviso non ha spento la speranza del cane, che ha continuato a cercarla salendo sul letto, annusando i suoi vestiti nell’armadio e piangendo con un lamento straziante, proseguendo il filone di narrazioni intime già inaugurato con il racconto di Menda Vreto sulla forza dell’amore e della speranza.

Un vincolo eterno che dimostra come i nostri compagni a quattro zampe non conoscano l’oblio, diventando veri e propri custodi della memoria familiare all’interno delle case del nostro territorio e nel cuore di chiunque abbia amato un animale.

Menda Vreto racconta il dolore del cane: l’attesa sul letto e il lamento per la padrona scomparsa

Nelle parole cariche di commozione di Menda Vreto emerge la sofferenza silenziosa di un essere che non comprende le dinamiche razionali del lutto, ma percepisce con straziante nitidezza il vuoto dell’assenza. Nei giorni successivi alla scomparsa della signora, il cagnolino entrava regolarmente nella sua camera da letto, sistemandosi sulle lenzuola e annusando il cuscino con lo sguardo rivolto verso la porta aperta, in attesa di veder ricomparire quel volto familiare. Ogni volta che qualcuno apriva il cassetto dei biscotti preferiti, il cane accorreva speranzoso, per poi ritrarsi smarrito davanti a mani diverse da quelle che per anni gli avevano regalato dolcezze e carezze, come analizzato negli speciali di lifestyle e affetti domestici.

Il pianto del piccolo animale non era una richiesta di cibo o di attenzioni superficiali, ma una vera e propria invocazione d’amore rivolta a chi non poteva più rispondergli. Di fronte a tanta tristezza, l’autrice decise di compiere un gesto inconsueto ma dettato dal cuore: condurre il piccolo cane al cimitero per permettergli di salutare idealmente la sua compagna di vita.

Quello che accadde davanti alla lapide della signora lasciò un segno indelebile: il cane si fermò, osservò attentamente la fotografia sul marmo e avvicinò il musetto muovendo delicatamente la lingua, come a volerle donare un ultimo bacio affettuoso intriso di riconoscenza.

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Il fiore sul guinzaglio e il bacio alla fotografia: la purezza dell’amore animale

Da quel primo giorno al camposanto, per il fedele quadrupede nacque un’abitudine solenne. Aveva memorizzato il tragitto e, non appena capiva che era giunta l’ora di uscire, mostrava un’impazienza carica di significato, cercando talvolta di avviarsi da solo lungo la strada. Per rendere quel cammino ancora più speciale, Menda Vreto iniziò a raccogliere un piccolo fiore di campo lungo il sentiero, fissandolo con delicatezza al guinzaglio dell’animale affinché fosse lui stesso a portarlo in dono alla sua padrona terrena, un gesto di squisita poesia valorizzato nelle nostre pagine di cultura e letteratura del cuore.

Il cagnolino avanzava fiero e composto con quel petalo profumato, quasi fosse consapevole di custodire un tesoro inestimabile. Arrivato davanti alla tomba, ripeteva il proprio saluto silenzioso, testimoniando che per gli animali l’amore non è un concetto astratto o passeggero, ma una presenza impressa per sempre nella memoria olfattiva e affettiva.

Mentre gli esseri umani conservano lettere, fotografie e registrazioni vocali, le creature a quattro zampe custodiscono i ricordi attraverso gli odori, i ritmi condivisi e un’attaccamento viscerale che sfida lo scorrere inesorabile del tempo.

La testimonianza integrale di Menda Vreto: gli animali amano davvero meno di noi?

Il racconto si chiude con un interrogativo potente e provocatorio che l’autrice rivolge a tutti coloro che hanno avuto il privilegio di convivere con un animale domestico: siamo davvero certi che i nostri compagni a quattro zampe provino sentimenti inferiori o meno profondi rispetto ai nostri? Quel piccolo cane non conosceva l’alfabeto, non sapeva pronunciare le parole mi manchi, né poteva spiegare a voce il senso della propria lacerazione interiore, eppure sapeva portare un fiore fresco alla sua signora.

La signora non poteva più aprire quella porta di casa, ma il suo cane continuava ad aspettarla con devozione incrollabile, dimostrando che nei cuori più puri chi abbiamo amato non se ne va mai veramente.

Una lezione di fedeltà e tenerezza che invita l’intera società a guardare con occhi diversi il mondo animale, riconoscendone la straordinaria dignità emotiva e il valore terapeutico degli affetti sinceri.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News con la testimonianza di Menda Vreto – Riproduzione riservata

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