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Premio Rita Levi-Montalcini: l’eccellenza e la cultura di Angela Kosta trionfano a Roma

Quando la cultura abbatte i muri e costruisce preziosi ponti tra i popoli! Nel 40° anniversario dello storico Nobel alla grandissima scienziata italiana, si è svolto a Roma il prestigioso congresso “L’Eccellenza è Donna”. Il momento più emozionante è stata la consegna del “Premio alla Carriera e alla Cultura Rita Levi-Montalcini” alla dottoressa Angela Kosta, scrittrice, traduttrice e infaticabile promotrice culturale internazionale. Albanese di origine e italiana d’adozione, è stata premiata direttamente dalla nipote della scienziata, Piera Levi-Montalcini, per il suo straordinario lavoro nel favorire il dialogo letterario tra nazioni diverse. “Lo ricevo con onore, come italo-albanese e soprattutto come donna. Nel mio piccolo, dico solo grazie”, ha dichiarato emozionata dal palco. Leggi i dettagli del premio nel nostro approfondimento 👇

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Premio Rita Levi-Montalcini ad Angela Kosta

Roma – Esistono figure professionali rare e preziose che dedicano l’intera loro esistenza a costruire delicati, complessi ma indistruttibili ponti invisibili tra nazioni, lingue e tradizioni apparentemente lontanissime. In un momento storico internazionale tristemente segnato da pericolosi muri e incomprensioni geopolitiche, celebrare chi usa la forza gentile della parola per unire i popoli assume un valore etico straordinario. E proprio nel nome della condivisione dei saperi si è svolto, lo scorso 18 settembre, l’attesissimo e prestigioso congresso nazionale intitolato emblematicamente “L’Eccellenza è Donna”, un vertice culturale organizzato per onorare e perpetuare la memoria della più grande scienziata italiana di tutti i tempi.
Il momento più alto e toccante dell’intera manifestazione si è registrato quando, in un’atmosfera carica di sincera emozione, i riflettori si sono accesi per conferire il prestigiosissimo Premio Rita Levi-Montalcini alla Carriera e alla Cultura alla dottoressa Angela Kosta, una delle più note, stimate e infaticabili promotrici culturali e letterarie a livello internazionale. Un riconoscimento che non premia soltanto un singolo lavoro editoriale, ma che abbraccia e santifica un’intera vita spesa al totale e incondizionato servizio della diffusione globale dell’arte contemporanea.

Il trionfo a “L’Eccellenza è Donna”: la motivazione del Premio

Il premio è stato accompagnato dalla lettura di una motivazione ufficiale formidabile, che fotografa alla perfezione il peso specifico dell’intellettuale premiata. Il riconoscimento è stato formalmente assegnato ad Angela Kosta per “il suo costante, infaticabile e prezioso impegno nella diffusione capillare della cultura, della letteratura e della conoscenza globale, attraverso un’opera intellettuale capace di superare in scioltezza e maestria i rigidi confini geografici, linguistici e culturali”.
La giuria ha voluto sottolineare a chiare lettere la sua straordinaria abilità nel “fare della parola scritta e tradotta uno strumento di incontro e di dialogo pacifico tra popoli, valorizzando appieno la ricchezza delle diverse identità e favorendo la circolazione delle idee, degli autori e dei saperi nel vasto panorama culturale internazionale”. Questo premio, peraltro, assume una valenza simbolica e storica ancor più potente, cadendo esattamente nell’anno in cui si celebra con fierezza il quarantesimo anniversario dello storico conferimento del Premio Nobel per la Medicina (1986) alla compianta e inarrivabile scienziata torinese. Un filo rosso indissolubile che lega, a distanza di decenni, l’eccellenza scientifica a quella prettamente umanistica.

L’eredità di Levi-Montalcini: l’incontro tra generazioni femminili

A rendere la cerimonia di premiazione ancora più intima, suggestiva e storicamente rilevante è stata la presenza fisica dei diretti discendenti della scienziata. A consegnare materialmente la preziosa targa nelle mani di Angela Kosta è stata infatti la dottoressa Piera Levi-Montalcini (l’amata nipote di Rita e attuale Presidente della Rita Levi-Montalcini Foundation), affiancata per l’occasione dalla dottoressa Claudia Geromel Levi-Montalcini (bisnipote della ricercatrice e Vicepresidente della Fondazione).
Questo delicatissimo passaggio di consegne tra generazioni di donne straordinarie ha certificato in modo inequivocabile quanto il nome e l’eredità spirituale di Rita Levi-Montalcini continuino a conferire a questi eventi un peso specifico di valore inestimabile. La celebre neurobiologa, oltre al suo indiscusso genio accademico, ha rappresentato per l’intero Novecento un modello granitico di dedizione assoluta alla ricerca e di strenua valorizzazione del talento femminile in un mondo storicamente declinato al maschile. Valori che la premiata incarna perfettamente nel campo umanistico.

L’orgoglio italo-albanese e la missione intellettuale di Angela Kosta

Il premio va a incastonarsi in una carriera lunga, complessa e densissima di successi. Albanese di origine ma orgogliosamente italiana d’adozione (vive, studia e lavora nel nostro Paese da ben 31 anni), Angela Kosta ha costruito con sacrificio e ostinazione un percorso letterario monumentale rivolto al dialogo linguistico. La sua fervente attività spazia dalla scrittura giornalistica alla direzione di influenti riviste culturali, passando per la complessa cura di antologie poetiche fino ad arrivare alle delicate traduzioni di autori internazionali contemporanei.
Salita sul palco per ricevere il meritato tributo, la scrittrice e promotrice ha deciso di abbandonare i formalismi accademici per affidarsi a un discorso tanto breve quanto straordinariamente denso di emozione e umiltà. “È un onore immenso per me essere qui oggi e ricevere questo meraviglioso premio, non solo come albanese, ma anche come italiana”, ha dichiarato con la voce velata di commozione. “Ma lo è soprattutto come Donna, considerando che Rita Levi-Montalcini ha avuto sempre, costantemente e fieramente, le donne al centro dei suoi grandiosi progetti, delle sue inestimabili ricerche, dei suoi laboratori all’avanguardia e dei suoi testi illuminanti”. Il suo discorso si è chiuso con un ringraziamento che racchiude tutta l’essenza del vero intellettuale, che non si vanta mai dei propri traguardi ma si sente sempre partecipe di un disegno più grande: “Perciò, nel mio piccolo, dico solo: Grazie”. Un grande applauso a chi lavora per unire il mondo.

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Rinascita dell’Appennino: a Roma la storica presentazione dell’Osservatorio dei Monti della Laga

La salvezza dei meravigliosi borghi dell’Appennino colpiti dal sisma e dallo spopolamento passa (anche) attraverso la voce di chi si ostina coraggiosamente a viverci! Lunedì 28 settembre (ore 15:00), presso la storica Villa Celimontana a Roma, verrà presentato ufficialmente il rivoluzionario “Osservatorio di Prossimità dei Monti della Laga”. Promosso dall’associazione “Borghi e Sentieri della Laga OdV” e dalla Società Geografica Italiana, il progetto nasce con l’obiettivo titanico di mappare le necessità, le tradizioni e le enormi potenzialità inespresse di ben 110 minuscoli e affascinanti insediamenti rurali a cavallo tra Abruzzo, Lazio e Marche. Un’iniziativa di cartografia sociale talmente brillante e innovativa da essere stata inserita nel prestigioso Rapporto ASviS per l’Agenda 2030 dell’Onu. “Vogliamo trasformare l’isolamento in un punto di forza e aiutare le istituzioni a gestire meglio la ricostruzione post-terremoto”, spiegano gli organizzatori. Leggi tutti i dettagli del progetto e le voci dei protagonisti nel nostro articolo 👇

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Locandina 28 settembre evento Roma

Roma – Salvare i piccoli borghi montani dell’Italia centrale dall’oblio silenzioso dello spopolamento e dalle ferite ancora drammaticamente aperte del terribile sisma, non è soltanto una sfida ingegneristica o architettonica, ma una vera e propria missione di civiltà e di resistenza culturale. Proprio per dare finalmente una voce forte, autorevole e istituzionale alle fragili e coraggiose comunità residenti, trasformando le loro aspre necessità quotidiane in dati scientifici e progetti concreti per lo sviluppo futuro, la Capitale si appresta a ospitare un evento di fondamentale importanza strategica per tutto l’Appennino.
Nella giornata di lunedì 28 settembre 2026, a partire dalle ore 15:00, la splendida e prestigiosa Sala Convegni “Giuseppe Dalla Vedova” del Palazzetto Mattei in Villa Celimontana (sede ufficiale della storica Società Geografica Italiana), farà da prestigiosa e solenne cornice alla presentazione ufficiale de “L’Osservatorio di Prossimità dei Monti della Laga”. Si tratta di un progetto rivoluzionario, uno strumento innovativo e modernissimo di automonitoraggio e cartografia sociale, concepito e sviluppato per mappare minuziosamente sul campo i bisogni primari, le risorse inespresse e le antiche tradizioni delle comunità resilienti che ostinatamente rifiutano di abbandonare le proprie radici.

Mappare il futuro dei borghi rurali: la sfida contro lo spopolamento

Questa lodevole e complessa iniziativa territoriale non nasce per caso, ma ha preso forma ed energia in seno alle seguitissime e apprezzate edizioni del “Festival Culturale dei Borghi Rurali della Laga”, ed è orgogliosamente promossa dall’instancabile associazione “Borghi e Sentieri della Laga ODV” in strettissima e fattiva collaborazione con la già citata Società Geografica Italiana.
Il raggio d’azione dell’Osservatorio è vastissimo e titanico: l’obiettivo primario è quello di rilevare, analizzare e studiare scientificamente nel tempo la lentissima evoluzione di ben 110 piccoli (e spesso sconosciuti) insediamenti rurali di meravigliosa impronta medievale. Stiamo parlando di veri e propri gioielli architettonici incastonati in un vasto, aspro e meraviglioso territorio montano amministrato da diciassette Comuni appartenenti a tre diverse Regioni d’Italia (Abruzzo, Lazio e Marche). Un’area geografica purtroppo pesantemente e storicamente condizionata dallo spopolamento demografico, dalla carenza cronica di infrastrutture e dal conseguente, desolante abbandono. L’Osservatorio si propone quindi, proprio nel delicatissimo e cruciale periodo burocratico della ricostruzione post-terremoto, di convertire i freddi dati statistici grezzi in una vera e propria “conoscenza operativa”. L’intento è quello di supportare e indirizzare dal basso le future decisioni politiche ed economiche, rendendole finalmente più umane e consapevoli, attraverso la co-creazione di una preziosa “mappa partecipata” in grado di far emergere chirurgicamente le gravi criticità, ma soprattutto le infinite e inesplorate opportunità di sviluppo economico offerte dallo straordinario patrimonio immateriale esistente.

La scienza al servizio del territorio: il riconoscimento dell’Onu

In questa titanica e nobile impresa, la Società Geografica Italiana ha voluto fortemente assumere un ruolo attivo e di primissimo piano, fungendo da indispensabile supporto scientifico, culturale e sociale per le comunità coinvolte nei terribili terremoti del Centro Italia, concentrando tutte le proprie energie sulla rigorosa salvaguardia dell’identità territoriale. Il delicatissimo coordinamento scientifico dell’intero progetto e la meticolosa stesura dei report finali sono stati affidati alle sapienti mani di un preparatissimo team di brillanti ricercatrici, composto da Annalisa Spalazzi, Sara Carallo, Francesca Impei e Francesca Sabatini.
Il valore immenso, strategico e metodologico di questo innovativo modello di mappatura partecipata non è certamente passato inosservato, tanto da essere stato già solennemente e ufficialmente sancito persino a livello istituzionale nazionale. La virtuosa esperienza della “Rete Territoriale delle Comunità della Laga”, infatti, è stata formalmente inclusa all’interno del prestigioso Rapporto Buone Pratiche redatto dall’ASviS (L’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile). Un riconoscimento che la consacra come un’azione locale di assoluta d’eccellenza, fondamentale per il raggiungimento di ben tre ambiziosi obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dettati dalla rigorosa Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

“Non solo numeri, ma un presidio umano”: le voci dei protagonisti

A sottolineare con forza e orgoglio l’alto valore metodologico e umano del progetto è intervenuto direttamente il Professor Claudio Cerreti, Presidente della Società Geografica Italiana. «Quella che presentiamo oggi a Roma non è una banale e semplice indagine statistica da chiudere in un cassetto, ma un vero e proprio presidio umano e scientifico attivo sul territorio», ha dichiarato con fermezza il professore. «La geografia di prossimità rimette finalmente al centro le persone in carne ed ossa e il loro spazio vissuto quotidianamente. Questa collaborazione continuativa dimostra concretamente come la pura ricerca accademica possa farsi felicemente “militante” e mettersi totalmente al servizio dello sviluppo sostenibile dei territori più isolati e fragili del nostro Appennino».
Dello stesso e appassionato avviso è Roberto Gualandri, vulcanico Presidente di “Borghi e Sentieri della Laga OdV”, che ha illustrato la vera anima dell’iniziativa. «Il nostro sogno è trasformare l’isolamento geografico in un formidabile punto di forza», ha spiegato con emozione Gualandri. «Raccogliere costantemente le voci dei residenti significa infatti riconoscere e sostenere apertamente la partecipazione civica, offrendo alle istituzioni politiche e ai pianificatori degli strumenti reali e affidabili per contribuire a orientare le difficili e complesse sfide che abbiamo di fronte, strettamente legate ai grandi programmi di ricostruzione». Un appuntamento imperdibile per chi ama la montagna italiana, che potrà essere seguito anche in diretta streaming sulla pagina Facebook dell’associazione.

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“I suoi grandi occhi erano il cielo”: la voce delle donne afghane incanta il Castello di Calendasco

A cinque lunghi anni dal tragico ritorno al potere dei Talebani, l’Italia non dimentica il dramma infinito del popolo afghano! Il magnifico Castello di Calendasco ha ospitato un evento di straordinaria intensità emotiva all’interno del “Festival Transitare”, interamente dedicato ai diritti negati alle donne in Afghanistan. Titolo dell’incontro: “I suoi grandi occhi erano il cielo”. Il pubblico ha ascoltato in religioso silenzio i versi struggenti della poetessa e giornalista Shamim Frotan, che ha usato la forza evocativa della poesia per denunciare le privazioni, la violenza e il dolore delle donne rimaste senza voce sotto il regime integralista. Subito dopo, l’attivista per i diritti umani Fatima Haydari (fondatrice dell’associazione Alefba) ha lanciato un forte grido d’allarme sulle persecuzioni della minoranza Hazara e sulla vitale necessità di garantire l’istruzione scolastica alle ragazze, a cui oggi è vietato studiare. L’evento si è poi concluso con un aperitivo solidale a base di cibi tipici. Leggi il resoconto completo della serata nel nostro articolo 👇

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Locandina evento Calendasco

Calendasco (Piacenza) – In un mondo che corre veloce, dove l’attenzione mediatica internazionale si accende fiammante per pochi giorni per poi spegnersi miseramente nell’oblio e nell’indifferenza generale, mantenere viva e pulsante la memoria delle tragedie umane dimenticate è un imperativo morale assoluto. Sono trascorsi ormai cinque, lunghissimi e bui anni da quel tragico agosto in cui i Talebani si sono ripresi con la forza le strade di Kabul, facendo precipitare l’intero Afghanistan in un nuovo, drammatico Medioevo oscurantista in cui i diritti fondamentali sono stati brutalmente cancellati con un colpo di spugna.
Per non dimenticare il dramma quotidiano vissuto da chi è rimasto intrappolato in quell’incubo (e da chi è stato costretto alla fuga), il magnifico Castello di Calendasco ha aperto le sue storiche porte sabato 19 settembre 2026. All’interno della prestigiosa e variegata cornice culturale del Festival Transitare, a partire dalle ore 16:30, è andato in scena un incontro di straordinaria intensità emotiva intitolato poeticamente «I suoi grandi occhi erano il cielo». Un pomeriggio interamente ed esclusivamente dedicato all’Afghanistan, con un focus preciso, tagliente e doveroso sulla condizione disperata delle donne e delle fasce più vulnerabili ed emarginate della società afghana, private della loro stessa dignità di esseri umani.

I versi di Shamim Frotan: la poesia come arma di resistenza

Il toccante programma della giornata ha scelto di non affidarsi ai freddi e asettici report di geopolitica, ma di dare direttamente e fisicamente spazio alla voce, alla poesia e alle testimonianze viventi e pulsanti di due donne afghane coraggiose e straordinarie: la poetessa e giornalista Shamim Frotan, e la nota attivista per i diritti umani Fatima Haydari.
Il momento più intimo e commovente dell’intero pomeriggio è stato senza dubbio il reading letterario curato da Shamim Frotan. Davanti a un pubblico rapito e silenzioso, la giornalista ha letto e interpretato una selezione di sue poesie inedite e struggenti, liriche interamente dedicate all’essenza della donna, al dolore insormontabile e alla sofferenza femminile nascosta sotto i pesanti burqa. Attraverso la magia e la potenza evocativa dei versi, la Frotan ha raccontato senza filtri le esperienze difficili, traumatiche e dolorose vissute sulla propria pelle dalle donne afghane in patria. Le sue parole, cariche di una bellezza tragica, hanno letteralmente ridato voce all’angoscia della solitudine, al peso insopportabile delle innumerevoli privazioni, alle ferite invisibili dell’anima e alle difficoltà estreme di una vita segnata dalla guerra infinita, dalle feroci discriminazioni e dalle aberranti limitazioni imposte dal regime integralista. Nelle sue mani, la poesia si è trasformata nella più pacifica ma potente arma di resistenza culturale.

Il dramma degli Hazara e l’impegno sociale dell’attivista Haydari

L’arte poetica ha svolto così la sua funzione più alta e nobile: non si è limitata a raccontare un’esperienza puramente personale e autobiografica, ma si è fatta megafono universale per le urla silenziose di tutte quelle madri, mogli e figlie afghane rimaste tragicamente senza voce, rinchiuse a forza tra le mura domestiche.
Nel corso dell’intensissimo incontro, però, il dibattito si è allargato per abbracciare a tutto tondo la complessa realtà del Paese asiatico, affrontando di petto e con grandissimo coraggio temi scomodi e sanguinosi come la drammatica e pericolosa situazione delle minoranze etniche in Afghanistan. Un focus particolare è stato giustamente dedicato all’escalation di violenza inaudita, ai massacri e alle sistematiche persecuzioni subite quotidianamente dalla pacifica comunità hazara, storicamente bersaglio di omicidi mirati e attentati che hanno colpito con ferocia i gruppi più indifesi della società. Crimini contro l’umanità che troppo spesso, purtroppo, passano sotto totale silenzio nei telegiornali occidentali.

Il diritto negato allo studio e il ponte culturale dell’Associazione Alefba

La seconda parte dell’evento ha visto salire in cattedra Fatima Haydari, instancabile e coraggiosa attivista nonché fondatrice dell’associazione Alefba, che ha intessuto un dialogo diretto, serrato e illuminante con il pubblico presente nel Castello. La sua testimonianza cruda e reale ha riportato prepotentemente l’attenzione internazionale sulla questione vitale e dirimente dell’istruzione femminile.
Per le ragazze afghane, a cui oggi è severamente e assurdamente vietato frequentare le scuole superiori e le università, poter studiare e formarsi significa letteralmente sopravvivere, l’unica e ultima scialuppa di salvataggio per provare a sperare di costruire un futuro dignitoso e indipendente. L’associazione Alefba rappresenta in questo senso un’incredibile esperienza concreta e operativa di impegno sul campo a favore delle donne, promuovendo iniziative educative e di sostegno a distanza che sfidano l’oscurantismo dei Talebani. L’incontro piacentino, fondendo magistralmente poesia, testimonianza diretta, rispetto dei diritti umani e divulgazione culturale, ha offerto al pubblico italiano un rarissimo e prezioso spazio di conoscenza vera e senza filtri. E per concludere la serata celebrando l’unione tra i popoli, ai partecipanti è stato offerto un delizioso aperitivo a base di cibi tradizionali afghani, trasformando la gastronomia nell’ultimo e bellissimo ponte culturale tra l’Italia e l’Asia Centrale.

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La magia del Teatro Verde di Roma: al via la stagione numero quarantuno dedicata ai bambini

Allontaniamo per un attimo i bambini dai freddi schermi di smartphone e tablet, e torniamo a farli sognare con la magia di burattini e ombre cinesi! Apre i battenti sabato 26 settembre a Roma la gloriosa 41ª stagione del Teatro Verde interamente dedicata al “Teatro Ragazzi” e alle famiglie. Diretta dall’appassionata Veronica Olmi, la rassegna proporrà in cartellone da oggi fino a maggio la bellezza di 40 spettacoli mozzafiato, tutti in scena alle ore 17. Dai racconti classici come “La bella addormentata” e “La fattoria degli animali”, si passerà a una ricchissima maratona sotto le feste natalizie (con il mitico Grinch e le opere di Gianni Rodari), fino alle collaborazioni artistiche internazionali con compagnie teatrali francesi e sudafricane. Gran finale a maggio con una deliziosa fiaba arricchita dalle spettacolari scenografie del grande maestro Emanuele Luzzati. Scopri tutti i titoli degli spettacoli in programma nel nostro approfondimento 👇

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41ª stagione di Teatro Ragazzi

Roma – Nell’era della distrazione digitale compulsiva, in cui i più piccoli vengono troppo spesso e comodamente “parcheggiati” davanti ai freddi schermi luminosi di smartphone e tablet, l’odore avvolgente del legno del palcoscenico e il brusio del pubblico che si zittisce prima dell’apertura del sipario rappresentano un inestimabile atto di resistenza culturale. Proprio per mantenere viva e pulsante la fiamma dell’immaginazione infantile, la storica e gloriosa istituzione romana del Teatro Verde si prepara ad accendere nuovamente i riflettori, inaugurando con malcelato e genuino entusiasmo la sua strabiliante quarantunesima stagione consecutiva interamente dedicata al meraviglioso e delicato mondo del Teatro Ragazzi.
La grandiosa Rassegna Nazionale “Oltre la scena” (che nel corso dei decenni ha saputo meritarsi la prestigiosissima Targa d’Argento conferita direttamente dalla Presidenza della Repubblica Italiana) aprirà solennemente i battenti sabato 26 settembre con un classico immortale della letteratura: “La bella addormentata”. Sotto l’attenta, appassionata e lungimirante direzione artistica di Veronica Olmi, il cartellone capitolino proporrà ininterrottamente, da oggi fino al mese di maggio del prossimo anno, una strepitosa maratona di oltre quaranta spettacoli. Un’offerta culturale vastissima e variegata, rivolta a bambini, ragazzi, famiglie e scuole del territorio, capace di fondere abilmente sul palco la recitazione classica del teatro d’attore con l’antica arte dei burattini, il fascino misterioso delle ombre cinesi, i grandi pupazzi animati, la musica suonata dal vivo e l’intramontabile e raffinato teatro di figura.

Il respiro internazionale e la maratona delle feste natalizie

Le prime battute della stagione teatrale dimostrano immediatamente l’incredibile respiro internazionale e qualitativo delle produzioni in campo. Tra i primi, attesissimi appuntamenti fissati per il 3 e 4 ottobre spicca il grande ritorno in scena di “Opera Buffa”, presentata in un nuovissimo allestimento scenografico completamente ripensato, che subito dopo le date romane preparerà i bagagli per partire in un’incredibile e prestigiosa tournée africana, toccando palcoscenici in Sudafrica, Lesotho e Namibia.
L’autunno sarà poi scaldato da produzioni di altissimo spessore come “La fattoria degli animali” (portata in scena dal Collettivo Teatrale Bertolt Brecht) e dalle atmosfere sognanti di “Ouverture des Saponettes” dell’acclamato Michele Cafaggi. Ma è in occasione del periodo delle feste che il Teatro Verde sprigionerà tutta la sua magia aggregativa. Dall’1 dicembre fino al 6 gennaio andrà infatti in scena un’intensissima e ricchissima programmazione natalizia pensata per incantare le famiglie, con titoli irresistibili come “Il custode del Natale”, “L’avventura della Freccia Azzurra” (il commovente capolavoro del maestro Gianni Rodari), “Il Grinch”, “Babbo Natale va in pensione”, “Il pifferaio di Hamelin” e “La libreria fantastica”. (Ricordiamo, a tal proposito, che tutti gli spettacoli in programma per l’intera stagione andranno in scena al comodissimo orario delle ore 17:00).

Fiabe e mito: dalle visioni tolkieniane alle alleanze francesi

La seconda, appassionante parte della lunga e ricca stagione teatrale si immergerà totalmente nelle radici profonde delle fiabe archetipiche, della mitologia greca e della grande letteratura mondiale. I ragazzi in platea verranno trasportati in epoche e mondi lontanissimi attraverso le rappresentazioni di “Zeus e il fuoco degli dei”, “L’ultimo cacciatore di draghi” (un dichiarato e avvincente omaggio all’universo fantasy di J.R.R. Tolkien), fino ai grandi classici rivisitati come “I meravigliosi viaggi di Gulliver”, “Odissea per giovani eroi” e la delicata trasposizione scenica de “Il Piccolo Principe”.
Dal 20 al 24 marzo il respiro del palcoscenico si farà nuovamente continentale con “In fondo al mare”, un’imponente e bellissima coproduzione artistica italo-francese che vedrà il Teatro Verde collaborare strettamente con la compagnia “Histoire d’Eux” della città di Nancy. Subito dopo, nei primi giorni di aprile (dal 3 al 6), salirà in cattedra la nostalgia con una nuovissima e attualizzata versione de “La maga dei sogni”, uno dei testi storicamente più cari, amati e premiati della celebre compagnia teatrale (insignito anni fa della preziosa Menzione per la drammaturgia al rinomato Premio Stregagatto-ETI).

Il trionfo di Luzzati e le tantissime iniziative per le scuole

Il cartellone di primavera si conferma altrettanto florido e denso di eventi da non perdere. Dal 15 al 19 aprile la struttura ospiterà le magiche atmosfere di “Immagina – Festival Internazionale di Teatro di Figura di Roma”, un evento giunto alla sua solida settima edizione che calamiterà nella Capitale prestigiose compagnie teatrali da tutta Italia e dall’estero. Dopo aver sognato con “L’usignolo” a inizio maggio, il gran finale della quarantunesima stagione sarà affidato, dal 9 al 14 maggio, alla messa in scena della fiaba di “Hansel e Gretel, la strada nel bosco”. Quest’ultima rappresentazione rappresenterà una vera delizia visiva per grandi e piccini, potendo vantare per l’occasione scenografie da urlo, costumi e burattini nati dal genio creativo dell’indimenticabile maestro Emanuele Luzzati.
Oltre all’imponente cartellone degli spettacoli domenicali, la vitalità dell’istituzione (fortemente e doverosamente sostenuta dal Ministero della Cultura, dalla Regione Lazio, dal Municipio Roma XII e dalla Fondazione Roma) proseguirà ininterrottamente sul territorio con una miriade di utilissime e formative attività collaterali: la Scuola di Teatro, gli affollatissimi laboratori didattici per giovanissimi, l’innovativo “Teatro a Motore”, le fondamentali attività pedagogiche all’interno degli istituti scolastici, e le iniziative itineranti del Teatrino dei Burattini e del Cantastorie. Perché un bambino che impara ad amare il teatro oggi, sarà indubbiamente un cittadino più libero e consapevole domani.

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