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Attualità

Il Mattutino dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano del 3 novembre 2026: la pazienza del tempo, la verità delle relazioni e l’estate invincibile di Albert Camus

Il Mattutino del 3 novembre 2026 dal Castello Sforzini tra tempo e saggezza.

Una profonda riflessione sulla pazienza delle cose, sulla verità dei rapporti umani dopo il distacco e sull’estate invincibile di Albert Camus capace di sconfiggere ogni inverno interiore.

La vera forza risiede nella libertà, nella responsabilità e nel coraggio di affrontare ogni giorno a testa alta. Voi cosa ne pensate? Tutti i dettagli qui sotto 👇

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il mattutino del 3 novembre 2026

Castellar Ponzano – Le prime luci dell’alba di martedì 3 novembre 2026 avvolgono le antiche mura che dominano le colline tortonesi, dove il consueto appuntamento con la riflessione quotidiana si rinnova attraverso la voce del maniero medievale. Il risveglio del pensiero critico trova spazio nella nostra rubrica dedicata al territorio e alle sue radici storiche, inaugurando una giornata all’insegna della meditazione sulla condizione umana, sull’inesorabile scorrere delle ore e sulla capacità di custodire una luce interiore anche nelle stagioni più oscure dell’esistenza.

«La polvere è il modo più paziente che ha il tempo di farsi vedere». Si apre con questa folgorante immagine visiva e poetica il pensiero del giorno, richiamando l’attenzione di chi legge sull’insostituibile valore dell’attesa e sulla quieta persistenza delle cose essenziali. In un’epoca frenetica dominata dall’urgenza del presente e dal consumo rapido delle esperienze, il nostro percorso dentro la grande cultura umanistica e filosofica invita a fermarsi per cogliere le tracce silenziose ma indelebili lasciate dal tempo sulla materia e sull’animo umano.

Il silenzio del tempo e la polvere: la prima riflessione dal Castello Sforzini

La polvere non è soltanto il residuo materiale di ciò che si sgretola, ma rappresenta la testimonianza tangibile della durata, della memoria e della tenacia con cui il mondo fisico si relaziona con l’invisibile. Tra le sale austere di Castellar Ponzano, la riflessione mattutina suggerisce come la vera comprensione della vita non si raggiunga attraverso il rumore o l’ostentazione istantanea, bensì attraverso la capacità di osservare i piccoli depositi quotidiani di esperienza che, stratificandosi giorno dopo giorno, definiscono la nostra reale consistenza morale e spirituale.

Questo sguardo limpido sulla realtà materiale funge da preludio al secondo passaggio etico della riflessione: «A volte riconosciamo una persona soltanto dopo aver smesso di conoscerla». Un aforisma acuto e disincantato che tocca nel vivo le dinamiche più complesse della psicologia delle relazioni umane, esplorando il paradosso per cui la vicinanza eccessiva spesso impedisce di scorgere i tratti autentici di chi ci circonda, offuscati dall’abitudine, dalle aspettative personali o dalle illusioni reciproche.

Allontanarsi, cessare una frequentazione o deporre le armi dell’aspettativa quotidiana permette di recuperare la corretta distanza focale. Solo quando l’altro smette di essere lo specchio dei nostri bisogni soggettivi, la sua figura si rivela per ciò che è realmente stata, mostrando virtù inattese o svelando mancanze precedentemente negate. È lo stesso spirito di verità senza sconti che caratterizza anche i duri confronti civili e le prese di posizione dell’esperto d’arte, come visto di recente nel durissimo affondo critico di Luca Sforzini sul dibattito pubblico e sociale contemporaneo.

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Distacco e consapevolezza: comprendere gli altri oltre le apparenze quotidiane

Riconoscere l’altro nel momento del commiato non è un atto di cinismo, ma un’opportunità di autentica presa di coscienza. Nel silenzio che succede al tumulto dei rapporti affettivi o professionali, cadono gli schermi dell’opportunismo e resta soltanto la sostanza del vissuto. Chi possiede la lucidità di accettare questa rivelazione acquisisce una nuova forma di libertà interiore, liberandosi dal risentimento e trasformando la perdita in un prezioso arricchimento della propria visione del mondo.

A coronamento di questa triade di riflessioni giunge il celebre pensiero tratto dagli scritti di Albert Camus in Ritorno a Tipasa: «Nel mezzo dell’inverno, imparavo infine che in me c’era un’estate invincibile». È il manifesto supremo della resilienza morale dell’individuo di fronte alle avversità storiche e personali. Il premio Nobel francese ricordava all’umanità stretta tra i conflitti e l’angoscia del dopoguerra che la speranza non nasce dall’illusione esteriore, bensì dalla radice profonda della propria dignità interiore.

L’estate invincibile di Albert Camus: libertà, responsabilità e coraggio per la giornata

L’inverno simboleggia il gelo delle circostanze contrarie, il fallimento apparente, l’isolamento o la stanchezza che possono attanagliare l’essere umano nelle stagioni difficili. Ma è proprio toccando il fondo del rigore invernale che l’individuo riscopre il nucleo indistruttibile della propria coscienza: un calore primordiale, un’energia vitale che nessuna bufera esterna può estinguere. La lezione di Albert Camus riproposta dal Castello Sforzini suona così come un invito solenne a non arrendersi di fronte allo sconforto contingente.

Il messaggio si chiude con il congedo che da sempre costituisce la bussola etica di questa rubrica: «Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio». Tre concetti inscindibili che definiscono l’integrità del cittadino consapevole. Non può esistere vera libertà senza l’assunzione rigorosa della responsabilità verso la collettività, né è possibile esercitare alcuna scelta responsabile senza il coraggio morale di difendere i propri valori anche controcorrente.

Accogliere il nuovo giorno con questa consapevolezza significa trasformare la routine in un atto di presenza consapevole, rendendo onore alla memoria e guardando al futuro con determinazione inflessibile, fedeli a un ideale di dignità e rigore civile.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Attualità

Legge di Bilancio alla Camera, la battaglia del sindacato SUM: quattro emendamenti per gli stipendi, le pensioni e la tutela del personale militare

Manovra di Bilancio alla Camera: il sindacato SUM presenta le richieste per i militari.

Quattro emendamenti prioritari per estendere la detassazione al 5% dei rinnovi contrattuali, blindare i fondi per i servizi operativi, tutelare la genitorialità ed eliminare il blocco sui pagamenti del TFS.

I militari e le forze dell’ordine meritano le stesse agevolazioni fiscali riconosciute agli altri lavoratori? Voi cosa ne pensate? Tutti i dettagli qui sotto 👇

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S.U.M.

Roma – L’approdo ufficiale nell’aula della Camera dei Deputati del disegno di legge di Bilancio, corredato dalla relazione tecnica e debitamente bollinato dalla Ragioneria Generale dello Stato, apre formalmente la sessione parlamentare più delicata dell’anno per i conti pubblici e per la tutela del personale in divisa, tema seguito costantemente nella nostra rubrica di economia e finanza pubblica. A scendere immediatamente in campo con un’articolata piattaforma di modifiche è il Sindacato Unico dei Militari (S.U.M.), che ha già esaminato a fondo il testo del governo per sottoporre alle forze politiche un pacchetto organico di emendamenti a tutela del potere d’acquisto e della dignità professionale delle Forze Armate.

La mobilitazione sindacale punta a colmare alcune gravi sperequazioni riscontrate tra i diversi settori del lavoro pubblico e privato, chiedendo che il percorso della manovra a Montecitorio non trascuri le specificità operative, i carichi di servizio e le prospettive previdenziali di chi garantisce la sicurezza nazionale. Una vertenza che si inserisce a pieno titolo nel confronto tra istituzioni e corpi intermedi per il buon andamento della politica governativa e parlamentare.

Quattro emendamenti prioritari: detassazione contrattuale e salvaguardia fiscale degli accessori

Le priorità d’azione definite dal Sindacato Unico dei Militari si articolano su quattro formulazioni emendative depositate a supporto dell’attività delle Commissioni competenti. La prima proposta riguarda l’articolo 6 della manovra e chiede di estendere con urgenza al personale militare non dirigente (compreso il personale delle Forze di polizia a ordinamento militare) l’aliquota agevolata al 5 per cento sugli aumenti contrattuali, misura finora limitata al solo settore privato entro la soglia reddituale di 33.000 euro, evitando un’inaccettabile discriminazione ai danni dei lavoratori dello Stato sottoposti a vincoli d’impiego permanenti.

La seconda proposta incide direttamente sull’articolo 65 del testo in materia di trattamento accessorio: il SUM chiede di evitare che i militari destinatari della defiscalizzazione di comparto ricevano un beneficio complessivo inferiore rispetto a quello concesso alla generalità dei dipendenti pubblici. La richiesta non mira a un cumulo ingiustificato, ma a consentire al lavoratore la scelta del regime fiscale annualmente più favorevole, salvaguardando il risparmio effettivo sulla base agevolabile fino a 800 euro, in piena sintonia con le tutele del nostro territorio e delle famiglie dei servitori dello Stato.

La dialettica sulle risorse finanziarie da destinare al comparto statale riflette l’importanza del rispetto delle regole costituzionali, collegandosi idealmente alle riflessioni sul funzionamento democratico già approfondite nell’analisi sulle garanzie istituzionali e l’equilibrio dei poteri pubblici.

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Fondi per i servizi operativi e garanzie sugli adeguamenti: la destinazione delle risorse all’articolo 92

Un capitolo nevralgico della battaglia sindacale tocca l’articolo 92 del ddl Bilancio, che stanzia per il Ministero della Difesa un’integrazione di circa 206 milioni di euro per ciascuno degli anni 2027 e 2028 e di 171.087.456 euro annui a decorrere dal 2029 per la valorizzazione dei servizi operativi. Il SUM chiede a gran voce che tali risorse siano espressamente vincolate al trattamento economico accessorio del personale con criteri certi e scadenze verificabili, evitando che lo stanziamento venga confuso con incrementi individuali già attribuiti o disperso in capitoli di spesa generali.

Parallelamente, la quarta proposta emendativa concentra l’attenzione sull’articolo 67 della manovra, chiedendo di delimitare con chiarezza gli effetti temporali derivanti dalla revisione dei meccanismi di adeguamento retributivo per il personale non contrattualizzato. L’introduzione della media ponderata per consistenza numerica delle categorie a partire dal 2027 deve avere esclusivo carattere prospettico, garantendo la piena salvaguardia delle spettanze pregresse maturate dal personale e il rispetto dei giudicati amministrativi già consolidati.

Per raggiungere questi obiettivi, la sigla sindacale ha formalizzato la richiesta di un incontro tecnico urgente con i parlamentari e di un’audizione ufficiale presso le Commissioni Bilancio e Difesa di Camera e Senato, mettendo a disposizione il proprio supporto di quantificazione finanziaria per individuare coperture sostenibili.

Famiglia, precariato nei Carabinieri, straordinari e previdenza: le richieste del SUM in Parlamento

Accanto ai quattro assi emendativi, il documento del Sindacato Unico dei Militari accende i riflettori su ulteriori dossier rimasti in sospeso. Sul fronte della genitorialità (articoli 57 e 59), si chiede una disciplina uniforme per l’accesso al bonus mamme lavoratrici e ai congedi parentali maggiorati, coordinando le nuove norme con gli istituti di favore del comparto Difesa. Forti perplessità vengono invece espresse sull’articolo 93 relativo agli ausiliari dell’Arma dei Carabinieri, dove il riconoscimento del 65% dello stipendio e l’esclusione dal FESI rischiano di generare nuove forme di precariato tra le giovani leve delle forze di sicurezza.

Restano infine apertissimi i fronti degli straordinari non remunerati svolti dal personale delle Forze Armate (articoli 98 e 99), per i quali si sollecita una ricognizione rigorosa dei crediti maturati, e della previdenza dedicata prevista dalla legge 234/2021, ancora priva dei decreti attuativi necessari per garantire una pensione equa a chi va in congedo. Il sindacato sollecita infine una forte accelerazione sull’articolo 50 per superare il differimento del TFS (trattamento di fine servizio), giudicato illegittimo anche dalla Corte Costituzionale.

La determinazione del SUM risuona con forza all’avvio della sessione di bilancio con il motto identitario «Cogito Ergo S.U.M. – Scegli. Scegli bene. Scegli il S.U.M.!», riaffermando il primato della rappresentanza sindacale autonoma a presidio dei diritti costituzionali delle donne e degli uomini con le stellette.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Esteri

Crisi istituzionale in Polonia, l’analisi di Meritocrazia Italia: l’equilibrio dei poteri dello Stato è una sfida che riguarda tutta l’Europa

Crisi istituzionale in Polonia: il monito di Meritocrazia Italia all’Europa.

Il duro scontro sul Tribunale costituzionale a Varsavia impone una riflessione urgente sulla separazione dei poteri dello Stato e sulla necessità di superare la contrapposizione perenne.

Il potere è una funzione temporanea al servizio dei cittadini, non uno strumento di consenso. Voi cosa ne pensate? Tutti i dettagli qui sotto 👇

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Crisi in Polonia

Roma – Le crescenti frizioni che attraversano l’Europa orientale e scuotono le fondamenta dell’ordinamento democratico di Varsavia tornano a interrogare la coscienza giuridica e politica dell’intero continente, richiamando l’attenzione della nostra sezione dedicata alla politica internazionale e alle riforme istituzionali. Il durissimo braccio di ferro in corso tra il Governo e la Presidenza della Repubblica sulla gestione e sulla composizione del Tribunale costituzionale polacco rappresenta un campanello d’allarme che travalica i confini nazionali, offrendo lo spunto per una riflessione di principio promossa dal movimento civico nazionale Meritocrazia Italia.

Al centro della contesa c’è il nodo cruciale della separazione dei poteri, cardine irrinunciabile dello Stato di diritto moderno fin dalle teorizzazioni illuministiche di Montesquieu. In un contesto geopolitico segnato da tensioni crescenti, la salvaguardia della democrazia liberale impone il mantenimento di un delicato equilibrio tra potere esecutivo, legislativo e giudiziario, evitando che la legittima volontà politica della maggioranza parlamentare si trasformi in una subordinazione della magistratura o in un’erosione degli organi di garanzia costituzionale.

Il conflitto a Varsavia e la tenuta dello Stato di diritto nel quadro dell’Unione Europea

Secondo la disamina diffusa dalla presidenza di Meritocrazia Italia, le vicende polacche devono essere interpretate come una lezione universale che riguarda da vicino tutti i Paesi dell’Unione Europea. «Le vicende che in queste ore stanno interessando la Polonia, con il duro scontro tra il Governo e la Presidenza della Repubblica sulla gestione del Tribunale costituzionale, offrono l’occasione per una riflessione che va ben oltre i confini nazionali», sottolinea il documento, evidenziando come al centro del dibattito vi sia la tenuta stessa della fiducia dei cittadini nelle istituzioni democratiche comunitarie.

La posta in gioco tocca i principi fondamentali della convivenza civile: «Al centro c’è una questione essenziale per tutte le democrazie occidentali: l’equilibrio tra i poteri dello Stato, la loro reciproca autonomia e la contestuale necessità di garantire adeguati strumenti di controllo e responsabilità». L’intervento si inserisce in un impegno costante del movimento sui grandi temi civili ed educativi, confermando l’approccio costruttivo già emerso nelle proposte di Meritocrazia Italia per i programmi scolastici e l’educazione civica delle nuove generazioni.

La degenerazione del confronto istituzionale in una guerra di logoramento rischia infatti di paralizzare l’amministrazione della giustizia e di minare la certezza del diritto, elementi indispensabili per la coesione sociale e per lo sviluppo del nostro territorio e della comunità nazionale. Quando i tribunali supremi diventano terreno di scontro ideologico, a perdere è l’intero sistema delle garanzie democratiche.

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Superare la logica della contrapposizione perenne: autonomia e rispetto reciproco delle funzioni

La riflessione di Meritocrazia Italia individua con lucidità la radice del problema, indicando la necessità inderogabile di un profondo rinnovamento della cultura politica e costituzionale: «È indispensabile superare una concezione della politica fondata sulla contrapposizione permanente tra poteri e sull’idea errata che ogni riforma legislativa debba necessariamente tradursi nella vittoria trionfale di una parte e nella sconfitta umiliante dell’altra».

La dialettica istituzionale non può essere ridotta a una contesa tra vincitori e vinti: «Il problema primario non è stabilire quale potere dello Stato debba prevalere sull’altro, ma garantire che ciascuno possa esercitare le proprie funzioni sovrane senza invadere quelle altrui e senza sottrarsi alle responsabilità etiche e giuridiche che gli competono». Un principio che tocca le corde più profonde della cultura civile e giuridica, richiamando l’esigenza di arginare sia le tentazioni autoritarie degli esecutivi, sia i rischi di supplenza giudiziaria della magistratura.

La vera forza di una democrazia matura risiede nella capacità degli organi costituzionali di operare in una logica di pesi e contrappesi armonici (checks and balances). Solo attraverso il reciproco rispetto dei confini tracciati dalle Carte costituzionali è possibile preservare l’indipendenza dei giudici garantendo al contempo la piena efficacia dell’azione di governo nell’interesse pubblico.

La qualità della classe dirigente: competenza, senso del limite e funzione del potere pubblico

A giudizio del movimento civico, la soluzione a queste cicliche crisi istituzionali non risiede soltanto nelle norme tecniche o nelle riforme procedurali, ma richiede un salto di qualità etico e morale di chi è chiamato a guidare le istituzioni. «Questo richiede anche una diversa e più elevata qualità della classe dirigente», afferma con chiarezza la nota di Meritocrazia Italia, delineando il profilo ideale dell’uomo di Stato moderno.

I requisiti richiesti sono chiari e non negoziabili: «Servono competenza tecnica, senso del limite, costante capacità di confronto democratico e la consapevolezza matura che il potere è una funzione temporanea da esercitare nell’esclusivo interesse della collettività, non uno strumento di affermazione personale o di conservazione del consenso elettorale a breve termine». Un richiamo al valore del merito, dell’onore e della sobrietà che deve guidare tanto i decisori politici quanto i magistrati.

Il monito che giunge da Varsavia attraverso l’analisi di Meritocrazia Italia suona dunque come un invito per tutta l’Europa: difendere la democrazia significa coltivare la responsabilità istituzionale, anteponendo il bene comune della Repubblica e dei popoli a qualsiasi convenienza di parte.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Politica

Comunali a Milano, mossa di Futuro Nazionale: il generale Carmine Burgio apre all’alleanza con il centrodestra e Roberto Jonghi Lavarini punta su Matteo Perego di Cremnago

Svolta politica a Milano per le elezioni comunali a Palazzo Marino.

Il generale Carmine Burgio apre all’alleanza con il centrodestra e Roberto Jonghi Lavarini (Futuro Nazionale) lancia la candidatura unitaria del sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago.

Senza un tavolo immediato tra partiti e civiche, il centrodestra rischia di riconsegnare la città alla sinistra. Voi cosa ne pensate? Tutti i dettagli qui sotto 👇

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Roberto Jonghi Lavarini

Milano – Il quadro politico in vista delle prossime elezioni amministrative per la conquista di Palazzo Marino si arricchisce di un tassello strategico di primaria importanza, destinato a rimescolare le carte negli equilibri della politica nazionale e del centrodestra. Con una presa di posizione ufficiale che fa seguito ai recenti vertici lombardi, Roberto Jonghi Lavarini, tra i massimi dirigenti e animatori di Futuro Nazionale, interviene nel dibattito cittadino annunciando una svolta fondamentale nella linea elettorale del movimento patriottico e conservatore guidato a livello nazionale da Roberto Vannacci.

Al centro della proposta politica avanzata da Roberto Jonghi Lavarini c’è la piena disponibilità manifestata dal candidato di bandiera del movimento, l’autorevole generale Carmine Burgio, a farsi promotore di una vasta alleanza civica per Milano, capace di federare le migliori energie dell’associazionismo, del mondo delle professioni e dei partiti dell’attuale maggioranza di governo. Una mossa tattica volta a superare le divisioni del passato per costruire un’alternativa solida alla gestione della giunta uscente, tema cruciale per il rilancio del nostro territorio e delle grandi aree metropolitane.

Il generale Carmine Burgio apre all’intesa civica: la proposta per Palazzo Marino

«Come da me anticipato, ieri anche il nostro candidato sindaco di bandiera, il generale Carmine Burgio, si è detto favorevole e disponibile a una alleanza civica per Milano con il centrodestra», dichiara con determinazione Roberto Jonghi Lavarini, confermando come la disponibilità dell’alto ufficiale dei Carabinieri non sia un’opzione di isolamento, ma una risorsa preziosa messa a disposizione dell’intera coalizione. La figura del generale Carmine Burgio, forte di una straordinaria esperienza sul campo nella gestione dell’ordine pubblico e della sicurezza dei cittadini, rappresenta per molti l’antidoto ideale all’emergenza criminalità che affligge le periferie e il centro storico milanese.

L’annuncio segna una decisa evoluzione nel posizionamento del movimento, rispondendo indirettamente anche alle polemiche sollevate dalle altre componenti culturali dell’area conservatrice, come analizzato di recente nel durissimo scontro politico aperto a Milano tra Luca Sforzini e i vertici di Futuro Nazionale. L’obiettivo dichiarato da Jonghi Lavarini è infatti quello di superare le etichette ideologiche per concentrarsi sulle risposte concrete attese dai cittadini su casa, mobilità e decoro urbano.

«Futuro Nazionale propone un nuovo centrodestra, profondamente rinnovato e allargato, e un programma civico ambizioso per la vera rinascita di Milano», sottolinea l’esponente della destra identitaria, indicando la necessità di archiviare le vecchie liturgie di partito per abbracciare un modello inclusivo in grado di dare voce a categorie produttive, commercianti e famiglie schiacciate dall’aumento incontrollato del costo della vita nel cuore dell’economia e della finanza italiana.

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Matteo Perego di Cremnago candidato unitario: la strategia di Roberto Jonghi Lavarini

La vera accelerazione politica contenuta nella nota di Roberto Jonghi Lavarini riguarda l’individuazione di una figura di sintesi autorevole, capace di aggregare l’intero fronte alternativo alla sinistra. In questo senso, Futuro Nazionale indica senza esitazione il profilo del sottosegretario di Stato alla Difesa Matteo Perego di Cremnago come il candidato ideale per guidare la sfida a sindaco di Milano.

La scelta di Matteo Perego di Cremnago risponde a una logica di alto profilo istituzionale e manageriale: esponente stimato del governo Meloni, profondo conoscitore del tessuto imprenditoriale lombardo e forte di una visione pragmatica della sicurezza e dello sviluppo, il sottosegretario potrebbe rappresentare l’anello di congiunzione perfetto tra i partiti storici (Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia) e la spinta civico-identitaria rappresentata da Carmine Burgio e dalla stessa rete di Futuro Nazionale.

«Bisogna aprire subito un tavolo di confronto serio e paritario tra tutte le forze in campo», incalza Roberto Jonghi Lavarini, sollecitando i coordinatori regionali e cittadini della coalizione a non perdere ulteriore tempo prezioso in veti incrociati o tatticismi di apparato che rischierebbero di fiaccare l’entusiasmo della base elettorale.

L’avvertimento al centrodestra di governo: il rischio di riconsegnare Milano alla sinistra

L’appello lanciato dai vertici di Futuro Nazionale si conclude con un avvertimento perentorio rivolto ai vertici della maggioranza romana e milanese: «Altrimenti, senza il nostro apporto militante e senza il coinvolgimento reale delle liste civiche diffuse nei quartieri, il centrodestra governativo rischia di riconsegnare clamorosamente la città alla sinistra mondialista arcobaleno per un altro lustro, perpetuando il declino della capitale economica del Paese».

Per scongiurare una nuova sconfitta elettorale a Milano, piazza storicamente ostica per il centrodestra negli ultimi quindici anni, la ricetta indicata da Roberto Jonghi Lavarini è limpida e non ammette deroghe: «Ora servono da parte di tutti umiltà, unità d’intenti e un autentico senso civico patriottico». La palla passa adesso sul tavolo dei leader nazionali del centrodestra, chiamati a decidere se raccogliere la sfida unitaria o proseguire sulla strada dei temporeggiamenti solitari.

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