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Economia

ADDIZIONALI IRPEF IN ABRUZZO: QUANDO LA TASSAZIONE DIVENTA UNA LOTTERIA INGIUSTA SULLA PELLE DEI PIÙ DEBOLI

Tasse locali come una lotteria: in Abruzzo il comune di residenza può svuotare il portafoglio più del reddito stesso. La Uil chiede stop alle ingiustizie e servizi reali: basta pesare sempre sui soliti noti!
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Redazione-  In Abruzzo, il luogo in cui si risiede può pesare sul portafoglio quanto, se non più, del reddito percepito. Quella che doveva essere un’opportunità di autonomia e responsabilità per gli enti locali si è trasformata, nei fatti, in una vera e propria “lotteria fiscale”. A lanciare l’allarme è Michele Lombardo, Segretario Generale della Uil Abruzzo, commentando gli ultimi dati emersi dallo studio nazionale sulle addizionali Irpef curato dal Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali della Uil.

Un sistema che punisce i fragili

L’autonomia fiscale di Regioni e Comuni era nata con premesse nobili: avvicinare il cittadino alla gestione della cosa pubblica, garantendo trasparenza e servizi migliori in virtù di un legame diretto tra tasse pagate e prestazioni ricevute. “Ma allo stato attuale – spiega Lombardo – questo meccanismo si è inceppato. Chi vive in territori economicamente fragili o in comuni con bilanci in sofferenza si ritrova a pagare cifre spropositate per coprire inefficienze amministrative e disavanzi”. Il risultato è un paradosso insopportabile: si paga di più per avere, spesso, servizi meno efficienti.

I numeri della disparità: il confronto tra i capoluoghi

Lo studio della Uil mette nero su bianco l’impatto di questa frammentazione. Prendiamo un cittadino con un reddito di 20.000 euro: a Chieti, Pescara e Teramo il prelievo totale delle addizionali Irpef ammonta a 494 euro. Spostandosi all’Aquila, per lo stesso reddito, la cifra scende a 454 euro.

Il divario si fa ancora più marcato quando il reddito sale a 40.000 euro. In questo caso, l’addizionale regionale balza a 812 euro, portando il totale versato a ben 1.132 euro per chi vive a Pescara, Chieti e Teramo. All’Aquila, invece, il carico complessivo si ferma a 1.052 euro. “Numeri che dimostrano come l’Abruzzo si collochi in una fascia di prelievo altissima, soprattutto se paragonata a realtà nazionali più virtuose dove esenzioni e aliquote contenute alleggeriscono la pressione sui redditi medio-bassi”, sottolinea il Segretario.

La mannaia sulle spalle dei “soliti noti”

Il nodo centrale della protesta sindacale risiede nella mancanza di una reale progressività, specialmente a livello comunale. Nonostante la Regione Abruzzo utilizzi un sistema a scaglioni – frutto di una storica battaglia della Uil e dei sindacati confederali – nei capoluoghi domina spesso l’aliquota unica. Questo sistema finisce per “appiattire” il prelievo, non tutelando le fasce intermedie e scaricando il peso del finanziamento della sanità e dei servizi sociali quasi esclusivamente su lavoratori dipendenti e pensionati.

“Non è più tollerabile che a pagare siano sempre i soliti, mentre persistono inaccettabili sacche di evasione ed elusione fiscale locale,” incalza Lombardo. “Bisogna colpire chi non paga per alleggerire il carico su chi le tasse le ha sempre versate fino all’ultimo centesimo”.

Le richieste della Uil: equità e trasparenza

La Uil Abruzzo non chiede di cancellare l’autonomia locale, ma di renderla equa e solidale. Le proposte sono chiare:

  1. Tavolo di confronto immediato con Regione e Comuni per rimodulare le aliquote in base ai redditi reali.
  2. Soglie minime di esenzione uniformi per proteggere pensionati al minimo, precari e famiglie in difficoltà.
  3. Guerra totale all’evasione fiscale locale, attraverso l’incrocio delle banche dati e controlli mirati.

“Un sistema fiscale è giusto solo se evita che le disuguaglianze geografiche diventino disuguaglianze sociali permanenti,” conclude Michele Lombardo. La battaglia della Uil prosegue: le tasse dei cittadini abruzzesi devono tornare sul territorio sotto forma di eccellenza nei servizi sanitari e sociali, e non restare un semplice dazio per coprire buchi di bilancio.

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Economia

Il settore Fintech in Italia ha finalmente una cornice normativa dedicata: nasce il primo CCNL per l’innovazione finanziaria

🚀 Il settore Fintech italiano si evolve: nasce il primo CCNL dedicato. Confimprenditori e APSP introducono uno strumento moderno per garantire tutele ai lavoratori e certezza operativa alle imprese in un mercato in continua trasformazione.

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#Fintech #Lavoro #Innovazione #Confimprenditori

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Redazione-  Roma è la cornice istituzionale in cui si è concretizzata una svolta storica per il mercato del lavoro italiano. La presentazione ufficiale del primo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) interamente dedicato al settore Fintech segna un momento di rottura rispetto al passato, definendo le regole del gioco per un comparto che, finora, ha operato in una sorta di limbo normativo. L’iniziativa, promossa da Confimprenditori in collaborazione con l’Associazione Prestatori Servizi di Pagamento (APSP), risponde alla necessità di inquadrare correttamente figure professionali che, fino a ieri, venivano inserite in schemi contrattuali obsoleti e distanti dalla realtà operativa delle imprese tecnologiche.

una risposta concreta alle nuove figure professionali

Il contesto economico attuale è caratterizzato dalla digitalizzazione dei servizi finanziari, dall’ascesa delle piattaforme di pagamento e dalla gestione massiva dei dati. Queste attività richiedono competenze specifiche che raramente trovano corrispondenza nei vecchi contratti collettivi pensati per il comparto metalmeccanico o per il terziario tradizionale. Stefano Ruvolo, presidente di Confimprenditori, ha definito questo nuovo strumento come un “vestito su misura”, sottolineando come la natura stessa delle imprese fintech richieda agilità e flessibilità, senza però rinunciare a una solida base di tutele per i lavoratori.

Il settore in questione non si limita alla semplice finanza, ma abbraccia lo sviluppo software, l’intelligenza artificiale applicata ai mercati e l’infrastruttura tecnologica dei pagamenti digitali. L’assenza di un riferimento contrattuale specifico ha creato, per anni, incertezza sia per gli imprenditori, costretti a districarsi tra inquadramenti inadeguati, sia per i dipendenti, privi di percorsi di crescita coerenti con la loro reale attività quotidiana. Il nuovo CCNL punta a risolvere questa criticità, offrendo una classificazione moderna che riconosce il valore delle competenze tecniche elevate e le peculiarità dei cicli produttivi digitali.

vantaggi strategici per le aziende e per i lavoratori

L’introduzione di questo contratto non rappresenta solo un atto burocratico, ma una leva strategica per lo sviluppo del sistema Paese. Il comparto Fintech è uno dei motori principali della trasformazione digitale europea. Dotarsi di un quadro normativo dedicato permette alle start-up e alle aziende consolidate del settore di competere ad armi pari nel mercato globale, attirando talenti e garantendo stabilità operativa. La tutela del lavoratore passa attraverso la definizione di percorsi formativi chiari e una gestione degli orari e delle modalità di lavoro che rispecchia lo smart working e il lavoro agile, ormai pilastri del settore.

Dal punto di vista giuridico, le imprese possono finalmente contare su norme che riconoscono la complessità della gestione delle piattaforme digitali. Si esce dalla logica dei contratti “di comodo” per entrare in quella di un contratto “di settore” che protegge l’innovazione. La finalità è duplice: da un lato, offrire garanzie robuste a chi investe nel capitale umano; dall’altro, favorire una crescita programmata di un comparto che, nei prossimi anni, sarà chiamato a gestire flussi economici sempre più rilevanti.

il futuro del lavoro digitale dopo il ccnl fintech

Il percorso che porta alla firma di questo CCNL è, secondo Confimprenditori, solo la prima fase di un cammino più ampio. L’obiettivo è quello di accompagnare l’evoluzione tecnologica con una protezione sociale altrettanto avanzata. Non si tratta di cristallizzare la professione, ma di permettere ai giovani che entrano nel mondo fintech di costruire una carriera solida, partendo da basi contrattuali certe.

La collaborazione con il dottor Pimpinella e l’Associazione Prestatori Servizi di Pagamento è stata la chiave per tradurre le esigenze tecniche in norme contrattuali applicabili. In un ecosistema dove il cambiamento è l’unica costante, avere regole chiare permette di pianificare investimenti e di formare specialisti pronti a raccogliere le sfide del domani. L’economia italiana, spesso accusata di lentezza nell’adeguarsi ai trend digitali, dimostra con questo atto di voler colmare il divario, offrendo agli operatori del Fintech una casa comune in cui far crescere le proprie attività.

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Economia

Crisi e debiti, l’appello di Confederazione Imprese Italia per sbloccare il credito delle piccole aziende

📢 La crisi dei crediti deteriorati richiede un nuovo approccio per salvare le piccole e medie imprese italiane. Confederazione Imprese Italia chiede riforme immediate in Senato per evitare il blocco del sistema produttivo nazionale.
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#economia #imprese #debiti #politicaeconomica

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Senatore Sallemi

Redazione-  Roma è il cuore pulsante delle decisioni che riguardano il futuro economico del Paese, ed è proprio dalla capitale che giunge un monito che non ammette repliche. La Confederazione Imprese Italia, sotto la guida del suo Presidente Biagio Cefalo, ha recentemente depositato una memoria istituzionale di grande rilievo indirizzata al Senatore Salvatore Sallemi. Il focus del documento è il Disegno di Legge S.414, un atto normativo che si propone di affrontare il nodo gordiano dei crediti deteriorati, trasformando quella che oggi è vista come una mera questione contabile in una vera leva di riscatto per il tessuto produttivo nazionale.

Il sistema delle micro, piccole e medie imprese, vero baluardo occupazionale tra artigianato, commercio, turismo e servizi, si trova di fronte a una sfida che rischia di paralizzare l’intera economia. La tesi sostenuta dalla Confederazione è chiara: i 270 miliardi di euro di crediti deteriorati, i cosiddetti NPL, non possono essere considerati solo come una massa passiva da gestire attraverso procedure di recupero aggressive. Al contrario, devono essere gestiti con logiche di “seconda opportunità”, un principio già ampiamente promosso in ambito europeo e che ora deve trovare piena cittadinanza anche nel quadro giuridico italiano.

la proposta di una riforma strutturale per le piccole imprese

Il contesto in cui operano le aziende italiane ha subito scosse di intensità inaudita negli ultimi quindici anni. Prima la crisi finanziaria globale, poi gli effetti prolungati della pandemia, la crisi energetica e l’impennata dell’inflazione hanno eroso la capacità di tenuta dei piccoli imprenditori. Molte realtà, che fino a un decennio fa erano pilastri della propria economia locale, si sono ritrovate intrappolate in spirali debitorie generate da eventi esterni totalmente indipendenti dalla loro capacità gestionale.

La Confederazione Imprese Italia, attraverso il deposito del documento ufficiale, avanza proposte concrete volte a mitigare questa sofferenza. Tra le integrazioni strategiche suggerite al legislatore figura il diritto di prelazione in favore del debitore ceduto. Questa misura permetterebbe a chi ha generato il debito di riacquistare il proprio credito a un prezzo coerente con il valore di mercato, invece di vederlo svenduto a soggetti terzi o fondi speculativi che raramente perseguono logiche di continuità aziendale.

Inoltre, l’organizzazione insiste sulla necessità di introdurre una procedura obbligatoria di composizione preventiva. Prima che qualsiasi azione esecutiva o pignoramento venga avviato, il sistema dovrebbe garantire una fase di mediazione in cui le parti siano chiamate a trovare un accordo sostenibile. Questo approccio non solo ridurrebbe l’intasamento dei tribunali, ma permetterebbe anche la sopravvivenza di aziende che, con una dilazione o una ristrutturazione corretta, tornerebbero immediatamente a generare valore.

il ruolo dell’osservatorio nazionale e la richiesta di semplificazione

Un altro punto qualificante della visione di Biagio Cefalo risiede nell’invocazione di iter burocratici semplificati. Per un professionista o una microimpresa con pochi dipendenti, confrontarsi con le attuali procedure concorsuali significa spesso affrontare costi legali e tempi tecnici che portano inesorabilmente alla chiusura. La proposta prevede un percorso dedicato, pensato specificamente per le imprese di piccole dimensioni, meno costoso e più rapido, rendendo giustizia alla peculiarità del sistema italiano.

Infine, l’organizzazione avanza la richiesta di istituire un Osservatorio nazionale presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Tale organismo dovrebbe vigilare sull’andamento dei crediti deteriorati e monitorare l’efficacia delle riforme, garantendo un dialogo costante tra le istanze del mondo del lavoro e le decisioni del dicastero. Il Presidente Cefalo ha dichiarato la propria totale disponibilità a offrire il contributo tecnico della Confederazione in audizioni parlamentari e tavoli tecnici. L’obiettivo è chiaro: trasformare il DDL S.414 in uno strumento che non sia solo una norma tecnica, ma una diga capace di arginare il rischio di una paralisi economica generale. La sopravvivenza delle piccole imprese è, in ultima istanza, la sopravvivenza della ricchezza diffusa dell’Italia.

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Economia

CARBURANTI, SCADE IL TAGLIO DELLE ACCISE: IL GOVERNO VALUTA LA PROROGA PER EVITARE RINCARI

Il Governo Meloni è al lavoro per decidere il futuro delle accise sui carburanti entro il 6 giugno, tra l’ipotesi di una proroga e il rischio di nuovi aumenti alla pompa.
#Carburanti #Accise #Economia #GovernoMeloni

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Redazione-  Il taglio delle accise sui carburanti, introdotto dal Governo Meloni per contrastare l’inflazione energetica, è giunto a una fase critica: la misura scadrà ufficialmente alla mezzanotte del 6 giugno. A pochi giorni dal termine, l’Esecutivo è impegnato in una difficile mediazione per decidere se rinnovare lo sconto, mitigando l’impatto sui costi alla pompa, o lasciare che i prezzi tornino a oscillare secondo le dinamiche di mercato, segnate dalle incertezze geopolitiche legate all’area del Golfo Persico.

Il vicepremier Antonio Tajani ha confermato che il Governo sta monitorando la situazione, pur ribandendo la natura onerosa dei provvedimenti. “I tagli sono costosi e possono durare un tempo limitato”, ha dichiarato Tajani, sottolineando come la questione energetica richieda una visione più ampia e strutturale, focalizzata sulla creazione di un mercato unico europeo dell’energia per abbattere i costi per famiglie e imprese, superando così le attuali inefficienze nelle interconnessioni tra i vari Paesi membri.

La strategia di Via XX Settembre

Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha chiarito le modalità tecniche dell’eventuale intervento. Il Governo intende avvalersi del meccanismo delle cosiddette “accise mobili”, introdotte nel 2023. Questa leva permette di compensare i rincari alla pompa utilizzando parte dell’extragettito IVA generato dall’aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi. “Interverremo con decreto ministeriale, senza necessità di una nuova norma di legge”, ha spiegato il titolare del MEF, precisando che la decisione definitiva dipenderà dalla disponibilità di cassa e dalle condizioni di mercato rilevate in prossimità della scadenza del 6 giugno.

Gli scenari in caso di stop

L’incertezza sulla proroga solleva preoccupazioni immediate per i consumatori. Secondo le stime riportate dal Codacons, in assenza di un intervento correttivo, i listini potrebbero subire rincari significativi: circa 6 centesimi al litro per la benzina e fino a 12 centesimi per il diesel. Questo comporterebbe un esborso maggiore di 3 euro per un pieno di verde e di 6 euro per un pieno di gasolio, portando il costo medio della benzina verso gli 1,98 euro al litro, con punte di 2,10 euro per il diesel, cifre che salirebbero ulteriormente lungo le tratte autostradali.

Il dibattito sui voucher

Nei giorni scorsi si era ipotizzato il passaggio a una misura più selettiva: l’erogazione di un voucher da 100 euro destinato alle famiglie con ISEE inferiore ai 15mila euro, già beneficiarie della social card. L’idea, sostenuta inizialmente dal ministro Adolfo Urso, mirava a limitare la spesa pubblica a circa 120 milioni di euro, a fronte dei miliardi necessari per il taglio generalizzato. Tuttavia, la proposta ha incontrato forti resistenze all’interno della maggioranza, in particolare da parte della Lega, portando a uno stallo in Consiglio dei Ministri che rende l’ipotesi dei voucher al momento poco percorribile.

Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha infine ricordato che ogni decisione resta subordinata agli sviluppi internazionali nel Golfo Persico, la cui instabilità continua a pesare sui mercati. “Valuteremo nelle prossime ore, tenendo conto delle flessibilità concesse dall’Unione europea sugli investimenti”, ha concluso il ministro, lasciando aperto il campo a una proroga rimodulata in base agli effettivi rincari dei singoli carburanti.

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