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Spettacolo

Mondo della moda a Hollywood: viaggio e rinascita. Luca Ribezzo si racconta tra set internazionali, timidezza e grandi sfide d’attore

Una vita vissuta tra le passerelle dei più grandi stilisti internazionali e i set cinematografici di mezza Europa e degli Stati Uniti. La storia di Luca Ribezzo è quella di un percorso artistico e umano straordinario che affonda le radici in oltre vent’anni di esperienza nel cuore pulsante della moda, lavorando fianco a fianco con icone come Valentino, Dolce & Gabbana, Gianfranco Ferré, Versace e Armani, per poi evolversi in una carriera di attore ricca di oltre quarantacinque crediti su IMDb.

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Luca Ribezzo

Redazione-  Una vita vissuta tra le passerelle dei più grandi stilisti internazionali e i set cinematografici di mezza Europa e degli Stati Uniti. La storia di Luca Ribezzo è quella di un percorso artistico e umano straordinario che affonda le radici in oltre vent’anni di esperienza nel cuore pulsante della moda, lavorando fianco a fianco con icone come Valentino, Dolce & Gabbana, Gianfranco Ferré, Versace e Armani, per poi evolversi in una carriera di attore ricca di oltre quarantacinque crediti su IMDb.

​Da Parigi a Tel Aviv, da New York a Londra, fino alle recenti produzioni tra Stati Uniti, Italia e Spagna, l’attore e modello Luca Ribezzo ha saputo reinventarsi con tenacia, talento e una profonda dedizione allo studio, lavorando con registi del calibro di Til Schweiger e al fianco di stelle internazionali come Matt Dillon e Nick Nolte.

In questa intervista, ci illustra le tappe fondamentali di questa metamorfosi artistica, svelando anche il lato più intimo e riservato di un professionista che ha fatto della sensibilità e dell’autenticità la sua cifra distintiva, superando le sfide legate alla timidezza e ai circuiti patinati del mondo dello spettacolo.

Lei ha vissuto e lavorato per oltre vent’anni nel gotha della moda mondiale, accanto a leggende dello stile come Valentino, Versace e Armani. Qual è stato il momento esatto in cui ha capito che quel mondo prestigioso non le bastava più e che la vera chiamata arrivava dal set e dalla recitazione?

 

Non c’è stato un momento preciso in cui ho capito che il mondo della moda non mi bastava più, perché la recitazione è sempre stata dentro di me. Fin da bambino, mi divertivo a interpretare personaggi e, alle scuole medie, il corso di teatro era il momento che aspettavo con più entusiasmo. Mi piaceva stare sul palco e raccontare storie.

Dopo il diploma ho lavorato come animatore turistico nei villaggi vacanze. La parte che amavo di più erano gli spettacoli serali: prepararli, provare e poi esibirmi davanti a centinaia di persone. Ogni volta che salivo sul palco sentivo che quello era il posto in cui riuscivo davvero a esprimermi.

A un certo punto, ho deciso di trasformare quella passione in qualcosa di concreto. Mi sono iscritto a una scuola di teatro professionale e, una volta terminato il percorso, sono partito per Londra. È lì che ho iniziato la mia gavetta e ho avuto le prime opportunità come attore professionista.

Non dimenticherò mai la prima volta davanti a una telecamera. Nel momento in cui ho interpretato un personaggio completamente diverso da me, ho capito la forza di questo mestiere. Quando la telecamera si accende e quella luce rossa si illumina, entri in un’altra vita. Ti ritrovi a vivere emozioni, relazioni e situazioni che non ti appartengono, ma che in quel momento diventano incredibilmente vere.

Per me recitare significa proprio questo: entrare nel personaggio fino in fondo, attraverso la voce, il corpo, gli sguardi, le emozioni e ogni piccolo dettaglio. È un lavoro che mi permette di raccontare storie, ma anche di conoscere meglio me stesso.

La moda mi ha dato tantissimo: mi ha fatto viaggiare, crescere e conoscere persone straordinarie. Sarò sempre grato a questo settore, per tutto quello che mi ha insegnato. Ma è nella recitazione che ho trovato il modo più autentico di esprimermi. È lì che ho capito di essere esattamente dove volevo essere.

Da New York a Londra, passando per l’incontro formativo con l’insegnante scozzese-americano Michael E. Rodgers a Milano: quanto è stato difficile ricominciare da zero e costruire la credibilità necessaria per entrare in produzioni internazionali come quelle della Warner Bros o il film “Head Full of Honey” con Nick Nolte e Matt Dillon?

 

Spesso il mondo dello spettacolo e i circuiti mondani premiano l’estro, l’apparire e la costante esposizione mediatica.

 

Quanto pensa che la sua bellezza, unita a un carattere timido e a una forte riservatezza, l’abbia in realtà penalizzato nel corso della sua carriera?

 

Paradossalmente, arrivare dal mondo della moda all’inizio mi ha penalizzato. C’è ancora il pregiudizio che una persona considerata “bella” non possa essere anche un vero attore. E, diciamolo, spesso si pensa che in un cast non ci possano essere troppi “bellocci”. Inoltre, l’aspetto fisico rischia di diventare un’etichetta: vieni associato a determinate tipologie di personaggi e questo può limitare le opportunità di dimostrare quanto puoi essere versatile come interprete.

Più che timido, mi considero una persona molto riservata. E questa mia riservatezza non rispecchia lo stereotipo dell’uomo che spesso viene associato al mondo della moda o dello spettacolo. Paradossalmente, la parte del mio lavoro che mi piace meno è proprio quella che molti sognano: apparire. Partecipare a première, eventi e red carpet fa parte del mestiere, ma non è ciò che mi rappresenta di più. Mi sento molto più a mio agio quando posso raccontare una storia attraverso un personaggio, piuttosto che quando devo essere semplicemente sotto i riflettori.

Nel mio percorso hanno avuto un ruolo fondamentale lo studio, la lettura e la disciplina. Sono aspetti che oggi fanno parte del mio modo di vivere questo lavoro. Credo che la credibilità di un attore si costruisca ogni giorno, con un approfondimento continuo. Bisogna nutrirsi costantemente del mondo che ci circonda: osservare le persone, ascoltarle, guardare film, visitare musei, leggere, vivere. Tutto può diventare una fonte di ispirazione. E poi c’è lo studio del personaggio, che per me è una ricerca continua: ogni ruolo apre nuove domande e nuove possibilità, e credo che non si finisca mai davvero di esplorare.

Naturalmente l’esperienza sul campo è fondamentale, ma serve anche un pizzico di fortuna: quella di incontrare attori e registi generosi, disposti a condividere ciò che hanno imparato. Io ho avuto la fortuna di vivere questi incontri e ne sono profondamente grato. Ho scoperto che i grandi professionisti sono spesso anche le persone più umili e disponibili, e da loro ho imparato tantissimo, non solo dal punto di vista tecnico, ma anche umano.

Vissuto a lungo dall’altro lato dell’obiettivo tra moda e set, lei ha per anni anche coltivato una grande passione per la fotografia. In che modo, questo sguardo artistico e visivo influenza il suo lavoro di attore e il suo modo di interpretare le inquadrature?

 

Ho sempre avuto una grande passione per la fotografia, in particolare per il ritratto. Mi piace fotografare le persone, soprattutto quelle che hanno un vissuto importante. Per questo cerco spesso volti anziani: ogni ruga, ogni sguardo racconta una storia. Mi affascina provare a cogliere, attraverso un’immagine, tutto quello che una persona ha vissuto. In fondo è una ricerca molto simile a quella che faccio quando interpreto un personaggio: andare oltre la superficie e cercare ciò che c’è dietro.

Anche la bellezza, nel mio lavoro, è un tema particolare. Sicuramente può essere un vantaggio, ma a volte può trasformarsi anche in un limite. Spesso l’aspetto fisico porta a essere identificati con determinati ruoli e non tutti hanno il tempo o la voglia di andare oltre un volto per scoprire cosa un attore possa realmente esprimere. Io, però, ho avuto la fortuna di incontrare registi, soprattutto stranieri, che hanno guardato oltre l’apparenza e mi hanno affidato personaggi diversi da quelli che ci si sarebbe aspettati. Sono esperienze che mi hanno fatto crescere tantissimo, sia dal punto di vista professionale che umano, perché mi hanno dato la possibilità di dimostrare la mia versatilità.

Come dicevo, più che timido mi definirei una persona riservata. È una caratteristica che mi porto dietro fin da piccolo e che deriva anche dall’educazione che ho ricevuto. Per questo non mi sento particolarmente a mio agio nelle situazioni in cui bisogna apparire a tutti i costi, come cene, première o eventi mondani. Fanno parte del mio lavoro e, quando si tratta di sostenere un film o un progetto a cui tengo, sono felice di esserci, di promuoverlo e di raccontare il mio personaggio. Ma, se devo scegliere, preferisco sempre stare davanti a una telecamera nei panni di qualcun altro, piuttosto che davanti ai fotografi nei panni di me stesso. È sul set che mi sento davvero nel posto giusto.

Nel 2024 lei ha interpretato un ruolo da protagonista, nei panni di un villain italo-americano, in un film statunitense girato a Venezia. Che tipo di preparazione richiede calarsi nei panni di un “cattivo” all’interno di una produzione hollywoodiana ambientata in una delle città più iconiche del mondo?

 

Devo dire che sono proprio questi i ruoli che mi affascinano di più, perché mi permettono di uscire completamente da me stesso e di entrare in realtà lontane dalla mia vita quotidiana. Sono personaggi che, per fortuna, nella vita reale difficilmente incontrerei, ed è proprio questa distanza che rende il lavoro ancora più interessante.

Quando interpreto un ruolo cerco sempre di costruirlo andando oltre la superficie, cercando di capire cosa si nasconde dietro le sue azioni e i suoi comportamenti. Mi piace trovare dentro di me uno stato d’animo, un’emozione, qualcosa di autentico che possa dare profondità al personaggio e permettere al pubblico di entrare in relazione con lui.

Anche quando interpreto personaggi più oscuri o negativi, cerco sempre di lasciare intravedere una sfumatura diversa: una fragilità, una vena di malinconia o magari un pizzico di ironia. Credo che siano proprio queste contraddizioni a rendere un personaggio più umano e interessante. E forse questa è anche una parte di me che riesco a portare nel lavoro.

Girare a Venezia è stata un’esperienza davvero emozionante. È una città unica, iconica, affascinante e allo stesso tempo misteriosa, con un’atmosfera che sembra già raccontare una storia. È un vero set a cielo aperto: ogni angolo ha qualcosa da comunicare. È stato un privilegio lavorarci e sicuramente un’esperienza che mi piacerebbe ripetere.

 

Parliamo adesso del cinema spagnolo e dei Suoi progetti futuri: il regista Mario Pagano ha creduto fortemente in lei affidandole il ruolo di protagonista in un imminente film spagnolo in uscita nel 2027, nonostante lei fosse ancora un volto nuovo per quel mercato.

Cosa ci dice al riguardo?

 

Negli ultimi tempi, mi sto appassionando molto al cinema e alla televisione spagnola. Guardando alcune serie su Netflix mi sono reso conto di quanto siano cresciute in qualità e di quante produzioni internazionali importanti vengano realizzate in Spagna. È un paese che sta creando progetti molto interessanti e mi piacerebbe vivere un’esperienza lì, anche per capire se ci possano essere opportunità per attori italiani in un mercato così stimolante.

Non smetterò mai di ringraziare il regista Mario Pagano, perché ha creduto in me fin dall’inizio, anche se non ero un nome conosciuto nell’ambiente cinematografico spagnolo. Durante tutto il percorso mi ha accompagnato con grande attenzione: dalle prove sul set, dove mi ha guidato passo dopo passo, fino alla costruzione del personaggio, aiutandomi a riscoprire sensazioni ed emozioni che forse non avevo ancora esplorato.

La difficoltà della lingua non mi ha mai fermato. Anzi, è diventata parte della sfida e Mario, parlando anche italiano, mi ha sostenuto in ogni momento, permettendomi di affrontare il lavoro con serenità. È stata un’esperienza davvero intensa e arricchente.

Devo ammettere che, quando ho ricevuto la sceneggiatura, inizialmente ho avuto qualche perplessità. Poi, rileggendola più volte e grazie al confronto continuo con il regista, sono riuscito a entrare completamente nel personaggio e nel suo mondo emotivo.

Mario è stato un regista molto protettivo e rispettoso, capace di accompagnarmi dentro questo ruolo con grande sensibilità. Mi ha dato la possibilità di esplorare una gamma molto ampia di emozioni, anche grazie a un set composto da colleghi straordinari e da persone accoglienti e professionali.

Credo che abbia avuto anche molto coraggio nel realizzare questo progetto, perché ha scelto di raccontare qualcosa di intimo e profondo. La soddisfazione più grande è stata vedere la sua felicità quando il film è stato completato: la sua emozione è diventata anche la mia.

È un film che considero un viaggio alla scoperta delle diverse sfumature dell’amore, ma soprattutto dell’animo umano. Sono molto soddisfatto del risultato finale e spero che il pubblico possa lasciarsi trasportare dalla storia con leggerezza, ma anche uscirne con qualche riflessione in più su sé stesso e sui temi che il film affronta.

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Tony Fortunato & Moonlight pubblicano “Tameiki”: il nuovo singolo tra nostalgia J-Pop di Tokyo e sonorità occidentali

Esce venerdì 23 ottobre “Tameiki”, il nuovo singolo di Tony Fortunato & Moonlight distribuito da ADA Music Italy che unisce nostalgia J-Pop di fine millennio ed elettronica contemporanea. 👇

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Tameiki cover

Milano – C’è una linea d’ombra magnetica e feconda in cui le luci al neon della metropoli di Tokyo di fine millennio si specchiano nelle pulsazioni ritmiche del pop occidentale d’avanguardia. È lungo questa rotta sonora transcontinentale che si colloca “溜め息” (Tameiki), l’attesissimo nuovo singolo firmato dal polistrumentista e produttore indipendente Tony Fortunato in collaborazione con la raffinata cantante giapponese Moonlight – 月と涙 -. Il brano sarà disponibile a partire da venerdì 23 ottobre 2026 in rotazione radiofonica nazionale e su tutte le piattaforme di streaming musicale digitale, pubblicato per l’etichetta Red&Blue Music Relations e distribuito capillarmente da ADA Music Italy (divisione di Warner Music Group).

Riavvolgendo idealmente il nastro della memoria sonora fino alla cosiddetta epoca d’oro del J-Pop e del J-Rock a cavallo tra la fine degli anni ’90 e i primissimi anni 2000, “Tameiki” – termine giapponese che si traduce letteralmente con “sospiro” – trasfigura la malinconia metropolitana in un travolgente slancio vitale. Il pezzo esplora ed evolve il concetto nipponico di shissoukan (疾走感): quella sensazione vertiginosa di corsa a perdifiato, di velocità cinetica e di assoluta libertà emotiva che travolge l’ascoltatore a ogni progressione armonica, restituendola tuttavia in una dimensione intima, notturna e riflessiva.

Il concetto di «shissoukan» e l’architettura sonora: dal groove funky al sospiro melodico

Dal punto di vista della produzione, “Tameiki” si distingue per una costruzione acustica millimetrica ed estremamente stratificata. La spina dorsale della composizione poggia su un basso elettrico muscolare e serrato, sul quale si innestano architetture di sintetizzatori analogici e digitali dal sapore siderale e futuristico. Su questa trama ritmica fluida si inseriscono improvvise incursioni chitarristiche dal sapore funky e ricercate trame in palm muting, che preparano il terreno per l’ingresso soffuso della voce di Moonlight – 月と涙 -.

Il canto in lingua originale della vocalist giapponese si libra con un’eleganza ieratica, creando un contrasto affascinante con la densità percussiva del brano. Il finale della traccia sfocia in un crescendo orchestrato con rara sapienza, dove armonie vocali calde e contrappunti di chitarra trasformano il respiro malinconico del ritornello in un groove irresistibile, dimostrando come le barriere linguistiche svaniscano quando la ricerca musicale punta all’universalità dell’emozione.

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J-Pop, City Pop e Culture Sonore del Sol Levante: Vinili e Guide all’Ascolto

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Le parole dell’artista: «Un ponte emotivo tra Tokyo e l’Occidente che supera ogni confine»

A spiegare il motore emotivo e intellettuale che ha dato forma al progetto è lo stesso Tony Fortunato, che descrive la genesi del pezzo come un autentico atto d’amore verso l’estetica del Sol Levante:

«Con “Tameiki” ho voluto rievocare quell’energia nostalgica, elettrica e luminosa tipica della cultura musicale giapponese a cavallo tra fine anni Novanta e primi Duemila, un immaginario che mi affascina profondamente da sempre – racconta il produttore –. Ho esplorato il lato più intimo, notturno e introspettivo di quelle sonorità unendolo alle mie radici e influenze occidentali, cercando di dare forma a una sintesi autentica tra due mondi solo in apparenza distanti. La collaborazione con Moonlight – 月と涙 – è stata fondamentale: la sua voce e la sua straordinaria sensibilità hanno donato alle parole giapponesi una grazia rara, creando il contrappunto perfetto con la spinta ritmica del basso e il respiro siderale dei synth. È un brano nato per scavalcare i confini di genere e di geografia, convertendo la malinconia in pura energia vitale.»

Dalla chitarra al Web3 e a Hollywood: il profilo internazionale di Tony Fortunato

La pubblicazione di “Tameiki” rappresenta una nuova vetta nel percorso artistico di Tony Fortunato, polistrumentista e producer autodidatta contraddistinto da una visione spiccatamente internazionale. Dopo aver maturato una solida preparazione chitarristica attraverso masterclass con maestri della sei corde come Giorgio Secco e Luca Colombo, Fortunato ha impresso una svolta radicale alla propria carriera a partire dal 2020, dedicandosi allo studio intensivo della produzione in studio, del basso, delle tastiere, delle percussioni e delle più avanzate tecniche di mixing e sound design.

Una versatilità che lo ha portato rapidamente a collaborare con l’industria audiovisiva statunitense: nel 2024 ha curato la produzione sonora per l’attrice e performer hollywoodiana Katie Chonacas (già celebre protagonista del videoclip cult “Who Knew” della popstar P!nk e interprete in note serie TV e pellicole internazionali), firmando il singolo poetico “Last Train to Paris” e la suite multimediale “Reflections of an Actor”. Un’esperienza che ha consacrato Fortunato tra i pochissimi produttori italiani con un portfolio accreditato nella sonorizzazione di opere d’arte digitali NFT nell’ecosistema Web3.

Dall’EP “Blueprint” ai maestri del mix: una contaminazione stilistica a 360 gradi

Dopo aver tessuto collaborazioni internazionali nell’album “Leave the World Behind” – con interpreti come Jaidy Zavala, Abigail Bignell, l’artista colombiana Angarita e Vimoksha (Emina Bajtarević, Golden Buzzer a Croatia’s Got Talent 2023) –, il 2026 ha visto l’uscita del suo acclamato EP “Blueprint”: sei tracce sospese tra raffinatezze Urban-Pop e riscritture cross-culturali. Per elevare la resa timbrica ai massimi standard globali, l’artista ha affidato il missaggio e il mastering a sound engineer di caratura planetaria, tra cui Mariano Beyoglonian (vincitore di due Latin Grammy Awards), Romuald Klemm (attivo per Warner e Universal Music), Jimmy Cucchiara e Fabio Maiorano.

Il bagaglio di riferimenti di Fortunato spazia con naturalezza dal rock monumentale di Dire Straits, Led Zeppelin, Fleetwood Mac e Avenged Sevenfold fino al funk chirurgico di Nile Rodgers, passando per le contaminazioni gipsy-flamenco di Armik, l’eleganza pop di ABBA, Steely Dan, Supertramp e Daft Punk, il jazz immortale di Chet Baker e Miles Davis, fino ai fenomeni moderni del J-Pop contemporaneo come Yoasobi e Zutomayo. Con all’attivo singoli applauditi come “Desde cero” (semifinalista all’International Songwriting Competition), “En su lugar”, “She”, “No pasó nada” e “Sweet”, l’artista si candida a punto di riferimento della scena cosmopolita.

Il lancio di “溜め息” (Tameiki) dal 23 ottobre 2026 sarà accompagnato dall’uscita del suggestivo lyric video ufficiale su YouTube. Un tassello fondamentale che consolida il percorso di un musicista capace di guardare oltre l’orizzonte, fondendo l’anima di Tokyo con la modernità europea.

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Nasce OSA MUSIC: la nuova company indipendente a Como guidata da Filadelfo Castro con Red&Blue e Warner Chappell

A Como nasce OSA MUSIC, la nuova company indipendente fondata dal produttore Filadelfo Castro con Red&Blue di Marco Stanzani e Warner Chappell per affiancare artisti e autori a 360 gradi. 👇

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OSA MUSIC

Como – L’industria discografica contemporanea attraversa una fase di profonda mutazione: la sola intuizione melodica o la pubblicazione virale sui social network non sono più sufficienti per garantire a un progetto musicale longevità, tutela economica e solidità commerciale. È per rispondere a questa complessità strutturale che prende ufficialmente vita OSA MUSIC, una nuova company indipendente con base operativa presso i prestigiosi Beatfactory Recording Studios di Como. La struttura nasce con l’ambiziosa missione di ridefinire i parametri dell’ecosistema musicale italiano, offrendo una piattaforma integrata che abbraccia in un unico hub operativo i servizi di Management, Publishing, etichetta discografica (Label) e consulenza strategica di Music Business ad artisti, autori, compositori, produttori ed editori.

A rendere immediatamente solida la presenza di OSA MUSIC sullo scacchiere nazionale sono due alleanze strategiche di primo piano con leader indiscussi del settore: la partnership operativa con Red&Blue Music Relations, storica realtà promozionale italiana guidata da Marco Stanzani, e l’accordo di amministrazione editoriale su scala globale siglato con la multinazionale Warner Chappell Music. Un’infrastruttura d’avanguardia che coniuga la cura artigianale tipica della factory indipendente con la forza di penetrazione delle major discografiche.

La visione di Filadelfo Castro: un modello integrato «creato da artisti per gli artisti»

A fondare e guidare la nuova realtà lariana è Filadelfo Castro, figura di spicco nel panorama musicale e audiovisivo internazionale. Produttore, arrangiatore, chitarrista e direttore d’orchestra, Castro vanta oltre centocinquanta titoli realizzati per colossi discografici come Universal Music, Sony Music, Warner Music e BMG. Nel 2024 la sua caratura artistica è stata consacrata oltreoceano con la vittoria di un prestigioso Emmy Award per la colonna sonora della serie televisiva statunitense “Italy Made with Love”. La sua attività compositiva si intreccia costantemente con le maggiori reti televisive e le piattaforme di streaming globale, grazie a collaborazioni consolidate con Rai, Mediaset, Netflix, The Walt Disney Company e Prime Video.

OSA MUSIC nasce dalla sua diretta esperienza sul campo ed è stata concepita con un principio guida chiaro: una struttura “da artisti per gli artisti”, nata per colmare la distanza che spesso separa la pura ispirazione compositiva dalle complesse dinamiche legali, contrattuali e audiovisive del mercato odierno.

«Oggi il music business richiede competenze sempre più trasversali e raffinate: non basta più realizzare una grande canzone, occorre sapere esattamente come svilupparla, proteggerla sul piano del diritto d’autore, posizionarla sui canali corretti e costruire attorno ad essa un progetto identitario credibile e sostenibile nel tempo – dichiara il fondatore Filadelfo Castro –. OSA MUSIC vuole essere un partner concreto per affrontare queste sfide. Insieme a compagni di viaggio solidi come Marco Stanzani con Red&Blue e a un gigante editoriale come Warner Chappell, mettiamo a fattor comune competenze, tutela, network, visione e anni di esperienza diretta sul campo per far crescere sia i talenti emergenti sia i progetti già consolidati.»

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Due alleanze strategiche: la promozione con Red&Blue e l’editoria globale con Warner Chappell

L’impianto operativo di OSA MUSIC poggia su un’architettura di partnership strategiche concepite per garantire la massima efficacia promozionale e una capillare protezione dei diritti. Sul fronte della comunicazione e dello scouting opera in prima linea Red&Blue Music Relations, una delle agenzie di promozione più autorevoli e longeve della musica italiana guidata dal suo amministratore unico Marco Stanzani. La struttura assume ufficialmente il ruolo di ufficio stampa della factory e affianca la direzione artistica nelle attività di ricerca, scouting e talent connection, fungendo da ponte privilegiato tra il roster, i media nazionali e i vertici dell’industria discografica.

«OSA MUSIC rappresenta un modello moderno e virtuoso di sviluppo artistico, perché scaturisce dall’incontro organico di competenze complementari e da una visione comune delle esigenze del mercato – spiega Marco Stanzani –. Come Red&Blue abbiamo scelto di sposare questo progetto con entusiasmo, convinti che agli artisti non basti una visibilità effimera, ma serva un habitat professionale strutturato capace di accompagnarli passo dopo passo. Una realtà come OSA MUSIC crea le condizioni ideali per convertire il talento puro in percorsi solidi, duraturi e remunerativi.»

A completare l’assetto societario sul versante editoriale è l’intesa con Warner Chappell Music. Alla multinazionale dell’editoria è stata affidata l’amministrazione a livello mondiale delle Edizioni Beatfactory (il braccio publishing di OSA), garantendo agli autori e compositori del roster una gestione meticolosa delle royalty, il collocamento dei brani nei mercati esteri e la massima valorizzazione nei settori del cinema, della televisione e della pubblicità.

Il roster di debutto: l’autore multi-platino Stefano Paviani, Vincenzo Fasano e la novità Sabrina Bow

OSA MUSIC fa il suo ingresso sul mercato forte di un roster inaugurale eterogeneo, caratterizzato da identità artistiche definite e da un felice equilibrio tra penne consacrate e voci della nuova generazione:

Stefano Paviani: autore, compositore e produttore artistico multi-platino, tra le firme più richieste del pop italiano d’autore. Nel suo palmarès figura la prestigiosa vittoria di un Latin Grammy Award con Laura Pausini, oltre alla partecipazione come autore a ben tre edizioni del Festival di Sanremo. Ha firmato successi per artisti di primissimo piano come Elodie, LDA, Dear Jack, Marco Carta e Nashley. Paviani è inoltre un affermato compositore per il grande schermo, avendo firmato tra le altre la colonna sonora del film “I Guardiani del Mare”, presentato alla 79ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Vincenzo Fasano: cantautore visionario e autore raffinato con quattro album all’attivo. Oltre ad aver firmato brani per interpreti come Paola Turci ed Elodie, ha collaborato con nomi di spicco del calibro di Dargen D’Amico e Rkomi nella canzone “Metà di Qualcosa”. La sua sensibilità civile e poetica si è recentemente espressa nell’ambizioso progetto “Padre Terra – L’ego non è sostenibile”, un lavoro che fonde canzone d’autore, tutela dell’ambiente e difesa dei diritti umani.

Sabrina Bow: cantautrice ventiquattrenne veronese, rappresenta l’anima più fresca e generazionale del roster. Salita all’attenzione degli addetti ai lavori con il singolo d’esordio “Film Mentale”, ha convinto la direzione di OSA MUSIC grazie a una scrittura disarmante, intima e priva di filtri, che la factory comasca intende coltivare e posizionare all’interno del circuito discografico nazionale.

Dagli studi Beatfactory alle piattaforme internazionali: il polo creativo di Como

Con la propria sede operativa incastonata nei Beatfactory Recording Studios di Como – struttura all’avanguardia per acustica e dotazioni tecnologiche – OSA MUSIC si candida a diventare un polo di attrazione per il talento musicale italiano. L’approccio a trecentosessanta gradi, che spazia dalla sala di registrazione alla distribuzione, dalla consulenza strategica di business alle sincronizzazioni cinematografiche, offre una risposta concreta alla frammentazione della filiera odierna, proiettando il talento dal lago di Como verso i palcoscenici del mondo.

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«Small Talking», l’ironia pop dei Relief conquista la radio: fuori il nuovo singolo tra chiacchiere di circostanza e visioni surreali

I Relief tornano con «Small Talking», il nuovo singolo per Red&Blue Music Relations e ADA Music Italy: un brano pop ironico che smonta le chiacchiere di circostanza tra flauto traverso groovy e un videoclip dallo stile kitsch. 👇

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Small Talking,cover

Roma – Da venerdì 16 ottobre 2026 approda ufficialmente in rotazione radiofonica nazionale e su tutte le piattaforme di streaming digitale «Small Talking», il nuovo trascinante singolo dei Relief, pubblicato per l’etichetta Red&Blue Music Relations e distribuito da ADA Music Italy. Con questo nuovo brano, la poliedrica formazione romana torna a sorprendere il pubblico proponendo un pop fresco, raffinato e irresistibilmente disincantato, capace di mettere a nudo con leggerezza una delle dinamiche più universali e nevrotiche del nostro tempo: l’imbarazzo e la fatica delle conversazioni superficiali di tutti i giorni.

«Small Talking» è una fotografia ironica e surreale di quella frattura invisibile che spesso si crea tra i dialoghi stereotipati del quotidiano e i veri pensieri che affollano la nostra mente. Mentre attorno a noi si discute distrattamente delle temperature anomale, delle oscillazioni del costo del gas, delle buone maniere da manuale o dell’atmosfera festiva a comando, la testa del protagonista fugge altrove, catturata dai dettagli più insoliti e apparentemente insignificanti del paesaggio urbano: le geometrie delle torri dell’acqua, i cavi sospesi dei tram, frammenti sonori e odori della metropoli.

Tra pop, funk e flauto traverso: la firma sonora dei Relief

Dal punto di vista dell’architettura sonora, il brano sintetizza alla perfezione la cifra stilistica della band, fondendo un impianto pop-rock contagioso con una marcata ricerca timbrica. Il contrasto tra la solarità della melodia e il senso di disallineamento esistenziale espresso dal testo viene esaltato da un marchio di fabbrica unico nel panorama indipendente: l’utilizzo del flauto traverso non come semplice abbellimento melodico, ma come vero e proprio motore ritmico e armonico, arricchito da loop station, pedali multieffetto e accenni di beatbox, dialogando con un basso intriso di groove funk e chitarre dal sapore squisitamente vintage.

«Small Talking nasce proprio dalla difficoltà di stare dentro quelle conversazioni ordinarie in cui tutti sembrano perfettamente padroni dell’argomento, mentre la nostra mente è già fuggita altrove», racconta la band spiegando il retroterra della canzone. «Ci divertiva l’idea di esplorare questo scarto senza trasformarlo in una sterile lamentela: il protagonista vorrebbe sinceramente riuscire a integrarsi nel rito del convenevole, ma finisce irrimediabilmente attratto da dettagli che per gli altri non hanno alcun senso. In fondo è un brano sul disperato tentativo di trovare un proprio spazio anche dove non ci si sente naturali, arrivando persino a chiedere alla persona amata di aiutarci a pronunciare parole a vanvera pur di non restare in silenzio». Una ventata di originalità che arricchisce il panorama delle novità discografiche e uscite musicali più stimolanti della stagione.

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Un videoclip tra estetica kitsch e meme di WhatsApp

Ad accompagnare il lancio radiofonico è disponibile su YouTube il videoclip ufficiale, che traduce in immagini il carattere surreale e divertito del brano senza cadere nella didascalia letterale. La clip adotta una provocatoria e coloratissima estetica volutamente kitsch, che pesca a piene mani dall’immaginario visivo delle catene e delle grafiche stravaganti che da anni affollano le chat di WhatsApp: cornici fluo, gif improbabili, scritte a caratteri cubitali e frammenti nonsense.

Le sequenze visive amplificano il cortocircuito tra la serietà imposta dalle chiacchiere di convenienza e il flusso disordinato dei pensieri interiori. Nelle scene si alternano i componenti della band immersi in situazioni volutamente grottesche ed esagerate, dando vita a un esperimento audiovisivo spontaneo, leggero e giocato sull’autoironia più pura.

Chi sono i Relief: identità, formazione e percorso artistico

Attivi da circa due anni nella scena musicale romana, i Relief nascono dall’unione di anime con formazioni eterogenee, a cavallo tra rigore accademico e gavetta autodidatta, accomunate dal desiderio di plasmare un pop d’autore moderno, ritmico e mai banale. Il sound del trio affonda le proprie radici in un ascolto vorace dei grandi classici del pop e del rock progressivo – dai Beatles e Queen fino a Genesis, Jethro Tull, Weather Report, Jamiroquai e Pino Daniele – riattualizzati con sensibilità contemporanea.

La formazione vede protagonisti Lorenzo Corsi (flauto traverso, chitarre e cori), Leonardo Fortini (basso elettrico e cori) e Lorenzo Politi (voce principale, chitarra acustica e pianoforte). Seguiti da vicino in cabina di regia e produzione artistica da Massimo Calabrese e Marco Lecci, i Relief, dopo i positivi riscontri ottenuti con i singoli «Cristalli Liquidi» ed «Eh No!», confermano con «Small Talking» una maturità compositiva capace di parlare con immediatezza ed empatia a una generazione attenta alla qualità dei testi e delle melodie.

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