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Alessio Ursitti: una mente serena aiuta il corpo a correre forte

Il mio valore dipende da tante altre cose e non solo dalla corsa

Per star bene e per far bene sarebbe opportuno che il corpo e la mente siano ottimi alleati in modo che ognuno lavora per l’altro e insieme riescono a fare grandi cose.

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Alessio Ursitti

Il mio valore dipende da tante altre cose e non solo dalla corsa

Redazione- Per star bene e per far bene sarebbe opportuno che il corpo e la mente siano ottimi alleati in modo che ognuno lavora per l’altro e insieme riescono a fare grandi cose.

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Alessio (ASD Go Running) attraverso risposte ad alcune mie domande.

Qual è stato il tuo percorso sportivo? Il mio percorso sportivo parte da molto basso, ho iniziato a correre nel 2019 con grande costanza, all’età di 21 anni. Sono sempre stato nel mondo dello sport, ma la corsa la usavo perlopiù in estate quando i corsi sportivi chiudevano. Ho praticato karate, nuoto e pallone, spesso anche insieme, poi nel 2019 mi sono dedicato completamente alla corsa per il benessere psicofisico, iniziando a gareggiare solo nel 2021.

 

La corsa risulta essere la base di ogni sport e anche un’ottima opportunità per scaricare tensione, svagarsi, riflettere, tenersi in forma. Poi può succedere che nasca la voglia di far meglio, di sfidare se stesso e altri, e allora ci si mette in gioco in allenamenti e gara.

Quali competenze e caratteristiche possiedi come atleta?

Se parliamo di competenze sono un ‘atleta’ che punta molto sulla costanza e il recupero, dormo tanto, mangio bene e faccio tanta prevenzione in palestra. Punto su tanto volume e poca qualità, questo mi permette di fare piccolissimi miglioramenti mese dopo mese, ma almeno rimango sempre sul pezzo senza infortuni. Alla base c’è un corpo forte per sostenere gli allenamenti, la mia caratteristica principale è il riuscire a esaltarmi tantissimo in gara, facendo ritmi impensabili in allenamento, escono bene perché riesco ad avere il giusto livello di ansia, né troppa e né troppa poca, e sopporto bene la fatica, per il resto non ho particolari doti.

 

Quando si inizia a correre si può notare che si migliora giorno dopo giorno, senza tanti accorgimenti e lavori specifici, basta continuare a correre e si riesce a correre per più tempo e sempre più veloci, basta correre.

Non si conosce il talento di una persona e non si sa fino a dove si può arrivare come crono.

Poi sarebbe opportuno fare lavori di qualità per continuare a migliorare e possibilmente affidarsi a un allenatore, e mano mano che si migliora si possono curare sempre più dettagli, dall’abbigliamento tecnico, l’alimentazione adeguata, integratori, allenamento mentale senza trascurare il recupero opportuno e indispensabile.

 

Pensi che uno psicologo sia utile nel tuo sport? In quali aspetti e fasi?

Sì tantissimo, penso che uno psicologo sia fondamentale negli sportivi anche negli amatori, vedo spesso che molte persone perdono anni potenzialmente buoni della loro carriera sportiva perché non riescono a gestire emozioni o problemi. Da quello che ho visto molti usano la corsa come soluzione ai propri problemi di vita, mentre deve essere il contrario, quando hai una buona vita e un ottimo controllo dei pensieri ed emozioni che siano anche negativi allora la corsa o lo sport ne risente in positivo,. Personalmente quando ho capito che il mio valore non dipendeva dai risultati della corsa, i risultati della corsa poi sono migliorati tantissimo, penso che lo psicologo serva ancora di più in preparazioni di gare che per l’atleta risultano importanti, come per esempio una maratona che si aspetta da tanto tempo.

L’evento sportivo in cui hai vissuto le emozioni più gratificanti?

L’evento in cui ho sentito più emozioni di tutti é stato quando ho corso la mezza maratona di Roma insieme a Giulia Cappelli, una grandissima atleta che raggiungerà grandi traguardi, abbiamo ricevuto tantissimo tifo, in più correre a Roma in una mezza così bella… mammamia sensazioni uniche, vedere da vicino un fenomeno così.

 

Il 19 ottobre 2025 Alessio ha corso la Rome Half Marathon 21,097 km insieme alla fortissima sua amica di squadra Giulia Cappelli che si è classificata 3^ italiana con il crono di 1h19’02.

La cosa che sorprende positivamente è che Alessio è un fortissimo atleta ma per lui non conta la performance ma le persone che gli stanno vicine. Preferisce fare una gara accanto a una persona che conosce piuttosto che pensare di fare una prestazione eccellente.

Alessio ricorda con tanto piacere più una gara con un’amica che una gara vinta come la prima edizione della Perugia Jazz Half Marathon in 1h16’00” precedendo Nicola Pirilli 1h16’49” e Nicola Bianco 1h19’02”.

Qual è stata la tua situazione sportiva più difficile?

La situazione sportiva più difficile… l’ho vissuta nel 2024, avvertivo parecchi dolori e nonostante le visite risultava che non avevo nulla, all’epoca avevo dei problemi con me stesso e li somatizzavo molto nella corsa, la soluzione é stata lavorare tanto su me stesso, e potenziare bene il fisico in palestra, e sopratutto lasciare andare ogni aspettativa su me stesso e vivere ogni gara e allenamento come un dono, da lì ho ottenuto bellissimi risultati personali.

Cosa c’è oltre lo sport?

Oltre lo sport c’è tantissimo, una cosa che penso é che nonostante per gli amatori evoluti prenda molto delle proprie energie fisiche e mentali per me è importante ritornare a fare cose che ci piacevano, quelle vecchie passioni che spesso facevamo prima di dedicare anima e corpo alla corsa (e lavoro ordinario), per me la corsa è gioco, attività fisica, meditazione e a volte sport, aldilà di questo sono un ragazzo che piace costruire legami profondi con la famiglia e gli amici più stretti, sono appassionato della cultura sia italiana che estera, mi piace leggere, guardare film, mi piace anche esplorare la parte più spirituale di noi, infine conto di evolvere sempre di più il mio lavoro per poter investire in viaggi e altre tante esperienze.

 

In effetti la pratica di uno sport è un dono che riceviamo ogni giorno, non è tutto scontato, bisogna stare bene in salute fisica e mentale per poter praticare sport con motivazione, passione, grinta, fiducia, consapevolezza, resilienza, osando ma senza strafare, se i risultati vengono li accogliamo, li accettiamo, siamo soddisfatti, altrimenti va bene uguale, possiamo cercare di migliorare senza stress, restando sempre con i piedi per terra e considerando anche altro oltre allo sport che ci aiuta a star meglio, a migliorare, senza ossessione.

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte e infortuni?

Ho superato il mio periodo di crisi prima con un programma studiato di potenziamento, sono laureato in scienze motorie e ho studiato in particolare la forza e il condizionamento per gli atleti e l’ho applicato su di me, inoltre quel periodo che avvertivo dolori, su consiglio di mia madre, ogni tanto facevo corse con la musica per distrarmi da eventuali fastidi immaginari, tutto questo unito al lavoro interiore sulla mia persona, riuscendo a capire che il mio valore dipende da tante altre cose e non solo dalla corsa.

 

A tutto c’è un rimedio, una soluzione, bisogna solamente applicarsi, organizzarsi, chiedere, cercando di star sempre meglio, fare sempre meglio.

Lo sport risulta essere un grande alleato per la persona per farla diventare migliore insieme ad altri aspetti altrettanto importanti quali famiglia, lavoro, relazioni, studio e altre passioni personali.

Cosa hai scoperto di te praticando sport? Praticando sport ho capito che il mio fisico è più forte di quanto possa pensare, e sopratutto in grado di fare cose straordinarie, e che tutto quello di cui ho bisogno per stare bene a livello fisico é già tutto dentro di me, difatti sono del idea che la cura alle malattie moderne sia il movimento e la forza funzionale, perché il dolore non va spento ma va accolto ascoltato e gestito.

 

In effetti, non si butta niente, si accettano e si accolgono esperienze positive e anche quelle negative, tutto serve, si accolgono podi, vittorie, personal best così come sconfitte, infortuni, dolori, tutto serve a conoscerci meglio e a far meglio lavorando sulle criticità.

Prossimi obiettivi a breve, medio, lungo termine?

Se parliamo di obiettivi a breve termine correrò la maratona di Assisi il 22 novembre, che è stata la mia prima maratona in assoluto, ho un legame speciale con quel posto, e non vedo l’ora che arrivi quel momento, Spero di far bene, mi piacerebbe ritoccare anche poco il personale e perché no arrivare a podio, sarebbe davvero bellissimo. A medio termine invece vorrei scendere sotto i 32’ sui 10km che probabilmente correrò a maggio mentre a lungo termine, vorrei prendere sempre più confidenza con le lunghe distanze e creare gli adattamenti giusti per provare a correre anche ultramaratone, però non sono ossessionato come persona se questi risultati non dovessero arrivare o se il mio fisico mi farà capire che non é il caso di correre ultra… accetterò tutto quello che la vita ha pensato per me, mi lascio sorprendere.

Sogni realizzati, da realizzare, irrealizzati?

Allora sicuramente un sogno realizzato é stato correre una maratona sotto le 2h40’ e l’ho fatto a casa mia a Roma, sogni da realizzare riguarda il mio lavoro da personal trainer, voglio diventare un trainer affermato sulla forza per i runner, e aiutarli sugli infortuni perché con me ha fatto miracoli, già ho iniziato seguendo alcuni atleti e conto di crescere nei prossimi mesi e magari seguire qualche e magari seguire qualche atleta élite. Per i sogni irrealizzati a parte qualcuno molto personale penso che la vita se ci toglie qualche sogno é perché lo fa per il nostro bene, sono un ragazzo super aperto alla vita e se qualcosa non va come spero sono sicuro sarà così perché arriverà qualcosa di molto più grande.

 

Tanti obiettivi importanti e sfidanti, dai 10 km alle ultramaratone, vedendo cosa succede e sempre pronti a rimodulare ogni obiettivo.

Il 5 novembre 2023 Alessio ha corso la maratona di Assisi in 2h58’17” e ha continuato a migliorarsi fino a correre il 22 marzo 2026 la maratona di Roma in 2h35’37”.

Alessio vanta anche ottimi crono nei 10.000 metri, il 12 aprile 2026 ha corso la Run for Autism in 32’47”, migliorando di gara in gara.

Chi ti ispira?

Se c’é qualcuno che mi ispira… devo dirti che non ho modelli da seguire, ne ho tanti che ammiro, anzi io stesso penso di essere un runner un po’ particolare, non sono ossessionato e non ho una grande testa per gli allenamenti, spesso sbaglio gli allenamenti più veloci, ma non mi giudico per questo, la corsa non deve stressarmi anche se punto in alto.

Cosa e chi ti aiuta a migliorare il tuo benessere e le tue prestazioni?

Allora devo dire che ultimamente sono circondato da tantissimo affetto e da tante persone che credono in me, in primis voglio nominare queste persone che ormai da un anno mi accompagnano in questo percorso fatto di record: Andrea, Francesco, Giulia, Simone e Danilo, sono tutti atleti fortissimi e non mancano mai di farmi complimenti o incoraggiamenti e magari anche qualche corsa lenta insieme, anche se si lamentano perché vado troppo lento, ma a me piace iper rilassarmi durante i lenti, infine devo dire che i miei genitori si stanno appassionando sempre di più e ultimamente vengono a quasi tutte le gare! Questi legami mi aiutano a dare quel qualcosa in più durante gli allenamenti e le gare, il sostegno per me fa la differenza, aver incontrato queste persone fa di me quello che sono, se non facessero parte della mia vita, sono sicuro che sarei rimasto stagnato nei miei risultati del 2024.

Quali sono gli allenamenti più importanti?

Ok forse qualche allenatore super preparato avvertirà un mancamento, ma per me l’allenamento più importante sono le corse lente e la forza in palestra, con le corse lunghe lente aumenti la base aerobica e recuperi bene, spesso esco e faccio anche 16/18km a 5’10”, e la forza mi aiuta a costruire un corpo in grado di resistere a tutto, lavoro maniacalmente su quello, dai piedi fondamentali, persino fino al dorso importante per la postura, i lavori di velocità vengono dopo, mi è capitato a volte di non farli perché mi danno fastidio e mi stressano, non mi piace l’intensità, la tollero solo in gara, faccio tanto volume e dormo tanto, la mia é una strategia che punta sulla difensiva, non mi interessa il personale tra un mese, a me interessa che possa correre tutti i giorni e farlo a lungo, di base faccio tanta corsa lenta e due lavori a settimana mai al 100%, a volte solo 1.

 

A volte il lavoro migliore è quello che fa star bene mentalmente l’atleta, poi si può in futuro decidere se continuare a proprio modo o provare qualcosa di diverso, ma ognuno può scegliere cosa è meglio per lui in base alle proprie caratteristiche fisiche e mentali.

Cosa c’è dietro una vittoria o un Personal Best?

Eh domanda difficile, a volte mi sento un po’ un impostore a ottenere dei Personal Best facendo poco sforzo, ma credo che una mente serena aiuta il corpo a correre forte, a tollerare bene la fatica e andare sempre più in là, dietro a una mente serena però ci sono gli affetti di amici e familiari, ci deve essere accettazione di sé ma anche consapevolezza della propria forza, cura della propria persona e talento, infine sono dell’idea che i Personal Besti si raggiungano con pochissimo ma fatto nel tempo, a volte non serve un allenamento specifico serve semplicemente presentarsi in pista o in strada e dare quello che si ha in quel momento, però credo fortemente che devi amare il processo.

 

In effetti più si è sereni consapevoli e in pace con se stessi e più si anno energie fisiche e mentlai a disposizione da poter utilizzare in allenamento e soprattutto in gara.

Quando una maratona sotto le 2h30’?

Mi piacerebbe tentare il colpo già a febbraio 2027 a Siviglia, so che sarà abbastanza difficile e dovrò iniziare a mettere un po’ di tigna negli allenamenti, vediamo, vediamo anche se mi piacerebbe fare quel tempo in Italia e non farlo all’estero, voglio dare valore alle gare del nostro paese, però mi rendo conto che non sarà facile come tempo ma va benissimo così, magari ispirerò qualcun altro a farlo, ma se per sbaglio dovessi farlo penso proprio che a quel punto possano farlo davvero tutti.

Credo che Alessio sia sulla strada giusta per una prestazione eccellente in maratona sotto le 2h30’ anche in Italia, in quanto migliora gara dopo gara, forse anche senza volerlo e senza impegnarsi troppo e quindi tutto arriva senza troppo volerlo, forse è il talento, forse è la serenità, buon per lui.

 

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Sport

Nadia Battocletti nella leggenda dell’atletica: a Birmingham trionfa nei 10.000 ed è la prima donna nella storia a centrare la doppia doppietta. “La mia forza siete voi”

Semplicemente I-M-M-E-N-S-A! 🥇 🇮🇹 Nadia Battocletti riscrive la storia e ci fa impazzire d’orgoglio ai Campionati Europei di Birmingham 2026! Tre giorni dopo l’oro nei 5000 metri, la fuoriclasse trentina sbaraglia la concorrenza e vince anche la gara dei 10.000 metri (in 31’41″17). È un record PAZZESCO: Nadia è la PRIMA DONNA NELLA STORIA a conquistare la doppia doppietta in due edizioni europee consecutive (Roma 2024 e Birmingham 2026)! Bravissime anche le italiane Elisa Palmero e Federica Del Buono (rispettivamente 5° e 6°). Ma oltre alle gambe d’oro, c’è un cuore grande. L’intervista a caldo: “I record? Sono felice solo perché rendo felice la gente. Tanti anziani e bimbi mi scrivono che trovano la forza guardandomi. Ma la verità è che sono io che trovo la forza grazie a voi!”. Facciamo un applauso infinito alla regina d’Europa nel nostro articolo! 👇 💙

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Nadia Battocletti

Sport (Birmingham) – Ci sono campioni che vincono le medaglie e finiscono negli annali, e poi ci sono leggende viventi che riscrivono letteralmente i libri di storia, conquistando non solo i podi, ma anche il cuore di un’intera Nazione. Nadia Battocletti appartiene, senza ombra di dubbio, a quest’ultima e rarissima categoria di fuoriclasse. Sulla gloriosa pista di Birmingham 2026, la fuoriclasse trentina si è appena confermata l’indiscussa e assoluta regina d’Europa del mezzofondo prolungato, conquistando una monumentale medaglia d’oro nei 10.000 metri, ad appena tre giorni di distanza dal trionfo mozzafiato registrato nei 5.000 metri. Con questa clamorosa vittoria, il tricolore italiano sventola più alto che mai nel cielo britannico.

La regina d’Europa è ancora azzurra: un record storico e ineguagliabile

Ciò che ha compiuto Nadia Battocletti nella serata di Birmingham va ben oltre il semplice e pur straordinario gesto atletico, proiettandola direttamente nel gotha mondiale dell’atletica leggera femminile. Ripetendo l’esatta, trionfale impresa compiuta in casa, sotto il cielo magico di Roma 2024, la mezzofondista trentina è diventata la prima donna in assoluto nella storia dell’atletica continentale a centrare due formidabili doppiette (oro nei 5.000 e oro nei 10.000 metri) in due edizioni consecutive dei Campionati Europei. Una supremazia tecnica, fisica e tattica che al momento non conosce rivali nel vecchio continente e che testimonia una solidità mentale fuori dal comune.

La gara perfetta e i piazzamenti delle altre straordinarie azzurre

La gara dei 10.000 metri è stata un capolavoro di intelligenza tattica e gestione delle energie. Battocletti ha saputo attendere il momento propizio per sferrare l’attacco decisivo, imponendosi sul traguardo con il formidabile crono di 31’41″17. Un tempo che ha lasciato il vuoto alle sue spalle, costringendo alla resa due fortissime avversarie: la tenace olandese Maureen Koster (che si è dovuta accontentare della medaglia d’argento chiudendo in 31’45″76) e la belga Jana van Lent, che si è messa al collo la medaglia di bronzo fermando il cronometro sul 31’47″81.

Ma la serata magica di Birmingham non si esaurisce solo con l’oro di Nadia, confermando lo straordinario stato di salute di tutto il movimento del mezzofondo azzurro. Le altre atlete italiane in gara hanno infatti disputato una prova maiuscola: la bravissima Elisa Palmero ha conquistato uno splendido e prezioso quinto posto (32’00″06), seguita a ruota dalla grintosissima Federica Del Buono, che ha tagliato il traguardo in sesta posizione (32’01″42). Una vera e propria marea azzurra che ha inondato le prime posizioni della classifica europea.

L’intervista: “La vera vittoria è l’amore della gente”

Tuttavia, ciò che rende Nadia Battocletti una campionessa immensa, amata da milioni di italiani, non è soltanto la bacheca piena di ori europei, ma l’incredibile profondità del suo animo. Pochi minuti dopo aver tagliato il traguardo, ancora madida di sudore e con l’oro al collo, la ragazza trentina ha rilasciato dichiarazioni da brividi ai microfoni di Sky Sport: «Vi dico la verità, al di là dei risultati sportivi, ciò che mi rende davvero felice è riuscire a rendere felici le altre persone», ha confessato con il suo inconfondibile sorriso umile e luminoso.

«Ogni giorno mi scrivono centinaia di persone, dai bambini piccoli fino agli anziani. Molti di loro mi dicono che trovano la forza di superare le difficoltà della vita di tutti i giorni semplicemente guardandomi correre. Ma la verità», ha concluso l’azzurra emozionando l’intervistatore, «è che sono io a trovare la forza e il coraggio leggendo le loro parole».

Il simbolo di un’Italia che vince col sorriso

Nadia Battocletti è il volto pulito di uno sport fatto di fatica vera, sacrificio estremo e valori autentici. Mentre si gode il doppio tetto d’Europa a Birmingham, ci ricorda una lezione meravigliosa: le medaglie si possono vincere o perdere, i record sportivi sono fatti per essere prima o poi superati, ma l’amore, il rispetto e l’empatia che un’atleta riesce a trasmettere alla gente restano incisi nella memoria collettiva per l’eternità. Grazie, immensa Nadia!

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L’oro storico che fa piangere di gioia la Ciociaria: Gabriele Di Sora vince in Thailandia e conquista il tetto del mondo nella Muay Thai

La Ciociaria vola sul tetto del mondo! 🇮🇹🥊 Il giovanissimo Gabriele Di Sora compie un’impresa leggendaria in Thailandia, conquistando la medaglia d’oro mondiale nella Muay Thai a soli 18 anni! 🏅✨ Un trionfo clamoroso che fa piangere di gioia Frosinone. Il consigliere Gianluca Quadrini celebra l’atleta: “Simbolo di una terra sana e vincente”. Orgoglio immenso! ❤️ Leggi qui per scoprire i dettagli di questa notte storica per lo sport italiano! 👇

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Gabriele Di Sora vince in Thailandia

Frosinone – Esistono imprese sportive che superano i confini del ring per trasformarsi in leggende metropolitane, in storie di riscatto e di orgoglio capaci di infiammare il cuore di un’intera provincia. Quello che è accaduto a Bangkok, nel tempio indiscusso e sacro della Muay Thai, è un miracolo di determinazione, giovinezza e sacrificio. Un ragazzo frusinate di appena diciotto anni, Gabriele Di Sora, classe 2008, ha compiuto il capolavoro della vita laureandosi campione del mondo e conquistando una leggendaria medaglia d’oro nella categoria -57 kg. Un traguardo immenso che ha spinto le istituzioni locali a tributargli un omaggio solenne, trasformando la sua vittoria nell’emblema di una terra che sa lottare e sa vincere.

A farsi portavoce del profondo sentimento di commozione e orgoglio istituzionale che sta attraversando l’intera comunità è Gianluca Quadrini, Consigliere Provinciale di Frosinone e autorevole dirigente di ANCI Lazio. Attraverso una nota ufficiale, Quadrini ha voluto stringere in un abbraccio virtuale il giovanissimo campione, sottolineando la portata storica di un successo che va ben oltre il semplice dato statistico. Vincere nel paese in cui questa disciplina millenaria è nata e viene vissuta come una vera e propria religione rappresenta un’impresa epica, un evento che iscrive di diritto il nome di questo atleta ciociaro negli annali dello sport internazionale.

La gabbia della pressione spezzata da un cuore di soli 18 anni

Guardando al percorso che ha portato il giovane Gabriele sul gradino più alto del podio, si comprende l’eccezionalità della sua forza mentale. Affrontare il debutto internazionale a una simile età, lontano da casa, e sottoporsi a due settimane di preparazione estenuante e massacrante all’interno dei durissimi centri d’allenamento thailandesi, avrebbe potuto piegare chiunque. Di Sora, invece, ha dimostrato una disciplina, una tenacia e una maturità psicologica fuori dal comune. La finale contro l’atleta di casa, spinto dal tifo incessante del pubblico locale, è stata il capolavoro tattico e umano di un ragazzo che ha saputo trasformare la fatica in energia pura, non lasciando scampo al suo avversario.

“Questo straordinario traguardo illumina e dà prestigio all’intera provincia di Frosinone”, ha dichiarato con forza Gianluca Quadrini nel suo comunicato. Successi di questa portata sono la testimonianza tangibile di come la Ciociaria sia un vivaio inesauribile di eccellenze e di talenti puri. Quando i nostri giovani sono supportati da una passione autentica e da una dedizione feroce, non hanno timore di nessuno e possono guardare a testa alta il panorama sportivo mondiale. Gabriele è l’esempio plastico di una Ciociaria sana, pulita, che lavora in silenzio per raccogliere frutti straordinari.

Il miracolo delle palestre di periferia: dove si impara a diventare uomini

Dietro i riflessi dorati di una medaglia mondiale c’è sempre un mondo sommerso fatto di sudore, lacrime e legami umani indissolubili. Un plauso carico di gratitudine deve essere esteso all’ASD Maluma Martial Arts, ai maestri, ai tecnici e a tutto lo staff che ha curato la preparazione atletica e strategica del ragazzo, senza dimenticare il ruolo fondamentale della sua famiglia. Le associazioni sportive dilettantistiche del territorio rappresentano un presidio sociale e formativo insostituibile per le nostre comunità: sono luoghi magici in cui si insegna ai ragazzi il valore sacro del sacrificio, il rispetto profondo per l’avversario e l’etica del lavoro quotidiano.

La favola di Gabriele Di Sora è appena cominciata, ma le sue radici sono ben salde nella sua terra d’origine. “In qualità di Consigliere Provinciale e dirigente ANCI Lazio – ha concluso Quadrini – ribadisco l’impegno totale delle istituzioni nel sostenere e valorizzare le eccellenze locali, affinché lo sport continui a essere un volano di crescita culturale e d’immagine per le nostre comunità”. A questo straordinario ragazzo giunge il calore e l’augurio più affettuoso di un popolo intero: che questo oro in Thailandia sia solo il primo capitolo di una vita luminosa nel professionismo mondiale. La Ciociaria oggi cammina a un palmo da terra, fiera del suo piccolo, grande re del ring.

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Sport

Recensione libro “Dieci cuori Invictus” di Valentina Giordano

Una domanda che lo psicologo potrebbe fare a una persona che si rivolge a lui è: Qual è il momento peggiore e quello migliore della tua giornata? Alcuni potrebbero rispondere: “Il momento peggiore è la mattina quando suona la sveglia e il momento migliore è alle 18.00 perché mi incontro con gli altri amici del gruppo Invictus per l’allenamento di atletica”.

Sempre lo psicologo potrebbe dire: “La vita è fatta di cose che si devono fare, cose che si vogliono fare e cose che si possono fare. Quindi la scuola può essere noiosa, pesante ma diciamo che si deve fare in quanto è propedeutica a un futuro lavorativo, così come un allenamento faticoso è propedeutico per raggiungere una eccellente performance”.

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Cover Libro Invictus

Redazione-  Una domanda che lo psicologo potrebbe fare a una persona che si rivolge a lui è: Qual è il momento peggiore e quello migliore della tua giornata? Alcuni potrebbero rispondere: “Il momento peggiore è la mattina quando suona la sveglia e il momento migliore è alle 18.00 perché mi incontro con gli altri amici del gruppo Invictus per l’allenamento di atletica”.

Sempre lo psicologo potrebbe dire: “La vita è fatta di cose che si devono fare, cose che si vogliono fare e cose che si possono fare. Quindi la scuola può essere noiosa, pesante ma diciamo che si deve fare in quanto è propedeutica a un futuro lavorativo, così come un allenamento faticoso è propedeutico per raggiungere una eccellente performance”.

Quindi, in quello che si deve fare si può cercare qualcosa che può interessare, che può essere meno pesante e noioso, che può comunque servire, che può appassionare.

In questo libro di testimonianze di 10 amici quello che emerge è una vita super impegnata, fatta di rispetto di regole familiari e scolastiche ma anche di una passione sportiva con amici con i quali si condividono allenamenti, ci si conosce, ci si confronta, ci si sente liberi, e questo è il vantaggio dello sport, uno sport di gruppo guidati da un coach che risulta essere un educatore che si affianca ai genitori, ai professori.

In questo libro ci viene spiegata la vita quotidiana di ragazze e ragazzi che si incontrano, si divertono, si lamentano ma trovano uno scopo, un interesse, una passione. Un libro da pubblicizzare negli ambienti scolastici e sportivi.

Sophia: con sogni da realizzare con la consapevolezza che a questa età è sotto controllo dai genitori preoccupati per la sua educazione e il suo futuro. Ma lo sport aiuta a sentirsi libera a progettare sogni riferendosi a campioni che non hanno mollato. Importante l’amicizia che aiuta ad andare avanti, a confrontarsi, a sostenersi l’un l’altro.

Valentina: emerge l’importanza avere un’amica del gruppo e un gruppo di amici per divertirsi, confrontarsi, aiutarsi e lo sport aiuta sempre a conoscersi meglio nella determinazione per raggiungere obiettivi ritenuti importanti.

Paolo: apprezza la compagnai degli amici soprattutto nell’attività sportiva dove trova uno svago, un’opportunità per conoscersi, mettersi in gioco.

Vittoria: ha trovato la gioia e il piacere nell’essere coinvolta nella pratica dell’atletica nella squadra Invictus, la giornata può essere faticosa, noiosa, pesante ma prima o poi si faranno le 18.00 per incontrarsi per gli amici e allenarsi.

Nelle testimonianze dei ragazzi atleti si incrociano le storie e ognuno menziona l’altro come amica o amico, raccontando aneddoti simpatici e divertenti.

Gloria: sembra essere molto sensibile, empatica, altruistica e disposta a interessarsi all’altro, aiutarlo, dargli una mano scoprendo che altri hanno risorse nascoste. L’appuntamento delle 18,00 risulta essere il momento dell’incontro con gli altri.

Marco: per tutti la sveglia la mattina è il momento più difficile, bisogna alzarsi e iniziare a recarsi a scuola ma si sa che prima o poi arriveranno le 18.00 per incontrare il coach e gli altri, per essere in pista, per finire la giornata in bellezza.

Filippo: come tanti altri ragazzi deve alzarsi e fare in fretta per recarsi a scuola, anche lui come tanti proviene da un’altra città, come per alcuni altri uno dei genitori si è dovuto trasferire per lavoro e i ragazzi si sono dovuti adattare alla nuova città con nuove abitudini, amici, incontri, scoperte. Come altri ragazzi la giornata è piena di impegni ma prima o poi si fano le 18,00 ed è il loro momento, il loro fine giornata fantastico.

Michela, come alcuni altri ragazzi la sveglia comanda i ritmi e scandisce i tempi per recarsi a scuola e bene o male la mattinata passa e il pranzo si può consumare o meno con i genitori che al tempo d’oggi come tanti altri sono impegnatissimi ma è importante avere amici che sostengono e poi meno male che le 18,00 prima o poi arrivano per sentirsi parte di un gruppo e sentirsi liberi di esprimersi e mettersi in gioco in uno sport che piace e appassiona.

Walter: racconta che la vita non è facile a iniziare dalla sveglia e poi i trasferimenti da casa a scuola, ognuno il suo, motorino, bici, bus, in macchina con papà, poi si possono fare incontri piacevoli e spiacevoli, si può arrivare in ritardo ma tutto passa e finalmente le 18,00 davanti al coach per iniziare un allenamento in compagnia piacevole anche se faticoso.

Fortunato, il capitano: racconta del suo bisogno di trovare una persona da amare come gli raccontava suo nonno, descrive le polarità di ogni cosa, positivo e negativo che possono capitare a scuola, nelle relazioni, in famiglia e il grande vantaggio di fare sport nella sua squadra e spiega il significato del nome: “La parola ‘Invictus’ deriva dal latino e significa …comunemente, ‘invincibile’…Questa semplice parola racchiude in sé tantissimi concetti: trasmette un senso di forza interiore e resilienza, richiamando la capacità di rimanere integri di fronte alle avversità, senza lasciarsi sottomettere dal dolore, dalla paura o dalle difficoltà; … suggerisce una scelta consapevole di continuare a lottare, anche quando la vittoria sembra lontana, trasmettendo valori quali la determinazione e il coraggio”.

Dai racconti dei 10 ragazzi ‘Invictus’ emerge che la vita può essere faticosa, a iniziare dal risveglio mattutino con la sveglia per recarsi a scuola, un luogo che si deve andare perché bisogna studiare ma la giornata è piena di impegni e di relazioni, impegni più o meno piacevoli e spiacevoli e relazioni più o meno piacevoli e spiacevoli, dipende dai ragazzi cosa vogliono scegliere, cosa devono, possono e vogliono fare.

Ogni giorno i ragazzi si relazionano con la propria famiglia che può essere preoccupata, apprensiva, troppo rigida, troppo flessibile ma comunque c’è, è una guida per loro che devono trovarsi la propria strada, la propria indipendenza, le proprie passioni e amicizie.

Oltre ai genitori educatori vi sono gli inseganti che posso essere un rifermento dei ragazzi e possono coinvolgere o annoiare i ragazzi e le passioni diventano importanti per mettersi in gioco, per conoscere il proprio corpo, le proprie attitudini e per avere momenti di svago.

Anche il coach diventa un educatore di riferimento che può consigliare, suggerire, allenare i ragazzi e un gruppo di ragazzi, creando un ambiente accudente e interessante per loro, dove si possono ritrovare, confrontare, condividere fatiche e soddisfazioni.

https://www.amazon.it/DIECI-CUORI-INVICTUS-Valentina-Giordano/dp/B0H2FGNJSM

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