Economia
IN AFGHANISTAN, QUANDO SI ESCLUDE LE DONNE DAL LAVORO, SI FIRMA LA MORTE DELLE MADRI
Redazione– In Afghanistan, le donne non hanno più il diritto di lavorare liberamente in molti settori, soprattutto in quelli fondamentali come l’istruzione e la sanità. Queste restrizioni non sono solo una questione sociale o politica: hanno conseguenze dirette e profonde sulla vita delle persone.
Quando le donne vengono escluse dal mondo del lavoro, in particolare dal sistema sanitario, il risultato non è solo economico, ma umano. La mancanza di ostetriche, infermiere e dottoresse rende l’accesso alle cure sempre più difficile per le donne, soprattutto nelle zone più conservatrici o remote.
In un paese con uno dei tassi di mortalità materna più alti al mondo, l’assenza di personale sanitario femminile significa che molte donne non ricevono assistenza durante la gravidanza e il parto. In molti casi, non si recano nemmeno negli ospedali per mancanza di personale femminile.
Il risultato è tragico e prevedibile: parti che potrebbero essere sicuri diventano situazioni di rischio estremo. Emorragie, infezioni e complicazioni evitabili si trasformano in cause di morte semplicemente per mancanza di assistenza tempestiva.
Le organizzazioni internazionali hanno ripetutamente sottolineato che la presenza di operatori sanitari donne è fondamentale per ridurre la mortalità materna. Ma quando alle donne viene impedito di studiare e lavorare, l’intero sistema sanitario si indebolisce.
Il legame è diretto: esclusione delle donne dal lavoro → carenza di personale sanitario femminile → minore accesso alle cure → aumento delle morti materne.
Alla fine, ogni numero nelle statistiche non è solo un dato. È una vita che poteva essere salvata.
Economia
A.G.A. & PARTNERS: QUATTRO VOLTE ECCELLENZA NEL DIRITTO D’IMPRESA PER IL SOLE 24 ORE, LEADERSHIP NELLA CRISI AZIENDALE
Lo Studio A.G.A. & Partners brilla per la quarta volta nella classifica “Studi Legali dell’Anno” de Il Sole 24 Ore, consolidando la sua leadership nella gestione delle crisi d’impresa. Un’eccellenza che unisce pratica sul campo e alta formazione, contribuendo attivamente al rilancio dell’economia italiana e alla diffusione di competenze cruciali.
#StudiLegaliAnno2026 #CrisiDiImpresa #AGAPartners #DirittoCommerciale
Redazione- Lo Studio Legale “A.G.A. & Partners – Avvocati di Impresa”, sotto la guida illuminata del fondatore Avvocato Antonio Giulio Alagna, si conferma ancora una volta tra le eccellenze indiscusse del panorama legale italiano. Per la quarta volta consecutiva, la prestigiosa realtà legale è stata insignita dell’onorevole inserimento nella classifica “Studi Legali dell’Anno 2026”, l’autorevole ricerca indipendente condotta da Il Sole 24 Ore in collaborazione con Statista.
Un riconoscimento che sottolinea una continuità di prestazioni di altissimo livello, in un contesto estremamente selettivo: l’indagine di quest’anno ha mappato l’eccellenza del settore attraverso 15 specifiche practice di diritto, segnalando solamente 346 studi legali in tutta Italia, con un ristrettissimo numero di soli 24 nuovi ingressi. A.G.A. & Partners non solo figura tra questi virtuosi, ma consolida la sua leadership in un comparto strategico di vitale importanza per l’economia: lo sviluppo, turnaround, crisi e risanamento d’impresa e il sovraindebitamento. La sua forte presenza cross-territoriale, rafforzata dalle sedi a Mazara del Vallo e Pozzuoli, testimonia una capacità di intervento capillare ed efficace.
L’inserimento nella classifica “Studi Legali dell’Anno 2026” rappresenta la naturale evoluzione di un percorso di eccellenza già ampiamente validato. A questo si aggiungono la pregevole Certificazione di Qualità 24 Ore, valevole per il biennio 2023/2025, e il recente conseguimento dell’Attestato di Expertise accreditato in “Crisi D’Impresa – Composizione Negoziale e Gestione della Crisi”, valido da novembre 2024 per un anno. Questi riconoscimenti attestano non solo la qualità dei servizi offerti, ma anche una profonda e aggiornata competenza nelle più complesse dinamiche del diritto d’impresa.
Ciò che distingue in maniera significativa il profilo professionale dell’Avvocato Antonio Giulio Alagna, e di conseguenza la filosofia dello studio A.G.A. & Partners, è la rara e fruttuosa osmosi tra l’attività sul campo e un’intensa e qualificata attività accademica e di docenza. Professionista con numerose esperienze manageriali alla guida di uffici legali modernamente organizzati all’interno di società di piccole, medie e grandi dimensioni, Alagna è un esperto e formatore assiduo nei laboratori certificati Sole 24 Ore. La sua profonda conoscenza e capacità didattica lo hanno portato a tenere una prestigiosa docenza nel corso abilitante come gestore della crisi d’impresa, indetto dall’Ordine nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili in convenzione con l’Università Bocconi, una delle istituzioni accademiche più prestigiose d’Italia. Inoltre, ricopre il ruolo di accademico formatore e docente in master e corsi di alta formazione manageriale per importanti società e soggetti pubblici, come l’ATS Lombardia città metropolitana di Milano.
L’autorevolezza scientifica del titolare dello studio è ulteriormente testimoniata da numerose pubblicazioni di riferimento sulle principali riviste di settore. Tra queste spiccano gli approfondimenti come “La ristrutturazione dell’impresa agricola nel nuovo Codice della Crisi di Impresa alla luce del Correttivo TER” pubblicato su Sole 24 Ore – Norme e Tributi Plus, e i saggi “La cessione d’azienda nella composizione negoziata della crisi di impresa”, “Fondazione Nazionale Commercialisti: pubblicato il documento sugli assetti organizzativi di impresa” e “Crisi di impresa: appunti sul nuovo Procedimento unitario”, tutti editi da ALTALEX. La sua partecipazione come relatore a importanti convegni nazionali rafforza ulteriormente il suo ruolo di opinion leader nel settore.
All’impegno professionale, manageriale, scientifico e accademico, si affianca infine quello divulgativo: Antonio Giulio Alagna è l’ideatore e organizzatore del Convegno nazionale “Il Ruolo del Codice della Crisi nel rilancio dell’Economia Italiana”, un appuntamento di riferimento che a ottobre vedrà la sua Terza Edizione tenersi in Sicilia, con la partecipazione straordinaria di un parterre di importanza nazionale. La costante presenza di A.G.A. & Partners nelle classifiche di eccellenza e l’instancabile dedizione del suo fondatore non solo consolidano la reputazione dello studio, ma contribuiscono attivamente al dibattito e alla formazione nel delicato settore della gestione delle crisi d’impresa, un pilastro fondamentale per la salute economica del Paese.
Economia
ADDIZIONALI IRPEF IN ABRUZZO: QUANDO LA TASSAZIONE DIVENTA UNA LOTTERIA INGIUSTA SULLA PELLE DEI PIÙ DEBOLI
Tasse locali come una lotteria: in Abruzzo il comune di residenza può svuotare il portafoglio più del reddito stesso. La Uil chiede stop alle ingiustizie e servizi reali: basta pesare sempre sui soliti noti!
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Redazione- In Abruzzo, il luogo in cui si risiede può pesare sul portafoglio quanto, se non più, del reddito percepito. Quella che doveva essere un’opportunità di autonomia e responsabilità per gli enti locali si è trasformata, nei fatti, in una vera e propria “lotteria fiscale”. A lanciare l’allarme è Michele Lombardo, Segretario Generale della Uil Abruzzo, commentando gli ultimi dati emersi dallo studio nazionale sulle addizionali Irpef curato dal Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali della Uil.
Un sistema che punisce i fragili
L’autonomia fiscale di Regioni e Comuni era nata con premesse nobili: avvicinare il cittadino alla gestione della cosa pubblica, garantendo trasparenza e servizi migliori in virtù di un legame diretto tra tasse pagate e prestazioni ricevute. “Ma allo stato attuale – spiega Lombardo – questo meccanismo si è inceppato. Chi vive in territori economicamente fragili o in comuni con bilanci in sofferenza si ritrova a pagare cifre spropositate per coprire inefficienze amministrative e disavanzi”. Il risultato è un paradosso insopportabile: si paga di più per avere, spesso, servizi meno efficienti.
I numeri della disparità: il confronto tra i capoluoghi
Lo studio della Uil mette nero su bianco l’impatto di questa frammentazione. Prendiamo un cittadino con un reddito di 20.000 euro: a Chieti, Pescara e Teramo il prelievo totale delle addizionali Irpef ammonta a 494 euro. Spostandosi all’Aquila, per lo stesso reddito, la cifra scende a 454 euro.
Il divario si fa ancora più marcato quando il reddito sale a 40.000 euro. In questo caso, l’addizionale regionale balza a 812 euro, portando il totale versato a ben 1.132 euro per chi vive a Pescara, Chieti e Teramo. All’Aquila, invece, il carico complessivo si ferma a 1.052 euro. “Numeri che dimostrano come l’Abruzzo si collochi in una fascia di prelievo altissima, soprattutto se paragonata a realtà nazionali più virtuose dove esenzioni e aliquote contenute alleggeriscono la pressione sui redditi medio-bassi”, sottolinea il Segretario.
La mannaia sulle spalle dei “soliti noti”
Il nodo centrale della protesta sindacale risiede nella mancanza di una reale progressività, specialmente a livello comunale. Nonostante la Regione Abruzzo utilizzi un sistema a scaglioni – frutto di una storica battaglia della Uil e dei sindacati confederali – nei capoluoghi domina spesso l’aliquota unica. Questo sistema finisce per “appiattire” il prelievo, non tutelando le fasce intermedie e scaricando il peso del finanziamento della sanità e dei servizi sociali quasi esclusivamente su lavoratori dipendenti e pensionati.
“Non è più tollerabile che a pagare siano sempre i soliti, mentre persistono inaccettabili sacche di evasione ed elusione fiscale locale,” incalza Lombardo. “Bisogna colpire chi non paga per alleggerire il carico su chi le tasse le ha sempre versate fino all’ultimo centesimo”.
Le richieste della Uil: equità e trasparenza
La Uil Abruzzo non chiede di cancellare l’autonomia locale, ma di renderla equa e solidale. Le proposte sono chiare:
- Tavolo di confronto immediato con Regione e Comuni per rimodulare le aliquote in base ai redditi reali.
- Soglie minime di esenzione uniformi per proteggere pensionati al minimo, precari e famiglie in difficoltà.
- Guerra totale all’evasione fiscale locale, attraverso l’incrocio delle banche dati e controlli mirati.
“Un sistema fiscale è giusto solo se evita che le disuguaglianze geografiche diventino disuguaglianze sociali permanenti,” conclude Michele Lombardo. La battaglia della Uil prosegue: le tasse dei cittadini abruzzesi devono tornare sul territorio sotto forma di eccellenza nei servizi sanitari e sociali, e non restare un semplice dazio per coprire buchi di bilancio.
Economia
MERCATO DEL LAVORO ABRUZZESE: UIL LANCIA L’ALLARME SU SALARI BASSI E QUALITÀ DELL’OCCUPAZIONE
Il lavoro in Abruzzo manca di dignità e salari adeguati, non solo di competenze. La Uil lancia l’allarme sulla qualità dell’occupazione. Serve un mercato più trasparente e stabile con stipendi dignitosi per trattenere giovani e talenti sul territorio
Redazione- Il mercato del lavoro abruzzese si trova di fronte a un bivio cruciale. I recenti dati diffusi dalla Cgia, che evidenziano una carenza di quasi 40.000 candidati a fronte di oltre 123.000 ingressi previsti nel 2025, non possono essere interpretati solo come un problema di competenze. Secondo la Uil Abruzzo, la vera sfida risiede nella qualità dell’occupazione e nella dignità dei salari proposti.
Valerio Camplone e Massimo Longaretti, della segreteria regionale Uil Abruzzo, sono categorici: “La dignità del lavoro non può più essere un tema secondario. Se vogliamo ragionare davvero sull’attrattività delle offerte di lavoro, il salario deve tornare centrale”. Un ammonimento che trova riscontro anche nei numeri Inps 2024: i 557.872 lavoratori abruzzesi percepiranno un reddito medio annuo lordo di circa 22.944 euro, che si traduce in circa 542 euro lordi settimanali per 42 settimane lavorate. Cifre che, secondo la Uil, “raccontano l’incapacità delle retribuzioni di garantire qualità della vita, stabilità e prospettive di crescita”.
Non è un caso che le criticità maggiori emergano nelle province dell’Aquila e di Teramo, dove oltre il 34% delle selezioni resta deserta. Sono territori che concentrano settori strategici come edilizia, manifattura e turismo, ma anche aree interne segnate da spopolamento e difficoltà di attrattività. La Uil Abruzzo smonta inoltre la narrazione semplicistica dei circa 39.000 giovani NEET (15-34 anni) che “non vogliono lavorare”, sottolineando come dietro ci siano questioni ben più complesse, quali la trasparenza retributiva, la precarietà e il diffuso ricorso al part-time involontario.
In questo contesto, il recepimento della direttiva europea sulla trasparenza retributiva, che dal 2026 imporrà l’indicazione delle fasce salariali negli annunci di lavoro e il divieto di chiedere informazioni sulle retribuzioni precedenti, rappresenta un passo significativo. A ciò si aggiungono le novità del Decreto Primo Maggio, che rafforzano il principio del giusto salario individuato dai contratti collettivi.
“Molte delle difficoltà evidenziate riguardano settori strategici per l’economia regionale,” concludono Camplone e Longaretti, richiamando l’attenzione su edilizia, servizi, turismo, logistica, manifattura e utilities. “È necessario rafforzare politiche attive, formazione tecnica e professionale e strumenti come l’apprendistato, valorizzando qualità occupazionale, competenze e stabilità. Oggi la sfida non è soltanto creare lavoro, ma costruire un mercato del lavoro più trasparente, stabile e con salari dignitosi, capace di trattenere giovani e professionalità sul territorio regionale”.
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