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Cronaca

PAURA TRA I CAMPI: AGRICOLTORE MORSO DA UNA VIPERA, CORSA CONTRO IL TEMPO E RICOVERO IN RIANIMAZIONE

Morso da una vipera nelle campagne di Montecilfone: un 60enne corre in farmacia, ma scopre che il siero si somministra solo in ospedale. Ora è fuori pericolo.
#Montecilfone #Cronaca #Vipera #Salute #Emergenza

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Redazione-   La tranquillità di una giornata di lavoro tra le campagne di Montecilfone si è trasformata in un incubo improvviso per un agricoltore di 60 anni. L’uomo, impegnato nelle consuete attività agricole, è stato vittima di un incontro ravvicinato con una vipera che, sentendosi minacciata, lo ha morso inaspettatamente. Quello che inizialmente poteva sembrare solo un incidente di percorso si è rivelato in pochi minuti una corsa disperata verso la sopravvivenza.

Avvertendo il dolore acuto e i primi sintomi del veleno che iniziava ad agire, l’agricoltore non ha perso la lucidità: ha abbandonato immediatamente gli attrezzi ed è risalito sul proprio mezzo per raggiungere il centro abitato. Guidato dall’istinto di chi cerca una soluzione rapida, l’uomo si è diretto dritto verso la farmacia del paese, convinto di poter reperire lì il siero antivipera.

È qui che si è consumato un momento di forte confusione. Una volta arrivato in farmacia, l’uomo ha dovuto fare i conti con una realtà normativa che in molti ignorano: il siero antivipera non è più un farmaco reperibile nelle farmacie territoriali. Da anni, infatti, le severe disposizioni ministeriali hanno rimosso il prodotto dai banchi delle farmacie al pubblico. La ragione è di natura precauzionale: la somministrazione dell’antidoto comporta un rischio elevato di shock anafilattico e gravi reazioni allergiche che possono risultare fatali senza la necessaria strumentazione rianimatoria. Il siero, pertanto, deve essere iniettato esclusivamente in ambiente ospedaliero, sotto l’occhio vigile di medici pronti a intervenire in emergenza.

Compresa la gravità della situazione, il personale della farmacia ha agito con tempestività, allertando immediatamente il 118. In pochi istanti, un’ambulanza è giunta sul posto per prestare i primi soccorsi, stabilizzare il paziente e trasferirlo d’urgenza presso l’ospedale “San Timoteo” di Termoli.

Una volta raggiunto il nosocomio termolese, il sessantenne è stato preso in carico dall’équipe medica, che ha provveduto alla somministrazione del siero salvavita. Dopo le cure iniziali, l’uomo è stato trasferito nel reparto di Rianimazione per un monitoraggio costante delle sue condizioni cliniche. Secondo quanto appreso, il paziente è fortunatamente fuori pericolo, ma i medici hanno preferito mantenere alta la soglia di attenzione per escludere complicazioni sistemiche legate all’azione del veleno.

L’episodio accende inevitabilmente i riflettori sulla pericolosità delle vipere, specie nei mesi caldi, quando il rettile è più attivo. Gli esperti raccomandano di non tentare mai il “fai da te” in caso di morso: non incidere la ferita, non cercare di succhiare il veleno e, soprattutto, evitare di perdere tempo cercando antidoti non autorizzati. La regola d’oro resta quella di mantenere la calma, limitare il movimento dell’arto colpito — per rallentare la diffusione del veleno — e chiamare immediatamente i soccorsi sanitari. Per l’agricoltore di Montecilfone, grazie alla rapidità dei soccorsi e alla competenza dei professionisti del “San Timoteo”, il peggio sembra ormai alle spalle.

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Cronaca

Tentano di rapinare un’auto ma a bordo ci sono poliziotti: arrestati due uomini nel napoletano

🚨 Hanno speronato un’auto per rapinarla armati di mazza da baseball, ma le vittime erano poliziotti fuori servizio: arrestata una coppia di rapinatori nel napoletano. Dopo indagini serrate, gli inquirenti hanno rintracciato i responsabili nei campi Rom della zona. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

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Redazione-  Sant’Antimo, un tranquillo tratto della Strada Statale 268, nota come asse mediano, è stato teatro lo scorso 23 gennaio di una vicenda dal finale del tutto inaspettato per i malviventi. La dinamica, pianificata come una classica rapina di veicoli, si è trasformata in un fallimento totale quando i due soggetti a bordo della vettura presa di mira si sono rivelati essere agenti della Polizia di Stato fuori servizio. La prontezza e l’addestramento delle vittime hanno permesso di sventare il colpo sul nascere, dando il via a una complessa attività investigativa che si è conclusa nelle scorse ore con l’emissione di ordinanze di custodia cautelare.

l’analisi della dinamica criminale

Tutto ha avuto inizio quando i due malviventi, a bordo di una Volkswagen Polo, hanno deciso di affiancare un veicolo in movimento lungo la trafficata arteria stradale. Con una manovra brusca, hanno speronato l’auto prescelta, costringendola a rallentare fino a fermarsi. Senza esitare, i rapinatori sono scesi dall’abitacolo impugnando mazze da baseball, una minaccia chiara e diretta pensata per terrorizzare i conducenti e sottrarre loro il mezzo. Tuttavia, il calcolo criminale ha subito un errore di valutazione letale. I due occupanti dell’auto aggredita hanno reagito immediatamente, rendendo nota la loro qualità di appartenenti alle forze dell’ordine e mettendo in fuga gli aggressori.

L’episodio del 23 gennaio non è stato un evento isolato, ma parte di una sequenza di reati che avevano già destato allarme tra gli automobilisti della zona. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord, hanno permesso di collegare il tentato colpo contro gli agenti a un altro episodio analogo, avvenuto pochi istanti prima e sempre in prossimità dello svincolo di Sant’Antimo. Anche in quella precedente occasione, i malviventi avevano tentato di bloccare un automobilista utilizzando la stessa tecnica di speronamento e occupando la carreggiata trasversalmente con la loro vettura, ma il tentativo era fallito grazie alla resistenza opposta dalla vittima.

le indagini e l’esecuzione dell’ordinanza

Il lavoro investigativo svolto dagli inquirenti è stato meticoloso e basato su prove concrete. Dopo aver raccolto le denunce, gli agenti si sono concentrati sull’analisi dei filmati registrati dai sistemi di videosorveglianza installati lungo la Strada Statale 268 e nelle aree limitrofe. Il confronto delle immagini, unito al riconoscimento fotografico operato direttamente dalle persone offese, ha consentito di stringere il cerchio attorno agli indagati. Entrambi i soggetti sono risultati domiciliati presso insediamenti nella zona della circumvallazione esterna di Napoli.

Nella giornata di mercoledì 11 giugno, il cerchio si è chiuso definitivamente con l’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dal Giudice per le Indagini Preliminari. Durante le perquisizioni effettuate contestualmente all’arresto, le forze dell’ordine hanno rinvenuto elementi che confermano la pericolosità dei due uomini: oltre alle mazze da baseball utilizzate per intimidire le vittime, sono stati sequestrati numerosi arnesi atti allo scasso e diversi orologi di lusso, su cui sono in corso ulteriori accertamenti per verificarne la provenienza, che si ipotizza possa essere illecita.

L’intera operazione sottolinea l’importanza del presidio costante sul territorio e della capacità delle forze dell’ordine di rispondere anche quando non sono in servizio attivo. La cattura dei due responsabili segna un passo avanti nel contrasto ai fenomeni predatori che interessano gli snodi stradali dell’hinterland napoletano, dove il controllo del territorio resta una priorità per garantire la sicurezza degli spostamenti quotidiani dei cittadini. L’autorità giudiziaria, nel confermare la custodia cautelare, ha tenuto conto della gravità dei fatti e della spregiudicatezza dimostrata dai due indagati, che non hanno esitato ad aggredire le vittime pur di portare a termine i propri propositi delittuosi.

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Cronaca

Suora contromano in autostrada Napoli-Salerno, distratta dalla Preghiera

⚠️ Una serata di ordinaria follia sull’autostrada Napoli-Salerno si è conclusa fortunatamente senza feriti. La conducente, giustificandosi per la preghiera, ha seminato il panico tra i veicoli in corsa.

Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

#cronaca #napoli #autostrade #poliziastradal

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Redazione-  Napoli, lungo il tratto autostradale che collega la capitale partenopea alla città di Salerno, si è consumato nelle scorse ore un episodio che ha dell’incredibile, trasformando il consueto flusso di veicoli in un teatro di estremo pericolo. Una religiosa, alla guida della propria utilitaria, ha imboccato l’autostrada muovendosi nel senso di marcia opposto a quello consentito, seminando il panico tra gli automobilisti che si sono trovati improvvisamente sbarrata la strada da un mezzo in arrivo frontalmente.

La dinamica dei fatti, ricostruita con precisione dagli agenti della Polizia Stradale intervenuti sul posto, delinea una situazione di rischio elevatissimo. Il veicolo ha percorso diversi chilometri sulla carreggiata riservata al transito veloce, costringendo i guidatori che sopraggiungevano a manovre evasive repentine per evitare collisioni che avrebbero potuto avere conseguenze tragiche. La visibilità limitata e la velocità sostenuta dei mezzi in transito hanno contribuito a rendere la manovra della conducente una potenziale tragedia sfiorata, bloccando di fatto il traffico su una delle arterie stradali più trafficate e complesse del Mezzogiorno.

le dinamiche dell’intervento della polizia stradale

L’allarme è scattato grazie alle numerose segnalazioni giunte alla centrale operativa tramite le chiamate di emergenza e i sistemi di videosorveglianza autostradale. Le pattuglie della Polizia Stradale sono state inviate immediatamente sul posto con l’obiettivo di intercettare il veicolo prima che potesse accadere l’irreparabile. Gli agenti hanno operato con estrema cautela, utilizzando i lampeggianti e le segnalazioni luminose per rallentare il traffico nella direzione corretta e circoscrivere l’area del pericolo.

Una volta raggiunta e affiancata l’utilitaria, i poliziotti sono riusciti a imporre l’alt alla conducente, obbligandola ad accostare in condizioni di sicurezza sulla corsia di emergenza. La donna, una suora, è apparsa visibilmente sorpresa e del tutto inconsapevole della gravità della manovra appena eseguita. Il dialogo tra gli agenti e la religiosa ha rivelato un retroscena che ha lasciato interdetti persino i veterani della Stradale: la donna ha infatti dichiarato candidamente di non essersi resa conto di aver imboccato l’autostrada contromano perché, durante la guida, era intenta a recitare le proprie preghiere.

riflessioni sulla sicurezza stradale e distrazioni alla guida

L’episodio solleva interrogativi non banali circa la sicurezza stradale e la gestione delle distrazioni al volante. Sebbene il caso specifico sia caratterizzato da una motivazione insolita, esso rimanda alla problematica costante della poca attenzione prestata alla segnaletica verticale e orizzontale. La concentrazione necessaria per governare un mezzo meccanico su un’arteria autostradale non ammette cali di guardia, né per attività di svago né per pratiche di natura spirituale.

Le autorità competenti stanno ora valutando i provvedimenti da adottare nei confronti della religiosa. Oltre alla sospensione cautelativa della patente di guida, la donna rischia pesanti sanzioni pecuniarie e la decurtazione massiccia dei punti, come previsto dal Codice della Strada per la violazione dell’articolo 176, che vieta severamente la circolazione contromano in autostrada. Il rischio corso dagli altri utenti della strada è stato elevato e solo la prontezza di riflessi di chi viaggiava in direzione corretta ha evitato un bilancio ben più grave.

Questo evento, pur nella sua singolarità, deve servire da monito per tutti i conducenti. La guida richiede una presenza mentale costante. La distrazione, di qualsiasi natura essa sia, trasforma un veicolo in un potenziale pericolo per se stessi e per gli altri. Mentre le indagini procedono per ricostruire esattamente il punto di accesso autostradale da cui la suora è entrata, resta lo stupore degli automobilisti coinvolti, molti dei quali hanno vissuto attimi di forte tensione, temendo che l’impatto frontale fosse ormai inevitabile. La circolazione autostradale è tornata alla normalità solo dopo che il veicolo è stato rimosso e la religiosa è stata messa in sicurezza, scortata lontano dal tracciato autostradale per i necessari accertamenti di rito.

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Cronaca

Sorelline scomparse da una comunità in Abruzzo, il padre di Sarah e Alisya: “Non sappiamo nulla”

🚨 Nessuna traccia di Sarah e Alisya Di Giacinto, le due sorelle scomparse dalla comunità educativa di Civitella Alfedena. Il padre lancia un nuovo appello: “Non sappiamo nulla”.
Ore di ansia tra Abruzzo e Lazio, mentre restano dubbi sulla fuga e sulle ricerche: leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#SarahDiGiacinto #AlisyaDiGiacinto #CivitellaAlfedena #Scomparse

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Redazione-  Civitella Alfedena resta con il fiato sospeso per la scomparsa di Sarah Di Giacinto, 12 anni, e Alisya Di Giacinto, 16 anni, le due sorelle di Minturno allontanatesi dalla Comunità Educativa Ofh Hope senza lasciare tracce. A rilanciare l’allarme è il padre, Stefano, che dopo l’appello lanciato in televisione si è recato personalmente in Abruzzo, a Villetta Barrea, per presentare denuncia di scomparsa e cercare risposte su una vicenda che, a distanza di giorni, continua a restare avvolta nell’incertezza.

Il racconto del padre restituisce il clima di angoscia di queste ore. Intervenuto durante la trasmissione Storie Italiane su Rai1, Stefano ha parlato di giornate pesantissime, segnate dall’attesa e dalla mancanza di notizie. Il suo appello si concentra su un solo obiettivo: sapere che le figlie siano vive e in buone condizioni. È questo, ha spiegato, il pensiero dominante da quando la famiglia ha ricevuto la notizia della scomparsa, arrivata in modo improvviso e del tutto inatteso.

il giallo della fuga e i dubbi sui collegamenti della zona

Uno degli aspetti che rendono la vicenda ancora più complessa riguarda il contesto in cui le due ragazze si sarebbero allontanate. Secondo quanto riferito dal padre, al momento della denuncia le forze dell’ordine avrebbero fatto presente che la domenica nella zona non passano pullman di linea e che non ci sono stazioni ferroviarie nei dintorni. Un elemento che restringe il campo delle ipotesi e rende più difficile immaginare un allontanamento autonomo lungo normali direttrici di trasporto pubblico.

Civitella Alfedena e l’area circostante, nel cuore del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, sono piccoli centri montani caratterizzati da collegamenti limitati e da una conformazione territoriale che rende complessi anche gli spostamenti a piedi. Lo stesso padre ha sottolineato come tentare una fuga in quella zona sia quasi impossibile senza un supporto esterno. A rendere il quadro ancora più delicato c’è la presenza di animali selvatici lungo le strade e nei boschi, dettaglio che accresce la preoccupazione dei familiari. Per questo Stefano ritiene, o almeno spera, che le ragazze possano trovarsi con qualcuno.

Resta aperta anche la questione delle ragioni che potrebbero aver spinto le due sorelle ad allontanarsi. Tra le ipotesi circolate c’è quella di un possibile collegamento con la revoca della responsabilità genitoriale della madre, ma il padre, su questo punto, invita alla cautela. Ha precisato di non avere certezze e, per quanto ne sappia, le ragazze non sarebbero state a conoscenza di questa circostanza. Una puntualizzazione importante, perché segnala quanto il quadro resti ancora fragile e non consenta al momento ricostruzioni definitive sulle motivazioni della scomparsa.

l’appello del padre e i dubbi sulle ricerche ancora senza risposte

Nel suo intervento televisivo, Stefano ha espresso anche forte preoccupazione per l’andamento delle ricerche. Ha ricordato che il paese è collegato sostanzialmente da due sole vie di comunicazione e che l’area sarebbe coperta da telecamere lungo le principali provenienze. Nella sua lettura, un eventuale passaggio in auto avrebbe potuto lasciare tracce più evidenti. Eppure, ha spiegato, la famiglia non avrebbe ricevuto finora aggiornamenti chiari su ciò che è stato fatto per rintracciare Sarah e Alisya.

Il padre racconta di aver contattato i carabinieri, sottolineando che la prima stazione si trova a pochi chilometri, ma di non aver ottenuto informazioni precise sul tipo di attività messe in campo. Da qui nasce una delle frasi più pesanti dell’intera vicenda: “Non sappiamo nulla”. Non solo sul luogo in cui possano trovarsi le due ragazzine, ma anche sulle modalità con cui le ricerche sarebbero state avviate. Un’incertezza che aggrava il dolore della famiglia e alimenta un senso di smarrimento già molto forte.

La scomparsa di due minorenni in un’area montana e isolata apre inevitabilmente interrogativi seri sulla rapidità della risposta, sul coordinamento tra strutture e sulle informazioni fornite ai familiari. In casi come questo, il tempo rappresenta un fattore decisivo e ogni ora senza notizie pesa in modo drammatico. Per Minturno, per la famiglia Di Giacinto e per il territorio abruzzese coinvolto, la priorità resta una sola: ritrovare Sarah e Alisya il prima possibile.

La vicenda continua intanto a muovere attenzione pubblica e apprensione, anche per l’età delle due sorelle e per le caratteristiche del luogo da cui si sarebbero allontanate. L’appello del padre, rilanciato in televisione, si inserisce proprio in questo tentativo di tenere alta l’attenzione e di favorire qualsiasi elemento utile. Nel frattempo, restano il silenzio, l’angoscia e una famiglia che chiede soltanto di avere notizie certe.

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