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“Il Velo di Iside” a Montesilvano: abiti da sposa donati, arte e coraggio per rompere il silenzio sulla violenza contro le donne

Gli abiti da sposa tornano a vivere per sconfiggere la violenza sulle donne! 👰‍♀️ 👠 Il 26 agosto 2026, il meraviglioso Teatro del Mare di Montesilvano ospiterà la XII Edizione de “Il Velo di Iside”, una serata emozionante che unisce alta moda, spettacolo e impegno sociale! L’Associazione Iside riporterà in passerella splendidi abiti da sposa donati da donne generose per regalarli a ragazze meno fortunate, permettendo loro di coronare un sogno! Ma non sarà solo una sfilata: musica, danza e monologhi faranno da cornice alle voci più coraggiose. Ascolteremo le testimonianze dirette di donne sopravvissute alla violenza di genere, affiancate da chi ogni giorno lotta in trincea per difenderle: Magistrati, i Carabinieri di Montesilvano e le Istituzioni Locali e Regionali (presenti il Sindaco De Martinis e l’Assessore Regionale Verì). L’obiettivo? Rompere il silenzio col sorriso e dimostrare che un futuro senza paura è possibile. Leggi tutti gli ospiti e i dettagli di questa serata imperdibile nel nostro articolo! 👇 🕊️

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Locandina Evento Montesilvano

Montesilvano – Esiste un filo invisibile, intrecciato con fili di seta e coraggio, che unisce le donne di ogni età e di ogni estrazione sociale. È il filo della solidarietà femminile, l’unica vera arma capace di contrastare e sconfiggere l’oscurità della violenza di genere. E questo filo luminoso sarà il protagonista assoluto de “Il Velo di Iside”, l’attesissimo evento giunto alla sua dodicesima, emozionante edizione, in programma il 26 agosto 2026 presso il Teatro del Mare a Montesilvano. Una serata magica e vibrante in cui la passerella dell’alta moda smette di essere un semplice vezzo estetico per trasformarsi in una potentissima e fiera messaggera di speranza e rinascita morale.

La moda messaggera di speranza: il progetto nato nel 2014

Nato nel 2014 da un’intuizione tanto semplice quanto geniale, “Il Velo di Iside” non è una semplice sfilata di moda, ma un autentico progetto del cuore. L’iniziativa è stata ideata per accendere i riflettori sull’instancabile e vitale attività dell’Associazione Iside (guidata con passione dalla Presidente Annarita D’Urbano) e per diffondere a gran voce un messaggio di non violenza. L’obiettivo è quello di tessere, anno dopo anno, una rete di supporto psicologico, umano e istituzionale sempre più fitta attorno alle vittime, aumentando la consapevolezza nella società civile attraverso un linguaggio che sappia unire la leggerezza dell’arte alla profondità del dramma.

Donne che aiutano donne: il miracolo degli abiti da sposa

Il fulcro emotivo dell’intera iniziativa risiede in un gesto di straordinaria generosità e sorellanza: la raccolta di abiti da sposa donati volontariamente da altre donne. Questi abiti bianchi, carichi di promesse e memorie felici, vengono generosamente offerti a ragazze meno fortunate, le quali, grazie al calore di questa catena umana, possono finalmente coronare il loro sogno d’amore. Durante l’unica e irripetibile serata al Teatro del Mare, questi splendidi vestiti tornano letteralmente a nuova vita sfilando in passerella, pronti per essere ammirati e scelti. Per l’occasione, a calcare la scena come modelle d’eccezione, ci saranno anche la giornalista Monica Campoli e il prefetto del Rotary Club Pescara Nord Antonella Chiaversoli.

Rompere il silenzio col sorriso: le voci delle vittime

Ma “Il Velo di Iside” è molto più di un défilé. Il palcoscenico di Montesilvano si animerà grazie all’energia vitale di giovani talenti locali. Lo spettacolo, affidato all’eccezionale conduzione di Maria Rita Piersanti, vedrà le esibizioni di talentuosi cantanti e musicisti (diretti sapientemente dalla professoressa Ernestina Caralla) e le straordinarie coreografie dei ballerini della Scuola Free Dance. La recitazione farà la sua parte con l’intenso monologo dell’attore Giovanni Scognamiglio.

Tuttavia, i momenti più toccanti saranno quelli dedicati alle testimonianze dirette. A prendere la parola saranno proprio le voci più coraggiose: quelle delle donne vittime di violenza assistite dall’Associazione Iside, che racconteranno il proprio dolore per invitare tutte le altre donne a denunciare gli abusi, a rompere i muri del silenzio e a dimostrare che un futuro libero e sereno è sempre possibile. E lo faranno con il sorriso, circondate dalla gioia dei giovani artisti.

Le Istituzioni e le Forze dell’Ordine: una rete di protezione

Il grande successo riscosso in questi dodici anni è frutto della profonda sinergia tra le varie anime della società. Per portare alla luce questo dramma, il palco accoglierà gli interventi di esponenti delle Istituzioni, psicologi, forze dell’ordine e magistrati, veri e propri angeli custodi delle vittime. A dialogare con il pubblico e a ribadire l’impegno dello Stato ci saranno il Pubblico Ministero Giuliana Rana del Tribunale di Pescara, i rappresentanti della locale e sempre attenta Compagnia dei Carabinieri di Montesilvano e la Presidente del CPO Abruzzo Rosa Pestilli. Gli inviti ufficiali per assistere all’evento sono stati inoltre calorosamente estesi anche al Questore Dott. Francesco Rattà e al Prefetto Dott. Luigi Carnevale.

Un ringraziamento alla comunità abruzzese

L’evento è reso possibile grazie al fondamentale patrocinio e supporto del Comune di Montesilvano, con il Sindaco Dott. Ottavio De Martinis e l’Assessore agli eventi Corinna Sandias sempre in prima linea. A rappresentare il fondamentale appoggio della Regione Abruzzo ci sarà l’Assessore alla Sanità e Pari Opportunità, la Dott.ssa Nicoletta Verì. Spiccano inoltre i preziosi interventi del Dott. Massimiliano Palumbaro (Vicepresidente del Rotary Club Pescara nord) e della docente Annalisa Potenza (fondatrice del movimento “Creazionismo per una nuova era”).

La dodicesima edizione de “Il Velo di Iside” è un appello a cuore aperto rivolto a tutta la cittadinanza. Una serata imperdibile per celebrare la forza indomabile delle donne, per condannare ogni forma di prevaricazione e per dimostrare che, quando una comunità si unisce, i sogni – anche quelli vestiti di bianco – possono tornare a splendere.

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Milano, l’Atelier Musicale celebra il jazz d’autore: Giuseppe Bassi presenta in prima assoluta «Ima Adesso» con Girotto, Karlsson e Tucci

Sabato 24 ottobre all’Auditorium Di Vittorio di Milano, l’Atelier Musicale ospita in prima assoluta «Ima Adesso», il nuovo album del contrabbassista Giuseppe Bassi con un quartetto d’eccezione formato da Javier Girotto, Daniel Karlsson e Lorenzo Tucci. Un concerto tra swing, modern mainstream e filosofia giapponese. 👇

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Il contrabbassista Giuseppe Bassi

Milano – Il cartellone della trentaduesima edizione dell’Atelier Musicale, la storica rassegna promossa e curata con passione dall’associazione culturale Secondo Maggio, si arricchisce di uno degli eventi più attesi dell’autunno concertistico lombardo. Sabato 24 ottobre 2026, a partire dalle ore 17.30, il prestigioso palco dell’Auditorium Di Vittorio, all’interno della Camera del Lavoro di Milano in corso di Porta Vittoria 43, ospiterà la prima esecuzione milanese di «Ima Adesso», il nuovo e acclamato progetto discografico firmato dal contrabbassista e compositore pugliese Giuseppe Bassi per l’etichetta Dodicilune. Un appuntamento imperdibile per gli appassionati di musica dal vivo e grandi concerti d’autore.

Per dare vita a un’opera così densa di stratificazioni liriche e ritmiche, il musicista barese ha riunito attorno a sé un quartetto internazionale di straordinaria caratura espressiva. Condivideranno infatti la scena con lui tre autentici giganti della scena contemporanea: il sassofonista e flautista argentino Javier Girotto, il raffinato pianista svedese Daniel Karlsson e uno dei maestri indiscussi della batteria jazz italiana, Lorenzo Tucci. Il concerto sarà introdotto dall’illustre musicologo e critico musicale Maurizio Franco, coordinatore artistico della rassegna insieme a Giuseppe Garbarino, sotto la presidenza di Gianni Bombaci e la vicepresidenza del leggendario pianista Enrico Intra.

La filosofia di «Ima»: l’istante sacro tra memoria e futuro

Il fulcro concettuale del disco e del concerto affonda le sue radici nell’antica sapienza orientale, traendo ispirazione dal carattere giapponese 今 (ima). Risalente alle prime incisioni su bronzo della dinastia Zhou, questo ideogramma non si limita a descrivere il concetto temporale di “adesso” in senso meramente cronologico, ma delinea un punto di perfetto equilibrio metafisico tra ciò che è stato e ciò che deve ancora compiersi: un istante fecondo, denso di potenzialità espressive, che invita alla consapevolezza vigile e all’ascolto profondo del presente.

Classe 1971, Giuseppe Bassi rappresenta una delle voci più cosmopolite e autorevoli del contrabbasso italiano a livello globale. La sua cifra stilistica si è plasmata attraverso una duplice filiazione magistrale: da una parte l’eredità di Ray Brown, dal quale ha mutuato l’impeccabile solidità dello swing e la cavata potente del suono acustico; dall’altra la lezione di Charlie Haden, che gli ha trasmesso una sensibilità armonica aperta, poetica e intimista. Un bagaglio tecnico ed emotivo che gli ha consentito di spaziare dalla classica al funk, collaborando al fianco di icone assolute come Franco Cerri, Enrico Rava, Mal Waldron, Dave Liebman, Stefano Bollani, Francesco Cafiso e la cantante tedesca Ute Lemper, inserendosi a pieno titolo tra i più prestigiosi approfondimenti di cultura e rassegne artistiche.

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Un quartetto stellare: le anime di Girotto, Karlsson e Tucci

La forza drammaturgica di Ima Adesso scaturisce dalla perfetta dialettica tra le quattro personalità sul palco. Javier Girotto, argentino naturalizzato italiano, è l’uomo che ha saputo innestare la passionalità struggente del tango e del folklore sudamericano nel tessuto armonico del jazz moderno. Fondatore di storici ensemble come Aires Tango e Cordoba Reunion, Girotto porta sui suoi sassofoni un timbro caldo e inconfondibile, reduce da storiche collaborazioni con Rita Marcotulli, Peppe Servillo, Fabrizio Bosso e Ralph Towner.

Dal canto suo, lo svedese Daniel Karlsson rappresenta una delle voci più originali del jazz scandinavo odierno. Già leader dei pluripremiati Oddjob (vincitori di due Grammy svedesi), Karlsson infonde al quartetto la sua trasparenza nordica, fatta di fraseggi geometrici, silenzi calibrati e improvvisazioni di abbacinante eleganza. A tessere la tela ritmica provvede infine la maestria di Lorenzo Tucci, tra i batteristi più versatili e richiesti d’Europa, cofondatore dei celebri High-Five (la formazione che lanciò Mario Biondi al successo planetario) e collaboratore storico di fuoriclasse come Phil Woods, Danilo Rea, Enrico Pieranunzi, Massimo Urbani e George Garzone.

Dal cinema d’autore a Tokyo: il programma della serata

La scaletta preparata per il pubblico milanese dell’Atelier Musicale propone un itinerario emotivo e sonoro di straordinaria varietà. Accanto a composizioni originali nate dalla penna dei componenti del gruppo — come i brani di Bassi Best Cafè Near Your Home, I Will Touch You e la carezzevole Cattiva Lullaby, l’intensa Tutto di Lorenzo Tucci e la suggestiva Sueño di Javier Girotto — il quartetto rende omaggio a due mondi poetici lontani ma idealmente speculari.

Spiccano infatti le partiture Ima e So, donate dalla celebre pianista giapponese Sumire Kuribayashi, che dialogano a distanza con una delle pagine più memorabili della musica da film europea: La Chanson de Helene, scritta nel 1970 dal maestro Philippe Sarde e portata al mito da Romy Schneider e Michel Piccoli nella pellicola capolavoro di Claude Sautet Les choses de la vie (L’amante). Un concerto che si annuncia come un evento di riferimento per la stagione culturale milanese, capace di dimostrare come il jazz moderno sia prima di tutto un’arte viva della presenza e della condivisione.

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Spazio, potere e informazione: a Roma il vertice sulla geopolitica orbitale che governa la Terra promosso da IFIS John Cabot, PIUE e ODG Lazio

Grande successo a Roma per il vertice formativo promosso da IFIS John Cabot University, PIUE e ODG Lazio sulla geopolitica dello spazio. Esperti di sicurezza, accademici e giornalisti analizzano il Quinto Dominio orbitale, tra sovranità dei dati satellitari, cybersicurezza e autonomia strategica dell’Europa. 👇

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LA NUOVA GEOPOLITICA ORBITALE CHE GOVERNA LA TERRA

Roma – Nel ventunesimo secolo l’ambiente extra-atmosferico ha cessato definitivamente di essere considerato soltanto la frontiera romantica dell’esplorazione scientifica o il teatro di missioni pionieristiche. Oggi l’orbita terrestre rappresenta l’infrastruttura critica, invisibile e insostituibile su cui poggia l’intera architettura della civiltà contemporanea. Dai flussi finanziari istantanei che regolano i mercati globali alla navigazione GPS, dal monitoraggio in tempo reale del riscaldamento climatico fino alla sicurezza delle frontiere e alla difesa militare avanzata, la nostra quotidianità dipende in modo diretto da migliaia di asset tecnologici sospesi a centinaia di chilometri dalla superficie del pianeta.

Comprendere questa complessa e pervasiva interdipendenza è divenuto un imperativo strategico per la classe dirigente e per i professionisti dell’informazione. È proprio con questo obiettivo che si è svolto a Roma, nella prestigiosa Sala Pomarancio del Centro Studi Americani, il corso di formazione e aggiornamento professionale intitolato «Controllare lo spazio per governare la Terra: spazio, potere e informazione nel nuovo ordine globale». L’iniziativa, il cui rigoroso impianto scientifico e concettuale è stato sviluppato dall’Institute of Future and Innovation Studies (IFIS) della John Cabot University, è stata co-organizzata con l’Associazione PIUE, ospitata dal Centro Studi Americani e inserita nel calendario del Festival della Diplomazia, con il coinvolgimento attivo dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, confermando l’importanza di analizzare le complesse dinamiche di geopolitica e sicurezza internazionale.

Il Quinto Dominio strategico e la responsabilità della stampa

I lavori sono stati aperti dall’intervento di Guido D’Ubaldo, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, il quale ha ribadito con chiarezza l’urgenza per gli operatori dei media di acquisire competenze tecnologiche e geopolitiche multidisciplinari. Formare la categoria giornalistica sui temi dell’aerospazio e della sicurezza cibernetica rappresenta infatti l’unico argine democratico per spiegare all’opinione pubblica come le contese orbitali condizionino concretamente l’economia reale, il potere politico e l’incolumità delle nazioni.

Un’analisi condivisa e approfondita da Roberto Sgalla, Direttore del Centro Studi Americani, e da Carlo Felice Corsetti, Segretario del Consiglio Territoriale di Disciplina dell’ODG Lazio e Presidente PIUE. Entrambi hanno evidenziato come le dottrine militari e strategiche internazionali abbiano ormai codificato lo spazio come il «Quinto Dominio» della conflittualità, affiancandolo a terra, mare, cielo e cyberspazio. In uno scenario caratterizzato da guerre ibride, disinformazione algoritmica e attacchi asimmetrici, i media sono chiamati a decodificare l’utilizzo politico dei dati satellitari, evitando di trasformarsi in cassa di risonanza per narrazioni propagandistiche o ricostruzioni arbitrarie orchestrate da potenze ostili.

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Geopolitica dello Spazio & Intelligence

Geopolitica dello Spazio: Sovranità Orbitale e Conflitti del Futuro

Un’analisi saggistica rigorosa e aggiornata sul Quinto Dominio strategico: costellazioni satellitari, cybersicurezza orbitale e la nuova competizione tra superpotenze per il controllo della Terra.

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I dati non sono realtà: la teoria dei quattro pilastri di Lapenta

Nel suo lucido intervento introduttivo, il Direttore dell’IFIS presso la John Cabot University, Francesco Lapenta, ha proposto una rilettura sistemica dello spazio come matrice fondante dell’ordine contemporaneo. Secondo Lapenta, l’errore epistemologico più frequente consiste nell’osservare in modo compartimentato satelliti, droni, telecomunicazioni, finanza globale e apparati militari. Al contrario, questi segmenti costituiscono ormai un ecosistema unico e indissolubile, strettamente connesso agli sviluppi dell’intelligenza artificiale e sicurezza tecnologica.

Articolando la riflessione lungo quattro dimensioni cardinali (infrastruttura, vulnerabilità, potere e percezione), Lapenta ha sintetizzato uno dei postulati più significativi della giornata: «Non possiamo governare ciò che non possiamo vedere. I satelliti producono dati grezzi, non producono realtà. Il modo in cui tali flussi informativi vengono selezionati, filtrati, interpretati e convertiti in conoscenza strategica, oggi sempre più tramite modelli di intelligenza artificiale, definisce chi detiene realmente le leve del potere». A questo proposito, Giorgio Bartolomucci, Fondatore e Segretario Generale di Diplomacy, ha rimarcato come la diplomazia classica debba evolvere in diplomazia spaziale per scongiurare che incidenti orbitali o interferenze elettroniche degenerino in crisi internazionali irreversibili.

La non-neutralità delle mappe e la sovranità degli algoritmi

Il convegno ha posto l’accento sulla natura eminentemente politica della geolocalizzazione e dell’osservazione a distanza. I docenti di geografia economica e politica Alfonso Giordano e Gianluca Casagrande hanno dimostrato come le mappe digitali generate dal telerilevamento riflettano precise gerarchie di dominio: possedere costellazioni proprietarie e governare gli algoritmi di elaborazione grafica significa avere la prerogativa esclusiva di tracciare confini, certificare l’accesso alle risorse idriche e minerarie e condizionare gli aiuti umanitari durante le calamità naturali.

Sul versante della capacità industriale e di difesa, Ezio Bussoletti, Presidente di e-GEOS e già Vicepresidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), ha ricordato come l’elaborazione dei dati di osservazione terrestre rappresenti un pilastro insostituibile per la protezione civile e il monitoraggio delle reti infrastrutturali strategiche italiane. Bussoletti ha lanciato un forte appello affinché l’Europa difenda con fermezza la propria autonomia strategica di fronte al rischio di monopolio da parte di colossi privati multinazionali d’oltreoceano.

Cybersicurezza orbitale, logistica e autonomia strategica europea

A delineare i nuovi orizzonti della protezione fisica e operativa dei satelliti è stata Mariangela Dejana, Direttrice della Business Unit Government & Defense di D-Orbit Group. Dejana ha sottolineato come la manutenzione in orbita, il riposizionamento sicuro e la gestione attiva dei veicoli spaziali siano condizioni essenziali per garantire la resilienza dei servizi di terra, soprattutto di fronte a uno scenario di minacce ibride sempre più aggressive.

Un allarme ribadito con forza sul piano informatico da Corrado Giustozzi, membro del Consiglio Direttivo di CLUSIT, il quale ha avvertito che la superficie d’attacco della criminalità cibernetica e degli attori statuali si è ormai estesa fino alle stazioni riceventi e ai transponder spaziali. Compromettere una rete satellitare non equivale semplicemente a disattivare una trasmissione televisiva, ma comporta il blocco potenziale della logistica marittima, il crash dei circuiti interbancari e la paralisi dei soccorsi d’emergenza.

Per contrastare tali scenari, l’Unione Europea sta correndo ai ripari implementando programmi di connettività sicura sovrana, come illustrato dall’analista Vittorio Calaprice, concentrato sulla tutela delle comunicazioni istituzionali e sulla sovranità digitale comunitaria. In chiusura, i contributi dei giornalisti e analisti Frediano Finucci e Matteo Pedditzi hanno confermato come la contesa per i flussi di informazione orbitale sia ormai il fulcro del potere contemporaneo: un orizzonte dinanzi al quale il giornalismo d’inchiesta è chiamato a fungere da presidio vigile e indipendente di verità.

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Roma riabbraccia il Teatro Valle dopo sedici anni: concluso il restauro da 11 milioni, riemerge l’oro di Valadier e riparte il mito di Pirandello con Francesco Piccolo

Il Teatro Valle riapre le sue porte a Roma dopo 16 anni di attesa: presentato il restauro da oltre 11 milioni di euro tra la scoperta degli ori ottocenteschi di Valadier e la memoria dell’occupazione del 2011. Al via la nuova stagione con lo spettacolo di Francesco Piccolo su Pirandello 👇

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Roma – Si alza finalmente il sipario su una delle giornate più attese e cariche di emozione per la storia civile e culturale della Capitale e dell’intero patrimonio teatrale europeo. Dopo una chiusura durata ben sedici anni e un cantiere monumentale avviato nel marzo 2023, il Teatro Valle è stato ufficialmente restituito alla città di Roma. L’annuncio è arrivato questa mattina nel corso di una solenne conferenza stampa che ha visto la partecipazione del sindaco di Roma Roberto Gualtieri, del sovrintendente capitolino ai Beni Culturali Claudio Parisi Presicce e dei vertici della Fondazione Teatro di Roma, che hanno illustrato nel dettaglio gli esiti di un percorso di rigenerazione architettonica e artistica senza precedenti.

L’intervento, curato con rigore filologico dalla Sovrintendenza Capitolina in sinergia costante con il Ministero della Cultura, ha comportato un investimento complessivo superiore agli 11 milioni di euro. Un’opera corale di straordinaria complessità ingegneristica, resa possibile dall’impegno quotidiano di oltre 80 maestranze altamente specializzate, restauratori, storici dell’arte, ingegneri e architetti, che hanno saputo preservare l’anima settecentesca dell’edificio traghettandolo verso i più moderni standard internazionali di sicurezza e fruibilità.

Un cantiere monumentale da 11 milioni di euro: ingegneria, storia e sicurezza

I lavori hanno interessato ogni singolo metro quadrato del complesso monumentale, a partire dalla platea, dai cinque ordini di palchi, dagli scaloni monumentali e dagli apparati decorativi progettati nel primo Ottocento dal celebre architetto Giuseppe Valadier. Per rendere funzionale e sicuro il teatro, si è proceduto alla completa demolizione dell’antico assito del palcoscenico per scavare e consolidare gli ambienti interrati nel sottopalco, nel sotto-retropalco e nel cavedio nord, aree oggi destinate a ospitare centrali tecnologiche, depositi all’avanguardia e nuovi spazi operativi per artisti e tecnici.

Grande attenzione è stata dedicata all’accessibilità universale: la sala è stata dotata di nuovi percorsi per le persone a mobilità ridotta, ascensori moderni perfettamente mimetizzati nel tessuto murario storico, camerini completamente ricostruiti e nuove comode poltrone per la platea e i palchetti, rivestite con tessuti filologicamente conformi alle tinte originarie.

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Teatro & Letteratura

Sei Personaggi in Cerca d’Autore e i Capolavori del Teatro di Pirandello

L’opera rivoluzionaria che debuttò nel 1921 al Teatro Valle sconvolgendo la scena mondiale: testo integrale annotato, analisi critica e testimonianze storiche della prima.

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La scoperta dell’oro zecchino di Valadier e il rispetto per l’occupazione del 2011

Il cantiere di restauro ha regalato autentiche sorprese archeologiche e artistiche. Durante la rimozione delle pesanti ridipinture novecentesche condotta sull’arco del boccascena, i restauratori hanno riportato alla luce un capolavoro dimenticato: una splendida «Danza delle ore» ottocentesca, composta da putti monocromi di eccelsa fattura pittorica adagiati su un luminoso fondo in oro zecchino, direttamente riconducibile ai progetti decorativi di Giuseppe Valadier. Parallelamente sono state recuperate le decorazioni originali dei parapetti e la sontuosa tela del soffitto.

Accanto alla tutela del fasto neoclassico, il restauro ha operato una scelta etica e culturale di grande coraggio: conservare intatti i messaggi, gli slogan civili e le poesie tracciate lungo le scalinate durante la storica occupazione del 2011 da parte dei lavoratori dello spettacolo costituitisi nell’Associazione Fondazione Teatro Valle Bene Comune. Una traccia indelebile della memoria contemporanea che dialoga idealmente con la storia teatrale e le rassegne culturali del nostro territorio, ricordando come il teatro debba rimanere sempre un luogo aperto di democrazia e partecipazione.

Tecnologia invisibile water-mist e scenotecnica digitale d’avanguardia

Sotto il profilo impiantistico, il Valle rappresenta oggi un modello d’avanguardia nel campo della conservazione monumentale. Il teatro è stato interamente protetto con l’innovativa tecnologia antincendio water-mist: un impianto che nebulizza acqua a gocce microscopiche ad altissima pressione, garantendo lo spegnimento immediato di qualsiasi innesco con un consumo idrico ridottissimo, scongiurando qualsiasi danno irreparabile alle delicate strutture lignee settecentesche.

La torre scenica e i palchi sono stati inoltre equipaggiati con reti in fibra ottica e cablaggi digitali di ultima generazione per la gestione computerizzata delle luci architetturali, del sound design immersivo e delle proiezioni video a servizio della regia, rendendo lo spazio pronto a ospitare le produzioni più audaci della scena internazionale.

La Casa della Drammaturgia Contemporanea riparte da Pirandello con Piccolo

«È una gioia immensa restituire finalmente ai romani il Teatro Valle dopo sedici lunghi anni», ha dichiarato commosso il sindaco Roberto Gualtieri. «Non riapriamo soltanto uno dei teatri più antichi e prestigiosi d’Europa, ma restituiamo alla Capitale un tempio di libertà, scrittura e impegno civile. Il Valle torna a vivere con una nuova, ambiziosa missione affidata alla Fondazione Teatro di Roma: essere la Casa della Drammaturgia Contemporanea».

La nuova stagione artistica si è aperta ufficialmente con lo spettacolo di Francesco Piccolo intitolato «La sera della prima. Sei personaggi in cerca d’autore al Teatro Valle» (in replica fino a domenica 18 ottobre 2026). Un racconto teatrale magnetico che rievoca la tumultuosa e scandalosa serata del 9 maggio 1921, quando il capolavoro pirandelliano debuttò proprio sul palco del Valle tra le urla furiose del pubblico del tempo, segnando la nascita del teatro moderno nel mondo. Un cerchio che si chiude per dare inizio al nuovo secolo del Teatro Valle.

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