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Civitafestival Winter 2026: al via la sesta edizione tra musica, teatro, danza e dialoghi sul futuro con la direzione artistica di Fabio Galadini

Civitafestival Winter 2026 a Civita Castellana: sesta edizione con musica, teatro, danza e dialoghi con la direzione di Fabio Galadini. 👇

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FABIO GALADINI

Civita Castellana – Due mesi ininterrotti di eccellenza artistica, pensiero critico e spettacolo dal vivo per trasformare il cuore dell’Agro Falisco in un crocevia pulsante di creatività e confronto civile. Dal 21 ottobre al 20 dicembre 2026 torna il Civitafestival Winter, prestigiosa rassegna giunta alla sua sesta edizione che rinnova e consolida la propria vocazione di presidio culturale fondamentale per la città di Civita Castellana e per l’intera provincia di Viterbo. Riconosciuto ufficialmente dal Ministero della Cultura e ammesso al contributo del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV), con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Civita Castellana, il festival porta la firma autorevole della direzione artistica di Fabio Galadini, artefice di un cartellone multidisciplinare di altissimo profilo capace di mettere in dialogo il grande repertorio della tradizione con le avanguardie della ricerca contemporanea e il talento delle nuove generazioni.

La manifestazione si inserisce nel solco di una tradizione ultratrentennale che ha reso Civita Castellana un punto di riferimento primario per la fruizione e la produzione delle arti performative. Attraverso un fitto intreccio tra musica sinfonica e cameristica, riletture del rock progressivo, drammaturgia d’autore, danza contemporanea, arti visive e conversazioni sui nodi cruciali del nostro tempo, il Civitafestival Winter 2026 propone una precisa idea di cultura pubblica: un bene comune partecipato e diffuso. Il filo conduttore dell’edizione è racchiuso in una suggestiva dichiarazione d’intenti: «Il domani non è un luogo lontano dove andare. È un luogo vicino da costruire». Un orizzonte ideale che orienta ogni singolo appuntamento ospitato nelle prestigiose cornici del Forte Sangallo e del Complesso MICE (con la Sala delle Ciminiere e la Sala Caprari).

Il ciclo “Il domani che verrà”: libri e dialoghi sul nostro futuro al Forte Sangallo

Uno dei cardini concettuali della sesta edizione è rappresentato dalla sezione “Il domani che verrà. Libri e dialoghi leggeri sul nostro futuro”, uno spazio di riflessione e dibattito pubblico moderato dalla caporedattrice aggiunta dell’ANSA Monica Paternesi insieme al direttore artistico Fabio Galadini. Il ciclo si aprirà mercoledì 21 ottobre alle ore 17.00 nella Sala Conferenze del maestoso Forte Sangallo con la presentazione ufficiale del festival e un confronto inaugurale dedicato ai saggi L’utopia sostenibile (Laterza) di Enrico Giovannini e L’Italia che verrà. Note per il cambiamento che serve (Donzelli Editore). Ospite d’onore sarà proprio l’economista e statistico Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS e già Ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, chiamato a delineare le traiettorie economiche e sociali per costruire società più eque e resilienti.

Il secondo appuntamento del ciclo è fissato per giovedì 12 novembre alle ore 17.00, sempre al Forte Sangallo, con la presentazione del volume Sudditi digitali (Digital Transformation Institute). Gli autori Stefano Epifani, presidente della Fondazione per la Sostenibilità Digitale, e Mauro Minenna, direttore generale di ACI Informatica, discuteranno delle implicazioni etiche, democratiche ed esistenziali dell’iper-connessione tecnologica. Giovedì 19 novembre alle 17.00 sarà invece la volta de Il futuro dell’arte sul territorio, un confronto di ampio respiro con Maria Emanuela Bruni, storica dell’arte e presidente della Fondazione MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo di Roma, incentrato sulla capacità dei musei e dei presidi territoriali di fare della cultura una leva concreta di riscatto e coesione sociale per le nuove generazioni.

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La musica al Complesso MICE: dal sinfonismo al rock progressivo e ai grandi compositori

La sezione concertistica del festival si distingue per un eclettismo raffinato e una qualità esecutiva di primo piano, ospitata negli spazi industriali riqualificati del Complesso MICE. Domenica 8 novembre alle 17.30 la Sala delle Ciminiere accoglierà l’Orchestra Filarmonica del Mare diretta dal talentuoso maestro Edoardo Petti, con la solista Giulia Bilardi. Il programma spazierà dalla Serenade op. 20 di Edward Elgar al suggestivo Crisantemi di Giacomo Puccini, fino all’intensità struggente dell’Adagio per archi op. 11 di Samuel Barber e al celebre Concerto RV 439 “La notte” per flauto e archi di Antonio Vivaldi. Sabato 14 novembre alle 21.00 sarà la volta di Incontri, prodigioso dialogo tra danza e musica coprodotto da TWAIN Physical Dance Theatre (coreografia di Loredana Parrella) e dall’Orchestra Domenico Mazzocchi diretta da Fabio Galadini su partiture di Vivaldi, Bach e Respighi.

Domenica 29 novembre alle 17.30 la Sala Caprari farà da cornice al Genesis Duo Project, ideato dal violinista Nicola Narduzzi e dal pianista Enrico Mazzoni. Il progetto rilegge in chiave cameristica le vette compositive del rock progressivo britannico, eseguendo capolavori immortali tratti da pietre miliari come Nursery Cryme, Selling England by the Pound, The Lamb Lies Down on Broadway, A Trick of the Tail e Duke. Giovedì 10 dicembre alle 17.30 spazio al recital pianistico del giovane talento locale Roberto Moretti, allievo del Conservatorio Santa Cecilia, che affronterà la monumentale Sonata op. 57 “Appassionata” di Ludwig van Beethoven e le liriche Ballate op. 10 di Johannes Brahms. Il gran finale musicale sarà affidato domenica 20 dicembre alle 17.30 all’Anamì Duo (Andrea Petricca al violino e Francesco Dall’Oso al pianoforte), protagonisti di un emozionante omaggio alle celebri composizioni contemporanee di Ezio Bosso e Ludovico Einaudi.

Il grande teatro d’autore, la danza, la mostra Metamorfismo e le informazioni di biglietteria

La programmazione teatrale esplora i chiaroscuri dell’animo umano e le contraddizioni del nostro presente con testi di forte impatto emotivo. Lunedì 16 novembre alle 21.00 (Sala Caprari) andrà in scena Teresa Zum Zum (Belsito Teatro / Pan Productions), con la regia e l’intensa interpretazione di Franca Abategiovanni: un viaggio tenero e disorientante nelle paure intime e nella solitudine della protagonista. Domenica 22 novembre alle 17.30 la danza torna protagonista con Consumed del gruppo RESET della formazione HONEY per la regia di Benedetta Lanzi, un’indagine corporea sulle relazioni tossiche che assorbono identità e desideri. Domenica 6 dicembre alle 17.30 Fabio Galadini sarà interprete e regista di Dissertazioni, spettacolo tratto da La solitudine del satiro di Ennio Flaiano, acuto e disincantato affresco dei vizi e delle ambizioni della società culturale italiana.

Domenica 13 dicembre si aprirà con una duplice proposta artistica: alle ore 11.00 nella Sala delle Ciminiere sarà inaugurata la mostra d’arte contemporanea Metamorfismo. Forma come transito, curata da Fabio Galadini con opere di Vinicio Prizia, Luigi Riccioni, Alfredo Anzellini e Francesco Lupo (visitabile fino al 23 dicembre). Alle ore 17.30 nella Sala Caprari andrà invece in scena Microclima, scritto da Alessia Cristofanilli, diretto da Santa Spena e promosso dalla Fondazione Friedrich Ebert con La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello: una pungente riflessione politica sul rapporto tra scelte private e macro-dinamiche sociali, seguita da un talk con il pubblico. Gli spettacoli prevedono un biglietto d’ingresso di euro 12,00. Per informazioni e prenotazioni è attivo l’indirizzo email botteghino@civitafestival.it, con prevendite online disponibili sul circuito ufficiale 2Tickets.

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Halloween da brividi in Campania: a Pignataro Maggiore apre il labirinto di mais infestato ispirato a Chucky e ai film cult dell’orrore

Halloween da brividi a Pignataro Maggiore: il labirinto di mais infestato a forma di Chucky celebra 10 anni del Giardino delle Zucche. 👇

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il labirinto di mais infestato

Pignataro Maggiore – Varcare la soglia dell’oscurità, addentrarsi nel fitto di un campo di granturco spettrale e affidarsi soltanto ai propri sensi mentre una nebbia fitta avvolge i sentieri e sinistri fruscii rompono il silenzio della notte. In Campania la magia e il brivido di Halloween toccano il loro apice a Pignataro Maggiore, nel cuore della provincia di Caserta, dove è tornato per la sua quinta, attesissima edizione il Labirinto Infestato – Haunted Corn Maze. Un’esperienza immersiva senza eguali nel panorama nazionale che trasforma la quiete rurale in un autentico set cinematografico horror a cielo aperto, ideato appositamente per adolescenti, giovani e adulti desiderosi di vivere le suggestioni dei capolavori del terrore da protagonisti assoluti.

Artefice di questo straordinario progetto è l’imprenditrice italo-americana Emily Turino, pioniera visionaria che nel 2016 ha importato per la prima volta in Italia la spettacolare tradizione d’oltreoceano del pumpkin patch. Quest’anno, mentre il celebre Giardino delle Zucche taglia lo storico traguardo del suo decimo anniversario confermandosi un paradiso autunnale amatissimo da famiglie e bambini, il labirinto di mais infestato accende i riflettori sulla dimensione più adrenalinica, oscura e misteriosa della stagione. Un’avventura al cardiopalma in cui la natura stessa diviene elemento scenografico vivo e inquietante, moltiplicando la suspense a ogni passo.

Il volto di Chucky dall’alto e l’incubo di Ed Gein: nel labirinto senza torce

L’impatto spettacolare dell’edizione 2026 è evidente fin dall’alto: i complessi meandri scavati tra le imponenti piante di mais disegnano una sagoma inconfondibile, riproducendo alla perfezione il volto mefistofelico di Chucky, la bambola assassina resa immortale dalla saga cinematografica di culto. Una firma visiva mozzafiato che anticipa la densità delle suggestioni narrative celate all’interno del percorso. Tra le fonti d’ispirazione del labirinto spicca infatti anche la figura di Ed Gein, il famigerato criminale che ha plasmato l’immaginario dei più celebri mostri del grande schermo: dal Norman Bates di Psycho al Leatherface di Non aprite quella porta, fino al gelido Buffalo Bill de Il silenzio degli innocenti.

I visitatori sono chiamati ad affrontare il percorso rigorosamente senza torce, affidandosi esclusivamente alla flebile illuminazione scenica e alla coesione del proprio gruppo, composto da un minimo di sei fino a un massimo di dodici persone. In un crescendo di tensione psicologica, tra attori in costume, comparse terrificanti, effetti speciali e scenografie da incubo rurale, la paura si trasforma in un gioco catartico e liberatorio. Ogni sussulto nel buio diventa un’occasione per mettere alla prova il proprio sangue freddo, condividendo urla e risate destinate a restare impresse nella memoria.

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Dieci anni di Pumpkin Patch: il fascino del New England nella campagna casertana

Il Labirinto Infestato rappresenta l’anima più ribelle di un format che fino al 2 novembre 2026 festeggia un decennio di trionfi con il Giardino delle Zucche Pumpkin Patch, una tenuta che accoglie ogni autunno decine di migliaia di visitatori provenienti da tutta Italia ed Europa. Cresciuta a cavallo tra l’Italia e il New England, Emily Turino ha saputo innestare la calda convivialità della fall season nordamericana in una storica azienda agricola di famiglia, preservandone con fierezza l’identità produttiva: il parco è infatti l’unico in Italia a coltivare direttamente tutte le zucche esposte, adoperando pratiche biologiche e materiali interamente compostabili.

Il rito più celebrato dai visitatori resta la ricerca della zucca perfetta, caricata sui caratteristici red wagon (i tipici carrellini rossi americani) per poi essere trasformata in un’opera d’arte personalizzata all’interno dei grandi laboratori coperti di intaglio e pittura. A impreziosire il decennale dell’evento, il pubblico può godere della scenografica piscina di mais per i più piccoli, di un maxi-playground nella natura e di un secondo labirinto agreste concepito specificamente per le famiglie durante le ore diurne.

Il Giardino dei Tagete, il cibo a km zero e l’impegno etico con la Fondazione Siani

Tra le grandi novità introdotte per il decennale spicca il maestoso Giardino dei Tagete, un’oasi floreale dominata dalle calde tonalità dell’arancio e dell’oro, raggiungibile a bordo di pittoreschi trattori agricoli. Conosciuti anche come marigold, questi splendidi fiori messicani circondano una romantica serra in vetro in stile New England: «Uno spazio pensato per rallentare il tempo e contemplare la natura – spiega Emily Turino –, dove i visitatori possono comporre bouquet d’autore o lasciare essiccare i fiori, tramutando lo scorrere delle stagioni in pura poesia visiva».

Non meno curata è l’offerta gastronomica a base di street food autunnale: dalle pizze rustiche e gli gnocchi preparati con la polpa delle zucche aziendali, fino alle varianti vegane e ai grandi classici della tradizione statunitense, come il celeberrimo pumpkin spice latte e il soffice pumpkin bread sfornato quotidianamente da mamma Elvira. La ricorrenza consolida inoltre la rete nazionale di “Luoghi d’Autunno” – con tanto di cartoline speciali affrancate dal timbro ufficiale di Poste Italiane – e conferma una profonda vocazione sociale: all’inaugurazione ha preso parte il Dott. Paolo Siani, per promuovere al fianco della tenuta un’incisiva campagna di sensibilizzazione contro il cyberbullismo.

Informazioni utili, orari e modalità di prenotazione online

Il Giardino delle Zucche e il Labirinto Infestato Haunted Corn Maze saranno aperti al pubblico fino a lunedì 2 novembre 2026 presso la tenuta agricola di Via Giancarlo Siani n. 2 a Pignataro Maggiore (CE), facilmente raggiungibile attraverso l’uscita autostradale di Capua sull’A1. Considerata la grandissima affluenza e l’accesso contingentato per garantire il massimo livello di suggestione e sicurezza all’interno del labirinto horror, è obbligatoria la prenotazione anticipata dei biglietti attraverso il portale web ufficiale www.ilgiardinodellezucchepp.it. Un’occasione irripetibile per celebrare Halloween e l’autunno in un connubio spettacolare di brivido, natura e gusto.

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Dalla materia all’interazione: l’arte digitale di Francesca Pasquali e Giuseppe Ragazzini protagonista a ZING 2026 al Palacongressi di Rimini

Il 22 e 23 ottobre a Rimini, ZING 2026 ospita lo spazio Var Digital Art con le opere di Francesca Pasquali e Giuseppe Ragazzini, esplorando il legame tra materia scultorea, arte interattiva e impresa. 👇

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Ritratto_Francesca Pasquali_Foto di Fabio Mantovani_Credit FPA Archive

Rimini – Come possono la concretezza della materia plastica e l’immaterialità del codice digitale convergere per ridisegnare il futuro dell’impresa e della società? La risposta risiede nell’incontro fecondo tra ricerca estetica e frontiere tecnologiche che animerà il Palacongressi di Rimini giovedì 22 e venerdì 23 ottobre 2026. In occasione della nuova edizione di ZING – Zone of Innovation & Growth, uno dei vertici di riferimento in Italia dedicati all’evoluzione digitale e ai modelli organizzativi d’avanguardia promosso da Var Group, lo spazio Var Digital Art (VDA) accoglierà le opere di due protagonisti di spicco della scena artistica contemporanea: Francesca Pasquali e Giuseppe Ragazzini.

All’interno di un corner espositivo appositamente concepito nella sede congressuale di via della Fiera 23, prenderà vita un dialogo serrato tra linguaggi apparentemente agli antipodi: da un lato la scultura materica site-specific di Francesca Pasquali, che nobilita e trasfigura oggetti d’uso comune; dall’altro la visionaria piattaforma interattiva di Giuseppe Ragazzini, in cui lo spettatore diventa co-autore dell’opera d’arte manipolando frammenti iconografici della storia universale. Due percorsi che testimoniano come la creatività non sia un mero ornamento estetico, bensì un fondamentale motore cognitivo capace di anticipare i paradigmi della trasformazione digitale.

La visione di SYMBIONOMY: trasformare le polarità in opportunità di crescita

La presenza di Var Digital Art si inserisce organicamente nella cornice concettuale di SYMBIONOMY, il tema guida che orienta l’intera ZING Experience 2026. Lungi dall’essere un semplice slogan, la simbiomonia rappresenta una filosofia dell’innovazione fondata sulla capacità di armonizzare forze tradizionalmente concepite come opposte: analogico e digitale, dimensione individuale e intelligenza collettiva, intuizione estetica e rigore algoritmico. Invece di costringere a una scelta dicotomica tra polarità contrapposte, il paradigma invita a valorizzarne le specificità, generando nuove matrici di valore attraverso la loro reciproca interazione.

È proprio in questo orizzonte che opera dal 2018 Var Digital Art, polo di ricerca interno a Var Group nato per promuovere la contaminazione tra artisti, sviluppatori e tessuto imprenditoriale. Nel corner VDA a Rimini, l’innovazione abbandona la freddezza dei grafici prestazionali per incarnarsi in un’esperienza sensoriale ed esperienziale aperta a dirigenti, ricercatori, studenti e appassionati d’arte contemporanea.

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“SpiderWALL” di Francesca Pasquali: la materia quotidiana che si fa organismo scultoreo

Ad aprire il percorso materico è SpiderWALL (2026), l’inedita installazione site-specific concepita dall’artista bolognese Francesca Pasquali (classe 1980). Formatasi all’Accademia di Belle Arti di Bologna e riconosciuta internazionalmente per la sua capacità di investigare il confine tra natura e artificio, organico e inorganico, Pasquali sceglie di operare su un manufatto seriale di disarmante banalità domestica: il comune utensile a setole utilizzato per rimuovere le ragnatele dalle pareti.

Privato della sua originaria funzione servile, moltiplicato e meticolosamente assemblato in centinaia di unità modulari, l’oggetto industriale perde la propria fredda rigidità per trasmutarsi in una monumentale scultura espansiva e caleidoscopica. La superficie sembra pulsare, propagarsi e respirare come una barriera corallina o una rigogliosa colonia fungina, ridefinendo radicalmente lo spazio architettonico circostante. In SpiderWALL, ogni singolo elemento preserva la propria identità formale, ma acquisisce una potenza cinetica e scultorea esponenziale grazie alla stretta relazione con gli altri: un’allegoria visiva folgorante sul valore della cooperazione e della contaminazione reticolare all’interno delle comunità umane e aziendali.

“MIXERPIECE” di Giuseppe Ragazzini: l’interazione del pubblico che rigenera la storia dell’arte

Dalla corposità tattile della materia plastica alla fluidità immateriale dello schermo interattivo: il corner riminese ospita l’acclamata opera MIXERPIECE di Giuseppe Ragazzini (Londra, 1978). Artista visivo, scenografo e animatore di fama internazionale, Ragazzini ha dato vita nel 2018 a un’applicazione creativa che si colloca all’incrocio tra pittura classica, videoanimazione e sperimentazione software, insignita del prestigioso Parents’ Choice Award e della menzione d’onore ai Webby Awards 2019.

Attraverso un’interfaccia intuitiva, MIXERPIECE invita i visitatori di ZING a manipolare, scomporre, sovrapporre e rimontare migliaia di dettagli visivi estrapolati dai capolavori dei più grandi maestri della storia dell’arte (da Leonardo a Picasso, dalle avanguardie storiche al Rinascimento). L’immagine cessa di essere un reperto museale intoccabile per farsi materia vivente: toccando lo schermo, il pubblico innesca una metamorfosi senza fine, creando composizioni surrealiste e inedite narrazioni visive. L’opera ribalta così la gerarchia tradizionale tra fruitore e autore, dimostrando come le nuove tecnologie possano democratizzare l’accesso al patrimonio culturale e stimolare un’attitudine inventiva attiva e consapevole.

L’arte come bussola per l’organizzazione: le visioni di Tiezzi e Sarchioni

La rilevanza della presenza di Francesca Pasquali e Giuseppe Ragazzini a ZING 2026 trova una precisa risonanza nelle riflessioni teoriche dei curatori del progetto, che evidenziano la stretta corrispondenza tra processo artistico e metamorfosi organizzativa.

«L’innovazione non parla esclusivamente il linguaggio del codice e della tecnologia: parla a pieno titolo anche quello dell’arte – sottolinea con chiarezza Alessandro Tiezzi, Head of Var Digital Art –. Quando pensiamo all’innovazione aziendale, tendiamo a concentrarci unicamente su algoritmi, piattaforme e intelligenza artificiale. Ma rivoluzionare il modo in cui un’organizzazione pensa, pianifica e agisce richiede innanzitutto l’audacia di concepire alternative radicali, mettendo in discussione ciò che diamo per scontato e spalancando lo sguardo a prospettive inattese. L’arte rappresenta esattamente questo formidabile catalizzatore critico.»

«Le opere di Pasquali e Ragazzini interpretano con straordinaria efficacia i valori cardine della connessione, della partecipazione diffusa e della trasformazione evolutiva – aggiunge Davide Sarchioni, direttore artistico di Var Digital Art –. Sono gli stessi principi che guidano il modello della Open Platform Organization di Var Group, dove competenze umane eterogenee, talenti e tecnologie abilitanti si compenetrano organicamente per generare valore condiviso e duraturo.»

L’appuntamento del 22 e 23 ottobre al Palacongressi di Rimini riafferma con forza il ruolo pionieristico di Var Digital Art nel promuovere un’estetica dell’innovazione in cui la sensibilità umana rimane il cuore pulsante di ogni trasformazione tecnica. Per approfondire il programma generale dei panel, delle sessioni tematiche e degli eventi di ZING 2026, è possibile consultare la piattaforma ufficiale all’indirizzo https://zing.vargroup.com.

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“Giulio Cesare o la notte della Repubblica”: Marco Lorenzi e A.M.A. Factory al Teatro Libero di Palermo per indagare la crisi della democrazia

Il 23 e 24 ottobre al Teatro Libero di Palermo va in scena “Giulio Cesare o la notte della Repubblica” con la regia di Marco Lorenzi: una potente rilettura shakespeariana sulla crisi delle democrazie prima della tournée tra Italia e Spagna. 👇

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Palermo – Quando la salvaguardia delle istituzioni democratiche si trasforma in un pretesto morale per giustificare il ricorso alla violenza politica? Qual è il sottile crinale che separa la sincera fedeltà agli ideali repubblicani dalla più bieca e spietata ambizione personale? Sono questi gli interrogativi brucianti e tragicamente attuali su cui si fonda “Giulio Cesare o la notte della Repubblica”, il potente progetto scenico ideato dalla compagnia Il Mulino di Amleto e prodotto da A.M.A. Factory, pronto a sbarcare venerdì 23 ottobre (ore 21:00) e sabato 24 ottobre 2026 (ore 19:00) sul palcoscenico del prestigioso Teatro Libero di Palermo. Una doppia replica molto attesa che segna una tappa fondamentale nella tournée nazionale e internazionale di uno spettacolo applaudito da critica e pubblico sin dal suo applaudito debutto al Festival delle Colline Torinesi.

Firmata nella regia da Marco Lorenzi, che ne ha curato la riscrittura e l’adattamento drammaturgico a quattro mani con Lorenzo De Iacovo, la pièce rilegge il capolavoro politico di William Shakespeare non come una sterile rievocazione museale dell’antica Roma, bensì come un affilato bisturi puntato sulle nevrosi e sulle vulnerabilità dei nostri ordinamenti civili. Spogliando la trama dai manierismi storici, la messinscena scandaglia le motivazioni psicologiche, etiche e mediatiche che muovono le decisioni collettive, trasformando il testo classico in una sconvolgente anatomia del potere contemporaneo.

La tragedia shakespeariana specchio del presente: il dilemma morale di Bruto

Al centro dell’ingranaggio drammaturgico giganteggia la complessa figura di Bruto, lacerato tra l’affetto quasi filiale verso Cesare e la devozione incrollabile verso i valori della Res Publica. Uomo d’onore e filosofo stoico, ma al tempo stesso personaggio attraversato da intime contraddizioni e da una sotterranea sete di riconoscimento, Bruto si trova dinanzi a un bivio paralizzante e senza ritorno: aderire a una congiura sanguinaria spacciata per atto di liberazione o rassegnarsi a un’umiliante sottomissione all’autocrazia incipiente.

Intorno a lui, le manovre corrosive di Cassio, l’abile retorica populista di Marco Antonio e il coro dei senatori imbastiscono una partita a scacchi dove i nobili propositi sbandierati in piazza mascherano in realtà interessi di fazione e calcoli di sopravvivenza politica. In questa vertigine di inganni, il vero martire della congiura delle Idi di Marzo non è tanto la figura fisica del dittatore, quanto l’essenza stessa della Repubblica: un corpo istituzionale sventrato non soltanto dai pugnali dei tirannicidi, ma soprattutto dal cannibalismo dei suoi presunti difensori, incapaci di preservare la comunità dal baratro della guerra civile e dell’anarchia.

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Teatro Classico & Shakespeare

William Shakespeare: Giulio Cesare e i Grandi Drammi Politici

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Manipolazione mediatica e post-verità: l’ibridazione visiva di Marco Lorenzi

Il punto di forza dell’adattamento risiede nella lucida riflessione sul ruolo dell’informazione, della mistificazione dei fatti e della costruzione del consenso di massa. La tragedia romana diventa così un’inquietante parabola sull’era delle fake news, dei linciaggi digitali e della polarizzazione sociale, dove chi controlla la narrazione pubblica detiene il potere assoluto di plasmare la realtà.

Per tradurre in materia teatrale questa tensione, la regia di Marco Lorenzi ha orchestrato un apparato scenico multidisciplinare di straordinario impatto. La recitazione serrata e carnale degli attori dialoga costantemente con la potente regia video firmata da PiBold (Paolo Arlenghi), con il suggestivo disegno luci curato da Umberto Camponeschi e con la partitura sonora pervasiva di Massimiliano Bressan. A impreziosire il tessuto drammaturgico è inoltre la speciale partecipazione in video di due colonne del teatro italiano come Ida Marinelli e Danilo Nigrelli, che amplificano la dimensione vertiginosa del dramma con apparizioni spettrali cariche di valore simbolico.

Il plauso della critica specializzata: un atto scenico radicale ed esemplare

L’audacia concettuale e il rigore formale dell’allestimento hanno conquistato in modo unanime le principali firme della critica teatrale italiana, che vi hanno riconosciuto un paradigma di teatro pubblico necessario e tagliente:

«Un lavoro solido, colto, compatto, capace di porre domande politiche autentiche e adulte senza rifugiarsi in facili risposte consolatorie.»
— Paolo Randazzo, Gli Stati Generali

«Uno spettacolo esemplare, tagliente, fuori dai canoni consolidati, in grado di riattivare il valore della parola scenica come strumento di indagine civile.»
— Giuseppe Distefano, Exibart

«La messinscena di Lorenzi si configura come un atto organicamente politico, dove l’energia viscerale degli interpreti interroga direttamente la coscienza dello spettatore sulla fragilità democratica.»
— Ilena Ambrosio, PAC (PaneAcquaCulture)

Un cast d’eccellenza e il grande tour: da Palermo a Barcellona e Roma

A dare corpo e voce alle lacerazioni dei congiurati e dei tribuni romani è un ensemble corale composto da interpreti di straordinaria intensità: Vittorio Camarota, Yuri D’Agostino, Raffaele Musella, Rebecca Rossetti, Francesco Sabatino e Angelo Tronca, coadiuvati dalla collaborazione artistica di Barbara Mazzi, Daniele Russo e della stessa Rebecca Rossetti, con la consulenza per scene e costumi di Gregorio Zurla.

Dopo le recite palermitane del 23 e 24 ottobre al Teatro Libero, la produzione A.M.A. Factory intraprenderà un fitto itinerario che toccherà i principali teatri della penisola per tutta la stagione 2026/2027: il 6 novembre a Erbusco (Brescia), il 20 novembre a Manfredonia (Teatro Lucio Dalla), il 21 e 22 novembre a Bari (Teatro Kismet), il 26 novembre a Ovada, il 27 novembre a Cuneo (Teatro Toselli) e il 28 novembre a Racconigi. A dicembre la tournée farà tappa a Carpi (2 dicembre), Breno (3 dicembre) e Viterbo (13 dicembre al Teatro dell’Unione).

Il nuovo anno vedrà lo spettacolo in scena ad Asti (9 gennaio 2027), Tortona (10 gennaio), Novara (25 febbraio al Teatro Faraggiana) e a Torino (dal 6 all’11 aprile al Teatro San Pietro in Vincoli). Particolarmente prestigiosa sarà la trasferta internazionale in programma il 17 e 18 aprile 2027 a Barcellona, presso lo storico Teatre La Biblioteca, prima del gran finale a Roma, con una settimana di repliche al Teatro Vascello dal 27 aprile al 2 maggio 2027.

Per ulteriori informazioni, dettagli sulla programmazione e prenotazioni dei biglietti, è possibile contattare l’organizzazione all’indirizzo email info@amafactory.it.

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