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Attualità

Crisi Metinvest Adria, l’Ugl lancia l’allarme al Mimit: progetto in ritardo di un anno

🚨 DOCCIA FREDDA AL MIMIT: RITARDO DI UN ANNO PER IL PROGETTO METINVEST/ADRIA! Si accende la tensione sindacale a Roma. I tavoli di crisi convocati oggi presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy hanno svelato una situazione drammatica: Metinvest annuncia un blocco operativo di 10-12 mesi e pesanti criticità finanziarie. L’UGL Metalmeccanici, presente con il Vice Segretario Francescangeli ed i segretari Tuve e Lucchesi, esprime fortissima preoccupazione. A pesare sul futuro dell’acciaieria sono lo stop alle concessioni demaniali e il dietrofront delle banche spaventate dal conflitto in Ucraina. Il Governo (Dott. Castano) aggiorna il tavolo alla prossima settimana e fissa l’ultimatum al 20 ottobre 2026 per salvare i posti di lavoro. I dettagli 👇#metinvest #adria #mimit #uglmetalmeccanici #crisiindustriale #giampietrocastano #acciaierie #lavorolazio #pagineutili

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Incontro al Mimit

I tavoli di confronto a via Veneto con i segretari provinciali Vincenzo Tuve e Claudio Lucchesi

Roma – Un imponente, accurato e quanto mai severo percorso di monitoraggio industriale e valorizzazione dei livelli occupazionali della metalmeccanica nella penisola, incentrato sulle riforme dei piani di ristrutturazione delle grandi acciaierie e sulla necessità impellente di garantire la trasparenza finanziaria delle multinazionali per salvaguardare il futuro produttivo dei territori e dei corpi sociali dello Stato, si è aperto con una pesante sessione di scontro sindacale. Presso i locali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, si sono svolti due cruciali e serrati incontri di coordinamento dedicati all’esame della vertenza del polo Metinvest/Adria e alla contestuale revisione dell’Accordo Quadro sottoscritto il dieci luglio del duemilaventicinque. I tavoli di discussione hanno registrato lo schieramento e la partecipazione diretta del vice segretario nazionale dell’Ugl Metalmeccanici Daniele Francescangeli, affiancato dai segretari provinciali Vincenzo Tuve e Claudio Lucchesi per tutelare i consumatori.

Il primo confronto, avviato alle ore dieci, ha fatto emergere un quadro strutturale ben più frammentato rispetto alle previsioni dei mesi passati, palesando una significativa confusione da parte della dirigenza di Jsw nella gestione dei dati anagrafici dei dipendenti attivi ed inattivi della provincia per i consumatori mobili.

Le preoccupazioni degli istituti bancari per la guerra in Ucraina ed il rinvio al venti ottobre

I rappresentanti sindacali hanno espresso profonda apprensione di fronte alla comunicazione ufficiale trasmessa dai manager di Metinvest, i quali hanno formalizzato un blocco operativo ed un ritardo cronologico stimato tra i dieci ed i dodici mesi rispetto ai cronoprogrammi originari della scuderia siderurgica. L’azienda ha ammesso l’esistenza di persistenti e criticità di natura economica che impediscono il rilascio di garanzie fideiussorie stabili. Di fronte a tale scenario, il mediatore del Governo Giampietro Castano ha disposto il rinvio del tavolo alla prossima settimana per la presentazione di una nuova bozza dell’accordo. Nel pomeriggio, i lavori del comitato esecutivo coordinati dal dottor Villa hanno evidenziato come il piano industriale rimanga interamente congelato a causa del mancato rilascio dei visti ecologici regionali e della mancata estensione delle concessioni demaniali marittime.

A pesare sul destino delle acciaierie intervengono le fortissime preoccupazioni manifestate dagli istituti di credito internazionali in relazione all’evoluzione del conflitto bellico in Ucraina, un fattore geo-politico che rende obbligatoria la ricerca di un nuovo partner finanziario per sostenere le transazioni della provincia.

La tutela dei posti di lavoro degli operai e la richiesta di risposte rapide ad Alessandro Giuli

L’Ugl Metalmeccanici ha denunciato lo stallo della burocrazia ministeriale in merito alla mancata nomina formale dei commissari straordinari, richiedendo alle istituzioni della nazione un deciso cambio di passo per tradurre i vecchi protocolli di intenti in cantieri industriali concreti a schermo intero. Il Governo ha proposto la convocazione di una ulteriore sessione plenaria per la giornata del venti ottobre del duemilaventisei, termine ultimo entro il quale i vertici aziendali dovranno sciogliere i nodi amministrativi che ostacolano l’avvio delle produzioni. La federazione operaia ha ribadito che i lavoratori pretendono risposte repentine e non ulteriori rinvii contabili, confermando lo schieramento dei presidi di vigilanza per difendere i salari dei nuclei familiari e incrementare la competitività economica dei distretti industriali.

La cooperazione paritetica tra le sigle sindacali ed i corpi intermedi dello sviluppo economico si configura come un pilastro strategico fondamentale per tutelare l’indotto manifatturiero della penisola, offrendo soluzioni rapide alle vertenze contrattuali e garantendo la legalità dei piani di ricollocamento della provincia.

I verbali delle crisi aziendali ed i collegamenti telematici con la bacheca del Mimit

L’affermazione delle politiche di rilancio industriale costituisce un elemento di rilievo per elevare il prestigio e l’indice di vivibilità delle regioni coinvolte, assicurando l’applicazione delle riforme del lavoro in totale sicurezza e nel pieno rispetto dei patti civili sottoscritti con le parti sociali dello Stato. Per monitorare l’evoluzione delle successive sessioni di monitoraggio a via Veneto, verificare i testi storici dei decreti di cassa integrazione guadagni o consultare le tabelle relative agli investimenti tecnologici stanziati per il comparto metalmeccanico, i cittadini ed i professionisti possono collegarsi direttamente al portale informatico del Ministero delle Imprese e del Made in Italy per esaminare i documenti e le bacheche istituzionali delle riforme.

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Politica

Da Forza Nuova a Fabrizio Corona: il piano segreto del Barone Nero per sbancare le elezioni

UNA CLAMOROSA “BOMBA” POLITICA A CIEL SERENO! IL FAMOSO “BARONE NERO” CERCA UN’ALLEANZA CON I NO-VAX E CON IL NUOVO PARTITO DI FABRIZIO CORONA! 🗳️ 💥 🇮🇹 Nel mondo politico e sui Social non si parla d’altro! Manca ancora molto alle prossime Elezioni Politiche del 2027, ma la campagna elettorale si sta già incendiando con alleanze a dir poco “imprevedibili”! Lo storico esponente della Destra dura e pura Roberto Jonghi Lavarini (detto il “Barone Nero”, oggi vicinissimo al Generale Vannacci) ha annunciato una “chiamata alle armi” per creare un polo Anti-Sistema e superare la legge elettorale! Il Barone Nero si è detto pronto a incontrare e formare Liste con Forza Nuova, con i movimenti No-Vax ma soprattutto (udite udite) persino con il nuovo Partito Politico dell’ex Re dei Paparazzi Fabrizio Corona! Il motivo? I sondaggi dicono che Corona fa il pieno di Voti tra i ragazzini e gli astensionisti che “Odiano il Sistema”! Siete curiosi di leggere tutti i dettagli di questa clamorosa indiscrezione politica che farà letteralmente impazzire i Partiti tradizionali? Cliccate e leggete il nostro articolo per i segreti del piano! 👇 🗣️ A cosa credete? Anche voi siete “Stufi” dei soliti partiti e pensate che una Grande Alleanza tra figure popolari e fuori dagli schemi (come il Generale Vannacci o Fabrizio Corona) possa prendere tantissimi voti tra la gente “Arrabbiata”? Diteci la Vostra nei commenti per confrontarvi civilmente, e CONDIVIDETE l’articolo sulle vostre bacheche per informare gli amici!!

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Fabrizio Corona

Milano – Nel magmatico, imprevedibile e spesso spietato mondo della politica italiana, ci sono notizie che piombano sui palazzi del potere come dei veri e propri fulmini a ciel sereno, capaci di scombinare tutte le carte in tavola e di mandare su tutte le furie i salotti dei partiti tradizionali. L’indiscrezione (ormai diventata una dichiarazione ufficiale a tutti gli effetti) che sta scuotendo in queste ore la corsa verso le attesissime Elezioni Politiche del 2027, ha i contorni di una mossa strategica tanto folle quanto potenzialmente geniale. Il celeberrimo Roberto Jonghi Lavarini, storico e influente esponente della Destra sociale missina (noto alle cronache con il soprannome di “Barone Nero”) ed eclettico consigliere politico del Generale Roberto Vannacci, ha appena gettato un sasso gigantesco nello stagno: per battere il sistema, è pronto a dialogare faccia a faccia persino con il neonato partito politico del discusso e famoso ex Re dei paparazzi, Fabrizio Corona.

L’alleanza shock degli anti-sistema: a caccia dei voti della rabbia

La dichiarazione rilasciata dal Barone Nero è una clamorosa e lucida analisi del momento politico che stiamo vivendo. «In vista delle prossime elezioni politiche del 2027», ha spiegato accuratamente Jonghi Lavarini, «valutando con estrema attenzione le spietate regole imposte dalla nuova legge elettorale, le assurde complicazioni sulla presentazione delle liste e le tremende soglie di sbarramento, non ci sono alternative: bisogna dialogare con tutti».
La ricerca spasmodica di un’enorme ammucchiata elettorale “Anti-Sistema” parte ovviamente dallo zoccolo duro e puro della galassia nera e ribelle: il Barone Nero chiama esplicitamente a raccolta le forze di destra come Forza Nuova, la storica Fiamma Tricolore, il controverso comitato Remigrazione, Progetto Nazionale, Eurexit, Pro Patria e persino l’intero, agguerrito e arrabbiatissimo movimento dei No Vax.
Ma il vero, gigantesco “colpo di teatro” arriva con l’apertura inaspettata al mondo dello showbiz e dei giovani: «Dobbiamo dialogare anche con liste civiche e movimenti identitari autonomisti e, udite udite, anche con il nuovo partito di Fabrizio Corona. Secondo tutti gli ultimi sondaggi elettorali, il progetto di Corona riesce in un’impresa incredibile: raccogliere un numero spaventoso di consensi fra quegli italiani stufi e astensionisti che odiano il sistema, e soprattutto tra i giovanissimi».

La strategia degli incontri segreti: il piano dietro al Generale Vannacci

L’idea di far sedere allo stesso tavolo esponenti della Destra radicale, generali dell’esercito e figure ultra-pop e controverse come Fabrizio Corona, potrebbe sembrare a prima vista una provocazione mediatica. Invece, si tratta di una vera e propria macchina elettorale sotterranea che si è già messa in marcia a fari spenti.
Fonti ben informate confermano infatti che il “Barone Nero”, forte del suo ruolo di sponda e sostegno politico per il fenomeno elettorale del Generale Roberto Vannacci, stia intessendo da diverse settimane una lunga, laboriosa e fittissima rete di strategici quanto riservatissimi incontri politici a 360 gradi. L’obiettivo? Costruire una corazzata in grado di sfondare agevolmente gli insormontabili sbarramenti della nuova legge elettorale, canalizzando tutta l’insoddisfazione e la rabbia degli italiani “dimenticati” verso un unico, grandissimo e clamoroso calderone elettorale in vista del cruciale voto nazionale del 2027.

Futuro Nazionale spalanca le porte: appello ai “sinceri patrioti”

Il progetto per provare a far saltare il banco del perbenismo politico ha un nome ben preciso, ed è quello del movimento Futuro Nazionale, che si propone di essere il grande contenitore di questa coraggiosissima (e azzardata) operazione di ingegneria elettorale.
L’appello conclusivo lanciato da Roberto Jonghi Lavarini non ammette repliche o fraintendimenti, ed è una totale chiamata alle armi per tutti i ribelli del Paese: «Futuro Nazionale apre ufficialmente e coraggiosamente le proprie liste elettorali a tutti i sinceri patrioti di questa nazione. Apriamo le porte alle liste civiche, ai movimenti profondamente identitari e autonomisti, e soprattutto a tutti quegli Italiani che vogliono finalmente una politica che sia Nuova e Buona. Una politica che smetta di obbedire ai poteri forti e che torni a mettersi al totale ed esclusivo servizio degli interessi sacrosanti del nostro amato popolo, per difendere i risparmi delle nostre famiglie italiane e le fatiche delle nostre imprese abbandonate dallo Stato». La lunghissima corsa verso il 2027 è ufficialmente partita. E promette di essere uno spettacolo senza precedenti.

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Politica

Elezioni a Milano, il duro ultimatum della Destra: o il Generale Burgio o si corre da soli

CHE TEMPESTA NEL CENTRODESTRA PER IL SINDACO DI MILANO! LA DESTRA PURA LANCIA IL SUO “ULTIMATUM” ESALTANDO L’EROICO “GENERALE BURGIO” E ASFALTANDO I MODERATI! 🗳️ 💥 🇮🇹 Aria di grandissima burrasca politica a Milano! In vista delle attesissime elezioni per strappare il Comune alle sinistre, il centrodestra rischia di “spaccarsi” in modo clamoroso! Il Presidente del comitato “Destra per Milano”, Roberto Jonghi Lavarini, ha appena lanciato un ultimatum di fuoco: serve un candidato unitario e patriottico. Il nome forte? Il Generale Burgio, considerato un autentico “eroe di Stato nella lotta alla mafia e al terrorismo”! L’intervento politico ha letteralmente “asfaltato” l’ipotesi di Maurizio Lupi, sbarrandogli la strada, ponendo dure condizioni all’europeista Silvia Sardone e aprendo le porte a Matteo Perego. L’avvertimento finale, però, è durissimo: se i partiti moderati faranno ostruzionismo, la “Destra di Futuro Nazionale” correrà fieramente da SOLA alle elezioni con il suo Generale antimafia! Siete curiosi di leggere tutte le polemiche che stanno infiammando la campagna elettorale? Cliccate e leggete il nostro articolo per tutti i dettagli! 👇 🗣️ A cosa credete? Anche voi siete d’accordo sul fatto che la “Sicurezza e la Lotta al Crimine” debbano tornare al Centro della politica delle grandi Città puntando su un “Generale” di Stato? Diteci la Vostra nei commenti per confrontarvi, e CONDIVIDETE a dismisura questo articolo politico sulle vostre bacheche!!

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Generale Burgio

Milano – La corsa per la tanto attesa conquista di Palazzo Marino (la sede storica e il cuore pulsante dell’amministrazione comunale di Milano) si sta rapidamente trasformando in una spietata partita a scacchi, carica di tensioni, polemiche roventi e clamorosi avvertimenti politici. Il centrodestra milanese è attualmente attraversato da un vero e proprio terremoto interno, e a far tremare letteralmente i palazzi della politica ci ha pensato un durissimo e pesantissimo ultimatum lanciato in queste ore da Roberto Jonghi Lavarini, vulcanico Presidente onorario dello storico comitato Destra per Milano (fondato nel lontano 2000), grandissimo sostenitore del movimento Futuro Nazionale, nonché attivissimo e influente consigliere del chiacchieratissimo Generale Roberto Vannacci.
Il messaggio recapitato ai leader della coalizione di centrodestra è chiaro, netto e senza possibilità di appello: la vera Destra non è disposta a fare sconti a nessuno, né tantomeno a subire diktat dai moderati. O si apre immediatamente un tavolo serio di confronto sul programma e si accetta la fortissima candidatura di un vero patriota, oppure si andrà fieramente allo scontro aperto, correndo in totale autonomia per espugnare il Comune milanese.

Il pressing di Jonghi Lavarini: l’ipotesi del Generale Burgio

La carta calata sul tavolo per guidare l’assalto a Palazzo Marino è un nome che non ammette mezze misure e incute assoluto rispetto istituzionale. «Il Generale Burgio è un solidissimo uomo di Stato», ha dichiarato con orgoglio e fermezza Jonghi Lavarini. «Stiamo parlando di un autentico eroe, un uomo in prima linea da sempre nella durissima e sanguinosa guerra senza quartiere contro la criminalità organizzata e il terrorismo internazionale. Un vero e puro patriota messo a totale disposizione dei cittadini milanesi, ma anche dell’intera e vasta platea del centrodestra, del quale potrebbe e dovrebbe essere l’autorevole candidato unitario ideale. E badate bene: il Generale è già in piena, attivissima e feroce campagna elettorale da settimane».
La candidatura di un Generale antimafia rappresenta una mossa pesantissima per riportare il fondamentale e vitale tema della Sicurezza urbana al centro assoluto dell’agenda elettorale milanese.

Porte sbarrate a Maurizio Lupi e il severo monito alla Sardone

L’intervento di Jonghi Lavarini si è poi trasformato in una spietata e lucidissima “pagella” politica per gli altri ipotetici candidati del centrodestra. Il giudizio più rovente, chirurgico e implacabile è stato riservato all’ex ministro. «Maurizio Lupi godeva certamente della nostra stima passata, ma ha pubblicamente dichiarato di non volere “la destra” all’interno della sua ipotetica coalizione. Così facendo, per noi, è automaticamente diventato un elemento divisivo e, politicamente parlando, un perdente nato», tuona Lavarini, sbarrando clamorosamente la strada all’esponente di Noi Moderati.
Ma ce n’è anche per l’europarlamentare leghista. «Il nome di Silvia Sardone non andrebbe per nulla male, ma prima deve categoricamente chiarire al cento per cento la sua totale disponibilità a dialogare e collaborare apertamente con Futuro Nazionale», avverte il Presidente di Destra per Milano. Menzione d’onore e curiosità, invece, per l’esponente di Forza Italia: «A me piace sinceramente molto anche l’ottimo profilo del sottosegretario Matteo Perego di Cremnago, ma prima di poterne discutere bisognerebbe capirne a fondo le idee, la visione strategica e le proposte concrete per salvare la nostra città».

Un asse allargato o la clamorosa rottura: le condizioni poste da Futuro Nazionale

Il grande, rovente e finale ammonimento lanciato all’intero blocco del centrodestra suona come una vera e propria e spaventosa dichiarazione di guerra in vista delle prossime scadenze elettorali per il Comune.
Jonghi Lavarini ribadisce che la sua area politica non ha alcuna preclusione a formare una grandissima e invincibile alleanza. «La destra è assolutamente e responsabilmente disponibile a creare una vastissima coalizione, allargata volentieri anche a tutte le Liste Civiche cittadine e al “Patto con il Nord”, con il solo e unico scopo di stravincere le elezioni comunali per sfrattare le sinistre. Ma per farlo, serve immediatamente e senza inutili perdite di tempo un serio, costruttivo e sereno confronto sul programma politico e sul nome del candidato Sindaco».
E se questa apertura dovesse cadere irresponsabilmente nel vuoto? Se i “soliti noti” dovessero provare a escludere le voci meno moderate? La risposta è un colpo di cannone definitivo: «Altrimenti, Futuro Nazionale non si tirerà certamente indietro. Si presenterà agli elettori milanesi, fieramente e autonomamente, correndo da sola con il Generale Burgio come proprio orgoglioso candidato Sindaco!». Il guanto di sfida è ufficialmente lanciato: la parola ora passa agli alleati (o futuri avversari) del centrodestra.

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Politica

Minacce al Ministro Valditara, la destra insorge e Rampelli alza lo scudo: “Atto intimidatorio vile, vogliono mettere sottosopra la scuola prima del voto”

Scontro totale sulla scuola e dura requisitoria istituzionale dopo le gravi intimidazioni al Viminale e all’Istruzione! 🏛️🛑🇮🇹 Il Vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli (Fratelli d’Italia), esprime la più ferma e totale solidarietà al Ministro Giuseppe Valditara, colpito da un vile atto intimidatorio. L’affondo deciso di Rampelli accende i riflettori sulle prossime scadenze elettorali: “Vogliono mettere sottosopra scuola e università nell’ultimo anno di legislatura. Valditara ha governato con moderazione e determinazione per 4 anni. Stroncare subito la violenza di anarchici e ultra-comunisti, spesso protetti dai sindaci del PD”. Scoprite l’intera analisi politica e tutti i retroscena nel nostro articolo! 👇❤️✨

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Rampelli

Roma – Ci sono momenti in cui il dibattito politico e il confronto sulle riforme dell’istruzione pubblica superano i confini della normale e legittima dialettica democratica per addentrarsi nei territori inospitali della violenza verbale, dell’intolleranza ideologica e dell’aggressione frontale alle istituzioni della Repubblica. La scuola e l’università, che dovrebbero rappresentare i laboratori per eccellenza del merito, del dialogo trasparente e della crescita civile delle nuove generazioni, rischiano di trasformarsi ancora una volta in una trincea ideologica strumentalizzata dalle frange più estreme del radicalismo extraparlamentare. Oggi, giovedì 17 settembre 2026, lo scacchiere politico romano è scosso da un duro e solenne intervento istituzionale che blinda la cabina di regia del governo: il Vicepresidente della Camera dei deputati, Fabio Rampelli (esponente di punta di Fratelli d’Italia), ha espresso una ferma e totale censura di merito contro il grave atto intimidatorio perpetrato ai danni del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.

L’affondo di Rampelli, taccuino alla mano, non lascia spazio a filtri protettivi o a ipocrisie interpretative, delineando una lettura spietata e chirurgica sulla tempistica della minaccia. Il focus si sposta immediatamente sul calendario politico nazionale, evidenziando i Criteri di una strategia della tensione che sembra ripetersi con fitta e regolare puntualità storica in prossimità delle scadenze delle urne. Secondo l’analisi del vicepresidente della Camera, l’avvio dell’ultimo anno di legislatura e del concomitante ultimo anno scolastico prima del voto politico rappresenta il pretesto perfetto per quei movimenti anarcoidi e della sinistra ultra-radicale che puntano a destabilizzare la tenuta sociale e il welfare scolastico dello Stato, nel tentativo di innescare disordini nelle piazze e nelle facoltà dell’intera penisola.

Quattro anni di riforme e dialogo: la difesa dell’operato del Ministro

La nota ufficiale firmata da Fabio Rampelli ed elargita alle agenzie di stampa si configura come una fiera dichiarazione di amicizia e solidarietà politica a difesa di un ruolino di marcia pluriennale, rivendicando l’onestà intellettuale dell’azione ministeriale. «Ci si può rimettere l’orologio: ultimo anno di legislatura e ultimo anno scolastico prima del voto», esordisce con spavalda fermezza e ironia l’esponente di Fratelli d’Italia, fotografando i rischi di un autunno caldo nei rioni universitari. «Vuoi vedere che è il momento di mettere sottosopra scuola e università? Chi scommette? Esprimo piena solidarietà e amicizia al Ministro Valditara che si è distinto in questi quattro anni per aver gestito le sue competenze con moderazione e determinazione, rimanendo sobriamente fedele al nostro programma elettorale, mantenendo costante dialogo e collaborazione con sindacati e studenti».

Secondo la ricostruzione del vicepresidente di Montecitorio, l’aggressione subita da Valditara non costituisce un episodio isolato o una semplice contestazione personale, ma deve essere radiografata come una minaccia trasparente rivolta a tutta la classe dirigente e ai parlamentari della maggioranza che lo hanno affiancato e sostenuto nel percorso di modernizzazione e messa in sicurezza degli istituti. La postura del partito guidato da Giorgia Meloni esige una risposta clinica, immediata e inflessibile da parte degli organi inquirenti e della magistratura dello Stato, affinché i responsabili del vile gesto vengano rapidamente individuati e isolati, sintonizzando le risposte flessibili della giustizia sul massimo rigore della legalità.

L’attacco ai movimenti radicali e la polemica con i sindaci del PD

Il segmento finale della requisitoria firmata da Rampelli sposta l’asse della polemica direttamente sui sindaci e sugli amministratori locali targati Partito Democratico, accusati di aver tollerato e alimentato indirettamente, attraverso concessioni di spazi e tutele sociali permissive, la proliferazione di laboratori e centri sociali dell’estrema sinistra nei quartieri metropolitani. Una tolleranza che, nell’analisi del deputato meloniano, avrebbe finito per concedere un comfort logistico inaccettabile a quei gruppi che oggi si sentono in dovere di contraccambiare i favori elargiti alzando il livello dello scontro istituzionale e colpendo i presìdi di sicurezza civile dello Stato.

«Stroncare subito questa violenza significa rendere la vita difficile a quei movimenti radicali, anarcoidi e ultra comunisti che si sentono in dovere di contraccambiare i favori elargiti dai sindaci del PD», conclude con toni decisi e spavaldi il vicepresidente Fabio Rampelli, blindando la tenuta etica dell’esecutivo. «La sicurezza e la libertà di pensiero dei nostri ministri non sono uno slogan, ma un diritto inalienabile. Non faremo un solo passo indietro di fronte alle intimidazioni di chi odia il merito e la democrazia». I verbali della Camera sono aperti, le scadenze del ministero confermate e i controlli sui dettagli di sicurezza potenziati: il governo alza lo scudo del diritto, pronto a dimostrare con i fatti che la spensieratezza e il futuro della scuola italiana si difendono unicamente respingendo ogni forma di violenza e intolleranza eversiva.

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