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Attualità

Menarini, l’Ugl Metalmeccanici chiede un tavolo urgente al Mimit per difendere i seicento operai

🚨 MENARINI A RISCHIO: L’UGL CHIEDE UN TAVOLO URGENTE AL MIMIT! Antonio Spera, Segretario Nazionale UGL Metalmeccanici, lancia l’allarme per l’unica azienda italiana che produce autobus: “Serve una svolta concreta per difendere i 600 operai degli stabilimenti di Bologna e Flumeri (Avellino)”. L’azienda è bloccata dai ritardi delle commesse Consip e dai criteri del nuovo bando campano ACAMIR, che rischiano di penalizzare il Made in Italy favorendo i concorrenti cinesi e asiatici. Il sindacato chiede la convocazione immediata del Governo, delle Regioni e di Invitalia al Ministero delle Imprese. Tutti i dettagli 👇#menarini | #uglmetalmeccanici | #antoniospera | #mimit | #lavorobologna | #flumeri | #madeinitaly | #autobusitaliani | #crisiindustriale | #pagineutili

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Menarini

L’allarme lanciato dal segretario nazionale Antonio Spera per sbloccare le commesse di Bologna e Flumeri

Bologna – Un imponente, accurato e quanto mai urgente percorso di salvaguardia del patrimonio manifatturiero nazionale, incentrato sulle riforme delle politiche industriali per il trasporto pubblico e sulla necessità impellente di tutelare i livelli occupazionali delle imprese metalmeccaniche della penisola, si è aperto con la proclamazione di uno stato di mobilitazione sindacale. Il segretario nazionale della federazione Ugl Metalmeccanici, Antonio Spera, ha diffuso una approfondita nota programmatica per richiedere la convocazione immediata di un tavolo di concertazione interministeriale presso le sedi romane del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il monitoraggio della scuderia sindacale evidenzia che l’azienda Menarini, l’unica realtà industriale interamente italiana specializzata nella progettazione e nella costruzione di autobus di linea, sta attraversando una fase congiunturale particolarmente delicata che minaccia la stabilità dei due stabilimenti produttivi attivi rispettivamente a Bologna e nel comune irpino di Flumeri.
La vertenza aziendale coinvolge direttamente circa seicento lavoratori dipendenti, le cui prospettive salariali risultano legate a doppio filo allo sblocco dei finanziamenti statali per il rinnovo delle flotte automobilistiche regionali.

Le criticità del bando campano Acamir e la concorrenza dei colossi industriali cinesi ed asiatici

La crisi operativa che sta penalizzando la storica scuderia dei motori nasce, secondo l’analisi espressa dalle parti sociali, dalla carenza cronica di nuovi bandi di gara per il trasporto pubblico locale e dai ritardi burocratici nel perfezionamento degli ordini relativi alle commesse Consip già aggiudicate. A questo scenario di incertezza economica si aggiunge l’allarme per i criteri di selezione inseriti all’interno del recente bando emanato dall’organismo campano denominato Acamir. I parametri di assegnazione previsti dalla stazione appaltante della Campania rischiano di introdurre sanzioni e vincoli tecnici fortemente penalizzanti per l’unico costruttore della nazione, favorendo in modo indiretto l’ingresso sul mercato europeo dei competitor stranieri e dei colossi industriali asiatici o cinesi, dotati di regimi fiscali agevolati.
Il sindacato richiama i dipartimenti ministeriali ad attivare una strategia condivisa che veda lo schieramento unito del Governo, dei presidenti di Regione, dei delegati di Invitalia e delle organizzazioni dei lavoratori per dare attuazione agli impegni assunti nei precedenti verbali.

I canali informatici di Unioncamere e le guide per lo sviluppo delle riforme del Made in Italy

L’Ugl Metalmeccanici ha evidenziato come non vi sia più tempo da perdere per garantire la continuità produttiva delle fabbriche, chiedendo il perfezionamento immediato delle commesse assegnate per impedire che criteri di bando restrittivi finiscano per distruggere il tessuto occupazionale del Mezzogiorno e dell’Emilia Romagna. La difesa del Made in Italy nel settore automotive richiede azioni concrete di politica industriale di lungo periodo, valorizzando la competenza delle maestranze locali per incrementare la competitività delle aziende metalmeccaniche. I dettagli sui manifesti economici del sindacato, i verbali delle passate sessioni e i link per consultare i decreti di finanziamento del trasporto pubblico sono liberamente consultabili online visitando le piattaforme informatiche societarie del Ministero delle Imprese e del Made in Italy per agevolare l’accessibilità da smartphone.
Le riforme strutturali del comparto industriale risultano fondamentali per trattenere le giovani generazioni all’interno dei distretti produttivi d’appennino, offrendo stabilità contrattuale e frenando lo spopolamento delle aree interne della provincia meridionale.

La promozione della mobilità sostenibile ed i collegamenti con i siti dei trasporti istituzionali

La sinergia tra le istituzioni pubbliche e le rappresentanze dei lavoratori costituisce il pilastro fondamentale per rilanciare l’economia e la produzione manifatturiera italiana, garantendo la sicurezza energetica ed ambientale della nazione attraverso la fabbricazione di vetture a basso impatto ecologico realizzate interamente sul territorio nazionale. Per monitorare l’evoluzione delle gare d’appalto e ricevere aggiornamenti costanti sui calendari delle audizioni e dei tavoli di crisi romani, i cittadini e gli addetti ai lavori possono collegarsi direttamente ai portali telematici del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per consultare le comunicazioni ufficiali. Il pubblico e i professionisti del settore metalmeccanico continueranno a trovare sulle nostre pagine approfondimenti mirati, analisi e guide utili incentrate sui temi dello sviluppo industriale, dell’occupazione giovanile, della transizione ecologica e della crescita dei progetti economici dell’intera penisola.

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Politica

Nell’Afghanistan in catene: Il sogno infranto di Fozia dopo quattro anni di oscurità

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Nell'Afghanistan in catene: Il sogno infranto di Fozia dopo quattro anni di oscurità

Editorial – For Fozia, the day she held her high school diploma in her hands, hands trembling with joy, marked the beginning of a new life. With excellent grades, she had completed her studies and carried in her heart a desire bigger than the entire Kabul sky: she wanted to become a doctor. She wanted to don that white coat, a symbol of salvation, to ease the infinite suffering of the women of her country, who for years had agonizingly waited for a doctor who could cure them. But for her, that wasn’t the end of one chapter and the beginning of a new one; it was the beginning of a systematic confinement.
Four years of waiting in the void.
When Fozia finished school and passionately prepared for the university entrance exam (Kankor), she never imagined that her “obstacle” would not be the difficulty of the scientific subjects, but the iron walls of an ideology. Four years ago, when the doors of universities were closed to women, Fozia still believed it was just a brief respite. But spring has passed, and the winter of discrimination remains, cold and unchanged.
Four years have now passed since that day she proudly graduated. Four entire years in which Fozia, instead of donning a white coat in a university classroom, has remained imprisoned within the walls of her home, watching her books gather in dust. It is no longer a temporary interruption; four years of her golden life and those of thousands of other girls have been sacrificed on the altar of systematic discrimination.
A corpse buried every day.
Imagine a girl who, at the height of her abilities and knowledge, is erased from society. Every morning, Fozia, weighed down by despair, pulls out her biology and chemistry books—the only relics of those sweet dreams—reads a line, and, with a lump in her throat, closes them again.
Fozia’s pain is not only the ban on studying; It’s watching other people’s time pass by, while she remains stuck in that station four years ago, where she graduated with honors and where, ever since, she has been “buried alive.” Every day, in the mirror, she looks at a woman whose intellect and talent are fading, solely for the “crime” of being a woman.
The silence of the world: complicit in this ruin.
For Fozia, the most unbearable burden is the silence of the international community. She sees the world passively watching as four years of the lives of a talented generation in Afghanistan are wasted. For her, the declarations of the United Nations and the feeble responses of diplomacy heal nothing; they cannot give her back her “time.”
Every night she falls asleep with the nightmare of wondering: “If these walls hadn’t been there, how many lives could I have saved today?” In these four years of darkness, Fozia has lost not only the right to an education, but the right to be useful, to have an identity. Fozia, the brilliant student who wanted to be a savior, has now become the subject of Afghanistan’s greatest tragedy: a talent that, in the prison of her home, is slowly being forgotten.

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Attualità

Valter Lavitola a “Filorosso” su Rai 3: non parlo per rispetto delle indagini sull’attentato a Ranucci

🚨 CASO RANUCCI, PARLA VALTER LAVITOLA A FILOROSSO (RAI 3): “HO PROMESSO ALLA PROCURA DI NON PARLARE”. Colpo di scena in prima serata su Rai 3: l’imprenditore Valter Lavitola, figura chiave nell’inchiesta della Procura di Roma sull’attentato dello scorso ottobre al conduttore di Report Sigfrido Ranucci, rompe il silenzio davanti alle telecamere di Antonino Monteleone e Adele Grossi. “Ho promesso ai magistrati di tacere per non inquinare le indagini. Non volevo lanciare Ranucci in politica con quel sondaggio, volevo solo sottoporgli un’opzione”. Poi la battuta amara sul proprio legale: “Il mio avvocato non mi difende più, è l’unico che mi fa credito. Rischio il difensore d’ufficio, non c’è più Berlusconi a mandarmene uno”. Il focus completo 👇#valterlavitola | #sigfridoranucci | #filorossorai3 | #antoninomonteleone | #procuraroma | #reportrai3 | #cronacagiudiziaria | #rai3 | #pagineutili

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Monteleone Grossi

Le dichiarazioni esclusive rilasciate ai microfoni di Antonino Monteleone e Adele Grossi

Roma – Un imponente, accurato e quanto mai clamoroso capitolo mediatico legato agli sviluppi delle indagini giudiziarie della capitale, incentrato sulle riforme dei sistemi di tutela dell’informazione e sulla necessità impellente di fare piena luce sulle minacce ordite ai danni dei professionisti della televisione di Stato nella penisola, ha registrato una pesantissima breaking news serale. Nel corso della puntata del programma di approfondimento giornalistico Filorosso, trasmesso in prima serata sui teleschermi di Rai Tre e condotto sul campo dai giornalisti Antonino Monteleone con Adele Grossi, sono state diffuse le dichiarazioni esclusive rilasciate dall’imprenditore Valter Lavitola. L’ex consulente editoriale, uomo chiave inserito all’interno del faldone investigativo coordinato dai magistrati della Procura di Roma in merito al grave attentato perpetrato lo scorso ottobre ai danni del conduttore di Report Sigfrido Ranucci, ha scelto di rompere il silenzio davanti alle telecamere.

L’intervista, realizzata nel corso di un servizio giornalistico nei pressi dello stabilimento di ristorazione gestito dallo stesso indagato, ha evidenziato la precisa volontà dell’imprenditore di mantenere il massimo riserbo professionale sugli aspects secretati del procedimento, manifestando la ferma intenzione di non inquinare i pozzi probatori per i lettori.

I chiarimenti sul presunto sondaggio politico sottoposto al conduttore della trasmissione Report

Valter Lavitola ha confermato di aver assunto un impegno formale con gli inquilini romani, impegnandosi a non rilasciare dichiarazioni pubbliche che possano pregiudicare il regolare e lineare andamento delle attività di monitoraggio e di polizia giudiziaria avviate a tutela del conduttore di Report. Sollecitato dalle domande incalzanti dell’inviato di Rai Tre in merito al controverso retroscena di un presunto sondaggio demoscopico che egli stesso avrebbe commissionato e sottoposto a Sigfrido Ranucci per valutarne un ipotetico schieramento o impegno diretto nei partiti della penisola, l’imprenditore ha voluto smentire categoricamente qualsiasi manovra di reclutamento elettorale. L’indagato ha spiegato che il proprio intento non era affatto quello di lanciare il giornalista d’inchiesta nell’agone dei movimenti politici nazionali, bensì quello di sottoporgli una opzione strategica teorica alla quale la vittima dell’attentato non pensava affatto.

Secondo la ricostruzione fornita davanti ai microfoni della scuderia televisiva di viale Mazzini, il conduttore televisivo si sarebbe dimostrato fin da subito totalmente in disaccordo rispetto alla proposta avanzata, respingendo ogni coinvolgimento e mantenendo la propria autonomia professionale all’interno dei palinsesti del servizio pubblico.

Le battute sul mandato difensivo dell’avvocato ed il riferimento storico a Silvio Berlusconi

Sul fronte prettamente giudiziario della vertenza capitolina, l’imprenditore ha ribadito con fermezza la propria totale estraneità rispetto alle pesanti accuse di complicità formulate dagli inquirenti, annunciando l’intenzione di fornire una dettagliata versione dei fatti non appena i magistrati titolari del caso daranno il via libera. L’intervistato ha concluso l’intervento con una battuta ironica rivolta alla propria complessa situazione processuale ed economica, rivelando che il proprio legale di fiducia avrebbe minacciato di rimettere il mandato difensivo poiché risulterebbe l’unico professionista disposto a fargli credito per le parcelle. Valter Lavitola ha ironizzato sulla concreta prospettiva di dover ricorrere alla nomina di un difensore d’ufficio nominato dal tribunale della provincia, commentando la fine di un’era politica e constatando l’impossibilità di ricevere il sostegno economico che un tempo Silvio Berlusconi avrebbe potuto assicurare alle figure della sua vecchia scuderia.

La diffusione del servizio televisivo ha riacceso i riflettori della cronaca nazionale sulle dinamiche della sicurezza urbana e sul contrasto alle intimidazioni contro la libertà di stampa della nazione, offrendo risposte veloci alle riforme della trasparenza richieste dai consumatori di informazione.

Il monitoraggio dei procedimenti giudiziari a Roma ed i collegamenti con i portali della magistratura

La trasparenza delle indagini e l’efficienza dei presidi di giustizia costituiscono un pilastro strategico fondamentale per incrementare l’indice di legalità all’interno dello Stato, garantendo la tutela dei corpi sociali ed elevando il prestigio dei tribunali della penisola contro ogni forma di violenza eversiva o criminale. Per verificare gli aggiornamenti sui calendari delle udienze e consultare i comunicati ufficiali diramati dagli uffici giudiziari della capitale, i cittadini e gli addetti ai lavori possono collegarsi direttamente al portale telematico istituzionale della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma per esaminare le bacheche e i registri informativi pubblici.

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Esteri

Venezuela – nel terremoto morti 16 italiani

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Terremoto in Venezuela

Redazione-  La comunità italiana in Venezuela conta circa 150mila persone registrate all’Aire (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero), di cui quasi la metà vive nelle aree colpite dai devastanti terremoti che lo scorso 24 giugno si sono abbattuti sul nord del Paese. Intanto, passano i giorni e il bilancio della tragedia continua a salire con oltre 4490 morti, di cui 16 italiani. Le ultime vittime identificate sono i membri della famiglia Garofalo, residenti a La Guaira.Fonti locali hanno riferito che cinque persone appartenenti alla stessa famiglia italiana sono morte nel terremoto in Venezuela. Erano tutti originari di Licusati, frazione di Camerota nel Salernitano. Secondo le ultime informazioni, si tratta della famiglia di Gennaro Garofalo, che da anni viveva a La Guaira, una delle zone più colpite dal sisma. Le cinque vittime si aggiungono agli altri 11 italiani deceduti già confermati.La prima vittima italiana confermata del terremoto è stata il 56enne Giuseppe Colaianni, originario di Calascibetta, paese dell’Ennese. L’uomo è morto dopo avere portato in salvo la moglie Iasmira, venezuelana. Viveva al diciassettesimo piano di un palazzo a La Guaira, zona portuale di Caracas, e con la consorte aveva avuto due figli: Antonella di 22 anni, che studia lingue in Francia ed Egidio, 27 anni, che lavora come ingegnere chimico a Firenze. Giuseppe lavorava in una ditta di logistica internazionale e, secondo quanto si apprende, appena ha sentito la prima scossa è riuscito a portare in salvo la moglie, ma poi è stato travolto dalle macerie.La seconda vittima confermata è la 42enne Francesca Mannina, figlia di emigrati di Balestrate, in provincia di Palermo. La donna è stata ritrovata senza vita dopo giorni di febbrili ricerche. Sembra sia rimasta intrappolata sulla soglia del proprio appartamento nel residence Pin High, a La Guaira, mentre tentava di mettersi in salvo. Uno shock soprattutto per il marito, che invece era riuscito a scappare in tempo. Il fatto che fosse riuscito a salvarsi aveva infatti alimentato ulteriormente la fiducia dei familiari. Poi però nelle prime ore di sabato 27 giugno è arrivata la doccia gelata, con l’annuncio del ritrovamento del corpo tra le macerie. Il corpo di Enzo Cuomo, il 63enne originario di Laviano, in provincia di Salerno, è stato recuperato tra le macerie, nel quartiere Los Palos Grandes di Caracas. Dell’uomo non si avevano notizie dal giorno del terremoto. Qualche ora più tardi, le squadre di soccorso hanno individuato ed estratto anche i corpi della moglie Trini Adrian, 53 anni, e della figlia Isabella, di 22. La famiglia viveva al quattordicesimo piano di un edificio completamente distrutto dalle scosse. Delle altre due vittime italo-venezuelane non se ne conosce ancora l’identità.

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