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Cronaca

EMERGENZA CINGHIALI NELLA GRANDA: “UNDICIMILA CAPI SONO TROPPI”. L’ALLARME DI COLDIRETTI SULLA PESTE SUINA

Undicimila cinghiali minacciano l’economia della Granda: Coldiretti Cuneo lancia l’allarme sulla Peste Suina e chiede un piano straordinario di depopolamento per salvare 900.000 capi e le eccellenze DOP italiane.
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La provincia di Cuneo è sotto assedio: tra danni alle colture e lo spettro della PSA, la filiera suinicola da 900.000 capi rischia il collasso. Coldiretti chiede un piano di depopolamento immediato: “Gli abbattimenti sono insufficienti, serve un cambio di passo.”

Redazione-  Nella provincia Granda, il ticchettio dell’orologio non scandisce solo il tempo dei raccolti, ma quello di una crisi sanitaria ed economica che rischia di travolgere uno dei pilastri dell’agroalimentare piemontese. L’allarme lanciato da Coldiretti Cuneo è perentorio: la presenza dei cinghiali sul territorio ha raggiunto livelli insostenibili e le attuali misure di contenimento si stanno rivelando poco più che un palliativo di fronte a un’invasione che conta, solo in alcune aree specifiche, oltre undicimila esemplari.

Un tesoro economico in pericolo

Per capire l’entità del rischio, basta guardare i numeri della filiera suinicola cuneese: una corazzata produttiva composta da circa 800 aziende e quasi 900.000 capi. Questi animali rappresentano il cuore pulsante delle più prestigiose denominazioni d’origine italiane, destinati a diventare eccellenze come il Prosciutto di Parma e il Prosciutto di San Daniele. Un patrimonio che oggi si trova sotto scacco a causa della diffusione della Peste Suina Africana (PSA).

Con l’arrivo del caldo estivo, il rischio sanitario si impenna. La fauna selvatica, muovendosi incontrollata, agisce come principale vettore del virus, mettendo a dura prova le misure di biosicurezza negli allevamenti su cui le imprese hanno investito ingenti risorse.

Il “buco nero” degli abbattimenti

Il cuore della polemica sollevata da Coldiretti risiede nell’inefficacia delle azioni di depopolamento. Il focus si stringe sugli Ambiti Territoriali di Caccia ATC CN4 e CN5, zone cruciali sia per la posizione geografica che per l’altissima densità di selvatici. Qui si registrano picchi che vanno dai 9,1 ai 12,5 cinghiali per chilometro quadrato, traducibili in una popolazione stimata di circa 11.500 capi.

A fronte di questa “armata” di cinghiali, i risultati dell’ultima stagione venatoria sono definiti “assolutamente insufficienti”: appena 2.500 abbattimenti. I dati mostrano un trend preoccupante: negli ultimi anni si è registrata una diminuzione progressiva dei capi prelevati, con un calo del 15% annuo che toccherà punte del -18% nel 2025. Sebbene l’attività di controllo stia cercando di compensare le restrizioni della caccia tradizionale imposte dalle norme PSA, il saldo resta pesantemente negativo.

La voce del territorio: “Non c’è più tempo”

“Le imprese agricole subiscono da anni danni ingenti e convivono con una situazione che mette a repentaglio il loro lavoro quotidiano”, dichiara Enrico Nada, Presidente di Coldiretti Cuneo. “Non possiamo più permetterci ritardi: servono interventi di depopolamento rapidi, coordinati e incisivi. La pressione in molte aree è fuori controllo”.

Dello stesso avviso è il Direttore di Coldiretti Cuneo, Francesco Goffredo, che sottolinea l’aspetto strategico della questione: “La riduzione drastica del numero di cinghiali è l’unico passaggio concreto per contenere il rischio sanitario e puntare all’eradicazione della PSA. È una questione di sopravvivenza per le nostre imprese e per una filiera che ha un peso economico fondamentale per tutto il Piemonte”.

Verso un cambio di passo

La richiesta è chiara: non basta più gestire l’ordinario. Coldiretti invoca una strategia straordinaria che priorizzi le aree più esposte, dove la densità degli animali è diventata una minaccia diretta alla biosicurezza degli allevamenti. Il messaggio alle istituzioni è univoco: senza un’accelerazione netta sul depopolamento, il rischio non è solo quello di contare i danni ai campi di mais o ai vigneti, ma di vedere svanire un’intera economia d’eccellenza che porta il nome di Cuneo nel mondo.

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Cronaca

Aggredisce una barista e un carabiniere: arrestata sessantenne a Borbona poi evasa dai domiciliari

🚨 Momenti di pura follia a Borbona: una sessantenne aggredisce una barista e un carabiniere, poi evade dai domiciliari nel giro di poche ore. La sua posizione giudiziaria si aggrava pesantemente. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
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Redazione- Borbona, un tranquillo comune dell’alta valle del Velino, è stato teatro di una serie di episodi di cronaca che hanno visto come protagonista una donna di 60 anni, pensionata del luogo. Quella che sembrava una giornata ordinaria in un bar del centro si è trasformata in un pomeriggio di alta tensione, culminato con l’arresto della donna, una denuncia per diversi reati e una successiva fuga dai domiciliari che ha complicato ulteriormente la sua posizione giudiziaria. La vicenda ha scosso la piccola comunità locale, solitamente estranea a episodi di tale violenza e concitazione.

Il tutto ha avuto inizio all’interno di un esercizio pubblico del paese. Secondo le ricostruzioni effettuate dai militari dell’Arma, la donna si trovava all’interno del locale in uno stato di evidente alterazione, probabilmente dovuto all’assunzione eccessiva di sostanze alcoliche. Quando ha chiesto alla barista di servirle un ulteriore giro di alcolici, ha ricevuto un netto rifiuto. La lavoratrice, agendo con responsabilità e seguendo le norme che vietano la somministrazione di alcol a persone già in stato di ebbrezza, ha cercato di gestire la situazione con calma, spiegando le motivazioni del diniego. Tuttavia, la reazione della sessantenne è stata spropositata e violenta: senza preavviso, ha colpito la barista al volto, scatenando il panico tra i presenti.

la lite nel locale e l’intervento delle forze dell’ordine

L’aggressione fisica alla barista ha spinto i testimoni a richiedere l’intervento immediato delle autorità. Sul posto sono giunti tempestivamente i carabinieri della stazione locale, supportati dai colleghi della compagnia di Cittaducale. Al loro arrivo, la situazione non è affatto migliorata. La donna, anziché placarsi di fronte alle divise, ha riversato la propria rabbia contro i pubblici ufficiali. Testimoni riferiscono di una raffica di offese pesanti, insulti e minacce di morte rivolti ai militari che cercavano di identificarla e riportarla alla ragione.

La tensione è salita ulteriormente quando la pensionata è passata dalle parole ai fatti. Durante le fasi dell’identificazione, ha sferrato un pugno al petto di uno dei carabinieri intervenuti. Fortunatamente, il colpo non ha causato lesioni gravi al militare, ma l’atto ha configurato immediatamente il reato di resistenza e violenza a pubblico ufficiale. A quel punto, l’arresto è diventato inevitabile. La donna è stata condotta in caserma per le formalità di rito e, su disposizione dell’autorità giudiziaria, è stata sottoposta alla misura cautelare degli arresti domiciliari presso la propria abitazione, in attesa delle successive fasi del procedimento penale.

l’evasione dai domiciliari e l’aggravamento della posizione giudiziaria

La vicenda, già di per sé grave, ha preso una piega ancora più complessa poche ore dopo. Nonostante il provvedimento restrittivo appena applicato, la sessantenne ha deciso di violare gli obblighi imposti dal giudice. Durante un controllo di routine effettuato dai carabinieri per verificare la presenza della donna in casa, i militari hanno constatato che la stessa si era allontanata arbitrariamente dalla propria abitazione. La fuga, tuttavia, è durata molto poco: i carabinieri l’hanno rintracciata e fermata nuovamente nel giro di breve tempo, non lontano dal suo domicilio.

L’evasione dal regime dei domiciliari rappresenta un reato autonomo che aggrava pesantemente il quadro accusatorio originale. Oltre alle accuse di lesioni, minacce e resistenza a pubblico ufficiale, la donna dovrà ora rispondere anche del reato di evasione. Questo comportamento dimostra una totale inosservanza delle prescrizioni dell’autorità giudiziaria, elemento che solitamente spinge i magistrati a richiedere misure cautelari più rigide, come la custodia cautelare in carcere, per scongiurare il rischio di reiterate violazioni o di nuovi episodi di violenza.

Il contesto in cui si sono svolti i fatti aggiunge una riflessione sulla gestione della sicurezza nei piccoli centri. Borbona, situata in un’area montana della provincia di Rieti, è una realtà dove il controllo del territorio da parte dei carabinieri è capillare ma spesso basato sulla prevenzione e sul rapporto di fiducia con i cittadini. Un episodio di tale aggressività, perpetrato da una persona del posto e per motivi apparentemente futili legati all’abuso di alcol, ha generato preoccupazione tra gli abitanti. La barista colpita, pur scossa dall’accaduto, non ha riportato ferite permanenti, ma resta l’amarezza per un gesto di violenza gratuita subito durante l’espletamento del proprio lavoro.

Le indagini proseguono ora per accertare se dietro il comportamento della pensionata vi siano stati altri fattori scatenanti o se si sia trattato di un episodio isolato dettato esclusivamente dallo stato di alterazione psicofisica. Nel frattempo, il dispositivo di sicurezza dell’Arma resta elevato in tutta la zona per garantire la tranquillità dei residenti e degli esercenti locali, spesso i primi a trovarsi di fronte a situazioni di potenziale pericolo.

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Cronaca

Incidente sulla superstrada Sora-Avezzano, tre morti nello scontro tra un camion e un furgone vicino a Sora Nord

🚨 Tragedia sulla superstrada Sora-Avezzano: tre persone hanno perso la vita nello scontro tra un camion e un furgone nei pressi dello svincolo di Sora Nord.
Un impatto devastante che riaccende i riflettori sulla sicurezza lungo una delle arterie piu trafficate del territorio: leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
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Redazione-  Sora è stata teatro di un gravissimo incidente stradale avvenuto nel pomeriggio nei pressi dello svincolo di Sora Nord, lungo la superstrada Sora-Avezzano, dove uno scontro tra un autoarticolato e un furgone cassonato ha provocato la morte di tre persone. Il bilancio è pesantissimo e riporta l’attenzione sulla sicurezza lungo un’arteria molto trafficata, utilizzata ogni giorno da mezzi pesanti, lavoratori e veicoli commerciali in collegamento tra il Lazio meridionale e l’Abruzzo.

Secondo le prime informazioni disponibili, l’impatto si è verificato intorno alle 17 e ha coinvolto un Renault Track 480 e un Fiat 250 sul quale viaggiava una squadra di operai. Le cause del sinistro sono ancora in fase di accertamento e saranno gli rilievi delle forze dell’ordine a ricostruire con precisione dinamica, eventuali responsabilità e posizione dei mezzi al momento dello schianto. Quel che emerge fin da subito, però, è la violenza dell’urto, che non ha lasciato scampo a tre degli occupanti del furgone.

le vittime e i soccorsi dopo l’impatto

Alla guida del camion si trovava un uomo di 57 anni, originario di Raiano, in provincia dell’Aquila. Le sue condizioni, secondo quanto riferito, non sarebbero tali da far temere per la vita. Drammatico invece il quadro che riguarda il mezzo leggero, a bordo del quale viaggiavano più lavoratori.

Il conducente del furgone, un 28enne di nazionalità nigeriana, è morto sul colpo a causa dell’impatto. Accanto a lui viaggiava un uomo di 66 anni, residente a Monte San Giovanni Campano, deceduto anche lui sul posto. Un terzo passeggero, soccorso in condizioni gravissime, è stato trasferito d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale di Sora, ma è morto poco dopo il ricovero. Il bilancio finale è quindi di tre vittime, tutte tra gli occupanti del furgone.

Sul luogo dell’incidente sono intervenuti in tempi rapidi i sanitari del 118, i vigili del fuoco e le forze dell’ordine, impegnati sia nei soccorsi sia nella messa in sicurezza dell’area. La presenza dei soccorritori è stata necessaria anche per la gestione della viabilità, inevitabilmente compromessa dopo lo scontro, in un tratto stradale che rappresenta uno snodo importante per i collegamenti della zona.

una tragedia che colpisce il territorio tra Lazio e Abruzzo

L’incidente avvenuto nei pressi di Sora Nord colpisce un’area di confine tra province e regioni dove i collegamenti su gomma sono centrali per il lavoro e gli spostamenti quotidiani. La superstrada Sora-Avezzano è una direttrice utilizzata da pendolari, trasportatori e imprese, e ogni evento grave su questo tratto produce conseguenze immediate non solo sul traffico ma anche sul tessuto sociale dei territori coinvolti.

In casi come questo, il peso della cronaca si misura anche nella provenienza delle vittime e delle persone coinvolte: un autista abruzzese alla guida del mezzo pesante, un giovane lavoratore straniero al volante del furgone, un residente del Frusinate tra le persone decedute. È il riflesso di un’area vasta, dove lavoro, mobilità e interscambio tra comunità diverse si incrociano ogni giorno. Proprio per questo incidenti di tale gravità assumono un impatto che supera i confini del singolo comune e investe l’intero comprensorio.

Nelle prossime ore saranno gli accertamenti tecnici a chiarire cosa sia accaduto poco prima dello schianto. Restano, intanto, il dolore per le vittime e il segno profondo lasciato da una tragedia che ha coinvolto lavoratori in movimento su una delle arterie principali del centro Italia. L’attenzione si concentra ora sull’identificazione completa delle persone coinvolte, sulla ricostruzione esatta della dinamica e sull’assistenza ai familiari colpiti da un evento improvviso e devastante.

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Napoli – Addio al patron dei confetti partenopei, addio a Michele Crispo

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Redazione-  Si è spento uno degli imprenditori più noti a Napoli, Michele Crispo, fondatore di Crispo Confetti. La notizia arriva dai social dell’azienda di San Giuseppe Vesuviano: “Con profondo dolore comunichiamo la scomparsa del nostro fondatore Michele Crispo. La sua visione, la sua passione e i valori che ha trasmesso continueranno a vivere ogni giorno nella nostra azienda e nel lavoro di tutte le persone che hanno avuto il privilegio di conoscerlo e collaborare con lui. Tutta la famiglia e l’azienda si stringono nel suo ricordo con affetto e gratitudine. Le esequie si terranno domani 9 giugno alle ore 16:00 presso il Santuario di San Giuseppe Vesuviano, in Piazza Garibaldi”.

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