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Spettacolo

Il canto segreto delle periferie e delle radici sotterranee: i Mikorizo debuttano con il singolo “A’ l’envers” nel cuore dell’Abruzzo

La musica del mondo e il gergo delle periferie francesi si fondono nel cuore antico dell’Abruzzo! 🎶🏔️ È disponibile da oggi 4 settembre su tutte le piattaforme di streaming “A’ l’envers”, lo straordinario singolo di debutto dei Mikorizo, duo folk-urban nato a Fontecchio (L’Aquila) e formato da Giulia Borraccio e Giordano Ianni. 🌿✨ Un viaggio viscerale e gratuito in versi che unisce l’italiano al “verlan” per raccontare i legami invisibili della natura e i cambiamenti profondi della società, usando la metafora delle radici degli alberi che tengono in piedi il bosco. Leggi qui per scoprire i retroscena del testo, la biografia del duo e come ascoltare subito questo capolavoro indipendente! 👇

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Mikorizo

Fontecchio (AQ) – Ci sono progetti musicali d’avanguardia che nascono nel silenzio protetto dei nostri piccoli borghi storici appenninici, capaci di trasformare la ricerca etnomusicologica e la complessità dei gerghi urbani in un’intensa, viscerale e commovente riflessione sulle connessioni invisibili della vita, curando le solitudini contemporanee attraverso la bellezza dell’ascolto profondo. La scena acustica e indipendente della nostra regione registra la nascita di una gemma discografica di indubbio rilievo artistico e culturale. È ufficialmente disponibile da oggi, venerdì 4 settembre 2026, su tutte le principali piattaforme di streaming digitale (tra cui Spotify, Apple Music, Deezer, YouTube Music, Tidal e iHeartRadio), “A’ L’ENVERS”, il primissimo e atteso brano inedito dei Mikorizo. Il duo, nato e cresciuto tra le pietre secolari e le foreste incontaminate di Fontecchio, in provincia dell’Aquila, è composto dal talento dei musicisti Giulia Borraccio e Giordano Ianni, pronti a inaugurare un percorso compositivo totalmente originale.

Fino a questo momento, i Mikorizo si erano fatti lungamente apprezzare e stimare dal pubblico del Centro Italia attraverso una fitta attività concertistica di strada e di prossimità, interamente dedicata all’esplorazione e alla rilettura filologica delle musiche tradizionali del mondo. Il loro repertorio spaziava con disinvoltura e leale rispetto antropologico tra le canzoni di territori e culture apparentemente distanti: dai canti ipnotici del patrimonio arabo alle villanelle italiane, fino alle ritmiche dispari e travolgenti delle tradizioni balcaniche. Un cammino eccellente e coraggioso, edificato sull’incontro inclusivo tra lingue diverse, suoni acustici e immaginari rurali, che oggi compie un balzo in avanti strategico, trasformando l’esperienza degli interpreti nella maturità di una scuderia di brani scritti e arrangiati di proprio pugno.

Il verlan delle periferie francesi e la metafora ecologica del sottosuolo

Con il lancio di “A’ l’envers”, i Mikorizo ribadiscono la propria vocazione transnazionale attraverso l’uso simultaneo e speculare di codici linguistici differenti, affrontando tematiche di alto spessore civile e sociale come il cambiamento interiore, la ricerca della propria identità, il rispetto per la natura e la critica alle storture della società moderna. Il brano, dal forte impatto emotivo, si offre come un invito esplicito a rallentare il passo e a rivolgere lo sguardo verso ciò che normalmente resta nascosto all’occhio distratto della massa. La canzone è stata scritta unendo l’italiano al verlan, un gergo cifrato nato nelle periferie multiculturali francesi che consiste nell’invertire sistematicamente le sillabe delle parole (lo stesso termine verlan nasce infatti dal rovesciamento fonetico della locuzione l’envers).

“Il verlan è una lingua nata per nascondere, per spostare il significato lineare delle cose e costringere lo spettatore a guardare oltre la superficie visibile del reale”, spiegano con straordinaria onestà intellettuale Giulia Borraccio e Giordano Ianni. “Ci è sembrato il codice ideale per una traccia dedicata a tutto ciò che opera silenziosamente lontano dagli occhi: nella natura, nelle dinamiche della società e, forse, anche dentro di noi. Siamo culturalmente abituati a cercare il centro e l’importanza in ciò che emerge e si vede, ma basta osservare un bosco della nostra Maiella per accorgersi che accade l’esatto contrario. In una foresta sono gli alberi monumentali ad attirare l’attenzione, eppure gran parte della vita biologica si svolge nel terreno, attraverso relazioni invisibili di funghi e radici che tengono in piedi l’intero ecosistema. Quello che appare è solo una piccola parte di ciò che realmente accade. Forse anche noi esseri umani funzioniamo allo stesso modo”.

Un presidio di cultura e innovazione giovanile nella Valle dell’Aterno

Questo esordio discografico costituisce un prezioso salvagente etico e cognitivo per il territorio aquilano, dimostrando come i piccoli borghi della Valle dell’Aterno non siano aree isolate o rassegnate allo spopolamento demografico, ma fucine inesauribili di creatività under 35 capaci di dialogare con le avanguardie europee senza mai recidere il cordone ombelicale con la propria terra d’origine. Scommettere sulla trasparenza dei progetti a chilometro zero dei giovani artisti locali significa fare comunità, contrastando lo stress e l’isolamento dei social network attraverso la riscoperta di una socialità sana e di un’arte che si fa manifesto di pace e uguaglianza.

Il countdown per il successo dei Mikorizo è iniziato. Il singolo “A’ l’envers” si candida a diventare una delle tracce più interessanti e spettacolari dell’autunno musicale abruzzese, una perla indipendente da ascoltare in cuffia per lasciarsi cullare da un ritmo avvolgente e denso di significato. Per rimanere aggiornati sulle prossime date dei concerti dal vivo nel comprensorio, scoprire i retroscena della registrazione in studio o per interviste con la scuderia dei fondatori, i cittadini e i fan possono seguire i canali web ufficiali del duo. Non rimanete incollati agli schermi virtuali degli smartphone: collegatevi alle piattaforme di streaming, sintonizzate le cuffie e lasciatevi spettinare la coscienza dall’energia pulita e dal canto profondo di un progetto che ha fatto del rovescio delle cose la sua splendida e libera bandiera di futuro. 👇

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Spettacolo

Double One annuncia l’inedito «MAREE»: la cantautrice abruzzese Stella Chiavaroli torna tra poesia, note d’autore e la dolcezza della maternità

La cantautrice abruzzese Double One annuncia il nuovo singolo «MAREE»: dopo i successi estivi e la gioia della maternità, il 27 novembre esce una perla intima e viscerale 👇

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Maree,cover

Silvi – Dopo un percorso artistico costellato di traguardi autorevoli, apprezzate partecipazioni a prestigiosi contest canori e la conquista delle fasi finali nelle più selettive manifestazioni musicali della penisola, la cantautrice abruzzese Double One (al secolo Stella Chiavaroli) si appresta a firmare il suo attesissimo ritorno discografico. Una voce limpida, profonda e identitaria che porta ancora una volta il talento del nostro territorio alla ribalta del panorama cantautorale contemporaneo, pronta a toccare le corde più intime degli ascoltatori.

Questo nuovo capitolo compositivo affonda le proprie radici in un momento di grazia e metamorfosi totale per l’artista di Silvi: l’esperienza travolgente della gravidanza e la nascita del suo primo figlio. È da questo miracolo d’amore incondizionato che germoglia «MAREE», una ballad intensa, viscerale e poetica, capace di custodire al proprio interno anche una sorprendente e toccante rivelazione sonora che gli appassionati potranno cogliere esclusivamente immergendosi nell’ascolto del brano.

Un atlante di emozioni: la copertina e i versi che incantano il web

Nelle scorse ore, attraverso i propri canali digitali, Stella Chiavaroli ha svelato in anteprima la suggestiva copertina ufficiale del singolo: un’opera visiva di rara delicatezza cromatica in cui le trasparenze cerulee del mare Adriatico si fondono con l’energia solare dei girasoli e con il tenero sfiorarsi delle mani di madre e neonato. Un manifesto visuale che incornicia alla perfezione il senso di protezione e simbiosi che pervade l’intero spartito.

A confermare la caratura lirica del componimento è uno dei versi chiave già condivisi dall’artista: «Sei il mio posto, sei tutto l’atlante…». Parole scolpite con la purezza di una dichiarazione che trascende i confini convenzionali di tempo e spazio, disegnando una mappa del cuore in cui ogni tempesta interiore trova finalmente il suo porto sicuro.

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Data di lancio su Spotify e videoclip: venerdì 27 novembre 2026

Il debutto ufficiale di «MAREE» è fissato per venerdì 27 novembre 2026 su tutte le maggiori piattaforme di streaming globali, tra cui Spotify, Apple Music, Amazon Music, Deezer e YouTube. In concomitanza con la release audio farà il suo esordio anche l’attesissimo videoclip promozionale, girato per valorizzare l’intimità del messaggio ed esaltare la forza evocativa del territorio d’origine.

Nelle prossime giornate verrà attivato il link di pre-save per consentire a fan e addetti ai lavori di salvare in anteprima la traccia nella propria libreria digitale. È possibile seguire l’evoluzione del progetto e tutti gli aggiornamenti in tempo reale sui profili social ufficiali dell’artista: su Instagram (@stellachiavaroli.ss), su Facebook (pagina Double One) e su YouTube (canale ufficiale Double One Official).

Un ritorno atteso e luminoso che dimostra come la grande musica d’autore sappia rigenerarsi quando attinge alla verità più pura dei sentimenti umani.

A cura della Redazione Spettacolo e Territorio di Cavaliere News

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Spettacolo

BeaMakk torna con «E adesso»: la firma storica dei fratelli Calabrese per una rinascita pop tra grande musica e il nuovo film di Rolando Ravello

BeaMakk conquista la scena musicale e cinematografica! Dal 23 ottobre arriva in radio e streaming «E adesso», il nuovo toccante singolo nato dalla penna leggendaria di Piero e Massimo Calabrese (storici autori di Giorgia, Mengoni e Alex Baroni). Reduce dal set del nuovo film di Rolando Ravello «Siamo solo voi» (Colorado Film), la cantautrice da oltre 1,2 milioni di follower canta la rinascita dopo la fine di un amore. Tutti i dettagli e l’intervista 👇

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E adesso , cover

Milano – La maturità espressiva di una cantautrice della Generazione Z capace di fondere la purezza della canzone d’autore italiana con l’energia visiva del cinema contemporaneo e il calore di una community social che supera il milione di fedelissimi. Venerdì 23 ottobre 2026 segna il ritorno discografico di BeaMakk con «E adesso», il nuovo, atteso singolo disponibile su tutte le principali piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica nazionale. Un’uscita che corona un periodo di straordinaria effervescenza professionale per la giovane artista comasca di stanza a Milano, reduce dalla conclusione sul set delle riprese del nuovo film del regista Rolando Ravello intitolato «Siamo solo voi», prodotto da Colorado Film, che la vede protagonista in veste di attrice coprotagonista.

«E adesso» si presenta fin dalla prima battuta d’ascolto come una ballad vibrante e intimista, capace di accarezzare l’anima dell’ascoltatore attraverso una melodia avvolgente e una densità lirica rarissima nel panorama pop giovanile. Il brano nasce infatti da un sodalizio autorale nobilissimo: porta la firma indelebile di Piero Calabrese per le parole e di Massimo Calabrese per la musica, due autentici giganti e padri nobili della migliore tradizione canzonettistica italiana. La canzone scandaglia con disarmante sincerità il momento esatto in cui un amore giunge al capolinea, trasformando lo strazio della separazione nella consapevolezza luminosa che la vita continua a scorrere e che ritrovare se stessi è l’unico vero atto d’amore possibile.

«E adesso»: la fine di un amore e la riconquista della propria libertà

Lungi dall’adagiarsi sui consueti cliché del melodramma sentimentale o della recriminazione rancorosa, «E adesso» traccia una traiettoria psicologica ed emotiva di fiera emancipazione. È la fotografia lucida di quell’istante spartiacque in cui la nebbia del dolore si dirada, lasciando spazio al coraggio di guardarsi allo specchio e pronunciare la parola «basta» di fronte a una relazione diventata tossica o spenta. Un vissuto universale nel quale chiunque abbia sperimentato il naufragio di una storia d’amore può riconoscere un frammento autentico del proprio percorso interiore.

A spiegare l’urgenza espressiva racchiusa nelle pieghe del testo è la stessa BeaMakk: «Il brano descrive il momento esatto in cui una persona trova la forza morale di dire basta, smettendo finalmente di affogare nei problemi della coppia per riprendere saldamente in mano la propria vita, la propria individualità e i propri sogni. Rappresenta la presa di coscienza liberatoria di chi accetta la fine di un rapporto non come una sconfitta definitiva, ma come un passaggio necessario e inevitabile per continuare a stare bene e preservare la propria serenità». Un messaggio di speranza e risolutezza che risuona con particolare forza nell’universo giovanile contemporaneo.

CONSIGLIATO DALLA REDAZIONE
CANTAUTORATO & POP ITALIANO

L’arte di scrivere canzoni – Alfredo Rapetti Mogol

I segreti armonici, la metrica e l’ispirazione poetica dietro i capolavori del pop italiano: la guida essenziale su come nasce un testo capace di toccare il cuore di milioni di persone.

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La firma nobile dei fratelli Calabrese: dal mito di Giorgia e Mengoni a BeaMakk

A garantire la straordinaria solidità musicale del singolo è il peso specifico della firma e della produzione artistica. I fratelli Piero e Massimo Calabrese occupano un posto d’onore nella storia della discografia italiana degli ultimi quarant’anni: scopritori di talenti puri ed eccezionali alchimisti del suono pop, hanno plasmato la carriera di mostri sacri come Giorgia — per la quale hanno composto gemme immortali della musica leggera —, la voce indimenticabile di Alex Baroni e il talento fulmineo di Marco Mengoni, per il quale hanno co-firmato, tra gli altri, il travolgente trionfo sanremese del debutto, «Credimi ancora».

Affidare un testo e una partitura dei Calabrese a BeaMakk certifica la qualità del progetto e la considerazione di cui l’artista gode tra gli addetti ai lavori più raffinati. Il singolo è prodotto a quattro mani da Massimo Calabrese e Marco Lecci insieme a Valerio Calisse — che ne ha curato anche i magistrali e dinamici arrangiamenti orchestrali — per l’etichetta Musica e Rivoluzione in sinergia editoriale con Lungomare Srl. Un lavoro sartoriale che esalta l’estensione vocale e il timbro caldo e graffiante della cantautrice, cucendole addosso una veste acustica che fonde archi sontuosi e ritmiche contemporanee.

Dal set di Rolando Ravello al palco di Sanremo: il talento poliedrico di Beatrice Macconi

Nata a Como nel 2003 e cresciuta con una divorante passione per le arti sceniche, Beatrice Macconi ha costruito la propria identità artistica attraverso un percorso formativo rigoroso e multidisciplinare. I suoi primi passi si sono consolidati nelle aule e sui palcoscenici del Teatro Sociale di Como, per poi perfezionarsi all’Accademia Europea della Musica di Erba e approdare ai corsi avanzati di recitazione del Centro Sperimentale di Cinematografia di Milano. Questa duplice anima, di musicista e attrice drammatica, le consente di approcciare il testo di una canzone con la precisione interpretativa di chi vive ogni sillaba come una battuta teatrale da incarnare.

La recente partecipazione al lungometraggio «Siamo solo voi» diretto da Rolando Ravello per Colorado Film segna un prestigioso salto di qualità nella sua carriera cinematografica, affiancandosi a un’incessante attività concertistica dal vivo. BeaMakk ha infatti già calcato teatri prestigiosi su scala nazionale, esibendosi e conducendo kermesse di primo piano persino sul palco leggendario del Teatro Ariston di Sanremo, dimostrando una presenza scenica magnetica e una spontaneità disarmante di fronte alle platee più esigenti.

Un milione di follower e il pop che non scende a compromessi

La dimensione artistica di BeaMakk trova una formidabile amplificazione nel rapporto quotidiano e viscerale con il suo pubblico: con quasi 1.250.000 follower complessivi distribuiti tra TikTok (@beatrice.macconi), Instagram (@bea.makk) e YouTube, l’artista ha saputo trasformare i social network da vetrina effimera a luogo di condivisione empatica reale. Dai video comici e dalle parodie musicali che ne hanno fatto esplodere la popolarità nel 2020, il suo percorso è rapidamente virato verso un cantautorato maturo che rifiuta le scorciatoie degli algoritmi per puntare dritto al cuore.

Dopo i singoli estivi «Stasera che fai?» (2023) e «You Drive Me Crazy» (2025), e la sequenza serrata di pubblicazioni nel corso del 2026 — tra cui «Nel Blu», «Io e te, io e te, io e te», «Madame», «C’è un po’ d’odio per te» e la brillante rilettura dance d’autore del classico battistiano «Il tempo di morire» —, «E adesso» consacra BeaMakk come una delle voci più autentiche, coraggiose e complete della nuova scena italiana. Un brano che promette di farsi largo nelle classifiche e nelle playlist radiofoniche, ricordando a tutti che dopo ogni addio c’è sempre un nuovo giorno pronto a splendere.

A cura della Redazione Musica e Spettacoli di Cavaliere News

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Cultura

Anghingò, il gioco si fa danza: il 7 e 8 novembre al Teatro Villa Lazzaroni di Roma il debutto di Compagnia Atacama tra filastrocche e schermi digitali

Che cosa resta del gioco quando scompare il corpo e l’infanzia viene catturata dagli schermi digitali? Il 7 e 8 novembre al Teatro Villa Lazzaroni di Roma debutta in prima assoluta «Anghingò», la nuova travolgente creazione di danza contemporanea della Compagnia Atacama firmata da Patrizia Cavola e Ivan Truol. Ispirato al celebre libro di Piero Dorfles, lo spettacolo riscopre filastrocche, conte e giochi di strada per interrogare il futuro delle relazioni umane tra le nuove generazioni. Date, orari e dettagli 👇

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Anghingò - Foto Eleonora Maggioni EM_3ott (62)

Che cosa resta del gioco, dell’invenzione infantile e della scoperta del mondo quando viene meno l’incontro corporeo, fisico e tangibile con l’altro? In un’epoca in cui l’infanzia e l’adolescenza appaiono sempre più precocemente catturate dall’isolamento dei display luminosi, dalle dinamiche algoritmiche dei social media e dalla fruizione solitaria del videogioco su smartphone e tablet, la danza contemporanea interroga il nostro presente per riaprire una finestra di autenticità e riflessione sociale. Nasce da questa urgenza pedagogica, etica ed estetica «Anghingò», la nuova e attesa creazione firmata da Patrizia Cavola e Ivan Truol per la Compagnia Atacama, che debutterà in prima assoluta sabato 7 e domenica 8 novembre 2026 sul palcoscenico del Teatro Villa Lazzaroni a Roma.

Prendendo ispirazione dalle pagine e dalle riflessioni del celebre saggio «Amblimblè – Rime e riti dei giochi di strada» del giornalista e saggista Piero Dorfles, lo spettacolo si propone di trasformare la memoria ancestrale dei giochi all’aperto, delle conte ritmiche e delle filastrocche popolari in una vibrante partitura coreografica e teatrale. Un lavoro multidisciplinare che non si limita a celebrare una nostalgia sterile per il tempo andato, ma si fa carico di scandagliare le profonde trasformazioni che stanno investendo la sfera relazionale, affettiva e corporea delle giovanissime generazioni nell’era della digitalizzazione pervasiva.

Dalle strade di quartiere al palcoscenico: l’ispirazione da Piero Dorfles

Il punto di partenza concettuale di «Anghingò» affonda le proprie radici in un patrimonio antropologico immateriale di straordinaria ricchezza: quel tempo, non troppo lontano, in cui la strada, il cortile condominiale o la piazza del paese rappresentavano il palcoscenico primario dell’aggregazione sociale tra bambini. Giocare significava prima di tutto incontrarsi, occupare lo spazio pubblico, guardarsi negli occhi, stabilire regole comuni attraverso la negoziazione verbale e, all’occorrenza, scontrarsi e imparare a ricomporre il conflitto all’interno del gruppo dei pari.

In quell’universo, le formule magiche delle conte — dall’intramontabile «Anghingò» a «Amblimblè», fino alle rime cadenzate che assegnavano i ruoli prima di una partita a nascondino o a guardie e ladri — non erano semplici passatempi, ma veri e propri riti laici di passaggio. Scandivano l’inizio dell’avventura, stabilivano il principio di equità del caso e accompagnavano i gesti corporei della corsa, del salto, della campana e del nascondiglio. Questo sterminato vocabolario di suoni sillabici, gesti spontanei, posture e ritmi diventa ora materia prima per la composizione coreografica di Patrizia Cavola e Ivan Truol, decisi a interrogare la scena contemporanea sul senso di quell’eredità comunitaria oggi minacciata dall’atomizzazione virtuale.

CONSIGLIATO DALLA REDAZIONE
SOCIETÀ & PEDAGOGIA

Amblimblè. Rime e riti dei giochi di strada – Piero Dorfles

Il suggestivo saggio di Piero Dorfles dedicato ai giochi all’aperto, alle filastrocche, alle conte e ai riti d’infanzia che hanno formato generazioni prima dell’avvento pervasivo degli schermi digitali.

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Corpo, voce e ritmo: la drammaturgia coreografica di Patrizia Cavola e Ivan Truol

In «Anghingò» il linguaggio scenico si sviluppa attraverso un virtuoso connubio tra la fisicità pura della danza contemporanea e la dimensione sonora della voce viva. I cinque interpreti in scena — Isabella Campiglia, Francesco Vitale Farris, Iris Morello, Nunzia Prisco e Henry Tanzini — danno corpo e respiro a una partitura polifonica in cui il movimento atletico e la gestualità quotidiana si fondono senza soluzione di continuità. Non c’è separazione tra suono emesso e gesto tracciato: le conte vengono cantate, sussurrate, gridate e spezzettate, trasformandosi in battiti ritmici che guidano accelerazioni improvvise, cadute, rincorse e sospensioni plastiche.

La regia e il disegno luci, curati a quattro mani dagli stessi Cavola e Truol, costruiscono uno spazio scenico essenziale ma fortemente suggestivo, in cui la luce scolpisce i corpi e ne esalta la dinamica cinetica. A scandire la drammaturgia sono le composizioni musicali originali create da Sergio de Vito, autore di un tessuto acustico che intreccia sonorità elettroniche, echi di canti fanciulleschi e pulsazioni percussive. I costumi disegnati da Irene Boni completano il quadro visivo, donando agli interpreti un’identità atemporale, capace di oscillare tra la fanciullezza della memoria e l’inquietudine del presente.

L’infanzia nell’era dei display: una riflessione necessaria senza nostalgie sterili

Il cuore poetico e politico di «Anghingò» risiede nella volontà di evitare qualsiasi banale moralismo o contrapposizione manichea tra il «passato felice» e il «presente corrotto dalla tecnologia». Al contrario, la creazione teatrale si interroga lucidamente sulle conseguenze neurobiologiche, psicologiche ed emotive che la privazione della fisicità comporta nello sviluppo della persona. Quando il gioco si trasferisce interamente negli ambienti immateriali del cloud o delle piattaforme social, a scomparire è il corpo con il suo portato di stanchezza, sudore, contatto con la terra, empatia visiva e gestione della frustrazione.

Attraverso l’ironia, il brio ritmico e momenti di toccante delicatezza corale, lo spettacolo mette in luce come il corpo rimanga la prima e più formidabile antenna di conoscenza del reale. Riscoprire le regole non scritte del gioco condiviso significa riappropriarsi della capacità di abitare lo spazio comune, di tollerare l’errore e di riconoscere la presenza dell’altro come compagno di viaggio indispensabile, e non come un semplice avatar astratto da eliminare con un clic.

Compagnia Atacama e il Teatro Villa Lazzaroni: presidio di ricerca e cultura a Roma

La messa in scena di «Anghingò» conferma l’altissimo profilo artistico e produttivo della Compagnia Atacama, fondata nel 1997 da Patrizia Cavola e Ivan Truol e storicamente sostenuta dal Ministero della Cultura (MiC). Con sede operativa e formativa dal 2009 presso «La Scatola dell’Arte» di Roma, Atacama vanta un percorso quasi trentennale di ricerca d’avanguardia che ha portato le sue creazioni a calcare i teatri e i festival più prestigiosi di Germania, Spagna, Belgio, Francia, Brasile, Polonia e Portogallo. Un impegno artistico a 360 gradi che vede inoltre Patrizia Cavola alla direzione del Festival Internazionale di Danza Contemporanea «Paesaggi del Corpo» e, dal 2022, alla guida del «District Dance Festival» nella Capitale.

La produzione di «Anghingò» è realizzata con il prezioso contributo del Ministero della Cultura, della Regione Lazio e del programma SIAE Art Bonus, a riprova della qualità e della valenza culturale del progetto. Il debutto al Teatro Villa Lazzaroni, immerso nella splendida cornice del parco omonimo sull’Appia Nuova, rappresenta un’occasione imperdibile per famiglie, appassionati di danza contemporanea, educatori e spettatori di ogni età:

ANGHINGÒ – COMPAGNIA ATACAMA
Sede: Teatro Villa Lazzaroni, Via Appia Nuova 522 / Via Tommaso Fortifiocca 71, Roma
Date e orari delle repliche:
Sabato 7 novembre 2026, ore 19.00
Domenica 8 novembre 2026, ore 17.30
Per informazioni, prenotazioni e dettagli di biglietteria è possibile contattare l’organizzazione all’indirizzo email ufficiale: info@compagniaatacama.it.

A cura della Redazione Cultura e Spettacoli di Cavaliere News

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