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Cronaca

Riccione, terrore nella notte: ragazza circondata dai lupi nell’auto davanti a casa. Lo sfogo di mamma Barbara: «Basta inerzia, la convivenza è diventata pericolosa»

Notte di terrore a Riccione: una ragazza di ritorno dal cinema resta bloccata in auto circondata da due grossi lupi davanti al cancello di casa, fuggendo solo dopo aver suonato il clacson. Dalle colonne de il Resto del Carlino, la madre Barbara Brandi denuncia l’escalation nei pressi del Rio Melo: «Non vogliamo abbatterli, ma vanno catturati e portati via prima che scappi la tragedia». 👇

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Lupi

Riccione (Rimini) – Rimanere bloccati all’interno dell’abitacolo della propria automobile a fari accesi, con il fiato sospeso e le portiere serrate a chiave, mentre a pochi centimetri dal finestrino due grossi lupi si aggirano famelici nell’oscurità del cortile di casa. Non è la sequenza iniziale di un film thriller ambientato sulle vette più impervie dell’Appennino, ma il drammatico incubo ad occhi aperti vissuto pochi giorni fa da una ragazza di ritorno dal cinema nella tranquilla periferia residenziale di Riccione, a due passi dalla Strada Statale 16, nei pressi della Comet e a brevissima distanza dalle vie dello shopping della Riviera romagnola.

A denunciare pubblicamente l’episodio con uno sfogo accorato e carico di esasperazione raccolto dalle colonne de il Resto del Carlino (ilrestodelcarlino.it) è la madre della giovane, Barbara Brandi, portavoce di un quartiere che da oltre dodici mesi si ritrova a convivere forzatamente con la presenza sempre più sfacciata e confidente dei predatori selvatici. Un allarme sicurezza che investe la fascia urbana compresa tra via Venezia e il corso fluviale del Rio Melo, dimostrando come la fauna selvatica abbia ormai colonizzato aree densamente abitate, trasformando un semplice rientro serale a casa in un potenziale pericolo per l’incolumità dei residenti.

Il racconto dell’aggressione scampata: «Ha suonato il clacson ed è corsa in casa»

La drammatica disavventura si è consumata intorno alle ore 23:30, quando la giovane figlia di Barbara Brandi ha arrestato l’automobile dinanzi al cancello d’ingresso della propria abitazione. Prima di poter aprire lo sportello per scendere, la ragazza si è accorta che due esemplari adulti di lupo, di stazza imponente, avevano accerchiato la vettura, scrutando l’interno senza mostrare alcun timore per la presenza umana o per i rumori del motore.

«Mia figlia è rimasta letteralmente intrappolata dentro la macchina», ha raccontato la madre a il Resto del Carlino con la voce ancora rotta dallo spavento. «Quei due lupi non ne volevano assolutamente sapere di andarsene. Hanno girato attorno alla carrozzeria per minuti interminabili. Solo dopo che lei ha iniziato a suonare disperatamente e ripetutamente il clacson i due animali hanno accennato ad allontanarsi di qualche metro nel buio; a quel punto mia figlia ha aperto la portiera e ha fatto una folle corsa a perdifiato per chiudersi a chiave dentro casa. Siamo arrivati a un punto di non ritorno: non si tratta di un caso isolato, è da un anno intero che invio segnalazioni dettagliate ai Carabinieri Forestali e alla Polizia Locale».

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L’asta del Rio Melo e le vie d’invasione: da Misano al Castello degli Agolanti

La presenza dei lupi a ridosso dei centri abitati della Riviera non è un fenomeno casuale. Gli esperti ambientali confermano che gli alvei dei fiumi e dei torrenti costituiscono veri e propri “corridoi ecologici” naturali: risalendo il corso del Rio Melo a caccia di cinghiali, caprioli e lepri, i branchi raggiungono con estrema facilità le aree periferiche e i parchi urbani.

Come documentato dalle cronache de il Resto del Carlino, tra agosto e settembre scorsi l’amministrazione comunale di Riccione era stata costretta a emanare un’ordinanza per chiudere al pubblico il parco Chico Mendes nelle ore serali e notturne proprio per via degli avvistamenti ravvicinati di un esemplare solitario. Dalla zona di via Venezia fino alle alture del Castello degli Agolanti, le testimonianze dei residenti si moltiplicano a ritmo allarmante. La situazione non è diversa nel vicino comune di Misano Adriatico, dove la frazione di Scacciano è ormai teatro quotidiano di incursioni notturne nei giardini privati e dove nei mesi scorsi sono stati persino promossi incontri pubblici per educare la cittadinanza alla difficile “convivenza con il lupo”.

Dall’avvistamento dei cuccioli ai branchi adulti: l’escalation della paura

A preoccupare maggiormente le famiglie del territorio è la rapida evoluzione biologica della popolazione di predatori stanziali. Se inizialmente gli avvistamenti riguardavano esemplari giovani e isolati, oggi il territorio ospita branchi riproduttivi pienamente insediati:

«Mesi fa mi sono ritrovata un lupo direttamente davanti al cancello di casa, ma era poco più di un cucciolo inesperto», ricorda Barbara Brandi. «Nelle zone limitrofe molti vicini avevano avvistato una femmina intenta ad allattare e svezzare la cucciolata. Ma il tempo passa e quei cuccioli sono diventati lupi adulti a tutti gli effetti, animali maestosi e forti che superano i trenta chili di peso. Pochi giorni fa, uscendo di casa alle 5:30 del mattino nei pressi del centro Jimmy Monaco, mi sono trovata faccia a faccia con un esemplare gigantesco. Il cuore mi è andato in gola».

Il paradosso della specie protetta: «Nessuno vuole abbatterli, ma vanno catturati e trasferiti»

Il nodo centrale della vertenza risiede nell’inquadramento normativo del lupo appenninico (Canis lupus italicus), rigorosamente tutelato dalla Direttiva Habitat dell’Unione Europea e dalla legislazione nazionale come specie a protezione speciale, che vieta qualsiasi atto di cattura, disturbo o abbattimento senza una specifica deroga ministeriale.

«Ogni volta che chiamo le autorità preposte la risposta è sempre un copia-incolla: è una specie protetta per legge e non possiamo intervenire», incalza con fermezza la signora Brandi sulle pagine de il Resto del Carlino. «Voglio chiarirlo con assoluta nettezza: nessuno chiede o auspica l’abbattimento di questi splendidi animali, ci mancherebbe altro! Ma perché le istituzioni, la Regione e gli enti parco non possono predisporre un piano di cattura con telenarcosi per prelevarli e trasferirli in oasi protette o in aree boschive disabitate lontano dai centri urbani? Dobbiamo per forza aspettare che ci scappi la tragedia, che un bambino o un anziano a spasso con il proprio cane vengano aggrediti prima di prendere provvedimenti concreti?».

Una domanda legittima che chiama la politica e gli enti territoriali dell’Emilia-Romagna ad abbandonare l’immobilismo per garantire la sicurezza e la serenità di chi vive alle porte della città.

Fonte: ilrestodelcarlino.it

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Cronaca

Lutto nel mondo delle professioni e dell’editoria, addio a Giuliano Marchetti: per trent’anni storico Direttore Editoriale di Consul Press

Addio a Giuliano Marchetti, commercialista, revisore contabile e per trent’anni storico Direttore Editoriale di Consul Press. Una vita spesa tra professione, valorizzazione del Made in Italy e giornalismo indipendente. Lunedì 19 ottobre i funerali a Roma. 👇

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Lutto

Roma – Il mondo delle libere professioni, della consulenza aziendale e del giornalismo economico piange la scomparsa di Giuliano Marchetti, commercialista, revisore contabile, aziendalista e per tre decenni autorevole Direttore Editoriale della testata giornalistica Consul Press. La notizia della sua dipartita, avvenuta nella giornata di giovedì 15 ottobre 2026, lascia un vuoto profondo tra quanti ne hanno apprezzato l’integrità morale, la vasta preparazione tecnica e la generosa dedizione alla divulgazione culturale e d’impresa.

Con Giuliano Marchetti scompare una figura di riferimento che ha accompagnato per trent’anni ininterrotti, dal 1996 al 2026, la storia di un’agenzia di stampa nata originariamente nell’alveo dell’Associazione Commercialisti & Consulenti d’Azienda. Sotto la sua guida attenta, lungimirante e discreta, la testata ha saputo allargare progressivamente i propri orizzonti, passando dalle storiche pubblicazioni cartacee alla diffusione digitale sul web, divenendo una voce autorevole di approfondimento per professionisti, imprese e istituzioni.

Trent’anni tra numeri, norme e passione per l’informazione indipendente

La vita professionale di Giuliano Marchetti si è sviluppata lungo una duplice direttrice, costantemente alimentata da rigore e curiosità intellettuale. Da un lato la rigorosa attività sul campo come dottore commercialista, revisore dei conti ed esperto in pianificazione aziendale, ambiti nei quali occorrono solida padronanza legislativa, acume analitico e profonda sensibilità gestionale per affiancare la vita delle organizzazioni economiche.

Dall’altro lato, la straordinaria avventura editoriale alla guida di Consul Press. Aver dedicato trent’anni a una medesima realtà editoriale significa averne condiviso quotidianamente le sfide, i passaggi epocali, le difficoltà e i successi. Nel caso di Marchetti, questo trentennio ha coinciso con la più grande rivoluzione della comunicazione contemporanea: la transizione epocale dalla carta stampata al giornalismo online e alla fruizione multimediale, un percorso che egli ha saputo interpretare con equilibrio, salvaguardando sempre l’indipendenza e la qualità dei contenuti nel mondo delle professioni e dell’informazione economica.

La visione: la centralità della persona, il Made in Italy e la funzione sociale dell’impresa

La linea culturale tracciata da Marchetti sulle colonne di Consul Press ha sempre fatto perno su valori solidi e non negoziabili: la difesa e valorizzazione del Made in Italy, l’attenzione al tessuto delle piccole e medie imprese, la rilevanza sociale dell’attività d’impresa e, sopra ogni cosa, la centralità della persona umana nelle dinamiche economiche. Per Giuliano Marchetti l’economia non poteva ridursi a una sterile sommatoria di cifre, bilanci contabili e indici finanziari astratti; doveva invece misurarsi costantemente con la dignità del lavoro, con il valore delle competenze professionali e con il benessere collettivo della comunità.

In questo solco, la testata è stata concepita non solo come veicolo di cronaca, ma come un’autentica officina formativa, aperta a contributi eterogenei, al confronto leale tra posizioni differenti e all’approfondimento interdisciplinare spaziando dal fisco alla geopolitica, dalla cultura alla tutela della memoria storica. Un’impostazione che ha fatto della testata una casa accogliente per tanti colleghi e studiosi.

Lunedì 19 ottobre le esequie a Roma nella Chiesa di Santa Maria Addolorata

La storia di un giornale non è fatta soltanto dall’archivio delle sue uscite, ma vive attraverso le persone che ne hanno custodito lo spirito con discrezione e fedeltà giorno dopo giorno. Trent’anni rappresentano una misura temporale straordinaria, che testimonia in modo inequivocabile l’attaccamento e l’amore di Marchetti per il suo lavoro e per la sua redazione.

I funerali di Giuliano Marchetti saranno celebrati a Roma nella mattinata di lunedì 19 ottobre 2026, alle ore 11:00, presso la Chiesa di Santa Maria Addolorata (nota storicamente anche come Chiesa Argentina), situata in viale Regina Margherita 81. La cerimonia religiosa offrirà ai familiari, agli amici, ai colleghi dell’ordine professionale, ai redattori e ai tanti collaboratori l’opportunità di stringersi in un sentito abbraccio di commiato e riconoscenza verso un uomo che ha saputo lasciare un segno indelebile di garbo, rettitudine e professionalità.

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Cronaca

Orrore in Alto Adige, getta 13 gatti nella discarica e ne segrega altri 46 tra feci e denutrizione: denunciata una donna, l’OIPA si costituisce parte civile

Operazione shock in Alto Adige: denunciata una donna che aveva gettato 13 gatti nella discarica di Cortaccia e teneva altri 46 animali segregati tra feci e malnutrizione. L’OIPA si costituisce parte civile e chiede il divieto a vita di detenzione, mentre parte l’appello per l’affido dei cuccioli salvati 👇

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Gatto

Bolzano – Un quadro raccapricciante di degrado igienico, sofferenza animale e crudeltà inaudita è stato portato alla luce in Alto Adige grazie a una massiccia operazione congiunta delle forze dell’ordine e dei servizi veterinari provinciali. A finire nei guai è una donna residente nella Bassa Atesina, formalmente denunciata alla Procura della Repubblica di Bolzano per i gravi reati di abbandono e maltrattamento continuato di animali. La vicenda, che ha profondamente scosso l’opinione pubblica locale e le organizzazioni di tutela zoofila, ha avuto inizio con un gesto di ferocia sconcertante: la donna si era appena disfatta di tredici gatti scaricandoli senza alcuna pietà all’interno della discarica comunale di Cortaccia, condannandoli a una fine atroce tra i rifiuti.

L’intervento tempestivo dei soccorritori ha consentito di recuperare i felini dal centro di smaltimento, ma purtroppo per uno di loro ogni tentativo di rianimazione si è rivelato vano: il piccolo animale è deceduto a causa dei traumi e degli stenti subiti. I dodici gattini sopravvissuti, molti dei quali cuccioli spaventati e gravemente debilitati, sono stati trasportati d’urgenza presso due cliniche veterinarie convenzionate del territorio, dove il personale sanitario ha prestato le prime cure intensive per idratarli, medicare le lesioni e stabilizzarne i parametri vitali. Ma la scoperta fatta nella discarica rappresentava soltanto la punta dell’iceberg di una situazione di incuria e violenza domestica ben più vasta e radicata.

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Il blitz tra Cortaccia e Termeno: 46 animali segregati in condizioni disastrose

A seguito dell’allarme scattato per i gatti rinvenuti nella discarica, gli investigatori hanno deciso di estendere immediatamente i controlli alle proprietà riconducibili alla donna. Il blitz, condotto in stretta sinergia dai Carabinieri della Stazione di Cortaccia, dal Corpo Forestale della Provincia Autonoma di Bolzano, dal Servizio Veterinario dell’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige e dal Corpo Permanente dei Vigili del Fuoco di Bolzano, ha portato alla perquisizione di un appartamento situato nel centro di Cortaccia e di una rimessa rurale a Termeno sulla Strada del Vino.

Lo scenario presentatosi agli occhi degli operatori è stato definito drammatico e insostenibile. All’interno degli immobili sono stati rinvenuti ben quarantasei animali ammassati in spazi angusti, bui e completamente privi di aerazione: 13 cani di varie razze e taglie, altri 12 gatti, 18 galline stipate in gabbie improvvisate e 3 conigli. Gli animali vivevano immersi nei propri escrementi, tra cumuli di rifiuti e residui organici in decomposizione, senza ciotole con acqua pulita né cibo idoneo. Le perizie veterinarie eseguite sul posto hanno riscontrato un quadro clinico preoccupante: infestazioni massive di parassiti e pulci, stati avanzati di malnutrizione, pelo arruffato a chiazze e infezioni oculari acute, tra cui diffuse cheratiti e ulcere corneali non curate che rischiavano di compromettere la vista degli esemplari.

L’azione dell’OIPA: «Costituzione di parte civile e divieto assoluto di detenzione»

L’intera operazione di soccorso, messa in sicurezza e trasporto degli animali è stata supportata attivamente dai volontari delle associazioni animaliste locali, con in prima linea la sezione di Bolzano dell’OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali). L’associazione ha espresso il proprio plauso per la celerità e l’efficacia del coordinamento interforze, annunciando al contempo un’immediata offensiva giudiziaria a tutela delle vittime.

«Il sequestro di tutti i quarantasei animali è un passaggio fondamentale e imprescindibile per sottrarre questi esseri innocenti a una sofferenza quotidiana intollerabile», ha dichiarato Monica Morisi, delegata provinciale dell’OIPA Bolzano. «Vogliamo ringraziare di cuore l’Arma dei Carabinieri, il Servizio Forestale, i Vigili del Fuoco e l’Azienda Sanitaria per la straordinaria sensibilità operativa. Tuttavia, il nostro compito non si ferma qui: come associazione siamo già pronti a formalizzare la nostra costituzione di parte civile nel procedimento penale che si aprirà contro la responsabile, con l’obiettivo di ottenere la confisca definitiva degli animali a favore di strutture pubbliche e rifugi accreditati. Chiederemo con la massima fermezza all’autorità giudiziaria e al sindaco l’emissione di un provvedimento di divieto a vita di detenzione di qualsiasi specie animale sia per la donna indagata che per i suoi conviventi, per impedire che l’orrore possa ripetersi in futuro».

Gara di solidarietà per i felini: l’appello per l’affido e l’adozione del cuore

Mentre la magistratura ordinaria prosegue gli accertamenti per definire le singole responsabilità penali ai sensi degli articoli 544-ter e 727 del Codice Penale – norme che puniscono severamente chiunque infligga sevizie, fatiche ingiustificate o abbandoni animali domestici –, l’attenzione primaria è ora rivolta al percorso di riabilitazione delle creature tratte in salvo. Gli animali da cortile e i conigli sono stati dislocati in oasi rurali protette, i cani sono stati accolti nei canili comprensoriali per iniziare i cicli di sverminazione e rieducazione comportamentale, mentre la situazione più delicata riguarda i gatti superstiti della discarica.

I volontari dell’OIPA e i medici delle cliniche veterinarie hanno lanciato una mobilitazione urgente e un accorato appello pubblico a tutte le famiglie e agli amanti degli animali dell’Alto Adige e delle regioni limitrofe: «Questi gatti hanno conosciuto il volto più crudele dell’uomo, ma con pazienza, affetto e calore possono tornare a fidarsi. Cerchiamo con urgenza stalli temporanei e richieste di adozione del cuore per consentire loro di superare il trauma della discarica e iniziare una vita degna di questo nome». Chiunque desideri offrire disponibilità per un affido o supportare le spese veterinarie può mettersi direttamente in contatto con la delegazione OIPA di Bolzano.

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Cronaca

Abruzzo, obbligo di lavare la pipì dei cani in strada con multe fino a 500 euro: scatta il ricorso al Tar contro l’ordinanza del sindaco

Scoppia la guerra legale in Abruzzo: l’associazione Tutela Diritti Animali ricorre al Tar contro l’ordinanza del sindaco di Pratola Peligna che impone di lavare la pipì dei cani con multe fino a 500 euro. «Onere impossibile per anziani e misura priva di reale efficacia igienica». Tutti i dettagli del ricorso 👇

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cane che fa la pipì

Pratola Peligna – Si accende un aspro scontro giudiziario e amministrativo nel cuore dell’Aquilano sul tema della convivenza urbana tra cittadini e animali d’affezione. Al centro della bufera c’è l’ordinanza sindacale numero 28 emanata lo scorso 5 ottobre dal Comune di Pratola Peligna, con cui l’amministrazione civica ha introdotto l’obbligo categorico per i proprietari dei cani di lavare immediatamente con acqua le minzioni dei propri animali su tutte le superfici pubbliche, strade, marciapiedi e piazze comunali, prevedendo sanzioni amministrative pesantissime che oscillano tra i 25 e i 500 euro per i trasgressori. Un provvedimento stringente che ha suscitato la reazione immediata del mondo animalista, culminata nel deposito formale di un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale dell’Abruzzo per chiederne la sospensiva e il parziale annullamento.

A promuovere l’azione legale dinanzi alla magistratura amministrativa è stata l’associazione Tutela Diritti Animali Ets, guidata dal presidente Gabriele Bettoschi e patrocinata legalmente dall’avvocato Massimo Rizzato. L’atto di impugnazione contesta alla radice i presupposti di ragionevolezza, proporzionalità ed effettiva attuabilità della misura, sostenendo che l’imposizione di un onere materiale continuo finisca per alterare e penalizzare in modo ingiustificato la cura quotidiana degli animali da compagnia: «Chiedere ai cittadini di girare con scorte d’acqua al seguito per dilavare ogni singola minzione è un onere impossibile da sostenere», denuncia Bettoschi, ponendo l’accento sulle oggettive difficoltà pratiche che il provvedimento crea a diverse fasce fragili della popolazione.

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Le ragioni del ricorso: anziani in difficoltà e penuria di fontanelle pubbliche

Nel dossier presentato ai giudici amministrativi, l’avvocato Rizzato snoda una serie di argomentazioni dettagliate che mettono in discussione la fattibilità tecnica dell’ordinanza. In primo luogo viene evidenziata la condizione delle persone anziane, di coloro che soffrono di patologie motorie o che convivono con cani di taglia medio-grande o con più esemplari contemporaneamente. Per queste categorie, dover trasportare recipienti pesanti, bottiglie o vaporizzatori d’acqua durante le uscite quotidiane rischia di diventare una barriera insormontabile, trasformando la normale passeggiata igienica in un calvario logistico.

A pesare sul territorio di Pratola Peligna, lamenta l’associazione, è inoltre la marcata carenza di fontanelle pubbliche funzionanti da cui potersi rifornire lungo i percorsi urbani. Senza punti di approvvigionamento distribuiti capillarmente, il proprietario dell’animale si trova costretto a uscire di casa con un carico d’acqua spropositato per far fronte a più uscite e a minzioni ripetute. L’effetto paradossale dell’ordinanza, sostiene la difesa animalista, rischia così di scoraggiare le uscite regolari all’aria aperta degli animali, incidendo negativamente sul loro benessere psico-fisico e sul diritto fondamentale alla socialità canina tutelato dalla legislazione nazionale.

Il parere della scienza medica: la perizia sull’efficacia igienica e Matteo Bassetti

Un capitolo centrale del ricorso verte sull’effettiva validità igienico-sanitaria della misura imposta dall’amministrazione peligna. L’associazione animalista contesta infatti che il semplice getto d’acqua su asfalto o sanpietrini possa risolvere le problematiche di decoro o igiene pubblica paventate nel testo dell’ordinanza. A sostegno di questa tesi, il ricorso richiama esplicitamente gli interventi pubblici e le valutazioni scientifiche espresse da autorevoli specialisti in malattie infettive, tra cui il professor Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova.

Secondo le evidenze medico-scientifiche richiamate negli atti, la sola acqua non possiede proprietà disinfettanti né antibatteriche; al contrario, limitarsi a spruzzare qualche decilitro di liquido sulla minzione canina ha l’unico effetto pratico di diluire temporaneamente il liquido biologico, allargando la superficie bagnata sul marciapiede senza eliminare la carica batterica né neutralizzare gli odori sgradevoli. Per una reale igienizzazione servirebbero detergenti specifici ed enzimatici che tuttavia, se usati indiscriminatamente da centinaia di cittadini lungo le strade, rischierebbero di risultare tossici per gli stessi animali e inquinanti per le falde acquifere attraverso i tombini.

La giurisprudenza sui cani in città: i precedenti nei TAR italiani

La vertenza di Pratola Peligna non è un caso isolato nel panorama giuridico italiano, ma si inserisce in un solco interpretativo che negli ultimi anni ha visto diversi Tribunali Amministrativi Regionali pronunciarsi su ordinanze comunali simili. Più volte i giudici amministrativi hanno censurato provvedimenti sindacali che eccedevano i limiti dei poteri contingibili e urgenti previsti dal Testo Unico degli Enti Locali, ribadendo che l’obbligo di raccolta delle deiezioni solide – universalmente riconosciuto e doveroso – non può essere esteso in modo indiscriminato e sproporzionato ai liquidi fisiologici senza una comprovata e straordinaria emergenza sanitaria documentata dalle ASL competenti.

Mentre i cittadini del centro peligno attendono la fissazione dell’udienza cautelare che deciderà sull’eventuale congelamento dell’ordinanza numero 28, il dibattito tra favorevoli e contrari infiamma le piazze e i social network locali. Da una parte chi invoca il massimo decoro urbano e la tutela delle facciate storiche dei palazzi, dall’altra chi chiede buon senso, civiltà e rispetto per gli oltre dieci milioni di cani che compongono il tessuto affettivo delle famiglie italiane. La parola definitiva spetta ora al TAR dell’Abruzzo.

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