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Cronaca

La salva l’ex fidanzato: chiama i carabinieri mentre lei tenta il suicidio nel garage di casa

🆘 A Colonnella una donna ha tentato di togliersi la vita nel garage di casa, ma il suo ex fidanzato ha chiamato i carabinieri in tempo. Un intervento tempestivo che le ha salvato la vita. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

#Colonnella #Abruzzo #Cronaca #PrevenzioneSupicidio

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volante-carabinieri

Redazione-  Poteva trasformarsi in una tragedia, ma la prontezza di un ex fidanzato ha fatto la differenza tra la vita e la morte. Una donna residente a Colonnella, comune di poco più di tremila abitanti sulla costa teramana in provincia di Teramo, ha tentato di togliersi la vita all’interno del garage della propria abitazione utilizzando i gas di scarico della sua automobile. Solo il tempestivo intervento dei carabinieri, allertati proprio dall’ex compagno della donna, ha evitato il peggio.

Il fatto è avvenuto nelle scorse ore e ha scosso la piccola comunità affacciata sul mare Adriatico, nel tratto di costa abruzzese che si estende tra Alba Adriatica e Martinsicuro.

La telefonata che le ha salvato la vita

La donna, prima di compiere il gesto, aveva contattato il suo ex fidanzato, manifestandogli apertamente le proprie intenzioni. Un ultimo messaggio, probabilmente un grido di aiuto che l’uomo ha saputo cogliere con lucidità e tempestività. Senza esitare, l’ex compagno ha immediatamente allertato i carabinieri, fornendo loro l’indirizzo e descrivendo la situazione con sufficiente precisione da consentire un intervento rapido.

I militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Alba Adriatica si sono precipitati sul posto nel minor tempo possibile. Giunti all’abitazione, hanno trovato il garage chiuso. Senza perdere un secondo, hanno forzato l’ingresso e si sono trovati di fronte a uno scenario drammatico: la donna era riversa all’interno dell’abitacolo dell’automobile, in stato di semicoscienza, con i motore ancora acceso.

Il sistema artigianale e il soccorso

La ricostruzione effettuata dai carabinieri ha permesso di chiarire le modalità del tentato suicidio. La donna aveva predisposto un sistema artigianale ma efficace: un tubo collegato al terminale di scarico del veicolo e fatto passare all’interno dell’abitacolo, trasformando di fatto l’automobile in una camera chiusa satura di monossido di carbonio, un gas inodore e incolore che agisce in modo subdolo e letale, provocando una progressiva perdita di conoscenza prima del decesso.

I militari dell’Arma hanno immediatamente interrotto il tentativo, spento il motore e messo in sicurezza la donna, richiedendo nel contempo l’intervento del personale sanitario del 118. I soccorritori, giunti sul posto in pochi minuti, hanno prestato le prime cure alla donna ancora in stato di semicoscienza e ne hanno disposto il trasporto d’urgenza all’ospedale civile di Giulianova, la struttura ospedaliera di riferimento per questo tratto della costa teramana.

Condizioni stabili, all’origine del gesto una crisi sentimentale

Le condizioni della donna, una volta ricoverata e sottoposta alle cure del caso, non desterebbero preoccupazione. I medici la tengono in osservazione, ma non sarebbe in pericolo di vita. L’intervento tempestivo ha scongiurato le conseguenze più gravi dell’intossicazione da monossido di carbonio, che se prolungata avrebbe potuto causare danni cerebrali permanenti oltre che la morte.

Secondo quanto emerso dalle prime ricostruzioni degli inquirenti, all’origine del gesto vi sarebbero motivazioni legate alla sfera sentimentale. Una crisi, una rottura, un dolore privato che ha spinto la donna verso una scelta estrema. Le forze dell’ordine stanno raccogliendo ulteriori elementi per ricostruire con precisione il contesto emotivo e relazionale che ha preceduto il tentativo.

Colonnella, con il suo centro storico arroccato su una collina a poca distanza dal mare, è un borgo tranquillo e a misura d’uomo, dove episodi di questo tipo lasciano il segno nell’intera comunità. La notizia si è diffusa rapidamente tra i residenti, suscitando sollievo per l’esito fortunato della vicenda e, allo stesso tempo, riflessioni sul peso del dolore che può portare una persona a gesti così estremi.

La donna riceverà ora, oltre alle cure fisiche, il supporto psicologico previsto dai protocolli ospedalieri per i casi di tentato suicidio. Un percorso che si auspica possa aiutarla ad affrontare il momento di crisi e a trovare un sostegno adeguato.

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L’Aquila – a Lucoli trovato ragazzo di 27 anni morto in una scarpata, a poca distanza c’è un’auto in fiamme: è giallo

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auto in fiamme

L’Aquila-   Il corpo ormai senza vita in una scarpata e, poco distante, un’auto in fiamme. A Lucoli (nell’Aquilano) è stata aperta un’indagine sulla morte di un ragazzo di 27 anni di origine tunisina, Wissem Hmida, impiegato in un’azienda locale.

Il cadavere è stato trovato nella mattinata del 22 ottobre in una scarpata in via del Biancospino, nella zona di Piano Lonaro. A vedere il corpo è stato un passante, che ha avvertito le forze dell’ordine.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri, che hanno avviato le indagini. Il primo step è stato identificare il corpo: il giovane lavorava da circa tre anni insieme al fratello in un’azienda aquilana. Nelle vicinanze del cadavere è stata trovata anche un’automobile incendiata e resta da chiarire se c’è un collegamento col cadavere.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri e il personale del 118. Gli accertamenti sono in corso per ricostruire le circostanze del decesso. Sulla salma sarà eseguita l’autopsia.

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Cronaca

Avezzano – uccide a coltellate la fidanzata nel Varesotto, poi si costituisce

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Marco Panichi

Redazione-  Un uomo di 53 anni, Marco Panichi, residente ad Avezzano e originario di Civitella Roveto, in provincia dell’Aquila, è stato fermato con l’accusa di aver ucciso a coltellate la fidanzata, una donna colombiana di 36 anni, a Vergiate, in provincia di Varese. Dopo il delitto, avvenuto ieri mattina, l’uomo ha lasciato la Lombardia ed è rientrato in Abruzzo. Dopo aver raggiunto il padre, nella tarda serata si è presentato spontaneamente alla caserma dei carabinieri di Avezzano, dichiarando di aver ucciso la compagna.

La donna è stata trovata sul pavimento della camera da letto dell’abitazione presa in affitto dall’uomo, con numerosi fendenti al corpo e al collo. Accanto al cadavere è stato rinvenuto un coltello da cucina, indicato dagli investigatori come l’arma utilizzata per l’omicidio. Il delitto sarebbe avvenuto al culmine di una lite, ma restano da chiarire le circostanze che l’hanno preceduta e la dinamica dell’aggressione.

Dopo la segnalazione di Panichi, i carabinieri di Gallarate hanno raggiunto l’abitazione insieme ai militari del Nucleo investigativo e ai magistrati della Procura di Busto Arsizio. Per entrare nell’immobile è stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco. Il fermo è stato disposto dall’autorità giudiziaria di Avezzano, in stretto raccordo con la magistratura lombarda. Nel pomeriggio è previsto il passaggio davanti al gip del Tribunale di Avezzano per la convalida del provvedimento. La salma della donna è stata trasferita all’Istituto di Medicina legale di Pavia, dove sarà eseguita l’autopsia. La Procura di Busto Arsizio ha avviato ulteriori accertamenti.

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Cronaca

Trentino, lupi all’attacco a Cavedago e Canazei: 34 capi sbranati in una notte, recinto elettrificato divelto dal gregge in fuga

Allarme lupi in Trentino secondo il report provinciale: 34 pecore e agnelli sbranati in una sola notte a Cavedago, terrore anche a Canazei con asini e cane da guardiania feriti 👇

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Lupi

Trento – Una sequenza impressionante di assalti notturni che riaccende lo scontro sulla convivenza tra grandi predatori e attività zootecniche tradizionali nell’arco alpino. Ventidue distinti episodi di predazione accertati, trentaquattro animali sbranati nel corso di una singola notte da incubo e altri cinque rimasti gravemente feriti tra i pascoli. È questo il drammatico bilancio stilato nel report mensile ufficiale diffuso dal Servizio Faunistico della Provincia Autonoma di Trento, relativo agli eventi registrati nella prima parte del mese di settembre, prima che l’avvio della demonticazione — la tradizionale discesa delle mandrie e delle greggi dagli alpeggi estivi verso il fondovalle — contribuisse ad attenuare la pressione predatoria sul territorio provinciale.

I dati ufficiali testimoniano una presenza diffusa e capillare dei branchi sull’intera geografia trentina, senza concentrazioni esclusive in singole vallate. Dei ventidue attacchi censiti dai forestali, la stragrande maggioranza — ben diciassette episodi — ha colpito greggi di ovicaprini, storicamente i più esposti; in tre occasioni i lupi hanno preso di mira capi bovini, mentre in due circostanze a fare le spese della furia dei carnivori sono stati gli asini, animali da soma considerati per lungo tempo meno vulnerabili rispetto alle pecore.

L’incubo di Cavedago: 22 agnelli uccisi e il panico che abbatte le recinzioni

L’episodio più devastante e cruento descritto nel documento provinciale si è consumato nella notte del 18 settembre nel territorio comunale di Cavedago, ai piedi dell’Altopiano della Paganella. Un gregge di ritorno dalla stagione d’alpeggio, custodito e protetto all’interno di un recinto elettrificato conforme a tutti i più rigidi standard di prevenzione raccomandati dagli esperti, è stato assalito nel buio più fitto. L’irruzione dei predatori ha scatenato un’ondata di panico incontrollabile tra gli animali: impaurite dall’odore e dalla vista dei lupi, le pecore si sono ammassate disperatamente contro i bordi del perimetro, finendo per sradicare e divellere le reti elettrificate nel tentativo di darsi alla fuga.

Una volta abbattuta la barriera difensiva, per il bestiame non c’è stato scampo. All’alba il pastore si è trovato davanti a una scena apocalittica: ben 34 capi giacevano a terra privi di vita, di cui 22 erano teneri agnelli falcidiati dai morsi alla gola e al ventre, mentre altri 5 animali presentavano lacerazioni profonde e sono stati sottoposti a complesse cure veterinarie d’urgenza. Un colpo economico ed emotivo durissimo per l’allevatore, che mette a nudo i limiti delle misure di protezione passive quando il terrore di massa trasforma il gregge stesso nell’involontario distruttore delle proprie difese.

CONSIGLIATO DALLA REDAZIONE
NATURA & FAUNA SELVATICA

La ragazza dei lupi. La mia vita selvaggia tra i lupi italiani – Mia Canestrini

L’avvincente testimonianza sul campo di una delle massime zoologhe italiane, tra biologia, convivenza difficile con l’uomo e fascino del grande predatore alpino.

⭐⭐⭐⭐⭐
4.8 su 5
(730 recensioni)

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L’attacco a Canazei: puledro predato, sei asini feriti e il cane da guardia travolto

Altrettanto emblematico della scaltrezza venatoria del canide è l’attacco registrato lo scorso 3 settembre nella conca di Canazei, in alta Val di Fassa. In questa circostanza il branco ha fatto breccia in un recinto custodito non solo dalle reti elettriche, ma anche dalla presenza di un cane da guardiania addestrato alla difesa del bestiame. Nemmeno la fedele sentinella a quattro zampe è riuscita a respingere l’incursione: prima che il cane potesse ingaggiare lo scontro con i predatori, il panico ha travolto gli equini che, sfondando le barriere nel caos notturno, hanno disperso la linea di difesa.

Il bilancio a Canazei è stato pesante: un giovane puledro di asino è stato sbranato e consumato sul posto, mentre altri sei asini — tre esemplari adulti e tre piccoli — sono stati raggiunti e dilaniati dai morsi prima che i predatori si dileguassero nei boschi fassani. Lo stesso cane da guardia è rimasto ferito nel tentativo di proteggere il gregge, a conferma di come le strategie dei lupi si stiano facendo sempre più audaci e coordinate anche in presenza di deterrenti tradizionali.

Incidenti stradali e la novità dello sciacallo dorato in Val di Fiemme

Il monitoraggio provinciale dà conto anche delle interazioni sempre più frequenti tra fauna selvatica e viabilità antropica. Sempre nella giornata del 18 settembre è stato segnalato l’investimento stradale di un lupo lungo la carreggiata nei pressi di Isera, nella Vallagarina: l’animale è stato recuperato dal personale forestale per gli accertamenti biometrici e genetici di rito, volti a mappare l’appartenenza ai branchi stanziali del settore meridionale della provincia.

Accanto alla questione lupo, il report accende un faro sull’espansione inarrestabile dello sciacallo dorato (Canis aureus), mesocarnivoro di origine balcanica che sta colonizzando con successo le valli alpine. Nel corso del mese sono stati documentati un attraversamento stradale a Tione, nelle Valli Giudicarie, e ripetute osservazioni dirette e fototrappolaggi nella zona di Carano, in Val di Fiemme. Un fenomeno che testimonia la straordinaria dinamicità degli equilibri ecologici alpini, ponendo nuove e complesse sfide per la tutela della biodiversità e dell’ambiente e costringendo le istituzioni provinciali a ripensare indennizzi, recinzioni e piani di gestione per salvare l’agricoltura di montagna dall’abbandono.

A cura della Redazione Cronaca e Territorio di Cavaliere News

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