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Arenas – Mediterranean Jazz Lab: a Quartu Sant’Elena cinque giorni di seminari internazionali, jam session e concerti diretti da Bebo Ferra

Prende il via a Quartu Sant’Elena la prima edizione di “Arenas – Mediterranean Jazz Lab” diretto da Bebo Ferra: cinque giorni di alta formazione, jam session e concerti internazionali dedicati a Francesco Sotgiu. 👇

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Daniela Spalletta - foto Paolo Galletta

Quartu Sant’Elena – Il battito improvvisativo del jazz afroamericano sposa le melodie arcaiche, i ritmi sinuosi e le stratificazioni culturali del bacino del Mediterraneo. Prende il via martedì 20 ottobre 2026 a Quartu Sant’Elena la prima attesissima edizione di “Arenas – Mediterranean Jazz Lab”, un innovativo progetto internazionale di alta formazione, ricerca e produzione musicale ideato e diretto dal celebre chitarrista e compositore cagliaritano Bebo Ferra. Fino a sabato 24 ottobre, la terza città della Sardegna si trasformerà in un vivace crocevia di suoni, accogliendo docenti di prestigio europeo, allievi provenienti da diversi conservatori italiani e una serie di eventi diffusi pensati per coinvolgere l’intera comunità urbana: lezioni frontali, laboratori di musica d’insieme, jam session a cielo aperto e quattro grandi appuntamenti concertistici serali.

Promossa dall’Associazione Il Formicaio in stretta sinergia con l’Associazione Gong e l’Associazione Sa Corbula, l’iniziativa si avvale del prezioso sostegno della Regione Autonoma della Sardegna, del Comune di Quartu Sant’Elena e del Centro Commerciale Naturale Via Eligio Porcu. Il cuore pulsante delle attività didattiche sarà ospitato nelle aule dell’Oratorio Ferrini (in via Eligio Porcu 110), mentre il tessuto commerciale cittadino farà da cornice alle improvvisazioni pomeridiane e il club The Old Tipsy (in via Gabriele D’Annunzio 14) accoglierà la rassegna di concerti serali, aprendo le porte a un confronto artistico senza confini di genere né barriere geografiche.

Il tributo a Francesco Sotgiu e la visione di Bebo Ferra: l’incontro tra culture

Questa prima edizione di Arenas nasce sotto il segno della memoria e della riconoscenza, dedicata alla figura indimenticabile di Francesco Sotgiu, straordinario batterista, polistrumentista, compositore e arrangiatore sardo prematuramente scomparso. Musicista raffinatissimo, Sotgiu ha segnato la storia del jazz italiano ed europeo collaborando con giganti del calibro di Kenny Wheeler, John Taylor, Mal Waldron, Bobo Stenson, David Liebman, Paul McCandless, Enrico Rava, Franco D’Andrea e Paolo Fresu. Proprio con Fresu, Salvatore Maiore e Bebo Ferra, Sotgiu diede vita allo storico quartetto Internòs, una delle formazioni simbolo della rinascita jazzistica isolana la cui eredità spirituale rivive oggi nelle linee guida del laboratorio quartese.

Il nome stesso scelto per la kermesse ne riassume la poetica fondante: in lingua sarda, arenas indica la sabbia, materia mobile e perennemente rimodellata dalle onde marine e dal vento, metafora perfetta di un’identità mediterranea fluida, aperta allo scambio e mai arroccata su se stessa.

«Arenas nasce con l’idea di trovare un punto d’incontro autentico tra il jazz e la cultura mediterranea – spiega il direttore artistico Bebo Ferra –. Entrambi hanno qualcosa di fondamentale in comune: il valore dell’incontro. Il Mediterraneo è storicamente il luogo in cui si incrociano civiltà, tradizioni e sonorità differenti, e lo stesso jazz trae la propria linfa vitale dalla contaminazione, dall’ascolto reciproco e dal dialogo con l’alterità. Non volevamo concepire un seminario accademico convenzionale in cui si studia solo la tecnica, bensì un’esperienza viva di condivisione e ricerca collettiva in cui studenti e maestri suonano spalla a spalla lasciandosi reciprocamente contaminare.»

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Un corpo docente internazionale: sei maestri tra improvvisazione e avanguardia

A rendere eccezionale la caratura didattica del laboratorio è la presenza di sei docenti di assoluto rilievo internazionale, portatori di linguaggi sonori sfaccettati e complementari:

Roberto Taufic (chitarra): nato in Honduras nel 1966 da madre palestinese, cresciuto musicalmente in Brasile e trapiantato in Italia dal 1990, incarna nel proprio DNA il ponte ideale tra bossa nova, choro, jazz e lirismo melodico. Nella sua prestigiosa carriera vanta collaborazioni con mostri sacri come Guinga, Ivan Lins, Chico Buarque, Franco Ambrosetti, Enrico Rava, Gabriele Mirabassi e Fabrizio Bosso.

Salvatore Maiore (contrabbasso e violoncello): figura di riferimento del jazz italiano, docente e concertista di calibro europeo, Maiore porterà ad Arenas un percorso di studio specifico dedicato alle sorprendenti potenzialità espressive e ritmiche del violoncello nella musica improvvisata. Ha condiviso palchi e sale d’incisione con Franco Cerri, Stefano Battaglia, Glauco Venier e Kenny Wheeler.

Daniela Spalletta (voce): cantante, compositrice e arrangiatrice siciliana, diplomata al Conservatorio di Palermo e perfezionatasi al prestigioso Berklee College of Music di Valencia. Nel 2019 ha conquistato il secondo posto al leggendario Sarah Vaughan International Jazz Vocal Competition negli Stati Uniti, distinguendosi per un controllo vocale vertiginoso che unisce virtuosismo contemporaneo e suggestioni della melodia mediterranea.

Fabrizio Cassol (sassofono): sassofonista e compositore belga, anima dello storico ensemble Aka Moon. Da decenni è pioniere dell’ibridazione tra jazz d’avanguardia e tradizioni extraeuropee (dall’India all’Africa subsahariana), collaborando con interpreti del calibro di Joe Lovano, Mark Turner, Baba Sissoko e Oumou Sangaré, oltre a ricoprire un ruolo chiave nei progetti dell’Orchestre des Jeunes de la Méditerranée.

Diogo Q. Alexandre (batteria): astro nascente della batteria contemporanea europea, portoghese di base a Bruxelles. Vincitore del Prémio Jovens Músicos di RTP/Antena 2 e del titolo Breakthrough Musician, collabora regolarmente con fuoriclasse come Django Bates, Amir ElSaffar e Perico Sambeat.

Noé Clerc (fisarmonica): talento cristallino della scena francese, formatosi al Conservatoire National Supérieur de Paris. Con il suo Noé Clerc Trio ha dato vita all’acclamato album Secret Place, affiancando artisti come Vincent Ségal e l’Orchestre National de Jazz in una costante ridefinizione dello strumento a mantice.

Le tre classi di musica d’insieme e l’apertura alla città: orari e jam session

La formula pedagogica concepita da Bebo Ferra si articola secondo una scansione oraria rigorosa ed entusiasmante. Ogni mattina, dalle ore 10:00 alle 13:00, gli studenti frequenteranno le lezioni individuali e di strumento per affinare tecnica e consapevolezza armonica. I pomeriggi, dalle 15:30 alle 17:30, saranno invece interamente dedicati alla musica d’insieme, suddivisi in tre classi coordinate da coppie di docenti complementari: Daniela Spalletta con Roberto Taufic, Diogo Q. Alexandre con Salvatore Maiore, e Noé Clerc insieme a Fabrizio Cassol. Un impianto che stimola l’interplay immediato, l’ascolto empatico e la decostruzione delle partiture.

Dalle ore 18:00 alle 21:00 il progetto uscirà dalle aule per abbracciare Quartu Sant’Elena: lungo via Eligio Porcu prenderanno vita quotidiane jam session all’aperto, dove docenti, allievi e musicisti esterni potranno improvvisare liberamente davanti al pubblico. L’iniziativa, curata con il Centro Commerciale Naturale, sarà arricchita da postazioni enogastronomiche di qualità grazie al sostegno di tre eccellenze produttive: Cantina Meana, Cantine Argiolas e Hoptima, valorizzando il legame tra cultura, territorio e convivialità.

Il cartellone concertistico al The Old Tipsy: il programma delle quattro serate

Le notti di Arenas culmineranno sul palco del club The Old Tipsy (via D’Annunzio 14), con un calendario di concerti esclusivi:

Martedì 20 ottobre (concerto inaugurale): apre la rassegna il suggestivo trio composto da Daniela Spalletta, Roberto Taufic e la partecipazione speciale della raffinata cantante sarda Francesca Corrias. Un dialogo intimo e acustico tra corde e voci che attraversa il repertorio brasiliano, composizioni originali e memorie sonore isolane.

Giovedì 22 ottobre: di scena l’inedito e vibrante trio formato da Fabrizio Cassol (sax), Noé Clerc (fisarmonica) e Diogo Q. Alexandre (batteria), un’esplorazione sonora tra poliritmie africane, eleganza cameristica mitteleuropea e slanci d’avanguardia.

Venerdì 23 ottobre: riflettori puntati sul trio guidato dal direttore artistico Bebo Ferra alla chitarra, con Salvatore Maiore al contrabbasso e Fabrizio Cassol al sassofono. Un vertice tra tre maestri uniti da una lunga consuetudine musicale e da una visione comune del jazz d’autore.

Sabato 24 ottobre: gran finale con il concerto di restituzione degli allievi del seminario. Non un semplice saggio accademico, ma un’autentica esibizione professionale in cui i giovani talenti porteranno in scena i brani composti e arrangiati nel corso della settimana di residenza creativa.

Borse di studio e vocazione sociale: l’impegno per i giovani musicisti

A testimonianza della forte valenza etica e formativa del progetto, l’Associazione Il Formicaio ha messo a disposizione numerose borse di studio a totale copertura dei costi di iscrizione, riservate agli allievi dei corsi di Triennio e Biennio Jazz dei conservatori italiani maggiormente distintisi negli esami di prassi esecutiva. Al contempo, in stretta sinergia con i Servizi Sociali del Comune di Quartu Sant’Elena, sono state istituite borse di studio sociali per garantire il pieno accesso alla formazione musicale ai giovani residenti in condizioni di fragilità economica.

Per informazioni dettagliate su orari, modalità di partecipazione e iscrizioni alle prossime attività, è possibile scrivere a arenasjazzlab@gmail.com o contattare la segreteria organizzativa al recapito telefonico +39 352 272 2923. Quartu Sant’Elena si candida così a diventare un polo permanente di eccellenza per la ricerca jazzistica e il dialogo mediterraneo.

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“Giulio Cesare o la notte della Repubblica”: Marco Lorenzi e A.M.A. Factory al Teatro Libero di Palermo per indagare la crisi della democrazia

Il 23 e 24 ottobre al Teatro Libero di Palermo va in scena “Giulio Cesare o la notte della Repubblica” con la regia di Marco Lorenzi: una potente rilettura shakespeariana sulla crisi delle democrazie prima della tournée tra Italia e Spagna. 👇

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_Giulio Cesare o la notte della repubblica_T. Fontana_S8A0598 - dimensioni grandi

Palermo – Quando la salvaguardia delle istituzioni democratiche si trasforma in un pretesto morale per giustificare il ricorso alla violenza politica? Qual è il sottile crinale che separa la sincera fedeltà agli ideali repubblicani dalla più bieca e spietata ambizione personale? Sono questi gli interrogativi brucianti e tragicamente attuali su cui si fonda “Giulio Cesare o la notte della Repubblica”, il potente progetto scenico ideato dalla compagnia Il Mulino di Amleto e prodotto da A.M.A. Factory, pronto a sbarcare venerdì 23 ottobre (ore 21:00) e sabato 24 ottobre 2026 (ore 19:00) sul palcoscenico del prestigioso Teatro Libero di Palermo. Una doppia replica molto attesa che segna una tappa fondamentale nella tournée nazionale e internazionale di uno spettacolo applaudito da critica e pubblico sin dal suo applaudito debutto al Festival delle Colline Torinesi.

Firmata nella regia da Marco Lorenzi, che ne ha curato la riscrittura e l’adattamento drammaturgico a quattro mani con Lorenzo De Iacovo, la pièce rilegge il capolavoro politico di William Shakespeare non come una sterile rievocazione museale dell’antica Roma, bensì come un affilato bisturi puntato sulle nevrosi e sulle vulnerabilità dei nostri ordinamenti civili. Spogliando la trama dai manierismi storici, la messinscena scandaglia le motivazioni psicologiche, etiche e mediatiche che muovono le decisioni collettive, trasformando il testo classico in una sconvolgente anatomia del potere contemporaneo.

La tragedia shakespeariana specchio del presente: il dilemma morale di Bruto

Al centro dell’ingranaggio drammaturgico giganteggia la complessa figura di Bruto, lacerato tra l’affetto quasi filiale verso Cesare e la devozione incrollabile verso i valori della Res Publica. Uomo d’onore e filosofo stoico, ma al tempo stesso personaggio attraversato da intime contraddizioni e da una sotterranea sete di riconoscimento, Bruto si trova dinanzi a un bivio paralizzante e senza ritorno: aderire a una congiura sanguinaria spacciata per atto di liberazione o rassegnarsi a un’umiliante sottomissione all’autocrazia incipiente.

Intorno a lui, le manovre corrosive di Cassio, l’abile retorica populista di Marco Antonio e il coro dei senatori imbastiscono una partita a scacchi dove i nobili propositi sbandierati in piazza mascherano in realtà interessi di fazione e calcoli di sopravvivenza politica. In questa vertigine di inganni, il vero martire della congiura delle Idi di Marzo non è tanto la figura fisica del dittatore, quanto l’essenza stessa della Repubblica: un corpo istituzionale sventrato non soltanto dai pugnali dei tirannicidi, ma soprattutto dal cannibalismo dei suoi presunti difensori, incapaci di preservare la comunità dal baratro della guerra civile e dell’anarchia.

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Manipolazione mediatica e post-verità: l’ibridazione visiva di Marco Lorenzi

Il punto di forza dell’adattamento risiede nella lucida riflessione sul ruolo dell’informazione, della mistificazione dei fatti e della costruzione del consenso di massa. La tragedia romana diventa così un’inquietante parabola sull’era delle fake news, dei linciaggi digitali e della polarizzazione sociale, dove chi controlla la narrazione pubblica detiene il potere assoluto di plasmare la realtà.

Per tradurre in materia teatrale questa tensione, la regia di Marco Lorenzi ha orchestrato un apparato scenico multidisciplinare di straordinario impatto. La recitazione serrata e carnale degli attori dialoga costantemente con la potente regia video firmata da PiBold (Paolo Arlenghi), con il suggestivo disegno luci curato da Umberto Camponeschi e con la partitura sonora pervasiva di Massimiliano Bressan. A impreziosire il tessuto drammaturgico è inoltre la speciale partecipazione in video di due colonne del teatro italiano come Ida Marinelli e Danilo Nigrelli, che amplificano la dimensione vertiginosa del dramma con apparizioni spettrali cariche di valore simbolico.

Il plauso della critica specializzata: un atto scenico radicale ed esemplare

L’audacia concettuale e il rigore formale dell’allestimento hanno conquistato in modo unanime le principali firme della critica teatrale italiana, che vi hanno riconosciuto un paradigma di teatro pubblico necessario e tagliente:

«Un lavoro solido, colto, compatto, capace di porre domande politiche autentiche e adulte senza rifugiarsi in facili risposte consolatorie.»
— Paolo Randazzo, Gli Stati Generali

«Uno spettacolo esemplare, tagliente, fuori dai canoni consolidati, in grado di riattivare il valore della parola scenica come strumento di indagine civile.»
— Giuseppe Distefano, Exibart

«La messinscena di Lorenzi si configura come un atto organicamente politico, dove l’energia viscerale degli interpreti interroga direttamente la coscienza dello spettatore sulla fragilità democratica.»
— Ilena Ambrosio, PAC (PaneAcquaCulture)

Un cast d’eccellenza e il grande tour: da Palermo a Barcellona e Roma

A dare corpo e voce alle lacerazioni dei congiurati e dei tribuni romani è un ensemble corale composto da interpreti di straordinaria intensità: Vittorio Camarota, Yuri D’Agostino, Raffaele Musella, Rebecca Rossetti, Francesco Sabatino e Angelo Tronca, coadiuvati dalla collaborazione artistica di Barbara Mazzi, Daniele Russo e della stessa Rebecca Rossetti, con la consulenza per scene e costumi di Gregorio Zurla.

Dopo le recite palermitane del 23 e 24 ottobre al Teatro Libero, la produzione A.M.A. Factory intraprenderà un fitto itinerario che toccherà i principali teatri della penisola per tutta la stagione 2026/2027: il 6 novembre a Erbusco (Brescia), il 20 novembre a Manfredonia (Teatro Lucio Dalla), il 21 e 22 novembre a Bari (Teatro Kismet), il 26 novembre a Ovada, il 27 novembre a Cuneo (Teatro Toselli) e il 28 novembre a Racconigi. A dicembre la tournée farà tappa a Carpi (2 dicembre), Breno (3 dicembre) e Viterbo (13 dicembre al Teatro dell’Unione).

Il nuovo anno vedrà lo spettacolo in scena ad Asti (9 gennaio 2027), Tortona (10 gennaio), Novara (25 febbraio al Teatro Faraggiana) e a Torino (dal 6 all’11 aprile al Teatro San Pietro in Vincoli). Particolarmente prestigiosa sarà la trasferta internazionale in programma il 17 e 18 aprile 2027 a Barcellona, presso lo storico Teatre La Biblioteca, prima del gran finale a Roma, con una settimana di repliche al Teatro Vascello dal 27 aprile al 2 maggio 2027.

Per ulteriori informazioni, dettagli sulla programmazione e prenotazioni dei biglietti, è possibile contattare l’organizzazione all’indirizzo email info@amafactory.it.

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Eventi

“Viva la Mamma!”: Iva Zanicchi, Milena Miconi, Samuel Peron e Diego Ruiz in tournée con la brillante commedia sul diritto alla felicità

Iva Zanicchi, Milena Miconi, Samuel Peron e Diego Ruiz portano nei teatri d’Italia “Viva la Mamma!”, commedia brillante sul diritto alla felicità e contro la solitudine nella terza età con oltre 50 date in tutta la penisola. 👇

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CAST VIVA LA MAMMA

Roma – Esiste un limite anagrafico per innamorarsi, rimettersi in gioco e pretendere dalla vita una seconda giovinezza? La risposta è un vibrante, ironico e travolgente «no», urlato a gran voce dal palcoscenico teatrale. Si prepara a scaldare i teatri di tutta la penisola la nuova, spumeggiante commedia intitolata “Viva la Mamma!”, uno spettacolo teatrale che mette insieme un cast d’eccezione capace di coniugare carisma popolare, verve comica e grande maestria scenica. Al centro dei riflettori brilla la straordinaria energia di Iva Zanicchi, affiancata per l’occasione da Milena Miconi, Samuel Peron e Diego Ruiz, quest’ultimo autore del testo e regista della pièce. Prodotta da Giuseppe Magagnini per Carpe Diem Produzioni in co-produzione con il C.T.M. (Centro Teatrale Meridionale), l’opera debutterà ufficialmente il prossimo 5 novembre 2026 dal Teatro Goldoni di Corinaldo, in provincia di Ancona, dando il via a una colossale tournée di oltre cinquanta repliche che attraverserà l’Italia fino al 31 gennaio 2027, approdando anche oltreconfine a Bellinzona, in Svizzera.

Lontana dai cliché polverosi che vorrebbero le donne mature relegate esclusivamente al ruolo rassicurante di nonne premurose, dedite unicamente alla cura della casa e alla custodia dei nipoti, “Viva la Mamma!” sceglie la formula della risata intelligente per esplorare con estrema sensibilità le contraddizioni, le fragilità e le paure del nostro presente. La commedia tocca infatti una delle sfide sociali più complesse della modernità: la solitudine degli anziani e il loro inalienabile diritto alla felicità affettiva, smantellando tabù generazionali attraverso il meccanismo collaudato dell’equivoco e della farsa brillante.

Un pranzo di Natale fuori dagli schemi: tra equivoci, diffidenze e sospetti di truffa

La trama prende le mosse da un’ambientazione familiare per eccellenza: il tradizionale pranzo di Natale, quel rituale domestico intriso di consuetudini immutabili, pietanze della tradizione e una calma apparente che cela spesso vecchi rancori e piccole ipocrisie. Quest’anno, tuttavia, la riunione di famiglia viene letteralmente scardinata dalle fondamenta. La padrona di casa, Michela, interpretata da una debordante e carismatica Iva Zanicchi, non ha alcuna intenzione di recitare la parte della pensionata rassegnata al focolare. Madre vulcanica, vitale e imprevedibile, Michela decide di approfittare del banchetto natalizio per servire ai due figli, Sofia (Milena Miconi) e Sandro (Diego Ruiz), una portata fuori programma che gela all’istante l’atmosfera.

Nella vita della donna è infatti entrato un compagno nuovo di zecca, interpretato da un brillante Samuel Peron. L’uomo è affascinante, premuroso, costantemente presente al suo fianco, ma presenta una caratteristica che per i due figli assume i contorni di un vero e proprio delitto di lesa maestà: ha molti anni in meno di lei. Quella che doveva essere una lieta ricorrenza festiva si trasforma in un fulmine a ciel sereno. Lo shock iniziale di Sofia e Sandro cede rapidamente il passo a una cascata di sospetti incrociati, battibecchi al vetriolo e strategie investigative improvvisate. Convinti che il giovane spasimante sia in realtà un subdolo calcolatore interessato soltanto all’eredità materna o l’ennesimo truffatore sentimentale da cronaca televisiva, i due fratelli imbastiscono un vero e proprio interrogatorio, dando vita a un crescendo comico fatto di doppi sensi, pedinamenti verbali e paradossali colpi di scena.

L’alchimia artistica sul palco è amplificata dall’inedita connessione tra Iva Zanicchi e Samuel Peron: entrambi volti amatissimi dal grande pubblico e figure iconiche del panorama dello spettacolo italiano. Il pubblico che ha seguito da vicino le dinamiche e i retroscena di Ballando con le Stelle ritroverà qui una complicità scenica affilata, in cui il carisma istrionico della Zanicchi dialoga alla perfezione con l’energia espressiva e il talento corporeo di Peron, per l’occasione perfettamente a suo agio nei panni di brillante attore di commedia teatrale.

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Iva Zanicchi: L’Istrionica Voce e i Segreti del Palcoscenico

Dalla canzone ai grandi teatri di prosa: scopri le autobiografie, gli aneddoti inediti e le commedie che celebrano la travolgente energia artistica di Iva Zanicchi, una leggenda dello spettacolo italiano capace di reinventarsi e conquistare generazioni di spettatori.

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Combattere la solitudine della terza età: quando la voglia di vivere non ha scadenza

Dietro il vortice delle risate e il ritmo indiavolato della commedia si nasconde un messaggio umano e civile profondo. La nostra società tende con troppa facilità a infantilizzare la terza età o a confinarla nella sfera esclusiva dei bisogni assistenziali. Quando un genitore anziano manifesta il desiderio di vivere nuove passioni, di viaggiare, di curare il proprio aspetto o di riaprire le porte del cuore all’amore, scatta spesso nei figli una reazione di paternalistica censura, mascherata da un presunto istinto di protezione.

La pièce di Diego Ruiz rovescia questo paradigma con ironia affettuosa e sferzante. Michela non accetta che la sua vita si riduca all’attesa passiva delle domeniche in famiglia: rivendica il diritto di non sentirsi sola, di condividere risate e passeggiate con chi le fa battere il cuore, sfidando l’ipocrisia sociale e le paure dei propri figli. Come sottolineano le note di regia, la commedia rappresenta un inno all’autonomia sentimentale, rammentando a grandi e piccoli che l’entusiasmo e la voglia di mordere la vita non recano alcuna data di scadenza anagrafica.

«“Viva la Mamma!” è un viaggio teatrale brillante che tocca da vicino le complessità dei legami affettivi odierni: ironizziamo con affetto sulle nostre paure e sulle gelosie familiari per ricordare a tutti che l’amore, l’energia e il diritto alla gioia non tramontano mai.»

La scrittura scattante di Diego Ruiz e la solida cordata produttiva di Carpe Diem e CTM

A firmare la regia e il testo è Diego Ruiz, drammaturgo e attore che ha fatto dell’indagine sui rapporti di coppia e sulle nevrosi della famiglia contemporanea il marchio di fabbrica del suo successo teatrale. Ruiz orchestra una partitura comica dai tempi millimetrici, valorizzando la generosità scenica di Milena Miconi – bravissima nel tratteggiare le spigolosità e le ansie di una figlia iperprotettiva – e inserendosi egli stesso nella recitazione con il ruolo del figlio Sandro, perno delle gaffe e degli equivoci più spassosi.

Il progetto vanta la solidità produttiva garantita da Giuseppe Magagnini per Carpe Diem Produzioni, realtà che negli anni ha firmato alcune delle tournée più applaudite del teatro brillante italiano, affiancata in co-produzione dal C.T.M. Centro Teatrale Meridionale. Un sodalizio artistico che ha saputo scommettere su una commedia inedita, confezionando uno spettacolo di alto profilo che coniuga allestimenti scenografici curati, musiche incalzanti e una direzione attoriale corale di assoluto rigore.

Oltre cinquanta date da Corinaldo a Roma e Bellinzona: il calendario della tournée

La risposta dei teatri italiani all’annuncio del cartellone è stata entusiastica, con una programmazione che toccherà i palcoscenici storici delle principali città e dei capoluoghi regionali. Dopo l’atteso debutto marchigiano al Teatro Goldoni di Corinaldo il 5 novembre 2026, lo spettacolo farà tappa lunedì 9 novembre al prestigioso Teatro Alfieri di Torino, per poi raggiungere domenica 15 novembre il Nuovo Teatro Verdi di Montecatini Terme. Dal 17 al 22 novembre la compagnia approderà nella Capitale per una lunga tenitura sul celebre palco del Teatro Manzoni di Roma.

La carovana teatrale proseguirà poi senza sosta toccando decine di piazze prestigiose lungo tutto lo Stivale: da Castiglione delle Stiviere a Crema, da Sant’Arpino a Foggia, Cerignola, Taranto e Martina Franca in Puglia; e ancora le tappe siciliane di Trapani, Caltanissetta, Alcamo e Mazara del Vallo, per risalire poi verso Fiuggi, Aprilia, Empoli, Monza, Bologna e Trieste. Non mancherà una prestigiosa parentesi internazionale con la recita al Teatro di Bellinzona, nel Canton Ticino svizzero, con repliche programmate fino al 31 gennaio 2027.

Per informazioni dettagliate sul calendario completo delle cinquanta date, orari delle rappresentazioni e prevendite dei biglietti, il pubblico può consultare i canali ufficiali e la pagina social di carpediem_produzioni. Uno spettacolo imperdibile che promette risate a scena aperta e una corroborante ventata di ottimismo per l’intera stagione teatrale invernale.

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Eventi

ADSU L’Aquila istituisce il Premio Nazionale alla Carriera: prima edizione al manager Alberto Leonardis, presidente del Gruppo SAE

L’ADSU dell’Aquila istituisce il Premio Nazionale alla Carriera: prima edizione al manager Alberto Leonardis, fondatore del Gruppo SAE, che ritirerà il riconoscimento il 22 ottobre durante il vertice nazionale ANDISU. 👇

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adsu laquila leonardis

L’Aquila – Celebrare le eccellenze che hanno saputo trasformare le proprie radici aquilane in un trampolino di lancio per traguardi professionali di respiro nazionale e internazionale, offrendo alle nuove generazioni universitarie modelli concreti di tenacia, visione e riscatto. Con questo nobile intento l’Azienda per il Diritto agli Studi Universitari (ADSU) dell’Aquila ha istituito ufficialmente un prestigioso riconoscimento alla carriera, destinato a personalità che abbiano dato lustro e visibilità al capoluogo regionale d’Abruzzo nei più svariati ambiti della cultura, dell’economia e dell’impresa. La prima storica edizione del Premio ADSU L’Aquila alla Carriera è stata conferita al manager ed editore aquilano Alberto Leonardis, presidente e fondatore del Gruppo Editoriale SAE, oggi secondo polo editoriale più importante del Paese.

La solenne cerimonia di consegna si terrà giovedì 22 ottobre 2026 nella cornice del summit nazionale intitolato “L’Aquila, città della cultura e della conoscenza 2026”. L’evento, promosso dall’Associazione Nazionale degli Organismi per il Diritto allo Studio Universitario (ANDISU), richiamerà nel capoluogo abruzzese oltre centocinquanta delegati provenienti da ogni regione d’Italia, insieme a figure di primo piano del Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), della Regione Abruzzo, delle amministrazioni comunali e provinciali, dei rettori degli atenei abruzzesi e dei vertici delle associazioni datoriali e sindacali.

La motivazione istituzionale: il messaggio formativo della presidente Marica Schiavone

A illustrare il significato etico e pedagogico dell’iniziativa è stata la presidente dell’ADSU dell’Aquila, Marica Schiavone, evidenziando come il riconoscimento non rappresenti un premio formale fine a se stesso, ma uno strumento vivo di orientamento vocazionale per la comunità studentesca che popola la città universitaria.

«Il premio nazionale avrà una cadenza rigorosamente annuale e diverrà un appuntamento clou e identitario per la nostra azienda. Il motivo istituzionale, a nostro modo di vedere dall’alta e imprescindibile valenza formativa, è quello di fornire agli studenti che hanno avviato il loro percorso accademico o che già si apprestano a fare il loro ingresso nel competitivo mondo del lavoro, esempi virtuosi, autentici e concreti da prendere a modello e punto di riferimento per coronare le loro aspirazioni e per realizzare i loro sogni più ambiziosi.»

Ai lavori congressuali del 22 ottobre prenderanno parte, tra gli altri, il segretario generale dell’ANDISU, Gabriele Verza, e il vicepresidente vicario Simone Foglio, a testimonianza della rilevanza strategica che la convention aquilana riveste per il ripensamento del welfare studentesco, dei campus universitari e delle politiche di alloggio per i fuori sede in tutto il panorama accademico italiano.

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Dalla Reiss Romoli al vertice di SAE: la parabola imprenditoriale di Alberto Leonardis

La traiettoria umana e professionale di Alberto Leonardis, 61 anni, figlio dell’indimenticato primario anestesista Giovanni Leonardis, incarna la sintesi perfetta tra solida formazione umanistica e spiccato intuito manageriale. Dopo aver conseguito la laurea in Pedagogia con indirizzo filosofico presso l’Università degli Studi dell’Aquila, Leonardis ha perfezionato il proprio profilo accademico con un master specialistico in Comunicazione d’impresa.

Il suo percorso lavorativo ha preso avvio nel 1990 all’interno dell’Ufficio relazioni esterne della mitica Scuola Superiore Guglielmo Reiss Romoli dell’Aquila, polo d’avanguardia internazionale per le telecomunicazioni. Dopo aver ricoperto ruoli dirigenziali di rilievo sia nel comparto pubblico sia nel privato, nel 2016 Leonardis ha compiuto il suo clamoroso ingresso nel mondo dei media, guidando la cordata imprenditoriale che ha rilevato dal Gruppo GEDI/L’Espresso lo storico quotidiano regionale abruzzese Il Centro, esperienza conclusasi nel 2019.

Nel 2020 è decollata la straordinaria avventura del Gruppo SAE (Sapere Approfondire Esprimere). Attraverso un piano industriale coraggioso e controcorrente, Leonardis ha rilevato testate radicate nel cuore dell’informazione locale e regionale come Il Tirreno, la Gazzetta di Reggio, la Gazzetta di Modena, La Nuova Ferrara, La Nuova Sardegna, La Provincia Pavese e Paese Sera, affiancate in Abruzzo dal quotidiano digitale Abruzzo Daily. La consacrazione definitiva è giunta con la recente e clamorosa acquisizione dalla famiglia Elkann dello storico quotidiano nazionale La Stampa di Torino, un’operazione che ha proiettato il polo editoriale al secondo posto assoluto in Italia.

Fatturato verso i 200 milioni e l’espansione internazionale con “La Stampa USA”

Oggi il Gruppo SAE viaggia a passo spedito verso un fatturato consolidato di circa 200 milioni di euro, moltiplicando di quasi dieci volte il valore iniziale dell’investimento sostenuto dai soci. Alla carta stampata e ai portali digitali si è affiancata una potente divisione di comunicazione integrata, grazie all’acquisizione di agenzie leader come Next Different e Uniting.

L’ultimo gioiello della scuderia Leonardis è il recente sbarco oltreoceano con il varo de “La Stampa USA”: una testata digitale interamente in lingua inglese concepita per raccontare la politica, l’economia, la cultura e il lifestyle italiano alla numerosa e influente comunità italo-americana e a un pubblico internazionale desideroso di un’informazione autorevole e priva di filtri.

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