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Sport

Gian Luca Coniglio vince l’Ultra del Turchino 50 km 2026 in 3h47’28”

Domenica, 26 luglio 2026 ore 00.01 è partita l’ottava edizione dell’Ultra del Turchino, organizzata da Impossible Target ASD.Km 50 con circa 1.280 metri di dislivello positivo da Ovada (AL) a Genova Voltri attraversando il Passo del Turchino.

Il vincitore è stato Gian Luca Coniglio in 3h47’28”, precedendo Christian Marzola 3h50’18” e Claudio Stefanini 3h53’44”. Tra le donne ha vinto Francesca Corno 4h46’26”, precedendo Francesca Di Modugno 4h50’16” e Paola Bottanelli 4h55’05”.

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Gian Luca Coniglio

Redazione-  Domenica, 26 luglio 2026 ore 00.01 è partita l’ottava edizione dell’Ultra del Turchino, organizzata da Impossible Target ASD.Km 50 con circa 1.280 metri di dislivello positivo da Ovada (AL) a Genova Voltri attraversando il Passo del Turchino.

Il vincitore è stato Gian Luca Coniglio in 3h47’28”, precedendo Christian Marzola 3h50’18” e Claudio Stefanini 3h53’44”. Tra le donne ha vinto Francesca Corno 4h46’26”, precedendo Francesca Di Modugno 4h50’16” e Paola Bottanelli 4h55’05”.

Di seguito approfondiamo la conoscenza di Gian Luca Coniglio (ASD Boves Run) attraverso risposte ad alcune mie domande.

Complimenti per la vittoria all’Ultra Turchino, cosa significa per te?

Per me era la terza partecipazione a questa gara, che amo particolarmente. L’avevo già vinta nel 2024 e quest’anno, nel 2026; mentre lo scorso anno ero arrivato secondo. È una corsa davvero speciale: si parte e si corre nella notte lungo un percorso di 50 km, molto duro e con un dislivello importante di circa 1.200 metri.

 

Davvero una conferma per Gianluca, tre partecipazioni con 2 vittorie e 1 secondo posto. Significa che è un forte ultramaratoneta, conosce bene il percorso e predilige le ore notturne.

Ti aspettavi di vincerla?

Se mi aspettavo di vincere? L’obiettivo minimo era sicuramente il podio, volevo portare a casa un gran risultato. La mia arma vincente è stata la gestione: ho corso senza mai andare fuori giri, senza strafare né in salita né in discesa.

Qual è stata la parte più difficile?

La parte più difficile è stata intorno a metà percorso, quando si è abbattuto un diluvio pazzesco. C’era acqua ovunque, sembrava letteralmente di correre in una piscina.

 

Tutto può succedere in gare di ultramaratona, soprattutto della durata di più ore. Bisogna saper gestire ogni situazione, dalla fame alla sete, al clima avverso con l’obiettivo di arrivare fino in fondo e possibilmente di arrivare a podio o vincere.

Hai temuto qualche atleta?

Per quanto riguarda gli avversari, quando sei sulla linea di partenza e guardi gli altri negli occhi, sai che sono tutti competitivi. Io ho provato subito a dettare il mio ritmo e, a parte i primi 5 km, ho corso quasi tutta la gara da solo. Un plauso va al ragazzo arrivato secondo, un grande atleta che lo scorso anno era giunto terzo dietro di me. Quest’anno mancava Nicola Picardo — con cui ci siamo scambiati il primo e secondo posto nelle ultime due edizioni — sarebbe stata una bellissima battaglia.

Il 26 luglio 2025 Gian Luca si è classificato 2° all’Ultra del Turchino in 3h48’30”, preceduto da Nicola Picardo 3h38’00”, a completare il podio maschile Christian Marzola 3h49’01”. Tra le donne ha vinto Francesca Ferraro 4h11’00”, precedendo Elehanna Silvani 4h32’00” e Monica Francesca d’Urso 4h40’00”.

Cosa dicono familiari e amici di questa vittoria?

I miei familiari sono felicissimi e mi riempiono di complimenti.

Cosa hai scoperto di te stesso in questa gara?

Da questa gara confermo a me stesso che con il giusto allenamento posso dare davvero tanto nelle ultramaratone. Negli ultimi 3-4 anni ho scoperto di essere molto più portato e competitivo sulle distanze lunghe rispetto alle gare brevi.

Alimentazione prima, durante, dopo questa gara?

L’alimentazione è un altro aspetto fondamentale per gestire al meglio queste distanze. Ho sempre affrontato una 50 km proprio come se fosse una maratona: alla fine sono soltanto 8 chilometri in più, mentre una 100 km richiede un approccio leggermente diverso. In gara, sia sulla maratona che sulla 50 km, prendo semplicemente un gel ogni 7-8 km e solo acqua ai ristori. Nella settimana che precede la corsa faccio il mio solito carico di carboidrati, mantenendo la dieta molto semplice senza fare cose strane. Esperimenti dell’ultimo minuto rischiano solo di comprometterti la gara.

 

L’esperienza aiuta a far meglio la prossima volta, aiuta a incrementare consapevolezza nelle proprie possibilità e capacità.

Un messaggio per avvicinare le persone alle ultramaratone?

A chi vuole avvicinarsi alle ultramaratone consiglio di fare le cose per gradi: partire dalle gare corte e allungare la distanza piano piano. Per affrontare una 50 km, o addirittura una 100 km, è fondamentale aver già corso delle maratone.

 

Nell’endurance, nelle ultramaratone una caratteristica fondamentale è la pazienza, insieme alla gradualità, arrivare piano piano dove si vuole, con consapevolezza, fiducia e resilienza.

Cosa c’è dietro una vittoria?

Dietro una vittoria c’è tantissimo lavoro e grandi sacrifici. Non si può pensare di essere competitivi senza allenamenti duri, macinando tanti chilometri a qualsiasi ora della giornata e seguendo un programma molto intenso.

 

Per puntare al successo bisogna essere focalizzati, avere elevata passione, lavorare duramente e saper sacrificare qualcos’altro fino al raggiungimento dell’obiettivo prefissato, poi un po’ ci si può rilassare in attesa di un nuovo obiettivo da volersi impegnare.

Come hai vissuto il pre-gara, la gara e il post gara?

Il pre-gara l’ho vissuto insieme a due miei amici che debuttavano per la prima volta in una ultramaratona. Volevano capire in prima persona cosa si prova a spingersi oltre la maratona e vivere l’esperienza di queste gare Ultra.

 

Trattasi di esperienze molto intense da voler e poter fare con adeguato allenamento e mettendosi in gioco senza stress.

A chi la dedichi?

Questa vittoria la dedico in primis a me stesso, per tutti i sacrifici fatti, ma un grazie enorme va anche ai miei compagni di squadra e amici. Correre da solo per 5 volte a settimana mi serve per temprare la mente — perché in un’ultra sei solo con te stesso — ma condividere un paio di uscite a settimana con il gruppo è stimolante e fondamentale per non isolarsi.

 

Trattasi di gare dove bisogna fare tanti chilometri ma anche lavori di qualità e ogni tanto fa piacere condividere uscite con amici senza stress.

Prossimi obiettivi?

Ora il mio prossimo obiettivo sarà una 100 km in Spagna, dove gareggerò nella categoria Master. Inoltre, prossimamente sarò pacer nelle maratone di Venezia, Firenze e Pisa. Mettere la mia esperienza al servizio degli altri e aiutare tanti runner a conquistare il proprio personale mi dà una soddisfazione enorme. Correre per gli altri mi rende davvero orgoglioso del lavoro fatto finora.

 

Ottimo esempio per tanti, fare sport per cercare il successo ma anche permettere ad altri di raggiungere il proprio successo personale.

 

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Sport

Laura Ligia: “L’Ultramaratona del Gran Sasso ha avuto un significato profondo”

Ha incoronato ultramaratoneta il mio compagno di viaggio
Domenica 26 luglio 2026 ha avuto luogo l’Ultramaratona del Gran Sasso 50km.
Il vincitore è stato Filippo Bovanini in 3h25’39”, precedendo Pierpaolo Pio Bovenzi 3h30’55” e Matteo Zucchini 3h31’34”.
Tra le donne ha vinto Federica Moroni 4h06’50”, precedendo Denise Tappata 4h09’27” e Barbara Cimarrusti 4h25’17”.
Grandissimo protagonista della gara è stato l’ultraottantenne Adriano Leidi (Podistica Solidarietà), il meno giovane (classe 1941), che ha concluso la 50km del Gran Sasso in 7h03’38”.

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Laura Ligia

Redazione-  Domenica 26 luglio 2026 ha avuto luogo l’Ultramaratona del Gran Sasso 50km.

Il vincitore è stato Filippo Bovanini in 3h25’39”, precedendo Pierpaolo Pio Bovenzi 3h30’55” e Matteo Zucchini 3h31’34”.

Tra le donne ha vinto Federica Moroni 4h06’50”, precedendo Denise Tappata 4h09’27” e Barbara Cimarrusti 4h25’17”.

Grandissimo protagonista della gara è stato l’ultraottantenne Adriano Leidi (Podistica Solidarietà), il meno giovane (classe 1941), che ha concluso la 50km del Gran Sasso in 7h03’38”.

Tra i partecipanti anche Laura Ligia e di seguito approfondiamo la sua conoscenza.

Come ti definisci atleticamente?

Sono un’ultramaratoneta che ama lo sport e i suoi valori: disciplina, motivazione, la capacità di porsi obiettivi e la ricerca della bella competizione. Quella che non serve solo a vincere, ma che ti ispira, ti mette alla prova e ti fa scoprire capacità e competenze fondamentali, soprattutto nella vita. L’ultramaratona è per me una metafora dell’esistenza: ogni gara è un viaggio dentro sé stessi.

 

L’ultramaratona è uno sport di obiettivi e sfide da preparare e portare a termine, con fiducia, consapevolezza, resilienza, un passo alla volta, senza stress.

Complimenti per la 50km del Gran Sasso, cosa significa per te?

L’Ultramaratona del Gran Sasso ha avuto un significato profondo, quasi introspettivo. Rappresenta i movimenti della vita: scendere, salire, girare intorno senza sapere cosa apparirà dietro la curva. Un paese all’orizzonte può diventare il simbolo di un obiettivo da raggiungere. L’ombra del Gran Sasso ti protegge dal vento o dal sole caldo di fine luglio, mentre lo scollinamento, corso dopo tanta pazienza nella gestione dello sforzo, restituisce quella straordinaria sensazione di libertà. In quei momenti metti in pratica tutta l’esperienza costruita negli anni e scopri che ogni chilometro racconta qualcosa di te.

In effetti, la 50 km del Gargano è un grande viaggio attraversando montagne e paesaggi stupendi, facendo percorsi in salita e in discesa, con l’obiettivo di arrivare al traguardo.

A chi la dedichi?

Come tutte le mie gare, la dedico prima di tutto a me stessa e, di riflesso, a tutte le donne che hanno deciso di uscire da uno stato di torpore sociale in cui essere mamma e lavoratrice sembra non lasciare spazio allo sport. Per noi donne allenarsi e gareggiare richiede spesso uno sforzo organizzativo ed emotivo maggiore. Ma è proprio questa motivazione profonda che ci rende più forti e resilienti.

Dedico quindi questa gara a tutte noi, che vogliamo regalarci un’opportunità da conquistare e rivendicare. Stiamo crescendo nel panorama sportivo, anche grazie a movimenti spontanei come L’Onda Donna, protagonista della gara simbolo dell’inclusione, ‘La Miguel’. Siamo però ancora troppo poche e, soprattutto, ancora troppo poco libere di scegliere il nostro tempo per lo sport.

 

Sempre più donne praticano sport e nello sport di endurance come le ultramaratone si dimostrano fortissime, a volte superando gli uomini.

Qual è stata la parte più difficile? Hai temuto il caldo o qualcos’altro?

La parte più difficile è stata la gestione degli imprevisti, che in una 50 km sono praticamente inevitabili. Sono partita con un’infiammazione al trocantere, quindi fin dal primo chilometro il mio obiettivo era mantenere il dolore sotto controllo. Con me c’era Alessio Montenero, al suo debutto come futuro ultramaratoneta, anche lui alle prese con un problema fisico. Entrambi abbiamo cercato di non sovraccaricare le parti già infiammate e la situazione è rimasta stabile fino all’altopiano. Lì il vento ci ha messi davvero con le spalle al muro. Sembrava di correre contro una parete di gomma, mentre i dolori iniziavano a farsi sentire.

Abbiamo allora cambiato strategia: alternare camminata e corsa ad alta frequenza, alleggerendo l’impatto a terra e contrastando meglio le raffiche. È stata la scelta vincente. Superati quei dieci chilometri di vento siamo stati ripagati da una discesa meravigliosa fino al traguardo, tagliato in volata tra sorrisi ed emozioni.

Quel traguardo non rappresentava soltanto un tempo o una distanza: aveva un valore umano enorme e ha incoronato ultramaratoneta il mio compagno di viaggio.

 

Nelle ultramaratone come nella vita ci sono tanti momenti difficili da attraversare, gestire, superare, senza stress e senza fretta. E, insieme, risulta essere molto meglio nella condivisione di crisi, fatiche, arrivi. Laura e Alessio hanno concluso, insieme, la 50 km del Gran Sasso in 6h32’59”.

Cosa hai scoperto di te stessa in questi 50km?

Ogni gara mi insegna a vivere pienamente il momento. Ogni volta scopro qualcosa di nuovo su me stessa e sulla bellezza dell’istante che sto attraversando.

Prossimi obiettivi? Sogni realizzati, da realizzare, incompiuti?

Ho deciso di alzare ancora l’asticella e mettere alla prova la mia capacità di interpretare e gestire gare sempre più lunghe e impegnative. Il prossimo grande appuntamento sarà la 100 km del Vulcano, il 5 settembre 2026, dopo aver concluso la 100 km di Asolo nel 2025. Sarà un privilegio correre con l’Etna come protagonista, un altro immenso colosso della nostra straordinaria Italia.

 

Domenica 6 settembre 2026 ore 00.00 avrà luogo a Bronte (CT) l’11^ Etna Extreme – 100 km del Vulcano (D+ 2.450 m), organizzata dall’ASD Ecotrail Sicilia.

Il 5 luglio 2025 Laura ha corso la 13^ Asolo 100 km, corsa su strada, in 16h25’. Il vincitore fu Francesco Perini 8h09’39”, precedendo Marco Visintini 8h50’35” e Nathan Koziol (FRA) 9h29’27”.  Tra le donne vinse Antonella Ciaramella 9h42’18” precedendo Silvia Serafini 10h12’47” e Silvia Gambino 10h27’57”.

Cosa ti motiva essere Guida FISPES, Alfiera e Pacer?

Essere Guida FISPES nasce da una mia esigenza personale. Lo definisco il mio ‘sano egoismo’. Essere completamente in relazione con un atleta non vedente o ipovedente significa non gareggiare più per sé stessi, ma per un tutt’uno. L’energia diventa circolare, così come la concentrazione e la forza. Si diventa una combinazione di resistenza, fiducia e collaborazione. La stessa sensazione la vivo quando partecipo con la Fondazione Carol SOD Italia come alfiera: tirare, spingere o bilanciare la joëlette crea una straordinaria sinergia con il capitano che accompagni fino al traguardo.

Essere Pacer, invece, significa ricevere la fiducia di chi sceglie di affidarsi a te per raggiungere il proprio obiettivo. Mi piace pensare al pacer come a una nave che trasporta persone diverse verso lo stesso porto. Nessuno può rimanere indietro, perché ogni persona è importante e ha riposto in te la propria fiducia.

 

Sono tante le modalità di fare sport, per benessere, per performance, per se stessi, per gli altri.

Cosa dicono di te i tuoi figli? Ti considerano un esempio da imitare?

Come vivono tutto questo i tuoi figli? I miei tre figli sono inevitabilmente coinvolti nei miei impegni. Qualcuno li vive con maggiore entusiasmo, qualcuno li subisce un po’, ma alcuni sono diventati parte attiva dei miei progetti, partecipando agli allenamenti e accompagnandomi come Guida FISPES o come alfiera.

Anche quando non condividono direttamente questa passione, respirano un messaggio importante: quello dell’inclusione. Un mondo in cui non esiste chi dà e chi riceve, ma persone che si scambiano ciò che hanno, in un continuo reciproco arricchimento.

 

La pratica di uno sport è anche un’educazione alla vita per se stessi ma anche per la propria famiglia, colleghi di lavoro, amici che osservano, apprezzano, sostengono, imitano.

Cosa diresti a te stessa di 10 anni fa? Come ti vedi tra 10 anni?

Le direi che c’è ancora tantissimo da fare e da conquistare. Le ricorderei, però, che dieci anni prima aveva soltanto un piccolo progetto. Oggi quel progetto è diventato una realtà importante e sono certa che, tra altri dieci anni, sarà ancora più forte e protagonista nel mondo della corsa.

 

È importante la consapevolezza di quello che si è fatto, che si sta facendo, che si vuol fare in futuro con fiducia, impegno, resilienza.

Un messaggio ai runner che hanno perso la motivazione?

A tutti i runner che hanno perso il mordente o si sono allontanati dalla corsa per qualsiasi motivo voglio dire una cosa. Condividete il vostro vissuto sportivo. Diventate Guide FISPES, donate la vostra esperienza e le vostre capacità.

Scoprirete che aiutare qualcuno a correre può diventare la vostra rinascita sportiva. Vi cambierà profondamente. Grazie Matteo per questa opportunità. Con affetto, Laura ‘La Ligia’.

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Sport

Il treno dello sport: Presentazione di Valerio Piccioni

Ma sì, perché no, se spesso si dice che la vita è un viaggio, lo sport può essere un treno. Un treno speciale, però: sposta le sue rotaie in terre sconosciute, manda un vagone di qua e un altro di là, si ferma e sembra che sia tutto buio, poi accelera e spunta il sole, oppure il sole può pure spuntare andando più piano… Matteo Simone ci porta in giro per chilometri, stati d’animo, imprese nel palcoscenico di riferimento del suo racconto, l’Ultramaratona.

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Valerio Piccione

Redazione-  Ma sì, perché no, se spesso si dice che la vita è un viaggio, lo sport può essere un treno. Un treno speciale, però: sposta le sue rotaie in terre sconosciute, manda un vagone di qua e un altro di là, si ferma e sembra che sia tutto buio, poi accelera e spunta il sole, oppure il sole può pure spuntare andando più piano… Matteo Simone ci porta in giro per chilometri, stati d’animo, imprese nel palcoscenico di riferimento del suo racconto, l’Ultramaratona. Andiamo sul Monte Bianco, poi ci spostiamo sul Rosa, quindi ecco la Cagliari-Sassari o il deserto del Sahara o la Transilvania. Traguardi impossibili per la maggior parte di noi, ma non importa. Perché, dice Matteo, ognuno ha il suo treno, la sua velocità, il suo modo di essere, di correre, di vivere. Lo sport e non solo. E per dirlo si fa aiutare da una fantastica galleria di testimonianze, raccolte proprio sul campo: colloqui che non sono figli di whatsapp, ma piuttosto – questa è l’idea che ci siamo fatti – del fiatone di uno sforzo appena compiuto o addirittura di un “durante” di qualche incontro ravvicinato proprio nel bel mezzo di una gara.

L’ascolto. La capacità di ascoltare. Sembra facile, non lo è. Perché nelle nostre vite fatichiamo sempre più a comunicare. Connessi sì, ma incapaci di scendere un po’ più nel profondo di una persona: la chiacchierata di una volta ha ceduto il posto a messaggi compulsivi, “sparati” ormai a qualsiasi ora del giorno e persino molto spesso della notte. C’è un tempo da recuperare, da proteggere, un territorio da riconquistare. E la corsa, la corsa lunga, se ci pensate è proprio un posto ideale per farlo perché c’è una paradossale dimensione di lentezza che si accompagna anche con quella sensazione di “invincibilità”, citiamo le parole di una delle testimonianze, che ti prende quando tagli il traguardo. Una gioia che però non è solo tua perché sport è anche condivisione, è anche capacità di applaudire l’altro senza, è anche fare gruppo, squadra. Come dimostrano i fantastici “cortei” festosi che accompagnano la joelette, questo mezzo che ormai non manca mai sulle nostre strade podistiche e che dà la possibilità a persone senza autonomia motoria di essere trasportate da compagni e amici nella “pancia” della gara.

Attenzione, però, tutto questo non si compra al mercato. Nel senso che lo sport è anche un posto dove a volte compare l’ossessione, la dipendenza, una sensazione di sabbie mobili con cui è difficile fare i conti. L’esito della partita con questi fantasmi non è scontato, ecco perché molti dei protagonisti fanno riferimento alla necessità di un aiuto, di qualcuno che ti dia una mano nella sfida: il tecnico, il nutrizionista, lo psicologo. Se molte porte si chiudono, bisogna tenerne aperta almeno qualcuna. E a volte da solo non ce la fai. Ma forse c’è un’altra cosa che emerge da questo filo magico di racconti: l’importanza del crederci può e deve spostarsi con la cultura del limite. Il limite non è rinuncia, il limite è consapevolezza, è capacità di portare le tue energie al punto più avanzato senza immaginare che tutto sia possibile. A volte, si può e si deve scalare la marcia.

Di fronte a tutti queste corse, grandi e piccole, soprattutto lunghe, a questo impasto di realtà e sogni in cui qualche volte non si riesce a distinguere gli uni dall’altra, mi viene in mente che questi racconti dovrebbero andare un po’ in giro. Salendo sul famoso treno. Perché questo è un altro problema dello sport: fra l’esperienza di chi abbraccia questa dimensione della vita portandola dentro le sue giornate in modo così importante, e chi invece ne è ancora lontano, non riesce a nascere un minimo di confronto. Che invece è necessario, perché da questo incrocio non nascerà magari l’emulazione, ma un desiderio di provarci almeno un po’, magari semplicemente per vivere meglio e provare emozioni sconosciute.

E qui vi devo raccontare una cosa. Una cosa che mi succede quando mi immergo nelle dolcissime mattinate del Mille di Miguel, le corse per i ragazzi della Corsa di Miguel dedicate al maratoneta poeta argentino desaparecido Miguel Sanchez. La caratteristica di queste gare un po’ poco gare è che la maggior parte di chi partecipa scopre, “assaggia”, debutta nell’atletica, qualcuno vedendo per la prima volta una pista. In questo approccio da matricole ci sono tanti atteggiamenti. C’è chi parte a tutta. E chi, invece, è impaurito dalla distanza o semplicemente dalla pistola dello starter. La cosa sorprendente sono quei ragazzi e quelle ragazze che vivono i mille metri come un Everest da scalare. Credono che le loro gambe e il loro cuore proprio non possano farcela. Partono generalmente piano e quando vedono sfrecciare i loro compagni più audaci (o temerari), si sentono ancora più insicuri. Bastano però quei due giri e qualche spicciolo, e all’ultima curva li vedi come posseduti da una favolosa energia, eccoli o eccole tirare fuori un’energia insospettabile, come se il serbatoio di risorse non aspettasse altro che di essere aperto. A volte, sottovalutiamo noi stessi. Vediamo troppi muri e il buttarne giù qualcuno non è così facile come si crede. Per questo lo sport ci serve, per questo bisogna salire su quel treno.

Valerio Piccioni

(Giornalista e scrittore di sport)

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Campionati Italiani, doppietta d’oro e d’argento per la Pinguino Nuoto: Giorgia Fabiani e Federico Giffi brillano al Foro Italico.

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Fabiani e Federico Giffi

ROMA – Una giornata da incorniciare per la Pinguino Nuoto Avezzano ai Campionati Italiani di categoria in corso allo Stadio del Nuoto del Foro Italico. Nel giro di pochi minuti, il sodalizio marsicano ha conquistato un oro e un argento nei 50 metri rana, al termine di due prestazioni che raccontano talento, lavoro e determinazione.

A salire sul gradino più alto del podio è stata Giorgia Fabiani, protagonista di una vittoria dal significato particolare, arrivata al termine di un percorso fatto di sacrifici, fiducia, impegno e capacità di superare i momenti più difficili. Un successo che va oltre il risultato sportivo e premia la sua capacità di tornare a esprimersi ai massimi livelli.

Medaglia d’argento, invece, per Federico Giffi, autore di una prestazione che gli ha consentito di conquistare un secondo posto di grande prestigio. Un risultato costruito giorno dopo giorno attraverso allenamenti, rinunce e una costante volontà di migliorarsi senza mai arrendersi.

Due medaglie che portano la firma degli atleti, ma che sono anche il risultato del lavoro dell’intero staff tecnico. Un riconoscimento particolare arriva per Mario Paris, allenatore capace di accompagnare i propri atleti con competenza e sensibilità, valorizzandone le caratteristiche e sostenendoli nei momenti più delicati.

«Le medaglie di oggi sono il frutto di una guida competente, appassionata e instancabile», è il messaggio della direzione tecnica della Pinguino Nuoto, che ha voluto sottolineare il prezioso lavoro svolto dal coach e da tutto il gruppo.

Il bilancio della Pinguino Village ai Campionati Italiani è, al momento, particolarmente significativo: un oro, un argento, due quarti posti e due quinti posti, uno dei quali ottenuto dalla staffetta 4×100 misti.

Numeri che restituiscono la fotografia di una squadra competitiva e in crescita, capace di andare oltre le singole prestazioni. Dietro ogni piazzamento ci sono infatti allenamenti, sacrifici e il lavoro quotidiano di un gruppo che condivide obiettivi e ambizioni.

Per la Pinguino Nuoto, però, la manifestazione non è ancora conclusa. Domani torneranno in vasca Gabriele ed Ester, pronti a dare il massimo e a rappresentare ancora una volta i colori della società avezzanese, della Marsica e dell’Abruzzo.

La doppietta firmata da Fabiani e Giffi rappresenta dunque molto più di un oro e un argento: è la fotografia di un movimento che continua a crescere e di una squadra che ha saputo trasformare impegno e passione in risultati concreti.

La Pinguino Nuoto può già essere orgogliosa dei suoi ragazzi. Ma al Foro Italico la sfida continua.

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