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Pescara, i Docenti per Gaza Abruzzo aprono il dibattito giuridico sulle ordinanze cautelari del caso Hannoun

🚨 CASO HANNOUN: IL DIBATTITO GIURIDICO A PESCARA! Domani, giovedì 9 luglio alle ore 18:30, la Fondazione Fornace Caravaggio ospita l’incontro promosso dai “Docenti per Gaza Abruzzo” sul procedimento penale contro il presidente dell’Associazione Palestinesi in Italia e altri 8 attivisti. Con l’avvocata Marina Prosperi e il dottor Dawod Ahmed per fare luce sull’uso delle fonti d’intelligence nei processi e sulla conferma del carcere decisa dal Tribunale di Genova. I dettagli 👇#pescara #docentipergaza #mohammadhannoun #marinaprosperi #dawodahmed #tribunalegenova #cassazione #giustizia #cronacaabruzzo #pagineutili

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Locandina Evento

L’incontro alla fondazione fornace Caravaggio con l’avvocata Marina Prosperi e le testimonianze dei Giovani Palestinesi

Pescara – Una profonda, complessa e articolata riflessione accademica e civile incentrata sulla tenuta dello Stato di diritto, sulle evoluzioni della procedura penale in Italia e sui crescenti tentativi istituzionali di criminalizzazione del dissenso politico e della solidarietà umanitaria internazionale si appresta a richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica abruzzese. Il coordinamento territoriale dei Docenti per Gaza Abruzzo ha invitato formalmente la cittadinanza, i giuristi e i rappresentanti dei corpi intermedi a prendere parte attiva a un convegno di stringente attualità giuridica e costituzionale. L’incontro, in programma nella serata di domani, giovedì nove luglio duemila ventisei, a partire dalle ore diciotto e trenta presso i locali della Fondazione Fornace Caravaggio Ente del Terzo Settore in Via Caravaggio numero centoventisette a Pescara, si focalizzerà sulle tappe del procedimento penale che vede coinvolto Mohammad Hannoun, stimato presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia, insieme ad altri otto attivisti della medesima rete di cooperazione.
La vicenda giudiziaria, caratterizzata da una straordinaria complessità sul piano dei diritti fondamentali dell’individuo, ha registrato recentemente un passaggio di rilievo cronachistico. A seguito dell’arresto dei nove cittadini palestinesi, eseguito dalle forze dell’ordine lo scorso ventisette dicembre con la pesante accusa di presunto finanziamento al terrorismo internazionale tramite i canali delle associazioni benefiche, il collegio difensivo dei legali aveva ottenuto un primo successo davanti ai giudici della Suprema Corte di Cassazione a Roma.

I rilievi della Suprema Corte di Cassazione e la nuova decisione del tribunale del riesame di Genova

In quella sede di legittimità, i magistrati della Cassazione avevano pronunciato l’annullamento con rinvio dell’ordinanza repressiva originaria, sollecitando formalmente un esame estremamente rigoroso e analitico dell’intero impianto probatorio formulato dagli inquirenti. I giudici del palazzaccio avevano contestato apertamente l’uso acritico delle cosiddette fonti aperte giornalistiche e delle sole informative confidenziali prodotte dagli apparati d’intelligence, giudicate insufficienti per giustificare la privazione della libertà personale dei cooperanti. Nonostante i severi rilievi espressi dalla Cassazione, lo scorso diciannove giugno il Tribunale del Riesame di Genova ha emesso un nuovo provvedimento, confermando la custodia cautelare in carcere per Mohammad Hannoun, Riyad Albustanji, Yaser Elasaly e Raed Dawoud, una decisione restrittiva contro la quale lo staff degli avvocati difensori ha già annunciato la presentazione di un imminente e nuovo ricorso per ottenere un definitivo pronunciamento di annullamento.
Il tavolo di discussione allestito a Pescara dai Docenti per Gaza si propone di sviscerare le pesanti implicazioni costituzionali e civili che questa vicenda solleva sul piano delle libertà di associazione, avvalendosi di due contributi professionali di altissimo livello scientifico. L’apertura del dibattito sarà affidata alla relazione del dottor Dawod Ahmed, stimato medico e membro attivo del movimento dei Giovani Palestinesi di Bologna, il quale offrirà una testimonianza diretta e supportata dall’esame di casi emblematici europei sulla sistematica repressione amministrativa e penale che colpisce le reti di solidarietà e di raccolta fondi destinate all’assistenza del popolo palestinese.

L’uso delle prove di intelligence e la pianificazione della bacheca oraria di Giovedì

Successivamente prenderà la parola l’avvocata Marina Prosperi, stimata componente della Rete di Resistenza Legale e membro storico dello stesso collegio difensivo che ha discusso il ricorso in Cassazione. Prosperi analizzerà dal punto di vista tecnico i nodi giuridici del procedimento ligure, approfondendo i pericoli legati all’uso processuale di fonti aperte informatiche elevatissime al rango di prove materiali e descrivendo la controrisposta dei giudici di Genova del diciannove giugno.
La redazione del giornale continuerà a seguire l’evoluzione del procedimento penale a carico degli attivisti palestinesi in modo totalmente neutrale, offrendo un servizio informativo utile e puntuale per aggiornare tutti i lettori d’Abruzzo attenti ai temi della giustizia, della scuola, del lavoro e delle riforme dei diritti costituzionali in Italia.

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Subiaco – Monastero di Santa Scolastica, dove nacque il primo libro stampato in Italia

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Santa Scolastica Subiaco

Subiaco-  C’è chi sale a Subiaco solo per il Sacro Speco, la grotta scavata nella roccia che la tradizione lega agli anni da eremita di San Benedetto.
Pochi chilometri più a valle, però, un altro edificio merita la sosta e viene spesso liquidato con una scrollata di spalle: il Monastero di Santa Scolastica.
Qui, nel 1465, due chierici tedeschi misero in funzione il primo torchio tipografico della penisola. Il risultato è che il più antico libro a stampa d’Italia porta, in un certo senso, il profumo di questa valle dell’Aniene, a un’ora scarsa da Roma.Prima dei monaci c’era l’imperatore. Nerone aveva fatto costruire quassù una villa e una serie di laghi artificiali sbarrando il fiume, i celebri Simbruina stagna.
Su quelle rovine, intorno al VI secolo, il giovane Benedetto da Norcia si ritirò in solitudine e fondò una rete di comunità monastiche.Di quei dodici cenobi, Santa Scolastica è l’unico sopravvissuto senza interruzioni, tanto che un’iscrizione all’ingresso ricorda proprio questo primato.
L’intitolazione alla sorella gemella del santo arrivò più tardi: in origine il complesso era dedicato a San Silvestro. Come ricostruisce il sito ufficiale dei Benedettini di Subiaco, la comunità ha attraversato saccheggi, terremoti e rifacimenti restando sempre abitata.Il campanile romanico, con i suoi cinque ordini di bifore, è la parte più antica ancora in piedi e risale alla metà dell’XI secolo.
È il primo segnale che il luogo non si lascia riassumere in una sola epoca: ci si entra credendo di trovare un monastero medievale e si esce con la testa piena di secoli diversi.Il cuore architettonico è la sequenza dei tre chiostri, che si attraversano uno dopo l’altro come capitoli di uno stesso racconto.
Il più recente è il chiostro rinascimentale, sobrio e luminoso, con arcate regolari che smorzano la severità monastica. Si prosegue nel chiostro gotico, dalle linee slanciate e ogivali, prima di arrivare al pezzo forte.Il chiostro cosmatesco, del XIII secolo, è il più prezioso. Lo firmarono Jacopo e il figlio Cosma, maestri marmorari romani della celebre famiglia dei Cosmati, specialisti in quei mosaici geometrici fatti di tessere colorate e dischi di porfido che sembrano tappeti pietrificati.
Un’iscrizione intarsiata nel marmo cita ancora gli artefici, dettaglio raro per l’epoca e piccola vanità d’autore che fa sorridere.Veniamo all’episodio che rende Santa Scolastica un indirizzo da pellegrinaggio per bibliofili e storici del libro. Nel 1465 due tipografi provenienti dalla Germania, Conrad Sweynheym e Arnold Pannartz, allievi della bottega di Gutenberg, arrivarono nel monastero e vi installarono il primo torchio a caratteri mobili funzionante in Italia.
Da quelle casse di legno uscì il De oratore di Cicerone e, con data certa dell’ottobre 1465, le De Divinis Istitutionibus di Lattanzio: il primo libro a stampa italiano di cui si conosca il giorno di pubblicazione. Entrambi sono visibili nell’Esposizione Permanente della Biblioteca.
Un terzo volume fu il De Civitate Dei di Sant’Agostino, stampato nel giugno del 1467, subito prima del trasferimento di Pannartz e e Sweynheym a Roma.I due artigiani restarono poco: dopo un paio d’anni trasferirono l’officina a Roma, dove il mercato dei lettori era più ricco.
Resta però il fatto storico: la tipografia italiana nacque in questo angolo di montagna, non in una capitale. Un paradosso che dice molto su quanto i monasteri fossero, allora, i veri laboratori del sapere.Coerente con questa vocazione, la biblioteca statale del Monastero di Santa Scolastica conserva un patrimonio di manoscritti, pergamene e incunaboli che la rende un riferimento per gli studiosi.
Scorrere il catalogo significa ripercorrere la trasmissione della cultura occidentale attraverso l’amanuense prima e il carattere mobile poi.
Sopra uno degli archi d’ingresso campeggia l’invito che riassume l’intera filosofia benedettina, l’ora et labora: prega e lavora, due gesti che qui hanno prodotto bellezza tangibile per quindici secoli.Merita una parola anche la chiesa abbaziale. Il suo aspetto attuale, neoclassico e sorprendentemente luminoso, si deve all’architetto bergamasco Giacomo Quarenghi, che la ridisegnò alla fine del Settecento prima di partire per la Russia e diventare l’architetto prediletto di Caterina II.
Trovare la sua mano in una valle dell’Aniene è uno di quei cortocircuiti che rendono la visita memorabile.

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La Calabria e Tropea finiscono sulla nuova moneta da 5 euro

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Redazione-  Nasce una nuova moneta da 5 euro che porta la Calabria nella serie “Cultura Enogastronomica Italiana – Sapori d’Italia”. Ad andare sul conio sono due prodotti simbolo della regione: il vino Cirò e la Cipolla Rossa di Tropea Calabria IGP. L’emissione, spiega la nota ufficiale, vuole celebrare il patrimonio enogastronomico nazionale come espressione di storia, cultura e tradizioni trasmesse nel tempo. Il collezionismo numismatico diventa così uno strumento per raccontare i territori e le identità locali attraverso immagini e simboli. Sul dritto della moneta c’è uno scorcio del lago Cecita, immerso nel verde dell’altopiano della Sila. Il paesaggio è “sorvegliato” dai Bronzi di Riace, mentre un capitello ionico richiama la Magna Grecia, la stagione in cui le colonie greche lasciarono un’impronta profonda nel Meridione. Il rovescio è dedicato ai sapori e ai saperi calabresi. In primo piano una bottiglia di Cirò, decorata con un pinax locrese raffigurante Dioniso, accanto a una cesta intrecciata secondo la tradizione della Sila greca e colma di grappoli d’uva. Completano la scena una treccia di peperoncini e una di cipolle rosse di Tropea. Il riferimento all’IGP lega il prodotto a un’area precisa e a un disciplinare di produzione, facendo dell’origine territoriale un tratto distintivo. La moneta, intitolata “Cirò e Cipolle di Tropea – Calabria”, è stata emessa dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e realizzata dalla Zecca dello Stato. Il progetto è firmato dall’incisora Marta Bonifacio.

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In Toscana il borgo piu’ colorato, un quadro a cielo aperto

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Borgo colorato

Redazione-  La Toscana, con il suo paesaggio estremamente vario, che cambia chilometro dopo chilometro, porta chi la visita a fondo dentro a un gigantesco caleidoscopio. Le sfumature di questa regione sembrano non smettere mai di cambiare davanti ai nostri occhi. In provincia di Pisa, però, un piccolo borgo ha voluto spingersi oltre. Anziché limitarsi a essere incorniciato da tutti quei colori, Ghizzano ha deciso di metterseli addosso. Tutto è iniziato nel 2019, da un progetto di riqualificazione che ha visto tre artisti trasformare il piccolo paese in un piccolo mondo a parte. Grazie a vie dalle case colorate, sculture e opere d’arte contemporanea, Alicja Kwade, David Tremlett e Patrick Tuttofuoco hanno reso Ghizzano il borgo più colorato d’Italia. Un’iniziativa che comunque non ha messo in secondo piano il fascino storico del borgo, ma lo ha risaltato ulteriormente.

Via di Mezzo è una strada lunga e stretta che divide il piccolo centro di Ghizzano. Ai lati della via ci sono due file di piccole case allineate, che nel 2019 sono diventate la tavolozza dell’artista inglese David Tremlett. Le loro pareti sono state ridipinte con colori che spaziano tra verde, ocra, rosso e marrone, con l’intento di riprendere i colori tipici del paesaggio circostante. Inoltre, in prossimità delle porte e delle finestre compaiono decorazioni geometriche colorate con le stesse tonalità vivaci. Un omaggio alla terra e alla natura circostante il cui impatto visivo risulta ancora più forte grazie al contrasto con le antiche case di mattoni che riempiono il resto del paese.

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