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Cultura

Musei Civici di Roma: tutti gli appuntamenti dal 31 luglio al 13 agosto

🚨 ESTATE CULTURALE A ROMA: SCOPRI TUTTE LE MOSTRE E I LABORATORI DELLA SOVRAINTENDENZA DAL 31 LUGLIO AL 13 AGOSTOL’estate culturale di Roma Capitale entra nel vivo con un ricchissimo programma di eventi, grandi mostre e attività didattiche promosso dalla Sovraintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Dal 31 luglio al 13 agosto 2026, il Sistema dei Musei Civici si trasforma in un palcoscenico diffuso di arte, storia e archeologia per cittadini, famiglie e turisti. 🏛️🎨✨Il cartellone offre mostre straordinarie: dal muralismo messicano con l’imponente rassegna su Diego Rivera a Villa Caffarelli, al glamour di “Moda in luce” alla Centrale Montemartini, fino al rigore fotografico di Robert Mapplethorpe all’Ara Pacis e al tributo cinematografico per Ettore Scola a Palazzo Braschi. Spazio anche al centenario della GAM e alla storia dell’emblema della Repubblica alla Casina delle Civette di Villa Torlonia. Per i possessori di Roma MIC Card tornano le visite guidate gratuite del programma aMICi (con focus sui Mercati di Traiano, sugli Etruschi e sulla statuaria romana) e i laboratori creativi per bambini dedicati al mito di Orfeo e alle antiche vacanze al tempo dell’Imperatore Augusto. Da non perdere, sabato 8 agosto, la passeggiata storica a Villa Doria Pamphilj sui passi della Repubblica Romana del 1849. 🌿✉️🗳Object👇 Quale di queste grandi mostre o visite guidate sceglierai per arricchire le tue serate d’agosto a Roma? Raccontacelo nei commenti!#EstateRomana2026 #SovraintendenzaRoma #MuseiInComune #DiegoRivera #RobertMapplethorpe #EttoreScola #CentraleMontemartini #RomaMicCard #PasseggiateRomane #CulturaRoma

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AraPacis_Robert Mapplethorpe_Ph. Wps

Roma – Nel quadro delle politiche di valorizzazione del patrimonio storico-artistico urbano e di sviluppo delle industrie creative promosse dall’amministrazione capitolina, l’offerta culturale estiva si consolida come un fondamentale presidio di welfare sociale e attrazione turistica. La Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, in stretta sinergia con l’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, ha ufficializzato il fitto palinsesto di attività e aperture straordinarie programmato dal 31 luglio al 13 agosto 2026. La programmazione transdisciplinare integra le grandi esposizioni monografiche del Sistema dei Musei Civici a laboratori didattici specialistici, hackathon visivi e percorsi guidati all’aperto nelle aree verdi monumentali. Le iniziative mirano a democratizzare l’accesso al sapere umanistico e scientifico, offrendo ai residenti e ai flussi internazionali strumenti d’avanguardia per interpretare l’identità materiale e immateriale della città.

Le grandi mostre d’agosto: dal Messico di Rivera alla New York di Damele

Il cartellone espositivo della stagione estiva si distingue per un’altissima densità informativa, alternando il recupero filologico dell’avanguardia pittorica del Novecento alle espressioni della fotografia documentaria contemporanea. Tra i debutti di maggior rilievo spicca, presso le sale di Villa Caffarelli ai Musei Capitolini, la mostra “Diego Rivera e la costruzione dell’arte moderna in Messico nel XX secolo”, prima retrospettiva assoluta in Italia sul maestro del muralismo e considerata la più imponente esposizione sull’arte messicana in Europa degli ultimi decenni. La Centrale Montemartini ospita invece “Moda in luce 1955-1975. Roma fra glamour e innovazione industriale”, un accurato percorso storiografico sul pronto-moda e sulle grandi maison capitoline. Al Museo di Roma in Trastevere, l’obiettivo di Matilde Damele traccia un parallelo visivo tra la topografia urbana di New York e i dintorni storici di Porta Maggiore, mentre all’Ara Pacis prosegue la rassegna “Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza” con oltre duecento scatti incentrati sul rigore formale e sulla statuaria del corpo umano.

Il centenario della GAM e l’omaggio storiografico a Ettore Scola

Le celebrazioni istituzionali investono in modo analitico la storia stessa delle collezioni pubbliche romane. La Galleria d’Arte Moderna di via Crispi solennizza il proprio secolo di attività con il rinnovato allestimento “GAM 100. Un secolo di Galleria comunale 1925-2025”, arricchito da ventischei capolavori scultorei e pittorici integrati nel percorso permanente. Al Museo di Roma a Palazzo Braschi, a dieci anni dalla scomparsa del regista, l’antologica “Ettore Scola. Non ci siamo mai lasciati” ne mappa la biografia intellettuale e l’impatto sul cinema di costume. L’offerta si capillarizza a Villa Torlonia: il Casino dei Principi accoglie i cicli pittorici di “Pedro Cano. Siete e Roma”, mentre la Casina delle Civette ospita “Sotto una buona stella. L’emblema della Repubblica Italiana nelle carte di Paolo Paschetto”, un focus filologico sull’araldica pubblica nell’80° anniversario dell’elezione dell’Assemblea Costituente, affiancato alle mostre capitoline su Giorgio Vasari e sulla tecnica del “non finito” in Pinacoteca.

I programmi aMICi per adulti e la didattica sperimentale per l’infanzia

Le attività di mediazione culturale e divulgazione scientifica si articolano attraverso i format gratuiti “aMICi” e “aMICi Kids”, accessibili liberamente per i possessori della Roma MIC Card. Per la platea adulta si segnalano tre percorsi specialistici diurni e serali: giovedì 6 agosto alle ore 18.00, presso i Mercati di Traiano, la visita guidata al Grande Emiciclo analizzerà le connessioni architettoniche con il Foro imperiale; domenica 9 agosto alle ore 18.00, i Musei Capitolini ospiterà un focus sull’archeologia funeraria etrusca e sulla Collezione Castellani, mentre martedì 11 agosto alle ore 17.00 la Centrale Montemartini proporrà un itinerario tra i marmi colossali di Agrippina e il celebre “togato Barberini”. La didattica per l’infanzia prevede invece laboratori creativi basati sullo storytelling: il 4 e 6 agosto alla Montemartini andrà in scena “Orfeo, il mago malinconico” per ragazzi dai 7 agli 11 anni, mentre il 5 agosto il Museo dell’Ara Pacis ospiterà “Un Ferragosto lungo un mese: le vacanze al tempo di Augusto”, un viaggio storico alla scoperta delle antiche Feriae Augustae.

Le Passeggiate Romane e la logica della prenotazione centralizzata

In ultima analisi, il festival estivo esce dai perimetri murari dei musei per innestarsi nei parchi storici della città attraverso il ciclo delle “Passeggiate Romane”. Sabato 8 agosto, alle ore 18.00, l’ingresso principale di Villa Doria Pamphilj (Largo III Giugno 1849) farà da punto di partenza per l’itinerario storiografico “Roma in armi. La storia a Villa Pamphilj”, un percorso sul campo volto a ricostruire le vicende militari e civili della Repubblica Romana del 1849 nei luoghi che furono teatro dei combattimenti garibaldini. Data la rigorosa limitazione dei posti disponibili per ciascun evento — con un massimo di 12 bambini per i laboratori infantili e 40 partecipanti per i percorsi all’aperto —, la Sovraintendenza ha attivato il servizio di prenotazione obbligatoria e infoline tramite il contact center centralizzato 060608, operativo quotidianamente dalle ore 9.00 alle 19.00, garantendo una gestione efficiente e tracciabile dei flussi culturali.

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Cultura

“Il Poema della Miseria” di Migjeni: il manifesto letterario del realismo albanese

Nel panorama della letteratura europea del Novecento, la figura di Millosh Gjergj Nikolla, universalmente noto con lo pseudonimo di Migjeni (13 ottobre 1911 – 26 agosto 1938), rappresenta una pietra miliare e una voce di rottura radicale rispetto alla tradizione lirica e romantica balcanica. Nonostante la sua prematura scomparsa a soli ventisei anni, lo scrittore ha impresso una svolta indelebile nella cultura albanese, introducendo i canoni di un realismo critico, spietato e privo di concessioni consolatorie. Il suo capolavoro assoluto, “Il Poema della miseria” (scritto negli anni ’30), si configura come un’autentica e viscerale radiografia del dolore umano e della sottomissione economica, assurgendo a inno senza tempo delle classi subalterne.

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Migjeni
Redazione-  Nel panorama della letteratura europea del Novecento, la figura di Millosh Gjergj Nikolla, universalmente noto con lo pseudonimo di Migjeni (13 ottobre 1911 – 26 agosto 1938), rappresenta una pietra miliare e una voce di rottura radicale rispetto alla tradizione lirica e romantica balcanica. Nonostante la sua prematura scomparsa a soli ventisei anni, lo scrittore ha impresso una svolta indelebile nella cultura albanese, introducendo i canoni di un realismo critico, spietato e privo di concessioni consolatorie. Il suo capolavoro assoluto, “Il Poema della miseria” (scritto negli anni ’30), si configura come un’autentica e viscerale radiografia del dolore umano e della sottomissione economica, assurgendo a inno senza tempo delle classi subalterne. Attraverso una lingua affilata, densa di espressioni taglienti e metafore grottesche, Migjeni deostruisce l’ipocrisia delle istituzioni religiose e borghesi dell’epoca, descrivendo la povertà non come una fatalità biologica, ma come una ferita sociale e una macchia indelebile sulla fronte dell’umanità. Il testo, magistralmente tradotto dalla scrittrice e giornalista Angela Kosta, conserva intatta la sua straordinaria contemporaneità, offrendo una disamina speculativa e universale sul dramma della privazione e sulla necessità imprescindibile della giustizia sociale in opposizione alla sterile retorica della pietà.

IL POEMA DELLA MISERIA –
MIGJENI (13 ottobre 1911 – 26 agosto 1938)
Pietra miliare della letteratura albanese.

Poema della miseria, scritta negli anni ’30, rimarrà l’inno della miseria, del mozzico che non riuscirà ad essere inghiottito nei secoli, pure oggi…

IL POEMA DELLA MISERIA

Mozzico che non si ingoia o fratello, è la miseria,
mozzico che ti rimane in gola e ti invade la tristezza
qualora vedi volti pallidi e occhi verdastri
che ti guardano come spettri e allungano le mani intorpidite,
pure in quella maniera, tese dietro di te rimangono
per l’intera loro vita, finché muoiono.

E sopra loro, nell’aria, come in dileggio,
trafiggono il cielo, le croci e minareti di pietre,
i profeti e santi in variopinti abiti
risplendono.
E la miseria il proprio slealtà avverte.

La miseria ha il suo orrendo sigillo;
è disgustosa, maligna, infame;
la fronte che la tiene, gli occhi che la esprimono,
le labbra che invano cercano di celarla
sono i figli dell’insipenza
nonché i sacrificci del disprezzo,
gli avanzi sudici attorno alla tavola
alla quale ha divorato la cena un cane spietato
con trippa secolare, sempre inappagato.
La miseria non ha fortuna,
ma ha solo brandelli,
brandelli dal fondo in cima,
le bandiere di una speranza
lacerata e logorata,
rimangiando la parola data.

La miseria si inferocisce
in amori lussuosi
In angoli bui,
insieme con cani, sorci, gatti,
su rattoppi ammuffiti, luridi, lerci, fradici,
si denudano le carni,
come colostro, gialli e sporchi;
si intrecciano i sentimenti con impeto bestiale,
mordono, ingozzano, si succhiano,
si baciano le labbra aride,
e si spegne la fame
e svanisce la sete
nella brama veemente,
qualora il medesimo annega
E lì,
prendono l’inizio i matti,
i servi e i mendicanti
che l’indomani nasceranno
per riempirci le strade.

La miseria, nella pupilla del pargoletto,
trema come la fiamma sbiadita di una candela,
sotto il soffitto annerito e zeppo di ragnatele,
dove ombre umane fremono tra muri
colmi di macchie,
dove il neonato malato piange
come uno spirito maligno,
succhiando il seno vacuo della povera madre,
e lei,
di nuovo incinta, maledice Dio e demonio,
maledice il suo frutto,
maledice il grembo greve.
Il suo pargoletto non ride,
ma soltanto frigna,
la madre non lo ama,
ma solamente lo maledice.
Quanto è triste la culla della miseria,
dove il bambino lo cullano le lacrime e i sospiri!

La miseria cresce il piccino
all’ombra delle case alte,
dove non arriva la voce dello mendicante,
dove non si può disturbare la quiete ai signori
quando insieme alle signore
nei letti della felicità dormono.

La miseria fa maturare il bambino
prima che diventi uomo;
desidera insegnargli a sfuggirgli
al pugno che lo minaccia,
a quel pugno che nel sonno lo stringe per gola,
quando iniziano i deliri della febbre

per la fame
e il volto del bambino
lo copre l’ombra della disgrazia,
un gioiello sciagurato al posto del sorriso.
Un frutto, quando si matura, si sa dove va
così anche il bambino,
nel ventre della terra finisce.

La miseria lavora, lavora giorno e notte,
bollendo il sudore sul petto e la fronte,
affondando fino alle ginocchia nel fango,
e ancora le viscere si piegano dalla fame.
Ricompensa ridicola!
Per cento sfatichiate al giorno
solo tre o quattro monete e “via!”.

La miseria talvolta ha le guance lustre,
le labbra meste, i pomelli tinti
il corpo monumento di un smercio sozzo,
che è condannato a giacere nel letto in due;
e per quel servizio riceverà qualche soldo
sulle lenzuola, sui volti
e nella coscienza, venature…

Inoltre, la miseria lascia pure l’eredità
non solo alle banche o nei beni immobili,
ma le ossa deforme e nel petto qualche dolore,
può lasciare il ricordo di un giorno lontano,
quando il tetto della casa piombò e crollò
dalla putrefazione del tempo,
dal fardello del cielo,
quando sopra ogni cosa si udì
una terrificante voce
ricolma di maledizioni e supplizi
come dal fondo dell’inferno,
era la voce dell’uomo che moriva sotto le travi.
Così sotto il piede pesante del Dio irato –
dice il prete –
muore colui che porta vite stuprate.
E con questi ricordi, con tali sventure,
si riempie il calice del veleno in eredità di generazioni.

La miseria ha la sorella agiata: il bicchiere.
Nelle bettole luride, accanto ai tavoli lerci,
l’anima assetata il bicchiere in gola rovescia,
per scordare i novantanove problemi.
E il bicchiere torbido, il bicchiere satanico,
accarezzandolo come una vioera lo punge,
e quando l’uomo cade
come il grano dalla falce,
sotto il tavolo piange,
in modo tragicomico ride.
Tutti i problemi la povertà nel bicchiere li affoga,
quando i cento
uno dopo l’altro in gola li riversa.

La miseria accende i desideri,
come le stelle l’oscurità
e fanno fumo
come pioli che il fulmine
in cenere li riduce.

La miseria non ha gioia,
ma solo tormenti,
dolori insopportabili che ti fanno impazzire,
che ti danno la corda
per andare dritto a impiccarti
oppure diventi povero sacrificio e di paragrafi.

La miseria non vuole pietà,
ma vuole soltanto giustizia!
Pietà?
Figlia bastarda di padri astuti,
al quale in modo pomposo, come i farisei,
suonano il tamburo per rimanere scaltri,
gettando al mendicante una fine moneta
sul palmo della mano.

La miseria è una macchia indelebile
sulla fronte dell’umanità
che tra i secoli, varca.
E questa macchia
mai potranno riscattarla
i laceri ammuffiti nei templi.

Traduzione: Angela Kosta


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Cultura

L’intreccio dell’esperienza vitale, lo studio accademico filosofico e l’intuizione artistica unica e particolare delle poesie del cavaliere dello stato Dott.ssa Anna Maria Lombardi

I versi nelle poesie di Dr.ssa Anna Maria Lombardi sono una descrizione dettagliata, emotiva e spirituale della sensibilità umana, un riflesso poetico che va oltre la parola scritta. 
Nelle sue poesie, si percepiscono chiaramente le radici filosofiche e psicologiche, rendendo così la poesia un ponte tra meditazione e sentimento, nonché tra corpo e l’anima.

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Dott.ssa ANNA MARIA LOMBARDI

 I versi nelle poesie di Dr.ssa Anna Maria Lombardi sono una descrizione dettagliata, emotiva e spirituale della sensibilità umana, un riflesso poetico che va oltre la parola scritta.
Nelle sue poesie, si percepiscono chiaramente le radici filosofiche e psicologiche, rendendo così la poesia un ponte tra meditazione e sentimento, nonché tra corpo e l’anima.

La Dr.ssa Lombardi utilizza un linguaggio ricco di figure retoriche e colori intensi che toccano i temi più delicati della vita: l’amore, la perdita, la nostalgia, il dolore e la salvezza spirituale.
Ogni verso nelle sue poesie sembra un richiamo silenzioso alla riflessione, un invito a fermarsi e ad ascoltare la voce interiore.

Spesso, la sua poesia è costruita su immagini che alternano dolcezza e ansia, luce e oscurità, mantenendo il lettore emotivamente coinvolto e costantemente presente.
Nella poesia di essa, non manca neppure la dimensione sociale e umanitaria: lei affronta le ferite della società moderna, senza restare indifferente di fronte alle ingiustizie, la solitudine o la totale indifferenza.

L’intreccio tra esperienza di vita, studio accademico e intuizione artistica rende la sua poesia speciale e indimenticabile.
I suoi versi parlano con il cuore e si ascoltano con l’anima. Lo stile poetico della Dr.ssa Lombardi è ricco di dettagli multicolori, creando un’atmosfera profondamente emotiva che invita continuamente il lettore a un viaggio stimolante e meditativo. In ogni poesia, notiamo che lei analizza temi quotidiani,  come: l’amore, la perdita, la speranza e la forza interiore, offrendo una prospettiva unica sulle esperienze umane.

Le sue opere sono la testimonianza del potere della poesia di unire le persone attraverso la condivisione di queste esperienze.

1. La poesia “NOSTALGICA BELLEZZA” è un riflesso delicato quanto sensibile sul trascorrere del tempo, i ricordi e la ricerca della luce interiore al di là della malinconia.
Attraverso un linguaggio poetico ricco, l’autrice costruisce immagini e metafore strettamente legate all’esperienza umana; il tramonto simboleggia la fine e i nuovi inizi, i giochi del cuore come ricordi intimi che riaffiorano con una dolce nostalgia. Le strofe esprimono uno sforzo per ricostruire un equilibrio spirituale, per abbracciare la speranza anche quando sembra trovarsi oltre rive irraggiungibili.
Infine, la poesia ci offre una conclusione potente e ottimista: il desiderio di diffondere luce anche nell’oscurità, liberando così la solitudine attraverso l’arte e l’amore.

2. “OCCORRONO PONTI” è una poesia potente e multidimensionale, che già nel titolo trasmette un messaggio umano, etico e poetico con un’intensità emotiva profonda.
L’autrice utilizza la metafora del ponte come simbolo del bisogno di connessione umana, comprensione e unione di fronte alle divisioni e all’isolamento che accompagnano la vita moderna.

I versi si aprono con un invito all’azione: ponti costruiti con le mani, non solo strutture fisiche, ma mani capaci di affrontare sfide spirituali e sociali.

L’uso di espressioni come “incancreniti dall’incuria del tempo,”, “nodi incancreniti”, “avidità”, “fili spinati”, creano un’atmosfera carica, e proprio qui la Dr.ssa Lombardi pone l’accento sulle conseguenze di un’indifferenza eccessiva e negativa.

La seconda parte della poesia porta speranza e luce: i semi di fiori colorati, le ali che amano, i cuori che cantano sono metafore della rinascita, della solidarietà e dell’amore.
I ponti non sono semplici strutture, ma forme di coesistenza, l’unico modo per vivere in un mondo di pace e fratellanza.

I versi finali chiudono la poesia con una riflessione profondamente umana, rivolta non solo al lettore ma a ogni essere vivente su questo pianeta:

“occorre onorare la vita fino in fondo
e celebrarla attimo dopo attimo, sempre”.

3. “METAMORFOSI” è una poesia tanto delicata quanto toccante, che affronta con grande sensibilità il passare del tempo e la trasformazione dell’essere umano attraverso le esperienze della vita.
Dr.ssa Lombardi parla con una voce dolce ma potente della dignità dell’età in ogni sua fase, dell’anima che resta viva e giovane anche quando il corpo sbiadisce, si affievolisce con il passare degli anni.

Nei primi versi, la poetessa descrive il proprio volto come una pagina su cui sono state scritte storie: “merletti di rughe”, una metafora bellissima che definisce l’invecchiamento come arte, non come decadimento o debolezza, ma come uno scudo, un velo elegante e prezioso.

Ogni ruga è un racconto lungo; una testimonianza di vita, un “romanzo di emozioni e sentimenti vissuti”. Ogni ruga è un capitolo a sé in questo romanzo-poesia, un’esperienza incisa in ogni cellula, che ha lasciato tracce nell’anima e nel corpo della poetessa.
Così, il testo si presenta come un racconto autobiografico ma anche universale, perché il ciclo della vita e la sua metamorfosi tocca ognuno di noi.
Il romanzo del nostro destino è ricco di memorie di dolore, gioia, delusioni, addii e amori.
Uno degli elementi più potenti della poesia è il modo in cui l’autrice crea contrasti tra il corpo invecchiato e l’anima ringiovanita, riportandoli insieme in una danza ondeggiante e magica.
Il “volto con merletti di rughe” non è solo una visione visiva, ma pure uno stato dell’anima che ha attraversato le stagioni della vita e ha conservato una bellezza interiore, unica e profondamente connessa con l’espressione delle emozioni. Questa allegoria perfetta, ci trasmette l’idea dell’invecchiamento come eredità ricca di valori, che superano il tempo segnato dalle lancette dell’orologio.

Il messaggio diretto che l’autrice ci presenta nella seconda strofa è un appello contro il pregiudizio superficiale: “non guardare la mia pelle, il bastone… le mani che tremano…”
Questa richiesta, (per nulla pretenziosa), è un invito a fissare lo sguardo in profondità, nell’anima e non nel corpo invecchiato.
Ciò è fondamentale per comprendere l’essenza della poesia: l’essere umano non si racconta attraverso il suo corpo, ma attraverso la storia che porta dentro sé.

Ed è qui che si pone la domanda importante per ciascuno di noi: “Quante volte dimentichiamo l’essenza dell’essere umano e guardiamo solo ciò che appare in superficie?”
Attraverso questi versi, la Dr.ssa Lombardi ci offre una risposta chiara e preziosa. Lo fa tramite un appello sociale per un rispetto e un amore incondizionato, per l’accettazione dell’essere umano nella sua totalità, oltre l’invecchiamento o le capacità fisiche limitate. Questo è un insegnamento che va oltre la poesia, sfidando ciascuno (non solo i lettori), a riconsiderare il modo in cui tratta gli anziani nella vita quotidiana.
Il culmine emotivo per il lettore arriva con l’esplosione spirituale: “dove bambina gioco e vivo la giovinezza”, verso allegorico che sottolinea il fatto che l’anima non invecchia mai, ma resta viva e attiva dentro il nostro corpo cambiato negli anni, ma non dentro di noi.

Il giocare, la gioia nell’intimità dell’anima, trasmette una sensazione fresca e vitale, uno spirito che nutre con cura l’entusiasmo e la curiosità, che vive la vita con passione e in uno stato immutabile di felicità.
E questo non è altro che un forte messaggio contro l’idea che l’età avanzata rappresenti una perdita della giovinezza; ci ricorda che in ogni persona, nonostante gli anni trascorsi, esiste una parte vitale che rinascita innocentemente.

La poesia si conclude con un importante invito all’empatia e all’armonia verso l’altro, perché accettando la “metamorfosi” che vediamo in qualcuno, riconosciamo anche la nostra, quella che un giorno avremmo e vivremo, poiché il tempo e le stagioni della vita sono catene di anni che scorrono velocemente.
Accogliamo dunque a braccia aperte questa metamorfosi, in cui non solo l’anima altrui, ma anche la nostra, si trasforma e scorre nelle vene dell’età.

La Dr.ssa Lombardi ha posto al centro della poesia la struttura dei tre elementi:

1. corpo – 2. anima – 3. metamorfosi

Leggendo i versi si nota come la metamorfosi sia duplice: quella che si manifesta esteriormente (il corpo) e quella che avviene dentro, la trasformazione continua del fisico e dell’anima. L’abbraccio a qualcuno benedicendo il cielo rappresenta il momento in cui l’autrice, in sé e la metamorfosi (cioè: corpo – anima – metamorfosi) si uniscono per sempre.
Il cielo simboleggia la dimensione divina, il saluto universale che unisce gli esseri umani non solo sulla terra, ma anche nell’aldilà.

Dal punto di vista stilistico, la poesia rivela un’armonia tra una forma semplice e significati profondi. I versi non sono lunghi, ma sono scelti con cura, creando un ritmo calmo e meditativo che invita il lettore a fermarsi, riflettere e analizzare. La semplicità è l’asse portante, la linfa vitale della forza poetica, poiché la rende accessibile a tutti, senza però perdere la complessità dei sentimenti e delle idee che essa trasmette.

Inoltre, l’uso variegato delle metafore dimostra la maestria della Dr.ssa Lombardi nella creazione di immagini poetiche, che interpretano la realtà concreta con significati profondamente emotivi. Queste figure rendono la poesia visiva e toccante, trasformando la lettura in un’esperienza non solo intellettuale, ma anche altamente sensibile e spirituale.

NOSTALGICA BELLEZZA

Quando declina il sole
emerge profonda
la bellezza di quanto abbiamo
vissuto e veduto nel mondo.
Con sguardo malinconico
rivisitiamo i giochi del cuore
anelando a trovar nuovo
equilibrio e interna luce.
Cerchiamo tra sponde,
una volta fors’anche inconciliabili,
calmi o flebili fuochi vitali
per l’alba di domani.
Un’alba che spinge
a tesser tele con fili d’oro
e a staccar dall’abbraccio
morboso la solitudine.

OCCORRONO PONTI

Occorrono ponti costruiti da mani
capaci di dipanare nodi
incancreniti dall’incuria del tempo,
dall’avidità senza fine
e dall’incapacità di vedere oltre i muri stesi.
Al posto d’ arrugginite dolenti
spianate di fili spinati,
visibili o invisibili,
s’interrino semi di fiori
resistenti e variopinti:
corridoi di braccia che sanno amare,
di cuori che sanno cantare,
di corde che sorreggano
e mantengano libere le vie da una sponda
all’altra, da un’alba all’altra.
Intrecci di strade luminose che consentano
di guardarci l’uno con l’altro negli occhi senza paura.
Occorre onorare la vita fino in fondo
e celebrarla attimo dopo attimo, sempre.

METAMORFOSI

Sul mio viso merletti di rughe,
righe scritte di storie,
sorrisi, sofferenze:
romanzo di emozioni
e sentimenti vissuti.
Indugia il tuo sguardo
quando m’incontri,
ma non guardare la mia pelle,
il bastone che porto,
le mani che tremano,
il vecchio corpo piegato.
Vedimi nella profondità dell’animo
dove bambino gioco e vivo la gioventù
e abbracciami benedicendo il cielo
di aver potuto vedere la mia,
ma anche la tua, metamorfosi.

Cav. Dott.SSANNA MARIA LOMBARDI

Cav. Dottoressa Anna Maria Lombardi, Dottore in Filosofia, Psicologa, Psicoterapeuta, Poeta, Saggista, è nata nella Città d’Arte di San Severo (FG) e vive in provincia di Bergamo. Ha ricevuto importanti Premi di carriera, e altri riconoscimenti culturali e letterari di grande valore: Primi Premi, Trofei, Premi Speciali, Premi della Critica e molti altri importanti riconoscimenti, sia poetici che letterari.
Il 25 ottobre 2024, insieme ad altri nomi di grandi personalità del panorama internazionale, al PIME di Milano è stata premiata per l’Eccellenza in Carriera nella categoria Letteratura con la seguente motivazione: “Per aver utilizzato la sua posizione e le sue competenze per migliorare la società attraverso iniziative sociali di grande importanza.”
I libri delle sue poesie e le collezioni poetiche e artistico-letterarie da lei create e curate, nate in diversi campi e destinate alla beneficenza, sono caratterizzati da una notevole profondità letteraria, poetica e sociale. Le sue poesie, tradotte in altre lingue e i 19 volumi pubblicati, sono presenti in numerose antologie italiane ed estere, riviste nazionali ed internazionali su carta e siti web. In tutta onestà, possiamo dire che le sue opere hanno ricevuto un particolare e lusinghiero elogio sia dal pubblico che dalla critica. L’autrice, che è anche attivo come creatore e organizzatore di eventi letterari nazionali e internazionali, ha scritto articoli, saggi, recensioni e prefazioni. Inoltre è giurata e presidente, anche onorario, di importanti concorsi letterari di grande prestigio. La poetessa stessa è creatrice e co-fondatrice dell’associazione culturale “Movimento Internazionale Artistico Letterario – Gruppo”, presente anche come gruppo Facebook, dal 2017, con l’obiettivo di promuovere e favorire lo sviluppo, lo scambio e la diffusione della cultura, poesia, letteratura e arte. In questo contesto si inserisce il concorso internazionale di letteratura e poesia che ha voluto e sostenuto e del quale è presidente, ruolo che svolge anche a livello associativo, LA MAGIA DELLE PAROLE che ha ottenuto un notevole successo nel corso degli anni e che è stata presente, con grande orgoglio di tutto il Movimento, nel calendario della Capitale della Cultura Bergamo-Brescia-2023.
L’Autrice, che tra breve pubblicherà un nuovo libro di poesie dal titolo: “Versi spettinati in itinere”, il 2 giugno 2024 è stata insignita con Decreto del Presidente della Repubblica Italiana dell’alta onorificenza di Cavaliere dell’Ordine del “Merito della Repubblica Italiana”.

Angela Kosta 

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Cultura

AGO Modena, il nuovo polo culturale di Carlo Ratti apre l’11 dicembre

🚨 MODENA CAMBIA VOLTO: IL NUOVO MAXI POLO CULTURALE “AGO” DI CARLO RATTI APRE L’11 DICEMBREPrende forma uno dei più importanti ed imponenti progetti di rigenerazione urbana d’Europa! L’ex Ospedale Settecentesco Sant’Agostino rinasce come “AGO”, un ecosistema culturale da 22.000 metri quadrati che, unito al Palazzo dei Musei, creerà un distretto dell’arte, della scienza e dell’innovazione da oltre 43.000 metri quadrati, promosso da Fondazione di Modena, Comune e Università. 🏛️✨A svelare in anteprima la visione del progetto è “Origami”, lo straordinario modello in scala installato in Piazza Sant’Agostino firmato dall’architetto Carlo Ratti e dall’ingegnere americano Chuck Hoberman. Si tratta dell’anteprima della futura copertura cinetica che, entro il 2029, proteggerà il Cortile delle Tenaglie aprendosi e chiudendosi come un origami per trasformarlo in una piazza dinamica attiva tutto l’anno. Il debutto dell’11 dicembre sarà celebrato con una grande mostra transdisciplinare curata insieme a Italo Rota, che metterà in dialogo oltre 150 opere di 50 artisti internazionali con le collezioni storiche e scientifiche delle Gallerie Estensi e dell’Ateneo. 🎨💻👇 Cosa ne pensi dell’uso dell’architettura cinetica e degli origami per trasformare i nostri monumenti storici? Scrivilo nei commenti!#AGOModena #CarloRatti #ItaloRota #ArchitetturaCinetica #Origami #ModenaCultura #RigenerazioneUrbana #UfficioStampaHF4 #InnovazioneEArte

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Modena – Nel dibattito architettonico e urbanistico contemporaneo, la rifunzionalizzazione dei grandi complessi monumentali di epoca moderna rappresenta una delle sfide più complesse per la rigenerazione delle città storiche dell’Eurozona. Il progetto di AGO, il monumentale intervento di restauro e riconversione del complesso settecentesco dell’ex Ospedale Sant’Agostino, si appresta a ridefinire i parametri della progettazione spaziale applicata alle industrie creative. Promosso congiuntamente dalla Fondazione di Modena, dal Comune di Modena e dall’Università di Modena e Reggio Emilia (UniMoRe), questo imponente cantiere aprirà progressivamente i propri battenti al pubblico a partire dall’11 dicembre 2026. L’operazione non si limita all’istituzione di un nuovo plesso museale statico, bensì propone un radicale mutamento di paradigma del patrimonio storico, concepito non più come un reperto da conservare in forma museale, ma come un’infrastruttura culturale dinamica e flessibile, capace di generare ricerca scientifica, innovazione e inedite reti relazionali con il tessuto urbano circostante.

L’installazione Origami e l’ingegneria cinetica di Carlo Ratti

Ad anticipare la visione formale e la filosofia strutturale che guideranno la rinascita dell’ex ospedale è “Origami”, un modello fisico in scala installato in Piazza Sant’Agostino nell’ambito del programma culturale dell’Estate modenese. L’opera funge da prototipo visibile e interattivo della futura e avveniristica copertura cinetica destinata a sormontare il Cortile delle Tenaglie del complesso, la cui ultimazione strutturale è programmata entro l’orizzonte temporale del 2029. Progettata dallo studio CRA–Carlo Ratti Associati in stretta cooperazione con l’artista e ingegnere statunitense Chuck Hoberman, in una sinergia tecnica che ha visto il coinvolgimento di Hoberman Associates e Articulated Artworks, la copertura si configurerà come una tensostruttura ultra-leggera e mobile. Ispirandosi alle rigorose geometrie dell’arte giapponese della piegatura della carta, la struttura sarà in grado di modificarsi autonomamente per regolare i flussi di luce naturale, aerazione e protezione dagli agenti atmosferici, consentendo la trasformazione del cortile in una piazza pubblica flessibile e operativa durante tutte le stagioni dell’anno per ospitare mostre, spettacoli e forum scientifici.

La macro-architettura del polo: un ecosistema da 43.000 metri quadrati

I dati dimensionali dell’intervento descrivono un’operazione di rigenerazione urbana di assoluto rilievo europeo. Con circa 22.000 metri quadrati di superficie calpestabile interamente recuperati all’interno dell’ex ospedale settecentesco, AGO si integra formalmente nel più ampio sistema dei Campi di Modena. Questa connessione strutturale con l’adiacente Palazzo dei Musei consente la nascita di un distretto culturale della conoscenza e della ricerca che raggiunge una superficie complessiva di circa 43.000 metri quadrati. Il progetto architettonico complessivo, firmato da CRA-Carlo Ratti Associati insieme al compianto maestro Italo Rota, coniuga il rispetto filologico per le preesistenze murarie barocche con l’innesto di elementi modulari, aperti e riconfigurabili, pensati per favorire l’intersezione tra le discipline umanistiche, le scienze pure, le tecnologie digitali e la cittadinanza attiva, ponendosi come un modello avanzato di architettura per l’innovazione.

La mostra inaugurale dell’11 dicembre: un dialogo transdisciplinare

L’apertura dell’11 dicembre sarà solennizzata dal debutto di una grande esposizione collettiva, curata congiuntamente da CRA e dalla Fondazione AGO, concepita come una concreta applicazione pratica della trasversalità scientifica del nuovo polo. La mostra metterà in dialogo oltre 150 opere d’arte, reperti scientifici e documenti d’archivio provenienti dalle collezioni storiche della Fondazione AGO, dell’Università di Modena e Reggio Emilia, del Museo della Figurina, delle Gallerie Estensi e del Museo Civico, arricchite da nuove commissioni e prestiti di circa 50 artisti di rilievo internazionale. Il percorso espositivo si articolerà intorno a tre assi concettuali e antropologici universali — l’abitare, il curare e l’esplorare — istituendo un confronto serrato tra il patrimonio storico e i linguaggi della contemporaneità digitale, al fine di dimostrare come la fusione tra sapere umanistico e ricerca tecnologica costituisca la chiave per interpretare le sfide geopolitiche ed ecologiche del futuro globale.

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