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Il gruppo Circi dell’Aquila si aggiudica i lavori per la variante provinciale di Ornago

🏗️ Il Gruppo Circi espande il proprio raggio d’azione: dopo la Toscana, l’impresa aquilana si conferma protagonista in Lombardia con la riqualificazione della S.P. 176 di Ornago. La cifra di 1,4 milioni di euro punta a migliorare sicurezza e viabilità.

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#GruppoCirci #Edilizia #LavoriPubblici #Lombardia

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Il gruppo Circi dell'Aquila si aggiudica i lavori per la variante provinciale di Ornago

 Redazione-  Il comparto delle infrastrutture stradali lombarde parlerà sempre più abruzzese. Il Gruppo Circi, storica realtà imprenditoriale con base nel capoluogo abruzzese e consolidata esperienza maturata tra i cantieri della ricostruzione post-sismica, ha centrato un obiettivo strategico di grande rilievo. Lo scorso 22 maggio, l’azienda si è aggiudicata l’appalto per la riqualificazione della variante alla strada provinciale 176 nel comune di Ornago, in provincia di Monza e Brianza. Un contratto dal valore economico complessivo di 1.482.792 euro che segna un ulteriore passo in avanti nel processo di espansione nazionale del sodalizio aquilano.

Dettagli tecnici e obiettivi dell’opera lombarda

L’intervento, finanziato direttamente dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, si concentra su un tratto viario nevralgico per la mobilità locale. Il progetto prevede la riqualificazione del segmento stradale compreso tra il chilometro 7+500 e l’incrocio con via Ciucani, nel territorio comunale di Ornago. La provincia di Monza e Brianza ha valutato positivamente la proposta presentata dal Gruppo Circi, premiando non solo l’offerta economica – caratterizzata da un ribasso d’asta del 23% – ma soprattutto la solidità della qualità progettuale presentata.

I lavori mirano a restituire ai cittadini un’arteria stradale profondamente rinnovata sotto molteplici aspetti. Il piano operativo prevede il rifacimento totale della sovrastruttura stradale, l’adeguamento dei sistemi di regimentazione delle acque meteoriche per prevenire allagamenti e dissesti, nonché il completo rifacimento della segnaletica orizzontale e verticale. L’obiettivo finale della commessa è garantire una maggiore fluidità del traffico veicolare in un’area soggetta a flussi intensi, aumentando parallelamente i livelli di sicurezza per gli utenti della strada.

Radici forti e sguardo rivolto al mercato nazionale

Il Gruppo Circi rappresenta una realtà solida del panorama edilizio regionale, oggi guidata da Valerio Circi, 46 anni, e dal fratello cinquantenne Palmantino Circi. L’azienda eredita il lascito di Donato Circi, fondatore e figura di riferimento scomparso nel maggio 2021 all’età di 71 anni, che ha saputo coniugare l’impegno imprenditoriale con quello pubblico, avendo ricoperto la carica di sindaco nel comune di Cagnano Amiterno. La società oggi occupa una forza lavoro di circa 150 dipendenti, confermandosi uno dei motori occupazionali dell’aquilano.

“Ricevere un riscontro positivo su una nostra proposta tecnica e gestionale è sempre motivo di orgoglio”, sottolinea Valerio Circi. “Il fatto che il riconoscimento arrivi lontano dai confini regionali aggiunge valore al nostro lavoro. Ci sentiamo ambasciatori del saper fare abruzzese. Consolidare la nostra presenza in Lombardia risponde a una precisa visione aziendale di crescita e diversificazione territoriale”, conclude l’imprenditore.

Il segno del gruppo oltre i confini abruzzesi

L’appalto di Ornago non è un caso isolato, ma si inserisce in una scia di espansione che sta portando il Gruppo Circi verso cantieri di prestigio in tutta Italia. Solo pochi mesi fa, a fine marzo, l’azienda è stata protagonista in Toscana, dove è stata posata la prima pietra per l’allargamento del ponte sul fiume Nievole, nel comune di Serravalle Pistoiese. Quella commessa, dal valore di 5,3 milioni di euro, rappresenta un tassello fondamentale per la viabilità regionale, collegando la strada regionale 435 “Lucchese” con la provinciale 40.

Il portfolio della holding, d’altronde, spazia con versatilità dall’ingegneria civile al restauro conservativo. Tra le operazioni recenti si annoverano la riqualificazione di piazza Palazzo a L’Aquila, il rinnovamento dei padiglioni L4 e L5 dell’ospedale San Salvatore, la ristrutturazione del mercato coperto di Teramo e il recupero dell’ex calzificio Torrieri a Lanciano. Anche fuori dall’Abruzzo, il gruppo ha lasciato il segno, occupandosi della ristrutturazione di strutture strategiche a servizio della linea metropolitana di Milano. Con il nuovo impegno in Brianza, la società ribadisce la propria capacità competitiva in contesti geografici diversificati, mantenendo costante l’attenzione verso la qualità delle opere consegnate e l’efficienza esecutiva.

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Subiaco – Monastero di Santa Scolastica, dove nacque il primo libro stampato in Italia

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Santa Scolastica Subiaco

Subiaco-  C’è chi sale a Subiaco solo per il Sacro Speco, la grotta scavata nella roccia che la tradizione lega agli anni da eremita di San Benedetto.
Pochi chilometri più a valle, però, un altro edificio merita la sosta e viene spesso liquidato con una scrollata di spalle: il Monastero di Santa Scolastica.
Qui, nel 1465, due chierici tedeschi misero in funzione il primo torchio tipografico della penisola. Il risultato è che il più antico libro a stampa d’Italia porta, in un certo senso, il profumo di questa valle dell’Aniene, a un’ora scarsa da Roma.Prima dei monaci c’era l’imperatore. Nerone aveva fatto costruire quassù una villa e una serie di laghi artificiali sbarrando il fiume, i celebri Simbruina stagna.
Su quelle rovine, intorno al VI secolo, il giovane Benedetto da Norcia si ritirò in solitudine e fondò una rete di comunità monastiche.Di quei dodici cenobi, Santa Scolastica è l’unico sopravvissuto senza interruzioni, tanto che un’iscrizione all’ingresso ricorda proprio questo primato.
L’intitolazione alla sorella gemella del santo arrivò più tardi: in origine il complesso era dedicato a San Silvestro. Come ricostruisce il sito ufficiale dei Benedettini di Subiaco, la comunità ha attraversato saccheggi, terremoti e rifacimenti restando sempre abitata.Il campanile romanico, con i suoi cinque ordini di bifore, è la parte più antica ancora in piedi e risale alla metà dell’XI secolo.
È il primo segnale che il luogo non si lascia riassumere in una sola epoca: ci si entra credendo di trovare un monastero medievale e si esce con la testa piena di secoli diversi.Il cuore architettonico è la sequenza dei tre chiostri, che si attraversano uno dopo l’altro come capitoli di uno stesso racconto.
Il più recente è il chiostro rinascimentale, sobrio e luminoso, con arcate regolari che smorzano la severità monastica. Si prosegue nel chiostro gotico, dalle linee slanciate e ogivali, prima di arrivare al pezzo forte.Il chiostro cosmatesco, del XIII secolo, è il più prezioso. Lo firmarono Jacopo e il figlio Cosma, maestri marmorari romani della celebre famiglia dei Cosmati, specialisti in quei mosaici geometrici fatti di tessere colorate e dischi di porfido che sembrano tappeti pietrificati.
Un’iscrizione intarsiata nel marmo cita ancora gli artefici, dettaglio raro per l’epoca e piccola vanità d’autore che fa sorridere.Veniamo all’episodio che rende Santa Scolastica un indirizzo da pellegrinaggio per bibliofili e storici del libro. Nel 1465 due tipografi provenienti dalla Germania, Conrad Sweynheym e Arnold Pannartz, allievi della bottega di Gutenberg, arrivarono nel monastero e vi installarono il primo torchio a caratteri mobili funzionante in Italia.
Da quelle casse di legno uscì il De oratore di Cicerone e, con data certa dell’ottobre 1465, le De Divinis Istitutionibus di Lattanzio: il primo libro a stampa italiano di cui si conosca il giorno di pubblicazione. Entrambi sono visibili nell’Esposizione Permanente della Biblioteca.
Un terzo volume fu il De Civitate Dei di Sant’Agostino, stampato nel giugno del 1467, subito prima del trasferimento di Pannartz e e Sweynheym a Roma.I due artigiani restarono poco: dopo un paio d’anni trasferirono l’officina a Roma, dove il mercato dei lettori era più ricco.
Resta però il fatto storico: la tipografia italiana nacque in questo angolo di montagna, non in una capitale. Un paradosso che dice molto su quanto i monasteri fossero, allora, i veri laboratori del sapere.Coerente con questa vocazione, la biblioteca statale del Monastero di Santa Scolastica conserva un patrimonio di manoscritti, pergamene e incunaboli che la rende un riferimento per gli studiosi.
Scorrere il catalogo significa ripercorrere la trasmissione della cultura occidentale attraverso l’amanuense prima e il carattere mobile poi.
Sopra uno degli archi d’ingresso campeggia l’invito che riassume l’intera filosofia benedettina, l’ora et labora: prega e lavora, due gesti che qui hanno prodotto bellezza tangibile per quindici secoli.Merita una parola anche la chiesa abbaziale. Il suo aspetto attuale, neoclassico e sorprendentemente luminoso, si deve all’architetto bergamasco Giacomo Quarenghi, che la ridisegnò alla fine del Settecento prima di partire per la Russia e diventare l’architetto prediletto di Caterina II.
Trovare la sua mano in una valle dell’Aniene è uno di quei cortocircuiti che rendono la visita memorabile.

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La Calabria e Tropea finiscono sulla nuova moneta da 5 euro

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Redazione-  Nasce una nuova moneta da 5 euro che porta la Calabria nella serie “Cultura Enogastronomica Italiana – Sapori d’Italia”. Ad andare sul conio sono due prodotti simbolo della regione: il vino Cirò e la Cipolla Rossa di Tropea Calabria IGP. L’emissione, spiega la nota ufficiale, vuole celebrare il patrimonio enogastronomico nazionale come espressione di storia, cultura e tradizioni trasmesse nel tempo. Il collezionismo numismatico diventa così uno strumento per raccontare i territori e le identità locali attraverso immagini e simboli. Sul dritto della moneta c’è uno scorcio del lago Cecita, immerso nel verde dell’altopiano della Sila. Il paesaggio è “sorvegliato” dai Bronzi di Riace, mentre un capitello ionico richiama la Magna Grecia, la stagione in cui le colonie greche lasciarono un’impronta profonda nel Meridione. Il rovescio è dedicato ai sapori e ai saperi calabresi. In primo piano una bottiglia di Cirò, decorata con un pinax locrese raffigurante Dioniso, accanto a una cesta intrecciata secondo la tradizione della Sila greca e colma di grappoli d’uva. Completano la scena una treccia di peperoncini e una di cipolle rosse di Tropea. Il riferimento all’IGP lega il prodotto a un’area precisa e a un disciplinare di produzione, facendo dell’origine territoriale un tratto distintivo. La moneta, intitolata “Cirò e Cipolle di Tropea – Calabria”, è stata emessa dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e realizzata dalla Zecca dello Stato. Il progetto è firmato dall’incisora Marta Bonifacio.

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In Toscana il borgo piu’ colorato, un quadro a cielo aperto

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Borgo colorato

Redazione-  La Toscana, con il suo paesaggio estremamente vario, che cambia chilometro dopo chilometro, porta chi la visita a fondo dentro a un gigantesco caleidoscopio. Le sfumature di questa regione sembrano non smettere mai di cambiare davanti ai nostri occhi. In provincia di Pisa, però, un piccolo borgo ha voluto spingersi oltre. Anziché limitarsi a essere incorniciato da tutti quei colori, Ghizzano ha deciso di metterseli addosso. Tutto è iniziato nel 2019, da un progetto di riqualificazione che ha visto tre artisti trasformare il piccolo paese in un piccolo mondo a parte. Grazie a vie dalle case colorate, sculture e opere d’arte contemporanea, Alicja Kwade, David Tremlett e Patrick Tuttofuoco hanno reso Ghizzano il borgo più colorato d’Italia. Un’iniziativa che comunque non ha messo in secondo piano il fascino storico del borgo, ma lo ha risaltato ulteriormente.

Via di Mezzo è una strada lunga e stretta che divide il piccolo centro di Ghizzano. Ai lati della via ci sono due file di piccole case allineate, che nel 2019 sono diventate la tavolozza dell’artista inglese David Tremlett. Le loro pareti sono state ridipinte con colori che spaziano tra verde, ocra, rosso e marrone, con l’intento di riprendere i colori tipici del paesaggio circostante. Inoltre, in prossimità delle porte e delle finestre compaiono decorazioni geometriche colorate con le stesse tonalità vivaci. Un omaggio alla terra e alla natura circostante il cui impatto visivo risulta ancora più forte grazie al contrasto con le antiche case di mattoni che riempiono il resto del paese.

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