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Cronaca

Faccia a faccia col Lupo gigante a Noicàttaro: donna salvata dai cani randagi. L’ira dell’Associazione: “Burocrazia letale, le Istituzioni dormono”

Il Terrore in un Vigneto di NOICÀTTARO: la padrona accerchiata da un “Lupo Gigante”, salvata in extremis da tre valorosi Cani Randagi! E la ASL arriva con “un’ora e mezza” di ritardo! 🐺 🩸 Ormai le nostre città e i nostri parchi urbani si stanno inesorabilmente trasformando nel set di un terrificante Film dell’Orrore! L’Emergenza Lupi in Puglia (in particolare a Noicàttaro e dintorni) è diventata letteralmente FUORI CONTROLLO e la disperata “Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali” ha diramato un durissimo e spaventoso bollettino di aggressioni per denunciare il totale menefreghismo della Burocrazia Statale! Ieri sera, una donna dal fisico minuto è stata vigliaccamente puntata in aperta campagna da un Lupo di dimensioni Colossali! La donna si è salvata solo per miracolo grazie all’intervento di “3 grossi Cani Randagi” che lei stessa accudisce ogni giorno, che le si sono parati davanti snudando i denti contro il mostro! La poveretta, sotto shock, ha dichiarato che il Lupo “era molto più grande e imponente di un grosso Pastore Tedesco”. Potrebbe essere lo stesso lupo “Alto quanto un tavolo” che il mese scorso ha trascinato via e ferito una bambina in un parco! Ma ciò che fa più rabbia e ribrezzo è l’assenza totale dello Stato! L’Associazione denuncia che la famosa “Task Force” della Prefettura non funziona per niente. Questa mattina alle 7:30 un lupo enorme passeggiava beatamente nel Parco del Parchitello (a due passi dall’asilo e dalle scuole piene di passeggini): i cittadini hanno dato l’allarme subito, ma gli addetti specializzati della Asl si sono presentati con OLTRE UN’ORA E MEZZA DI RITARDO, quando il predatore era già sparito chissà dove! La Politica regionale rifiuta categoricamente di “Abbattere” questi esemplari pericolosi, affidandosi a catture che si stanno rivelando impossibili. Quanti Bambini dovranno ancora essere aggrediti prima che ci scappi davvero il “Morto”? L’Associazione chiede che lo Stato metta in strada auto operative 24 ore su 24 con Veterinari armati di Fucili Narcotici! Leggi la spaventosa e durissima inchiesta completa nel nostro articolo di cronaca! 👇 🐕 Se foste stati voi o i vostri figli al posto della povera donna nel vigneto, avreste avuto la freddezza di reagire? Trovate che sia normale e accettabile che nel 2026 lo Stato e le ambulanze veterinarie ci mettano “un’ora e mezza” ad arrivare dopo una segnalazione fuori da una Scuola Materna? Diteci la vostra e sfogate la vostra rabbia nei commenti, TAGGATE tutti gli abitanti di Noicàttaro e CONDIVIDETE per far scoppiare il Caso Nazionale contro le Istituzioni “Lente”!

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Cane masseria

Noicàttaro (Bari) – Ci sono scene e attimi di puro e cieco terrore che sembrano scritti per la sceneggiatura di un film horror, ma che purtroppo sono diventati la spietata e angosciante quotidianità di centinaia di cittadini pugliesi. La situazione legata all’emergenza lupi nel territorio di Noicàttaro è ormai letteralmente e definitivamente fuori controllo.
A lanciare l’ennesimo e disperato grido d’allarme è la coraggiosa Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali, che in queste ore ha denunciato un nuovo, agghiacciante episodio di aggressione sventata solo per un autentico “miracolo”. E mentre i cittadini continuano a rischiare la vita incrociando lupi alti come tavoli persino fuori dalle scuole, la cosiddetta “Task Force” istituita dalle autorità sembra girare dolorosamente e colpevolmente a vuoto.

Il terrore nel vigneto e il salvataggio dei tre Randagi

L’episodio più sconvolgente e drammatico si è consumato nella serata di ieri, 9 settembre, intorno alle 18:30, in una zona agricola rurale nei pressi di via San Vincenzo (tra la Cappella di Sant’Angelo e l’officina Eurorepar). La proprietaria di una masseria, una donna di origini albanesi dal fisico minuto, stava lavorando serenamente all’aperto. Alzando gli occhi, il sangue le si è improvvisamente gelato nelle vene: a pochissimi metri di distanza, un lupo di dimensioni gigantesche le si era avvicinato silenziosamente, puntandola.
La tragedia sembrava ormai scritta, ma in difesa della donna sono miracolosamente scesi in campo i suoi “angeli custodi” a quattro zampe: tre grossi cani randagi del posto che la donna accudisce e sfama quotidianamente. Capito il pericolo, i coraggiosi cani si sono frapposti tra il predatore e la vittima, ringhiando con i denti snudati. La testimonianza della donna è da brividi: il lupo era di gran lunga più grosso e massiccio del più grande dei tre cani (un Pastore Tedesco). Solo dopo un tesissimo faccia a faccia, il lupo ha desistito allontanandosi nella boscaglia, inseguito dai valorosi randagi.

Il flop della “Task Force”: lupi a spasso tra i passeggini

Questo enorme esemplare (che la gente descrive terrorizzata come “alto alla schiena quanto un tavolo”) è molto probabilmente lo stesso “Mostro” che lo scorso 4 agosto ha vigliaccamente attaccato e ferito una bambina in un parco giochi di Noicattaro, trascinandola di peso per diversi metri.
Ma ciò che fa più rabbia all’Associazione è l’inadeguatezza assoluta delle Istituzioni. Dove è finita la famigerata Task Force istituita dalla Prefettura di Bari? In un mese non ha ottenuto alcun risultato, fallendo tutte le catture. Solo nella giornata di oggi (10 settembre), un lupo è stato filmato tranquillamente alle 7:30 del mattino nel parco urbano nei pressi di Parchitello, a due passi dall’asilo, dalle scuole e dai passeggini. Le telefonate disperate dei cittadini hanno rivelato tempi di intervento statali imbarazzanti: la pattuglia è giunta dopo un’ora, e gli addetti specializzati della ASL si sono presentati con oltre un’ora e mezza di ritardo, quando il lupo era già sparito da un pezzo.

La burocrazia che uccide: il veto sugli abbattimenti

La situazione è giunta al limite e rischia di sfociare in una vera e propria strage. Fino ad oggi, i tre attacchi ai danni di quattro poveri bambini si sono fortunatamente conclusi solo con gravi ferite, ma il rischio di una tragedia letale è dietro l’angolo. L’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali punta il dito contro i vertici politici locali e regionali che continuano a imporre il veto e a non autorizzare i mirati abbattimenti di questi esemplari “problematici” e pericolosi (come invece consentirebbe in deroga l’Art.16 della Direttiva Habitat europea per tutelare l’incolumità pubblica), puntando tutto su una “cattura” incruenta che si sta rivelando un fallimento totale.

L’appello disperato: servono fucili narcotici H24

Con l’imminente arrivo della stagione degli amori (che a dicembre porterà alla nascita di altre decine di cuccioli nelle boscose “Lame” pugliesi, ingrossando le fila dei 300 lupi già presenti in Puglia), la situazione è destinata a esplodere. L’Associazione chiede misure estreme prima che “ci scappi il morto”. «Qualcuno deve capire che le pattuglie vanno potenziate con un servizio H/24, e che su ogni autovettura deve essere obbligatoriamente presente un veterinario munito di fucile spara-siringhe narcotiche pronto a fare fuoco». Un secolo fa, quando si avvistava un lupo, suonavano le campane del paese per difendersi tutti uniti; oggi, con droni, smartphone e automobili, lo Stato arriva con un’ora e mezza di ritardo, lasciando le donne, i runner e i bambini in completa balia della fame dei lupi.

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Cronaca

L’Aquila – a Lucoli trovato ragazzo di 27 anni morto in una scarpata, a poca distanza c’è un’auto in fiamme: è giallo

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auto in fiamme

L’Aquila-   Il corpo ormai senza vita in una scarpata e, poco distante, un’auto in fiamme. A Lucoli (nell’Aquilano) è stata aperta un’indagine sulla morte di un ragazzo di 27 anni di origine tunisina, Wissem Hmida, impiegato in un’azienda locale.

Il cadavere è stato trovato nella mattinata del 22 ottobre in una scarpata in via del Biancospino, nella zona di Piano Lonaro. A vedere il corpo è stato un passante, che ha avvertito le forze dell’ordine.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri, che hanno avviato le indagini. Il primo step è stato identificare il corpo: il giovane lavorava da circa tre anni insieme al fratello in un’azienda aquilana. Nelle vicinanze del cadavere è stata trovata anche un’automobile incendiata e resta da chiarire se c’è un collegamento col cadavere.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri e il personale del 118. Gli accertamenti sono in corso per ricostruire le circostanze del decesso. Sulla salma sarà eseguita l’autopsia.

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Cronaca

Avezzano – uccide a coltellate la fidanzata nel Varesotto, poi si costituisce

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Marco Panichi

Redazione-  Un uomo di 53 anni, Marco Panichi, residente ad Avezzano e originario di Civitella Roveto, in provincia dell’Aquila, è stato fermato con l’accusa di aver ucciso a coltellate la fidanzata, una donna colombiana di 36 anni, a Vergiate, in provincia di Varese. Dopo il delitto, avvenuto ieri mattina, l’uomo ha lasciato la Lombardia ed è rientrato in Abruzzo. Dopo aver raggiunto il padre, nella tarda serata si è presentato spontaneamente alla caserma dei carabinieri di Avezzano, dichiarando di aver ucciso la compagna.

La donna è stata trovata sul pavimento della camera da letto dell’abitazione presa in affitto dall’uomo, con numerosi fendenti al corpo e al collo. Accanto al cadavere è stato rinvenuto un coltello da cucina, indicato dagli investigatori come l’arma utilizzata per l’omicidio. Il delitto sarebbe avvenuto al culmine di una lite, ma restano da chiarire le circostanze che l’hanno preceduta e la dinamica dell’aggressione.

Dopo la segnalazione di Panichi, i carabinieri di Gallarate hanno raggiunto l’abitazione insieme ai militari del Nucleo investigativo e ai magistrati della Procura di Busto Arsizio. Per entrare nell’immobile è stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco. Il fermo è stato disposto dall’autorità giudiziaria di Avezzano, in stretto raccordo con la magistratura lombarda. Nel pomeriggio è previsto il passaggio davanti al gip del Tribunale di Avezzano per la convalida del provvedimento. La salma della donna è stata trasferita all’Istituto di Medicina legale di Pavia, dove sarà eseguita l’autopsia. La Procura di Busto Arsizio ha avviato ulteriori accertamenti.

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Cronaca

Trentino, lupi all’attacco a Cavedago e Canazei: 34 capi sbranati in una notte, recinto elettrificato divelto dal gregge in fuga

Allarme lupi in Trentino secondo il report provinciale: 34 pecore e agnelli sbranati in una sola notte a Cavedago, terrore anche a Canazei con asini e cane da guardiania feriti 👇

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Lupi

Trento – Una sequenza impressionante di assalti notturni che riaccende lo scontro sulla convivenza tra grandi predatori e attività zootecniche tradizionali nell’arco alpino. Ventidue distinti episodi di predazione accertati, trentaquattro animali sbranati nel corso di una singola notte da incubo e altri cinque rimasti gravemente feriti tra i pascoli. È questo il drammatico bilancio stilato nel report mensile ufficiale diffuso dal Servizio Faunistico della Provincia Autonoma di Trento, relativo agli eventi registrati nella prima parte del mese di settembre, prima che l’avvio della demonticazione — la tradizionale discesa delle mandrie e delle greggi dagli alpeggi estivi verso il fondovalle — contribuisse ad attenuare la pressione predatoria sul territorio provinciale.

I dati ufficiali testimoniano una presenza diffusa e capillare dei branchi sull’intera geografia trentina, senza concentrazioni esclusive in singole vallate. Dei ventidue attacchi censiti dai forestali, la stragrande maggioranza — ben diciassette episodi — ha colpito greggi di ovicaprini, storicamente i più esposti; in tre occasioni i lupi hanno preso di mira capi bovini, mentre in due circostanze a fare le spese della furia dei carnivori sono stati gli asini, animali da soma considerati per lungo tempo meno vulnerabili rispetto alle pecore.

L’incubo di Cavedago: 22 agnelli uccisi e il panico che abbatte le recinzioni

L’episodio più devastante e cruento descritto nel documento provinciale si è consumato nella notte del 18 settembre nel territorio comunale di Cavedago, ai piedi dell’Altopiano della Paganella. Un gregge di ritorno dalla stagione d’alpeggio, custodito e protetto all’interno di un recinto elettrificato conforme a tutti i più rigidi standard di prevenzione raccomandati dagli esperti, è stato assalito nel buio più fitto. L’irruzione dei predatori ha scatenato un’ondata di panico incontrollabile tra gli animali: impaurite dall’odore e dalla vista dei lupi, le pecore si sono ammassate disperatamente contro i bordi del perimetro, finendo per sradicare e divellere le reti elettrificate nel tentativo di darsi alla fuga.

Una volta abbattuta la barriera difensiva, per il bestiame non c’è stato scampo. All’alba il pastore si è trovato davanti a una scena apocalittica: ben 34 capi giacevano a terra privi di vita, di cui 22 erano teneri agnelli falcidiati dai morsi alla gola e al ventre, mentre altri 5 animali presentavano lacerazioni profonde e sono stati sottoposti a complesse cure veterinarie d’urgenza. Un colpo economico ed emotivo durissimo per l’allevatore, che mette a nudo i limiti delle misure di protezione passive quando il terrore di massa trasforma il gregge stesso nell’involontario distruttore delle proprie difese.

CONSIGLIATO DALLA REDAZIONE
NATURA & FAUNA SELVATICA

La ragazza dei lupi. La mia vita selvaggia tra i lupi italiani – Mia Canestrini

L’avvincente testimonianza sul campo di una delle massime zoologhe italiane, tra biologia, convivenza difficile con l’uomo e fascino del grande predatore alpino.

⭐⭐⭐⭐⭐
4.8 su 5
(730 recensioni)

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L’attacco a Canazei: puledro predato, sei asini feriti e il cane da guardia travolto

Altrettanto emblematico della scaltrezza venatoria del canide è l’attacco registrato lo scorso 3 settembre nella conca di Canazei, in alta Val di Fassa. In questa circostanza il branco ha fatto breccia in un recinto custodito non solo dalle reti elettriche, ma anche dalla presenza di un cane da guardiania addestrato alla difesa del bestiame. Nemmeno la fedele sentinella a quattro zampe è riuscita a respingere l’incursione: prima che il cane potesse ingaggiare lo scontro con i predatori, il panico ha travolto gli equini che, sfondando le barriere nel caos notturno, hanno disperso la linea di difesa.

Il bilancio a Canazei è stato pesante: un giovane puledro di asino è stato sbranato e consumato sul posto, mentre altri sei asini — tre esemplari adulti e tre piccoli — sono stati raggiunti e dilaniati dai morsi prima che i predatori si dileguassero nei boschi fassani. Lo stesso cane da guardia è rimasto ferito nel tentativo di proteggere il gregge, a conferma di come le strategie dei lupi si stiano facendo sempre più audaci e coordinate anche in presenza di deterrenti tradizionali.

Incidenti stradali e la novità dello sciacallo dorato in Val di Fiemme

Il monitoraggio provinciale dà conto anche delle interazioni sempre più frequenti tra fauna selvatica e viabilità antropica. Sempre nella giornata del 18 settembre è stato segnalato l’investimento stradale di un lupo lungo la carreggiata nei pressi di Isera, nella Vallagarina: l’animale è stato recuperato dal personale forestale per gli accertamenti biometrici e genetici di rito, volti a mappare l’appartenenza ai branchi stanziali del settore meridionale della provincia.

Accanto alla questione lupo, il report accende un faro sull’espansione inarrestabile dello sciacallo dorato (Canis aureus), mesocarnivoro di origine balcanica che sta colonizzando con successo le valli alpine. Nel corso del mese sono stati documentati un attraversamento stradale a Tione, nelle Valli Giudicarie, e ripetute osservazioni dirette e fototrappolaggi nella zona di Carano, in Val di Fiemme. Un fenomeno che testimonia la straordinaria dinamicità degli equilibri ecologici alpini, ponendo nuove e complesse sfide per la tutela della biodiversità e dell’ambiente e costringendo le istituzioni provinciali a ripensare indennizzi, recinzioni e piani di gestione per salvare l’agricoltura di montagna dall’abbandono.

A cura della Redazione Cronaca e Territorio di Cavaliere News

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