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Attualità

Attacchi hacker alla sanità, l’allarme Assinter con Pier Paolo Greco: un blitz costerebbe 400 milioni di euro e bloccherebbe le cure

Allarme rosso per la sanità italiana: un blitz hacker costerebbe oltre 400 milioni di euro.

Il presidente di Assinter Italia Pier Paolo Greco lancia l’allerta: nel 2025 gli attacchi agli ospedali sono cresciuti del 20%, con il 47% di casi ransomware. Un blocco di 72 ore paralizza terapie ed esami, provocando fino a 4 milioni di danni a singola ASL.

La proposta: unire le 21 Regioni in una rete federata di sicurezza. La cybersecurity è diritto alla cura.

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Pier Paolo Greco presidente ASSINTER

Roma – La sicurezza informatica delle infrastrutture critiche del Paese non è più una questione confinata agli addetti ai lavori del comparto tecnologico, ma un’emergenza nazionale che tocca direttamente la tutela della salute pubblica e la continuità dei servizi salvavita: secondo il recente rapporto diffuso da Assinter Italia, l’associazione che raggruppa le aziende digitali della Pubblica Amministrazione, un attacco cibernetico generalizzato al Servizio Sanitario Nazionale comporterebbe danni economici superiori a 400 milioni di euro. A lanciare il severo monito è il presidente Pier Paolo Greco, evidenziando come i reparti ospedalieri siano diventati il bersaglio prediletto delle grandi organizzazioni criminali internazionali. Il monitoraggio dell’impatto economico sul sistema produttivo prosegue costantemente nelle analisi della rubrica su economia, investimenti pubblici e mercati.

Il dato che emerge dalle rilevazioni globali dell’ultimo Rapporto Clusit 2026 fotografa una realtà allarmante: nel corso dell’ultimo anno gli incidenti gravi registrati ai danni del comparto sanitario sono stati ben 564, segnando un drammatico incremento del 20% rispetto al periodo precedente. Nel 99,1% dei casi si tratta di criminalità cibernetica guidata da un esclusivo movente estorsivo, con quasi la metà delle offensive (47%) perpetrate attraverso insidiosi virus ransomware capaci di cifrare archivi e bloccare i terminali operativi. Questa trasformazione degli equilibri digitali si collega strettamente al percorso di analisi avviato nel nostro articolo su regolamentazione e trasformazione digitale dei mercati legali, dove la conformità tecnologica fa la differenza.

La vulnerabilità intrinseca della sanità risiede nella sua impossibilità materiale di interrompere le attività: se un hacker colpisce un istituto di credito si registrano perdite finanziarie, ma quando a finire sotto scacco è un policlinico si bloccano le cure ai pazienti, le sale operatorie e l’accesso alle cartelle cliniche d’emergenza. Per questo motivo le aziende sanitarie risultano maggiormente esposte ai ricatti economici degli estorsori digitali. L’approfondimento delle tematiche legate alla prevenzione e all’assistenza medica rappresenta un pilastro del nostro giornale all’interno della pagina dedicata a salute, medicina e benessere dei cittadini.

L’impatto delle aggressioni informatiche colpisce con particolare violenza la gestione delle ASL territoriali, dove la frammentazione dei sistemi informativi crea varchi pericolosi per i pirati del web. La tutela della continuità operativa nei presidi di provincia costituisce un dovere etico e civile verso le comunità locali, ampiamente documentato all’interno della rubrica riservata a cronaca e servizi per il territorio, dove la difesa dei diritti essenziali dei cittadini rimane centrale.

Pier Paolo Greco spiega i cinque livelli di danno dal blocco clinico a quello economico

Nel delineare la gravità del fenomeno, il presidente di Assinter Italia Pier Paolo Greco ha spiegato con lucidità analitica la natura poliedrica della minaccia: «La sanità costituisce il bersaglio perfetto per i cybercriminali perché un ospedale non può fermarsi, non può dire alla cittadinanza di riprovare domani, e per questo motivo risulta strutturalmente più ricattabile. Quando si verifica un blackout dei sistemi non si assiste a un mero disguido informatico, ma si assiste all’interruzione della continuità assistenziale». Gli specialisti calcolano che un blocco prolungato di sole 72 ore provochi cinque forme simultanee di danno: clinico, operativo, economico, legale e reputazionale.

Per una singola ASL di media grandezza, il costo complessivo derivante da tre giorni di paralisi operativa oscilla mediamente tra 2,5 e 4 milioni di euro, cifra che include i risarcimenti, le spese di bonifica dei server, le perizie forensi e la riprogrammazione straordinaria di migliaia di esami diagnostici e interventi chirurgici differiti. Moltiplicando tale parametro per l’intero tessuto delle aziende sanitarie e ospedaliere dislocate nella Penisola, la fattura complessiva supera agilmente i 400 milioni di euro, evidenziando l’insostenibilità sistemica di un approccio meramente emergenziale.

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La federazione dei centri operativi di sicurezza tra le ventuno Regioni italiane

Per contrastare l’offensiva del cybercrime, Assinter Italia propone un cambio radicale di paradigma, superando la logica della difesa frammentata affidata ai singoli presidi sanitari. L’iniziativa sul tavolo prevede la creazione di una federazione nazionale dei centri operativi di sicurezza (SOC), connettendo in una rete condivisa di monitoraggio in tempo reale le aziende digitali pubbliche delle ventuno Regioni e Province autonome. Una struttura cooperativa di questo livello permetterebbe di rilevare anomalie di traffico e vettori d’infezione prima che possano propagarsi alle banche dati sanitarie.

«La difesa delle reti non può e non deve essere delegata alla solitudine del singolo ospedale», ha ribadito Pier Paolo Greco. Un singolo nosocomio, per quanto attrezzato, non possiede le risorse economiche e umane per resistere ad attacchi coordinati da gruppi criminali transnazionali o attori statali. Al contrario, una dorsale federata consente di condividere allarmi precoci e protocolli di reazione rapida, neutralizzando le minacce sul nascere.

La cybersecurity come investimento strategico per garantire il diritto alla cura

Il messaggio conclusivo lanciato da Assinter Italia invita i decisori politici a considerare gli stanziamenti in sicurezza informatica non come una spesa passiva di bilancio, ma come un autentico investimento a presidio del diritto alla cura sancito dall’articolo 32 della Costituzione. Senza una protezione solida dei dati e delle piattaforme telematiche, il futuro della telemedicina e della digitalizzazione sanitaria rischia di poggiare su fondamenta d’argilla.

Rafforzare la resilienza cibernetica della sanità significa proteggere i pazienti più fragili, tutelare la riservatezza delle informazioni cliniche e assicurare che ogni cittadino possa ricevere soccorso tempestivo in qualsiasi momento, al riparo dalle mire predatorie del crimine digitale.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Attualità

Guerra ibrida e cybersicurezza, l’allarme di Luca Sforzini: “basta nascondere la Russia, i cosacchi virtuali sono gia qui”

Guerra ibrida, l’allarme di Luca Sforzini: i cosacchi virtuali della Russia sono già qui!

La replica a Vannacci e la difesa della linea Crosetto: difendere le reti informatiche significa proteggere ospedali, trasporti e famiglie dagli attacchi di Mosca.

Siete d’accordo con la necessità di investire sulla sicurezza digitale? Voi cosa ne pensate? Tutti i dettagli qui sotto 👇

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Guerra ibrida

Castellar Ponzano – Il dibattito sulla sicurezza nazionale e sulle nuove forme di conflitto asimmetrico si infiamma con una presa di posizione netta e priva di infingimenti diplomatici, destinata a scuotere il panorama politico e strategico italiano. Dalla storica cornice del Castello Sforzini di Castellar Ponzano, il presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, Luca Sforzini, è intervenuto con durezza sull’escalation della guerra ibrida in Europa, denunciando il tentativo di minimizzare la provenienza strategica degli attacchi informatici che minacciano quotidianamente le nostre istituzioni, un’analisi di fondo che arricchisce la nostra sezione di politica e sicurezza internazionale.

Secondo il presidente del centro studi, continuare a parlare genericamente di hacker solitari o pirati informatici senza nominare apertamente la Russia di Vladimir Putin non rappresenta un atto di prudenza diplomatica, bensì una colpevole rimozione della realtà che rischia di avvelenare i pozzi dell’opinione pubblica. La minaccia alla civiltà occidentale ha compiuto un salto di qualità che impone chiarezza e coraggio intellettuale, riallacciandosi al rigore etico e alla responsabilità civile celebrati anche nella nostra riflessione quotidiana promossa da Il Mattutino del Castello Sforzini.

Nel suo intervento, Luca Sforzini chiama in causa direttamente le tesi sostenute dall’europarlamentare Roberto Vannacci: «A lungo Vannacci ha spiegato, con malcelata ironia, che i cosacchi non sono alle porte di Trieste. Sarà anche vero dal punto di vista dell’avanzata delle truppe corazzate, ma i cosacchi virtuali sono già all’assalto dei nostri sistemi informatici, delle nostre infrastrutture critiche, della logistica dei trasporti e dei presidi sanitari del nostro Paese», con ripercussioni concrete per il nostro territorio nazionale.

La vulnerabilità dei nodi nevralgici dello Stato dimostra come la difesa della democrazia sia indissolubilmente legata alla tenuta dei mercati, della produzione industriale e della nostra economia reale.

La replica di Luca Sforzini a Roberto Vannacci: i cosacchi virtuali sono già all’assalto dell’Occidente

La riflessione promossa da Luca Sforzini scardina la concezione novecentesca della sovranità territoriale: continuare a ragionare come se la sicurezza dipendesse esclusivamente dal presidio armato dei confini geografici significa non comprendere la natura delle guerre moderne. Le frontiere del ventunesimo secolo non corrono lungo i crinali montuosi, ma attraversano i server delle telecomunicazioni, i cavi sottomarini, le centrali elettriche, i sistemi di smistamento aereo e i database sanitari.

Non occorre mobilitare divisioni di fanteria per paralizzare una metropoli o condizionare le scelte economiche e civili di uno Stato sovrano: un’incursione cibernetica mirata può mandare in tilt i pronto soccorso, bloccare le reti ferroviarie e gettare nel caos la distribuzione energetica in poche frazioni di secondo. I cosacchi digitali non hanno bisogno di marciare fisicamente su Trieste per violare le nostre difese: sono già penetrati all’interno delle nostre case, delle nostre imprese e delle nostre istituzioni.

Il presidente di Rinascimento Nazionale sottolinea come l’aggressione ibrida sia studiata a tavolino per generare disorientamento psicologico, paura collettiva e sfiducia verso la classe dirigente democratica, alimentando narrazioni tese a indebolire la coesione dell’Occidente.

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Le parole del ministro Guido Crosetto sulla guerra ibrida: la difesa delle reti come tutela di ospedali e famiglie

In piena sintonia con le recenti dichiarazioni del Ministro della Difesa Guido Crosetto, l’analisi evidenzia come la guerra ibrida non sia un fenomeno meteorologico o una fatalità incontrollabile, ma una precisa strategia militare condotta da anni da Mosca contro l’alleanza atlantica ed europea. Questo non significa attribuire aprioristicamente ogni singolo disservizio al Cremlino, ma riconoscere la matrice geopolitica di un disegno complessivo di destabilizzazione.

Luca Sforzini stigmatizza con forza le retoriche populiste che contrappongono demagogicamente gli investimenti nella difesa a quelli per il welfare: «È culturalmente e politicamente irresponsabile continuare a minimizzare il pericolo, opponendo la spesa militare alla sanità o alla scuola. Oggi difendere le nostre infrastrutture di rete significa tutelare la continuità operativa dei reparti ospedalieri, garantire il funzionamento dei trasporti pubblici e proteggere il lavoro quotidiano delle famiglie. La sicurezza non è un lusso alternativo al benessere, ma la premessa indispensabile che lo rende possibile».

Senza una solida architettura di cybersicurezza, ogni investimento nei servizi sociali rischia di essere vanificato al primo attacco ransomware capace di criptare i server della pubblica amministrazione.

Dalla deterrenza Nato alla sicurezza digitale: la strategia di Rinascimento Nazionale per proteggere l’Italia

L’obiettivo strategico della disinformazione e degli attacchi cibernetici è indurre le democrazie alla rassegnazione, instillando la convinzione che difendersi sia troppo oneroso o addirittura una provocazione guerrafondaia. L’Italia e l’Unione Europea, avverte il presidente di Rinascimento Nazionale, devono reagire con una deterrenza cibernetica credibile e con un potenziamento massiccio dell’intelligence tecnologica, operando in stretta sinergia con i partner della Nato.

«Non abbiamo alcun bisogno di inventarci nemici inesistenti», conclude perentorio Luca Sforzini, «ma dobbiamo smettere immediatamente di far finta di non vedere quelli che già operano contro di noi. I cosacchi del Novecento non sono mai arrivati alle porte di Trieste; quelli del ventunesimo secolo sono già operativi nelle nostre reti. È tempo di svegliarsi e difendere senza esitazioni la nostra libertà e la nostra civiltà».

Un appello che richiama le istituzioni repubblicane a una presa di coscienza immediata, affinché la salvaguardia dello spazio cibernetico diventi il pilastro cardine della sovranità e della prosperità nazionale.

Comunicato a cura del Centro Studi Rinascimento Nazionale – Castello Sforzini di Castellar Ponzano – Riproduzione riservata Cavaliere News

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Attualità

Il Mattutino dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano di sabato sette novembre: le campane di Venezia e il viaggio dell’astronomo

A mezzogiorno le campane di Venezia suonarono insieme, senza che nessuno desse l’ordine.

Il vecchio astronomo dopo quarant’anni tra le stelle compra un biglietto per Alessandria di sola andata: dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano il pensiero di sabato 7 novembre ci ricorda che il nuovo giorno che nasce non sa nulla di noi, regalandoci ogni mattina la possibilità di ricominciare con libertà, responsabilità e coraggio.

Qual è stata la scelta “di sola andata” più coraggiosa della vostra vita?

Voi cosa ne pensate? Tutti i dettagli qui sotto 👇

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il mattutino del 7 novembre 2026

Castellar Ponzano – Si rinnova anche in questo primo fine settimana di novembre l’appuntamento più intimo, profondo e atteso con il risveglio del pensiero, una sosta rigenerante che unisce la suggestione poetica al mistero della nostra esistenza. Dalle nobili mura secolari del Castello Sforzini di Castellar Ponzano giungono oggi, sabato 7 novembre 2026, immagini vivide e parole capaci di rischiarare lo spirito prima che le incombenze della giornata prendano il sopravvento, offrendo agli appassionati di cultura uno sguardo limpido sul significato del tempo e delle nostre scelte.

IL MATTUTINO • CASTELLO SFORZINI DI CASTELLAR PONZANO
Sabato 7 novembre 2026

«A mezzogiorno, tutte le campane di Venezia suonarono insieme. Nessuno aveva dato l’ordine. Nessuno pensò di fermarle.

Il vecchio astronomo aveva trascorso quarant’anni a osservare le stelle. Poi comprò un biglietto ferroviario per Alessandria, di sola andata.

Salutiamo, amico, il nuovo giorno
che nasce e che non sa niente di noi.

Questo era il Mattutino dal Castello Sforzini di Castellar Ponzano.
“Che sia una giornata di libertà, responsabilità e coraggio.”»

Il testo di questa mattina si apre con un’immagine acustica e visiva di straordinaria potenza evocativa, ambientata nella città lagunare per eccellenza. Immaginare che a mezzogiorno, nel cuore pulsante dell’Adriatico, tutte le campane di Venezia abbiano iniziato a rintoccare all’unisono senza che alcuna autorità avesse impartito una disposizione formale, racchiude l’essenza stessa dell’imprevisto sublime. È l’irrompere di un’armonia spontanea che supera le regole umane e di fronte alla quale nessuno ha l’ardire di intervenire per interrompere il prodigio.

Le campane di Venezia e il mistero dell’ordine invisibile: il significato del Mattutino

Questo straordinario rintocco collettivo simboleggia quei momenti rari e preziosi in cui la realtà sembra accordarsi su una frequenza superiore, ricordandoci che non tutto ciò che accade nel mondo può essere pianificato o imbrigliato da un calendario. Nel racconto poetico del Castello Sforzini, l’assenza di un ordine e l’altrettanta spontanea decisione di non fermare il suono rivelano come l’essere umano, quando si trova al cospetto della vera bellezza, sappia ancora deporre la propria brama di controllo per mettersi in puro ascolto, attingendo alla saggezza antica che custodiamo nelle storie e tradizioni del territorio.

Subito dopo le calli e i canali veneziani, la riflessione si sposta sulla figura solitaria e magnetica di un vecchio astronomo. Dopo aver dedicato ben quarant’anni di vita allo studio meticoloso delle galassie, scrutando infiniti cieli notturni attraverso le lenti del telescopio, l’uomo compie un gesto tanto inatteso quanto dirompente: acquista un biglietto ferroviario per Alessandria, scegliendo consapevolmente la formula della sola andata.

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Il vecchio astronomo e il biglietto per Alessandria: il coraggio delle scelte di sola andata

In quel biglietto ferroviario senza ritorno risiede una formidabile lezione di vita per il nostro percorso di lifestyle e benessere interiore. L’astronomo comprende che, dopo aver indagato per decenni le distanze siderali e le orbite immutabili dei corpi celesti, è giunto il momento supremo di abitare la terra, di toccare con mano il calore della polvere e delle relazioni umane. Scegliere un viaggio senza ritorno significa non tenere aperte vie di fuga, abbracciare la trasformazione personale con radicale onestà e riconoscere che ogni stagione della vita possiede il suo compimento.

A suggellare questa parabola giunge la carezza in versi dei due versi centrali: “Salutiamo, amico, il nuovo giorno che nasce e che non sa niente di noi”. È un invito commovente alla leggerezza e al perdono. L’alba che sorge ogni mattina non porta con sé il peso dei nostri errori passati, delle nostre ansie o dei rimpianti accumulati; il nuovo giorno si presenta a noi vergine, innocente e del tutto ignaro delle nostre sconfitte, offrendoci l’impagabile opportunità di ricominciare da capo a scrivere la nostra storia.

Libertà, responsabilità e coraggio: il saluto del Castello Sforzini per il fine settimana

La formula di congedo con cui il Castello Sforzini di Castellar Ponzano affida i suoi lettori al fine settimana racchiude una triade etica di altissimo valore: libertà, responsabilità e coraggio. Tre virtù indissolubilmente legate l’una all’altra, perché non può esistere autentica libertà se non è sostenuta dalla responsabilità verso noi stessi e verso il prossimo, né si può compiere alcun passo significativo nel mondo senza il coraggio di prendere decisioni nette, proprio come ha fatto l’astronomo alla stazione.

Che questo sabato 7 novembre possa rappresentare per ciascuno di noi l’occasione per ascoltare quelle campane interiori che suonano senza preavviso, salutando con fiducia il giorno che avanza e lasciandoci alle spalle le zavorre del passato. Dalla quiete feconda di Castellar Ponzano giunga a tutti l’augurio di un cammino consapevole, luminoso e ricco di audacia.

Rubrica a cura del Castello Sforzini di Castellar Ponzano – Cavaliere News

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Esteri

Canada respinge il visto di studio a una ragazza afghana nonostante una borsa di studio completa

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ragazza afghana

Redazione- Il Canada ha respinto la domanda di visto per motivi di studio presentata da una ragazza afghana di 18 anni, nonostante avesse ottenuto una borsa di studio completa presso una scuola privata nella provincia della Columbia Britannica. La borsa copriva tutte le spese di istruzione, alloggio, vitto e spese personali.

La decisione ha suscitato critiche da parte delle organizzazioni per i diritti umani, che denunciano il ripetuto rifiuto delle domande di visto presentate da ragazze afghane, anche quando sono beneficiarie di borse di studio complete.

Secondo quanto riportato venerdì 15 Aqrab dall’emittente canadese CBC, la ragazza era stata ammessa nell’aprile di quest’anno a un istituto privato in Canada per proseguire gli studi. Tuttavia, nell’agosto scorso, l’Immigration, Refugees and Citizenship Canada ha respinto la sua richiesta di visto.

Nella lettera di rifiuto, le autorità hanno indicato, tra le motivazioni, l’insufficienza delle risorse finanziarie per coprire le spese di studio e di soggiorno, oltre alla mancanza di garanzie sul suo ritorno in Afghanistan al termine del percorso scolastico.

La giovane, originaria di Kabul e la cui identità non è stata resa pubblica per motivi di sicurezza, ha dichiarato che, dopo il divieto imposto dai talebani all’istruzione delle ragazze oltre la sesta classe, ha continuato a studiare clandestinamente attraverso corsi online.

La ragazza considerava la borsa di studio canadese un’opportunità per completare la propria formazione e costruire un futuro migliore.

«Spero davvero che riconsiderino la loro decisione e riesaminino nuovamente la mia domanda. Questa vicenda non riguarda più soltanto me. Ho accettato dentro di me la responsabilità di rappresentare tutte le ragazze afghane e di portare avanti questo percorso per loro», ha affermato.

Fariba Rezaei, direttrice esecutiva dell’organizzazione non profit «Women Leaders of Tomorrow», ha dichiarato che, delle tre ragazze afghane selezionate quest’anno per il programma di borse di studio dell’organizzazione, le domande di visto di due sono state respinte, mentre la situazione della terza rimane ancora incerta.

Secondo Rezaei, i funzionari dell’immigrazione canadese respingerebbero le domande delle ragazze afghane senza esaminare attentamente i singoli casi. Nel caso della giovane di Kabul, infatti, sarebbe stata ignorata una borsa di studio che copriva tutte le spese di istruzione e di soggiorno.

Anche Gabriel Thibault, avvocato specializzato in immigrazione, ha ipotizzato che il fascicolo della ragazza non sia stato esaminato correttamente. Ha ricordato che un’organizzazione che sostiene i rifugiati era già riuscita a contestare davanti alla Corte federale canadese il rifiuto dei visti di due donne afghane, tra cui una beneficiaria di una borsa di studio universitaria del valore di 75.000 dollari presso la Wilfrid Laurier University.

Thibault ha inoltre sottolineato che il Dipartimento canadese dell’immigrazione utilizza il software automatizzato «Chinook» per valutare le domande e che il sistema potrebbe aver trascurato le informazioni relative alla borsa di studio della richiedente.

L’Immigration, Refugees and Citizenship Canada ha dichiarato che talvolta utilizza strumenti di intelligenza artificiale per attività quali la classificazione delle domande, l’individuazione dei casi ordinari, la preparazione di sintesi dei fascicoli per i funzionari e la risposta alle domande dei richiedenti attraverso chatbot. L’amministrazione ha tuttavia precisato che questi strumenti non partecipano alle decisioni finali.

Nel 2022, il Comitato speciale del Parlamento canadese sull’Afghanistan aveva raccomandato al governo di concedere visti di studio agli afghani beneficiari di borse di studio complete in Canada, senza valutare la loro intenzione di tornare nel Paese d’origine.

In risposta alle domande della CBC, il Dipartimento canadese dell’immigrazione ha affermato che le richieste di visto per motivi di studio vengono esaminate individualmente, sulla base delle informazioni fornite dai richiedenti.

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