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Cronaca

Allarme fauna selvatica ad Arrone: il lupo azzanna una bambina in centro, l’Associazione Rurali accusa la Regione

🚨 LUPO ATTACCA BAMBINA AD ARRONE: L’ATTACCO REALE DELL’ASSOCIAZIONE RURALI ALLA REGIONE! Dopo il drammatico episodio del 9 luglio nel Ternano, dove una bimba di 4 anni è stata aggredita in un centro sportivo da un lupo confidente, esplode la rabbia dell’Ufficio Stampa dell’Associazione Ambiente e Vita Rurali. Il Sindaco aveva segnalato il pericolo da tempo, ma le autorità non sono intervenute. L’Ispra ha autorizzato la rimozione di 8 lupi in Umbria per il 2026, ma i decreti restano bloccati. Spuntano i precedenti shock: a soli 8 km di distanza, a Morro Reatino, un altro lupo aveva atterrato un uomo. Ecco i dati ufficiali sulla proliferazione dei predatori e la richiesta di interventi urgenti 👇#arrone | #attaccolupo | #terni | #regioneumbria | #vitarurali | #morroreatino | #ispra | #sicurezzapubblica | #cronaca | #pagineutili

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Lupo

La denuncia del sindaco Fabio Di Gioia e il precedente ferimento nel cortile di Morro Reatino

Arrone – Un imponente, accurato e quanto mai allarmante dibattito sulla gestione della fauna selvatica nell’appennino centrale, incentrato sulle riforme dei piani di contenimento dei grandi carnivori e sulla necessità impellente di garantire la sicurezza biologica dei cittadini nei centri urbani della penisola, si è aperto con toni di durissimo scontro istituzionale. L’Ufficio Stampa dell’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali ha diffuso una nota ufficiale per denunciare l’inerzia degli enti pubblici in merito al gravissimo episodio consumatosi nel comune di Arrone, in provincia di Terni. Nella serata del nove luglio un lupo privo di timore elusivo ha risalito le vie del centro cittadino, penetrando all’interno di un impianto sportivo per aggredire una bambina di quattro anni, afferrandola e trascinandola sul terreno prima che il tempestivo intervento dei soccorritori civili evitasse una tragedia.
Il sindaco Fabio Di Gioia ha confermato di aver trasmesso ripetute segnalazioni formali alle autorità competenti per denunciare la presenza di questo animale confidente, filmato mentre seguiva i passanti a ridosso delle automobili senza manifestare alcuna paura verso l’uomo.

I dati ufficiali dell’Ispra sulle aggressioni in Italia e il declassamento della specie protetta

I rappresentanti dell’associazione hanno ricordato che il ventuno dicembre scorso, a soli otto chilometri di distanza nel limitrofo comune di Morro Reatino, in provincia di Rieti, un predatore con caratteristiche analoghe era penetrato nel cortile di una abitazione privata, atterrando un uomo e provocandogli una lussazione alla spalla. La nota evidenzia una sequenza storica di attacchi documentati avvenuti negli ultimi anni in diverse località balneari e parchi della penisola, citando gli infortuni registrati a Otranto nel 2020, le tredici persone ferite a Vasto nel 2023, fino ai blitz della scorsa estate a Finale Ligure, Casalbordino e all’interno della stessa area metropolitana di Roma. I dati scientifici trasmessi dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale certificano che nel periodo compreso tra il 2017ed il 2024 si sono registrate cento situazioni di grave allarme sociale in Italia, con diciannove aggressioni fisiche accertate ai danni di esseri umani.
L’Ispra ha formalmente autorizzato la rimozione e l’abbattimento selettivo di otto lupi sul territorio della Regione Umbria per l’anno 2026, ma gli uffici regionali non hanno mai dato esecuzione ai decreti in deroga previsti dalla Direttiva Habitat.

Le criticità tecniche della cattura con i dardi anestetici e l’ipotesi dell’abbattimento con fucile selettivo

La tesi protezionistica che suggerisce la cattura e il successivo trasferimento degli esemplari problematici all’interno di altre riserve naturali viene giudicata dagli esperti come anacronistica, poiché la saturazione territoriale dei branchi provocherebbe l’uccisione immediata dell’animale da parte dei lupi residenti. L’associazione contesta inoltre gli ingenti finanziamenti pubblici erogati dal 1971 a oggi per i progetti di monitoraggio, stimati in oltre sessanta milioni di euro complessivi, senza che sia stato strutturato un piano di difesa per gli allevatori e per i nuclei familiari. La gestione dell’esemplare di Arrone presenta notevoli complessità tecniche per i guardiaparco, poiché l’utilizzo di telenarcosi con fucili anestetizzanti risulta inefficace oltre i trenta metri di distanza su animali divenuti diffidenti, rendendo l’abbattimento balistico l’unica via praticabile per tutelare l’incolumità dei passeggeri mobili e dei residenti della provincia.
Il sindacato rurale ha richiamato i prefetti ed i presidenti delle giunte regionali alle proprie responsabilità civili e penali in caso di ripetizione dei sinistri, lodando l’operato dei sindaci che si trovano a gestire l’emergenza in totale solitudine amministrativa.

Le stime della popolazione dei canidi ed i collegamenti telematici per i lettori di smartphone

Il monitoraggio nazionale del 2021 stimava la presenza di circa tremilaseicento esemplari in Italia, ma secondo le rilevazioni universitarie coordinate dal professore Marco Apollonio dell’Università di Sassari la popolazione reale ha superato la soglia dei seimila lupi, mentre l’associazione stima circa diecimila individui attivi. La densità più elevata al mondo è stata riscontrata dagli zoologi tra le province di Verona e Vicenza con quattordici esemplari per cento chilometri quadrati, seguita dai distretti dell’Appennino parmense. I dettagli completi sulle linee guida del ministero dell’ambiente e i link per consultare i protocolli di sicurezza urbana sono liberamente consultabili online sulle bacheche informatiche societarie dell’ente per agevolare l’accessibilità da smartphone. I lettori mobili e i professionisti della penisola continueranno a ricevere guide utili e aggiornamenti puntuali sui temi dell’economia, della scuola, del lavoro, della sanità e delle riforme dei corpi sociali della nostra bellissima nazione.

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L’Aquila – a Lucoli trovato ragazzo di 27 anni morto in una scarpata, a poca distanza c’è un’auto in fiamme: è giallo

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auto in fiamme

L’Aquila-   Il corpo ormai senza vita in una scarpata e, poco distante, un’auto in fiamme. A Lucoli (nell’Aquilano) è stata aperta un’indagine sulla morte di un ragazzo di 27 anni di origine tunisina, Wissem Hmida, impiegato in un’azienda locale.

Il cadavere è stato trovato nella mattinata del 22 ottobre in una scarpata in via del Biancospino, nella zona di Piano Lonaro. A vedere il corpo è stato un passante, che ha avvertito le forze dell’ordine.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri, che hanno avviato le indagini. Il primo step è stato identificare il corpo: il giovane lavorava da circa tre anni insieme al fratello in un’azienda aquilana. Nelle vicinanze del cadavere è stata trovata anche un’automobile incendiata e resta da chiarire se c’è un collegamento col cadavere.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri e il personale del 118. Gli accertamenti sono in corso per ricostruire le circostanze del decesso. Sulla salma sarà eseguita l’autopsia.

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Avezzano – uccide a coltellate la fidanzata nel Varesotto, poi si costituisce

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Marco Panichi

Redazione-  Un uomo di 53 anni, Marco Panichi, residente ad Avezzano e originario di Civitella Roveto, in provincia dell’Aquila, è stato fermato con l’accusa di aver ucciso a coltellate la fidanzata, una donna colombiana di 36 anni, a Vergiate, in provincia di Varese. Dopo il delitto, avvenuto ieri mattina, l’uomo ha lasciato la Lombardia ed è rientrato in Abruzzo. Dopo aver raggiunto il padre, nella tarda serata si è presentato spontaneamente alla caserma dei carabinieri di Avezzano, dichiarando di aver ucciso la compagna.

La donna è stata trovata sul pavimento della camera da letto dell’abitazione presa in affitto dall’uomo, con numerosi fendenti al corpo e al collo. Accanto al cadavere è stato rinvenuto un coltello da cucina, indicato dagli investigatori come l’arma utilizzata per l’omicidio. Il delitto sarebbe avvenuto al culmine di una lite, ma restano da chiarire le circostanze che l’hanno preceduta e la dinamica dell’aggressione.

Dopo la segnalazione di Panichi, i carabinieri di Gallarate hanno raggiunto l’abitazione insieme ai militari del Nucleo investigativo e ai magistrati della Procura di Busto Arsizio. Per entrare nell’immobile è stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco. Il fermo è stato disposto dall’autorità giudiziaria di Avezzano, in stretto raccordo con la magistratura lombarda. Nel pomeriggio è previsto il passaggio davanti al gip del Tribunale di Avezzano per la convalida del provvedimento. La salma della donna è stata trasferita all’Istituto di Medicina legale di Pavia, dove sarà eseguita l’autopsia. La Procura di Busto Arsizio ha avviato ulteriori accertamenti.

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Trentino, lupi all’attacco a Cavedago e Canazei: 34 capi sbranati in una notte, recinto elettrificato divelto dal gregge in fuga

Allarme lupi in Trentino secondo il report provinciale: 34 pecore e agnelli sbranati in una sola notte a Cavedago, terrore anche a Canazei con asini e cane da guardiania feriti 👇

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Lupi

Trento – Una sequenza impressionante di assalti notturni che riaccende lo scontro sulla convivenza tra grandi predatori e attività zootecniche tradizionali nell’arco alpino. Ventidue distinti episodi di predazione accertati, trentaquattro animali sbranati nel corso di una singola notte da incubo e altri cinque rimasti gravemente feriti tra i pascoli. È questo il drammatico bilancio stilato nel report mensile ufficiale diffuso dal Servizio Faunistico della Provincia Autonoma di Trento, relativo agli eventi registrati nella prima parte del mese di settembre, prima che l’avvio della demonticazione — la tradizionale discesa delle mandrie e delle greggi dagli alpeggi estivi verso il fondovalle — contribuisse ad attenuare la pressione predatoria sul territorio provinciale.

I dati ufficiali testimoniano una presenza diffusa e capillare dei branchi sull’intera geografia trentina, senza concentrazioni esclusive in singole vallate. Dei ventidue attacchi censiti dai forestali, la stragrande maggioranza — ben diciassette episodi — ha colpito greggi di ovicaprini, storicamente i più esposti; in tre occasioni i lupi hanno preso di mira capi bovini, mentre in due circostanze a fare le spese della furia dei carnivori sono stati gli asini, animali da soma considerati per lungo tempo meno vulnerabili rispetto alle pecore.

L’incubo di Cavedago: 22 agnelli uccisi e il panico che abbatte le recinzioni

L’episodio più devastante e cruento descritto nel documento provinciale si è consumato nella notte del 18 settembre nel territorio comunale di Cavedago, ai piedi dell’Altopiano della Paganella. Un gregge di ritorno dalla stagione d’alpeggio, custodito e protetto all’interno di un recinto elettrificato conforme a tutti i più rigidi standard di prevenzione raccomandati dagli esperti, è stato assalito nel buio più fitto. L’irruzione dei predatori ha scatenato un’ondata di panico incontrollabile tra gli animali: impaurite dall’odore e dalla vista dei lupi, le pecore si sono ammassate disperatamente contro i bordi del perimetro, finendo per sradicare e divellere le reti elettrificate nel tentativo di darsi alla fuga.

Una volta abbattuta la barriera difensiva, per il bestiame non c’è stato scampo. All’alba il pastore si è trovato davanti a una scena apocalittica: ben 34 capi giacevano a terra privi di vita, di cui 22 erano teneri agnelli falcidiati dai morsi alla gola e al ventre, mentre altri 5 animali presentavano lacerazioni profonde e sono stati sottoposti a complesse cure veterinarie d’urgenza. Un colpo economico ed emotivo durissimo per l’allevatore, che mette a nudo i limiti delle misure di protezione passive quando il terrore di massa trasforma il gregge stesso nell’involontario distruttore delle proprie difese.

CONSIGLIATO DALLA REDAZIONE
NATURA & FAUNA SELVATICA

La ragazza dei lupi. La mia vita selvaggia tra i lupi italiani – Mia Canestrini

L’avvincente testimonianza sul campo di una delle massime zoologhe italiane, tra biologia, convivenza difficile con l’uomo e fascino del grande predatore alpino.

⭐⭐⭐⭐⭐
4.8 su 5
(730 recensioni)

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L’attacco a Canazei: puledro predato, sei asini feriti e il cane da guardia travolto

Altrettanto emblematico della scaltrezza venatoria del canide è l’attacco registrato lo scorso 3 settembre nella conca di Canazei, in alta Val di Fassa. In questa circostanza il branco ha fatto breccia in un recinto custodito non solo dalle reti elettriche, ma anche dalla presenza di un cane da guardiania addestrato alla difesa del bestiame. Nemmeno la fedele sentinella a quattro zampe è riuscita a respingere l’incursione: prima che il cane potesse ingaggiare lo scontro con i predatori, il panico ha travolto gli equini che, sfondando le barriere nel caos notturno, hanno disperso la linea di difesa.

Il bilancio a Canazei è stato pesante: un giovane puledro di asino è stato sbranato e consumato sul posto, mentre altri sei asini — tre esemplari adulti e tre piccoli — sono stati raggiunti e dilaniati dai morsi prima che i predatori si dileguassero nei boschi fassani. Lo stesso cane da guardia è rimasto ferito nel tentativo di proteggere il gregge, a conferma di come le strategie dei lupi si stiano facendo sempre più audaci e coordinate anche in presenza di deterrenti tradizionali.

Incidenti stradali e la novità dello sciacallo dorato in Val di Fiemme

Il monitoraggio provinciale dà conto anche delle interazioni sempre più frequenti tra fauna selvatica e viabilità antropica. Sempre nella giornata del 18 settembre è stato segnalato l’investimento stradale di un lupo lungo la carreggiata nei pressi di Isera, nella Vallagarina: l’animale è stato recuperato dal personale forestale per gli accertamenti biometrici e genetici di rito, volti a mappare l’appartenenza ai branchi stanziali del settore meridionale della provincia.

Accanto alla questione lupo, il report accende un faro sull’espansione inarrestabile dello sciacallo dorato (Canis aureus), mesocarnivoro di origine balcanica che sta colonizzando con successo le valli alpine. Nel corso del mese sono stati documentati un attraversamento stradale a Tione, nelle Valli Giudicarie, e ripetute osservazioni dirette e fototrappolaggi nella zona di Carano, in Val di Fiemme. Un fenomeno che testimonia la straordinaria dinamicità degli equilibri ecologici alpini, ponendo nuove e complesse sfide per la tutela della biodiversità e dell’ambiente e costringendo le istituzioni provinciali a ripensare indennizzi, recinzioni e piani di gestione per salvare l’agricoltura di montagna dall’abbandono.

A cura della Redazione Cronaca e Territorio di Cavaliere News

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