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IL VIAGGIO DI RACHAD ABOUBAKAR: DAL DOLORE ALLA SPERANZA

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Redazione-Rachad Aboubakar oggi vive nella città di Terni, in Italia. Sono passati quattro anni da quando è arrivato in questo Paese, ma il suo non è stato soltanto un viaggio geografico. È stato un cammino lungo e doloroso, pieno di sacrifici, lacrime, speranza e sopravvivenza. Dietro il suo sorriso si nasconde una storia difficile, una vita segnata dalla povertà e dalla sofferenza fin dall’infanzia.

Rachad è nato in Nigeria, in una terra dove la povertà rende la vita una lotta quotidiana. Quando era ancora un bambino, i suoi genitori lo lasciarono. Da quel momento la sua vita cambiò per sempre. Rimasto solo e senza protezione, andò a vivere con la nonna, una donna semplice ma dal cuore grande, che lavorava duramente ogni giorno per crescerlo con dignità e permettergli di studiare.

Anche se la nonna si sacrificava molto, la vita continuava a essere difficile. Rachad sognava un futuro migliore, ma ogni giorno sembrava più pesante del precedente. Poi arrivò un altro dolore immenso: la morte della nonna. Per lui fu come perdere tutto. Rimasto completamente solo, senza famiglia e senza sostegno, capì che doveva partire per cercare una nuova vita.

Insieme ad alcuni amici che condividevano il suo stesso destino, iniziò il viaggio verso l’Europa. Attraversò la Libia e altri Paesi vivendo momenti terribili: fame, paura, violenze, umiliazioni e notti senza sapere se sarebbe sopravvissuto al giorno dopo. Per continuare il cammino fu costretto a pagare i trafficanti di esseri umani, uomini senza pietà che approfittano della disperazione delle persone.

Durante il viaggio, Rachad perse alcuni dei suoi amici. Alcuni morirono nel deserto, altri sparirono senza lasciare traccia. Quando parla di loro, i suoi occhi si riempiono di lacrime. Li ricorda con dolore e nostalgia, perché erano fratelli di sofferenza, compagni di un destino difficile.

Mentre racconta questa storia dolorosa, Rachad oggi parla un ottimo italiano, una lingua che ha imparato con impegno, pazienza e sacrificio durante gli anni vissuti in Italia. Nonostante tutte le difficoltà affrontate, non ha mai smesso di credere nel futuro e nella possibilità di costruire una vita migliore.

Oggi vive a Terni con dignità e coraggio. Lavora duramente, cerca di integrarsi nella società e sogna un futuro sereno. Ogni parola che pronuncia porta dentro il peso delle sofferenze vissute, ma anche la forza di chi non si è mai arreso.

Rachad dice che il dolore non scomparirà mai completamente dal suo cuore. I ricordi della povertà, dell’abbandono, della morte della nonna e degli amici persi durante il viaggio resteranno sempre vivi dentro di lui. Ma tutte quelle sofferenze gli hanno insegnato il vero valore della vita, della libertà e della dignità umana.

Oggi il suo cuore è ancora pieno di ferite, ma anche di speranza. E ogni giorno, guardando il cielo dell’Italia, porta con sé il ricordo di chi non ce l’ha fatta e continua a lottare per costruire il futuro che ha sempre sognato.

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Lifestyle

TRA LE OMBRE DI NAPOLI E LE LUCI DEGLI ANNI ’80: GIANFRANCO LANINI ESORDISCE CON “TRENTA ANNI”

Un viaggio emozionante tra i segreti della Napoli anni ’80 e il silenzio del lockdown: scopri “Trenta anni”, il travolgente romanzo d’esordio di Gianfranco Lanini su memoria, musica e misteri del passato.
#TrentaAnni #GianfrancoLanini #GuidaEditori #LibriDaLeggere #Romanzo #Anni80 #Nostalgia

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Redazione-  Cosa succede quando la realtà che hai costruito meticolosamente in cinquant’anni di vita inizia a sgretolarsi sotto il peso di un ricordo che non ti appartiene? È questo il cuore pulsante di “Trenta anni”, il romanzo d’esordio di Gianfranco Lanini, da oggi disponibile in libreria e negli store online per Guida Editori nella prestigiosa collana Pagine d’autore.

Un thriller dell’anima tra Milano e Napoli

Il protagonista, Gabriele, è l’epitome del successo e della stabilità: un professore universitario stimato, un matrimonio felice con Caroline, due figli e una casa accogliente a Milano. Tuttavia, la sua serenità è un velo sottile pronto a lacerarsi. Durante un ritorno a Napoli, sua città d’origine, una serata di chiacchiere nostalgiche con un vecchio amico si trasforma in un incubo lucido. Una fotografia del passato, legata alla sua adolescenza, agisce come un detonatore, proiettandolo in una dimensione temporale che non riconosce come sua.

Gabriele è costretto a porsi una domanda atroce: e se la sua giovinezza non fosse stata quella che ricorda?

Il lockdown come catalizzatore della memoria

L’arrivo della pandemia di Covid-19, con il suo carico di solitudine e il suono lugubre delle ambulanze nel silenzio cittadino, diventa lo sfondo perfetto per un’indagine interiore. In quelle notti sospese, Gabriele scava tra vuoti di memoria e frammenti di un primo amore perduto. Sebbene l’incontro con un medico sembri inizialmente offrire una spiegazione clinica e rassicurante alle sue amnesie, il destino ha altri piani. Una visita all’anziana madre e il ritrovamento di una vecchia busta in cantina riaprono ferite mai rimarginate, costringendo il protagonista ad affrontare i labirinti più oscuri della sua storia personale.

Una genesi straordinaria: da Shanghai agli anni Ottanta

La forza di “Trenta anni” risiede anche nella sua incredibile storia editoriale. L’opera è nata durante uno dei momenti più difficili della storia recente: il lockdown totale di Shanghai. “Le condizioni erano ben diverse da quelle vissute in Italia,” racconta l’autore, Gianfranco Lanini. “Il cibo veniva lasciato fuori dalla porta, la solitudine era assoluta. In quel periodo osservavo sulle chat le foto di una riunione dei miei ex compagni di liceo. Mentre camminavo instancabilmente nei corridoi dell’albergo, quelle immagini e quelle avventure si trasformavano in storie nuove, ambientate trent’anni prima.”

Questo isolamento forzato ha permesso a Lanini di creare un’opera multisensoriale. Ogni capitolo del libro è infatti legato a una colonna sonora specifica, brani degli anni Ottanta che non fungono da semplice sottofondo, ma descrivono le emozioni profonde dei personaggi, guidando il lettore in un viaggio nostalgico e vibrante.

Un romanzo cinematografico per tutte le generazioni

Guida Editori definisce il libro come una potenziale sceneggiatura cinematografica. Il ritmo è serrato, incalzante, capace di intrecciare la spensieratezza dei ruggenti anni ’80 con la tensione psicologica del presente pandemico. È un romanzo trasversale: gli adolescenti di oggi potranno scoprire un’epoca di libertà analogica, mentre gli adulti potranno ritrovare i sogni, le musiche e le inquietudini della loro gioventù.

L’autore

Gianfranco Lanini, nato a Roma e cresciuto a Napoli, porta nel libro la precisione dell’Ingegnere Aeronautico e la sensibilità dell’appassionato di musica e storia. Dopo aver vissuto a lungo tra il Nord America e l’Estremo Oriente, Lanini debutta nella narrativa con un’opera che conferma come la scrittura possa essere, a volte, l’unico modo per rimettere ordine nel caos della memoria.

“Trenta anni” non è solo un libro sulla nostalgia, ma un invito a non aver paura della verità, anche quando questa si nasconde per decenni dietro un rullino fotografico mai sviluppato o una lettera dimenticata in soffitta.

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IL TEOREMA DI ZHOU: IL NUOVO ROMANZO DI MARTA AJÒ CHE TRASFORMA UNA STORIA DI STOFFE IN UN INNO AL DIALOGO E ALLA GIUSTIZIA

“Zhou, la ‘cinese del negozio di pezze’, trasforma una periferia in un palcoscenico di giustizia, amicizia e rinnovamento. Scopri il ‘teorema’ di Marta Ajò: la risposta al caos è l’ascolto.”
#IlTeoremaDiZhou #MartaAjò #NarrativaImmigrazione #DonneCheScrivono

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Redazione-  Marta Ajò, veterana giornalista, attivista per i diritti delle donne e ora romanziere di successo, ha appena lanciato “Il teorema di Zhou”, un libro che unisce la delicatezza di un racconto di vita quotidiana al rigore di una riflessione quasi matematica sul conflitto e sulla riconciliazione. L’opera, presentata ieri al Salone del Libro di Bologna, sta già suscitando l’interesse di critici, lettori e studiosi di migrazioni culturali per la sua capacità di trasformare una semplice “cinese del negozio di pezze” in una figura simbolica capace di parlare a tutti noi.

Una trama che parte da un albero per arrivare a una foresta di personaggi

Il romanzo si apre con una metafora che Ajò stessa ha definito “la chiave di volta” della sua narrazione: “Se la perfezione esiste, togli un albero; oggi ne nasce un altro domani. Togli due, tre… togli le foreste e la terra si ribella.” Da questa immagine nasce il “teorema di Zhou”, ovvero la ricerca di un equilibrio tra perdita e ricostruzione, caos e ordine.

Zhou è un commerciante di stoffe cinesi che, per la prima parte della sua vita, lotta per la sopravvivenza in una periferia di una grande metropoli italiana. Inizialmente descritta come “la cinese del negozio di pezze” dalla comunità che la circonda, Zhou è una figura quasi invisibile, ridotta a un’etichetta etnica e professionale. Il suo negozio, però, si troverà ben presto al centro di una trasformazione urbana che lo porterà da zona degradata a quartiere multietnico, cosmopolita e ricco di opportunità.

Con lo sviluppo della città, Zhou incrocia le vite di una galleria di personaggi dal colore etnico e sociale diverso: il giovane artista di origini coreane Chin, la professoressa di filosofia Jian, l’avvocata italiana Anna, l’attivista slava Ivona, il sindaco Giovanni, il giornalista Marco, la vicina Teresa e molti altri. Ognuno di loro entra in relazione con Zhou in maniera complessa, alternando alleanze a scontri, comprensioni a fraintendimenti. Il romanzo diventa così un “caleidoscopio umano” in cui “la curiosità per l’altro prevale sul pregiudizio”.

Il climax della storia è un colpo di scena inaspettato che sottolinea il valore del confronto e del senso di giustizia: tutti i protagonisti scoprono di possedere, dentro di sé, la capacità di ascoltare e di riconoscere “l’altro” senza temerlo. Il “teorema” si rivela così non solo una formula astratta, ma la pratica quotidiana di mettere ordine in un mondo apparentemente caotico.

Marta Ajò: la voce femminile che ha plasmato il dibattito italiano

Marta Ajò non è una novità nel panorama culturale e sociale italiano. Giornalista dal 1981, è la fondatrice e direttrice del sito “Donne ieri, oggi e domani”, attivo dal 2005, e ha curato il primo portale informativo della Commissione Nazionale per la Parità e le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio (1996‑2004). Prima di dedicarsi al romanzo, ha ricoperto ruoli istituzionali di rilievo, tra cui la Vicepresidenza del Comitato di Parità presso il Ministero del Lavoro e presso il Ministero degli Affari Esteri.

La sua produzione letteraria è già vasta: Il trasloco (Pagine, 2007), Un tè al cimitero (Albatros & Il Filo, 2009), Viaggio in terza classe (L’Erudita/Perrone, 2016) e, più recentemente, il romanzo d’esordio Di cibo e di amore (Graphofeel Edizioni, 2024). Accanto a questi titoli, Ajò è autrice di numerosi saggi sul lavoro femminile, sull’immigrazione e sulla partecipazione delle donne nella politica, tra cui La donna nel socialismo italiano (KKIEN, 2023).

Con “Il teorema di Zhou”, Ajò torna a esplorare il tema della migrazione, ma lo fa con una lente diversa: quella della narrativa che intreccia logica e fantasia, matematiche apparenze di ordine e il caotico affiorare delle relazioni umane. “Tutto deve andare dove e come deve, tutto deve trovare la sua composizione e la sua soluzione”, spiega l’autrice durante la presentazione, ribadendo il suo impegno a dare voce a chi, come Zhou, vive ai margini ma possiede la chiave per ricostruire il tessuto sociale.

Accoglienza e prospettive

Critici letterari hanno già definito “Il teorema di Zhou” una “tramissione di solidarietà in versi di stoffa e di speranza” (Il Corriere della Sera) e una “riflessione sofisticata sulla capacità di riscatto delle comunità immigrate” (La Stampa). Le prime vendite superano le previsioni, con edizioni tradotte in inglese e spagnolo in fase di avanzamento.

Il romanzo di Marta Ajò si colloca così in una nuova ondata di narrativa italiana che coniuga impegno sociale e maestria stilistica, offrendo al pubblico un modello di lettura attiva: non basta osservare il conflitto, è necessario ricercarne la soluzione, così come Zhou fa con i suoi tessuti.

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TRA I BOSCHI D’ABRUZZO, IL MISTERO SI FA NERO: ECCO “IL PRESTAFACCIA”, IL CASO EDITORIALE CHE ARRIVA DAL SALONE DI TORINO

Due gemelli, uno scambio mortale e un segreto sepolto nell’Abruzzo più oscuro. Scopri “Il prestafaccia”, il noir che sta conquistando tutti.
#IlPrestafaccia #NoirItaliano #NuoveLetture #ThrillerAbruzzo

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Redazione-  Un bosco che custodisce segreti, un cadavere senza identità e due volti pronti a confondere la realtà. Sono questi gli ingredienti di “Il prestafaccia”, il nuovo noir investigativo firmato da Ferdinando Albertazzi e Sebastiano Ruiz Mignone, pubblicato da Chiaredizioni nella collana Chiara Young. Dopo aver stregato il pubblico e gli addetti ai lavori al recente Salone Internazionale del Libro di Torino, il romanzo è pronto a tornare a casa, intraprendendo un tour tra le location abruzzesi che hanno ispirato la sua trama tesa e avvolgente.

La storia prende il via da una vacanza apparentemente tranquilla: Alberto e Maria si imbattono nel ritrovamento di un corpo tra gli alberi dell’Abruzzo. A sciogliere il nodo dell’enigma è il commissario Lafortezza, un investigatore schivo, capace di leggere tra le pieghe del silenzio. Seguendo indizi invisibili ai più, Lafortezza scopre che l’omicidio è solo l’apice di una rete criminale che si dirama, insospettabile, dietro la facciata di una normale libreria. Il colpo di scena è però il cuore pulsante del libro: la vittima è un “prestafaccia”, ucciso tragicamente al posto del proprio gemello in un gioco di specchi letale.

“Il prestafaccia” non è solo un giallo ad alto tasso di adrenalina. È una riflessione profonda sulla nostra identità contemporanea, sul confine labile tra chi siamo realmente e la maschera che indossiamo ogni giorno per la società. Albertazzi, firma prestigiosa della narrativa italiana e autore della celebre serie “Camilla”, unisce il suo talento a quello di Ruiz Mignone per regalare al lettore un viaggio cinematografico, in cui ogni verità è destinata a sgretolarsi.

Il successo ottenuto a Torino è solo l’inizio: il tour di presentazioni in Abruzzo permetterà agli autori di confrontarsi direttamente con i lettori proprio nei luoghi in cui si è consumato il mistero narrato. Un’occasione imperdibile per scoprire cosa si nasconde dietro le quinte di una delle storie noir più originali dell’anno. Un libro che scava sotto la pelle del lettore, lasciandolo senza fiato fino all’ultima pagina.

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