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Politica

STATI GENERALI DEL RINASCIMENTO NAZIONALE: CASTELLAR PONZANO DIVENTA IL CUORE DEL PENSIERO IDENTITARIO

Il Castello Sforzini diventa il centro nevralgico della visione politica: sabato 30 maggio, al via gli Stati Generali con il Generale Vannacci per ricostruire l’identità italiana partendo dall’ascolto dei territori.
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STATI GENERALI DEL RINASCIMENTO NAZIONALE: CASTELLAR PONZANO DIVENTA IL CUORE DEL PENSIERO IDENTITARIO

Sabato 30 maggio, il Castello Sforzini ospiterà il primo grande meeting del Centro Studi Rinascimento Nazionale. Al centro del dibattito, il futuro del Paese visto attraverso la lente del “Think Tank” di Futuro Nazionale e la partecipazione del Generale Roberto Vannacci.

Redazione-  In un’epoca dominata dalla velocità dei social media, dalla volatilità del consenso e da una crescente crisi di identità che investe le nostre istituzioni, c’è chi sceglie di fermarsi per riflettere e ricostruire. Sabato 30 maggio, a partire dalle ore 15.00, il Castello Sforzini di Castellar Ponzano si trasformerà in un laboratorio di idee vivo e pulsante: è qui che si terrà la Prima Convocazione degli Stati Generali del Centro Studi Rinascimento Nazionale.

Un progetto audace per un’Italia in trasformazione

L’iniziativa, guidata dal Presidente Luca Sforzini, non si configura come un classico convegno politico, ma come un “Think Tank” di Futuro Nazionale, un’officina di pensiero nata per colmare il vuoto di visione che affligge il panorama contemporaneo. Come sottolinea lo stesso Sforzini: «In un tempo segnato da disorientamento culturale e impoverimento del dibattito pubblico, avvertiamo l’urgenza di creare un luogo – sia fisico che simbolico – capace di produrre ricerca, formazione e visione alta».

Il titolo scelto per l’evento, “Nord-Ovest chiama Italia: Pensiero Italiano – Futuro Nazionale”, chiarisce subito l’ambizione dell’incontro: partire dai territori per restituire all’Italia una rotta definita. Non si tratterà di una sequenza di monologhi, ma di una giornata all’insegna dell’ascolto e della partecipazione interattiva. Rompendo gli schemi della politica tradizionale, il palco sarà infatti aperto alle voci dei partecipanti, trasformando i cittadini, gli amministratori e gli intellettuali presenti in veri protagonisti del confronto.

Il Nord-Ovest come motore di una Nuova Visione

La cornice del Castello Sforzini, immerso nel cuore del Nord-Ovest, diventerà il teatro di un dibattito che mira a unire sensibilità diverse, accomunate dalla volontà di rilanciare le tematiche dell’identità nazionale. La partecipazione del Generale Roberto Vannacci conferisce all’appuntamento un peso specifico notevole, catalizzando l’attenzione su temi di estrema attualità, che spaziano dalla sovranità culturale alla tenuta etica dei territori.

L’evento, che proseguirà fino alle 18.00, si propone di intercettare le istanze di un Paese che non si riconosce più nelle narrazioni dominanti e che cerca una sintesi nuova tra radici e futuro. Saranno presenti esponenti politici, figure di spicco del panorama intellettuale locale e nazionale, amministratori pubblici e semplici cittadini, tutti chiamati a dare il proprio contributo in una giornata che promette di segnare un punto di svolta nel dibattito civile dell’area settentrionale.

Come partecipare

La giornata è aperta a tutti coloro che desiderano tornare a pensare in grande, confrontandosi in modo franco e costruttivo. Per i rappresentanti della stampa, è previsto un protocollo di accredito dedicato, accessibile tramite il sito ufficiale del Centro Studi. Resta dunque l’appuntamento per sabato 30 maggio a Castellar Ponzano, dove il “Pensiero Italiano” cercherà di trasformarsi, passo dopo passo, in “Futuro Nazionale”.

Per chi volesse seguire l’evento, la registrazione è disponibile al sito: www.rinascimentonazionale.it

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Politica

Alta tensione a Rozzano: Futuro Nazionale in piazza per le ronde popolari e la “Remigrazione”

La misura è colma e le periferie milanesi rischiano di esplodere da un momento all’altro! A Rozzano la rabbia dei residenti, esasperati dalle continue aggressioni, furti e violenze ai danni di donne e anziani, è sfociata in una vera e propria sollevazione popolare contro le baby gang (i cosiddetti “maranza”) e l’immigrazione irregolare. A sostenere la protesta è sceso in piazza il movimento “Futuro Nazionale”, guidato da Roberto Jonghi Lavarini (noto come “il barone nero”), che ha annunciato l’intenzione dei propri militanti di unirsi attivamente alle ronde notturne dei cittadini, chiedendo “ordine, sicurezza e un massiccio piano di remigrazione”. Leggi le durissime dichiarazioni e l’appello alla legittima difesa nel nostro articolo completo 👇

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Remigrazione

Rozzano (Milano) – Quando il senso di insicurezza quotidiana, il degrado urbano dilagante e la rabbia sociale a lungo repressa raggiungono il loro inevitabile e pericolosissimo punto di ebollizione, le periferie delle grandi metropoli italiane rischiano di trasformarsi in vere e proprie polveriere pronte a esplodere al minimo pretesto. Quello che si sta consumando in queste tesissime ore lungo le strade di Rozzano, difficile e popoloso e crocevia dell’hinterland a sud di Milano, non è più un semplice malcontento di quartiere, ma ha assunto i contorni di una vera e propria e rumorosa sollevazione popolare.
La miccia che ha fatto saltare il precario coperchio della pazienza cittadina è stata una drammatica e inaccettabile escalation di episodi di criminalità predatoria. A farsi megafono politico e istituzionale di questa profonda esasperazione collettiva sono stati i vertici lombardi del movimento politico Futuro Nazionale, che hanno diramato un comunicato stampa dai toni durissimi, infuocati e senza alcun compromesso, paragonando apertamente i recenti moti di Rozzano alle furiose rivolte popolari che hanno recentemente infiammato e paralizzato le strade dell’Irlanda e di Dublino.

La rivolta contro il degrado: l’emergenza criminalità e i “maranza”

Il quadro sociologico e criminale tracciato dal movimento politico è a dir poco allarmante e dipinge una periferia meneghina ormai totalmente fuori dal controllo delle istituzioni statali. Secondo la durissima denuncia di Futuro Nazionale, il tessuto sociale di Rozzano sarebbe quotidianamente ostaggio di giovanissime baby gang (comunemente etichettate dalle cronache con il termine gergale di “maranza”) spesso giunte ormai alla terza generazione, e di frange di immigrazione irregolare fuori controllo.
«Dopo le numerose, continue e inaccettabili violenze perpetrate da gruppi di immigrati di origine nordafricana e da bande di maranza di terza generazione, i cui atti criminali e vigliacchi sono stati rivolti sistematicamente contro donne indifese e cittadini italiani anziani, il popolo di Rozzano si è finalmente svegliato e ha deciso di dire basta», si legge a chiare lettere nel comunicato ufficiale diffuso ai media. La nota prosegue sottolineando come la cittadinanza sia spontaneamente «scesa in strada per difendere a denti stretti i propri diritti fondamentali e la propria libertà di movimento». A questa vera e propria dichiarazione di guerra civile si unisce apertamente l’organizzazione politica di estrema destra, che dichiara solennemente: «Futuro Nazionale sceglie di marciare fianco a fianco con loro!».

Le parole shock del “Barone Nero”: l’autodifesa e le bastonate

A guidare ideologicamente e fisicamente la protesta sul territorio è sceso in campo un personaggio politico storico, controverso e notoriamente privo di peli sulla lingua: Roberto Jonghi Lavarini, conosciuto alle cronache politiche nazionali con il celebre appellativo de “il barone nero”. Jonghi Lavarini si è recato personalmente nelle piazze di Rozzano per portare totale solidarietà ai residenti, scortato dai vertici del movimento, tra cui l’avvocato Renato Maturo (dirigente di spicco di FNV per la città di Milano) e Maurizio Mannino (coordinatore operativo di FNV per l’intera e vasta Provincia di Milano Sud).
Le dichiarazioni rilasciate dal “Barone Nero” a margine della mobilitazione sono destinate a sollevare un feroce polverone polemico e politico a livello nazionale, per la loro impressionante crudezza e per il richiamo esplicito e diretto alla giustizia fai-da-te. «Se qualche cittadino esasperato e portato al limite ha reagito in maniera violenta o forte, questo avviene solo ed esclusivamente per colpa della totale, colpevole assenza dello Stato sul territorio; la loro è a tutti gli effetti una legittima e sacrosanta autodifesa popolare», ha tuonato Jonghi Lavarini. L’esponente politico ha poi rincarato la dose con un parallelismo personale a tinte fortissime: «Voglio essere chiaro: se qualcuno, chiunque esso sia, tentasse di stuprare mia figlia, io lo riempirei di bastonate senza pensarci un secondo, mandandolo dritto all’ospedale a riflettere sui suoi crimini per qualche mese».

Il ritorno delle ronde popolari e la richiesta di “remigrazione”

Il manifesto programmatico lanciato da Futuro Nazionale per pacificare e bonificare le strade del Sud Milano non ammette sfumature di grigio. La ricetta proposta dai vertici del partito è perentoria e radicale: il territorio ha disperato bisogno di «ordine, sicurezza immediata, pulizia delle strade e, soprattutto, di un serio piano di remigrazione» (il controverso concetto politico che prevede il rimpatrio massiccio e forzato nei paesi di origine per gli immigrati che si macchiano di reati sul suolo nazionale).
Ma la sfida lanciata alle istituzioni non si ferma alle sole parole o ai comunicati stampa. La vera e propria escalation si misurerà fisicamente sul marciapiede, durante le ore notturne. Jonghi Lavarini e i vertici di FNV hanno infatti annunciato ufficialmente il supporto diretto alle iniziative di controllo del vicinato: «I nostri militanti e i quadri dirigenti di Futuro Nazionale si uniranno fisicamente e attivamente alle già programmate ronde popolari notturne dei cittadini di Rozzano». Tuttavia, per evitare strumentalizzazioni partitiche in un momento di altissima tensione emotiva, il partito ha precisato che la partecipazione avverrà in borghese: «Scenderemo in strada rigorosamente senza esibire bandiere di partito o fare becera propaganda politica, ma parteciperemo semplicemente da veri, liberi e semplici patrioti italiani, al solo scopo di difendere le nostre donne e le nostre case». L’autunno milanese si preannuncia caldissimo.

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Politica

I Cristiano Riformisti avvertono Meloni: “L’alleanza con Vannacci e Alemanno sarebbe un errore strategico e politico fatale”

Venti di burrasca e scontro totale all’interno del centrodestra italiano! L’ala cattolica e moderata della coalizione lancia un durissimo e definitivo ultimatum al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. A far scoppiare il caos sono state le recenti dichiarazioni di Gianni Alemanno (dal palco del Forum di Orvieto), che ha esortato pubblicamente la premier ad aprire il dialogo con la formazione “Futuro Nazionale” e ad avvicinarsi alle posizioni radicali del Generale Roberto Vannacci. La reazione del Movimento dei Cristiano Riformisti (guidato da Mazzocchi) non si è fatta attendere ed è a dir poco esplosiva: “Cedere alle lusinghe estremiste di Vannacci e della destra radicale sarebbe un errore politico e strategico fatale e comporterebbe l’isolamento certo dell’Italia dall’Europa!”. I moderati ricordano alla Meloni che il successo e l’incredibile credibilità internazionale del suo Governo si basano esclusivamente sulla sua attuale postura atlantista, sul pragmatismo economico e su un liberalismo moderato. Abbracciare le idee del Generale, avvertono i Cristiano Riformisti, significherebbe tradire il mandato degli elettori e far scappare definitivamente tutta la classe moderata e centrista del Paese. Leggi tutta l’infuocata nota politica nel nostro approfondimento completo 👇

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Giorgia Meloni

Roma – Le acque del centrodestra italiano tornano ad agitarsi violentemente, attraversate da correnti sotterranee e spinte centrifughe che rischiano di incrinare i delicatissimi equilibri istituzionali faticosamente costruiti nell’ultimo biennio di governo. A far scoppiare il caso politico e a innescare una reazione a catena di durissime polemiche interne sono state le recenti e divisive dichiarazioni pubbliche rilasciate dall’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, dal palco del Forum Indipendenza di Orvieto.
Durante la kermesse, Alemanno ha lanciato un esplicito e provocatorio invito diretto al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, esortandola ad aprire senza indugi un canale di dialogo ufficiale con la neonata formazione “Futuro Nazionale” e, soprattutto, ad avvicinarsi pericolosamente e strategicamente alle posizioni fortemente identitarie e controverse del Generale Roberto Vannacci. Un “consiglio” politico che ha letteralmente fatto saltare sulla sedia l’ala più moderata, cattolica e centrista della coalizione di governo, scatenando la durissima e immediata reazione del Movimento dei Cristiano Riformisti, guidato da Mazzocchi, che ha bollato senza mezzi termini l’ipotetica alleanza come un autentico suicidio elettorale e geopolitico per la Nazione.

Il pressing dal Forum di Orvieto e la reazione di Mazzocchi

La nota diffusa alla stampa dai vertici dei Cristiano Riformisti non lascia il minimo spazio a interpretazioni o a diplomazie di facciata, ma affonda il colpo con una lucidità politica spietata: «Come Movimento dei Cristiano Riformisti esprimiamo la nostra più viva e forte preoccupazione in merito alle gravissime dichiarazioni di Alemanno emerse durante il Forum di Orvieto. Riteniamo, senza alcuna ombra di dubbio, che accogliere questa irricevibile sollecitazione rappresenterebbe un gravissimo e letale errore strategico e politico per l’attuale linea di Governo e per la tenuta stessa dell’intero Paese».
Il timore fondato dell’ala centrista è che una possibile “sbandata” verso la destra radicale possa polverizzare in un istante il massiccio consenso interclassista che Fratelli d’Italia ha saputo costruire in questi anni di faticosa traversata istituzionale. Il successo elettorale di Giorgia Meloni, infatti, non è figlio di estremismi da piazza, ma di un lungo percorso di accreditamento e di moderazione, che l’ha portata a rassicurare i mercati internazionali e a stringere patti solidi con l’elettorato borghese e moderato del Nord Italia e delle grandi aree metropolitane.

La linea atlantista: il vero segreto della credibilità del Governo

Nella sua lucidissima analisi, il comunicato di Mazzocchi difende a spada tratta l’attuale assetto di Palazzo Chigi: «In questi lunghi anni, esclusivamente attraverso una politica economica e internazionale improntata a un sano liberalismo moderato, responsabile e, soprattutto, pienamente e convintamente inserito nel rassicurante contesto delle alleanze occidentali ed europee, Giorgia Meloni ha saputo conquistare, radicare e consolidare il consenso di milioni di cittadini italiani».
La chiave di volta della stabilità dell’Esecutivo, secondo i Cristiano Riformisti, risiede proprio nel netto rifiuto delle sirene populiste e anti-sistema: «È stata esattamente questa salda postura atlantista ed europeista, intelligentemente unita a una gestione pragmatica, rigorosa e non ideologica dei conti e dell’economia, a conferire all’esecutivo una forte e inattaccabile credibilità interna e internazionale. Una credibilità che i nostri alleati ci invidiano e che ci permette di sedere ai tavoli che contano». Sposare la retorica isolazionista del Generale Vannacci, al contrario, riporterebbe l’Italia indietro di decenni, isolandola dai grandi processi decisionali di Bruxelles e Washington.

Le lusinghe della destra radicale e il tradimento degli elettori

Il rischio di un clamoroso “deragliamento” politico, dunque, è dietro l’angolo e la tentazione deve essere spenta sul nascere. «Cedere vigliaccamente alle lusinghe e ai canti di una destra radicale – tuona ancora la nota del movimento – significherebbe di fatto derubricare e vanificare totalmente l’immane sforzo istituzionale compiuto finora, appiattendo miseramente l’azione dell’intera coalizione di centrodestra su posizioni identitarie estremiste, folcloristiche e marginali, che assolutamente non appartengono alla maggioranza moderata e silenziosa del Paese».
La conclusione del comunicato è un monito severo e diretto a Giorgia Meloni, affinché non si faccia affascinare dalle percentuali effimere del Generale, pena la diserzione dell’ala moderata: «Se la premier Meloni accettasse l’invito di Vannacci, comprometterebbe per sempre e irrimediabilmente la fiducia e la credibilità che tantissimi elettori le hanno coraggiosamente accordato, allontanando in modo definitivo l’elettorato centrista e riformista. Come Movimento auspichiamo pertanto che il Presidente del Consiglio prosegua con ferrea convinzione sulla strada tracciata della stabilità, del dialogo costruttivo e del liberalismo moderato, respingendo al mittente queste pericolose derive ideologiche che rischierebbero solo di isolare l’Italia e di tradire vigliaccamente il sacro mandato ricevuto dai cittadini alle urne».

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Politica

L’umiltà in politica e la grande sfida del merito: Walter Mauriello lancia la sua ricetta per il bene comune

Un gesto inaspettato di profonda umiltà e una proposta economica che farà tremare le multinazionali! All’atteso confronto politico promosso a Roma da “Base Popolare”, il vulcanico presidente di Meritocrazia Italia, Walter Mauriello, ha letteralmente rubato la scena. Il leader del movimento ha esordito spostando fisicamente la sua sedia un passo indietro rispetto agli altri relatori: un gesto simbolico per ricordare che la politica deve smetterla con il vano protagonismo ed essere capace di ascoltare i reali bisogni dei cittadini con umiltà! Durante il suo intervento, Mauriello ha smontato l’idea del “merito” come freddo strumento di selezione o esclusione, rivendicandolo invece come principio supremo di equità per permettere a tutti di esprimere il proprio potenziale. Ma il vero colpo di scena è arrivato sull’economia: per difendere l’occupazione, Meritocrazia Italia propone una legge rivoluzionaria che obblighi le grandi aziende a mantenere almeno il 60% della propria forza lavoro formata da esseri umani in carne e ossa, mettendo un tetto massimo invalicabile del 40% ai licenziamenti causati dall’Intelligenza Artificiale e dai robot. Tutti i temi toccati e l’invito al prossimo grande Congresso Nazionale del movimento nel nostro articolo completo 👇

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Walter Mauriello

Roma – Nel teatro della politica contemporanea, troppo spesso dominato dall’urlo, dalla prevaricazione dialettica e dall’incessante ricerca del protagonismo personale a favor di telecamera, compiere un gesto di umiltà rappresenta la più potente e dirompente delle rivoluzioni. È esattamente con questa inusuale e fortissima premessa simbolica che Walter Mauriello, vulcanico e attento presidente del movimento Meritocrazia Italia, ha scelto di presentarsi e intervenire all’attesissimo confronto politico promosso dal contenitore Base Popolare.
L’evento, andato in scena nella prestigiosa cornice dell’Auditorium Antonianum di Roma e intitolato “OLTRE – Un nuovo sguardo per il bene comune”, è nato proprio con la coraggiosa volontà di verificare la reale esistenza di uno spazio di dialogo costruttivo, capace di superare gli stantii e asfittici schemi ideologici consolidati. Alla sessione mattutina, moderata in modo puntuale da Giuseppe De Mita, hanno preso parte esponenti di diverse sensibilità, tra cui Ettore Rosato (Azione) e Piercamillo Falasca (Europeisti.eu). Ma a rubare letteralmente la scena è stato proprio Mauriello, che ha deciso di esordire spostando fisicamente la sua sedia un passo indietro rispetto alla linea degli altri relatori. Un gesto semplice ma denso di significato: «La primissima cosa che i cittadini chiedono oggi ai loro rappresentanti è un po’ di umiltà. Le persone là fuori non vogliono il protagonismo, non vogliono il politico col microfono in mano che ripete all’infinito i soliti slogan preconfezionati. Vogliono semplicemente dare un senso reale e tangibile alla politica rispetto alle proprie quotidiane e faticose esigenze di vita».

Il merito come inclusione e la fine del recinto ideologico

Il cuore pulsante dell’intervento del presidente di Meritocrazia Italia ha ovviamente ruotato attorno al delicato e spesso frainteso concetto che dà il nome al suo stesso movimento. Mauriello non si è nascosto dietro un dito e ha definito la parola “merito” come un termine potenzialmente «insidioso». In un’accezione distorta e spietata, infatti, il merito rischia di trasformarsi in un freddo e crudele criterio di selezione darwiniana, un’arma usata per escludere a priori chi non possiede i nastri di partenza giusti.
Al contrario, la visione proposta all’Auditorium romano è profondamente e squisitamente umanistica: il merito deve essere inteso esclusivamente come principio fondante di equità, responsabilità e valorizzazione. Non un recinto elitario riservato a pochissimi fortunati, ma un ecosistema sociale che garantisca a ogni singolo individuo la reale e concreta possibilità di esprimere al massimo il proprio potenziale umano e professionale. E proprio a proposito di recinti, Mauriello ha affrontato apertamente il tema del dogmatismo: «L’ideologia è sicuramente una cosa buona e nobile, ma non deve mai trasformarsi in un recinto chiuso a chiave e senza alcun cancello d’uscita. Quando un’ideologia ti blocca mentalmente e ti impedisce di fare scelte di buon senso per il bene del Paese, allora non è più politica, ma diventa oppressione pura».

La difesa dell’uomo: la rivoluzionaria proposta contro i tagli dell’IA

Ma Meritocrazia Italia non si limita alle bellissime e necessarie enunciazioni di principio: il suo obiettivo principale, confermato dal recente successo della “Carta di Roma” siglata a dicembre, è la concretezza. Come ha ricordato Mauriello citando De Gaulle e la difficoltà di governare la complessità della Francia, la politica deve saper costruire soluzioni sui bisogni reali e quotidiani delle famiglie, neutralizzando le divisioni ideologiche attraverso i fatti.
È in questo preciso passaggio che il leader del movimento ha lanciato una proposta normativa coraggiosissima e assolutamente rivoluzionaria, destinata a far discutere i salotti dell’economia. Di fronte allo spettro dei licenziamenti di massa causati dall’automazione, Mauriello ha invocato la necessità urgente e inderogabile di una giusta, ferrea e stringente regolazione statale sull’uso dell’Intelligenza Artificiale nei luoghi di lavoro. La ricetta è chiarissima: imporre per legge a tutte le grandi imprese (oltre una certa soglia dimensionale) l’obbligo assoluto di mantenere sempre e comunque una forza lavoro umana non inferiore al 60% della media occupazionale registrata nei cinque anni precedenti, ponendo così un solido limite massimo del 40% alla famelica sostituzione dei lavoratori in carne e ossa tramite sistemi automatizzati, algoritmi e robotica. Una vera e propria trincea legislativa per difendere la dignità del lavoro umano nel terzo millennio.

L’appuntamento al Teatro Quirino: l’agenda politica del merito

Perché in fondo, ha concluso appassionatamente il presidente, la popolazione civile non è composta da sterili e asettiche percentuali da sondaggio elettorale, ma da padri e madri di famiglia che si svegliano all’alba e si domandano come fare a vivere meglio, ad affrontare le disastrose e infinite liste d’attesa della sanità pubblica o a muoversi su infrastrutture spesso fatiscenti. I cittadini pretendono di pesare e contare per l’intera durata di una legislatura, e non di essere usati come bancomat di voti una volta ogni cinque anni.
Questa grande e ambiziosa sfida di concretezza non si ferma certamente a Roma, ma è pronta a trasformarsi in un vero e proprio manifesto programmatico strutturato. Il percorso costruttivo di Meritocrazia Italia, infatti, troverà il suo massimo e solenne compimento istituzionale venerdì 16 ottobre, quando i riflettori si accenderanno sul prestigioso palco del Teatro Quirino di Roma per l’ottavo Congresso Nazionale del movimento, significativamente intitolato “L’agenda politica del merito”. Sarà quella l’occasione cruciale per far sedere allo stesso tavolo diverse e opposte sensibilità politiche e misurarle, senza alcuno sconto, sulle reali e gravose emergenze del Paese.

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