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Cultura

L’anima della Corea del Sud in versi: la dolcezza e la magia delle poesie di Kong Kwangkyu

“UNA PERSONA, A DIRE IL VERO, È UN BELLISSIMO LIBRO DA LEGGERE E DA SFOGLIARE”. QUESTA STUPENDA E DOLCISSIMA POESIA SULL’AMORE E SULLA VITA VI FARÀ VENIRE LA PELLE D’OCA! 📖 🌸 ❤️ In un mondo moderno fatto solo di freddi computer, cattiverie e messaggi urlati sui Social Network, abbiamo disperatamente bisogno di fare pace con la nostra Anima leggendo una bellissima “Poesia”. Oggi vogliamo farvi innamorare del genio di Kong Kwangkyu, uno dei più grandi e premiati Poeti della Corea del Sud. L’autore ci ha regalato una delle “Metafore sull’Amore” più commoventi di sempre: i libri più belli da leggere, infatti, non sono quelli di carta che prendono polvere nelle librerie, ma sono le Persone! Sfogliare l’anima di una persona amata, pagina dopo pagina per scoprirne i segreti intimi, è la lettura più importante che potremo mai fare nella nostra intera Vita! Curiosi di leggere i Testi Integrali (bellissimi!) delle poesie di questo famosissimo autore orientale? Cliccate e leggete il nostro articolo culturale! 👇 🗣️ A cosa credete? Anche voi siete d’accordo con l’autore nel dire che ogni Persona che incontriamo nasconde al suo interno un “Romanzo” bellissimo e segreto tutto da leggere? Qual è la Poesia che vi è rimasta per sempre nel Cuore? Diteci la Vostra nei commenti, e CONDIVIDETE a dismisura questo articolo per regalare una “dolce e romantica emozione” a tutti i vostri amici!!

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Kong Kwangkyu

Roma – In una società moderna in cui le parole vengono purtroppo urlate, digitate freneticamente sugli schermi e svuotate di ogni reale significato, c’è un bisogno disperato e viscerale di ritrovare la bussola dei nostri sentimenti. E l’unica, vera e infallibile medicina per curare un’anima stanca è rifugiarsi nell’abbraccio eterno della Poesia.
Oggi vi portiamo in un meraviglioso viaggio spirituale e letterario lontano dalle nostre latitudini, per scoprire il genio assoluto di una delle voci più limpide e autorevoli della Letteratura orientale: il grandissimo poeta sudcoreano Kong Kwangkyu. Attraverso i suoi versi dolcissimi e carichi di una potenza emotiva inaudita, l’autore riesce nel difficilissimo compito di fermare il tempo, costringendoci a guardare la bellezza nascosta nelle piccole cose di tutti i giorni e, soprattutto, l’immensa profondità delle persone che amiamo.

Una vita per la Letteratura: chi è Kong Kwangkyu

Nato nel 1960 a Donam-dong, nella caotica e meravigliosa Seoul, e cresciuto cullato dai paesaggi rurali della provincia di Chungcheongnam-do, Kong Kwangkyu ha letteralmente consacrato la sua intera esistenza all’arte e alle lettere. Dopo gli studi universitari in Lingua e Letteratura Coreana e un dottorato di ricerca in Scrittura Creativa presso la Dankook University, ha esordito come un fulmine a ciel sereno nel mondo letterario nel lontano 1986.
Da quel momento, la sua carriera è stata una costellazione di successi e di trionfi inarrestabili, con decine di saggi critici, opere in prosa e magnifiche raccolte (da “Diario universitario” a “Bottiglia di soju”). La sua opera capolavoro del 2013, intitolata “Abbattere il muro”, è stata persino eletta “Miglior poesia dell’anno” dai critici coreani. Una bacheca impreziosita da innumerevoli e prestigiosi riconoscimenti internazionali, culminati con l’assegnazione del Premio Dante per la scrittura letteraria nel 2025.

“Lo stagno d’estate”: il miracolo della rinascita della Natura

L’immensa grandezza di Kong Kwangkyu risiede nella sua capacità di dipingere la natura con una pennellata degna dei più grandi pittori romantici. Nella sua poesia “Lo stagno d’estate” (che vi proponiamo integralmente in calce a questo articolo), il poeta sudcoreano utilizza la pioggia non come un elemento triste o malinconico, ma come uno strumento divino di rinascita.
L’immagine delle gocce d’acqua che scivolano sui fiori di loto trasformandosi magicamente in “perle bianche”, rappresenta il miracolo quotidiano della vita che si rinnova e si purifica. A forza di versare lacrime dal cielo, il piccolo stagno della casa di campagna si rigenera: una metafora potentissima che ci insegna come anche i periodi bui (la “stagione delle piogge” della nostra vita) siano in realtà l’occasione perfetta per rinascere più forti, più puri e più luminosi di prima.

“Un libro bellissimo”: l’amore è sfogliare l’anima di un’altra persona

Ma è con la poesia “Un libro bellissimo” che Kong Kwangkyu raggiunge la vetta assoluta dell’emozione, regalandoci una delle metafore sull’amore e sull’intimità più clamorosamente belle, sensuali e profonde mai scritte nella poesia moderna. L’autore stravolge completamente il concetto stesso di “Lettura”. I libri più belli, ci insegna, non si trovano affatto a prendere polvere nelle biblioteche, e le letture più preziose non sono per forza quelle delle noiose Sacre Scritture o dei grandi Classici.
La lettura più importante della nostra vita è l’essere umano. Leggere una persona come se fosse un romanzo avvincente o una rivista patinata. Sfogliare l’anima di chi amiamo, non seduti a una scrivania, ma per strada, al ristorante o nelle stanze di una casa da tè. Una lettura che non si fa solo con gli occhi della mente, ma che diventa incredibilmente carnale, intima e viscerale: si sfogliano le “pagine calde del calore del corpo” usando la lingua e i piedi. È un inno disarmante all’empatia e all’amore puro, una lezione magistrale che ci ricorda come ogni singola persona nasconda dentro di sé un romanzo meraviglioso che aspetta solo di essere letto e compreso.

Le Poesie di Kong Kwangkyu (Testo Integrale)

LO STAGNO D’ESTATE
Dal loto rosso
la pioggia scivola, goccia dopo goccia,
e, raccogliendosi sulle verdi foglie di loto,
in perle bianche si trasforma.

A forza di creare migliaia e migliaia di perle
e di riversarle nello stagno,
il piccolo stagno della casa di campagna
rinasce ogni volta
che arriva la stagione delle piogge.

UN LIBRO BELLISSIMO
Un anno lessi un libro bellissimo,
non in una biblioteca, ma per strada;
non seduto a una scrivania,
bensì nei ristoranti, sui sentieri di montagna,
nelle sale cinematografiche,
nelle stanze del karaoke e nelle case da tè.

Una persona simile a una rivista,
una persona simile a un romanzo,
una persona simile a un libro di poesie:
sfogliavo lentamente ogni pagina,
assaporandola.

Era un libro dalla copertina bellissima
e dal contenuto altrettanto bello.

Pagine calde del calore del corpo:
le leggevo con gli occhi,
le sfogliavo con la lingua
e le sottolineavo con entrambi i piedi.

I libri non esistono soltanto
nelle librerie o nelle biblioteche.

La lettura più importante
non è sempre quella delle Sacre Scritture
o dei classici.

Una persona…

a dire il vero,
è un bellissimo libro.

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Cultura

“Mamma, dove sei?”: la straziante e meravigliosa poesia sul dolore e l’infinita dolcezza dei ricordi

“NON VEDO UNA DONNA ANZIANA E SMARRITA. VEDO UNA BAMBINA CHE ASPETTA ANCORA SUA MADRE”. QUESTA STUPENDA POESIA SULLA PERDITA DELLA MEMORIA VI FARÀ PIANGERE A DIROTTO! 😢 📖 ❤️ Ci sono dolori che si consumano nel silenzio disperato delle nostre case. Assistere un anziano genitore che “perde la memoria”, sentendolo chiamare persone ormai scomparse da anni, è una delle prove più strazianti della Vita. La bravissima poetessa Menda Vreto ha composto una poesia, intitolata “Sul balcone, mamma”, che sta letteralmente spezzando il cuore a tutto il Web. L’autrice descrive la struggente scena di una mamma anziana e confusa che si affaccia al balcone sperando di veder tornare la sua di mamma, e il dolore meraviglioso del figlio che la osserva in disparte, stringendole poi la mano con “tutta la pazienza del mondo” senza ferirla. Volete leggere i bellissimi versi integrali di questo commovente Capolavoro dei sentimenti? Cliccate e leggete il nostro dolcissimo articolo! 👇 🗣️ A cosa credete? Anche voi pensate che la perdita di Memoria sia una crudeltà spaventosa e che assistere gli anziani malati in casa richieda un “Amore” e una Pazienza infiniti? Diteci la Vostra nei commenti per sfogare le vostre esperienze, e CONDIVIDETE a dismisura questa bellissima poesia per fare una carezza a tutte quelle famiglie che combattono con la malattia!!

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Madre

Roma – Ci sono dolori spaventosi e silenziosi che non fanno alcun rumore, battaglie quotidiane e intime che si consumano nel chiuso protetto e malinconico delle nostre case. Una delle prove in assoluto più crudeli e strazianti che la vita possa mai metterci davanti è quella di assistere, giorno dopo giorno, allo sbiadimento dei ricordi delle persone che ci hanno messo al mondo.
La demenza senile e la perdita di memoria rubano l’identità ai nostri anziani, spingendoci a vivere una drammatica e commovente inversione di ruoli: i figli diventano improvvisamente i “genitori” dei loro stessi padri e delle loro stesse madri. E per raccontare, senza filtri e con una delicatezza che fa letteralmente venire i brividi, questa spaccatura dell’anima, la poetessa Menda Vreto ha composto dei versi di una bellezza inaudita. La sua meravigliosa poesia, intitolata “Sul balcone, mamma” (che vi proponiamo integralmente in calce a questo articolo), è un vero e proprio capolavoro dei sentimenti. Un pugno nello stomaco che si trasforma rapidamente in una dolcissima carezza.

Quando il tempo si dimentica di essere passato

La scena dipinta dalla poetessa si apre in modo intimo e apparentemente normalissimo: la luce del mattino, l’aria fresca, una donna anziana che si affaccia al balcone della propria abitazione. Ma la serenità viene immediatamente squarciata da un richiamo che lacera l’anima a metà: «Mamma, dove sei? È pronta la colazione».
La donna anziana, la cui mente è ormai intrappolata in un presente confuso, sta disperatamente chiamando a sé la propria madre (ormai scomparsa da decenni). Ed è proprio in questo tragico istante di attesa, mentre il cielo tace e la città si sveglia, che l’autrice pronuncia uno dei versi più veri e devastanti dell’intera letteratura moderna: “E capisco quanto può essere crudele il tempo, quando dimentica di essere passato”. La malattia ruba l’orologio dell’esistenza, confonde i vivi con i morti, trasformando le giornate in un’infinita attesa di fantasmi che non varcheranno mai più la soglia di casa.

Non una donna smarrita, ma una tenera bambina

Il momento emotivamente più altissimo dell’intera opera si consuma nello sguardo di chi osserva (il figlio o la figlia) la scena dalla soglia della stanza. Guardando quella madre anziana che stringe nervosamente le mani attorno alla ringhiera del balcone cercando un volto perduto, la voce narrante della poesia compie un miracolo d’amore assoluto.
Non giudica, non si arrabbia, non la rimprovera per quella folle illusione. Sceglie invece di guardarla con gli occhi dell’anima: “Non vedo una donna smarrita. Vedo una bambina che aspetta ancora sua madre”. È la sintesi perfetta dell’estrema fragilità umana: non importa quanti anni abbiamo, non importa quanti capelli bianchi o quante rughe solcheranno il nostro viso stanco. In fondo al nostro cuore tormentato, resteremo per sempre e soltanto dei bambini alla disperata e vitale ricerca dell’abbraccio di nostra madre.

La pazienza dell’Amore: non spezzare il filo

La chiusura della poesia è una suprema lezione di rispetto e di empatia per tutte le famiglie (e per i cosiddetti *caregiver*) che assistono un proprio caro malato in casa. Il caffè sul tavolo si sta raffreddando, il pane perde il suo calore, e c’è la fretta quotidiana di iniziare la giornata. Ma di fronte a quel “balcone che si affaccia su un tempo lontanissimo”, la voce narrante decide di compiere l’unico e immenso gesto d’amore possibile: fermarsi.
L’autrice sceglie consapevolmente di “non spezzare quel filo sottile che la lega a lei”. Non la strattona, non le urla in faccia la tragica e dolorosa verità (che sua madre è morta da tempo), ma si avvicina dolcemente e le prende piano la mano. Perché ci sono mattine buie e difficilissime in cui, per far compiere un solo, minuscolo e titubante passo a chi ha perso la memoria, “serve tutta la pazienza del mondo”. L’Amore vero, infondo, è proprio questo: avere la pazienza di tenere la mano a chi ci ha insegnato a camminare.

La poesia integrale: “Sul balcone, mamma”

Menda VRETO

Al mattino apre la porta del balcone.
L’aria fresca le sfiora il viso
e lei si affaccia,
come se dall’altra parte della luce
ci fosse ancora la casa di sua madre.

«Mamma…»
La chiama piano.
Poi un po’ più forte.

«Mamma, dove sei?
È pronta la colazione.»

Rimane in ascolto.
Il cielo tace.
Un filo di vento muove le tende,
da qualche parte passa un uccello,
la città comincia lentamente a svegliarsi.

Lei aspetta.
Forse aspetta un passo sulle scale,
una finestra che si apre,
una voce conosciuta
che pronunci il suo nome.

«Mamma… vieni.»

Le sue mani si stringono alla ringhiera.
Io la guardo dalla soglia.
In quel momento
non vedo una donna smarrita.
Vedo una bambina
che aspetta ancora sua madre.

E capisco quanto può essere crudele
il tempo quando dimentica
di essere passato.

La colazione ci aspetta dentro.
Il caffè si raffredda,
il pane perde il suo calore.
Ma lei non vuole entrare.
Sua madre deve ancora arrivare.

E allora resto lì con lei,
accanto a quel balcone
che per un momento
sembra affacciarsi non sulla città,
ma su un tempo lontanissimo
dove sua madre è ancora viva
e basta una voce
per farla tornare.

«Mamma, vieni a tavola.»
Lo dice ancora.

E io, senza spezzare
quel filo sottile che la lega a lei,
le prendo piano la mano.

Non c’è fretta.
Ci sono mattine
in cui anche un piccolo passo
richiede tutta la pazienza del mondo.

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Cultura

Tra ombre, parole e misteri: che sia un “NeRoma” indimenticabile.

Roma torna a parlare il linguaggio del noir. Dal 16 al 18 ottobre 2026 la Capitale accoglierà la IX edizione di NeRoma Noir, manifestazione dedicata al mistero, alla narrativa crime e a tutte quelle storie capaci di condurre il lettore dentro le zone più complesse della realtà e dell’animo umano.

Tre giornate dense di incontri, libri, autori e protagonisti, per un’edizione che si presenta particolarmente articolata e che conferma la volontà di fare del festival uno spazio di confronto tra differenti sensibilità letterarie. Saranno quarantatré i protagonisti previsti, in un percorso che attraverserà la narrativa italiana contemporanea affiancando firme consolidate, scrittori, giornalisti e nuove voci.

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NeRoma

Redazione-  Roma torna a parlare il linguaggio del noir. Dal 16 al 18 ottobre 2026 la Capitale accoglierà la IX edizione di NeRoma Noir, manifestazione dedicata al mistero, alla narrativa crime e a tutte quelle storie capaci di condurre il lettore dentro le zone più complesse della realtà e dell’animo umano.

Tre giornate dense di incontri, libri, autori e protagonisti, per un’edizione che si presenta particolarmente articolata e che conferma la volontà di fare del festival uno spazio di confronto tra differenti sensibilità letterarie. Saranno quarantatré i protagonisti previsti, in un percorso che attraverserà la narrativa italiana contemporanea affiancando firme consolidate, scrittori, giornalisti e nuove voci.

Il programma riunirà Federico Ruffo, Ezio Gavazzeni, Simona Teodori, Paola Iannelli, François Morlupi, Chiara de Magistris, Simone Togneri, Enrico Giustacchini, Eliana Camaioni, Agnese Messina, Giorgio Lupo, Claudia Cocuzza, Filippo Venturi, Lorenzo Sartori, Alessandro Berselli, Livia Sambrotta, Chiara Cassanelli, Collettivo 91, Vinci Formica, Margherita Gobbi, Marco Scarlatti, Paolo Zagari, Paola Barbato, Alejandro Martin Perera, Iñaki Valdés, Fabio Mundadori, Simone Tempia, Cristina Biolcati, Flumeri & Giacometti, Livio Frittella, Mariano Sabatini, Alessandro Maurizi, Roberto Frazzetta, Marco Proietti Mancini, Ciro Sabatino, Armando Guarino, Gianluca Gualducci, Luca Occhi, Elisa Aloisi, Salvo Toscano, Carlo Lucarelli e Salvatore Basile.

Un insieme di esperienze differenti che restituisce l’immagine di un genere letterario tutt’altro che statico. Il noir, infatti, può essere indagine, tensione, cronaca, introspezione, memoria e osservazione della società. Può partire da un delitto, da un mistero o da una scomparsa, ma spesso conduce il lettore verso interrogativi più profondi.

«NeRoma Noir è nato con l’idea di creare un luogo dove le storie potessero incontrarsi e incontrare le persone. Il noir non vive soltanto della suspense e della ricerca della verità: racconta anche le contraddizioni della società, le fragilità dell’essere umano e quelle zone d’ombra che spesso preferiamo non guardare», spiega l’ideatore della manifestazione.

La forza di un festival letterario risiede proprio nella possibilità di mettere in relazione mondi diversi. Il lettore non incontra solamente un libro, ma l’autore che lo ha concepito, le esperienze che lo hanno ispirato e le domande che hanno accompagnato il processo creativo.

NeRoma Noir punta quindi sull’incontro diretto, sulla conversazione e sulla condivisione culturale, trasformando la pagina scritta in un’occasione di dialogo.

«Una manifestazione cresce quando riesce a costruire relazioni. Vogliamo che chi partecipa possa incontrare autori già conosciuti, ma anche scoprire nuove voci. Ogni edizione porta con sé nuovi incontri e nuove possibilità», aggiunge l’ideatore F.M.

NeRoma indimenticabile

In questo percorso assume particolare rilievo anche la dimensione internazionale della IX edizione. Il festival amplia infatti il proprio orizzonte attraverso il gemellaggio tra NeRoma Noir e Tenerife Noir, creando un ponte culturale tra Roma e le Isole Canarie nel segno della letteratura di genere.

A rappresentare questo importante legame sarà Alejandro Martin Perera, direttore del Tenerife Noir Festival, che sarà tra i protagonisti della manifestazione romana. Il gemellaggio rappresenta un’apertura verso una dimensione europea e internazionale del noir, evidenziando come il genere possa diventare un terreno comune capace di mettere in comunicazione territori, culture e tradizioni letterarie differenti.

Accanto ad Alejandro Martin Perera sarà ospite anche José Ignacio Valdés Ruiz, Asesor literario del Festival Atlántico de Género Negro Tenerife Noir e Coordinador del Club de Lectura Tenerife Noir.

La presenza dei rappresentanti di Tenerife Noir conferisce alla manifestazione una particolare dimensione di scambio culturale. Il noir, infatti, possiede una vocazione internazionale: cambiano le ambientazioni, le lingue e i contesti sociali, ma rimangono universali le domande sulla verità, sulla giustizia, sulla responsabilità e sulle conseguenze delle azioni umane.

Il gemellaggio Roma-Tenerife diventa così non soltanto un incontro tra due festival, ma un’opportunità per costruire un dialogo più ampio attorno alla cultura del noir, alla sua evoluzione e alle sue molteplici forme espressive.

«Il confronto internazionale è una ricchezza. Le storie possono attraversare confini e lingue perché alcune emozioni e alcune domande appartengono a tutti. Il gemellaggio con Tenerife Noir rappresenta per noi un’occasione importante per aprire NeRoma Noir a nuove esperienze e nuove prospettive», sottolinea l’ideatore Fabio Mundadori.

Roma, del resto, possiede caratteristiche che sembrano naturalmente appartenere all’immaginario noir. È una città stratificata, costruita attraverso secoli di storia, nella quale monumenti, vicoli, piazze, quartieri e periferie convivono creando scenari sempre differenti.

Di giorno Roma mostra la propria dimensione monumentale e luminosa; con il calare della sera assume atmosfere più intime e misteriose. È una città nella quale il passato continua a dialogare con il presente e dove ogni strada può diventare lo sfondo di una storia.

«Roma ha una forza narrativa straordinaria. È una città che possiede memoria, contrasti e atmosfere. Per un festival come il nostro rappresenta quasi un personaggio aggiunto: non fa semplicemente da sfondo alle storie, ma dialoga con esse», osserva l’ideatore.

Tra i nomi di maggiore rilievo del programma figura anche Carlo Lucarelli, da anni protagonista della narrativa noir e del racconto del crimine, inserito in un cartellone che comprende personalità appartenenti a generazioni e percorsi differenti.

NeRoma Noir Festival

Ma la vera ricchezza della manifestazione risiede proprio nella pluralità delle voci. NeRoma Noir non intende confinare il genere all’interno di una definizione rigida, bensì mostrarne le numerose possibilità.

«Il noir può raccontare un’indagine, ma anche una società, una famiglia, una ferita, una memoria. Può parlare di paura e contemporaneamente di coraggio. La varietà degli autori presenti dimostra quanto sia ampio oggi questo universo narrativo», afferma l’ideatore.

Il lettore, davanti a una storia noir, diventa spesso parte integrante dell’indagine. Cerca indizi, costruisce ipotesi, osserva i personaggi, mette in discussione ciò che gli viene raccontato. La suspense diventa quindi un dispositivo narrativo, ma dietro di essa può nascondersi molto altro.

Un mistero può parlare di solitudine. Un delitto può aprire una riflessione sulle dinamiche sociali. Un’indagine può riportare alla luce una memoria rimossa. Una storia criminale può trasformarsi in una domanda sulla responsabilità individuale e collettiva.

«Entrare nel buio attraverso la letteratura non significa necessariamente restarci. A volte bisogna attraversare una zona d’ombra per poter comprendere ciò che si trova dall’altra parte. La letteratura ha anche questo compito: non offrire sempre risposte, ma insegnarci a porre domande», dichiara l’ideatore.

La IX edizione di NeRoma Noir si sviluppa dunque intorno a una duplice dimensione: da una parte la valorizzazione della narrativa crime italiana, dall’altra l’apertura verso il confronto internazionale.

Il gemellaggio con Tenerife Noir rafforza proprio questa seconda direttrice, creando una connessione tra due realtà accomunate dalla passione per il genere noir e dalla volontà di trasformare la letteratura in uno spazio di incontro.

Roma e Tenerife, due territori profondamente differenti per storia, geografia e identità, trovano così un punto di contatto nelle storie del mistero e del crimine, dimostrando come la cultura possa costruire ponti là dove apparentemente esistono soltanto distanze.

«Il nostro desiderio è che NeRoma Noir continui a crescere mantenendo intatto il valore degli incontri. Il pubblico, gli autori, i libri e le relazioni sono il cuore del festival. Il gemellaggio con Tenerife ci permette di aggiungere un’altra dimensione a questo percorso», conclude l’ideatore.

Dal 16 al 18 ottobre Roma diventerà quindi il punto d’incontro di decine di autori e di differenti esperienze narrative. Saranno tre giornate dedicate al noir in tutte le sue sfumature: dalla suspense all’investigazione, dalla cronaca alla fiction, dalla dimensione psicologica a quella sociale.

Una grande comunità di scrittori e lettori si ritroverà nella Capitale per condividere storie, interrogativi e immaginari.

E quest’anno, accanto alle voci italiane, arriverà anche quella internazionale di Tenerife Noir.

Perché il noir non conosce confini.

Conosce città, volti, lingue e storie differenti, ma continua a parlare una lingua universale: quella della ricerca della verità.

Dal 16 al 18 ottobre 2026, Roma tornerà così a vestirsi di nero.

Tre giorni di letteratura, mistero e incontri.

Tre giorni nei quali le storie attraverseranno la città.

E, grazie al gemellaggio con Tenerife Noir, attraverseranno anche il mare.

Che siano tre giorni di storie, misteri, emozioni e incontri capaci di lasciare una traccia nell’anima. A tutti gli autori, agli ospiti, ai relatori ed al pubblico, buon NeRoma Noir 2026: che Roma si tinga di nero e che ogni pagina sappia accendere una nuova luce.

Festival Noir NeRoma

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Cultura

Torna la magia dei “Giovedì della Cultura” a Treviso: ben 29 viaggi per nutrire la mente e l’anima

QUANTO È BELLO E IMPORTANTE STACCARE LA SPINA DALLO “STRESS QUOTIDIANO” PER ANDARE AD ASCOLTARE UN PO’ DI SANA E BUONA CULTURA? A TREVISO INIZIANO I FAVOLOSI E INCREDIBILI “GIOVEDÌ DELLA CULTURA”: 29 APPUNTAMENTI DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE! 📖 🏛️ ✨ Smettiamola Di Passare Le Nostre Ore Libere E Le Nostre Serate A Fissare Tristemente E In Silenzio Gli Schermi Dei Cellulari! C’è Un Mondo Formidabile Fatto di Storie, Arte, Scoperte Ed Emozioni Che Ci Aspetta Fuori Di Casa! Se Volete Nutrire La Vostra Mente (E La Vostra Anima), A Partire Dall’8 Ottobre 2026 Inizierà La Nuova e Straordinaria Stagione Dei “Giovedì Della Cultura” A Treviso, Curata Magistralmente Dalla “Fondazione Cassamarca”! L’amatissima E Storica Sede Di CASA DEI CARRARESI Offrirà Al Pubblico (Ogni Giovedì Pomeriggio Alle 18:00) Ben 29 Incontri Eccezionali! Ma Dimenticatevi Le Solite e Noiose Lezioni Scolastiche: Si Parlerà Di Argomenti Elettrizzanti Come “L’Uso Dei Robot” Nel Mondo Dell’Arte, Le Misteriose Esploratrici Donne Nel Passato, Il Meraviglioso Incrocio Tra Lo Sport (Come Il Rugby E Il Ciclismo) E L’Architettura, E Perfino Delle Affascinanti Regole Degli “Scacchi Nel Medioevo”! Per Finire, il Bistrot Del Posto Preparerà Degli Squisiti e Deliziosi Menù E Aperitivi A Tema Per Passare Una Serata Davvero Indimenticabile! Leggi Tutte Le Informazioni Sull’Iniziativa Nel Nostro Articolo Culturale! 👇 🗣️ A cosa credete? Anche Voi Siete Totalmente D’Accordo Nel Dire Che In Un’Epoca Frenetica, “Volgare E Piena Di Brutte Notizie” Come La Nostra Abbondare Con Questi Magnifici Incontri Di Cultura Sia La Nostra Vera Ancora Di Salvezza Per Mantenere Intelligenti E Sani I Nostri Figli? Qual È L’Argomento Storico O Artistico (O Lo Sport Del Passato) Di Cui Siete Maggiormente Innamorati E Appassionati? Diteci la Vostra Sviscerando tutto Il Vostro Amore Per L’Arte E La Cultura nei commenti, e CONDIVIDETE a dismisura e OVUNQUE questo Formidabile Articolo Sulle Vostre Bacheche Per Invitare Tutti I Vostri Amici Ad Andare Ai “Giovedì Della Cultura”!!

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Sara Antonelli

Treviso – In una società moderna in cui andiamo sempre tutti drammaticamente e inutilmente di fretta, schiacciati dal peso del lavoro, sommersi dalle cattive notizie e isolati dietro agli schermi dei nostri amati smartphone, c’è un solo, unico e infallibile rimedio per salvare la nostra anima e tornare a respirare: ritagliarsi un momento intimo e sacro per la Cultura.
È proprio con questo spirito romantico ed elevatissimo che la celebre e magnifica Casa dei Carraresi a Treviso si prepara a spalancare nuovamente le sue storiche porte, dando il trionfale via libera all’attesa edizione 2026/2027 dei mitici “Giovedì della Cultura”. Una formidabile rassegna organizzata magistralmente dalla Fondazione Cassamarca, che accompagnerà i cittadini da ottobre fino a fine maggio con ben 29 appuntamenti fissi e gratuiti, programmati per ogni giovedì pomeriggio alle ore 18:00.

Dal Medioevo ai Robot: argomenti che incantano

Dimenticatevi le vecchie, polverose e noiosissime lezioni frontali. Il calendario di quest’anno è un vero e proprio capolavoro di creatività intellettuale, capace di incrociare meravigliosamente i grandi temi tradizionali (come l’Arte maestosa, la Letteratura e la grande Storia del passato) con sguardi incredibilmente originali. Il viaggio (giunto al suo incontro numero 216 dall’ormai lontano 2019) prenderà ufficialmente il via l’8 ottobre 2026 grazie all’eccezionale presenza di Alessandra Geromel, che svelerà segreti magici sui tessuti antichi della nostra moda.
Ma il bello di questi Giovedì è la capacità di sorprendere sempre il pubblico. Si parlerà di argomenti sbalorditivi e innovativi: dall’uso dei moderni Robot e delle nuove tecnologie per smascherare e combattere i ladri di beni culturali (con l’autorevolissima Arianna Trabiglia, considerata dalla rivista Forbes una delle 100 donne più influenti del mondo), fino alla storia inesplorata del Gioco degli Scacchi nel Medioevo.

L’Eroismo delle Donne e l’amore viscerale per lo Sport

Uno spazio immenso e meritato sarà orgogliosamente dedicato al coraggio incrollabile dell’universo femminile. Si ascolteranno, a bocca aperta, le formidabili avventure di donne esploratrici e viaggiatrici (raccontate dalla bravissima Silvia Ugolotti), e il ruolo oscuro ma fondamentale delle figure femminili tra il Medioevo e il Rinascimento (grazie alla penna di Corrado Occhipinti Confalonieri, autorevole firma del National Geographic).
Non mancherà il vibrante incrocio tra l’Arte e la passione pura per lo Sport: dagli incredibili poster olimpici di Milano Cortina 2026, passando per la gloriosa e fangosa storia del Rugby trevigiano, fino ad arrivare alle biciclette e alla magia del celebre Museo del Ciclismo del Ghisallo.

Un impegno d’amore per i Giovani e per il Territorio

L’intero e monumentale progetto culturale non lascia indietro nessuno. Punterà persino i fari sulla strettissima attualità per tutelare i minori dai pericoli della Rete (grazie a Annachiara Sarto di ProtectionForKids) e coinvolgerà attivamente, con un sorriso e grande pazienza, tantissimi studenti delle scuole superiori locali per insegnare loro l’importanza e la bellezza dell’arte.
Una magia resa economicamente possibile dal supporto e dal cuore di Banca delle Terre Venete. «Rinnoviamo con totale convinzione il nostro sostegno, perché investire in queste iniziative significa sostenere l’intera comunità locale e farla crescere a livello culturale», ha ribadito fiero il Presidente Gianfranco Sasso. E per coronare in bellezza questi incantevoli giovedì trevigiani, anche il palato vorrà la sua parte: il Bistrot ai Carraresi preparerà di volta in volta gustosissimi e pregiati menù a tema per farvi vivere una serata sensoriale perfetta. Perché Cultura e Buon Cibo, in Italia, viaggiano sempre meravigliosamente a braccetto.

Questo il calendario completo:

8 ottobre 2026

La ricerca della novità nella moda del Settecento

Alessandra Geromel, storica del tessuto

15 ottobre 2026

Le altane di Venezia. Storia di un elemento minore dell’architettura della città

Elisabetta Pasqualin, direttore del Museo Nazionale Collezione Salce, Treviso

22 ottobre 2026

La nuova letteratura italiana: Ippolito Nievo

Paolo Ruffilli, poeta e scrittore

Evento in collaborazione con l’Associazione 50&Più

29 ottobre 2026

Cave, fornaci e fornaciai tra i fiumi di risorgiva

Mauro Scroccaro, storico divulgatore, ed Elisabetta Alongi, fotografa

Evento in collaborazione con Veneto Fotografia

5 novembre 2026

La tavola nell’Ottocento. Quando tutto ebbe inizio

Alessia Cipolla, architetto, food designer e storica della tavola

12 novembre 2026

Dare un nome al mondo: scienza e letteratura tra microbi e parole

Gian Mario Anselmi, Professore Ordinario di Letteratura italiana e Letteratura italiana medievale, Università degli Studi di Bologna, e Davide Zannoni, Professore Emerito di Microbiologia, Università degli Studi di Bologna

19 novembre 2026

Arioso, entusiasta, allegro: una certa idea (trevigiana) di rugby

Elvis Lucchese, Società Italiana di Storia dello Sport

26 novembre 2026

Alpini, storie di uomini e uniformi

Fabio Bruno, giornalista ed esperto di storia militare

3 dicembre 2026

Migrazioni italiane in Europa. Storia e testimonianze delle comunità italiane tra Belgio, Francia, Svizzera e Germania.

Per gli anniversari delle tragedie minerarie di Marcinelle (Belgio) e Courrières (Francia

Giorgia Miazzo, presidente del Centro Studi Grandi Migrazioni

10 dicembre 2026

Operazione Odessa

Federico Bettuzzi, giornalista e produttore di podcast di storia

17 dicembre 2026

Donne fra Medioevo e Rinascimento

Corrado Occhipinti Confalonieri, Storica, National Geographic

14 gennaio 2027

Dietro la cura: scienza, innovazione e sfide dell’industria farmaceutica

Paola Stagni, MD Head of Medical Strategy Europa e Canada, Astellas Pharma

 

21 gennaio 2027

Dal Friuli a Treviso via Vicenza: la curiosa storia del Prosecco tra enologia e letteratura

Enrico Zucchi, Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari dell’Università di Padova

28 gennaio 2027

Quando la tecnologia protegge il patrimonio. La sfida contro il traffico di beni culturali

Michela De Bernardin, ricercatrice Post Doc, Centre for Cultural Heritage Technology dell’Istituto Italiano di Tecnologia

4 febbraio 2027

La megalomania del Tiranno. Lo spettacolo del potere nella satira di Luciano di Samosata

Martina Tosello, Aletheia, Università Ca’ Foscari

11 febbraio 2027

L’immagine del potere a Venezia. Architettura e politica nella Venezia del Rinascimento

Luca Trevisan, Università Ca’ Foscari e Accademico olimpico

18 febbraio 2027

Ogni foglia ha il suo albero. Genealogia, storia e storie di famiglia

Gabriele Giusto, archivista e genealogista

25 febbraio 2027

Non cercatele in salotto. Esploratrici, avventuriere, viaggiatrici: donne che hanno cambiato il mondo

Silvia Ugolotti, giornalista di viaggio e autrice.

4 marzo 2027

Dal museo agli scavi: i robot al servizio della cultura

Arianna Traviglia, direttrice del Centre for Cultural Heritage Technology dell’Istituto Italiano di Tecnologia

11 marzo 2027

Bambini invisibili. La difesa dei minori nel mondo reale e in quello digitale

Annachiara Sarto, fondatrice Protection for Kids

18 marzo 2027

Il caffè simbolo dell’Italia tra cultura e impresa

Barbara Foglia, direttore Mumac-Museo della Macchina per Caffè, Binasco (Mi)

24 marzo 2027 (mercoledì, Auditorium ex Chiesa di S. Croce, Treviso)

Le musiche del tempo di Pasqua

Suor Monica Marighetto e Don Stefano Tempesta

8 aprile 2027

I diari delle musiciste viaggiatrici

Paola Gallo, musicologa

15 aprile 2027

Sirene sì, ma a che prezzo? Cantare le passioni al femminile

Valentina Confuorto, Musicologa, docente presso il Conservatorio “B. Marcello” di Venezia e Cristina Miatello, Soprano, già docente presso il Conservatorio “B. Marcello” di Venezia.

22 aprile 2027

Re, regina e pedoni. Storia degli scacchi nel Medioevo

Giulia Lovison, Post Doctoral Fellow, The Harvard University Center for Italian Renaissance Studies

29 aprile 2027

Arte e sport. Convergenze inaspettate

Damiano Gullí, critico d’arte, curatore Public Program, Triennale Milano

6 maggio 2027

Dai Musei Vaticani al Museo del Ghisallo

Carola Gentilini, architetto, direttrice del Museo del Ghisallo

13 maggio 2027

A touch of disaster: guardare l’America con gli occhi di F. Scott Fitzgerald 

Sara Antonelli, americanista, Università Roma Tre

20 maggio

I cento anni dell’Istituto Diocesano di Musica Sacra

Don Stefano Tempesta, Istituto Diocesano di Musica Sacra e M° Stefano Trevisi

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