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Politica

Antisemitismo e politica, l’accusa di Sforzini: “Vannacci usa il metodo della rana bollita”

Scintille e polemiche al calor bianco sulla scottante questione del Ddl contro l’antisemitismo: a lanciare una pesantissima e durissima accusa politica frontale contro le ambiguità della destra è intervenuto Luca Sforzini, agguerrito e acuto presidente del Centro Studi “Rinascimento Nazionale”. Al centro del durissimo attacco politico troviamo le discusse posizioni espresse recentemente in aula e sui giornali dal Generale Roberto Vannacci e dal suo movimento politico di riferimento, Futuro Nazionale, “colpevoli” a detta di Sforzini di camuffare ideologie eversive e pericolosissime dietro finte ragioni di principio parlamentare e finti e pretestuosi appelli alla sacra libertà di parola e di opinione in democrazia. “È il consueto, spietato e subdolo metodo psicologico della rana bollita”, ha tuonato pubblicamente e duramente il presidente nel suo articolato e argomentato affondo diramato e consegnato alla stampa nazionale. “Dietro la presunta e apparente facciata ragionevole per bocciare duramente il ddl parlamentare sull’antisemitismo, come ad esempio l’inviolabile diritto costituzionale all’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge dello Stato, l’inaccettabile rischio reale che corriamo è che il Generale e il suo entourage finiscano per blandire, sdoganare, coccolare e giustificare pubblicamente gravissime pulsioni estremiste e violente di matrice totalmente anti-Israele e profondamente anti-occidentale”. A suffragio della sua allarmata, severa e spietata tesi sociologica, Sforzini ha inoltre e giustamente voluto ricordare ed enfatizzare il recentissimo, squallido e grottesco scandalo mediatico finito sui giornali e legato alle agghiaccianti chat degli attivisti e dei militanti molto vicini proprio all’ambiente di Futuro Nazionale, ricolme fino all’orlo di espliciti e criminali insulti apertamente antisemiti, derive razziste e inquietanti ed eversive e vergognose nostalgie di esaltazione per il nefasto periodo nazista: “Fare volutamente e opportunisticamente finta che questo putrido e pericoloso sottobosco e contesto non esista o non influenzi la politica italiana è totalmente inaccettabile. Il virus dell’antisemitismo non si combatte solo a posteriori quando sfocia nella violenza e diventa ormai impresentabile e ingestibile, lo si deve annientare sul nascere, quando e prima che l’opinione pubblica inizi tragicamente e sbadatamente a considerarlo come un’opinione e una posizione quasi tollerabile”. Leggi la durissima dichiarazione e l’allarme completo👇

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Luca Sforzini

Roma – Il clima politico e il delicato, scivoloso e tesissimo dibattito parlamentare interno attorno alla sempre più urgente questione della recrudescenza dell’antisemitismo istituzionale e sociale in Italia si fanno improvvisamente e drasticamente incandescenti. A sganciare una vera e propria e pesante bomba verbale e politica, destinata inequivocabilmente a far discutere a lungo nei salotti televisivi e a sollevare un polverone mediatico senza precedenti, è intervenuto nelle scorse ore Luca Sforzini, il battagliero e analitico Presidente del noto Centro Studi “Rinascimento Nazionale”. Attraverso una durissima, articolata e perentoria dichiarazione ufficiale diramata tempestivamente e chirurgicamente alla stampa nazionale, Sforzini ha deciso politicamente di puntare direttamente il suo dito accusatore contro le recenti prese di posizione pubbliche, le scelte elettorali e le apparenti e sbandierate giustificazioni intellettuali portate avanti dal Generale Roberto Vannacci e dal controverso e attivissimo movimento politico e civico a lui afferente, noto alle cronache come Futuro Nazionale. Al centro esatto e nevralgico della violentissima polemica e dello scontro dialettico c’è la scottante votazione parlamentare e il conseguente e dibattuto voto contrario espresso con clamore dalla galassia vannacciana nei confronti del fondamentale, e da molti ritenuto assolutamente vitale, disegno di legge statale mirato proprio al netto contrasto e alla prevenzione dell’antisemitismo contemporaneo. Secondo l’affilata e spietata analisi sociologica proposta da Sforzini, le apparenti motivazioni di libertà portate in dote da Vannacci per giustificare in aula il proprio dissenso nasconderebbero, in realtà, una strategia politica e comunicativa molto più oscura, calcolata e potenzialmente devastante per i fragilissimi equilibri democratici del nostro Paese.

Il ddl sull’antisemitismo: la strategia dietro il voto contrario di Vannacci

L’affondo politico portato avanti lucidamente dal presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale non fa sconti a nessuno e mira dritto a smascherare e decostruire minuziosamente quella che egli definisce come una finta e pericolosa moderazione istituzionale di facciata.
«Siamo onestamente e tristemente di fronte al solito, collaudatissimo e perverso metodo psicologico della rana bollita», ha infatti attaccato ed esordito frontalmente Luca Sforzini, utilizzando intenzionalmente e sapientemente la celebre, efficace e inquietante metafora sociologica secondo la quale un cambiamento radicale e inaccettabile viene imposto e fatto metabolizzare lentamente alla società in maniera graduale e impercettibile, per evitare reazioni e ribellioni violente da parte dell’opinione pubblica, fino a quando non diventa tragicamente e irreversibilmente troppo tardi per scappare o salvarsi la vita. «Si annuncia pubblicamente, davanti ai giornalisti e alle telecamere, il proprio fermo e indiscutibile voto contrario all’approvazione del necessario disegno di legge governativo sull’antisemitismo, ma ci si premura furbescamente e politicamente di rivestirlo e giustificarlo con argomentazioni e motivazioni teoriche apparentemente e banalmente logiche, condivisibili e ragionevoli. Si invoca a gran voce la difesa del sacro principio di uguaglianza formale di tutti i cittadini davanti alla legge dello Stato, si urla il rifiuto ideologico di creare legalmente e ingiustamente delle nuove ‘categorie protette’ per non favorire presunti privilegiati, e ci si nasconde subdolamente e ipocritamente dietro lo sconfinato e sacro scudo del diritto inviolabile alla più totale e incondizionata libertà di opinione, pensiero e di pacifica espressione individuale. Tuttavia, tutto questo fumo negli occhi non basta minimamente: il reale, tangibile e innegabile contesto politico e sociale in cui questo diniego sistematico matura e prende forma non può e non deve essere assolutamente cancellato o banalizzato con un colpo di spugna istituzionale per quieto vivere».

“Pulsioni anti-Israele e anti-occidentali”: la durissima denuncia a destra

Secondo l’acuta e allarmata lettura offerta dalla nota diffusa dal presidente Sforzini, il reale, strisciante e letale pericolo insito in questa ambigua strategia della “rana bollita” non risiede esclusivamente in una fredda astrazione giuridica o in una divergenza di mere e vuote opinioni parlamentari in Senato o in Commissione, ma abbraccia e accarezza una serie di pulsioni e derive sociologiche che stanno lentamente, silenziosamente ma inesorabilmente e pericolosamente prendendo piede, forma e sostanza nel sottobosco della destra estrema, sempre più ostile verso lo scacchiere geopolitico mediorientale e verso la stessa radice identitaria dell’Occidente.
«Il vero e spaventoso rischio politico e culturale intrinseco in questo subdolo atteggiamento in aula», ha proseguito incalzando duramente Sforzini, «è esattamente ed esplicitamente ciò che si finisce prima o poi, inevitabilmente e inesorabilmente, per andare a blandire, coccolare e giustificare in maniera diretta o indiretta: ovvero le pericolosissime e sempre più sdoganate e urlate pulsioni politiche fanaticamente anti-Israele, che troppo spesso, sempre più frequentemente e facilmente sfociano e si camuffano astutamente in un odio viscerale e ingiustificabile, mascherandosi furbescamente in posizioni e manifestazioni più genericamente e comodamente etichettate come semplicemente ‘anti-occidentali’ e anti-sistema. Stiamo parlando di pulsioni eversive ed estremiste che, purtroppo e vergognosamente, hanno già ampiamente, pubblicamente e fattualmente trovato terreno fertile ed espressione, emergendo rumorosamente e prepotentemente in forme e modalità ben più inquietanti, minacciose e aggressive all’interno di circoli, chat e specifici ambienti politici e territoriali che risultano essere da tempo apertamente, inequivocabilmente e palesemente vicini e collegati proprio al tanto sbandierato movimento di Futuro Nazionale, la creatura politica nata nel solco di Vannacci».

Lo scandalo delle chat shock: razzismo e nostalgie naziste tollerate

Per avvalorare ulteriormente e corroborare pesantemente la sua tesi d’accusa pubblica, l’esponente politico di Rinascimento Nazionale non esita un solo istante a citare e ricordare a tutti i giornalisti e ai lettori uno dei più gravi, cupi e pesanti recenti e allarmanti casi di cronaca politica nera legati proprio in maniera indissolubile all’entourage del discusso Generale, portando alla luce episodi squallidi e vergognosi che gettano lunghe, oscure e pesantissime e grottesche ombre sull’integrità morale dell’intera compagine politica locale.
«I fatti non si possono certo smentire o ignorare facendo semplicemente ed opportunisticamente finta che l’intero contesto non esista affatto: questa cecità selettiva sarebbe moralmente e politicamente inaccettabile e imperdonabile. Come documentato minuziosamente, ampiamente e dettagliatamente, con tanto di inequivocabili e inoppugnabili screenshot di testo, da moltissimi e seguiti giornali e testate nelle recentissime cronache nazionali delle scorse e frenetiche settimane, all’interno delle chiuse e attivissime chat digitali private frequentate abitualmente proprio e specificamente dall’area di attivisti vicini a Futuro Nazionale, sono inesorabilmente e vergognosamente emersi a galla e sono stati resi pubblici decine di messaggi privati dal tenore eversivo e dal contenuto inequivocabilmente e testualmente antisemita. Cose aberranti che in una moderna democrazia civile non dovrebbero mai trovare alcuno spazio, a cui purtroppo si sono inesorabilmente e squallidamente andati a sommare e mescolare anche gravissimi contenuti di odio a sfondo palesemente e marcatamente razzista, nonché, fatto ancora più aberrante per chi indossa e si fa scudo di una prestigiosa divisa militare statale, delle raccapriccianti, vergognose e del tutto esplicite e nostalgiche esaltazioni della nefasta, sanguinaria e condannata ideologia nazista e fascista del secolo scorso».

Tolleranza zero: “L’antisemitismo si combatte prima che diventi tollerabile”

La chiusura polemica, tagliente e accorata della dirompente nota stampa diramata e firmata da Luca Sforzini è un pesantissimo e angosciato appello civile ed etico rivolto direttamente alle istituzioni sonnolente, alla stampa nazionale, alla società civile in generale e, implicitamente, all’intera e litigiosa classe politica italiana e alle alte sfere governative: un invito pressante, urgente e vitale a non abbassare mai e in nessun caso, per alcun calcolo e patteggiamento di opportunità politica o elettorale momentanea, la guardia militare e intellettuale di fronte al proliferare del male e del razzismo strisciante.
«La storia umana del Novecento ci insegna costantemente e col sangue innocente versato, per chi ha ancora la decenza e la voglia di ricordarlo sfogliando i libri e ricordando la Shoah, che l’antisemitismo strisciante non si deve e non si può affatto combattere politicamente o limitarsi sdegnosamente a condannarlo a mezzo stampa e nei salotti televisivi comodi solamente e unicamente quando questo scoppia e diventa ufficialmente troppo esplicito, storicamente impresentabile o socialmente violento», avverte e tuona severamente in chiusura e a gran voce il lucido presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale. «Al contrario, il virus del razzismo e della divisione razziale lo si deve debellare, fermare e combattere strenuamente, in ogni sede istituzionale e con fermezza giudiziaria inflessibile, fin dal suo nascere e dal suo primo, flebile vagito razzista, quando con l’ausilio di false scuse o pretestuose libertà intellettuali e vuoti ed apparenti appelli al diritto di espressione comincia furbescamente, subdolamente e letalmente a farsi breccia nell’opinione pubblica, provando ad abituarci al male e iniziando lentamente a sembrare un’opinione quasi legittima e tollerabile per le masse acritiche. È esattamente, drammaticamente e lucidamente su questo preciso, letale e cruciale punto di rottura e di non ritorno democratico che, come centro studi e associazione, noi stiamo lanciando ininterrottamente da tantissimi mesi e nel totale e quasi assordante silenzio o indifferenza dei media il nostro fermo allarme civile e politico e la nostra chiara e inappellabile denuncia pubblica a tutto il Parlamento».

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Politica

Antisemitismo e scontro a destra, Laboccetta attacca Sforzini: “Sei ossessionato da Vannacci”

Continua lo scontro politico infuocato sulla legge contro l’antisemitismo. Dopo il durissimo attacco mosso questa mattina dal Centro Studi “Rinascimento Nazionale”, è arrivata a stretto giro l’alzo zero di Amedeo Laboccetta contro Luca Sforzini. “Fortunatamente in Italia non c’è ancora la dittatura ideologica del politicamente corretto”, tuona Laboccetta, che poi svela un retroscena velenosissimo sulle reali motivazioni dell’ex alleato di partito. “Da quando è stato espulso dai ranghi di Futuro Nazionale, Sforzini ha sviluppato una ridicola ossessione patologica per il Generale Vannacci”. Laboccetta difende strenuamente e a spada tratta la logica legislativa e il voto contrario espresso dall’eurodeputato: “Vannacci applica un metodo lineare che non fa delle minoranze o delle diversità delle inutili riserve indiane da proteggere per legge, non c’è assolutamente nulla di antisemita in tutto questo, è lo stesso coerente principio di uguaglianza penale applicato anche al femminicidio”. Leggi la durissima contro-replica e il duello fratricida interno alla destra italiana👇

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Amedeo Laboccetta

Roma – La miccia dello scontro frontale e senza esclusione di colpi all’interno della frastagliata e turbolenta galassia politica della destra italiana è stata ufficialmente e irrimediabilmente accesa, e l’incendio dialettico promette di divampare ancora molto a lungo sulle pagine delle cronache nazionali. Come largamente e facilmente prevedibile dagli osservatori politici più attenti, le durissime, pesantissime e tranchant dichiarazioni pubbliche rilasciate nella mattinata odierna da Luca Sforzini (Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale) contro le posizioni del Generale Roberto Vannacci in merito alla controversa bocciatura del ddl sull’antisemitismo non potevano certo restare a lungo impunite o prive di una veemente reazione uguale e contraria. A stretto giro di posta, infatti, è arrivata una replica al vetriolo, affilata come una lama e carica di sarcasmo politico. A scendere direttamente, pesantemente e strategicamente in campo per erigere uno scudo difensivo a totale protezione dell’operato politico del Generale e per contrattaccare le accuse mosse dall’ex alleato è stato Amedeo Laboccetta, figura di spicco e voce autorevole dell’area politica di riferimento. Attraverso una durissima e sarcastica nota ufficiale diramata tempestivamente agli organi di stampa, Laboccetta ha letteralmente e metaforicamente fatto a pezzi l’impianto accusatorio, la logica e l’allarme sociale lanciato poche ore prima da Sforzini, derubricando le sue allarmistiche paure di derive razziste a un mero e meschino attacco di natura prettamente personale e rancorosa, figlio di dinamiche interne e di vecchie ruggini politiche mai del tutto sopite e digerite all’interno degli organigrammi di partito.

La replica infuocata: “Nessuna dittatura del politicamente corretto in Italia”

La controffensiva politica e mediatica orchestrata da Laboccetta si apre con una decisa e orgogliosa rivendicazione intellettuale della libertà di espressione, ponendosi in netto e feroce contrasto con le preoccupazioni morali e istituzionali precedentemente paventate e sollevate da Rinascimento Nazionale.
«Fortunatamente, nel nostro amato Paese, in Italia, non vige ancora e non si è ancora instaurata in maniera totalitaria quella asfissiante e pericolosa dittatura ideologica del movimento ‘woke’ e del pensiero unico ‘politically correct’, e questo nonostante siano ormai palesi, quotidiani e plurimi i goffi tentativi portati avanti da più parti per cercare di imporla con la forza e instaurarla nelle nostre istituzioni e nella nostra società», esordisce in maniera fiera e battagliera Laboccetta. La sua premessa è un chiaro, esplicito e inequivocabile manifesto ideologico di difesa totale del diritto di dissenso: in democrazia, sostiene fermamente l’esponente politico, non si può e non si deve assolutamente essere costretti o obbligati per legge ad allinearsi acriticamente al pensiero dominante o al finto moralismo di facciata solo per non dispiacere a determinati salotti culturali o per non subire la gogna mediatica e preventiva dei benpensanti. Per Laboccetta, la tanto sbandierata tolleranza democratica deve necessariamente valere e funzionare in entrambe le direzioni, garantendo ossigeno e agibilità politica anche e soprattutto a chi ha il coraggio intellettuale di portare avanti, argomentare e difendere pubblicamente posizioni scomode, ruvide e controcorrente rispetto alla narrazione progressista imperante e dominante sui grandi mass media nazionali.

Il retroscena velenoso: “Sforzini ha il trauma dell’espulsione dal partito”

Abbandonando per un attimo il puro e alto dibattito filosofico e sociologico sui massimi sistemi della democrazia, l’affondo verbale di Laboccetta si sposta repentinamente, ferocemente e chirurgicamente sul piano strettamente personale e psicologico del suo avversario.
L’obiettivo dichiarato è quello di minare e delegittimare totalmente la credibilità e l’imparzialità politica di Luca Sforzini, svelando ai cronisti e ai lettori un succulento, velenoso e fondamentale retroscena politico che spiegherebbe la genesi di tanto livore accumulato. «La verità dei fatti è che Luca Sforzini, da quando è stato formalmente e giustamente espulso in maniera definitiva dai ranghi del movimento Futuro Nazionale a causa di alcune sue indifendibili e controverse posizioni politiche espresse in passato, ha ormai sviluppato una vera e propria e patologica ossessione clinica e personale nei confronti del Generale Vannacci», attacca frontalmente e senza mezzi termini Laboccetta. Secondo questa pungente e sarcastica ricostruzione dei fatti fornita dall’esponente di destra, l’attuale presidente di Rinascimento Nazionale agirebbe oggi spinto unicamente dal puro e cieco rancore personale verso chi lo ha escluso dai tavoli decisionali. «Ogni singola volta che il Generale apre bocca e dice qualsiasi cosa che vada minimamente in senso opposto e contrario al suo pensiero», rincara duramente la dose Laboccetta, «Sforzini sente immediatamente e compulsivamente l’urgente bisogno fisiologico di marcare pubblicamente il proprio territorio sui giornali, quasi come un riflesso condizionato. Sente il bisogno disperato di far sapere a tutto il mondo che lui non la pensa assolutamente e affatto come Vannacci, che non l’ha mai pensata così in tutta la sua vita e che mai e poi mai la penserà allo stesso modo. Si tratta di un atteggiamento infantile. Avere una diversità di vedute politiche è una cosa sacrosanta, più che legittima in democrazia, ci mancherebbe altro. Ma questo suo continuo abbaiare alla luna ha un sapore diverso».

La difesa del Generale Vannacci: “Nessuna riserva indiana per le minoranze”

Archiviata la stoccata velenosa sulle passate espulsioni e sui traumi psicologici da abbandono politico, Laboccetta entra finalmente e corposamente nel vivo dell’acceso e delicato dibattito squisitamente legislativo e parlamentare, difendendo a spada tratta, con foga e a viso aperto la contestatissima logica istituzionale che ha recentemente spinto l’eurodeputato Vannacci a dichiarare apertamente il proprio sonoro voto contrario al discusso e divisivo disegno di legge mirato e costruito specificamente per il contrasto dell’antisemitismo in Italia.
«Io onestamente, a totale, netta e siderale differenza del signor Sforzini, non mi scandalizzo affatto, non mi straccio le vesti in pubblico né mi preoccupo con un tale e ingiustificato ed eccessivo allarmismo sociologico se il Generale Vannacci ritiene opportunamente e legittimamente di non votare a favore della legge speciale sull’antisemitismo», chiarisce categoricamente il difensore. «La motivazione addotta e presentata da Vannacci è sostenuta e cementata da una logica formale e da un metodo giuridico assolutamente e cristallinamente lineare, che è esattamente quella sacrosanta e costituzionale di non fare e non creare mai di tutte le diversità sociali e culturali delle anacronistiche e protezionistiche ‘riserve indiane’ legali, ovvero delle categorie speciali super-protette dallo Stato. Questo suo chiaro e inequivocabile rifiuto di creare per legge delle nuove corsie preferenziali giuridiche non significa assolutamente, in nessun modo e per nessun motivo voler cinicamente cancellare, negare o riscrivere revisionisticamente la tragica storia umana, né tantomeno significa essere celatamente o palesemente e vergognosamente antisemiti. Significa semplicemente ed esclusivamente pretendere e riaffermare con forza che, in uno Stato di Diritto moderno e laico, la legge debba necessariamente e ciecamente essere davvero e sempre uguale per tutti gli individui, senza inutili, dannose e divisive parcellizzazioni, senza distinguo di etnia, credo religioso o razza».

Dal ddl al tema del femminicidio: la coerenza e il paradosso dell’allarmismo

Per blindare definitivamente e inoppugnabilmente la propria articolata arringa difensiva e dimostrare la totale, granitica e incontrovertibile coerenza intellettuale e legislativa del pensiero del Generale rispetto al passato, Laboccetta chiude il suo infuocato comunicato stampa tracciando e disegnando un parallelismo tematico ed etico a dir poco calzante, ma storicamente altrettanto spinoso, scomodo e altamente dibattuto nell’agone mediatico: quello riguardante l’odioso fenomeno criminale del femminicidio.
«D’altra parte, e sfido chiunque a sostenere il contrario con prove alla mano», sottolinea e ricorda puntigliosamente l’esponente politico, «una del tutto analoga e identica logica giuridica garantista, il Generale Vannacci l’ha fedelmente, coerentemente e coraggiosamente applicata in precedenza, beccandosi innumerevoli critiche, anche sull’arroventato tema nazionale del femminicidio. Per Vannacci, infatti, un femminicidio è e resta puramente, tecnicamente e penalmente un orribile omicidio aggravato. Un crimine violento che è grave, orrendo e condannabile esattamente e in egual misura quanto lo è, e lo sarà sempre, il brutale omicidio di un comune cittadino di sesso maschile. Non vi è, e non vi deve essere per legge alcuna differenza morale o giudiziaria di fronte al sangue versato. Come ho già detto e ribadito poc’anzi, in democrazia non è assolutamente né moralmente obbligatorio o richiesto che tutti noi dobbiamo pensarla esattamente e forzatamente allo stesso medesimo e noioso modo omologato sulle vicende sociali. Tuttavia», conclude e chiosa infine sarcasticamente e velenosamente Laboccetta, sferrando l’ultimo decisivo gancio polemico all’ex alleato di partito, «credo fermamente che dietro le roboanti, apocalittiche e gonfiate dichiarazioni fornite da Sforzini ai giornali si celi in realtà un allarmismo civile del tutto eccessivo, sproporzionato, ridicolo e fuori luogo, come se per lui la semplice e libera opinione di Vannacci fosse improvvisamente divenuta una minaccia letale e pericolosa per la tenuta stessa della nostra democrazia e per la pace sociale del Paese. Mi sorge quindi spontanea, naturale e lecita una banale ma ficcante domanda conclusiva: ma non sarà forse che a Sforzini brucia ancora il trauma irrisolto della sua provvidenziale espulsione?».

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Politica

Mazzocchi elogia le Forze dell’Ordine contro gli estremisti: “Fermiamo l’apologia della violenza”

La repressione statale contro le reti eversive di estrema destra incassa un importantissimo e atteso plauso politico. L’Onorevole Mazzocchi, Presidente del Movimento dei Cristiano Riformisti, è intervenuto pubblicamente per elogiare il brillante e tempestivo lavoro delle Forze dell’Ordine, che nelle scorse ore hanno condotto all’arresto decine di giovani estremisti radicali e al sequestro di un ingente numero di armi e di simboli inneggianti al nazismo e al fascismo. Tuttavia, superato il plauso investigativo, il leader politico ha lanciato un forte e accorato allarme sociale: “Siamo inquietati dalla propaganda di odio di certe nuove forze politiche che insinuano nei giovani l’idea pericolosa di usare la violenza e la forza bruta per governare la società. Questa apologia dello scontro sociale è un veleno per i più vulnerabili”. Da qui l’appello finale per difendere la tenuta democratica del Paese: serve un’immediata risposta civile e scolastica che rimetta al centro i veri e sani valori del dialogo, dell’educazione alla responsabilità civile e del rispetto assoluto per la legalità costituzionale. Leggi le dichiarazioni integrali del Presidente Mazzocchi👇

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Forze dell'ordine

Roma – L’ombra lunga e mai definitivamente dissipata dell’eversione neofascista e del richiamo ai totalitarismi del secolo scorso torna periodicamente a stagliarsi in maniera preoccupante sulle cronache giudiziarie del nostro Paese. Di fronte all’inquietante riemergere di rigurgiti antidemocratici e di derive violente che puntano a minare le fondamenta della convivenza civile, la reazione ferma e compatta del mondo della politica e delle istituzioni si rivela un argine assolutamente fondamentale per la tutela della Repubblica. In questo complesso quadro di allarme per la sicurezza pubblica, si inserisce con forza e tempismo la netta e perentoria presa di posizione dell’Onorevole Mazzocchi, attuale Presidente e voce autorevole del Movimento politico dei Cristiano Riformisti. Il leader politico ha voluto intervenire pubblicamente nelle scorse ore non soltanto per ringraziare apertamente gli apparati dello Stato per l’eccellente lavoro investigativo svolto sul territorio nazionale, ma anche, e soprattutto, per lanciare un profondo e accorato grido d’allarme rivolto alla società civile riguardo alla pericolosa deriva ideologica e morale che sta investendo in maniera sempre più marcata le giovani generazioni, sempre più esposte e vulnerabili ai subdoli richiami della propaganda dell’odio e dello scontro fisico.

L’operazione contro la destra eversiva e i sequestri dei simboli nazifascisti

Il punto di partenza dell’accurata e preoccupata riflessione politica dell’Onorevole Mazzocchi è rappresentato dai recenti e clamorosi fatti di cronaca che hanno scosso l’opinione pubblica nazionale.
«Come vertici e militanti del Movimento dei Cristiano Riformisti esprimiamo il nostro più vivo, convinto e sentito plauso istituzionale alle Forze dell’Ordine italiane per la brillante, tempestiva e capillare operazione investigativa che ha condotto, nelle scorse ore, all’arresto e allo smantellamento di una rete composta da decine di giovanissimi estremisti legati agli ambienti della destra eversiva e radicale», ha esordito con grande fermezza il Presidente.
Il bilancio dell’imponente blitz delle autorità è stato a dir poco inquietante. Le lunghe perquisizioni condotte dagli inquirenti hanno infatti portato al materiale e massiccio sequestro di innumerevoli bandiere, armi improprie, documenti propagandistici e simboli estetici che richiamano in maniera esplicita, inequivocabile e criminale i tragici e bui periodi storici del nazismo tedesco e del fascismo italiano. «Questo enorme sequestro», prosegue lucidamente Mazzocchi, «conferma in maniera inconfutabile l’estrema importanza e l’assoluta necessità di mantenere un controllo del territorio che sia costantemente vigile, serrato e inflessibile contro ogni pur minima forma di eversione, di odio razziale e di apologia di regimi dittatoriali che la Storia ha già ampiamente e definitivamente condannato. Non possiamo permetterci il minimo calo di attenzione nei confronti di chi vuole riportare indietro le lancette dell’orologio democratico».

Il pericolo della propaganda dell’odio e la radicalizzazione dei giovani

Tuttavia, superata la fase del doveroso ringraziamento agli operatori della sicurezza che rischiano quotidianamente la vita sulle strade, l’analisi politica del leader dei Cristiano Riformisti si sposta rapidamente sulle profonde e non risolte cause sociali che permettono a tali fenomeni estremi di attecchire e prolificare, specialmente tra i ragazzi in età scolare.
«Contestualmente a questo successo investigativo, come Movimento politico fondato sui valori della dottrina sociale, non possiamo e non vogliamo affatto esimerci dall’esprimere una forte, sincera e convinta preoccupazione per lo stato di salute del panorama politico e sociale attuale», incalza Mazzocchi. Il suo dito è puntato senza esitazione contro alcune moderne retoriche politiche che, sfruttando la velocità e l’anonimato garantito dalle reti sociali e dalle piattaforme digitali, avvelenano i pozzi della convivenza. «Assistiamo quotidianamente, e con crescente inquietudine, a messaggi e slogan che alcune nuove forze politiche di dubbia natura democratica rivolgono con allarmante insistenza proprio alle giovani generazioni. Si tratta di una propaganda subdola che veicola costantemente un’idea malsana e pericolosissima: quella secondo cui il controllo, la gestione e l’evoluzione della nostra complessa società debbano passare esclusivamente, o quasi, attraverso l’uso sistematico della forza muscolare, della prevaricazione e della violenza intimidatoria».

Il rifiuto dello scontro sociale permanente e l’invito al dialogo democratico

L’Onorevole non usa mezzi termini per descrivere gli esiti funesti di questo costante martellamento psicologico e mediatico perpetrato ai danni delle menti più influenzabili.
«A nostro parere, questa tipologia specifica di propaganda aggressiva non fa altro che soffiare sul fuoco del malcontento, alimentando un tossico e irrespirabile clima di esasperazione quotidiana e di protesta permanente fine a se stessa», argomenta con grande lucidità il leader centrista. «Il rischio concreto, che stiamo purtroppo già toccando con mano attraverso queste ondate di arresti eccellenti, è che tali messaggi eversivi e violenti si traducano drammaticamente, in particolar modo per i soggetti psicologicamente più fragili, isolati o vulnerabili e per i tantissimi giovani in cerca di un’identità forte a cui aggrapparsi, in un esplicito e irresponsabile invito alla violenza fisica, all’odio razziale e allo scontro sociale aperto nelle piazze, allontanandosi inesorabilmente e pericolosamente dai sacri valori costituzionali e democratici del dialogo costruttivo, del rispetto reciproco e della pacifica convivenza civile che hanno fatto grande il nostro Paese nel dopoguerra».

L’appello dei Cristiano Riformisti: tornare alla responsabilità e alla legalità

L’intervento dell’Onorevole Mazzocchi si conclude con una ricetta chiara e inequivocabile per contrastare questa silenziosa ma letale deriva ideologica. Non basta reprimere il crimine quando è già stato commesso, ma occorre formare adeguatamente i cittadini di domani prima che vengano sedotti dal fascino perverso delle ideologie estreme.
«Come Movimento dei Cristiano Riformisti, sentiamo il dovere morale di ribadire con forza l’assoluta e improrogabile necessità di rimettere urgentemente al centro del dibattito pubblico, familiare e scolastico, un’educazione seria e rigorosa alla responsabilità civica e alla legalità a tutti i livelli», è l’appello finale lanciato dal Presidente. «Occorre respingere fermamente, uniti e senza alcun distinguo partitico, ogni disperato tentativo di strumentalizzazione ideologica o di apologia della violenza che possa in qualche modo minare la tenuta democratica, sociale ed economica dell’Italia. Solo attraverso il rilancio dei valori cristiani della solidarietà, affiancati dal rigore istituzionale nel far rispettare le leggi della Repubblica, potremo garantire un futuro di pace e stabilità per le nuove generazioni, impedendo che i fantasmi del passato tornino a insanguinare le nostre strade».

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Politica

Sforzini difende l’intitolazione di Malpensa a Berlusconi: “La sinistra smetta di processare i morti”

La feroce polemica sull’intitolazione dell’aeroporto di Malpensa a Silvio Berlusconi non accenna a spegnersi, trasformandosi nell’ennesimo scontro politico sulla memoria del Paese. Le recenti dichiarazioni del capogruppo lombardo del Partito Democratico, Pierfrancesco Majorino, che ha definito la scelta istituzionale una “brutta pagina” auspicando la futura rimozione dell’insegna, hanno innescato la durissima e perentoria reazione di Luca Sforzini. Il presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale ha infatti stroncato l’uscita dell’esponente dem, accusando la sinistra di faziosità: “Berlusconi è stato quattro volte Premier e protagonista per 30 anni della nostra storia. Si può averlo combattuto duramente in vita, ma continuare la guerra contro di lui dopo la morte è un atto profondamente meschino”. Sforzini ha poi allargato il campo citando i grandi padri della Repubblica come De Gasperi, Andreotti e Craxi, tutti storicamente bersagliati ma intoccabili nella memoria collettiva: “Una democrazia adulta discute i suoi protagonisti storici, non cancella i loro nomi dalle targhe per vendetta. Majorino impari a fare i conti con la storia invece di volerla riscrivere”. Leggi lo scontro completo sull’aeroporto varesino👇

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Luca Sforzini

Milano – L’intensa e mai sopita polemica politica che da mesi circonda la decisione ufficiale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di intitolare l’aeroporto internazionale di Milano Malpensa alla memoria di Silvio Berlusconi torna prepotentemente a infiammare il dibattito pubblico e istituzionale, scatenando reazioni trasversali. Lo scontro ideologico, che si trascina inesorabilmente dalla scorsa estate, si riaccende in queste ore in terra lombarda in seguito ad alcune dichiarazioni particolarmente nette ed esplicite rilasciate da Pierfrancesco Majorino, esponente di spicco del Partito Democratico e attuale capogruppo dem all’interno del Consiglio Regionale della Lombardia. Il leader dell’opposizione di centrosinistra al Pirellone ha infatti pubblicamente definito l’avvenuta intitolazione dello scalo varesino all’ex fondatore di Forza Italia come una vera e propria “brutta pagina” per le istituzioni del Paese, spingendosi persino oltre e auspicando apertamente, in un futuro prossimo, una potenziale rimozione formale del nome dell’ex premier dalle insegne dello scalo lombardo. Un attacco frontale, quello di Majorino, che non è certo passato inosservato negli ambienti del centrodestra e che ha immediatamente innescato una durissima e articolata contro-offensiva dialettica, mirata non solo a difendere la specifica scelta toponomastica riguardante l’hub aeroportuale, ma soprattutto a tutelare il sacrosanto principio del rispetto della memoria storica e istituzionale della Repubblica Italiana, troppo spesso bersaglio di revisionismi postumi dettati dalle divisioni partitiche.

La durissima replica di Sforzini: “Combatterlo da morto è un atto meschino”

A farsi carico in maniera forte, decisa e perentoria di rispedire al mittente le aspre critiche sollevate dall’esponente del Partito Democratico è intervenuto pubblicamente Luca Sforzini, stimato intellettuale e attuale presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale.
Con una dichiarazione densa di significati politici e storiografici, Sforzini ha voluto tracciare una linea di demarcazione netta tra la legittima e fisiologica dialettica politica che avviene in vita e il doveroso rispetto umano e istituzionale che si deve rigorosamente applicare dopo la scomparsa di una figura pubblica di tale levatura. «Quella pronunciata nelle scorse ore da Majorino, che definisce una “brutta pagina” l’ormai ufficiale intitolazione dell’aeroporto di Malpensa a Silvio Berlusconi e si augura persino che il suo nome possa essere rimosso in futuro, è una dichiarazione grave, che racconta e descrive perfettamente una concezione faziosa della memoria nazionale; una visione che io, personalmente e intellettualmente, respingo in maniera radicale e assoluta», ha attaccato senza mezzi termini il presidente del Centro Studi.
L’analisi politica di Sforzini si concentra quindi sul formidabile peso oggettivo e storico che la figura dell’imprenditore di Arcore ha avuto nello sviluppo e nell’evoluzione della Seconda Repubblica. «Stiamo parlando di un leader politico che non ha bisogno di presentazioni: Silvio Berlusconi è stato democraticamente eletto per ben quattro volte alla prestigiosa carica di Presidente del Consiglio dei Ministri, risultando di fatto l’indiscusso protagonista per oltre trent’anni della storia economica, sociale, televisiva e politica italiana. È un dato di fatto oggettivo che si può tranquillamente averlo avversato e combattuto duramente e con ogni mezzo lecito mentre era in vita, nelle urne o nelle aule parlamentari, ma continuare ostinatamente questa guerra ideologica contro di lui anche dopo la sua morte è un atteggiamento che posso solo definire profondamente meschino». Un richiamo fortissimo, dunque, alla necessità di pacificare la memoria collettiva, mettendo fine a una demonizzazione perenne che rischia di avvelenare irreparabilmente il giudizio sereno delle future generazioni sulla storia recente del nostro Paese.

Da Alcide De Gasperi a Bettino Craxi: la memoria storica appartiene alla Nazione

Il ragionamento politico espresso da Luca Sforzini non si limita affatto alla sola figura, seppur ingombrante e divisiva, di Silvio Berlusconi, ma compie uno sforzo intellettuale di più ampio respiro, allargando l’orizzonte critico a un’attenta analisi di come l’Italia abbia storicamente trattato e giudicato i suoi più grandi statisti del Dopoguerra.
«Da Alcide De Gasperi fino a Giulio Andreotti, passando per Bettino Craxi e arrivando in tempi più recenti allo stesso Silvio Berlusconi: stiamo parlando di figure gigantesche, di grandissimi nomi che hanno fondato o guidato i governi della nostra Repubblica. E, che piaccia o non piaccia ai loro denigratori, essi appartengono di diritto al patrimonio storico, culturale e politico nazionale», prosegue incalzante il presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale. Il parallelismo tracciato è quanto mai azzeccato e volutamente provocatorio. Tutte le figure storiche citate nel suo ragionamento hanno infatti subito, nel corso della loro lunghissima e complessa vita pubblica e politica, aspre critiche, manifestazioni di piazza ostili, polemiche feroci, lunghe inchieste giornalistiche e giudiziarie, e forti e costanti divisioni all’interno dell’opinione pubblica nazionale. Alcide De Gasperi affrontò la durissima spaccatura ideologica della Guerra Fredda; Giulio Andreotti visse in prima persona la fase più buia della Repubblica tra terrorismo e processi per mafia uscendo assolto; Bettino Craxi finì i suoi giorni in esilio ad Hammamet travolto dalla tempesta giudiziaria di Tangentopoli; e infine Silvio Berlusconi ha incarnato, nel bene e nel male, l’intero bipolarismo muscolare italiano fino ai giorni nostri. Eppure, argomenta implicitamente Sforzini, nessuno oggi si sognerebbe razionalmente e civilmente di cancellare a priori il nome di De Gasperi o di Andreotti dai libri di storia o dalle piazze, pur riconoscendone i fisiologici errori umani, i limiti politici e le innumerevoli ombre che ne hanno fatalmente caratterizzato le rispettive epoche governative.

Il richiamo al centrosinistra: “Una democrazia adulta non cancella le targhe”

L’affondo finale di Luca Sforzini è una vera e propria lezione di civiltà politica, un appello diretto e inequivocabile rivolto esplicitamente a tutta l’ala dell’opposizione di centrosinistra affinché abbandoni le derive censorie tipiche della “cancel culture” di stampo anglosassone, una pericolosa tendenza che mira puntualmente a cancellare o nascondere ciò che non si allinea pedissequamente con il pensiero dominante del presente.
«Una democrazia matura, moderna e veramente adulta è quella che discute apertamente, criticamente e storicamente i suoi grandi protagonisti del passato, che ne analizza gli immensi successi così come i disastrosi fallimenti, ma che certamente non ne cancella per ripicca o vendetta politica i nomi scolpiti dalle targhe pubbliche o dalle facciate dei palazzi», conclude magistralmente Sforzini, tracciando la rotta ideale per una pacificazione nazionale che appare oggi ancora tristemente lontana.
L’invito finale rivolto in maniera diretta all’esponente del Partito Democratico lombardo suona perentorio e non ammette alcun tipo di fraintendimento: «Consiglio a Majorino di iniziare a rispettare gli Statisti di questo Paese. Ma soprattutto, gli consiglio di imparare finalmente a fare i conti in modo sereno e razionale con la storia d’Italia, invece di pretendere, con arroganza e in base a posizioni di convenienza, di poterla continuamente riscrivere o sbianchettare a proprio uso e consumo». La dura presa di posizione del Centro Studi Rinascimento Nazionale rappresenta, in definitiva, un forte monito morale contro la pericolosa deriva della strumentalizzazione politica della memoria dei defunti: un richiamo accorato a trattare la storia d’Italia non come un banale campo di battaglia ideologico permanente, ma come una complessa, imperfetta e preziosa eredità collettiva da analizzare con il dovuto distacco critico e il massimo rispetto istituzionale, a partire proprio dalle intitolazioni delle infrastrutture che collegano idealmente il nostro Paese con il resto del mondo libero.

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