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Territorio

Pescara, alla Scuola Macondo l’inglese si impara con il teatro e le storie: al via il laboratorio con Alice Maresca

A Pescara la Scuola Macondo rivoluziona l’apprendimento dell’inglese per ragazzi dai 10 ai 13 anni: al via «English Through Stories & Movement» con l’attrice e formatrice Alice Maresca 👇

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alice maresca

Pescara – Imparare una lingua straniera non attraverso la rigida memorizzazione di paradigmi grammaticali e noiosi esercizi sui banchi, ma vivendola come un’avventura corale fatta di azione scenica, movimento corporeo, immaginazione ed empatia. La Scuola Macondo – l’Officina delle Storie di Pescara amplia e rinnova la propria prestigiosa proposta pedagogica dedicata ai più giovani, annunciando la partenza di un innovativo percorso formativo: da martedì 27 ottobre 2026 prende infatti il via il laboratorio espressivo in lingua inglese «English Through Stories & Movement», pensato specificamente per la fascia d’età compresa tra i 10 e i 13 anni. Un’iniziativa di alto profilo educativo che arricchisce l’offerta culturale sul territorio abruzzese e risponde al bisogno crescente di nuovi modelli di apprendimento esperienziale per le nuove generazioni.

Il progetto si pone l’ambizioso obiettivo di scardinare l’approccio didattico frontale per trasformare l’inglese in un organismo vivo, dinamico e palpitante. Entrando direttamente dentro le storie, i ragazzi vestiranno i panni di personaggi letterari e fiabeschi, dando corpo e voce alle narrazioni: un meccanismo che stimola in maniera del tutto spontanea la comprensione uditiva e la produzione orale, abbattendo quella naturale barriera di timidezza che spesso frena gli adolescenti nell’esprimersi in una lingua diversa dalla propria.

Il metodo di Alice Maresca: dal DAMS e Londra allo Stella Adler Studio di New York

A guidare i ragazzi in questo viaggio creativo sarà Alice Maresca, attrice professionista, pedagoga teatrale e formatrice dal curriculum internazionale. Dopo essersi formata nell’arte della recitazione tra i palcoscenici di Pescara, Roma e Londra, la docente ha conseguito la laurea al DAMS e un diploma specialistico in life coaching, per poi coronare il proprio percorso accademico negli Stati Uniti, perfezionandosi presso il leggendario Stella Adler Studio of Acting di New York. Oltreoceano la Maresca ha approfondito le tecniche più avanzate di costruzione organica del personaggio, di espressività fisica e di gestione delle dinamiche interpersonali, applicando questi strumenti all’insegnamento per l’infanzia e l’adolescenza.

Forte di una consolidata esperienza nella conduzione di laboratori bilingui, Alice Maresca utilizza testi d’autore, racconti mitologici, fiabe contemporanee e suggestioni visive per coinvolgere gli allievi attraverso il gioco simbolico. L’uso consapevole della voce, il controllo della postura e la respirazione si fondono con il vocabolario anglosassone, offrendo una risposta concreta e innovativa ai temi di educazione, scuola e crescita dei giovani.

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TEATRO & FORMAZIONE

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La struttura delle lezioni: warm-up, improvvisazione scenica e fiducia in se stessi

Il laboratorio è strutturato secondo una progressione metodologica rigorosa ma estremamente ludica. Ciascun incontro settimanale si aprirà con una fase iniziale di warm-up condotta interamente in lingua inglese, utile a riscaldare l’apparato vocale e motorio e a sintonizzare il gruppo sulla frequenza comunicativa anglofona. Seguirà l’introduzione della situazione drammaturgica e dei protagonisti della storia del giorno, attraverso giochi di ruolo dinamici, improvvisazioni guidate e simulazioni interattive a coppie o in piccoli gruppi.

Elemento caratterizzante dell’esperienza sarà l’utilizzo mirato di oggetti di scena, maschere e costumi teatrali, concepiti come catalizzatori capaci di facilitare l’immedesimazione istantanea. In questo contesto protetto e privo di giudizio accademico, l’errore linguistico non viene stigmatizzato con una penna rossa, ma diventa un’occasione preziosa di gioco scenico e correzione corale. I ragazzi imparano così a sviluppare una solida autostima, a superare l’ansia da prestazione e a sperimentare il piacere della cooperazione all’interno della classe.

Calendario, sede e contatti della Scuola Macondo

Il corso si svilupperà nell’arco di un intero anno accademico della durata complessiva di nove mesi, garantendo una continuità didattica essenziale per consolidare le competenze acquisite. Gli appuntamenti si terranno tutti i martedì pomeriggio, dalle ore 16:00 alle 17:30, presso gli spazi accoglienti e stimolanti della Scuola Macondo – l’Officina delle Storie, situata nel cuore di Pescara in via Clemente De Cesaris 36.

Fondata e diretta dallo scrittore Peppe Millanta, la Scuola Macondo si conferma come una delle fucine formative e culturali più vivaci del Centro Italia, capace di intercettare le migliori metodologie internazionali e declinarle con passione al servizio delle famiglie e del territorio. Per ricevere ulteriori dettagli sul laboratorio, per richiedere il modulo d’iscrizione o per prenotare una lezione conoscitiva è possibile contattare la segreteria al numero telefonico e WhatsApp 370 3525381, inviare un’email a scuolamacondo@gmail.com oppure consultare il portale ufficiale all’indirizzo www.scuolamacondo.it.

A cura della Redazione Cultura e Territorio di Cavaliere News

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Subiaco – Monastero di Santa Scolastica, dove nacque il primo libro stampato in Italia

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Santa Scolastica Subiaco

Subiaco-  C’è chi sale a Subiaco solo per il Sacro Speco, la grotta scavata nella roccia che la tradizione lega agli anni da eremita di San Benedetto.
Pochi chilometri più a valle, però, un altro edificio merita la sosta e viene spesso liquidato con una scrollata di spalle: il Monastero di Santa Scolastica.
Qui, nel 1465, due chierici tedeschi misero in funzione il primo torchio tipografico della penisola. Il risultato è che il più antico libro a stampa d’Italia porta, in un certo senso, il profumo di questa valle dell’Aniene, a un’ora scarsa da Roma.Prima dei monaci c’era l’imperatore. Nerone aveva fatto costruire quassù una villa e una serie di laghi artificiali sbarrando il fiume, i celebri Simbruina stagna.
Su quelle rovine, intorno al VI secolo, il giovane Benedetto da Norcia si ritirò in solitudine e fondò una rete di comunità monastiche.Di quei dodici cenobi, Santa Scolastica è l’unico sopravvissuto senza interruzioni, tanto che un’iscrizione all’ingresso ricorda proprio questo primato.
L’intitolazione alla sorella gemella del santo arrivò più tardi: in origine il complesso era dedicato a San Silvestro. Come ricostruisce il sito ufficiale dei Benedettini di Subiaco, la comunità ha attraversato saccheggi, terremoti e rifacimenti restando sempre abitata.Il campanile romanico, con i suoi cinque ordini di bifore, è la parte più antica ancora in piedi e risale alla metà dell’XI secolo.
È il primo segnale che il luogo non si lascia riassumere in una sola epoca: ci si entra credendo di trovare un monastero medievale e si esce con la testa piena di secoli diversi.Il cuore architettonico è la sequenza dei tre chiostri, che si attraversano uno dopo l’altro come capitoli di uno stesso racconto.
Il più recente è il chiostro rinascimentale, sobrio e luminoso, con arcate regolari che smorzano la severità monastica. Si prosegue nel chiostro gotico, dalle linee slanciate e ogivali, prima di arrivare al pezzo forte.Il chiostro cosmatesco, del XIII secolo, è il più prezioso. Lo firmarono Jacopo e il figlio Cosma, maestri marmorari romani della celebre famiglia dei Cosmati, specialisti in quei mosaici geometrici fatti di tessere colorate e dischi di porfido che sembrano tappeti pietrificati.
Un’iscrizione intarsiata nel marmo cita ancora gli artefici, dettaglio raro per l’epoca e piccola vanità d’autore che fa sorridere.Veniamo all’episodio che rende Santa Scolastica un indirizzo da pellegrinaggio per bibliofili e storici del libro. Nel 1465 due tipografi provenienti dalla Germania, Conrad Sweynheym e Arnold Pannartz, allievi della bottega di Gutenberg, arrivarono nel monastero e vi installarono il primo torchio a caratteri mobili funzionante in Italia.
Da quelle casse di legno uscì il De oratore di Cicerone e, con data certa dell’ottobre 1465, le De Divinis Istitutionibus di Lattanzio: il primo libro a stampa italiano di cui si conosca il giorno di pubblicazione. Entrambi sono visibili nell’Esposizione Permanente della Biblioteca.
Un terzo volume fu il De Civitate Dei di Sant’Agostino, stampato nel giugno del 1467, subito prima del trasferimento di Pannartz e e Sweynheym a Roma.I due artigiani restarono poco: dopo un paio d’anni trasferirono l’officina a Roma, dove il mercato dei lettori era più ricco.
Resta però il fatto storico: la tipografia italiana nacque in questo angolo di montagna, non in una capitale. Un paradosso che dice molto su quanto i monasteri fossero, allora, i veri laboratori del sapere.Coerente con questa vocazione, la biblioteca statale del Monastero di Santa Scolastica conserva un patrimonio di manoscritti, pergamene e incunaboli che la rende un riferimento per gli studiosi.
Scorrere il catalogo significa ripercorrere la trasmissione della cultura occidentale attraverso l’amanuense prima e il carattere mobile poi.
Sopra uno degli archi d’ingresso campeggia l’invito che riassume l’intera filosofia benedettina, l’ora et labora: prega e lavora, due gesti che qui hanno prodotto bellezza tangibile per quindici secoli.Merita una parola anche la chiesa abbaziale. Il suo aspetto attuale, neoclassico e sorprendentemente luminoso, si deve all’architetto bergamasco Giacomo Quarenghi, che la ridisegnò alla fine del Settecento prima di partire per la Russia e diventare l’architetto prediletto di Caterina II.
Trovare la sua mano in una valle dell’Aniene è uno di quei cortocircuiti che rendono la visita memorabile.

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La Calabria e Tropea finiscono sulla nuova moneta da 5 euro

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Redazione-  Nasce una nuova moneta da 5 euro che porta la Calabria nella serie “Cultura Enogastronomica Italiana – Sapori d’Italia”. Ad andare sul conio sono due prodotti simbolo della regione: il vino Cirò e la Cipolla Rossa di Tropea Calabria IGP. L’emissione, spiega la nota ufficiale, vuole celebrare il patrimonio enogastronomico nazionale come espressione di storia, cultura e tradizioni trasmesse nel tempo. Il collezionismo numismatico diventa così uno strumento per raccontare i territori e le identità locali attraverso immagini e simboli. Sul dritto della moneta c’è uno scorcio del lago Cecita, immerso nel verde dell’altopiano della Sila. Il paesaggio è “sorvegliato” dai Bronzi di Riace, mentre un capitello ionico richiama la Magna Grecia, la stagione in cui le colonie greche lasciarono un’impronta profonda nel Meridione. Il rovescio è dedicato ai sapori e ai saperi calabresi. In primo piano una bottiglia di Cirò, decorata con un pinax locrese raffigurante Dioniso, accanto a una cesta intrecciata secondo la tradizione della Sila greca e colma di grappoli d’uva. Completano la scena una treccia di peperoncini e una di cipolle rosse di Tropea. Il riferimento all’IGP lega il prodotto a un’area precisa e a un disciplinare di produzione, facendo dell’origine territoriale un tratto distintivo. La moneta, intitolata “Cirò e Cipolle di Tropea – Calabria”, è stata emessa dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e realizzata dalla Zecca dello Stato. Il progetto è firmato dall’incisora Marta Bonifacio.

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In Toscana il borgo piu’ colorato, un quadro a cielo aperto

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Redazione-  La Toscana, con il suo paesaggio estremamente vario, che cambia chilometro dopo chilometro, porta chi la visita a fondo dentro a un gigantesco caleidoscopio. Le sfumature di questa regione sembrano non smettere mai di cambiare davanti ai nostri occhi. In provincia di Pisa, però, un piccolo borgo ha voluto spingersi oltre. Anziché limitarsi a essere incorniciato da tutti quei colori, Ghizzano ha deciso di metterseli addosso. Tutto è iniziato nel 2019, da un progetto di riqualificazione che ha visto tre artisti trasformare il piccolo paese in un piccolo mondo a parte. Grazie a vie dalle case colorate, sculture e opere d’arte contemporanea, Alicja Kwade, David Tremlett e Patrick Tuttofuoco hanno reso Ghizzano il borgo più colorato d’Italia. Un’iniziativa che comunque non ha messo in secondo piano il fascino storico del borgo, ma lo ha risaltato ulteriormente.

Via di Mezzo è una strada lunga e stretta che divide il piccolo centro di Ghizzano. Ai lati della via ci sono due file di piccole case allineate, che nel 2019 sono diventate la tavolozza dell’artista inglese David Tremlett. Le loro pareti sono state ridipinte con colori che spaziano tra verde, ocra, rosso e marrone, con l’intento di riprendere i colori tipici del paesaggio circostante. Inoltre, in prossimità delle porte e delle finestre compaiono decorazioni geometriche colorate con le stesse tonalità vivaci. Un omaggio alla terra e alla natura circostante il cui impatto visivo risulta ancora più forte grazie al contrasto con le antiche case di mattoni che riempiono il resto del paese.

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