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Pescara, la Scuola Macondo riaccende la passione per i libri: dal 20 ottobre al via cinque nuovi corsi tra Odissea, sorelle Brontë e letteratura al femminile

A partire dal 20 ottobre 2026 la Scuola Macondo di Pescara inaugura un nuovo ciclo di corsi dedicati alla letteratura: dall’Odissea con Peppe Millanta alle sorelle Brontë, passando per la lettura creativa e le autrici rivoluzionarie. Cinque percorsi per riscoprire il valore delle storie e della lettura consapevole 👇

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scuola macondo

Pescara – Leggere non è un atto passivo né una semplice evasione solitaria, ma un’avventura dello spirito, un esercizio di consapevolezza critica e una straordinaria opportunità di incontro e crescita comunitaria. Con questo spirito riparte l’autunno culturale della Scuola Macondo – L’officina delle storie di Pescara, guidata dallo scrittore e fondatore Peppe Millanta. A partire da martedì 20 ottobre 2026 prenderà il via un nuovo e articolato ciclo di percorsi formativi interamente dedicati all’esplorazione dei grandi classici, alla lettura attiva e alle voci più rivoluzionarie del panorama letterario internazionale. Un’offerta didattica stimolante e accessibile, curata da Elisa Quinto con Sara Caramanico e Peppe Millanta, pensata per accompagnare lettori appassionati e neofiti in un viaggio tra le pieghe più affascinanti della narrazione.

La visione di Macondo: l’officina pescarese dove le storie prendono forma

Radicata nel cuore di Pescara, nella storica sede di via Clemente de Caesaris 33, la Scuola Macondo si è imposta negli anni come uno dei poli didattici e creativi più vivaci dell’intero centro-sud Italia. Non una scuola accademica convenzionale, ma un autentico laboratorio artigianale delle parole, dove la scrittura e la lettura vengono riscoperte come strumenti di emancipazione civile e interpretazione del presente. Il nuovo cartellone autunnale si articola in cinque laboratori monografici a cadenza periodica, strutturati per consentire a chiunque – studenti, lavoratori, professionisti e curiosi – di conciliare la frequenza con i propri impegni quotidiani.

A caratterizzare l’offerta è la varietà dei formati proposti: dai viaggi mitologici nella classicità omerica all’indagine storico-biografica sulla brughiera vittoriana, fino ai percorsi agili incentrati sui romanzi brevi e agli approfondimenti sul canone femminile, ogni modulo punta a dotare i partecipanti di lenti ermeneutiche inedite per comprendere l’architettura invisibile che sostiene ogni grande opera letteraria.

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I cinque corsi al microscopio: programmi, date e docenti

Il ventaglio delle proposte formative è pensato per rispondere a diverse sensibilità e curiosità intellettuali:

1. Donne che corrono coi libri (a cura di Elisa Quinto): in programma il venerdì, dalle 18:00 alle 19:30 (sei incontri a cadenza mensile). Il corso propone un viaggio appassionato nell’universo editoriale e autoriale femminile, indagando figure rivoluzionarie che hanno scardinato i generi consolidati: dall’autofiction al romanzo psicologico, dal saggio militante al racconto breve, per riscoprire la potenza della voce femminile nella letteratura mondiale.

2. La Lettura Creativa (a cura di Elisa Quinto): si svolgerà un sabato al mese, dalle 15:00 alle 17:00 (sei incontri). Un laboratorio pratico finalizzato a decodificare i congegni della narrazione, l’uso dei punti di vista, la gestione del ritmo e la costruzione dei personaggi. Attraverso lo studio delle biografie e l’analisi guidata di pietre miliari italiane e straniere, i corsisti impareranno a leggere con occhi nuovi e sguardo analitico.

3. Odissea, viaggiare per diventare (a cura di Peppe Millanta): in partenza il martedì, dalle 20:00 alle 21:30 (cinque incontri). Una rilettura vibrante e modernissima del poema omerico per eccellenza, inteso non come reperto museale ma come bussola esistenziale per navigare le tempeste della contemporaneità. Millanta guiderà i partecipanti nei tre atti fondamentali dell’esperienza umana: la partenza e il distacco, le metamorfosi interiori della traversata e la complessità del ritorno (edizione consigliata per il corso: Marsilio / Universale Economica Feltrinelli).

4. Tempeste e inchiostro, il mondo delle sorelle Brontë (a cura di Sara Caramanico): il martedì sera, dalle 20:00 alle 21:30 (quattro incontri mensili). Un’affascinante indagine filologica, storica e psicologica sul genio isolato di Charlotte, Emily e Anne Brontë. Il percorso toccherà le vette della loro produzione letteraria, immergendosi nelle atmosfere gotiche e passionali di capolavori quali Cime tempestose, Jane Eyre e La signora di Wildfell Hall.

5. Piccole storie, viaggi di lettura in formato ridotto (a cura di Elisa Quinto): un sabato al mese, dalle 15:00 alle 17:00 (cinque appuntamenti). Un itinerario snello incentrato su cinque romanzi brevi, ideale per chi desidera riaccendere il piacere della lettura o sviluppare un metodo rapido ed efficace attraverso il confronto e la discussione collettiva.

Modalità di iscrizione e recapiti della Scuola Macondo

Al termine di ciascun laboratorio è previsto il rilascio di un formale attestato di frequenza utile per arricchire il proprio curriculum formativo e culturale. Le iscrizioni sono aperte e i posti sono limitati per garantire il massimo livello di interazione tra docenti e corsisti.

Per ricevere informazioni dettagliate sui costi, sui calendari precisi o per prenotare la propria partecipazione, è possibile contattare la segreteria dell’Officina delle storie tramite WhatsApp o telefono al numero 370 3525381, inviare una mail all’indirizzo scuolamacondo@gmail.com oppure visitare il portale ufficiale www.scuolamacondo.it. Un’occasione preziosa per fare della lettura non un semplice passatempo, ma il luogo in cui ritrovare se stessi e scoprire il mondo attraverso la bellezza inesauribile della parola scritta.

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Pescara, torna “Colpo di Stati”: al via la quarta stagione del radioshow letterario di Beniamino Cardines tra ironia, resistenza culturale e ospiti d’eccezione

Da mercoledì 21 ottobre 2026 riparte su RadioCittàPescara e Popolare Network la quarta stagione di “Colpo di Stati_letterature in pericolo”, il radioshow irriverente ideato da Beniamino Cardines. Nella prima puntata ospiti il sindaco Carlo Masci e la scrittrice Luisa Gasbarri, insieme a un cast corale pronto a difendere il valore civile della parola letteraria 👇

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Beniamino Cardines

Pescara – Torna a far sentire la propria voce, libera, pungente e orgogliosamente fuori dai binari del conformismo mediatico, una delle trasmissioni radiofoniche più originali e apprezzate del panorama culturale abruzzese e nazionale. Da mercoledì 21 ottobre 2026 riparte ufficialmente “COLPO DI STATI_letterature in pericolo”, il fortunato radioshow ideato e condotto da Beniamino Cardines, scrittore pluripremiato, giornalista, regista e già insignito del riconoscimento di “Autore dell’Anno 2023” con la casa editrice LFA Publisher Italia-Spagna. Il programma taglia il prestigioso traguardo del quarto anno consecutivo di messa in onda, confermando una formula che ha saputo conquistare un pubblico vasto ed eterogeneo sia attraverso l’ascolto radiofonico tradizionale sia mediante la fruizione digitale in streaming.

Frequenze, orari e il debutto stagionale con il sindaco Carlo Masci

L’appuntamento è fissato per ogni mercoledì pomeriggio, in diretta live dalle ore 16:00 alle 17:30, sui 97.80 MHz di RadioCittàPescara / Popolare Network e in contemporanea video sulla pagina Facebook ufficiale della storica emittente pescarese. Un salotto radiofonico che nei suoi primi tre anni di trasmissione ha saputo imporsi come un autorevole punto di riferimento per il mondo delle lettere e del libero pensiero, contraddistinto da una cifra stilistica irriverente, grottesca e dichiaratamente fuorischema. Per l’apertura di questa quarta stagione, in programma mercoledì 21 ottobre, il microfono si accenderà su un parterre di grande rilevanza civica e letteraria: ospiti della prima puntata saranno il Sindaco di Pescara, Carlo Masci, e la scrittrice Luisa Gasbarri, docente di creative writing e saggista.

La presenza del primo cittadino e di una delle autrici più apprezzate del territorio segna la volontà di intrecciare fin da subito il dibattito culturale con le dinamiche della città, aprendo un confronto a tutto tondo sulle politiche per il libro, sulla rigenerazione degli spazi urbani attraverso l’arte e sul ruolo che la letteratura contemporanea esercita nel decifrare le contraddizioni del nostro tempo.

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La squadra in studio: una galleria di ruoli teatrali e voci polifoniche

A rendere inimitabile la macchina narrativa di “Colpo di Stati” è il cast corale che affianca Beniamino Cardines davanti ai microfoni, dove ogni componente interpreta un ruolo concettuale preciso in un gioco continuo tra serietà accademica e performance teatrale. In studio ci sarà Lucia Coia, ex dirigente scolastica, nei panni della “pensatrice”, chiamata a distillare riflessioni pedagogiche e sociologiche; Giulia Madonna, poetessa pluripremiata, rivestirà il ruolo della “musa”, portando l’incanto del verso e dell’immaginario lirico; Enrico Guida interverrà come eccentrico “guru napoletano”, dispensando massime surreali e saggezza popolare.

Accanto a loro, la poetessa Caterina Franchetta reciterà il ruolo più complesso di “se stessa”, mentre Annarita Pasquinelli Michetti, animatrice e promotrice culturale, vestirà i panni della “mamma del poeta”. A completare l’organico ci sarà l’artista visivo Antonio Lori nelle vesti spiazzanti di “Antoninos Kilosakys, non critico, non artista, non curatore”, con il compito di sabotare con acume i luoghi comuni dell’estetica contemporanea. La cabina di regia e la cura del suono on air sono affidate alla consolidata esperienza tecnica di Paolo Carpineti.

La poetica di Cardines: la letteratura come trincea contro l’indifferenza

Nelle parole dell’ideatore e conduttore Beniamino Cardines emerge con chiarezza la visione filosofica che anima la trasmissione: «Un programma casa, un programma luogo, un programma riserva naturale. Non ci interessa fare letteratura, ma capire che letteratura è, questo sì. COLPO DI STATI_letterature in pericolo è un luogo non luogo per parlare di società attraverso la letteratura, viverla, promuoverla. Per immaginare la cultura e la parola scritta come trincea e ultimi avamposti di resistenza della specie umana in via di estinzione e in piena regressione antropologica».

Una presa di posizione netta contro l’appiattimento digitale e la mercificazione culturale: «Vogliamo la cultura come luogo di prossimità sociale anziché di distanza e indifferenza. Come incontro, come dialogo, come transculturalità transgenerazionale. Infine, come idea innovativa di intrattenimento culturale capace di divertire, formare e informare allo stesso tempo, mantenendo sempre un tono irriverente, libero e grottesco».

Una rete associativa capillare e l’invito aperto a scrittori e festival

La forza di “Colpo di Stati” risiede anche nella straordinaria rete di collaborazioni associative che sostengono e arricchiscono il progetto. Il radioshow vede la partecipazione attiva di realtà prestigiose del territorio e del panorama letterario nazionale: SL/Segnalazioni Letterarie, Bibliodrammatica aps, AP/ArteProssima, FBS/Festival delle Biblioteche Sociali, MAI Arte aps, PHF/PoetryHouseFestival, la rivista letteraria SU/SintassiUrbane e la Biblioteca sociale “Marilia Bonincontro”.

La redazione rinnova inoltre l’invito a scrittori, poeti, case editrici, curatori di festival e comitati organizzatori a segnalare le proprie iniziative, presentazioni editoriali, reading e rassegne all’indirizzo email dedicato colpodistati@gmail.com. Un canale aperto per far sì che la letteratura, da bene in pericolo, torni a essere nutrimento vivo e contagioso per l’intera comunità.

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«L’Abruzzo nel mondo rischia di scomparire»: il grido d’allarme da Buenos Aires di Federico Mandl, l’appello alla Regione per salvare il CRAM e le associazioni emigrati

Federico Matias Mandl, storico esponente delle comunità abruzzesi in Argentina ed ex consigliere CRAM, lancia una drammatica lettera aperta alla Regione Abruzzo denunciando il blocco delle riunioni dal 2023, la soppressione dell’ufficio emigrazione e il rischio di scomparsa per decine di associazioni storiche. Un appello trasversale alla politica affinché non venga abbandonato l’altro Abruzzo nel mondo 👇

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Federico Mandl con la madre Alicia Carosella

Buenos Aires – Una testimonianza viscerale, intessuta di passione civile, memoria familiare e profonda amarezza, ma soprattutto un lucido grido d’allarme rivolto ai vertici della Regione Abruzzo e all’intera classe politica regionale. Da Buenos Aires, metropoli che ha accolto generazioni di emigranti partiti dalle valli e dalle montagne abruzzesi in cerca di futuro e riscatto, arriva la toccante lettera aperta firmata da Federico Matias Mandl, già consigliere del CRAM (Consiglio Regionale degli Abruzzesi nel Mondo) ed ex presidente dell’Associazione abruzzese Villa San Vincenzo di Guardiagrele, con sede nel popoloso distretto di San Martin. Un documento appassionato che fotografa il momento più delicato e critico vissuto negli ultimi decenni dalle comunità abruzzesi sparse nei cinque continenti, denunciando il progressivo disimpegno istituzionale, l’azzeramento delle risorse e il rischio concreto di veder tramontare per sempre un inestimabile ponte identitario.

Le radici oltreoceano e la stagione d’oro dell’associazionismo abruzzese

La storia di Federico Mandl coincide con la parabola stessa dell’emigrazione abruzzese in Argentina. Cresciuto all’interno delle mura dell’associazione fondata dai conterranei di Guardiagrele, Mandl ha ereditato dai nonni e dai genitori un attaccamento viscerale alla terra d’origine, assumendo ruoli di crescente responsabilità fino alla guida del sodalizio e affiancando per anni la madre, Alicia Carosella, figura storica dell’associazionismo che ha ricoperto per ben tre mandati la presidenza della FEDAMO (Federazione delle Associazioni abruzzesi in Argentina) e rappresentato l’intero Sud America in seno al CREI, l’organismo regionale che precedette la costituzione del CRAM.

In quegli anni di fervida attività, il legame tra l’Abruzzo istituzionale e le sue propaggini transoceaniche visse una vera e propria stagione dorata. Figure politiche di primo piano, pur divise da aspre contrapposizioni ideologiche sul piano locale, seppero fare fronte comune in nome dell’identità abruzzese: presidenti della Regione di estrazione opposta come Antonio Falconio e Giovanni Pace, unitamente a esponenti di rilievo quali Gianni Melilla, Lanfranco Venturoni e Franco Caramanico, dimostrarono come l’amore per gli emigrati sapesse superare ogni barriera tra destra e sinistra. Nessuno dimenticava chi era stato costretto a salpare per necessità, lasciando affetti e paesi natii ma portando l’Abruzzo nel cuore.

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La nascita del CRAM e i grandi traguardi internazionali degli anni Duemila

La svolta istituzionale culminò nel 2004 con la nascita del CRAM, organismo concepito per dare voce e rappresentanza democratica a quell’immenso patrimonio umano costituito dal cosiddetto “altro Abruzzo”: una comunità sterminata di corregionali all’estero che numericamente eguaglia, se non supera, la popolazione residente entro i confini regionali. Gli anni successivi videro il susseguirsi di amministrazioni differenti che, tuttavia, continuarono a garantire continuità d’azione, anche grazie all’opera di funzionari e dirigenti regionali capaci di profondere dedizione ben oltre le mere mansioni d’ufficio e alla guida di assessori con delega all’emigrazione come Donato Di Matteo e Mauro Febbo.

Fecero seguito tappe storiche che consacrarono la vitalità delle associazioni in terra sudamericana: dall’Assemblea annuale del CRAM a Buenos Aires nel 2010 fino allo straordinario Congresso Mondiale dei Giovani Abruzzesi nel 2012. Una fucina di entusiasmo e progettualità portata avanti da Federico Mandl insieme a compagni di viaggio appassionati come Joaquín Negri, Juan Scenna, Natalia Turanzas Marcos, Marcelo Castello (promotore dell’edizione CRAM 2017 a Rosario) e l’artista e animatore culturale Maxi Manzo, capaci di trasformare la memoria storica in cooperazione economica, scambi culturali e progetti premiati su scala internazionale.

Il blackout dal 2023: riunioni bloccate, ufficio soppresso e associazioni allo stremo

Il cuore della denuncia di Mandl tocca tuttavia il drammatico presente. A partire dal 2023, la virtuosa macchina della cooperazione con l’estero ha subito una brusca e inaspettata battuta d’arresto. Da oltre un anno non vengono più convocate le assemblee del CRAM a causa della totale assenza di stanziamenti economici dedicati, lasciando i consiglieri eletti nell’impossibilità di operare e confrontarsi. Una paralisi aggravata da una scelta amministrativa che ha destato sconcerto: la formale soppressione dell’ufficio regionale storicamente preposto alle politiche dell’emigrazione.

Le ricadute di questo disimpegno sul tessuto associativo estero sono devastanti. Decine di circoli, sodalizi e federazioni presenti in Argentina, Brasile, Uruguay, Canada, Stati Uniti, Australia e nel resto d’Europa rischiano concretamente la chiusura definitiva. Come sottolinea Mandl nella sua missiva, queste sedi non sono semplici luoghi ricreativi o dopolavoristici: rappresentano veri e propri avamposti culturali in cui da decenni si custodiscono e si tramandano lingua, enogastronomia, folklore, documenti storici e valori etici dell’abruzzesità, fungendo da indispensabili ambasciate informali del territorio regionale nel mondo.

L’appello urgente alla Regione: «Superare le divisioni per salvare la nostra memoria»

Di fronte allo spettro dell’oblio, l’ex consigliere CRAM rivolge un appello accorato e solenne a quanti oggi ricoprono ruoli di governo e legislativi all’interno dell’emiciclo regionale dell’Aquila, così come ai protagonisti delle passate stagioni politiche. La richiesta è chiara: accantonare le logiche di schieramento e le appartenenze di partito per aprire un tavolo di confronto urgente e individuare le risorse finanziarie necessarie a riattivare il CRAM e sostenere le associazioni.

«Le radici non appartengono soltanto al passato: ci permettono di guardare al futuro senza dimenticare chi siamo», ribadisce con forza Mandl. Affidare un patrimonio storico così prezioso esclusivamente alla generosità e all’età avanzata dei volontari significa condannarlo all’estinzione. L’Abruzzo nel mondo ha bisogno del supporto tangibile e della vicinanza istituzionale della madrepatria: solo riannodando quel filo di dialogo e responsabilità politica sarà possibile garantire che le nuove generazioni di oriundi continuino a sentirsi, con orgoglio indissolubile, figlie della terra d’Abruzzo.

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Successo e commozione ad Assisi per il Coro Padre Mario di Castelvecchio Subequo: musica sacra e devozione nella Basilica di San Francesco per i 35 anni di attività

Il Coro “Padre Mario” di Castelvecchio Subequo trionfa ad Assisi animando con solennità la messa nella Basilica Inferiore di San Francesco, guidato dal maestro Vincenzo Vivio e dall’organista Giuseppe Quattrociocchi. Un appuntamento storico per celebrare i 35 anni di fondazione del complesso e l’ottocentenario francescano, salutato dagli elogi calorosi del Sacro Convento e dalla commozione dei fedeli abruzzesi al seguito 👇

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Accompagnatori del Coro ad Assisi

Assisi – Le volte secolari e intrise di spiritualità della Basilica Inferiore di San Francesco ad Assisi hanno fatto da cornice a una pagina memorabile per la cultura e la musica corale abruzzese. Il Coro “Padre Mario” di Castelvecchio Subequo ha vissuto una trasferta carica di significato umano, artistico e religioso, venendo chiamato ad animare con il proprio repertorio polifonico la solenne celebrazione eucaristica vespertina domenicale nel cuore pulsante dell’Umbria francescana. Un evento che ha rappresentato non soltanto un banco di prova di altissimo prestigio per la compagine peligna, ma anche un momento di profonda comunione con le radici storiche che uniscono indissolubilmente il borgo della Valle Subequana alla città serafica del Poverello d’Assisi.

L’omaggio solenne nella Basilica Inferiore di San Francesco: armonia e devozione

L’ingresso del complesso canoro negli spazi mistici della Basilica Inferiore, impreziositi dagli immortali cicli di affreschi di Giotto, Cimabue e Simone Martini, ha sin dai primi istanti catalizzato l’attenzione e il raccoglimento della folta assemblea composta da fedeli del territorio, pellegrini giunti da ogni angolo d’Italia e visitatori internazionali. Accompagnato all’organo dal maestro Giuseppe Quattrociocchi, il gruppo vocale subequano ha offerto una prova esecutiva di ammirevole maturità tecnica e straordinaria densità spirituale, tessendo un ordito sonoro capace di fondere precisione timbrica, rispetto della liturgia e calore interpretativo. Ogni brano eseguito durante i passaggi chiave della celebrazione ha risuonato con limpidezza acustica, restituendo la sacralità del canto corale come autentico veicolo di preghiera comunitaria.

L’intesa tra la linea organistica impeccabilmente tracciata da Giuseppe Quattrociocchi e l’amalgama delle sezioni vocali ha conferito alla liturgia una solennità austera e al tempo stesso luminosa. I fedeli presenti hanno accompagnato l’animazione con visibile commozione, mentre l’intera comunità dei frati francescani custodi del Sacro Convento ha manifestato un plauso caloroso e incondizionato al termine del rito, riconoscendo nel Coro Padre Mario un rigore interpretativo degno di uno dei templi più sacri della cristianità universale.

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Il plauso del Sacro Convento e il lavoro del direttore Vincenzo Vivio

Tra i riscontri più significativi della trasferta spiccano i calorosi complimenti espressi personalmente da Padre Giulio Cesareo, responsabile della comunicazione del Sacro Convento di Assisi e direttore del prestigioso periodico mensile “San Francesco Patrono d’Italia”. Padre Cesareo ha voluto congratularsi direttamente con il direttore del coro, il maestro Vincenzo Vivio, elogiando la coesione del gruppo, la purezza delle dinamiche e la cura filologica riposta nella scelta dei brani e nelle modulazioni espressive.

Un riconoscimento dal valore inestimabile se si considera che il maestro Vincenzo Vivio ha assunto la guida della formazione da poco più di un anno. In questo arco temporale relativamente breve, il direttore ha saputo infondere nuova linfa vitale nell’organico, valorizzando al massimo il potenziale vocale dei singoli cantori e perfezionando l’equilibrio polifonico d’insieme. Il lavoro metodico svolto nelle sessioni di prova settimanali a Castelvecchio Subequo ha così trovato sul palcoscenico sacro di Assisi una consacrazione pubblica di assoluto rilievo, confermando come la passione e la guida sapiente possano produrre risultati artistici di prim’ordine anche in formazioni radicate nelle piccole comunità interne.

Il doppio traguardo: 35 anni di storia e l’ottocentenario del transito francescano

La trasferta umbra non è stata una semplice tappa concertistica, ma la celebrazione solenne di una doppia, straordinaria ricorrenza. L’esibizione ad Assisi corona infatti degnamente il 35° anno di attività ininterrotta del Coro “Padre Mario”, fondato nel 1991 proprio a Castelvecchio Subequo per mantenere viva la memoria spirituale e culturale dell’amato frate francescano da cui prende il nome. Tre decenni e mezzo di dedizione alla polifonia sacra e popolare, scanditi da generazioni di cantori che si sono avvicendati leggio dopo leggio, portando il nome del paese in prestigiosi contesti regionali e nazionali.

A rendere l’evento ancor più emblematico è la perfetta coincidenza temporale con l’800° anniversario del transito di San Francesco d’Assisi (1226-2026), ottocentenario che tutto il mondo cattolico e l’ordine francescano celebrano in quest’anno giubilare. Tra Castelvecchio Subequo e la memoria di San Francesco esiste un vincolo ancestrale: fu lo stesso Poverello d’Assisi a transitare nella Valle Subequana nei primi decenni del Duecento, ponendo le basi per l’edificazione del maestoso Convento di San Francesco di Castelvecchio, custode della celebre e venerata reliquia del sangue delle stimmate donata dal conte di Celano. Intonare i propri canti nel luogo della sepoltura del Santo ha assunto dunque per i coristi subequani il significato di un pellegrinaggio identitario, che ha ricollegato le due estremità di una secolare rotta di fede e testimonianza francescana.

Un presidio culturale e di coesione sociale per la Valle dell’Aterno

Al seguito della delegazione canora è giunto ad Assisi anche un folto gruppo di fedeli, sostenitori e concittadini partiti da Castelvecchio Subequo e dai centri limitrofi. La trasferta ha rinsaldato un legame di appartenenza civica ed emotiva che va ben oltre l’aspetto puramente musicale. Per i residenti e gli originari del territorio, il Coro Padre Mario non è soltanto una realtà artistica, ma un autentico presidio culturale capace di contrastare lo spopolamento delle aree interne e di offrire un’occasione costante di aggregazione intergenerazionale.

La perfetta riuscita dell’animazione liturgica ad Assisi ribadisce con forza quanto le espressioni artistiche radicate nei borghi della bassa valle dell’Aterno continuino a essere feconde e competitive su scala nazionale. Forti degli elogi tributati dalla comunità francescana del Sacro Convento e dall’entusiasmo della comunità al seguito, i cantori e il direttore Vincenzo Vivio guardano ora ai prossimi appuntamenti concertistici del 2026 con rinnovata consapevolezza: 35 anni di cammino rappresentano un punto di partenza per continuare a far risuonare la bellezza del canto come ponte di speranza, memoria e coesione per l’intero Abruzzo montano.

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