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Attualità

Giovani e lavoro, la Generazione Z punta sull’intelligenza artificiale: l’analisi di Carola Adami su formazione, crescita e talent acquisition

Come cambia il lavoro per i giovani della Generazione Z nell’era dell’intelligenza artificiale.

Secondo l’analisi di Carola Adami, CEO di Adami & Associati, i nuovi talenti guardano all’AI non solo come a un rischio ma come a una grande opportunità professionale, chiedendo però alle imprese annunci trasparenti, formazione continua, flessibilità e percorsi di crescita reali oltre il semplice stipendio.

Cosa conta di più oggi per un giovane che entra nel mondo del lavoro: lo stipendio iniziale o le possibilità di formazione e crescita? Voi cosa ne pensate? Tutti i dettagli qui sotto 👇

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giovani, formazione

Milano – La Generazione Z si affaccia oggi sul mercato del lavoro italiano ed europeo con aspettative profondamente rinnovate e con un atteggiamento sempre più aperto, consapevole e pragmatico nei confronti dell’intelligenza artificiale. Per moltissimi giovani professionisti al debutto nella carriera, la rivoluzione tecnologica non rappresenta soltanto una minaccia occupazionale da temere, ma soprattutto uno strumento strategico per sviluppare nuove competenze, migliorare la produttività quotidiana e accedere a inedite opportunità professionali, ridisegnando gli equilibri raccontati nella nostra rubrica di economia, lavoro e innovazione d’impresa.

Di fronte a questa trasformazione culturale, le aziende italiane devono tuttavia fare i conti con una difficoltà crescente: individuare sul mercato profili giovani dotati di competenze adeguate e, allo stesso tempo, riuscire ad attrarli e trattenerli nel lungo periodo. Il tradizionale rapporto tra candidati e imprese sta infatti cambiando alla radice: se la retribuzione economica resta senza dubbio un elemento importante, non costituisce più l’unico fattore decisivo nella scelta di un datore di lavoro, cedendo il passo alla qualità dell’ambiente professionale, alla flessibilità e alla possibilità di lavorare su progetti stimolanti.

Carola Adami (Adami & Associati) sulle nuove priorità tra formazione e crescita

A tracciare un quadro puntuale delle nuove dinamiche del recruiting è Carola Adami, CEO di Adami & Associati ed esperta di talent acquisition e valorizzazione dei talenti. Come evidenziato dall’analista, i giovani di oggi non cercano semplicemente un impiego stabile, ma un contesto organizzativo sano nel quale poter imparare, crescere e costruire passo dopo passo il proprio percorso professionale. Per rispondere a questa esigenza, le imprese sono chiamate a rendere molto più chiari gli obiettivi aziendali, le responsabilità operative e le reali possibilità di sviluppo collegate a ciascuna posizione aperta, valorizzando il merito e le competenze analitiche come avvenuto nei grandi percorsi di evoluzione tecnologica e professionale della storia contemporanea.

Anche l’ingresso dell’intelligenza artificiale nei flussi operativi sta modificando in profondità le aspettative dei candidati della Generazione Z. I nuovi talenti chiedono infatti di poter utilizzare strumenti digitali aggiornati e di essere coinvolti attivamente nei processi innovativi dell’azienda, ma desiderano al contempo solide garanzie sulla piena valorizzazione delle competenze umane e relazionali all’interno dei team di lavoro.

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Le sette regole per attrarre i giovani talenti e superare il mismatch tra domanda e offerta

Per migliorare concretamente la propria attrattività sul mercato nei confronti della Generazione Z, l’analisi di Adami & Associati individua sette azioni prioritarie per le imprese: rendere più chiari e trasparenti gli annunci di lavoro; indicare con precisione competenze, responsabilità e prospettive di crescita; strutturare percorsi di onboarding efficaci per i neoassunti; offrire formazione continua e aggiornamento digitale; valorizzare la flessibilità e il work-life balance; creare occasioni costanti di confronto con manager e professionisti senior; e infine utilizzare l’intelligenza artificiale come supporto operativo senza mai eliminare il fondamentale rapporto umano, pilastro del benessere organizzativo e dello stile di vita contemporaneo.

Un processo di selezione maggiormente attento alle attitudini individuali può inoltre aiutare le aziende a superare lo storico mismatch tra domanda e offerta di lavoro. Come osservato dagli specialisti delle risorse umane, soprattutto nei profili junior l’assenza di esperienza pregressa sul campo non coincide affatto con l’assenza di valore, ma richiede semplicemente uno sguardo selettivo capace di andare oltre la lettura rigida delle righe del curriculum.

Competenze trasversali, pensiero critico e potenziale per la competitività futura

Dal canto loro, per i giovani della Generazione Z la vera sfida dei prossimi anni consisterà nello sviluppare una combinazione equilibrata tra competenze tecniche e soft skills trasversali. Padroneggiare gli algoritmi e gli strumenti digitali sarà indispensabile, ma altrettanto determinanti risulteranno la capacità di comunicazione efficace, il pensiero critico, lo spirito di collaborazione e la prontezza nell’affrontare il cambiamento nelle realtà produttive del territorio nazionale.

Come conclude Carola Adami, le aziende devono imparare a riconoscere il potenziale: doti come la capacità di apprendimento, la curiosità intellettuale, lo spirito di iniziativa e l’adattabilità possono rivelarsi decisive tanto quanto le esperienze già maturate. In quest’ottica il recruiting deve trasformarsi nell’inizio di una relazione di lungo periodo: le organizzazioni che sceglieranno di investire davvero sui giovani saranno anche quelle più preparate a guidare l’evoluzione del lavoro e a costruire la propria competitività futura.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Attualità

Basta scambiare il voto con il valore dei ragazzi: la riflessione di Domenico Michele Saldutto sulla scuola che dimentica l’ascolto e la relazione umana

Un voto sul registro non definisce chi sei: basta giudicare i ragazzi solo con i numeri.

La forte riflessione del Dott. Domenico Michele Saldutto (già docente a Bolzano e portavoce Punta Italia) lancia un grido d’allarme contro la deriva burocratica della scuola tra test Invalsi e ansia da prestazione: gli studenti chiedono ascolto autentico, relazione umana e valorizzazione dei talenti, ricordando l’insegnamento di Don Milani secondo cui “il valore non si misura, si riconosce”.

Credete che la scuola di oggi sia diventata troppo ossessionata da voti e burocrazia a scapito della salute psicologica dei ragazzi? Voi cosa ne pensate? Tutti i dettagli qui sotto 👇

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giovani

Bolzano – I giovani non devono più essere etichettati: lo abbiamo già fatto in passato con definizioni superficiali e liquidatorie come “bamboccioni”, raccogliendo soltanto disillusione e distanza. Oggi il dibattito pubblico e le cronache nazionali continuano a oscillare pericolosamente tra due narrazioni opposte e ugualmente fallaci: da un lato la retorica paternalistica dei ragazzi fragili e ansiosi, perennemente persi dietro a uno schermo; dall’altro il richiamo rigido e colpevolizzante a una presunta mancanza di merito e di spirito di sacrificio. A smontare questi luoghi comuni è la lucida riflessione firmata dal Dott. Domenico Michele Saldutto, testimonial del valore umano e professionale, portavoce di Punta Italia e già docente nelle scuole della provincia di Bolzano, che tocca il cuore dei temi dibattuti nella nostra rubrica di psicologia delle relazioni e benessere educativo.

Eppure, a guardare con onestà dentro le aule scolastiche e nei luoghi di aggregazione quotidiana, la realtà dei fatti ci restituisce un’immagine profondamente diversa. Ci mostra una generazione viva e consapevole che non è affatto spenta né disinteressata, ma che sperimenta il peso soffocante di non sentirsi ascoltata da un’istituzione che sembra valutare ossessivamente la performance numerica anziché la persona. Il cuore del problema, evidenzia Domenico Michele Saldutto, risiede nel modello educativo che stiamo offrendo ai nostri figli, analizzato anche nelle dinamiche che toccano il passaggio generazionale verso il mondo produttivo affrontate nel nostro speciale su giovani, formazione e aspettative della Generazione Z.

Domenico Michele Saldutto e la denuncia contro la burocrazia dei test standardizzati

Negli ultimi anni il mondo dell’istruzione ha subito una vera e propria metamorfosi burocratica, piegata a logiche e linguaggi più vicini al politichese ministeriale che a un metodo pedagogico chiaro e condiviso. Tra griglie di valutazione rigide, la rincorsa affannosa a programmi disciplinari sterminati e l’ansia provocata da test standardizzati e prove Invalsi, la scuola italiana rischia di smarrire il fondamento originario di ogni insegnamento autentico: la relazione umana tra docente e studente.

Gli adolescenti non soffrono per la mancanza di contenuti nozionistici, che oggi possono essere reperiti in pochi clic su qualsiasi dispositivo digitale, ma per una cronica e lacerante carenza di senso in ciò che viene loro chiesto di apprendere. Pretendiamo dai giovani un ascolto incondizionato senza chiederci se noi adulti siamo ancora capaci di ascoltarli davvero; chiediamo loro di essere flessibili per affrontare un mercato del lavoro precario che spesso li demotiva, per poi costringerli in una struttura che premia la passività e punisce il minimo sbaglio come un fallimento definitivo.

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Dall’ansia da prestazione all’eredità di Don Milani per rimettere al centro lo studente

Quando una cifra apposta sul registro elettronico diventa l’unico metro di giudizio attraverso cui viene definita l’identità personale di un ragazzo, la comunità educante ha fallito la propria missione. Il disagio psicologico crescente, gli attacchi di panico e l’ansia da prestazione che paralizzano un numero impressionante di studenti, fino alla piaga dolorosa dell’abbandono scolastico, non possono più essere liquidati come semplici debolezze caratteriali ma rappresentano il grido d’allarme di un sistema in crisi, su cui riflettere anche attraverso gli approfondimenti della nostra sezione di cultura, educazione e società.

Come ammoniva già decenni fa Don Lorenzo Milani nella sua celebre esperienza di Barbiana, la scuola ha problemi strutturali gravissimi ogni volta che perde il contatto con la vita reale dei ragazzi. Rimettere gli studenti al centro significa avere il coraggio e il buonsenso di ripensare la didattica quotidiana, trasformando l’aula da un tribunale giudicante a un laboratorio di accoglienza dove ciascuno possa esplorare e far fiorire le proprie inclinazioni e i propri talenti unici.

Il valore non si misura ma si riconosce: l’appello per una scuola fondata sul pensiero critico

La scuola di cui le nuove generazioni hanno urgente bisogno deve saper educare al pensiero critico e alla cittadinanza attiva, aprendosi al dibattito aperto, all’arte, alla comprensione delle contraddizioni contemporanee e a strumenti formativi capaci di allargare gli orizzonti — come la lettura e la diffusione di progetti educativi positivi. In questo orizzonte rinnovato, l’errore scolastico non deve mai trasformarsi in una macchia indelebile sul curriculum ma rappresentare il punto di partenza irrinunciabile per una palestra di vita.

Dobbiamo cambiare radicalmente la narrazione sui nostri ragazzi, smettendo di considerarli ingranaggi di una macchina amministrativa o futuri numeri statistici. I giovani chiedono fiducia, spazio e autenticità: è tempo che le istituzioni scolastiche e le comunità locali del nostro territorio nazionale rispondano a questo appello non con una raffica di circolari burocratiche, ma con la forza dell’ascolto empatico e della vera passione educativa. Perché, come ricorda con forza il Dott. Domenico Michele Saldutto, il valore di un essere umano non si misura su una scala da uno a dieci: si riconosce.

Articolo a cura del Dott. Domenico Michele Saldutto – Riproduzione riservata

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Attualità

Legge di Bilancio alla Camera, la battaglia del sindacato SUM: quattro emendamenti per gli stipendi, le pensioni e la tutela del personale militare

Manovra di Bilancio alla Camera: il sindacato SUM presenta le richieste per i militari.

Quattro emendamenti prioritari per estendere la detassazione al 5% dei rinnovi contrattuali, blindare i fondi per i servizi operativi, tutelare la genitorialità ed eliminare il blocco sui pagamenti del TFS.

I militari e le forze dell’ordine meritano le stesse agevolazioni fiscali riconosciute agli altri lavoratori? Voi cosa ne pensate? Tutti i dettagli qui sotto 👇

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S.U.M.

Roma – L’approdo ufficiale nell’aula della Camera dei Deputati del disegno di legge di Bilancio, corredato dalla relazione tecnica e debitamente bollinato dalla Ragioneria Generale dello Stato, apre formalmente la sessione parlamentare più delicata dell’anno per i conti pubblici e per la tutela del personale in divisa, tema seguito costantemente nella nostra rubrica di economia e finanza pubblica. A scendere immediatamente in campo con un’articolata piattaforma di modifiche è il Sindacato Unico dei Militari (S.U.M.), che ha già esaminato a fondo il testo del governo per sottoporre alle forze politiche un pacchetto organico di emendamenti a tutela del potere d’acquisto e della dignità professionale delle Forze Armate.

La mobilitazione sindacale punta a colmare alcune gravi sperequazioni riscontrate tra i diversi settori del lavoro pubblico e privato, chiedendo che il percorso della manovra a Montecitorio non trascuri le specificità operative, i carichi di servizio e le prospettive previdenziali di chi garantisce la sicurezza nazionale. Una vertenza che si inserisce a pieno titolo nel confronto tra istituzioni e corpi intermedi per il buon andamento della politica governativa e parlamentare.

Quattro emendamenti prioritari: detassazione contrattuale e salvaguardia fiscale degli accessori

Le priorità d’azione definite dal Sindacato Unico dei Militari si articolano su quattro formulazioni emendative depositate a supporto dell’attività delle Commissioni competenti. La prima proposta riguarda l’articolo 6 della manovra e chiede di estendere con urgenza al personale militare non dirigente (compreso il personale delle Forze di polizia a ordinamento militare) l’aliquota agevolata al 5 per cento sugli aumenti contrattuali, misura finora limitata al solo settore privato entro la soglia reddituale di 33.000 euro, evitando un’inaccettabile discriminazione ai danni dei lavoratori dello Stato sottoposti a vincoli d’impiego permanenti.

La seconda proposta incide direttamente sull’articolo 65 del testo in materia di trattamento accessorio: il SUM chiede di evitare che i militari destinatari della defiscalizzazione di comparto ricevano un beneficio complessivo inferiore rispetto a quello concesso alla generalità dei dipendenti pubblici. La richiesta non mira a un cumulo ingiustificato, ma a consentire al lavoratore la scelta del regime fiscale annualmente più favorevole, salvaguardando il risparmio effettivo sulla base agevolabile fino a 800 euro, in piena sintonia con le tutele del nostro territorio e delle famiglie dei servitori dello Stato.

La dialettica sulle risorse finanziarie da destinare al comparto statale riflette l’importanza del rispetto delle regole costituzionali, collegandosi idealmente alle riflessioni sul funzionamento democratico già approfondite nell’analisi sulle garanzie istituzionali e l’equilibrio dei poteri pubblici.

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Fondi per i servizi operativi e garanzie sugli adeguamenti: la destinazione delle risorse all’articolo 92

Un capitolo nevralgico della battaglia sindacale tocca l’articolo 92 del ddl Bilancio, che stanzia per il Ministero della Difesa un’integrazione di circa 206 milioni di euro per ciascuno degli anni 2027 e 2028 e di 171.087.456 euro annui a decorrere dal 2029 per la valorizzazione dei servizi operativi. Il SUM chiede a gran voce che tali risorse siano espressamente vincolate al trattamento economico accessorio del personale con criteri certi e scadenze verificabili, evitando che lo stanziamento venga confuso con incrementi individuali già attribuiti o disperso in capitoli di spesa generali.

Parallelamente, la quarta proposta emendativa concentra l’attenzione sull’articolo 67 della manovra, chiedendo di delimitare con chiarezza gli effetti temporali derivanti dalla revisione dei meccanismi di adeguamento retributivo per il personale non contrattualizzato. L’introduzione della media ponderata per consistenza numerica delle categorie a partire dal 2027 deve avere esclusivo carattere prospettico, garantendo la piena salvaguardia delle spettanze pregresse maturate dal personale e il rispetto dei giudicati amministrativi già consolidati.

Per raggiungere questi obiettivi, la sigla sindacale ha formalizzato la richiesta di un incontro tecnico urgente con i parlamentari e di un’audizione ufficiale presso le Commissioni Bilancio e Difesa di Camera e Senato, mettendo a disposizione il proprio supporto di quantificazione finanziaria per individuare coperture sostenibili.

Famiglia, precariato nei Carabinieri, straordinari e previdenza: le richieste del SUM in Parlamento

Accanto ai quattro assi emendativi, il documento del Sindacato Unico dei Militari accende i riflettori su ulteriori dossier rimasti in sospeso. Sul fronte della genitorialità (articoli 57 e 59), si chiede una disciplina uniforme per l’accesso al bonus mamme lavoratrici e ai congedi parentali maggiorati, coordinando le nuove norme con gli istituti di favore del comparto Difesa. Forti perplessità vengono invece espresse sull’articolo 93 relativo agli ausiliari dell’Arma dei Carabinieri, dove il riconoscimento del 65% dello stipendio e l’esclusione dal FESI rischiano di generare nuove forme di precariato tra le giovani leve delle forze di sicurezza.

Restano infine apertissimi i fronti degli straordinari non remunerati svolti dal personale delle Forze Armate (articoli 98 e 99), per i quali si sollecita una ricognizione rigorosa dei crediti maturati, e della previdenza dedicata prevista dalla legge 234/2021, ancora priva dei decreti attuativi necessari per garantire una pensione equa a chi va in congedo. Il sindacato sollecita infine una forte accelerazione sull’articolo 50 per superare il differimento del TFS (trattamento di fine servizio), giudicato illegittimo anche dalla Corte Costituzionale.

La determinazione del SUM risuona con forza all’avvio della sessione di bilancio con il motto identitario «Cogito Ergo S.U.M. – Scegli. Scegli bene. Scegli il S.U.M.!», riaffermando il primato della rappresentanza sindacale autonoma a presidio dei diritti costituzionali delle donne e degli uomini con le stellette.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Esteri

Crisi istituzionale in Polonia, l’analisi di Meritocrazia Italia: l’equilibrio dei poteri dello Stato è una sfida che riguarda tutta l’Europa

Crisi istituzionale in Polonia: il monito di Meritocrazia Italia all’Europa.

Il duro scontro sul Tribunale costituzionale a Varsavia impone una riflessione urgente sulla separazione dei poteri dello Stato e sulla necessità di superare la contrapposizione perenne.

Il potere è una funzione temporanea al servizio dei cittadini, non uno strumento di consenso. Voi cosa ne pensate? Tutti i dettagli qui sotto 👇

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Crisi in Polonia

Roma – Le crescenti frizioni che attraversano l’Europa orientale e scuotono le fondamenta dell’ordinamento democratico di Varsavia tornano a interrogare la coscienza giuridica e politica dell’intero continente, richiamando l’attenzione della nostra sezione dedicata alla politica internazionale e alle riforme istituzionali. Il durissimo braccio di ferro in corso tra il Governo e la Presidenza della Repubblica sulla gestione e sulla composizione del Tribunale costituzionale polacco rappresenta un campanello d’allarme che travalica i confini nazionali, offrendo lo spunto per una riflessione di principio promossa dal movimento civico nazionale Meritocrazia Italia.

Al centro della contesa c’è il nodo cruciale della separazione dei poteri, cardine irrinunciabile dello Stato di diritto moderno fin dalle teorizzazioni illuministiche di Montesquieu. In un contesto geopolitico segnato da tensioni crescenti, la salvaguardia della democrazia liberale impone il mantenimento di un delicato equilibrio tra potere esecutivo, legislativo e giudiziario, evitando che la legittima volontà politica della maggioranza parlamentare si trasformi in una subordinazione della magistratura o in un’erosione degli organi di garanzia costituzionale.

Il conflitto a Varsavia e la tenuta dello Stato di diritto nel quadro dell’Unione Europea

Secondo la disamina diffusa dalla presidenza di Meritocrazia Italia, le vicende polacche devono essere interpretate come una lezione universale che riguarda da vicino tutti i Paesi dell’Unione Europea. «Le vicende che in queste ore stanno interessando la Polonia, con il duro scontro tra il Governo e la Presidenza della Repubblica sulla gestione del Tribunale costituzionale, offrono l’occasione per una riflessione che va ben oltre i confini nazionali», sottolinea il documento, evidenziando come al centro del dibattito vi sia la tenuta stessa della fiducia dei cittadini nelle istituzioni democratiche comunitarie.

La posta in gioco tocca i principi fondamentali della convivenza civile: «Al centro c’è una questione essenziale per tutte le democrazie occidentali: l’equilibrio tra i poteri dello Stato, la loro reciproca autonomia e la contestuale necessità di garantire adeguati strumenti di controllo e responsabilità». L’intervento si inserisce in un impegno costante del movimento sui grandi temi civili ed educativi, confermando l’approccio costruttivo già emerso nelle proposte di Meritocrazia Italia per i programmi scolastici e l’educazione civica delle nuove generazioni.

La degenerazione del confronto istituzionale in una guerra di logoramento rischia infatti di paralizzare l’amministrazione della giustizia e di minare la certezza del diritto, elementi indispensabili per la coesione sociale e per lo sviluppo del nostro territorio e della comunità nazionale. Quando i tribunali supremi diventano terreno di scontro ideologico, a perdere è l’intero sistema delle garanzie democratiche.

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Superare la logica della contrapposizione perenne: autonomia e rispetto reciproco delle funzioni

La riflessione di Meritocrazia Italia individua con lucidità la radice del problema, indicando la necessità inderogabile di un profondo rinnovamento della cultura politica e costituzionale: «È indispensabile superare una concezione della politica fondata sulla contrapposizione permanente tra poteri e sull’idea errata che ogni riforma legislativa debba necessariamente tradursi nella vittoria trionfale di una parte e nella sconfitta umiliante dell’altra».

La dialettica istituzionale non può essere ridotta a una contesa tra vincitori e vinti: «Il problema primario non è stabilire quale potere dello Stato debba prevalere sull’altro, ma garantire che ciascuno possa esercitare le proprie funzioni sovrane senza invadere quelle altrui e senza sottrarsi alle responsabilità etiche e giuridiche che gli competono». Un principio che tocca le corde più profonde della cultura civile e giuridica, richiamando l’esigenza di arginare sia le tentazioni autoritarie degli esecutivi, sia i rischi di supplenza giudiziaria della magistratura.

La vera forza di una democrazia matura risiede nella capacità degli organi costituzionali di operare in una logica di pesi e contrappesi armonici (checks and balances). Solo attraverso il reciproco rispetto dei confini tracciati dalle Carte costituzionali è possibile preservare l’indipendenza dei giudici garantendo al contempo la piena efficacia dell’azione di governo nell’interesse pubblico.

La qualità della classe dirigente: competenza, senso del limite e funzione del potere pubblico

A giudizio del movimento civico, la soluzione a queste cicliche crisi istituzionali non risiede soltanto nelle norme tecniche o nelle riforme procedurali, ma richiede un salto di qualità etico e morale di chi è chiamato a guidare le istituzioni. «Questo richiede anche una diversa e più elevata qualità della classe dirigente», afferma con chiarezza la nota di Meritocrazia Italia, delineando il profilo ideale dell’uomo di Stato moderno.

I requisiti richiesti sono chiari e non negoziabili: «Servono competenza tecnica, senso del limite, costante capacità di confronto democratico e la consapevolezza matura che il potere è una funzione temporanea da esercitare nell’esclusivo interesse della collettività, non uno strumento di affermazione personale o di conservazione del consenso elettorale a breve termine». Un richiamo al valore del merito, dell’onore e della sobrietà che deve guidare tanto i decisori politici quanto i magistrati.

Il monito che giunge da Varsavia attraverso l’analisi di Meritocrazia Italia suona dunque come un invito per tutta l’Europa: difendere la democrazia significa coltivare la responsabilità istituzionale, anteponendo il bene comune della Repubblica e dei popoli a qualsiasi convenienza di parte.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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