Rimani in contatto con noi
#

Eventi

I bambini di Betania in Parlamento: presentato “Tenet”, il libro che unisce l’Abruzzo al Myanmar

Quando il dolore si trasforma in speranza e i racconti dei più piccoli diventano una lezione per le istituzioni! È stato presentato alla Camera dei Deputati il bellissimo libro “Tenet. Itinerari dell’Acqua per la Pace” (curato da Laura De Berardinis), un’opera che raccoglie tre anni di scritti e desideri dei ragazzi ospiti della Casa Famiglia “I Bambini di Betania” (Teramo). Accolta dall’On. Nazzario Pagano, l’iniziativa ha unito la solidarietà abruzzese ai grandi temi internazionali: il volume contiene infatti documenti inediti e denunce sulle violenze del regime militare in Birmania (Myanmar), inclusa una lettera del figlio della Premio Nobel Aung San Suu Kyi. Dopo il successo romano, il libro sarà presentato ufficialmente sabato 26 settembre alle ore 18:00 a Teramo, presso la Biblioteca Regionale “Melchiorre Delfico”. Leggi i dettagli e le toccanti testimonianze dei volontari nel nostro articolo 👇

Pubblicato

a

Presentazione in parlamento di Tenet. Itinerari dell’Acqua per la Pace,

Roma – Ci sono voci sottili, fragili e spesso ignorate dal rumore assordante della società moderna, che hanno un disperato bisogno di essere ascoltate per poter guarire. Sono le voci dei bambini feriti dalla vita, di chi ha conosciuto il dolore prima ancora dell’adolescenza. E quando queste voci riescono a varcare le porte sacre delle più alte istituzioni dello Stato, l’emozione diventa un inno universale alla speranza.
È esattamente ciò che è accaduto mercoledì scorso all’interno della solenne cornice della Camera dei Deputati, dove è stato presentato ufficialmente il volume “Tenet. Itinerari dell’Acqua per la Pace” (edito dalla casa editrice Ricerche&Redazioni). Un’opera editoriale dal fortissimo impatto sociale curata minuziosamente dall’avvocata, scrittrice e volontaria Laura De Berardinis, che racchiude i racconti e le esperienze dei giovanissimi ospiti della storica Casa famiglia abruzzese “I Bambini di Betania”. A fare gli onori di casa, accogliendo calorosamente la delegazione di relatori, volontari e bambini, è stato l’Onorevole Nazzario Pagano, orgoglioso Presidente della Prima Commissione Affari Costituzionali.

Il saluto dell’Onorevole Pagano: trasformare le fragilità in ascolto

L’intervento di apertura dell’Onorevole Pagano ha immediatamente inquadrato l’altissimo valore morale dell’iniziativa, definendola un atto di civiltà imprescindibile. «Dare voce, con delicatezza, profonda discrezione e assoluta autenticità alle esperienze di questi ragazzi, ai loro sogni, alle loro paure e anche ai traumi che purtroppo hanno subito sulla propria pelle, è un atto di grandissimo valore sociale», ha sottolineato con forza Pagano. «Significa trasformare attivamente storie di fragilità in occasioni di ascolto e di condivisione, creando autentici ponti d’abbraccio tra i più piccoli e la società civile. Questo non è un semplice libro di fiabe, ma un potentissimo strumento didattico e pedagogico rivolto principalmente a noi adulti e alle istituzioni».
Pagano ha inoltre voluto ringraziare pubblicamente le istituzioni territoriali che hanno sostenuto il progetto, dal Presidente del Consorzio Bim Vomano-Tordino di Teramo, Marco Di Nicola (cofinanziatore dell’opera), al Sindaco di Villalago, Fernando Gatta, lodato per la grande sensibilità dimostrata nell’offrire la disponibilità del suo incantevole borgo abruzzese per ospitare future iniziative dedicate ai bambini della Casa famiglia.

L’opera di Laura De Berardinis: dai racconti abruzzesi al Myanmar

L’anima pulsante del progetto editoriale (frutto di un lavoro multimediale e di scrittura terapeutica durato tre intensissimi anni) è l’avvocata Laura De Berardinis, che ha saputo tessere un meraviglioso e inaspettato filo rosso tra la provincia di Teramo e l’Estremo Oriente. «Il volume raccoglie le richieste d’aiuto esplicite e non verbali dei ragazzi di cui mi onoro di essere volontaria», ha spiegato la curatrice.
Ma l’elemento che rende l’opera un vero unicum nel panorama editoriale è la sua seconda parte, che sfocia apertamente nel mare sconfinato dei diritti umani internazionali. Nel libro sono infatti pubblicati, per la primissima volta in assoluto, due documenti inediti di portata storica: una toccante lettera di Kim Aris (figlio minore della Premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, oggi 81enne e segregata agli arresti dalla feroce giunta militare in Birmania) e la dura testimonianza di un missionario italiano che cura le vittime psichiatriche del regime. «I nostri bambini e le loro storie di sofferenza si sono idealmente e spiritualmente intrecciate con il dramma della Birmania. A questo popolo martoriato abbiamo dedicato preghiere e fiaccolate, per ricordarci che gli ultimi non esistono: dipende solo da che parte della fila decidiamo di collocarci noi», ha chiosato commossa la De Berardinis.

Le voci della Casa Famiglia: un rifugio di speranza e amore

Sul palco della Camera si sono alternate le testimonianze dirette di chi, ogni giorno, combatte in prima linea per restituire un futuro a queste giovani vite. Salvatore Palumbo, Presidente emerito e fondatore (insieme alla compianta moglie Marialuisa), ha ricordato come il progetto di scrittura abbia restituito fiducia ai ragazzi. L’attuale Presidente, Davide Tenerelli, ha voluto lanciare un messaggio di estremo ottimismo: «La fatica nel gestire queste dinamiche è tanta, a volte penso di non farcela, ma poi guardo il lavoro di squadra e capisco di non essere solo. Viva i bambini, viva la Pace».
Significativo anche l’intervento della Vice Presidente Francesca Spinosi, che ha rivendicato con orgoglio un dato straordinario: «Grazie alla nostra fitta rete solidale, la quasi totalità dei nostri giovani riesce a completare con profitto gli studi e a inserirsi brillantemente nel mondo del lavoro. È la dimostrazione plastica dell’efficacia del lavoro di comunità». Il dibattito è stato poi impreziosito dalle profonde riflessioni del professor Nicola Strizzolo (Università di Teramo) sui conflitti sociali e di Alberto D’Alberto (Presidente AIA Teramo) sull’etica dello sport come metafora di pace.

Il prossimo appuntamento: la presentazione alla Biblioteca di Teramo

Il bellissimo percorso culturale e sociale di questo volume, dopo aver toccato le vette delle Istituzioni romane, è ora prontissimo a fare ritorno nella sua terra d’origine per riabbracciare la cittadinanza abruzzese. Il prossimo, imperdibile appuntamento pubblico per conoscere da vicino il progetto “Tenet” è infatti fissato per sabato 26 settembre alle ore 18:00. L’evento si terrà a Teramo, presso i prestigiosi locali della Biblioteca Regionale “Melchiorre Delfico” (situata in via Delfico n. 16). Sarà l’occasione perfetta per la comunità teramana di stringersi attorno a questi splendidi ragazzi e di ascoltare dalla viva voce degli autori un messaggio di pace, accoglienza e speranza che non conosce confini.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Eventi

Le notti bianche della fotografia erotica e classica che stregano l’Ara Pacis: a Roma l’apertura straordinaria fino alle 22 per il trionfo di Robert Mapplethorpe

Il genio scandaloso della fotografia mondiale illumina le notti della Capitale per un gran finale da record assoluto di emozioni! La straordinaria mostra “Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza”, ospitata al Museo dell’Ara Pacis a Roma, prolunga l’orario in totale gratuità logistica per gli ultimi due fine settimana, restando aperta con visite straordinarie fino alle ore 22:00 nei giorni 25-27 settembre e 2-4 ottobre 2026. Un viaggio specchio iper-emotivo e privo di filtri protettivi curato da Denis Curti, che unisce oltre 200 scatti leggendari — dai ritratti di Patti Smith e David Byrne alle immagini sensuali di corpi maschili — in un dialogo mozzafiato con i marmi classici dei Musei Capitolini. Un’oasi di spensieratezza e onestà visiva organizzata da Zètema e Marsilio Arte per sconfiggere il torpore digitale. Scoprite il link ufficiale nel nostro articolo! 👇

Pubblicato

a

Orchid, 1987 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission.

Roma – Ci sono mostre monumentali e installazioni d’avanguardia che non nascono semplicemente per adempiere ai palinsesti ordinari dei musei o per sfilare come meri eventi riempitivi sui canali digitali della rete, ma che vengono concepite come autentiche officine di pensiero, presìdi di resistenza civile e risorsa terapeutica ed etica contro il torpore del nostro presente. La fotografia d’autore, quando sa spogliarsi dei vecchi e polverosi cliché accademici e dei filtri artificiali degli smartphone, si riscopre l’unico vero specchio trasparente in grado di radiografare le leggi geometriche del corpo umano, la fluidità delle passioni e l’onestà dei sentimenti. Un’oasi di spensieratezza colta, lontana dalle logiche standardizzate delle produzioni di plastica, capace di unire le generazioni sotto il segno della grande bellezza. Oggi, martedì 22 settembre 2026, la Sovrintendenza Capitolina ha annunciato una sfolgorante e attesissima delibera straordinaria per tutti i collezionisti e i viandanti della cultura: la travolgente retrospettiva “Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza”, stanziale presso il Museo dell’Ara Pacis, prolungherà l’orario dei propri laboratori visivi fino a tarda sera per gli ultimi due fine settimana di programmazione dello Stato.

La macchina organizzativa di Zètema Progetto Cultura e Marsilio Arte, in fitta, duratura e trasparente joint venture strategica con la prestigiosa Robert Mapplethorpe Foundation di New York, ha blindato un ruolino di marcia notturno eccezionale per assecondare l’affluenza straordinaria di pubblico che ha preso d’assalto il lungotevere in questi mesi. Nelle giornate di venerdì 25, sabato 26, domenica 27 settembre e per il successivo round di venerdì 2, sabato 3, domenica 4 ottobre 2026 (data del solenne fischio d’inizio dell’ultimo disallestimento), i cancelli del plesso museale rimarranno aperti in totale trasparenza fino alle ore 22:00. L’ultimo ingresso controllato ai botteghini sarà consentito millimetricamente un’ora prima della chiusura delle sale, garantendo un comfort funzionale perfetto e risposte flessibili alle scadenze del tempo libero delle famiglie e dei giovani della provincia rionale, taccuino alla mano e passioni calde.

I ritratti di Patti Smith e lo shock della carne: l’ordito perfetto di Denis Curti

L’esposizione d’élite, curata con assoluto rigore filologico e saggistico dal critico Denis Curti, costituisce il capitolo conclusivo e monumentale di un imponente viaggio espositivo transnazionale che ha precedentemente conquistato e commosso i visitatori di Venezia, presso le Stanze della Fotografia, e di Milano, nelle sale reali di Palazzo Reale. Il cartellone romano si articola attraverso un ordito perfetto di ben 200 opere storiche andate rubate negli occhi del mondo, un inventario viscerale che spazia dagli scatti iconici del costume underground alle nature morte geometriche, fino ai celebri e graffianti ritratti delle massime personalità della letteratura, del cinema e della musica del XX secolo. Sul leggio dell’Ara Pacis sfileranno i volti e i soft skill espressivi di icone planetarie del calibro di Yoko Ono, Robert Rauschenberg, Donald Sutherland, David Byrne e Richard Gere, accanto alle sezioni interamente dedicate alle sue muse immortali, la poetessa del rock Patti Smith e la campionessa di bodybuilder Lisa Lyon.

I dati dell’affluenza parlano chiaro e non lasciano spazio a dubbi: l’onestà delle idee e il merito rivoluzionario di Mapplethorpe risiedono nella sua straordinaria capacità di far collidere la vulnerabilità biologica della carne alla perfezione scultorea. La sezione più intima e discussa della rassegna radiografa senza maschere o ipocrisie interpretative le foto più sensuali e anatomiche di corpi maschili e femminili, dove la pelle e i muscoli vengono trattati con lo stesso rigore geometrico dei suoi celebri primi piani dedicati ai fiori esotici. Una requisitoria visiva contro il puritanesimo commerciale e l’intolleranza sociale dei nostri giorni, in cui l’obiettivo analogico cessa di essere uno strumento di alienazione per farsi manifesto di liberazione civile e di eguaglianza dei diritti, colpendo dritto allo stomaco del conformismo imperante.

Il matrimonio perfetto con l’antico: il dialogo con i marmi dei Musei Capitolini

La vera e più accattivante peculiarità della tappa capitolina risiede in un nucleo di scatti inediti interamente focalizzati sul profondo e viscerale legame che univa il fotografo statunitense alla terra e all’arte della penisola. I laboratori curatoriali di Denis Curti hanno edificato un cortocortocircuito ingegneristico e saggistico mozzafiato, mettendo in totale trasparenza le immagini di Mapplethorpe in dialogo diretto con la statuaria classica dell’antica Roma. Per rendere questo confronto un’opera di squadra eccezionale e un visual anchor storico irrinunciabile, le sale dell’Ara Pacis ospitano eccezionalmente due maestose sculture classiche in marmo bianco, estratte temporaneamente dai depositi protetti dei Musei Capitolini, dimostrando con i fatti che il dinamismo della carne contemporanea e il rigore dei maestri latini sono figli della medesima ed eterna ricerca della forma perfetta.

La manifestazione, promossa con orgoglio da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, si avvale del prestigioso e solenne sostegno di grandi partner dello Stato e del mercato aziendale: i mobility partner ATAC e Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane assicureranno collegamenti logistici continui per agevolare l’afflusso dei viandanti, in asse con il fashion partner Rinascente, il supporto clinico di Miamo e le frequenze sonore di Radio Capital come emittente ufficiale del festival. Il catalogo bilingue, un volume di immenso pregio scientifico ideale per contrastare lo spopolamento della memoria storica, è elargito alle stampe da Marsilio Arte. I database della biglietteria sono sintonizzati e i canali digitali della rete presi d’assalto: questo fine settimana spegnete gli smartphone, lasciate a casa il grigiore del materialismo quotidiano e andate a camminare sotto le luci serali dell’Ara Pacis. Le forme di Mapplethorpe vi aspettano a braccia aperte per ricordarvi che finché l’umanità saprà catturare la luce per difendere la libertà dell’arte, il nostro domani non avrà mai paura del buio.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Eventi

Rinascita dell’Appennino: a Roma la storica presentazione dell’Osservatorio dei Monti della Laga

La salvezza dei meravigliosi borghi dell’Appennino colpiti dal sisma e dallo spopolamento passa (anche) attraverso la voce di chi si ostina coraggiosamente a viverci! Lunedì 28 settembre (ore 15:00), presso la storica Villa Celimontana a Roma, verrà presentato ufficialmente il rivoluzionario “Osservatorio di Prossimità dei Monti della Laga”. Promosso dall’associazione “Borghi e Sentieri della Laga OdV” e dalla Società Geografica Italiana, il progetto nasce con l’obiettivo titanico di mappare le necessità, le tradizioni e le enormi potenzialità inespresse di ben 110 minuscoli e affascinanti insediamenti rurali a cavallo tra Abruzzo, Lazio e Marche. Un’iniziativa di cartografia sociale talmente brillante e innovativa da essere stata inserita nel prestigioso Rapporto ASviS per l’Agenda 2030 dell’Onu. “Vogliamo trasformare l’isolamento in un punto di forza e aiutare le istituzioni a gestire meglio la ricostruzione post-terremoto”, spiegano gli organizzatori. Leggi tutti i dettagli del progetto e le voci dei protagonisti nel nostro articolo 👇

Pubblicato

a

Locandina 28 settembre evento Roma

Roma – Salvare i piccoli borghi montani dell’Italia centrale dall’oblio silenzioso dello spopolamento e dalle ferite ancora drammaticamente aperte del terribile sisma, non è soltanto una sfida ingegneristica o architettonica, ma una vera e propria missione di civiltà e di resistenza culturale. Proprio per dare finalmente una voce forte, autorevole e istituzionale alle fragili e coraggiose comunità residenti, trasformando le loro aspre necessità quotidiane in dati scientifici e progetti concreti per lo sviluppo futuro, la Capitale si appresta a ospitare un evento di fondamentale importanza strategica per tutto l’Appennino.
Nella giornata di lunedì 28 settembre 2026, a partire dalle ore 15:00, la splendida e prestigiosa Sala Convegni “Giuseppe Dalla Vedova” del Palazzetto Mattei in Villa Celimontana (sede ufficiale della storica Società Geografica Italiana), farà da prestigiosa e solenne cornice alla presentazione ufficiale de “L’Osservatorio di Prossimità dei Monti della Laga”. Si tratta di un progetto rivoluzionario, uno strumento innovativo e modernissimo di automonitoraggio e cartografia sociale, concepito e sviluppato per mappare minuziosamente sul campo i bisogni primari, le risorse inespresse e le antiche tradizioni delle comunità resilienti che ostinatamente rifiutano di abbandonare le proprie radici.

Mappare il futuro dei borghi rurali: la sfida contro lo spopolamento

Questa lodevole e complessa iniziativa territoriale non nasce per caso, ma ha preso forma ed energia in seno alle seguitissime e apprezzate edizioni del “Festival Culturale dei Borghi Rurali della Laga”, ed è orgogliosamente promossa dall’instancabile associazione “Borghi e Sentieri della Laga ODV” in strettissima e fattiva collaborazione con la già citata Società Geografica Italiana.
Il raggio d’azione dell’Osservatorio è vastissimo e titanico: l’obiettivo primario è quello di rilevare, analizzare e studiare scientificamente nel tempo la lentissima evoluzione di ben 110 piccoli (e spesso sconosciuti) insediamenti rurali di meravigliosa impronta medievale. Stiamo parlando di veri e propri gioielli architettonici incastonati in un vasto, aspro e meraviglioso territorio montano amministrato da diciassette Comuni appartenenti a tre diverse Regioni d’Italia (Abruzzo, Lazio e Marche). Un’area geografica purtroppo pesantemente e storicamente condizionata dallo spopolamento demografico, dalla carenza cronica di infrastrutture e dal conseguente, desolante abbandono. L’Osservatorio si propone quindi, proprio nel delicatissimo e cruciale periodo burocratico della ricostruzione post-terremoto, di convertire i freddi dati statistici grezzi in una vera e propria “conoscenza operativa”. L’intento è quello di supportare e indirizzare dal basso le future decisioni politiche ed economiche, rendendole finalmente più umane e consapevoli, attraverso la co-creazione di una preziosa “mappa partecipata” in grado di far emergere chirurgicamente le gravi criticità, ma soprattutto le infinite e inesplorate opportunità di sviluppo economico offerte dallo straordinario patrimonio immateriale esistente.

La scienza al servizio del territorio: il riconoscimento dell’Onu

In questa titanica e nobile impresa, la Società Geografica Italiana ha voluto fortemente assumere un ruolo attivo e di primissimo piano, fungendo da indispensabile supporto scientifico, culturale e sociale per le comunità coinvolte nei terribili terremoti del Centro Italia, concentrando tutte le proprie energie sulla rigorosa salvaguardia dell’identità territoriale. Il delicatissimo coordinamento scientifico dell’intero progetto e la meticolosa stesura dei report finali sono stati affidati alle sapienti mani di un preparatissimo team di brillanti ricercatrici, composto da Annalisa Spalazzi, Sara Carallo, Francesca Impei e Francesca Sabatini.
Il valore immenso, strategico e metodologico di questo innovativo modello di mappatura partecipata non è certamente passato inosservato, tanto da essere stato già solennemente e ufficialmente sancito persino a livello istituzionale nazionale. La virtuosa esperienza della “Rete Territoriale delle Comunità della Laga”, infatti, è stata formalmente inclusa all’interno del prestigioso Rapporto Buone Pratiche redatto dall’ASviS (L’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile). Un riconoscimento che la consacra come un’azione locale di assoluta d’eccellenza, fondamentale per il raggiungimento di ben tre ambiziosi obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dettati dalla rigorosa Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

“Non solo numeri, ma un presidio umano”: le voci dei protagonisti

A sottolineare con forza e orgoglio l’alto valore metodologico e umano del progetto è intervenuto direttamente il Professor Claudio Cerreti, Presidente della Società Geografica Italiana. «Quella che presentiamo oggi a Roma non è una banale e semplice indagine statistica da chiudere in un cassetto, ma un vero e proprio presidio umano e scientifico attivo sul territorio», ha dichiarato con fermezza il professore. «La geografia di prossimità rimette finalmente al centro le persone in carne ed ossa e il loro spazio vissuto quotidianamente. Questa collaborazione continuativa dimostra concretamente come la pura ricerca accademica possa farsi felicemente “militante” e mettersi totalmente al servizio dello sviluppo sostenibile dei territori più isolati e fragili del nostro Appennino».
Dello stesso e appassionato avviso è Roberto Gualandri, vulcanico Presidente di “Borghi e Sentieri della Laga OdV”, che ha illustrato la vera anima dell’iniziativa. «Il nostro sogno è trasformare l’isolamento geografico in un formidabile punto di forza», ha spiegato con emozione Gualandri. «Raccogliere costantemente le voci dei residenti significa infatti riconoscere e sostenere apertamente la partecipazione civica, offrendo alle istituzioni politiche e ai pianificatori degli strumenti reali e affidabili per contribuire a orientare le difficili e complesse sfide che abbiamo di fronte, strettamente legate ai grandi programmi di ricostruzione». Un appuntamento imperdibile per chi ama la montagna italiana, che potrà essere seguito anche in diretta streaming sulla pagina Facebook dell’associazione.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Eventi

“I suoi grandi occhi erano il cielo”: la voce delle donne afghane incanta il Castello di Calendasco

A cinque lunghi anni dal tragico ritorno al potere dei Talebani, l’Italia non dimentica il dramma infinito del popolo afghano! Il magnifico Castello di Calendasco ha ospitato un evento di straordinaria intensità emotiva all’interno del “Festival Transitare”, interamente dedicato ai diritti negati alle donne in Afghanistan. Titolo dell’incontro: “I suoi grandi occhi erano il cielo”. Il pubblico ha ascoltato in religioso silenzio i versi struggenti della poetessa e giornalista Shamim Frotan, che ha usato la forza evocativa della poesia per denunciare le privazioni, la violenza e il dolore delle donne rimaste senza voce sotto il regime integralista. Subito dopo, l’attivista per i diritti umani Fatima Haydari (fondatrice dell’associazione Alefba) ha lanciato un forte grido d’allarme sulle persecuzioni della minoranza Hazara e sulla vitale necessità di garantire l’istruzione scolastica alle ragazze, a cui oggi è vietato studiare. L’evento si è poi concluso con un aperitivo solidale a base di cibi tipici. Leggi il resoconto completo della serata nel nostro articolo 👇

Pubblicato

a

Locandina evento Calendasco

Calendasco (Piacenza) – In un mondo che corre veloce, dove l’attenzione mediatica internazionale si accende fiammante per pochi giorni per poi spegnersi miseramente nell’oblio e nell’indifferenza generale, mantenere viva e pulsante la memoria delle tragedie umane dimenticate è un imperativo morale assoluto. Sono trascorsi ormai cinque, lunghissimi e bui anni da quel tragico agosto in cui i Talebani si sono ripresi con la forza le strade di Kabul, facendo precipitare l’intero Afghanistan in un nuovo, drammatico Medioevo oscurantista in cui i diritti fondamentali sono stati brutalmente cancellati con un colpo di spugna.
Per non dimenticare il dramma quotidiano vissuto da chi è rimasto intrappolato in quell’incubo (e da chi è stato costretto alla fuga), il magnifico Castello di Calendasco ha aperto le sue storiche porte sabato 19 settembre 2026. All’interno della prestigiosa e variegata cornice culturale del Festival Transitare, a partire dalle ore 16:30, è andato in scena un incontro di straordinaria intensità emotiva intitolato poeticamente «I suoi grandi occhi erano il cielo». Un pomeriggio interamente ed esclusivamente dedicato all’Afghanistan, con un focus preciso, tagliente e doveroso sulla condizione disperata delle donne e delle fasce più vulnerabili ed emarginate della società afghana, private della loro stessa dignità di esseri umani.

I versi di Shamim Frotan: la poesia come arma di resistenza

Il toccante programma della giornata ha scelto di non affidarsi ai freddi e asettici report di geopolitica, ma di dare direttamente e fisicamente spazio alla voce, alla poesia e alle testimonianze viventi e pulsanti di due donne afghane coraggiose e straordinarie: la poetessa e giornalista Shamim Frotan, e la nota attivista per i diritti umani Fatima Haydari.
Il momento più intimo e commovente dell’intero pomeriggio è stato senza dubbio il reading letterario curato da Shamim Frotan. Davanti a un pubblico rapito e silenzioso, la giornalista ha letto e interpretato una selezione di sue poesie inedite e struggenti, liriche interamente dedicate all’essenza della donna, al dolore insormontabile e alla sofferenza femminile nascosta sotto i pesanti burqa. Attraverso la magia e la potenza evocativa dei versi, la Frotan ha raccontato senza filtri le esperienze difficili, traumatiche e dolorose vissute sulla propria pelle dalle donne afghane in patria. Le sue parole, cariche di una bellezza tragica, hanno letteralmente ridato voce all’angoscia della solitudine, al peso insopportabile delle innumerevoli privazioni, alle ferite invisibili dell’anima e alle difficoltà estreme di una vita segnata dalla guerra infinita, dalle feroci discriminazioni e dalle aberranti limitazioni imposte dal regime integralista. Nelle sue mani, la poesia si è trasformata nella più pacifica ma potente arma di resistenza culturale.

Il dramma degli Hazara e l’impegno sociale dell’attivista Haydari

L’arte poetica ha svolto così la sua funzione più alta e nobile: non si è limitata a raccontare un’esperienza puramente personale e autobiografica, ma si è fatta megafono universale per le urla silenziose di tutte quelle madri, mogli e figlie afghane rimaste tragicamente senza voce, rinchiuse a forza tra le mura domestiche.
Nel corso dell’intensissimo incontro, però, il dibattito si è allargato per abbracciare a tutto tondo la complessa realtà del Paese asiatico, affrontando di petto e con grandissimo coraggio temi scomodi e sanguinosi come la drammatica e pericolosa situazione delle minoranze etniche in Afghanistan. Un focus particolare è stato giustamente dedicato all’escalation di violenza inaudita, ai massacri e alle sistematiche persecuzioni subite quotidianamente dalla pacifica comunità hazara, storicamente bersaglio di omicidi mirati e attentati che hanno colpito con ferocia i gruppi più indifesi della società. Crimini contro l’umanità che troppo spesso, purtroppo, passano sotto totale silenzio nei telegiornali occidentali.

Il diritto negato allo studio e il ponte culturale dell’Associazione Alefba

La seconda parte dell’evento ha visto salire in cattedra Fatima Haydari, instancabile e coraggiosa attivista nonché fondatrice dell’associazione Alefba, che ha intessuto un dialogo diretto, serrato e illuminante con il pubblico presente nel Castello. La sua testimonianza cruda e reale ha riportato prepotentemente l’attenzione internazionale sulla questione vitale e dirimente dell’istruzione femminile.
Per le ragazze afghane, a cui oggi è severamente e assurdamente vietato frequentare le scuole superiori e le università, poter studiare e formarsi significa letteralmente sopravvivere, l’unica e ultima scialuppa di salvataggio per provare a sperare di costruire un futuro dignitoso e indipendente. L’associazione Alefba rappresenta in questo senso un’incredibile esperienza concreta e operativa di impegno sul campo a favore delle donne, promuovendo iniziative educative e di sostegno a distanza che sfidano l’oscurantismo dei Talebani. L’incontro piacentino, fondendo magistralmente poesia, testimonianza diretta, rispetto dei diritti umani e divulgazione culturale, ha offerto al pubblico italiano un rarissimo e prezioso spazio di conoscenza vera e senza filtri. E per concludere la serata celebrando l’unione tra i popoli, ai partecipanti è stato offerto un delizioso aperitivo a base di cibi tradizionali afghani, trasformando la gastronomia nell’ultimo e bellissimo ponte culturale tra l’Italia e l’Asia Centrale.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Articoli di Tendenza