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Salute

Emergenza alcol tra i giovanissimi: l’epidemia silenziosa che inizia a 10 anni. Ne parliamo con Adelia Lucattini, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica italiana e dell’International Psychoanalytical Association

Lucattini: “Il dialogo aperto con i figli è indispensabile: permette di costruire una relazione in cui la regola, condivisa e compresa nel suo valore protettivo, diventa un punto di riferimento”.

Intervista di Marialuisa Roscino

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Alcol tra i giovani

Redazione-  Il consumo di alcol tra i giovanissimi non è più un fenomeno isolato, ma una vera e propria emergenza di salute pubblica che sta assumendo i contorni di un’epidemia silenziosa. Se un tempo il primo approccio avveniva verso la fine dell’adolescenza, oggi i dati clinici e le segnalazioni dei pediatri indicano una soglia di ingresso drasticamente abbassata: si inizia già a 10 o 11 anni.

​A preoccupare non è solo la precocità del consumo, ma la totale inconsapevolezza dei rischi. L’alcol viene spesso percepito come un “rito di passaggio” sociale, innocuo o addirittura gratificante, oscurando il fatto che, in un cervello ancora in fase di sviluppo, ogni assunzione comporta danni neurologici potenzialmente irreversibili. Di fronte a questo scenario, la comunità scientifica lancia un grido d’allarme: la prevenzione non può più attendere. Di questi aspetti significativi ne parliamo oggi in questa intervista con la Dott.ssa Adelia Lucattini, Psichiatra e Psicoanalista,  Membro Ordinario della Società Psicoanalitica italiana (SPI) e dell’International Psychoanalytical Association (IPA).

Dott.ssa Lucattini, i dati ci parlano di un esordio sempre più precoce del consumo di alcol. Qual è la situazione reale oggi secondo i dati statistici e che Lei osserva con la Sua ampia esperienza clinica?

 

La situazione è certamente preoccupante, anche se eviterei di generalizzare affermando che tutti inizino a bere a dieci anni. Gli ultimi dati dell’Istituto Superiore di Sanità, riferiti al 2024, indicano 580.000 minorenni tra gli 11 e i 17 anni con un consumo di alcol definito a rischio: il 15,5% dei maschi e il 13,3% delle femmine. Sono inoltre circa 79.000 i minorenni che riferiscono episodi di binge drinking, cioè un consumo concentrato finalizzato spesso all’ubriacatura. Il fenomeno è ancora inferiore all’1% tra gli 11 e i 15 anni, ma cresce nettamente nella seconda adolescenza.

E’ importante comprendere non soltanto quanto un ragazzo beve, ma quale funzione psicologica assume l’alcol. Può diventare una sorta di regolatore esterno delle emozioni, serve ad attenuare ansia, vergogna, insicurezza, sentimenti di inadeguatezza o paura dell’esclusione. In altri casi rappresenta un’azione impulsiva, un acting out, attraverso cui viene espresso nel comportamento ciò che non riesce ancora a essere riconosciuto e trasformato in parole.

Uno studio JAMA Network Open (2025), condotto su 633 adolescenti e giovani, ha mostrato che una maggiore reattività socioemotiva, non ancora sufficientemente bilanciata dalle capacità di controllo esecutivo, può precedere l’inizio del consumo pesante; il bere, a sua volta, è associato a un’ulteriore alterazione della regolazione emotiva e del controllo degli impulsi.

 

Quali sono i segnali di allarme che un genitore non dovrebbe sottovalutare?

 

I genitori dovrebbero prestare attenzione soprattutto ai cambiamenti improvvisi e persistenti: irritabilità o euforia insolita, isolamento, maggiore segretezza, menzogne, nuove frequentazioni difficili da conoscere, perdita d’interesse per lo studio e le attività abituali, calo del rendimento scolastico, alterazioni del sonno, richieste ingiustificate di denaro, rientri confusi, odore di alcol, nausea o mal di testa ricorrenti dopo le uscite.

Nessun segnale, considerato isolatamente, dimostra che un ragazzo stia bevendo. Diventa allarmante la presenza contemporanea di più cambiamenti, soprattutto quando modificano il suo modo abituale di essere e compromettono la vita familiare, scolastica e sociale. Il dato non è marginale: nel 2024, in Italia, sono stati stimati 580.000 minorenni tra gli 11 e i 17 anni con consumi di alcol a rischio e circa 79.000 minorenni coinvolti nel binge drinking.

Bisogna interrogarsi non soltanto su quanto il ragazzo beva, ma su che cosa cerchi di curare attraverso l’alcol. Il bere può rappresentare un acting out: un disagio che non riesce ancora a essere pensato o comunicato viene espresso attraverso il comportamento. L’alcol diventa così un anestetico contro ansia, vergogna, solitudine, rabbia o paura di non essere accettati.

Uno studio italiano su 6.506 adolescenti di 11, 13 e 15 anni, pubblicato nell’International Journal of Mental Health and Addiction (2025), ha rilevato che il 9,9% riferiva un consumo regolare e il 18,3% episodi di binge drinking. I problemi psicologici erano associati a una probabilità maggiore di binge drinking, mentre disturbi somatici come mal di testa, mal di stomaco e stanchezza erano associati al consumo regolare. Anche la percezione di uno scarso sostegno da parte degli adulti della scuola risultava collegata a un rischio più elevato.

Per questo il genitore dovrebbe evitare sia la minimizzazione sia l’interrogatorio punitivo, avvicinandosi con fermezza e interesse autentico: “Ho notato che sei cambiato e sono preoccupato. Vorrei capire che cosa ti sta accadendo”. L’obiettivo è trasformare il comportamento da segnale muto di sofferenza in qualcosa che possa essere raccontato, pensato e affrontato insieme.

Molti adolescenti percepiscono le raccomandazioni degli adulti a volte come “seccature per loro”. Quali strategie comunicative suggerisce per trasformare il ‘non bere’ da imposizione a una scelta consapevole basata sulla tutela della propria salute cerebrale e del proprio benessere in generale?

 

Più che ripetere soltanto “non bere”, è necessario aiutare l’adolescente a comprendere perché scegliere di non bere. In questa fase della vita, un ordine percepito come autoritario può attivare opposizione e ribellione, perché il ragazzo è impegnato nella costruzione della propria autonomia. Il genitore dovrebbe quindi mantenere un limite chiaro, accompagnandolo con ascolto, spiegazioni comprensibili e rispetto per il bisogno del figlio di sentirsi parte attiva della decisione.

È utile parlare del significato che l’alcol assume nel gruppo, della paura di sentirsi esclusi e degli effetti che può avere sulla salute. L’adulto può spiegare, senza allarmismi, che il cervello adolescenziale è ancora in maturazione e che l’alcol interferisce con attenzione, memoria, capacità di giudizio e controllo degli impulsi. Il messaggio più efficace è far comprendere che non bere significa proteggere la propria salute, la libertà di scelta e la sicurezza personale.

Il dialogo permette di trasformare la regola esterna in una funzione interna di protezione. Il limite, se accompagnato da affetto e coerenza, non viene vissuto soltanto come divieto, ma può essere interiorizzato come capacità di prendersi cura di sé.

Uno studio pubblicato su Frontiers in Public Health (2025), condotto su 114.364 studenti, ha rilevato che uno scarso coinvolgimento genitoriale è associato a un maggiore rischio di binge drinking. Al contrario, comunicazione, presenza affettiva, regole chiare e conoscenza delle frequentazioni dei figli rappresentano importanti fattori protettivi.

 

Oltre il No per un dialogo consapevole tra genitori e figli, cosa ne pensa al riguardo?

 

I “no” servono e sono necessari, ma devono essere accompagnati da buone maniere, affetto, ascolto, spiegazioni e coerenza attraverso il proprio comportamento. Il limite psicologico, utile per la crescita, non è soltanto un divieto, ma una funzione protettiva che aiuta l’adolescente a contenere l’impulsività e, nel tempo, a interiorizzare la capacità di prendersi cura di sé.

Dialogare significa riconoscere il suo bisogno di autonomia senza rinunciare al ruolo adulto. Non equivale, quindi, a concedere il consumo di alcol. Uno studio su Addictive Behaviors (2025), condotto per nove anni su 387 adolescenti, ha infatti associato il bere con il permesso dei genitori a un maggiore consumo e a più conseguenze negative nella giovane età adulta.

In che modo, è possibile trasformare il dialogo in uno strumento di protezione, evitando di cadere nel proibizionismo sterile che allontana il ragazzo in alcuni casi dai propri genitori?

 

Il dialogo diventa protettivo quando unisce ascolto e limiti chiari. Dal punto di vista psicoanalitico, ascoltare significa aiutare l’adolescente a trasformare in parole la paura di essere escluso, il bisogno di appartenenza e l’insicurezza che possono spingerlo a bere. In questo modo, l’alcol non diventa l’unico strumento per sentirsi accettato.

Il genitore non deve né giudicare né rinunciare al proprio ruolo, ma mostrare comprensione e fermezza. Il disimpegno genitoriale e l’eccessiva durezza possono favorire ansia, depressione, solitudine e purtroppo anche l’avvicinamento a gruppi problematici. Questo aumenta il rischio successivo di avvicinarsi al consumo di alcol e al fumo di sigaretta.

E nello specifico, può spiegare come l’ascolto attivo può aiutare a decodificare le pressioni sociali che i ragazzi vivono, affinché non vedano l’alcol in alcuni contesti, come il lasciapassare per l’accettazione nel gruppo?

 

L’ascolto attivo aiuta l’adolescente a riconoscere e mettere in parole la paura dell’esclusione, il bisogno di appartenenza e il desiderio di sentirsi adulto. Dal punto di vista psicoanalitico, ciò che viene pensato e condiviso ha meno bisogno di essere agito impulsivamente.

Accogliendo il racconto senza giudicare, il genitore può aiutare il ragazzo a distinguere il desiderio personale dalla pressione del gruppo e a costruire modalità alternative per sentirsi accettato. In questo modo, rifiutare l’alcol non viene vissuto come una rinuncia, ma come una scelta autonoma e protettiva. ( Journal of Applied Developmental Psychology, 2025).

 

Quali strategie efficaci possono adottare al riguardo, in particolare,  le Famiglie e la Scuola?

 

Famiglia e scuola devono costruire una vera alleanza educativa, fondata sulla comunicazione regolare, sulla fiducia e sullo scambio reciproco delle osservazioni sul ragazzo. Non dovrebbero incontrarsi soltanto quando emerge un problema, ma condividere informazioni, segnali di disagio e strategie preventive, offrendo messaggi coerenti sui rischi dell’alcol.

Dal punto di vista psicologico, questa collaborazione crea intorno all’adolescente una rete di contenimento affettivo. Sentire che gli adulti dialogano e collaborano, senza accusarsi reciprocamente, rafforza il senso di sicurezza e facilita la richiesta di aiuto. La scuola può promuovere incontri continuativi sull’alcol, sulle emozioni e sulla pressione del gruppo, mentre la famiglia può proseguire il dialogo a casa con ascolto e regole chiare.

Una ricerca pubblicata sull’International Journal of Educational Research (2025), basata sull’analisi di 32 studi, ha rilevato in 28 di essi un’associazione tra il coinvolgimento dei genitori nella vita scolastica e un minore disagio psicologico negli adolescenti. Il dato conferma il valore protettivo di una collaborazione positiva e continuativa tra famiglia e scuola.

 

Quale messaggio si sente di dare ai ragazzi?

Dire di no all’alcol è un atto di libertà e forza in cui scegliete di proteggere voi stessi e il vostro futuro, la conoscenza rende liberi e salva la vita;

-Parlate con i genitori o con un adulto di fiducia, soprattutto quando vi sentite in difficoltà;

-Scegliete amici che rispettino le vostre decisioni e non vi spingano a bere per sentirvi accettati;

-Se vi sentite tristi, depressi o molto ansiosi, rivolgetevi a uno psicoanalista, a uno psichiatra o a un altro specialista, come il vostro medico di medicina generale;

-Informatevi sui danni reali che l’alcol può provocare al cervello, alla mente e alla salute fisica;

-Coltivate sport, attività creative, amicizie e relazioni affettive autentiche;

-Cercate emozioni nei legami affettivi. Tuffatevi nell’ amore, non c’è lo “sballo” più bello, duraturo, naturale e creativo di quello che viene dai sentimenti, teneri e forti, intensi, che fanno sentire vivi.

Lucattini

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Salute

Roma, Policlinico Umberto I | inaugurata la nuova Terapia Intensiva ad Alto Biocontenimento

🚨 SANITÀ D’AVANGUARDIA A ROMA: INAUGURATA LA NUOVA TERAPIA INTENSIVA AL POLICLINICO UMBERTO I! Straordinario passo in avanti per la medicina pubblica laziale. Consegnato oggi alla cittadinanza un nuovo reparto ad Alto Biocontenimento presso la IV Clinica Chirurgica. Un investimento strutturale da 3,7 milioni di euro finanziato con i fondi del PNRR. 20 posti letto hi-tech, tra cui 8 camere singole con zone filtro per l’isolamento bidirezionale a pressione controllata. Il reparto è dotato di macchinari di ultima generazione per il supporto extracorporeo ECMO e telemetria multiparametrica h24. A gestire l’assistenza ci sarà un’équipe multidisciplinare stabile con 8 anestesisti e 50 infermieri, unendo innovazione e umanizzazione delle cure. Tutti i dettagli 👇#policlinicoumbertoi | #terapiaintensiva | #biocontenimento | #sanitàlazio | #pnrr | #fabriziodalba | #ecmo | #romaospedali | #pagineutili

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Nuova Terapia Intensiva ad Alto Biocontenimento

L’investimento di 3,7 milioni di euro finanziato attraverso le risorse del Pnr r e della Regione

Roma – Un imponente, accurato e quanto mai prezioso percorso di ammodernamento delle strutture ospedaliere metropolitane e valorizzazione delle reti di urgenza ed emergenza clinica della penisola, incentrato sulle riforme dei palinsesti della sanità pubblica e sulla necessità impellente di allestire reparti ad altissima tecnologia per fronteggiare le infezioni biologiche e tutelare la salute dei cittadini fragili dei corpi sociali, ha registrato lo sblocco di un cantiere fondamentale. All’interno degli spazi monumentali della Quarta Clinica Chirurgica del Policlinico Umberto I di Roma, afferente al Dipartimento di Emergenza-Accettazione, si è svolta la solenne cerimonia di inaugurazione del nuovo blocco di Terapia Intensiva ad Alto Biocontenimento. L’opera pubblica, dotata di venti posti letto complessivi, ha richiesto lo schieramento di un investimento economico pari a tre milioni e settecentomila euro, attingendo ai canali straordinari del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza in attuazione delle delibere della Regione Lazio per deliziare i pazienti.

Il direttore generale dell’azienda ospedaliera universitaria capitolina, Fabrizio d’Alba, ha illustrato gli obiettivi strategici del progetto spiegando che la struttura capitalizza l’esperienza scientifica maturata durante le emergenze epidemiche passate, ponendosi come il primo tassello di un ospedale moderno, sostenibile ed umano per i consumatori mobili.

Le otto camere singole per l’isolamento bidirezionale ed i percorsi di telemetria multiparametrica

I faldoni tecnici descrivono una architettura medica d’avanguardia progettata per azzerare il rischio di complicanze infettive correlate all’assistenza interna, avvalendosi di dispositivi pneumatici per il controllo costante della pressione atmosferica delle sale e di flussi di deambulazione rigidamente separati. Lo schieramento ricettivo mette a disposizione dei malati otto camere singole dotate di speciali zone filtro d’ingresso, una configurazione ingegneristica che consente l’attivazione di un isolamento bidirezionale, utile sia per proteggere le barriere immunologiche del degente dall’ambiente esterno sia per confinare gli agenti patogeni ad alta trasmissibilità respiratoria della provincia. Sul fronte tecnologico, la bacheca del reparto segnala lo spiegamento di apparecchiature computerizzate per il supporto vitale extracorporeo mediante sistemi Ecmo, la ventilazione meccanica dello shock cardiogeno, la dialisi continua e la purificazione epatica delle tossine.

Il monitoraggio clinico continuativo risulterà garantito h24 da una rete informatica di telemetria multiparametrica a circuito chiuso, collegata direttamente alle centrali visive dei medici per tracciare i parametri biologici degli utenti e segnalare repentine variazioni dei flussi ematici sul display delle postazioni.

L’équipe multidisciplinare coordinata da anestesisti presenti h24 ed il rispetto dell’umanizzazione

L’efficienza operativa del padiglione romano risulterà presidiata da uno schieramento organico di prim’ordine, potendo contare sulla presenza fissa di un team multidisciplinare composto da otto medici anestesisti operativi sui turni delle ventiquattro ore, affiancati stabilmente da cinquanta infermieri professionali, fisioterapisti della riabilitazione e psicologi clinici. I progettisti del Ministero e della scuderia sanitaria hanno dedicato una cura meticolosa ai criteri di umanizzazione delle cure, allestendo ambienti luminosi irradiati da fonti di luce naturale e concependo zone di transito protette per consentire l’accesso sicuro dei nuclei familiari anche all’interno dei percorsi di biocontenimento biologico della provincia. Questa cooperazione paritetica tra tecnologia assistenziale e benessere psicologico eleva l’indice di competitività della sanità laziale, offrendo risposte veloci alle riforme del welfare.

L’allestimento di una sala d’attesa dedicata e di un ufficio riservato ai colloqui intimi con i medici d’area garantisce la massima trasparenza etica, dimostrando come l’autorevolezza della medicina pubblica consenta di allestire presidi di eccellenza capaci di tutelare l’incolumità della popolazione nazionale in totale sicurezza contrattuale.

Il monitoraggio dei LEA nelle reti sanitarie regionali ed i collegamenti con i portali della Salute

L’attivazione di questi reparti ad alta specializzazione costituisce un pilastro strategico fondamentale per incrementare l’efficienza complessiva dei Livelli Essenziali di Assistenza in Italia, assicurando la protezione dei diritti civili fondamentali e consolidando le riforme della medicina intensiva dello Stato. Per esaminare i registri statistici sui ricoveri d’urgenza, verificare le mappe dei presidi ospedalieri d’Abruzzo e del Lazio o consultare i bollettini epidemiologici sulle patologie infettive della provincia, i cittadini e i professionisti del settore medico possono collegarsi direttamente alla piattaforma informatica del Ministero della Salute per esaminare i documenti e le comunicazioni istituzionali.

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Salute

Sanità nel Lazio, Francesco Rocca inaugura la terapia intensiva ad Alto Biocontenimento al Policlinico Umberto I

🚨 SANITÀ LAZIO: INAUGURATA LA NUOVA TERAPIA INTENSIVA AD ALTO BIOCONTENIMENTO ALL’UMBERTO I! Grande traguardo per la sanità della Capitale. Il Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, insieme al Direttore Generale Fabrizio D’Alba e alla Rettrice di Sapienza Antonella Polimeni, taglia il nastro del nuovo reparto d’avanguardia al Policlinico Umberto I. Una struttura ingegneristica d’eccellenza con sistemi a pressione negativa e monitoraggio telematico in tempo reale, progettata per gestire in massima sicurezza le emergenze infettive e proteggere il personale e i pazienti. Tutti i dettagli 👇#policlinicoumbertoI | #francescorocca | #sanitàlazio | #terapiaintensiva | #fabriziodalba | #antonellapolimeni | #biocontenimento | #romaospedali | #pagineutili

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Relatori

Il taglio del nastro a Roma con il direttore Fabrizio D’Alba e la rettrice Antonella Polimeni

Roma – Un imponente, accurato e quanto mai felice percorso di potenziamento strutturale e valorizzazione dell’assistenza clinica della capitale, incentrato sulle riforme dei palinsesti della sanità pubblica e sulla necessità impellente di innalzare gli indici di sicurezza biologica all’interno dei grandi ospedali della penisola, si appresta a vivere una giornata storica. Presso i monumentali spazi del Policlinico Umberto I di Roma prenderà ufficialmente il via la piena operatività del nuovo e tecnologico reparto dedicato alla terapia intensiva ad alto biocontenimento. L’atteso appuntamento istituzionale, programmato nella mattinata di mercoledì quindici luglio a partire dalle ore dieci e trenta, vedrà lo schieramento delle massime autorità regionali e accademiche della città, richiamando l’attenzione dei professionisti del settore e dei medici della scuderia ospedaliera per deliziare i passeggeri della salute.

La cerimonia ufficiale di inaugurazione registrerà la presenza e l’intervento sul campo del Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, affiancato dal Direttore Generale del nosocomio Fabrizio D’Alba e dalla Rettrice dell’Università degli Studi Sapienza Antonella Polimeni, riuniti per illustrare gli investimenti finanziari stanziati per lo sviluppo strutturale.

La sicurezza biologica delle stanze d’isolamento per il monitoraggio delle patologie infettive

L’apertura della nuova area di degenza intensiva, situata all’interno del plesso di viale del Policlinico, rappresenta una risposta d’avanguardia ingegneristica per fronteggiare la gestione delle patologie infettive ad altissima diffusibilità, garantendo l’isolamento dei pazienti mediante sistemi di ventilazione a pressione negativa. I moduli logistici e le barriere di filtraggio dell’aria consentono di operare in totale sicurezza biochimica, impedendo la dispersione degli agenti patogeni e salvaguardando l’incolumità del personale medico, degli infermieri e della cittadinanza attiva all’interno dei reparti attigui della scuderia. La filosofia costruttiva applicata dai programmatori risponde ai più rigidi protocolli di contenimento europei, dotando ogni singola postazione di sofisticati monitor multiparametrici per il controllo telematico in tempo reale delle funzioni vitali dei consumatori.

La cooperazione tra i dipartimenti universitari di ricerca e la direzione strategica aziendale ha permesso di allestire un centro didattico d’eccellenza, dove gli specializzandi della facoltà di medicina potranno formarsi sul campo applicando le riforme della diagnostica predittiva.

Il piano straordinario per i Livelli Essenziali di Assistenza ed il benessere del personale medico

L’efficienza della nuova terapia intensiva ad alto biocontenimento costituisce un pilastro strategico fondamentale per incrementare l’indice di competitività della sanità laziale, elevando la qualità delle prestazioni erogate e riducendo il divario storico con i sistemi ospedalieri del Nord. La stabilità dei servizi di urgenza richiede un sostegno continuo alle dotazioni organiche dei reparti, e l’inaugurazione odierna si inserisce all’interno di un più ampio quadro di investimenti strutturali volti a stabilizzare la rete dei pronti soccorso e a valorizzare le competenze professionali interne. La disponibilità di tecnologie mediche avanzate permette di ottimizzare le tempistiche di intervento clinico in fase acuta, offrendo risposte veloci ed efficaci alle richieste di assistenza medica espresse dalle famiglie e dai nuclei familiari della provincia.

La sinergia tra la giunta regionale ed i manager della sanità pubblica consente di attivare programmi di sorveglianza epidemiologica avanzati, sfruttando le risorse informatiche per tracciare l’evoluzione delle malattie e garantire la sicurezza sanitaria dello Stato.

I calendari delle attività cliniche ospedaliere ed i collegamenti con i siti della Regione Lazio

La promozione di queste eccellenze scientifiche rappresenta un elemento di rilievo per elevare il prestigio della ricerca biomedica italiana, dimostrando la reattività delle strutture pubbliche dinanzi alle riforme della transizione digitale della nazione. I dettagli organizzativi sulle tabelle orarie dei servizi assistenziali, i testi integrali dei protocolli di biocontenimento e i link per consultare i decreti di finanziamento della sanità sono liberamente consultabili online visitando la piattaforma informatica ufficiale della Regione Lazio per verificare le comunicazioni istituzionali regionali e monitorare lo stato dei lavori pubblici.

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Salute

Il boom delle diagnosi metaboliche alla clinica Ini di Canistro: le richieste superano l’offerta per l’open day dedicato alla salute

🍎 Il successo dell’open day alla clinica Ini di Canistro conferma quanto sia crescente la richiesta di prevenzione metabolica nel nostro territorio. Dalle nuove diete personalizzate alla tecnologia Dexa, ecco come la struttura sta affrontando l’obesità.

Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

#Canistro #Salute #Nutrizione #Abruzzo

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open day nutrizione ini canistro grosso

Redazione-  Canistro, in provincia dell’Aquila, è diventato lo scorso fine settimana il centro di un importante presidio di medicina preventiva. La clinica Ini, situata lungo la strada che collega la Valle Roveto al cuore dell’Abruzzo, ha fatto registrare il tutto esaurito durante l’open day dedicato alla nutrizione e alla prevenzione metabolica. L’iniziativa ha richiamato decine di cittadini, determinati a monitorare il proprio stato di salute per contrastare i rischi legati al sovrappeso e all’obesità, patologie che negli ultimi anni hanno assunto i connotati di una vera emergenza sanitaria su scala nazionale.

Le trenta visite effettuate hanno rapidamente saturato l’agenda dell’Ambulatorio di Nutrizione della struttura, una realtà che opera in convenzione con il Servizio sanitario nazionale. Il centro di Canistro è parte integrante del Gruppo INI, un colosso della sanità privata che vanta una storia ultradecennale, con radici solide in Abruzzo, nel Lazio e in tutto il Centro-Sud Italia. Con un network composto da dieci strutture sanitarie, oltre 1.200 posti letto e una forza lavoro che sfiora i 2.000 dipendenti, il gruppo si conferma un punto di riferimento per il territorio montano rovetano e per le comunità limitrofe.

Un protocollo medico di alta precisione

La giornata di screening si è distinta per l’accuratezza diagnostica. Il dottor Alessandro Grosso, responsabile dell’ambulatorio, ha guidato un percorso multidisciplinare che ha permesso ai pazienti di accedere a una valutazione clinica a 360 gradi. Ogni partecipante è stato sottoposto a un’anamnesi alimentare rigorosa, affiancata da esami di laboratorio mirati. Un elemento di eccellenza è stato l’impiego della tecnologia Dexa total body, un esame strumentale avanzato che permette di analizzare la composizione corporea con estrema precisione, distinguendo tra massa grassa, massa magra e densità ossea.

Questi dati, incrociati con le valutazioni del peso e la storia clinica del soggetto, hanno permesso al dottor Grosso di delineare un piano terapeutico cucito su misura. L’attenzione verso il singolo individuo è stata il cardine delle sessioni ambulatoriali: “Le visite sono state estremamente approfondite”, ha spiegato il medico al termine della maratona diagnostica. “La durata di ogni consulto è stata strutturata per non lasciare nulla al caso, garantendo una valutazione accurata delle abitudini e delle criticità di ogni cittadino che si è rivolto alla nostra struttura”.

Dopo il successo, si prepara il secondo appuntamento

Il grande interesse dimostrato dalla popolazione ha generato una lista d’attesa significativa, con numerose richieste rimaste inevase a causa della capienza limitata del primo open day. Per rispondere a questa crescente domanda di salute, la direzione della clinica ha già annunciato l’organizzazione di una seconda giornata di screening dedicata alla nutrizione e alla prevenzione metabolica, le cui date saranno comunicate a breve attraverso i canali ufficiali della struttura.

L’obiettivo di queste iniziative resta quello di intercettare precocemente le insidie metaboliche. “Le patologie che minacciano chi vive una condizione di sovrappeso sono silenziose ma pericolose”, avverte il dottor Grosso. “Diabete, ipercolesterolemia, dislipidemia e insulino-resistenza sono condizioni su cui dobbiamo intervenire agendo energicamente sui corretti stili di vita”. A seguito delle visite, il medico ha prescritto regimi alimentari personalizzati, spaziando dalle diete Wlcd, ovvero “very low carb diet”, a percorsi basati sulla chetosi o, in molti casi, sul recupero della dieta mediterranea.

Il piano d’azione non si limita alla tavola. Il dottor Grosso ha ribadito con forza un concetto che spesso viene trascurato: la dieta, da sola, non è sufficiente. Il successo clinico passa imprescindibilmente attraverso un programma costante di attività fisica. La sinergia tra corretta alimentazione e movimento resta l’unica via percorribile per garantire la salute del metabolismo a lungo termine. La risposta positiva dei pazienti, metà dei quali ha già pianificato un controllo per il prossimo mese, testimonia quanto sia forte il bisogno di presidi sanitari radicati nel territorio, capaci di accompagnare i cittadini in un percorso verso il benessere fisico duraturo, lontano dalle mode e vicino alla scienza medica certificata.

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