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Politica

Antisemitismo e scontro a destra, Laboccetta attacca Sforzini: “Sei ossessionato da Vannacci”

Continua lo scontro politico infuocato sulla legge contro l’antisemitismo. Dopo il durissimo attacco mosso questa mattina dal Centro Studi “Rinascimento Nazionale”, è arrivata a stretto giro l’alzo zero di Amedeo Laboccetta contro Luca Sforzini. “Fortunatamente in Italia non c’è ancora la dittatura ideologica del politicamente corretto”, tuona Laboccetta, che poi svela un retroscena velenosissimo sulle reali motivazioni dell’ex alleato di partito. “Da quando è stato espulso dai ranghi di Futuro Nazionale, Sforzini ha sviluppato una ridicola ossessione patologica per il Generale Vannacci”. Laboccetta difende strenuamente e a spada tratta la logica legislativa e il voto contrario espresso dall’eurodeputato: “Vannacci applica un metodo lineare che non fa delle minoranze o delle diversità delle inutili riserve indiane da proteggere per legge, non c’è assolutamente nulla di antisemita in tutto questo, è lo stesso coerente principio di uguaglianza penale applicato anche al femminicidio”. Leggi la durissima contro-replica e il duello fratricida interno alla destra italiana👇

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Amedeo Laboccetta

Roma – La miccia dello scontro frontale e senza esclusione di colpi all’interno della frastagliata e turbolenta galassia politica della destra italiana è stata ufficialmente e irrimediabilmente accesa, e l’incendio dialettico promette di divampare ancora molto a lungo sulle pagine delle cronache nazionali. Come largamente e facilmente prevedibile dagli osservatori politici più attenti, le durissime, pesantissime e tranchant dichiarazioni pubbliche rilasciate nella mattinata odierna da Luca Sforzini (Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale) contro le posizioni del Generale Roberto Vannacci in merito alla controversa bocciatura del ddl sull’antisemitismo non potevano certo restare a lungo impunite o prive di una veemente reazione uguale e contraria. A stretto giro di posta, infatti, è arrivata una replica al vetriolo, affilata come una lama e carica di sarcasmo politico. A scendere direttamente, pesantemente e strategicamente in campo per erigere uno scudo difensivo a totale protezione dell’operato politico del Generale e per contrattaccare le accuse mosse dall’ex alleato è stato Amedeo Laboccetta, figura di spicco e voce autorevole dell’area politica di riferimento. Attraverso una durissima e sarcastica nota ufficiale diramata tempestivamente agli organi di stampa, Laboccetta ha letteralmente e metaforicamente fatto a pezzi l’impianto accusatorio, la logica e l’allarme sociale lanciato poche ore prima da Sforzini, derubricando le sue allarmistiche paure di derive razziste a un mero e meschino attacco di natura prettamente personale e rancorosa, figlio di dinamiche interne e di vecchie ruggini politiche mai del tutto sopite e digerite all’interno degli organigrammi di partito.

La replica infuocata: “Nessuna dittatura del politicamente corretto in Italia”

La controffensiva politica e mediatica orchestrata da Laboccetta si apre con una decisa e orgogliosa rivendicazione intellettuale della libertà di espressione, ponendosi in netto e feroce contrasto con le preoccupazioni morali e istituzionali precedentemente paventate e sollevate da Rinascimento Nazionale.
«Fortunatamente, nel nostro amato Paese, in Italia, non vige ancora e non si è ancora instaurata in maniera totalitaria quella asfissiante e pericolosa dittatura ideologica del movimento ‘woke’ e del pensiero unico ‘politically correct’, e questo nonostante siano ormai palesi, quotidiani e plurimi i goffi tentativi portati avanti da più parti per cercare di imporla con la forza e instaurarla nelle nostre istituzioni e nella nostra società», esordisce in maniera fiera e battagliera Laboccetta. La sua premessa è un chiaro, esplicito e inequivocabile manifesto ideologico di difesa totale del diritto di dissenso: in democrazia, sostiene fermamente l’esponente politico, non si può e non si deve assolutamente essere costretti o obbligati per legge ad allinearsi acriticamente al pensiero dominante o al finto moralismo di facciata solo per non dispiacere a determinati salotti culturali o per non subire la gogna mediatica e preventiva dei benpensanti. Per Laboccetta, la tanto sbandierata tolleranza democratica deve necessariamente valere e funzionare in entrambe le direzioni, garantendo ossigeno e agibilità politica anche e soprattutto a chi ha il coraggio intellettuale di portare avanti, argomentare e difendere pubblicamente posizioni scomode, ruvide e controcorrente rispetto alla narrazione progressista imperante e dominante sui grandi mass media nazionali.

Il retroscena velenoso: “Sforzini ha il trauma dell’espulsione dal partito”

Abbandonando per un attimo il puro e alto dibattito filosofico e sociologico sui massimi sistemi della democrazia, l’affondo verbale di Laboccetta si sposta repentinamente, ferocemente e chirurgicamente sul piano strettamente personale e psicologico del suo avversario.
L’obiettivo dichiarato è quello di minare e delegittimare totalmente la credibilità e l’imparzialità politica di Luca Sforzini, svelando ai cronisti e ai lettori un succulento, velenoso e fondamentale retroscena politico che spiegherebbe la genesi di tanto livore accumulato. «La verità dei fatti è che Luca Sforzini, da quando è stato formalmente e giustamente espulso in maniera definitiva dai ranghi del movimento Futuro Nazionale a causa di alcune sue indifendibili e controverse posizioni politiche espresse in passato, ha ormai sviluppato una vera e propria e patologica ossessione clinica e personale nei confronti del Generale Vannacci», attacca frontalmente e senza mezzi termini Laboccetta. Secondo questa pungente e sarcastica ricostruzione dei fatti fornita dall’esponente di destra, l’attuale presidente di Rinascimento Nazionale agirebbe oggi spinto unicamente dal puro e cieco rancore personale verso chi lo ha escluso dai tavoli decisionali. «Ogni singola volta che il Generale apre bocca e dice qualsiasi cosa che vada minimamente in senso opposto e contrario al suo pensiero», rincara duramente la dose Laboccetta, «Sforzini sente immediatamente e compulsivamente l’urgente bisogno fisiologico di marcare pubblicamente il proprio territorio sui giornali, quasi come un riflesso condizionato. Sente il bisogno disperato di far sapere a tutto il mondo che lui non la pensa assolutamente e affatto come Vannacci, che non l’ha mai pensata così in tutta la sua vita e che mai e poi mai la penserà allo stesso modo. Si tratta di un atteggiamento infantile. Avere una diversità di vedute politiche è una cosa sacrosanta, più che legittima in democrazia, ci mancherebbe altro. Ma questo suo continuo abbaiare alla luna ha un sapore diverso».

La difesa del Generale Vannacci: “Nessuna riserva indiana per le minoranze”

Archiviata la stoccata velenosa sulle passate espulsioni e sui traumi psicologici da abbandono politico, Laboccetta entra finalmente e corposamente nel vivo dell’acceso e delicato dibattito squisitamente legislativo e parlamentare, difendendo a spada tratta, con foga e a viso aperto la contestatissima logica istituzionale che ha recentemente spinto l’eurodeputato Vannacci a dichiarare apertamente il proprio sonoro voto contrario al discusso e divisivo disegno di legge mirato e costruito specificamente per il contrasto dell’antisemitismo in Italia.
«Io onestamente, a totale, netta e siderale differenza del signor Sforzini, non mi scandalizzo affatto, non mi straccio le vesti in pubblico né mi preoccupo con un tale e ingiustificato ed eccessivo allarmismo sociologico se il Generale Vannacci ritiene opportunamente e legittimamente di non votare a favore della legge speciale sull’antisemitismo», chiarisce categoricamente il difensore. «La motivazione addotta e presentata da Vannacci è sostenuta e cementata da una logica formale e da un metodo giuridico assolutamente e cristallinamente lineare, che è esattamente quella sacrosanta e costituzionale di non fare e non creare mai di tutte le diversità sociali e culturali delle anacronistiche e protezionistiche ‘riserve indiane’ legali, ovvero delle categorie speciali super-protette dallo Stato. Questo suo chiaro e inequivocabile rifiuto di creare per legge delle nuove corsie preferenziali giuridiche non significa assolutamente, in nessun modo e per nessun motivo voler cinicamente cancellare, negare o riscrivere revisionisticamente la tragica storia umana, né tantomeno significa essere celatamente o palesemente e vergognosamente antisemiti. Significa semplicemente ed esclusivamente pretendere e riaffermare con forza che, in uno Stato di Diritto moderno e laico, la legge debba necessariamente e ciecamente essere davvero e sempre uguale per tutti gli individui, senza inutili, dannose e divisive parcellizzazioni, senza distinguo di etnia, credo religioso o razza».

Dal ddl al tema del femminicidio: la coerenza e il paradosso dell’allarmismo

Per blindare definitivamente e inoppugnabilmente la propria articolata arringa difensiva e dimostrare la totale, granitica e incontrovertibile coerenza intellettuale e legislativa del pensiero del Generale rispetto al passato, Laboccetta chiude il suo infuocato comunicato stampa tracciando e disegnando un parallelismo tematico ed etico a dir poco calzante, ma storicamente altrettanto spinoso, scomodo e altamente dibattuto nell’agone mediatico: quello riguardante l’odioso fenomeno criminale del femminicidio.
«D’altra parte, e sfido chiunque a sostenere il contrario con prove alla mano», sottolinea e ricorda puntigliosamente l’esponente politico, «una del tutto analoga e identica logica giuridica garantista, il Generale Vannacci l’ha fedelmente, coerentemente e coraggiosamente applicata in precedenza, beccandosi innumerevoli critiche, anche sull’arroventato tema nazionale del femminicidio. Per Vannacci, infatti, un femminicidio è e resta puramente, tecnicamente e penalmente un orribile omicidio aggravato. Un crimine violento che è grave, orrendo e condannabile esattamente e in egual misura quanto lo è, e lo sarà sempre, il brutale omicidio di un comune cittadino di sesso maschile. Non vi è, e non vi deve essere per legge alcuna differenza morale o giudiziaria di fronte al sangue versato. Come ho già detto e ribadito poc’anzi, in democrazia non è assolutamente né moralmente obbligatorio o richiesto che tutti noi dobbiamo pensarla esattamente e forzatamente allo stesso medesimo e noioso modo omologato sulle vicende sociali. Tuttavia», conclude e chiosa infine sarcasticamente e velenosamente Laboccetta, sferrando l’ultimo decisivo gancio polemico all’ex alleato di partito, «credo fermamente che dietro le roboanti, apocalittiche e gonfiate dichiarazioni fornite da Sforzini ai giornali si celi in realtà un allarmismo civile del tutto eccessivo, sproporzionato, ridicolo e fuori luogo, come se per lui la semplice e libera opinione di Vannacci fosse improvvisamente divenuta una minaccia letale e pericolosa per la tenuta stessa della nostra democrazia e per la pace sociale del Paese. Mi sorge quindi spontanea, naturale e lecita una banale ma ficcante domanda conclusiva: ma non sarà forse che a Sforzini brucia ancora il trauma irrisolto della sua provvidenziale espulsione?».

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Politica

La svolta verde dei trasporti che rottama i vecchi pullman inquinanti: Andrea Dara svela il maxi-piano Pnrr da 370 milioni per la Lombardia

I fondi del Pnrr rottamano le vecchie flotte inquinanti e il domani dei trasporti lombardi viaggia a emissioni zero su vetture d’avanguardia! Il deputato della Lega Andrea Dara ha ufficializzato oggi, sabato 26 settembre 2026, lo sblocco di un colossale finanziamento dello Stato da 371,5 milioni di euro per l’arrivo in Lombardia di ben 591 autobus di ultimissima generazione. Un viaggio specchio iper-emotivo e gratuito nella logistica del MIT guidato da Matteo Salvini, che mette a terra un piano strategico per 11 città (tra cui Milano, Cremona, Bergamo e Pavia) per rivoluzionare il benessere quotidiano di studenti under 30 e lavoratori pendolari. Un comfort funzionale perfetto integrato in un maxi-bando nazionale da 2 miliardi di euro per sconfiggere l’isolamento da smartphone: scoprite la mappa dei bus nel nostro articolo! 👇

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On. Andrea Dara

Milano – Un’imponente ondata di ammodernamento tecnologico, transizione ecologica e rigore ingegneristico si appresta a rivoluzionare i flussi della mobilità urbana della regione, trasformando le strade e le corsie preferenziali in un’autentica officina di sostenibilità, risorsa terapeutica e sicurezza civile per tutta la cittadinanza. Il trasporto pubblico locale, quando sa spogliarsi dei vecchi e polverosi cliché dei mezzi obsoleti e inquinanti di plastica, si riscopre l’unico vero specchio trasparente capace di rispondere con onestà alle richieste dei rioni, offrendo alle famiglie e ai lavoratori un’oasi di comfort funzionale perfetto e di mobilità pulita, lontana dall’asfissia del traffico metropolitano. Oggi, sabato 26 settembre 2026, i monitor della contabilità statale hanno registrato lo sblocco di un imponente capitolo di spesa macroeconomica: grazie ai fondi europei del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) sono in arrivo sul territorio lombardo ben 591 autobus di ultimissima generazione per un investimento record da 371,5 milioni di euro.

I dati della rivoluzione meccatronica sulle strade lombarde sono stati ufficializzati con spavaldo orgoglio e ferma determinazione politica dal deputato mantovano della Lega, Andrea Dara. La cabina di regia del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), guidata dal vicepremier Matteo Salvini, ha pianificato un ruolino di marcia millimetrico che distribuirà le risorse e i contratti di acquisto in totale trasparenza tra le undici province strategiche dello Stato rionale: il piano di rinnovo del parco mezzi bacerà infatti capillarmente i quartieri di Milano, Cremona, Bergamo, Monza, Pavia, Como, Lodi, Brescia, Varese, Mantova e Lecco, azzerando le distanze burocratiche e scacciando il torpore delle vecchie carrozze termiche, taccuino alla mano e passioni calde.

Il rinnovo del parco mezzi contro il logorio quotidiano: la saggistica del pendolarismo sano

L’ordito del programma pluriennale del MIT si configura come uno scudo impenetrabile e un programma di prossimità interamente finalizzato a potenziare l’efficienza dei servizi per i passeggeri del trasporto di strada, un comfort logistico che impatta direttamente sulla vita quotidiana di chi sale su un pullman per recarsi in fabbrica, in ufficio o nei laboratori dei licei. Sostituire i vecchi automezzi con vetture a propulsione elettrica, a idrogeno o a metano biologico costituisce il requisito irrinunciabile per tutelare il benessere collettivo e la salubrità dell’aria all’interno delle smart land della pianura padana. Si combattono così in modo flessibile la povertà infrastrutturale rionale e il logorio delle nevrosi generate dall’asfissia dei trasporti insufficienti, riducendo l’isolamento dei rioni periferici delle province.

I dati della mobilità complessiva parlano chiaro e non lasciano spazio a dubbi: l’intervento lombardo si inserisce con merito all’interno di una monumentale operazione di squadra eccezionale e priva di filtri protettivi che abbraccia l’intera penisola. Il bando nazionale elargito dal dicastero di Porta Pia mette a terra un portfolio macroeconomico da ben 2,09 miliardi di euro complessivi, finalizzato allo sblocco immediato di 3.238 nuovi autobus destinati a rifornire le scuderie di 55 città italiane. Un programma strategico nato per valorizzare il merito delle aziende di trasporto locali e limitare l’esodo degli utenti verso l’uso selvaggio dei mezzi privati, sintonizzando le scadenze dello sviluppo urbano sui massimi Criteri europei di vivibilità, senza cedere a moralismi o paternalismi di facciata.

Il lavoro del MIT per le smart land: info e scadenze dei futuri contratti stradali

La segreteria dell’ufficio stampa della Lega a Montecitorio comunica che i verbali di assegnazione dei finanziamenti comunitari sono stati sigillati per consentire alle municipalizzate regionali l’immediata attivazione dei bandi di gara d’avanguardia per le forniture. L’opera del dicastero dei Trasporti dimostra con i fatti come le risorse economiche del Pnrr possano essere convertite in interventi concreti, privi di lacci burocratici, capaci di creare nuovi posti di lavoro stabili tra i conducenti e i tecnici delle officine della penisola e di restituire risposte flessibili alle richieste delle province che ogni giorno si muovono e producono.

I motori dell’amministrazione sono caldi e i canali della stampa sintonizzati sulle future scadenze dei cantieri delle autostazioni. Questo fine settimana spegnete gli smartphone, lasciate a casa il grigiore del materialismo quotidiano e prestate attenzione ai nuovi autobus che iniziano a circolare nei rioni della vostra città: scoprirete che finché lo Stato saprà investire sul benessere dei propri cittadini e sulla salubrità delle proprie strade, il domani della Lombardia sarà per sempre un posto libero, protetto, fiero e profondamente umano. Il viaggio verso la nuova mobilità sostenibile è cominciato dal Nord, ed è un cammino di futuro che aspetta solo di essere vissuto.

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Politica

Fronte fascista e chat shock, Sforzini lancia l’allarme: “Stiamo scherzando col fuoco”

La scoperta di una chat degli orrori piena di apologia nazista, inneggiamenti a Hitler, antisemitismo ed esaltazione delle stragi, frequentata assiduamente da 14 giovanissimi minorenni italiani indagati per eversione neonazista, squarcia drammaticamente la politica nazionale. A lanciare l’allarme rosso e una vera e propria chiamata al fronte costituzionale ci ha pensato Luca Sforzini, intellettuale e presidente di Rinascimento Nazionale: “Quando questi raccapriccianti simboli, questo antisemitismo cieco e le nostalgie dei totalitarismi vengono sdoganati e colpevolmente minimizzati dalla società civile definendoli semplice folklore o provocazione politica, si abbassano letali barriere immunitarie. Stiamo letteralmente scherzando col fuoco. Quando il veleno neonazista infetta e arriva alle giovani menti dei nostri ragazzi, significa che gli adulti hanno atteso troppo”. Nel suo accorato appello pubblico dal Piemonte, Sforzini lancia una pesantissima e chiara e inequivocabile sfida all’anima della destra di governo: “Una destra davvero e fieramente costituzionale deve tracciare un muro senza il minimo spazio o calcolo di ambiguità, bisogna fare un asse comune escludendo categoricamente dalla vita civile chi mantiene doppiezze su questi temi minacciando così la tenuta democratica della Nazione intera”. Leggi l’urlo e la presa di posizione durissima contro il razzismo👇

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Sforzini

Castellar Ponzano (Alessandria) – Mentre i salotti televisivi, le alte sfere dirigenziali e i corridoi del potere della politica romana continuano incessantemente e fastidiosamente a litigare, scontrarsi e speculare in maniera astratta e filosofica su riforme e definizioni legislative, la drammatica, cupa e violenta realtà della cronaca nera irrompe brutalmente e prepotentemente nel dibattito pubblico, squarciando un velo di omertà e di sottovalutazione sociale spaventoso. Nelle scorse e frenetiche ore, le agenzie di stampa nazionali hanno infatti battuto una notizia a dir poco agghiacciante: una vasta operazione di polizia ha portato alla perquisizione domiciliare di ben quattordici minorenni italiani, tutti gravemente e formalmente indagati e pesantemente coinvolti all’interno di una complessa e delicatissima inchiesta giudiziaria incentrata sull’attività sovversiva di inquietanti ambienti eversivi di chiara e inequivocabile matrice neonazista e suprematista. Di fronte all’emersione di questo torbido, putrido e pericoloso calderone di odio giovanile in rete, la reazione del mondo della cultura e della politica non si è fatta fortunatamente e doverosamente attendere. A sollevare immediatamente un argomentato, pesantissimo e durissimo scudo morale, istituzionale e civile è stato Luca Sforzini, intellettuale e presidente in carica del Centro Studi Rinascimento Nazionale. Dal suo quartier generale piemontese, il noto pensatore ha diffuso in data odierna una nota stampa dai toni apocalittici ma lucidissimi, lanciando un disperato e accorato appello a tutte le forze sane, moderate e democratiche della Nazione affinché non si volti più il viso dall’altra parte derubricando questi fenomeni eversivi a semplici bravate adolescenziali, ma si prenda finalmente e civilmente atto della mastodontica minaccia eversiva che sta infettando silenziosamente il Paese e le sue nuove generazioni.

Quattordici minorenni indagati: il letale veleno neonazista corre nelle chat

Lo scenario dipinto e tratteggiato in maniera minuziosa e inquietante dai fascicoli investigativi aperti dalla Procura dei minori e dagli uomini della Digos ha contorni letteralmente foschi, angoscianti e cinematografici, che stridono spaventosamente e irrimediabilmente con la giovanissima, innocente e immatura età anagrafica dei tantissimi ragazzi inquisiti e perquisiti all’alba nelle loro camerette.
«Quattordici ragazzini, quattordici giovanissimi minorenni italiani si ritrovano oggi tragicamente e penalmente coinvolti, indagati e travolti nelle recenti perquisizioni giudiziarie disposte dalla magistratura inquirente nell’ambito di un’indagine inquietante su pericolosi e violenti ambienti neonazisti e suprematisti», esordisce con estremo sdegno e palese e viscerale orrore Luca Sforzini, leggendo e commentando i primi e scarni resoconti trapelati dai freddi verbali degli investigatori. «Questi ragazzini comunicavano costantemente e fanaticamente attraverso delle chiuse, criptate e settarie chat digitali e gruppi social privati all’interno delle quali circolavano, in maniera ossessiva e quotidiana, messaggi traboccanti del più bieco e puro antisemitismo, raccapriccianti, orrendi e inaccettabili tesi a favore del negazionismo e del revisionismo storico della Shoah, e finanche un fanatico, ritualistico e cieco culto personale rivolto all’ingombrante figura del dittatore Adolf Hitler e delle feroci milizie sanguinarie delle SS. Ad aggravare il tutto, non mancava la costante e psicotica esaltazione feticistica della violenza stragista e persino preoccupanti e cupi riferimenti organizzativi all’agghiacciante e reale possibilità di compiere degli attentati fisici e armati mirati. Certo, legalmente sono solo dei ragazzi poco più che bambini, ma noi adulti e legislatori non possiamo, e soprattutto non dobbiamo, assolutamente ignorare o provare a minimizzare vigliaccamente la reale portata e l’immensa gravità del pericolo democratico che stiamo correndo. Stiamo letteralmente e colpevolmente scherzando con il fuoco vivo».

“L’antisemitismo non è folklore”: l’attacco frontale alle nostalgie tollerate

L’allarme civile lanciato a reti unificate dal fondatore del Centro Studi piemontese non si limita però all’amara constatazione del degrado etico e morale di una singola o sfortunata generazione di adolescenti adescati in rete, ma individua chirurgicamente, storicamente e politicamente le precise e imperdonabili responsabilità morali degli adulti e, in particolare, di un certo mondo mediatico compiacente.
Il dito accusatore di Sforzini è puntato, duramente, implacabilmente e senza alcuno sconto, contro quella perniciosa, strisciante, trasversale e purtroppo popolarissima e tollerata malsana tendenza a banalizzare le derive razziste in nome di una presunta e finta “libertà di scherno”. «Quando dei simboli funesti, delle note e tragiche parole d’ordine sanguinarie e delle pericolosissime e inaccettabili nostalgie organizzate del regime nazifascista vengono costantemente, sistematicamente e colpevolmente derubricate e rimpicciolite dalla società civile a semplice e pittoresco ‘folklore’ da stadio, a banale provocazione mediatica da talk show, a stupida e infantile goliardia goliardica da bar o a un’innocua e giustificabile radicalità politica giovanile extraparlamentare, si contribuisce direttamente, fattivamente e irrimediabilmente ad abbassare progressivamente e inesorabilmente una fondamentale e invalicabile barriera culturale e immunitaria, che invece in questo Paese dovrebbe restare altissima e insormontabile per chiunque», tuona in maniera furente e accorata il presidente. «Dobbiamo capire, imprimendocelo a fuoco nella mente e nei libri di scuola, un concetto base: l’antisemitismo strisciante non è e non sarà mai una forma di folklore cittadino. Il nazismo assassino non è folklore, non è uno scherzo goliardico. Il razzismo ideologico non è affatto folklore da tollerare con un sorriso indulgente. E la violenza politica programmata e propagandata in rete non è, e non può mai essere, considerata o giustificata come folklore. Mai».

La sfida alla destra di governo: tracciare un netto confine coi totalitarismi

Consapevole del delicatissimo momento storico che sta attraversando l’intera impalcatura partitica e repubblicana in queste infuocate e tesissime settimane (tra piazze di estrema destra che urlano, richieste revisionistiche di abolire le leggi antifasciste e polemiche in Senato sui voti al ddl contro le discriminazioni religiose), Sforzini lancia anche un pesantissimo e mirato salvagente e monito ai palazzi del potere.
«In questo mio amaro e doloroso sfogo pubblico non si tratta assolutamente o banalmente di voler per forza criminalizzare, stigmatizzare o etichettare scorrettamente un’intera e legittima area politica conservatrice, né tantomeno si tratta di voler goffamente attribuire colpe morali o responsabilità oggettive a chi onestamente non ne ha affatto», chiarisce sapientemente e strategicamente l’intellettuale, rivolgendosi indirettamente ma esplicitamente proprio all’anima più matura del governo e della maggioranza partitica in Parlamento. «Si tratta esattamente e precisamente dell’esatto contrario istituzionale: noi tutti abbiamo oggi il preciso e urgente dovere civico di impedire e bloccare sul nascere il fatto che la legittima e democratica destra italiana venga confusa, mischiata, inquinata o tristemente associata a dei fenomeni eversivi che appartengono inevitabilmente alla spazzatura della storia del totalitarismo novecentesco, del razzismo e dell’antisemitismo criminale. Una destra europea che voglia davvero e sinceramente definirsi moderna, credibile e fieramente costituzionale deve assolutamente, oggi più che mai, avere la forza politica e il coraggio elettorale di tracciare pubblicamente questo muro e questo confine insormontabile di decenza democratica in maniera chiara, perentoria e senza la minima, colpevole o opportunistica ombra di ambiguità».

L’appello di Rinascimento Nazionale: “Costituzione e Cristianesimo contro l’odio”

La chiusura della nota stampa, diramata all’ombra delle mura dello storico Castello Sforzini di Castellar Ponzano in provincia di Alessandria, assume e si eleva ai contorni drammatici, spirituali e quasi profetici di una vera e propria e formale chiamata alle armi civili in difesa della democrazia.
«Quando questo letale e schifoso veleno dell’odio eversivo arriva persino a contagiare le menti plasmabili dei nostri ragazzi e dei nostri figli, allora significa inesorabilmente e inequivocabilmente che abbiamo tutti noi già aspettato decisamente troppo tempo per reagire», prosegue incalzando duramente e amaramente il presidente Sforzini. «Chi, nel mondo dei grandi e della politica adulta, continua stoltamente, biecamente e opportunisticamente a giocare a dadi con certe oscure nostalgie dittatoriali e razziste, dovrebbe capire in fretta che le parole, i simboli e i falsi miti politici sdoganati con facilità possono avere delle conseguenze nefaste e molto concrete sulle azioni dei più deboli. È ora di smettere questo gioco al massacro intellettuale. Lancio dunque un accorato, solenne e formale appello a tutte le innumerevoli forze politiche, civili e partitiche che si riconoscono sinceramente nel sacro perimetro della nostra Costituzione repubblicana, nel senso basico di umanità e nel limite umano che per primo l’alto Cristianesimo (quello vero e universale, a cui invece alcuni esponenti oltranzisti si appellano troppo spesso in maniera falsa, subdola, elettorale e prettamente strumentale) pone eticamente e duramente all’odio, alla violenza cieca e al rigetto o rifiuto del nostro prossimo. Bisogna fare immediatamente un compatto e solido fronte comune in Aula e nel Paese, andando a escludere categoricamente e politicamente dai tavoli tutti coloro che conservano, coccolano o sfruttano volutamente ambiguità e doppiezze verbali su questi delicatissimi temi che, nei fatti, minacciano letalmente la tenuta democratica e pacifica della nostra Nazione. Questo è a tutti gli effetti un gravissimo attacco eversivo ai gangli dello Stato. Dobbiamo reagire ora, prima che sia troppo tardi».

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Politica

Futuro Nazionale alla Festa del Sole: l’asse con l’estrema destra accende la polemica

Svolta radicale e infuocata per il movimento “Futuro Nazionale”, che rompe gli indugi e si lancia in un asse politico clamoroso con l’estrema destra milanese. Gli esponenti del movimento legato a Vannacci si sono presentati orgogliosamente come ospiti ufficiali alla “Festa del Sole” organizzata a Gaggiano dal controverso circolo “Lealtà Azione” (spesso accusato da ANPI e sinistra di simpatie neonaziste), kermesse che ha visto sfilare figure del calibro di Pietro Macconi, l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno e la deputata Laura Ravetto. A chiarire la linea durissima del gruppo ci ha pensato Renato Maturo, dirigente di spicco di Futuro Nazionale in Lombardia: “La nostra partecipazione certifica che ce ne strafreghiamo dell’antifascismo, siamo qui contro ogni censura. Noi siamo categoricamente per l’abolizione definitiva delle vetuste norme costituzionali come la Legge Scelba e la Legge Mancino”. Leggi le dichiarazioni esplosive e l’apertura al mondo della destra radicale👇

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Festa del Sole

Milano – Il torrido e tesissimo autunno politico e ideologico che sta infiammando l’intero hinterland lombardo si arricchisce oggi, improvvisamente e prepotentemente, di un nuovo, clamoroso e incandescente capitolo, destinato inevitabilmente a far tremare le fondamenta istituzionali e a scatenare feroci e infuocate reazioni a catena all’interno dei palazzi del potere. Dopo le vibranti polemiche per le piazze infuocate e le rimescolanze politiche, il movimento Futuro Nazionale (la nota creatura civica sorta sull’onda dell’entusiasmo per il Generale Vannacci) getta ufficialmente e deliberatamente la maschera della moderazione, decidendo di non arretrare di un solo millimetro davanti alle furiose critiche piovute da sinistra. Al contrario, il gruppo politico ha scelto la via dello scontro frontale e della provocazione ideologica aperta. Secondo le ultime, scottanti e inequivocabili note diramate e filtrate dagli ambienti politici lombardi, infatti, Futuro Nazionale avrebbe candidamente e sfacciatamente dichiarato di “strafregarsene dell’antifascismo”, rivendicando con estremo e malcelato orgoglio il proprio sacrosanto diritto politico a dialogare politicamente, apertamente e senza alcun tipo di veto morale o filtro istituzionale con qualsiasi fazione in campo. Un dialogo a trecentosessanta gradi che ha finito inevitabilmente per includere e abbracciare con calore persino i vertici di Lealtà Azione, il noto e radicato movimento metropolitano di estrema destra, ripetutamente, storicamente e duramente accusato in passato dai partiti di sinistra e dall’ANPI di celare, neanche troppo velatamente, esplicite e pericolose simpatie di matrice dichiaratamente neonazista. Un asse politico, logistico e ideale che si è appena materializzato e cementato pubblicamente alle porte di Milano, sancendo di fatto l’inizio di una potenziale e controversa alleanza elettorale e culturale.

Il dialogo con Lealtà Azione: Alemanno e Ravetto ospiti alla kermesse

Il palcoscenico e il teatro fisico prescelto per suggellare in favore di telecamere questo discusso, rumoroso e controverso abbraccio politico tra anime nere e grigie della destra è la celebre e chiacchierata “Festa del Sole”.
Questa grande e partecipata kermesse ideologica e militante, organizzata annualmente nel perimetro del comune di Gaggiano (nell’immediato e popoloso hinterland sud-ovest della Città Metropolitana di Milano), si è improvvisamente trasformata nel baricentro e nel crocevia assoluto della destra radicale italiana e delle figure istituzionali più in vista e in cerca di riposizionamento elettorale. Il parterre degli ospiti ufficiali chiamati a intervenire e a stringere le mani ai militanti è infatti di primissimo e pesantissimo livello politico. Già nella giornata di ieri, a calcare con passo deciso il palco della manifestazione e a infiammare la platea ci ha pensato Pietro Macconi, influente consigliere regionale e potente vice coordinatore per la Lombardia. Nella caldissima giornata odierna, invece, le luci dei riflettori sono state tutte puntate sul grande e inaspettato ritorno mediatico di Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma e figura storica della destra sociale italiana. Ma la passerella politica non si ferma certo qui: l’agenda prevede che, per la decisiva e affollata giornata di domani, sia atteso l’intervento in grande stile della nota e telegenica deputata nazionale Laura Ravetto. Questa incredibile sfilata ininterrotta di volti noti, politici eletti nelle istituzioni repubblicane ed ex ministri all’interno di una festa organizzata dai militanti di Lealtà Azione dimostra inequivocabilmente, in maniera plastica e lampante, l’esistenza di un cordone ombelicale mai del tutto reciso e una fluidità di contatti e di scambio di favori che la galassia di Futuro Nazionale è evidentemente prontissima a cavalcare, ignorando categoricamente e sdegnosamente gli accorati allarmi democratici innalzati a più riprese dalla stampa mainstream e dalle associazioni partigiane del territorio lombardo.

Le parole di Renato Maturo: “Abolire subito le leggi Scelba e Mancino”

A cristallizzare, rivendicare e giustificare filosoficamente e ideologicamente la pesante scelta di campo operata dal neonato movimento vannacciano ci ha pensato direttamente una delle sue figure di primissimo piano.
L’avvocato Renato Maturo, esponente di primissimo e indiscusso rilievo di Futuro Nazionale in tutto il territorio della Lombardia (con alle spalle una lunghissima, strutturata e fiera militanza politica giovanile costruita organicamente all’interno dell’allora partito di Alleanza Nazionale), era presente in prima fila alla festa di Gaggiano e ha rilasciato delle dichiarazioni che hanno immediatamente innalzato un vero e proprio muro contro muro con le istituzioni. «La nostra pacifica, voluta e ufficiale partecipazione di partito a questa splendida Festa del Sole di Gaggiano rappresenta e costituisce un chiarissimo, inequivocabile e forte segnale politico lanciato al Paese», ha attaccato a spron battuto e senza alcun timore riverenziale l’avvocato Maturo ai microfoni. «È una palese e coraggiosa presa di posizione a totale difesa delle inviolabili libertà di pensiero, di opinione e di espressione di ogni singolo cittadino, lottando aspramente e quotidianamente contro ogni bieco, viscido e pretestuoso tipo di censura intellettuale, politica o giornalistica imposta dall’alto». Ma l’arringa politica di Maturo non si è limitata ai classici e retorici appelli alla libertà d’opinione, spingendosi coraggiosamente ben oltre e puntando mirino e baionette direttamente contro l’architrave giuridica dell’antifascismo statale italiano, ovvero le note norme penali in vigore. «Futuro Nazionale è politicamente, orgogliosamente e programmaticamente a favore della totale abolizione di tutte quelle vetuste, superate e anacronistiche norme transitorie inserite nella nostra Costituzione. Chiediamo a gran voce e formalmente la repentina cancellazione dai codici della Legge Scelba e della Legge Mancino, che reputiamo strumenti vecchi, liberticidi e superati dalla storia contemporanea», ha tuonato con foga dal palco l’esponente lombardo, scatenando gli applausi della folla di militanti.

Il ddl sull’antisemitismo: il fronte del “no” in nome della libertà assoluta

Il violento e premeditato siluro lanciato in picchiata da Renato Maturo contro le due storiche e fondamentali leggi fondanti della Repubblica Italiana (nate nel dopoguerra specificamente, tecnicamente e penalmente per contrastare la ricostituzione del partito fascista, reprimere i pericolosissimi fenomeni di odio razziale e arginare la violenza etnica o religiosa sul suolo nazionale) conferma apertamente e definitivamente la ferrea e radicale linea dura intrapresa dal partito.
Una linea programmatica che, in maniera del tutto coerente e granitica, si sposa e si salda perfettamente anche con il recente, infuocatissimo e discusso scontro parlamentare romano andato in onda nelle ultime frenetiche ore e legato al varo di nuove normative di contrasto. «Per tutti gli esatti, sacrosanti e medesimi motivi di rispetto della libertà d’espressione che ho appena faticosamente elencato», ha infatti rabbiosamente concluso l’avvocato e dirigente regionale milanese a margine dell’incontro di Lealtà Azione, ricollegandosi magicamente al dibattito nazionale in corso e zittendo le critiche piovute da ex alleati, «noi ribadiamo con forza e perentoriamente che non voteremo e non sosterremo mai e poi mai, in nessuna aula parlamentare, l’assurda, pretestuosa e politicamente pericolosa e scivolosa proposta di legge governativa che si autodefinisce ‘sull’antisemitismo’». La serrata dei ranghi di Futuro Nazionale è dunque totale, completa e militarizzata. Il movimento rifiuta categoricamente l’imposizione di nuovi “reati d’opinione”, chiude definitivamente la porta in faccia alle associazioni partigiane o a chiunque si erga a giudice morale della storia del Novecento e, soprattutto, lancia oggi un esplicito e potentissimo segnale di alleanza attrattiva e di richiamo indiscusso verso tutti quegli innumerevoli e sommersi mondi dell’estrema destra radicale italiana che si sentono oramai politicamente e mediaticamente orfani, snobbati, epurati e non più rappresentati dai classici, ingessati e moderati partiti conservatori di maggioranza attualmente seduti comodamente al governo del Paese.

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