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L’arte totale che guarisce le solitudini tra i vicoli della ricostruzione: a L’Aquila il festival Human Dance rimette l’uomo al centro del futuro

Il corpo umano si prende la scena per curare le solitudini delle nostre città! 🩰🏔️ Dal 13 al 20 settembre non perdere a L’Aquila la IV edizione di “Human Dance”, lo straordinario festival diretto da Francesca La Cava a Palazzo Benedetti. Una settimana immenso e gratuita tra i capolavori di Roberto Zappalà per l’ottavo centenario di San Francesco 🕊️✨, spettacoli con tecnologia in realtà aumentata del Gruppo e-Motion 📱💥 e laboratori aperti a tutti dove l’errore diventa poesia. Un abbraccio totale di solidarietà e bellezza da vivere nel cuore del capoluogo abruzzese. Leggi qui per scoprire il programma completo degli spettacoli, gli orari dei laboratori e come partecipare da protagonisti! 👇

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L’Aquila – Ci sono luoghi in cui i palazzi di pietra non sono semplicemente imponenti strutture architettoniche da ammirare o restaurare, ma si trasformano in veri e propri organismi viventi, custodi di una memoria collettiva ferita che chiede di essere costantemente riattivata attraverso la linfa dell’arte, del movimento e della solidarietà. Nel cuore nobile e accogliente del capoluogo abruzzese, il meraviglioso Palazzo Benedetti si prepara a diventare l’ombelico del mondo per la danza contemporanea e la performance d’avanguardia. Dal 13 au 20 settembre 2026, andrà in scena la quarta e attesissima edizione di Human Dance. Il monumentale progetto diffuso, ideato, curato e diretto con infinita lungimiranza da Francesca La Cava – direttrice artistica della celebre compagnia Gruppo e-Motion –, propone una settimana intensissima di spettacoli dal vivo, laboratori partecipativi a chilometro zero, tavoli di formazione civile e salotti di approfondimento, con l’obiettivo sacro di rimettere l’essere umano al centro del dibattito culturale del nostro tempo.

La filosofia viscerale che pulsa dietro l’edizione 2026 si concentra sulla riscoperta del corpo umano inteso come luogo primario di relazione intergenerazionale, conoscenza intima e cambiamento sociale, un mezzo potente per abbattere quelle barriere invisibili e digitali che isolano le persone nella vita di tutti i giorni. Human Dance non vuole essere un freddo festival per addetti ai lavori, ma un dispositivo inclusivo nato per “abitare” capillarmente gli spazi della ricostruzione aquilana, avvicinando alle arti sceniche cittadini di tutte le generazioni. Per fare scudo attorno a questa visione etica di prossimità, la direzione artistica ha edificato una rete in grado di far dialogare colossi della coreografia italiana del calibro della Compagnia Zappalà Danza con l’esperienza teatrale di Teatrabile e con le traiettorie e i vocabolari più innovativi dei giovani autori emergenti del panorama nazionale.

La liturgia laica di Roberto Zappalà e le storie di lana firmate Teatrabile

Il sipario su questo straordinario cammino sentimentale si alzerà domenica 13 settembre, alle ore 18:00, con il debutto nazionale di “Corpi Liturgici” della Compagnia Zappalà Danza. L’opera, scritta, diretta e interpretata dal Maestro Roberto Zappalà, è stata appositamente concepita in occasione delle solenni celebrazioni per l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi. Si tratta di una struggente liturgia laica in cui il corpo, la natura selvaggia e la spiritualità profonda si fondono sul pentagramma del movimento: i danzatori si ancorano fisicamente alla terra per poi tendere i muscoli verso un “altrove” ideale, trasformando la fatica coreografica in uno spazio di indagine sospeso tra la pesantezza della materia e la trascendenza dello spirito.

Mercoledì 16 settembre, alle ore 21:00, la scena sarà catturata dalla performance “Il filo, la lana, la trama e le storie”, un progetto d’alto valore antropologico a cura di Eugenio Incarnati e della compagnia Teatrabile. In questo show acustico e corporeo, la parola recitata, il movimento rituale e la memoria storica si intrecciano indissolubilmente. Il filo di lana si fa materia fisica della creazione e metafora di un immenso patrimonio di racconti popolari che attraversa le generazioni dei borghi abruzzesi. Giovedì 17 settembre, alle ore 18:00, il festival aprirà una finestra sulla saggistica e sul dibattito con la presentazione ufficiale del libro “Il sipario è la nostra bandiera”, che vedrà la partecipazione in sala dell’autore Gabriele Sofia, all’interno del format curato dal collettivo Strappi.

La gabbia della fobia sociale e il ciclone tecnologico della realtà aumentata

Venerdì 18 settembre, alle ore 21:00, i riflettori di Palazzo Benedetti si accenderanno sul futuro della danza con la serata speciale dedicata ai “Giovani Autrici e Autori”, uno spazio di resistenza civile in cui quattro coreografi under 35 interrogheranno il presente attraverso il corpo, inteso come scudo contro le fragilità e le gabbie della società contemporanea. Il pubblico potrà assistere a quattro lavori folgoranti: Cage di Claudia Gentili, in cui la carne si fa prigione delle convenzioni sociali; il commovente Eco di Silenzio di Cassandra Bianco e Antonella Albanese, che traduce in danza il dramma inespresso della fobia sociale; Just a solo di Antonio Taurino, un rituale intimo sulla solitudine digitale; e infine Four / Now Loading di Manolo Perazzi, un assolo mozzafiato che indaga il confine tra la realtà fisica e l’alienazione virtuale dell’algoritmo.

Sabato 19 settembre, alle ore 21:00, andrà in scena il fulcro tecnologico del festival con la performance “Resounding”, l’ultima e attesissima produzione del Gruppo e-Motion. Con il concept e la coreografia di Francesca La Cava e la musica live electronics eseguita dal vivo da Marco Ariano, lo spettacolo riattiva la memoria collettiva del territorio aquilano attraverso vibrazioni sonore e gesti ancestrali. La vera rivoluzione risiede nel ruolo attivo e sovrano affidato allo spettatore: il pubblico determinerà casualmente l’ordine delle quattro scene sul palco attraverso la scelta delle carte AR in realtà aumentata, interagendo direttamente con i performer tramite la nuovissima e-Motion App. Domenica 20 settembre, dalle ore 19:00, il gran finale sarà affidato ad “Acida – simposio lisergico di arti dal vivo”, un format curato da Camilla Vespa e Piergiuseppe Di Tanno dedicato alla fusione totale tra pittura, musica e arti performative di strada.

I laboratori gratuiti contro l’errore: la formazione che fa comunità

Se gli spettacoli rappresentano il momento del trionfo pubblico, la vera spina dorsale di Human Dance risiede nei suoi laboratori didattici intensivi e gratuiti, programmati dal 14 al 18 settembre all’interno di Palazzo Benedetti. La formazione viene curata dall’ADSU e dal Gruppo e-Motion come uno strumento formidabile di sussidiarietà e di democrazia partecipata per garantire l’accesso universale alla cultura. Francesca La Cava guiderà il percorso legato a Resounding (dalle 19:00 alle 21:00), mentre Eugenio Incarnati dirigerà il laboratorio di Teatrabile (dalle 17:00 alle 19:00). Si tratta di percorsi aperti a chiunque, anche a cittadini, anziani o studenti senza alcuna preparazione professionale pregressa, basati sull’idea che il corpo sia uno strumento di felicità collettiva.

Nelle aule di Teatrabile, l’insegnamento si svilupperà attraverso l’espressione corporea, l’uso corretto della voce e la gestione condivisa delle emozioni quotidiane. In questo spazio protetto di prossimità, l’errore tecnico non viene punito o censurato, ma si trasforma nella materia prima e nella scintilla per la creazione collettiva, insegnando ai ragazzi il valore della resilienza, della trasparenza e del rispetto reciproco. Human Dance si conferma così come un presidio insostituibile per l’Abruzzo intero: un lungo e meraviglioso ricamo umano in cui lo spettacolo, lo studio e la cittadinanza attiva camminano insieme verso il futuro. Non lasciatevi raccontare questa settimana magica dai social network: prendete posto a Palazzo Benedetti e lasciatevi spettinare l’anima dalla purezza dell’arte contemporanea.

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Roma,I 110 anni di Aldo Moro: nasce Culla Caetani, il cantiere d’arte e memoria

Trasformare il ricordo di una tragedia nazionale in un’opera d’arte che parla di vita, nascita e futuro: nel giorno del 110° anniversario della nascita di Aldo Moro si apre ufficialmente il “Cantiere della Memoria di Culla Caetani”. Ideata dal visionario artista concettuale Lokrima (Mirko Tosti), questa enorme e suggestiva installazione ribalta il drammatico simbolo del 1978: il portellone originale di una Renault 4 d’epoca diventa l’ossatura di una vera e propria “culla-carillon” monumentale, unendo meccanica, design e tecnologia. Un “monumento portatile” che prende vita grazie al lavoro delle eccellenze artigiane delle Marche e a un tappeto sonoro in divenire (con la partecipazione del Maestro Enrico Melozzi) che mescola le atmosfere di Bach con il pop degli anni Settanta. Scopri tutti i dettagli di questo straordinario progetto culturale in mostra a Roma nel 2027 👇

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Culla Caetani Dett 8

Roma – La memoria storica di una nazione non deve necessariamente coincidere con la sterile e ripetitiva celebrazione dei suoi traumi più bui, ma può e deve trasformarsi in un formidabile motore di rinascita, di riflessione attiva e di speranza per le nuove generazioni. È esattamente questo il nobile e rivoluzionario principio filosofico che anima il Cantiere della Memoria di Culla Caetani, un’imponente e suggestiva opera d’arte monumentale che apre ufficialmente i battenti il 23 settembre 2026, in una data dal fortissimo valore simbolico.
La giornata scelta coincide infatti con la ricorrenza del 110° anniversario della nascita del grande statista democristiano Aldo Moro. La volontà precisa dei promotori del progetto è quella di celebrare l’uomo, il politico e lo studioso nel giorno luminoso della sua venuta al mondo, e non in quello tragico della sua morte, trasformando quello che per decenni è stato vissuto come un lutto nazionale insanabile in un’occasione viva di pensiero critico e di osservazione civica. Frutto dell’ingegno e della profonda sensibilità del noto artista concettuale Lokrima (nome d’arte di Mirko Tosti), l’opera si presenta come una gigantesca “culla-carillon” multidisciplinare, capace di fondere e intrecciare indissolubilmente design industriale, ingegneria meccanica di precisione, elettronica avanzata, composizione musicale e testimonianza politica.

Il ribaltamento del simbolo: la Renault 4 diventa una culla per il futuro

Il concept artistico alla base di Culla Caetani è tanto geniale quanto emotivamente dirompente: l’artista ha deciso di partire dall’immagine storica più iconica e drammatica della nostra Repubblica, ovvero l’automobile rossa all’interno della quale venne purtroppo ritrovato il corpo senza vita dello statista nella centralissima e tristemente nota via Caetani a Roma.
Tuttavia, il significato di quel feticcio di cronaca nera viene radicalmente capovolto e sublimato. Il portellone originale di una vettura d’epoca modello Renault 4 è stato recuperato e non rappresenta più la gelida chiusura di un feretro metallico, ma diventa al contrario l’ossatura portante e il guscio protettivo di una grande culla-carillon. Questa geniale intuizione architettonica trasforma definitivamente il luogo geometrico della morte in un potente dispositivo simbolico che richiama inequivocabilmente l’origine della vita, la nascita, la protezione materna e, soprattutto, l’idea inestinguibile di un futuro democratico. Il risultato finale è un’installazione che porta intimamente dentro di sé la morbida dimensione affettiva e rassicurante della culla, fondendola con la dimensione pubblica e solenne della memoria repubblicana. Si tratta di un “monumento portatile” che funge da vera e propria agorà di riflessione, uno spazio aperto nel quale materia, storia patria e pensiero politico entrano finalmente in una relazione costruttiva.

Cortocircuiti musicali: da Bach al pop degli anni Settanta

L’approccio innovativo di Lokrima non si limita all’aspetto visivo e scultoreo dell’opera, ma investe con forza anche l’universo sonoro che la animerà dall’interno. Il cuore acustico di Culla Caetani nasce infatti da un coraggioso e affascinante cortocircuito tra mondi e linguaggi apparentemente lontanissimi e inconciliabili.
Attualmente in fase di avanzata sperimentazione, la partitura dell’installazione propone un inedito dialogo in perenne divenire tra le solenni e monumentali suggestioni sacrali (che richiamano esplicitamente la forza emotiva della Passione secondo Matteo BWV 244 del grande compositore Johann Sebastian Bach) e le ritmiche accattivanti della musica pop che dominava le classifiche italiane proprio alla fine dei turbolenti anni Settanta (tra cui spiccano echi del capolavoro Pensiero stupendo di Patty Pravo). Questo complesso e stratificato percorso di ricerca timbrica e sonora è stato appositamente pensato dall’artista per evitare l’uso rigido e passivo di brani preesistenti. Le partiture sono originali e concepite per evolversi nel tempo, grazie anche alla preziosissima consulenza e al serrato confronto con rinomati compositori e direttori d’orchestra, tra i quali spicca la partecipazione d’eccezione del Maestro Enrico Melozzi.

Il Comitato dei 100 e le eccellenze artigiane delle Marche

L’apertura ufficiale del cantiere, avvenuta il 23 settembre, coincide anche con il lancio delle selezioni per la costituzione di uno speciale “Comitato dei 100”. Questa assemblea rappresenterà il “corpo vivo” e intellettuale chiamato a circondare, interpretare e proteggere idealmente la Culla Caetani. Cento sguardi trasversali (scelti e curati direttamente da Hilda Family Benefit e dal direttore creativo Mirko Tosti, a cui i professionisti interessati possono proporre la propria candidatura via email) che avranno il delicato compito di farsi custodi di questo reliquario laico.
L’obiettivo è riunire progressivamente intorno all’opera studiosi del Caso Moro, intellettuali, curatori, galleristi, istituzioni pubbliche, imprenditori illuminati, giornalisti d’inchiesta e musicisti. Il Comitato non sarà un semplice ente consultivo da sfoggiare sulla carta, ma parteciperà attivamente al processo creativo attraverso video interviste, test di riflessione e laboratori permanenti di coscienza civile. Per tradurre in realtà tangibile questo monumentale progetto, inoltre, è stata attivata una vasta rete di maestranze ed eccellenze artigiane provenienti dalla regione Marche. Dalla lavorazione del plexiglass alla carrozzeria, dalla sartoria per le imbottiture interne fino alla saldatura dei complessi circuiti elettronici su misura, il “saper fare” manifatturiero italiano si unisce all’ingegneria e all’arte concettuale, sfuggendo alle logiche della serialità industriale.

Il progetto Reliquie Laiche e l’attesa per l’esposizione del 2027

La grande installazione dedicata alla memoria di Aldo Moro non è un punto d’arrivo isolato, ma rappresenta il prezioso nucleo primordiale di un progetto artistico ben più ampio e articolato, denominato Reliquie Laiche (1978).
Questa ambiziosa espansione dell’opera prevede la creazione di una serie di sculture tecnologiche derivate dalla Culla principale: targhe commemorative e “quadri-box” riprenderanno gli elementi stilistici della memoria del 1978, mescolandoli sapientemente con archivi digitali, memorie elettroniche e tecnologia della realtà aumentata, con lo scopo preciso di portare la riflessione sulla storia repubblicana anche al di fuori dei polverosi e consueti spazi museali. L’intera e complessa operazione culturale nasce all’interno della divisione Racconto di Hilda Family Benefit, che fonde welfare sociale, rigenerazione del pensiero e creatività pura. Il lungo e affascinante percorso di gestazione della Culla Caetani culminerà infine nel mese di maggio 2027 nella città di Roma. In quell’occasione, l’installazione completa verrà presentata al pubblico e alla stampa nel corso di uno speciale evento privato, trasformando definitivamente il trauma della morte di Aldo Moro in un atto generativo e di pura coscienza collettiva.

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La natura di Roma diventa musica: al Parco di San Sisto debutta Botanical Soundscape

La natura di Roma è pronta a far sentire la sua voce in un evento senza precedenti! Il 2 ottobre, nello storico Parco di San Sisto, andrà in scena la prima edizione di “Botanical Soundscape”, un’incredibile performance immersiva dove i segnali bioelettrici delle piante (in particolare di un gigantesco Cedro del Libano secolare) verranno tradotti in musica udibile. Grazie a speciali sensori di bioacustica e al talento del compositore Mario Russo, il pubblico potrà ascoltare dal vivo la “voce” e le variazioni elettromagnetiche degli alberi, che si mescoleranno a sintetizzatori, violini e percussioni. Un rito d’ascolto collettivo, gratuito e affascinante, che segna il primo passo per la creazione di una vera e propria mappa sonora permanente del verde capitolino. Scopri i dettagli di questo evento rivoluzionario nel nostro articolo 👇

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Botanical Soundscape Foto di Emidio Vallorani

Roma – Il secolare e misterioso mondo vegetale della Capitale è pronto a svelare la sua voce più intima, trasformandosi per una sera in una vera e propria colonna sonora vivente, generativa e in continua evoluzione. Venerdì 2 ottobre 2026, a partire dalle ore 18:00, lo storico e affascinante palcoscenico naturale del Parco di San Sisto ospiterà la prima, attesissima edizione di Botanical Soundscape.
Si tratta di un innovativo progetto artistico e ambientale promosso da A.S.A.P.Q. e curato nei minimi dettagli da Alessandra Muschella e Gianni Parrella. Questa straordinaria performance immersiva, capace di trasformare i segnali vitali delle piante in materia sonora udibile dall’orecchio umano, è realizzata con il preziosissimo sostegno del Ministero della Cultura (MiC) e della SIAE nell’ambito del celebre programma nazionale “Per Chi Crea”. L’evento gode inoltre del patrocinio ufficiale dell’Assessorato all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti di Roma Capitale. Non un semplice e canonico concerto all’aperto, dunque, ma un autentico rito collettivo d’ascolto progettato per ribaltare completamente il nostro punto di percezione: la natura smette di essere un mero e passivo sfondo scenografico per imporsi come protagonista assoluta, rivelando ritmi e variazioni impercettibili che normalmente sfuggono all’esperienza quotidiana dell’uomo.

La tecnologia al servizio dell’arte: come “suonano” le piante

Il cuore pulsante di questa complessa ricerca, che si posiziona in perfetto equilibrio sul sottile confine tra composizione musicale, alta tecnologia e studio dell’ambiente, è l’utilizzo di un particolarissimo dispositivo di bioacustica denominato Plants Play.
Questo sofisticato strumento tecnologico è in grado di rilevare con estrema precisione le microvariazioni bioelettriche emesse in tempo reale dagli organismi vegetali e di convertirle magicamente in frequenze sonore udibili. Ogni singola pianta, attraverso le sue personalissime fluttuazioni elettromagnetiche, emette infatti una traccia sonora assolutamente unica e irripetibile, poiché viene continuamente influenzata e modificata dai fattori esterni come l’esposizione alla luce solare, l’umidità dell’aria, i cambi di temperatura e persino il semplice contatto fisico umano. L’artista capta, amplifica e modella queste vibrazioni invisibili, costruendo un ambiente sonoro tridimensionale in cui la partitura finale è sempre diversa, imprevedibile e intimamente legata alla vita biologica che abita e respira in quello spazio. Il dispositivo, quindi, non si comporta come un tradizionale strumento musicale, ma funge da sensibile membrana di connessione, un traduttore simultaneo che rende finalmente udibile la profonda reciprocità esistente tra il mondo umano e quello vegetale.

Il Cedro del Libano e la performance di Mario Russo

Il punto di partenza di questo affascinante viaggio sonoro è uno dei polmoni verdi più particolari, preziosi e forse meno conosciuti della Capitale: lo storico Semenzaio di San Sisto. Situato in posizione strategica tra Villa Celimontana e Porta Metronia, questo luogo magico è la sede dell’Assessorato all’Agricoltura ed è un vero e proprio scrigno botanico che custodisce antiche serre, rare collezioni vegetali e alberi monumentali secolari.
È proprio in questa cornice da fiaba, e più precisamente nell’area del vigneto urbano, che la ricerca artistica si è focalizzata attorno alla possente figura di un Cedro del Libano monumentale. Questo gigante della natura, da presenza silenziosa del paesaggio romano, si trasformerà per una sera nel soggetto vivo, vibrante e generativo dell’intera opera musicale. A tradurre i suoi “respiri” in arte sarà il compositore e talentuoso performer Mario Russo. Frutto di un lungo periodo di residenza artistica a stretto contatto con la flora di San Sisto, Russo si esibirà dal vivo destreggiandosi tra sintetizzatori, tromba e violino. Ad accompagnarlo in questa jam session con la natura ci saranno Vong (alla drum machine e percussioni) e Marco Russo (alla chitarra e synth), il tutto sotto la sapiente produzione musicale di Luigi Lonetto. L’intreccio tra suono elettronico, strumentazione acustica e segnali biologici puri costruirà una performance nella quale il parco non sarà lo scenario del concerto, ma uno dei solisti principali.

Una mappa sonora permanente per la Capitale

L’entusiasmo per questa iniziativa pionieristica è stato espresso a chiare lettere anche dalle istituzioni capitoline. L’Assessora all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti, Sabrina Alfonsi, ha sottolineato come il parco di San Sisto diventi per l’occasione un vero e proprio “parco pilota”, in grado di offrire ai cittadini un’esperienza sensoriale unica che rafforza in maniera decisiva la percezione del mondo vegetale come sistema vivente e reattivo. Sulla stessa lunghezza d’onda i curatori dell’evento, Alessandra Muschella e Gianni Parrella, i quali hanno evidenziato come l’urgente crisi ambientale imponga a tutti noi di ripensare radicalmente, e attraverso l’ascolto consapevole, il nostro delicato rapporto con la natura che ci circonda.
La performance del 2 ottobre rappresenta però soltanto il primo ed emozionante capitolo di un progetto molto più ampio. San Sisto è il primo tassello di quella che si prefigge di diventare una vasta e ramificata “mappa sonora vegetale” di tutta Roma, esplorando e registrando le voci inespresse di parchi, giardini e paesaggi urbani sparsi per la città. E per garantire che questa magia non svanisca nel nulla a fine serata, la composizione finale di Mario Russo, insieme alle tracce biologiche raccolte durante il concerto, sarà cristallizzata e installata nell’area del parco tramite un QR Code. I futuri visitatori potranno così inquadrare il codice con i propri smartphone e riattivare l’ascolto in totale autonomia, anche a distanza di mesi, trasformando un semplice spazio verde in un’installazione acustica permanente. Ricordiamo infine che l’ingresso alla performance è completamente gratuito, ma prevede la prenotazione obbligatoria (da effettuare sui circuiti autorizzati) per garantire la migliore fruizione dello spettacolo.

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Le notti bianche della fotografia erotica e classica che stregano l’Ara Pacis: a Roma l’apertura straordinaria fino alle 22 per il trionfo di Robert Mapplethorpe

Il genio scandaloso della fotografia mondiale illumina le notti della Capitale per un gran finale da record assoluto di emozioni! La straordinaria mostra “Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza”, ospitata al Museo dell’Ara Pacis a Roma, prolunga l’orario in totale gratuità logistica per gli ultimi due fine settimana, restando aperta con visite straordinarie fino alle ore 22:00 nei giorni 25-27 settembre e 2-4 ottobre 2026. Un viaggio specchio iper-emotivo e privo di filtri protettivi curato da Denis Curti, che unisce oltre 200 scatti leggendari — dai ritratti di Patti Smith e David Byrne alle immagini sensuali di corpi maschili — in un dialogo mozzafiato con i marmi classici dei Musei Capitolini. Un’oasi di spensieratezza e onestà visiva organizzata da Zètema e Marsilio Arte per sconfiggere il torpore digitale. Scoprite il link ufficiale nel nostro articolo! 👇

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Orchid, 1987 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission.

Roma – Ci sono mostre monumentali e installazioni d’avanguardia che non nascono semplicemente per adempiere ai palinsesti ordinari dei musei o per sfilare come meri eventi riempitivi sui canali digitali della rete, ma che vengono concepite come autentiche officine di pensiero, presìdi di resistenza civile e risorsa terapeutica ed etica contro il torpore del nostro presente. La fotografia d’autore, quando sa spogliarsi dei vecchi e polverosi cliché accademici e dei filtri artificiali degli smartphone, si riscopre l’unico vero specchio trasparente in grado di radiografare le leggi geometriche del corpo umano, la fluidità delle passioni e l’onestà dei sentimenti. Un’oasi di spensieratezza colta, lontana dalle logiche standardizzate delle produzioni di plastica, capace di unire le generazioni sotto il segno della grande bellezza. Oggi, martedì 22 settembre 2026, la Sovrintendenza Capitolina ha annunciato una sfolgorante e attesissima delibera straordinaria per tutti i collezionisti e i viandanti della cultura: la travolgente retrospettiva “Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza”, stanziale presso il Museo dell’Ara Pacis, prolungherà l’orario dei propri laboratori visivi fino a tarda sera per gli ultimi due fine settimana di programmazione dello Stato.

La macchina organizzativa di Zètema Progetto Cultura e Marsilio Arte, in fitta, duratura e trasparente joint venture strategica con la prestigiosa Robert Mapplethorpe Foundation di New York, ha blindato un ruolino di marcia notturno eccezionale per assecondare l’affluenza straordinaria di pubblico che ha preso d’assalto il lungotevere in questi mesi. Nelle giornate di venerdì 25, sabato 26, domenica 27 settembre e per il successivo round di venerdì 2, sabato 3, domenica 4 ottobre 2026 (data del solenne fischio d’inizio dell’ultimo disallestimento), i cancelli del plesso museale rimarranno aperti in totale trasparenza fino alle ore 22:00. L’ultimo ingresso controllato ai botteghini sarà consentito millimetricamente un’ora prima della chiusura delle sale, garantendo un comfort funzionale perfetto e risposte flessibili alle scadenze del tempo libero delle famiglie e dei giovani della provincia rionale, taccuino alla mano e passioni calde.

I ritratti di Patti Smith e lo shock della carne: l’ordito perfetto di Denis Curti

L’esposizione d’élite, curata con assoluto rigore filologico e saggistico dal critico Denis Curti, costituisce il capitolo conclusivo e monumentale di un imponente viaggio espositivo transnazionale che ha precedentemente conquistato e commosso i visitatori di Venezia, presso le Stanze della Fotografia, e di Milano, nelle sale reali di Palazzo Reale. Il cartellone romano si articola attraverso un ordito perfetto di ben 200 opere storiche andate rubate negli occhi del mondo, un inventario viscerale che spazia dagli scatti iconici del costume underground alle nature morte geometriche, fino ai celebri e graffianti ritratti delle massime personalità della letteratura, del cinema e della musica del XX secolo. Sul leggio dell’Ara Pacis sfileranno i volti e i soft skill espressivi di icone planetarie del calibro di Yoko Ono, Robert Rauschenberg, Donald Sutherland, David Byrne e Richard Gere, accanto alle sezioni interamente dedicate alle sue muse immortali, la poetessa del rock Patti Smith e la campionessa di bodybuilder Lisa Lyon.

I dati dell’affluenza parlano chiaro e non lasciano spazio a dubbi: l’onestà delle idee e il merito rivoluzionario di Mapplethorpe risiedono nella sua straordinaria capacità di far collidere la vulnerabilità biologica della carne alla perfezione scultorea. La sezione più intima e discussa della rassegna radiografa senza maschere o ipocrisie interpretative le foto più sensuali e anatomiche di corpi maschili e femminili, dove la pelle e i muscoli vengono trattati con lo stesso rigore geometrico dei suoi celebri primi piani dedicati ai fiori esotici. Una requisitoria visiva contro il puritanesimo commerciale e l’intolleranza sociale dei nostri giorni, in cui l’obiettivo analogico cessa di essere uno strumento di alienazione per farsi manifesto di liberazione civile e di eguaglianza dei diritti, colpendo dritto allo stomaco del conformismo imperante.

Il matrimonio perfetto con l’antico: il dialogo con i marmi dei Musei Capitolini

La vera e più accattivante peculiarità della tappa capitolina risiede in un nucleo di scatti inediti interamente focalizzati sul profondo e viscerale legame che univa il fotografo statunitense alla terra e all’arte della penisola. I laboratori curatoriali di Denis Curti hanno edificato un cortocortocircuito ingegneristico e saggistico mozzafiato, mettendo in totale trasparenza le immagini di Mapplethorpe in dialogo diretto con la statuaria classica dell’antica Roma. Per rendere questo confronto un’opera di squadra eccezionale e un visual anchor storico irrinunciabile, le sale dell’Ara Pacis ospitano eccezionalmente due maestose sculture classiche in marmo bianco, estratte temporaneamente dai depositi protetti dei Musei Capitolini, dimostrando con i fatti che il dinamismo della carne contemporanea e il rigore dei maestri latini sono figli della medesima ed eterna ricerca della forma perfetta.

La manifestazione, promossa con orgoglio da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, si avvale del prestigioso e solenne sostegno di grandi partner dello Stato e del mercato aziendale: i mobility partner ATAC e Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane assicureranno collegamenti logistici continui per agevolare l’afflusso dei viandanti, in asse con il fashion partner Rinascente, il supporto clinico di Miamo e le frequenze sonore di Radio Capital come emittente ufficiale del festival. Il catalogo bilingue, un volume di immenso pregio scientifico ideale per contrastare lo spopolamento della memoria storica, è elargito alle stampe da Marsilio Arte. I database della biglietteria sono sintonizzati e i canali digitali della rete presi d’assalto: questo fine settimana spegnete gli smartphone, lasciate a casa il grigiore del materialismo quotidiano e andate a camminare sotto le luci serali dell’Ara Pacis. Le forme di Mapplethorpe vi aspettano a braccia aperte per ricordarvi che finché l’umanità saprà catturare la luce per difendere la libertà dell’arte, il nostro domani non avrà mai paura del buio.

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