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Salute

Obiettivo Trauma 2026 a Caltanissetta, la simulazione avanzata al centro del congresso nazionale sul trauma maggiore

🩺 A Caltanissetta il congresso nazionale Obiettivo Trauma 2026 punta sulla simulazione avanzata come nuova frontiera nella gestione del trauma maggiore: cinque scenari ad alta fedeltà, debriefing strutturato e formazione multidisciplinare per migliorare la sicurezza del paziente. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

#ObiettivoTrauma #Caltanissetta #Sanità #FormazioneMedica

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Chirurghi

Caltanissetta – La gestione del trauma maggiore entra in una nuova fase, dove la formazione non si limita più allo studio teorico o al semplice aggiornamento clinico, ma passa sempre più attraverso la simulazione avanzata come strumento concreto per anticipare l’emergenza, migliorare il lavoro di squadra e aumentare la sicurezza del paziente. È questa la direzione scelta dal V congresso nazionale Obiettivo Trauma, in programma il 18 e 19 settembre al Cefpas di Caltanissetta, che per l’edizione 2026 adotta un titolo già molto indicativo: “The Simulation Games: Clinical Governance e Performance del Trauma Team”.

Il congresso è presieduto da Giovanni Di Lorenzo, dirigente medico di Chirurgia generale e coordinatore dell’Unità operativa dipartimentale “coordinamento delle sale operatorie” dell’Asp 2 di Caltanissetta, con Giovanni Ciaccio, direttore dell’Unità operativa complessa di Chirurgia generale del presidio Sant’Elia, nel ruolo di presidente onorario. Il cuore dell’edizione di quest’anno è una vera svolta metodologica: cinque scenari di simulazione ad alta fedeltà pensati per riprodurre con il massimo realismo possibile le condizioni critiche del trauma maggiore.

Cinque scenari immersivi per mettere alla prova il trauma team

La novità principale del congresso sta proprio nei cinque scenari scelti come asse portante del programma 2026: trauma splenico da impatto, trauma toraco-addominale chiuso, ferita precordiale penetrante, hub & spoke a risorse limitate e trauma pelvico instabile. Non si tratta di semplici esercitazioni dimostrative, ma di esperienze immersive costruite per restituire ai partecipanti la complessità clinica, organizzativa e relazionale delle grandi emergenze traumatiche.

Ogni scenario obbliga i professionisti a confrontarsi con le stesse dinamiche che si verificano nella pratica reale: pazienti emodinamicamente instabili, tempi decisionali ridotti, pressione psicologica elevata, disponibilità limitata di risorse, necessità di coordinare più figure e di mantenere lucidità operativa anche in contesti estremi. In questo modo la simulazione diventa uno spazio di verifica concreta delle competenze, nel quale il trauma non viene solo discusso, ma vissuto dentro una cornice controllata e altamente formativa.

Il debriefing come momento chiave dell’apprendimento

Accanto alla simulazione, un ruolo decisivo sarà svolto dal debriefing strutturato, indicato da tempo dalle principali società scientifiche di medicina d’urgenza e di simulazione clinica come la fase più importante del percorso formativo. È nel debriefing, infatti, che l’esperienza vissuta viene rielaborata, analizzata e trasformata in competenza professionale.

Dopo ogni scenario, i partecipanti potranno tornare sulle decisioni prese, sui punti di forza emersi, sugli errori commessi o evitati, sulle criticità nella comunicazione e sulla gestione dello stress. È questo passaggio che consente di trasformare un’esercitazione in un vero apprendimento: la simulazione, da sola, riproduce il contesto; il debriefing ne estrae il significato formativo. In un ambito delicato come il trauma maggiore, dove ogni scelta può incidere in modo decisivo sull’esito clinico, questa capacità di riflettere insieme sull’azione assume un valore enorme.

Chirurghi, anestesisti, emergentisti e infermieri insieme

Il congresso punta esplicitamente a valorizzare il lavoro di squadra e la capacità di integrare competenze diverse attorno al paziente traumatico. Per questo il programma è costruito in modo da favorire il confronto tra chirurghi, anestesisti, medici dell’emergenza e infermieri, chiamati a discutere protocolli, confrontarsi su casi complessi e mettere alla prova strategie operative condivise.

L’idea di fondo è che la qualità della risposta al trauma non dipenda soltanto dalla bravura del singolo specialista, ma dalla performance complessiva del trauma team, dalla fluidità delle comunicazioni, dalla capacità di leggere il contesto, di distribuire responsabilità e di prendere decisioni rapide ma coordinate. In questo senso, il congresso si muove pienamente dentro una cultura della clinical governance, dove formazione, organizzazione e sicurezza del paziente vengono trattate come dimensioni inseparabili.

Una nuova frontiera per la formazione nell’emergenza

L’impostazione scelta da Obiettivo Trauma 2026 riflette un cambiamento ormai evidente nella medicina dell’emergenza. Di fronte a casi sempre più complessi, a contesti organizzativi differenziati e alla necessità di ridurre il rischio clinico, la formazione tradizionale non basta più da sola. Serve allenare i professionisti anche sul piano della decisione, della leadership, della comunicazione e dell’adattamento a contesti critici.

La simulazione avanzata risponde proprio a questa esigenza. Permette di anticipare l’emergenza, di prepararsi prima che il caso reale si presenti, di costruire memoria operativa collettiva e di migliorare il comportamento del team senza mettere a rischio i pazienti. È una frontiera già consolidata in molti sistemi internazionali e che oggi trova una piena applicazione anche in appuntamenti scientifici come quello di Caltanissetta.

Congresso accreditato Ecm, iscrizioni già aperte

Il V congresso nazionale Obiettivo Trauma, ospitato al Cefpas di Caltanissetta, è accreditato Ecm e la partecipazione alle due giornate consentirà l’acquisizione dei crediti formativi previsti dalla normativa vigente. Le iscrizioni sono già aperte attraverso il portale ufficiale dell’evento. Per informazioni è possibile contattare la segreteria organizzativa New Congress al numero 081 878 0564 oppure via mail all’indirizzo info@newcongress.it.

Con questa edizione, Obiettivo Trauma conferma dunque la volontà di spostare la formazione sanitaria verso modelli sempre più concreti, interdisciplinari e aderenti alla realtà. Non solo aggiornamento, ma preparazione profonda all’imprevisto. Perché nel trauma maggiore, spesso, la differenza la fa ciò che si è imparato prima che l’emergenza cominci.

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Salute

Salute e Dieta Mediterranea, nasce l’Health and Nutrition International Observatory Euromed (HNIOEUROMED): il 30 ottobre a Bari la cerimonia inaugurale con il Presidente Antonio Pepe

Nasce l’Health and Nutrition International Observatory – Euromed (HNIOEUROMED): venerdì 30 ottobre a Villa Romanazzi Carducci a Bari la cerimonia inaugurale con il Presidente Dr. Antonio Pepe e il comitato scientifico 👇

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Salute e Dieta Mediterranea

Bari – Venerdì 30 ottobre 2026 alle ore 17:30, nella prestigiosa cornice di Villa Romanazzi Carducci in via Giuseppe Capruzzi 326 a Bari, si terrà la cerimonia inaugurale dell’Health and Nutrition International Observatory – Euromed (HNIOEUROMED), la nuova struttura internazionale dedicata alla tutela della salute, alla promozione della cultura alimentare mediterranea, alla salvaguardia dell’ambiente e allo sviluppo sociale nei Paesi europei e dell’area euromediterranea.

L’osservatorio guidato dal Presidente Dr. Antonio Pepe nasce come piattaforma tecnico-scientifica e culturale di alto profilo, capace di dialogare con gli organismi europei e internazionali per promuovere programmi di educazione sanitaria, monitoraggio della qualità agroalimentare e cooperazione tra i popoli, ponendosi al centro delle più avanzate strategie di salute, prevenzione e benessere.

HNIOEUROMED a Villa Romanazzi Carducci di Bari: la relazione del Presidente Antonio Pepe e di Marialuisa Roscino

L’HNIOEUROMED si propone come un presidio autorevole per la costruzione di un modello integrato di salute, sicurezza alimentare e sviluppo sostenibile, fondato sull’incontro tra la millenaria tradizione mediterranea e le più moderne competenze della ricerca scientifica.

Il programma ufficiale della cerimonia inaugurale di venerdì 30 ottobre a Bari si aprirà con l’introduzione ai lavori curata da Alfio Colavecchio, Consigliere del Presidente, seguita dai saluti istituzionali delle autorità civili e religiose.

Cuore dell’apertura sarà la relazione programmatica del Presidente dell’HNIOEUROMED, Dr. Antonio Pepe, affiancato dalla giornalista Marialuisa Roscino, responsabile della Direzione Comunicazione Internazionale dell’Osservatorio, in uno degli appuntamenti più rilevanti nel calendario degli eventi scientifici e istituzionali d’autunno.

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Dieta Mediterranea, prevenzione e sicurezza alimentare: gli interventi del comitato scientifico

Ampio spazio sarà dedicato alle relazioni degli illustri esperti dell’Ufficio di Presidenza: la Prof.ssa Danila De Vito approfondirà il ruolo cardine della prevenzione medica, mentre il Dr. Salvatore Loconte traccerà l’evoluzione della Dieta Mediterranea tra passato e futuro e il Dr. Francesco Loperfido illustrerà i criteri della sicurezza alimentare nella vita quotidiana delle famiglie, valorizzando le eccellenze della cucina e cultura gastronomica.

Il legame tra filiera produttiva e benessere sarà al centro degli interventi del Prof. Luigi De Ales sull’agricoltura come fonte primaria di buona salute e del Prof. Gustavo Mastrobuoni sui processi d’innovazione tecnologica applicati alla nutrizione.

Sostenibilità ESG, formazione e nomina del Governatore HNIOEUROMED Italia

La sessione scientifica proseguirà con il contributo del Prof. Marco Sponziello dedicato ai parametri ESG e alle sfide per la tutela dell’ambiente e della sostenibilità, seguito dalla relazione del Prof. Giuseppe Catapano sull’importanza di cultura e formazione accademica e dall’intervento dell’Avv. Maria Lucia Valletta sul ruolo dell’HNIO come ponte internazionale per i corretti stili di vita nel mondo.

La cerimonia di Villa Romanazzi Carducci si concluderà con l’atteso intervento del Presidente Nazionale per l’investitura ufficiale del Governatore HNIOEUROMED Italia e il conferimento degli incarichi direttivi per la Sede Italiana dell’Osservatorio.

A cura della Redazione Salute e Scienza di Cavaliere News

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Salute

Autunno: colori, ombre e gioia. Tra Malinconia, Trasformazione e Riscoperta di Sé. Intervista ad Adelia Lucattini della Psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e dell’International Psychoanalytical Association (IPA)

Lucattini: “Il susseguirsi delle stagioni ci ricorda che il cambiamento è una dimensione inevitabile della vita, accompagnata da emozioni diverse, talvolta contrastanti. Accogliere questi ritmi significa riconoscere che anche la nostra vita emotiva attraversa momenti di espansione, raccoglimento, malinconia e gioia”. Intervista di Marialuisa Roscino

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Autunno

Redazione-  L’autunno è da sempre una stagione di profondo passaggio. Se da un lato, il paesaggio si tinge delle sfumature calde e avvolgenti del foliage, dall’altro, il progressivo accorciarsi delle giornate e la riduzione della luce naturale invitano a un rallentamento, muovendo ad una vera e propria organizzazione interiore nel nostro mondo emotivo. Non si tratta quindi, come documentano gli studi scientifici, solo di un cambio del calendario o del clima, ma di un nuovo riassetto interiore legato proprio al cambiamento di stagione. Il rientro ai ritmi di studio e lavoro, la perdita della spensieratezza estiva e la necessità di riadattarsi alla routine possono risvegliare nostalgia, malinconia o un senso di stanchezza diffusa. Tuttavia, l’autunno possiede anche una straordinaria dimensione generativa. Come la natura si spoglia dell’inutile per prepararsi a nuova vita, così anche noi siamo chiamati ad accogliere le nostre “zone d’ombra”, trasformando la malinconia in uno spazio di ascolto, riflessione e ripartenza. Per comprendere meglio le dinamiche psicologiche legate a questa stagione e scoprire come viverla  al meglio, abbiamo intervistato Adelia Lucattini, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica italiana (IPA) e Full Member dell’International Psychoanalytical Association (IPA).

 

Dott.ssa Lucattini, l’arrivo dell’autunno porta con sé un’evidente trasformazione del paesaggio, ma anche una profonda e silenziosa riorganizzazione del nostro mondo interno. Le giornate che si accorciano e il calo della luce naturale ci confrontano con il tema del passaggio. Cosa accade, in particolare, quali sono le sfaccettature psicologiche dell’umore che caratterizzano questa stagione?

 

L’autunno è una stagione di transizione che coinvolge l’ organismo, la vita emotiva e il mondo interno. La progressiva diminuzione della luce naturale influenza i ritmi circadiani, il sonno e i meccanismi neurobiologici che regolano l’umore. Alcune persone possono avvertire maggiore stanchezza, difficoltà di concentrazione, irritabilità o un bisogno più intenso di riposo e raccoglimento.

L’autunno ci confronta con il tempo che passa, la separazione e la trasformazione. La malinconia stagionale non rappresenta necessariamente una sofferenza psicologica, ma può esprimere la difficoltà di lasciare andare ciò che finisce e, insieme, il desiderio di accogliere qualcosa di nuovo.

L’autunno possiede anche una dimensione vitale e creativa. Il rallentamento dei ritmi può favorire l’ascolto dei propri bisogni, il recupero dei ricordi e la rielaborazione delle esperienze. In termini psicoanalitici, quando la malinconia viene riconosciuta e pensata, può trasformarsi in un’occasione di crescita interiore. L’autunno ci ricorda, infine, che ogni cambiamento comporta anche nuove possibilità, accettare ciò che cambia senza viverlo come una perdita insuperabile permette di conservare dentro di sé ciò che è stato importante e di aprirsi a nuovi desideri ed esperienze (Chronobiology International, 2025).

 

Se da un lato, avvertiamo questo rallentamento, dall’altro, la natura autunnale ci regala la bellezza del foliage e piccoli ritrovi conviviali come la raccolta delle castagne. In che modo, questi elementi naturali possono aiutarci a ritrovare calma e buoni propositi?

La natura autunnale, con i suoi colori intensi, i profumi e i ritmi più lenti, offre un’occasione preziosa per ritrovare un contatto con noi stessi. La bellezza del foliage, ad esempio, suscita emozioni positive, meraviglia e un senso di armonia che possono contribuire ad attenuare le tensioni accumulate nella vita quotidiana. Camminare in un bosco, osservare il cambiamento delle foglie, ascoltare i suoni della natura permette di rallentare il flusso dei pensieri e di recuperare una dimensione di tranquillità, spesso sacrificata agli impegni e alla fretta.

Il paesaggio autunnale possiede anche un importante valore simbolico. Le foglie che cambiano colore e cadono dagli alberi ci ricordano che la trasformazione e la perdita fanno parte della vita, ma non coincidono necessariamente con la fine di qualcosa. La bellezza dell’autunno può aiutarci a trasformare la nostalgia in una disposizione più riflessiva e creativa, nella quale diventa possibile riconoscere nuovi desideri e formulare progetti per il futuro.

La convivialità autunnale permette di contrastare la tendenza all’isolamento che talvolta accompagna la malinconia stagionale. La presenza delle persone care, la condivisione di gesti semplici e il piacere di stare insieme rafforzano i legami affettivi e alimentano quel senso di fiducia che sostiene la capacità di affrontare le trasformazioni della vita. È proprio dall’incontro tra la dimensione contemplativa della natura e quella affettiva delle relazioni che possono nascere nuovi propositi. Non sempre per ripartire è necessario accelerare, talvolta è proprio rallentando che ritroviamo le energie emotive e la libertà interiore per cambiare (Frontiers in Psychology, 2025).

 

Considerando proprio gli aspetti visivi di questo cambio di stagione, in che modo la caduta delle foglie e la diminuzione della luce influiscono sullo stato d’animo, portando talvolta in molte persone, sentimenti di nostalgia e malinconia?

Le trasformazioni del paesaggio possono suscitare emozioni profonde, la caduta delle foglie, gli alberi che si spogliano e la luce più tenue possono evocare, anche inconsciamente, il trascorrere del tempo, la separazione e la perdita, assumendo significati personali legati alla nostra storia.

La caduta delle foglie rappresenta simbolicamente la separazione, i cambiamenti possono riattivare nostalgia e malinconia, soprattutto quando richiamano legami importanti o momenti felici che vorremmo trattenere. La malinconia nasce talvolta proprio dall’intreccio tra ricordo e desiderio, dalla presenza interiore di qualcosa che non appartiene più alla nostra realtà.

La diminuzione della luce naturale influenza anche l’equilibrio emotivo, agendo sui ritmi circadiani, sul sonno e sui meccanismi neurobiologici coinvolti nell’umore. Nelle persone più sensibili ai cambiamenti stagionali può associarsi a stanchezza, sonnolenza, minore vitalità e maggiore vulnerabilità depressiva, con reazioni che variano secondo la sensibilità individuale.

Attraverso la memoria affettiva, la malinconia assume così una tonalità dolceamara, nella quale la tristezza convive con il piacere del ricordo, accogliere ed elaborare questi sentimenti permette di trasformare la nostalgia in una risorsa per comprendere meglio noi stessi (European Psychiatry, 2025).

Secondo Lei, vivere con serenità il ritmo e il cambiamento legato alle  stagioni, può insegnare ad accogliere le emozioni più complesse, anziché combatterle o reprimerle?

 

Il susseguirsi delle stagioni ci ricorda che il cambiamento è una dimensione inevitabile della vita, accompagnata da emozioni diverse, talvolta contrastanti. La primavera può risvegliare entusiasmo, l’estate vitalità, mentre l’autunno e l’inverno possono favorire l’introspezione. Accogliere questi ritmi significa riconoscere che anche la nostra vita emotiva attraversa momenti di espansione, raccoglimento, malinconia e gioia. La maturità emotiva non consiste nell’essere sempre sereni, ma nella capacità di riconoscere, tollerare ed elaborare anche i sentimenti più difficili. Tristezza, nostalgia, paura e rabbia non sono emozioni da reprimere, ma esperienze che seppur non desiderate, possono aiutare a comprendere meglio i nostri bisogni più veri.

L’autunno, in particolare, richiama simbolicamente la  capacità di separarsi da situazioni, aspettative e immagini di sé che appartengono al passato. Accogliere le emozioni non significa subirle passivamente, ma ascoltarle, trovare parole per esprimerle e trasformarle in pensieri. Attraverso questo processo di simbolizzazione, anche un’esperienza difficile può diventare un’occasione di crescita interiore. La serenità non nasce dall’assenza di emozioni spiacevoli, ma dalla capacità di attraversarle, accettando le nostre trasformazioni senza mai perdere la fiducia nella possibilità di affrontarli (Psychological Medicine, 2025).

 

Quali consigli si sente di dare per vivere al meglio questo periodo dell’anno?

-Rispettare i propri ritmi interiori. Concedersi pause, dormire regolarmente e non eccedere negli impegni favorisce il riposo e l’elaborazione delle esperienze emotive;

-Riscoprire il contatto con la natura. Passeggiare nei boschi, ammirare i colori autunnali e raccogliere castagne può rasserenare e favorire una riconciliazione con noi stessi;

-Coltivare il piacere dell’intimità. Il calore della casa, degli affetti, della lettura e delle piccole abitudini rassicuranti offre sicurezza e contenimento emotivo;

-Mantenere viva la capacità di desiderare. Programmare un viaggio o attendere le festività alimenta il piacere dell’attesa, la speranza e l’investimento affettivo nel futuro;

-Il contatto con la natura cura, ma se non sempre bastasse, un percorso psicoanalitico può aiutare a dare ordine ai pensieri e alle emozioni, a stare meglio e vivere bene, in ogni stagione.

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Salute

Stress killer, il caro carburante e i blocchi al Sud fanno impennare il cortisolo: l’allarme degli esperti su ansia cronica, insonnia e microcircolo

Stress killer al Sud, il caro carburante fa impennare il cortisolo: l’allarme medico tra allerta cronica, insonnia, ritenzione idrica e danni al microcircolo 👇

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Camilla Pizzoni - Direttore Generale Pool Pharma

Napoli – Il Mezzogiorno d’Italia è bloccato e la paralisi non investe soltanto la logistica delle merci, ma si sta trasformando rapidamente in una silenziosa emergenza di sanità pubblica. Con la proroga fino al 27 ottobre delle agitazioni degli autotrasportatori contro l’impennata del costo dei carburanti, le code chilometriche ai distributori di benzina – in particolare nel nodo nevralgico di Napoli – e gli scaffali che iniziano a svuotarsi nella grande distribuzione stanno generando una profonda ondata di apprensione collettiva. Uno stato di allerta permanente che logora l’organismo di milioni di cittadini, innescando una produzione anomala di cortisolo, il micidiale “ormone dello stress”.

A lanciare l’allarme clinico è un’approfondita indagine condotta dal centro studi Pool Pharma su un campione di residenti nelle aree più colpite dalla serrata dei trasporti. Dai rilevamenti emerge un quadro psicofisico drammatico: la provincia in cui si registra il più alto picco di agitazione patologica è Cosenza (72% dei residenti), seguita a ruota da Potenza (66%), Foggia e Cagliari a pari merito (62%), Reggio Calabria (59%), Caserta (55%), Palermo (48%), Bari (44%), Napoli (40%) e Isernia (33%). Tra le categorie lavorative a rischio collasso spiccano i camionisti (82%), seguiti da agricoltori (75%), allevatori (73%), gestori di stazioni di servizio (68%) e addetti ai negozi alimentari (63%).

Il cortisolo oltre i livelli di guardia: l’analisi della dottoressa Camilla Pizzoni

Quando l’incertezza economica e l’ansia quotidiana diventano un assedio continuo, la fisiologia umana si disintegra. A spiegare la cascata ormonale che colpisce l’organismo è Camilla Pizzoni, Direttore Generale di Pool Pharma:

«Il cortisolo è la risposta chimica primaria all’angoscia prolungata. Il nostro sistema nervoso autonomo simpatico, programmato dall’evoluzione per attivare la reazione ancestrale di attacco o fuga di fronte a un pericolo mortale, rimane costantemente acceso giorno e notte», illustra l’esperta. «Questa iperproduzione supera i livelli di tolleranza, distrugge il naturale ciclo sonno-veglia ed espone il corpo a un’infiammazione sistemica di basso grado. Lo stress cronico danneggia gravemente il microcircolo sanguigno e altera il metabolismo, portando a insonnia, irritabilità, stanchezza opprimente e pericolosi sbalzi della pressione arteriosa».

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Perché alle zebre non viene l’ulcera – Robert M. Sapolsky

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Drenaggio, microcircolo e ritenzione idrica: la cura del professor Fabrizio Malipiero

Tra le manifestazioni somatiche più immediate e subdole dell’eccesso di cortisolo si colloca la ritenzione idrica acuta, favorita in queste settimane dalla sedentarietà forzata, dal ricorso a cibi più calorici e dalla tendenza a bere meno acqua. Un disturbo che non è affatto un mero inestetismo cutaneo, ma il sintomo manifesto di una sofferenza vascolare e linfatica. A fare chiarezza è il professor Fabrizio Malipiero, docente di Nutraceutica e Nutrigenomica presso l’Università Alma Mater di Bologna:

«La nutraceutica moderna affronta il problema con una visione olistica e clinica», chiarisce Malipiero. «Non ha alcun senso limitarsi a espellere liquidi: l’obiettivo terapeutico è sostenere la barriera del microcircolo, riattivare il drenaggio linfatico naturale, preservare l’equilibrio elettrolitico trattenendo i preziosi sali minerali e supportare la tonicità delle pareti venose, impedendo il ristagno tossico nei tessuti periferici».

Il doppio carico delle donne e l’affaticamento epatico negli uomini

Lo stress economico e logistico colpisce ambo i sessi, ma con risvolti differenti. Nelle donne, la conciliazione tra il lavoro, la gestione della casa e la cura dei figli esaspera il carico cognitivo fino a tarda sera, mantenendo i livelli di cortisolo elevati anche durante le ore destinate al riposo notturno.

Negli uomini, di contro, il cortisolo alto si salda con uno stile di vita sedentario e una dieta disordinata, ricca di sodio o alcolici consumati per stemperare le tensioni: fattori che affaticano il fegato e compromettono la depurazione organica. Imparare a gestire i carichi d’ansia, curare l’alimentazione e ricorrere a un corretto supporto nutraceutico rappresentano le uniche armi efficaci per proteggere la salute del corpo dall’onda d’urto delle crisi contemporanee.

A cura della Redazione Salute e Società di Cavaliere News

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