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Il miracolo culturale che riaccende i Castelli Romani: a Lanuvio il Monolite Summer Fest chiude un’edizione da record tra musica e riscatto turistico

Il grande spettacolo e il turismo da record accendono il cuore dei Castelli Romani! 🎭🌟 Grande successo a Lanuvio per la sesta edizione del “Monolite Summer Fest 2026”, la rassegna estiva dell’Associazione Liberi di Suonare che ha registrato il sold-out nei quattro weekend di programmazione. 🎶🍷 Un viaggio immenso e gratuito tra giovani cantautori, comici e big della musica italiana che ha conquistato visitatori da tutta la regione, celebrando l’enogastronomia e la storia del borgo. Il sindaco Andrea Volpi e il presidente Brocchieri annunciano con orgoglio l’avvio del piano per il 2027 con il supporto di Regione Lazio e Nuovo Imaie. Leggi qui per scoprire i dettagli degli spettacoli, il bilancio ufficiale e come partecipare! 👇

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Lanuvio – Ci sono borghi medievali arrampicati sui colli di tufo del Lazio in cui le piazze storiche e i vicoli antichi non sono semplici mete domenicali fuori porta, ma si trasformano in veri e propri laboratori di creatività diffusa, inclusione sociale e riscatto territoriale, curando le solitudini contemporanee attraverso la forza dell’arte condivisa. Lo splendido comune di Lanuvio, perla archeologica dei Castelli Romani, celebra oggi il bilancio straordinariamente positivo e commovente di una scommessa vinta sul campo. Si è ufficialmente conclusa con un successo travolgente di pubblico e critica la sesta edizione del Monolite Summer Fest 2026. La rassegna estiva, che da metà luglio a fine agosto ha animato i fine settimana della cittadinanza, va in archivio lasciando una scia di entusiasmo ed energia pulita che ha letteralmente rivoluzionato i flussi turistici e l’economia di prossimità del territorio della provincia di Roma.

La manifestazione, promossa con un rigore logistico e una trasparenza esemplare dall’Associazione “Liberi di Suonare”, ha saputo strutturare un cartellone multidisciplinare ed etico, appositamente studiato per intercettare i gusti di un pubblico eterogeneo e trasversale. Nel corso dei quattro fine settimana di programmazione, sul palco si sono alternati giovani cantautori emergenti under 35 alla ricerca di un varco di luce nel mercato discografico, celebri monologhisti della comicità teatrale e icone consolidate della musica leggera italiana. Il festival ha vissuto il suo solenne e spettacolare capitolo conclusivo attraverso tre show di altissimo spessore civile, capaci di far riflettere gli spettatori su tematiche sociali urgenti, davanti a una platea gremita, entusiasta e unita in un ideale abbraccio collettivo.

La promozione del territorio tra eccellenze storiche ed enogastronomiche

Il Monolite Summer Fest si è consolidato come un presidio fondamentale di sussidiarietà orizzontale, dimostrando come lo spettacolo dal vivo possa farsi motore trainante per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, artistico e archeologico locale. I concerti e le pièce teatrali si sono svolti all’insegna del rispetto per l’ambiente e per le tradizioni, integrandosi perfettamente con l’offerta delle eccellenze enogastronomiche a chilometro zero dei Castelli Romani. Il festival ha così offerto un prezioso salvagente culturale contro l’omologazione imperante dei consumi digitali e dei social network, invitando le famiglie e i teenager a riappropriarsi del proprio tempo e degli spazi pubblici della comunità.

“Non potevamo minimamente sperare in un epilogo migliore e più denso di emozioni per questa stagione”, dichiara con orgoglio il presidente dell’associazione organizzatrice, Fabrizio Brocchieri. “Il Monolite Summer Fest con questa edizione ha raggiunto una dimensione moderna, coraggiosa e multidisciplinare. Si tratta di un patrimonio che negli anni a venire sarà ulteriormente protetto e rafforzato, con l’obiettivo sacro di coinvolgere una platea sempre più vasta di spettatori e di contribuire in modo trasparente al rilancio turistico di un territorio straordinario, ricco di risorse, archeologia e bellezza nativa come quello di Lanuvio”. Una dichiarazione di intenti che proietta il festival direttamente tra i grandi appuntamenti della scena regionale.

La Regione Lazio e il Nuovo Imaie già schierati per l’edizione del 2027

A fare eco all’entusiasmo della scuderia dei fondatori sono arrivate le parole cariche di soddisfazione del Sindaco di Lanuvio, Andrea Volpi, che ha voluto stringersi attorno allo staff del festival: “Siamo estremamente felici e orgogliosi dei risultati tangibili e del grande riscontro umano ottenuto durante tutto l’arco della manifestazione. Il festival si è confermato una vetrina promozionale eccezionale per la nostra città, capace di coniugare la cultura con lo sviluppo turistico sostenibile del borgo. Un doveroso e caloroso ringraziamento va ai direttori artistici, alle associazioni di volontariato e a tutti coloro che hanno lavorato duramente e con dedizione dietro le quinte, anche sotto il sole d’agosto, per garantire la perfetta riuscita dei servizi e della sicurezza”.

Il countdown per il futuro è già iniziato. La macchina organizzativa di “Liberi di Suonare” non ha alcuna intenzione di fermarsi e si rimetterà in moto già dalle prossime settimane per pianificare i dettagli della settima edizione programmata per il 2027. Il progetto potrà contare con assoluta certezza, come avvenuto per il successo appena concluso, sul solido patrocinio istituzionale e sul contributo economico della Regione Lazio e del Comune di Lanuvio, ai quali si affianca il prestigioso patrocinio del Nuovo Imaie (Istituto Mutuo Assistenza Artisti Interpreti Esecutori) a tutele degli artisti. Per consultare le gallerie fotografiche degli spettacoli o per rimanere aggiornati sui prossimi bandi e sulle attività culturali autunnali, i cittadini possono fare riferimento al portale internet ufficiale del Comune. Lanuvio dimostra all’Europa che la provincia italiana è una fucina inesauribile di legalità, bellezza e cooperazione. 👇

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Dalla materia all’interazione: l’arte digitale di Francesca Pasquali e Giuseppe Ragazzini protagonista a ZING 2026 al Palacongressi di Rimini

Il 22 e 23 ottobre a Rimini, ZING 2026 ospita lo spazio Var Digital Art con le opere di Francesca Pasquali e Giuseppe Ragazzini, esplorando il legame tra materia scultorea, arte interattiva e impresa. 👇

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Ritratto_Francesca Pasquali_Foto di Fabio Mantovani_Credit FPA Archive

Rimini – Come possono la concretezza della materia plastica e l’immaterialità del codice digitale convergere per ridisegnare il futuro dell’impresa e della società? La risposta risiede nell’incontro fecondo tra ricerca estetica e frontiere tecnologiche che animerà il Palacongressi di Rimini giovedì 22 e venerdì 23 ottobre 2026. In occasione della nuova edizione di ZING – Zone of Innovation & Growth, uno dei vertici di riferimento in Italia dedicati all’evoluzione digitale e ai modelli organizzativi d’avanguardia promosso da Var Group, lo spazio Var Digital Art (VDA) accoglierà le opere di due protagonisti di spicco della scena artistica contemporanea: Francesca Pasquali e Giuseppe Ragazzini.

All’interno di un corner espositivo appositamente concepito nella sede congressuale di via della Fiera 23, prenderà vita un dialogo serrato tra linguaggi apparentemente agli antipodi: da un lato la scultura materica site-specific di Francesca Pasquali, che nobilita e trasfigura oggetti d’uso comune; dall’altro la visionaria piattaforma interattiva di Giuseppe Ragazzini, in cui lo spettatore diventa co-autore dell’opera d’arte manipolando frammenti iconografici della storia universale. Due percorsi che testimoniano come la creatività non sia un mero ornamento estetico, bensì un fondamentale motore cognitivo capace di anticipare i paradigmi della trasformazione digitale.

La visione di SYMBIONOMY: trasformare le polarità in opportunità di crescita

La presenza di Var Digital Art si inserisce organicamente nella cornice concettuale di SYMBIONOMY, il tema guida che orienta l’intera ZING Experience 2026. Lungi dall’essere un semplice slogan, la simbiomonia rappresenta una filosofia dell’innovazione fondata sulla capacità di armonizzare forze tradizionalmente concepite come opposte: analogico e digitale, dimensione individuale e intelligenza collettiva, intuizione estetica e rigore algoritmico. Invece di costringere a una scelta dicotomica tra polarità contrapposte, il paradigma invita a valorizzarne le specificità, generando nuove matrici di valore attraverso la loro reciproca interazione.

È proprio in questo orizzonte che opera dal 2018 Var Digital Art, polo di ricerca interno a Var Group nato per promuovere la contaminazione tra artisti, sviluppatori e tessuto imprenditoriale. Nel corner VDA a Rimini, l’innovazione abbandona la freddezza dei grafici prestazionali per incarnarsi in un’esperienza sensoriale ed esperienziale aperta a dirigenti, ricercatori, studenti e appassionati d’arte contemporanea.

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“SpiderWALL” di Francesca Pasquali: la materia quotidiana che si fa organismo scultoreo

Ad aprire il percorso materico è SpiderWALL (2026), l’inedita installazione site-specific concepita dall’artista bolognese Francesca Pasquali (classe 1980). Formatasi all’Accademia di Belle Arti di Bologna e riconosciuta internazionalmente per la sua capacità di investigare il confine tra natura e artificio, organico e inorganico, Pasquali sceglie di operare su un manufatto seriale di disarmante banalità domestica: il comune utensile a setole utilizzato per rimuovere le ragnatele dalle pareti.

Privato della sua originaria funzione servile, moltiplicato e meticolosamente assemblato in centinaia di unità modulari, l’oggetto industriale perde la propria fredda rigidità per trasmutarsi in una monumentale scultura espansiva e caleidoscopica. La superficie sembra pulsare, propagarsi e respirare come una barriera corallina o una rigogliosa colonia fungina, ridefinendo radicalmente lo spazio architettonico circostante. In SpiderWALL, ogni singolo elemento preserva la propria identità formale, ma acquisisce una potenza cinetica e scultorea esponenziale grazie alla stretta relazione con gli altri: un’allegoria visiva folgorante sul valore della cooperazione e della contaminazione reticolare all’interno delle comunità umane e aziendali.

“MIXERPIECE” di Giuseppe Ragazzini: l’interazione del pubblico che rigenera la storia dell’arte

Dalla corposità tattile della materia plastica alla fluidità immateriale dello schermo interattivo: il corner riminese ospita l’acclamata opera MIXERPIECE di Giuseppe Ragazzini (Londra, 1978). Artista visivo, scenografo e animatore di fama internazionale, Ragazzini ha dato vita nel 2018 a un’applicazione creativa che si colloca all’incrocio tra pittura classica, videoanimazione e sperimentazione software, insignita del prestigioso Parents’ Choice Award e della menzione d’onore ai Webby Awards 2019.

Attraverso un’interfaccia intuitiva, MIXERPIECE invita i visitatori di ZING a manipolare, scomporre, sovrapporre e rimontare migliaia di dettagli visivi estrapolati dai capolavori dei più grandi maestri della storia dell’arte (da Leonardo a Picasso, dalle avanguardie storiche al Rinascimento). L’immagine cessa di essere un reperto museale intoccabile per farsi materia vivente: toccando lo schermo, il pubblico innesca una metamorfosi senza fine, creando composizioni surrealiste e inedite narrazioni visive. L’opera ribalta così la gerarchia tradizionale tra fruitore e autore, dimostrando come le nuove tecnologie possano democratizzare l’accesso al patrimonio culturale e stimolare un’attitudine inventiva attiva e consapevole.

L’arte come bussola per l’organizzazione: le visioni di Tiezzi e Sarchioni

La rilevanza della presenza di Francesca Pasquali e Giuseppe Ragazzini a ZING 2026 trova una precisa risonanza nelle riflessioni teoriche dei curatori del progetto, che evidenziano la stretta corrispondenza tra processo artistico e metamorfosi organizzativa.

«L’innovazione non parla esclusivamente il linguaggio del codice e della tecnologia: parla a pieno titolo anche quello dell’arte – sottolinea con chiarezza Alessandro Tiezzi, Head of Var Digital Art –. Quando pensiamo all’innovazione aziendale, tendiamo a concentrarci unicamente su algoritmi, piattaforme e intelligenza artificiale. Ma rivoluzionare il modo in cui un’organizzazione pensa, pianifica e agisce richiede innanzitutto l’audacia di concepire alternative radicali, mettendo in discussione ciò che diamo per scontato e spalancando lo sguardo a prospettive inattese. L’arte rappresenta esattamente questo formidabile catalizzatore critico.»

«Le opere di Pasquali e Ragazzini interpretano con straordinaria efficacia i valori cardine della connessione, della partecipazione diffusa e della trasformazione evolutiva – aggiunge Davide Sarchioni, direttore artistico di Var Digital Art –. Sono gli stessi principi che guidano il modello della Open Platform Organization di Var Group, dove competenze umane eterogenee, talenti e tecnologie abilitanti si compenetrano organicamente per generare valore condiviso e duraturo.»

L’appuntamento del 22 e 23 ottobre al Palacongressi di Rimini riafferma con forza il ruolo pionieristico di Var Digital Art nel promuovere un’estetica dell’innovazione in cui la sensibilità umana rimane il cuore pulsante di ogni trasformazione tecnica. Per approfondire il programma generale dei panel, delle sessioni tematiche e degli eventi di ZING 2026, è possibile consultare la piattaforma ufficiale all’indirizzo https://zing.vargroup.com.

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“Giulio Cesare o la notte della Repubblica”: Marco Lorenzi e A.M.A. Factory al Teatro Libero di Palermo per indagare la crisi della democrazia

Il 23 e 24 ottobre al Teatro Libero di Palermo va in scena “Giulio Cesare o la notte della Repubblica” con la regia di Marco Lorenzi: una potente rilettura shakespeariana sulla crisi delle democrazie prima della tournée tra Italia e Spagna. 👇

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_Giulio Cesare o la notte della repubblica_T. Fontana_S8A0598 - dimensioni grandi

Palermo – Quando la salvaguardia delle istituzioni democratiche si trasforma in un pretesto morale per giustificare il ricorso alla violenza politica? Qual è il sottile crinale che separa la sincera fedeltà agli ideali repubblicani dalla più bieca e spietata ambizione personale? Sono questi gli interrogativi brucianti e tragicamente attuali su cui si fonda “Giulio Cesare o la notte della Repubblica”, il potente progetto scenico ideato dalla compagnia Il Mulino di Amleto e prodotto da A.M.A. Factory, pronto a sbarcare venerdì 23 ottobre (ore 21:00) e sabato 24 ottobre 2026 (ore 19:00) sul palcoscenico del prestigioso Teatro Libero di Palermo. Una doppia replica molto attesa che segna una tappa fondamentale nella tournée nazionale e internazionale di uno spettacolo applaudito da critica e pubblico sin dal suo applaudito debutto al Festival delle Colline Torinesi.

Firmata nella regia da Marco Lorenzi, che ne ha curato la riscrittura e l’adattamento drammaturgico a quattro mani con Lorenzo De Iacovo, la pièce rilegge il capolavoro politico di William Shakespeare non come una sterile rievocazione museale dell’antica Roma, bensì come un affilato bisturi puntato sulle nevrosi e sulle vulnerabilità dei nostri ordinamenti civili. Spogliando la trama dai manierismi storici, la messinscena scandaglia le motivazioni psicologiche, etiche e mediatiche che muovono le decisioni collettive, trasformando il testo classico in una sconvolgente anatomia del potere contemporaneo.

La tragedia shakespeariana specchio del presente: il dilemma morale di Bruto

Al centro dell’ingranaggio drammaturgico giganteggia la complessa figura di Bruto, lacerato tra l’affetto quasi filiale verso Cesare e la devozione incrollabile verso i valori della Res Publica. Uomo d’onore e filosofo stoico, ma al tempo stesso personaggio attraversato da intime contraddizioni e da una sotterranea sete di riconoscimento, Bruto si trova dinanzi a un bivio paralizzante e senza ritorno: aderire a una congiura sanguinaria spacciata per atto di liberazione o rassegnarsi a un’umiliante sottomissione all’autocrazia incipiente.

Intorno a lui, le manovre corrosive di Cassio, l’abile retorica populista di Marco Antonio e il coro dei senatori imbastiscono una partita a scacchi dove i nobili propositi sbandierati in piazza mascherano in realtà interessi di fazione e calcoli di sopravvivenza politica. In questa vertigine di inganni, il vero martire della congiura delle Idi di Marzo non è tanto la figura fisica del dittatore, quanto l’essenza stessa della Repubblica: un corpo istituzionale sventrato non soltanto dai pugnali dei tirannicidi, ma soprattutto dal cannibalismo dei suoi presunti difensori, incapaci di preservare la comunità dal baratro della guerra civile e dell’anarchia.

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William Shakespeare: Giulio Cesare e i Grandi Drammi Politici

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Manipolazione mediatica e post-verità: l’ibridazione visiva di Marco Lorenzi

Il punto di forza dell’adattamento risiede nella lucida riflessione sul ruolo dell’informazione, della mistificazione dei fatti e della costruzione del consenso di massa. La tragedia romana diventa così un’inquietante parabola sull’era delle fake news, dei linciaggi digitali e della polarizzazione sociale, dove chi controlla la narrazione pubblica detiene il potere assoluto di plasmare la realtà.

Per tradurre in materia teatrale questa tensione, la regia di Marco Lorenzi ha orchestrato un apparato scenico multidisciplinare di straordinario impatto. La recitazione serrata e carnale degli attori dialoga costantemente con la potente regia video firmata da PiBold (Paolo Arlenghi), con il suggestivo disegno luci curato da Umberto Camponeschi e con la partitura sonora pervasiva di Massimiliano Bressan. A impreziosire il tessuto drammaturgico è inoltre la speciale partecipazione in video di due colonne del teatro italiano come Ida Marinelli e Danilo Nigrelli, che amplificano la dimensione vertiginosa del dramma con apparizioni spettrali cariche di valore simbolico.

Il plauso della critica specializzata: un atto scenico radicale ed esemplare

L’audacia concettuale e il rigore formale dell’allestimento hanno conquistato in modo unanime le principali firme della critica teatrale italiana, che vi hanno riconosciuto un paradigma di teatro pubblico necessario e tagliente:

«Un lavoro solido, colto, compatto, capace di porre domande politiche autentiche e adulte senza rifugiarsi in facili risposte consolatorie.»
— Paolo Randazzo, Gli Stati Generali

«Uno spettacolo esemplare, tagliente, fuori dai canoni consolidati, in grado di riattivare il valore della parola scenica come strumento di indagine civile.»
— Giuseppe Distefano, Exibart

«La messinscena di Lorenzi si configura come un atto organicamente politico, dove l’energia viscerale degli interpreti interroga direttamente la coscienza dello spettatore sulla fragilità democratica.»
— Ilena Ambrosio, PAC (PaneAcquaCulture)

Un cast d’eccellenza e il grande tour: da Palermo a Barcellona e Roma

A dare corpo e voce alle lacerazioni dei congiurati e dei tribuni romani è un ensemble corale composto da interpreti di straordinaria intensità: Vittorio Camarota, Yuri D’Agostino, Raffaele Musella, Rebecca Rossetti, Francesco Sabatino e Angelo Tronca, coadiuvati dalla collaborazione artistica di Barbara Mazzi, Daniele Russo e della stessa Rebecca Rossetti, con la consulenza per scene e costumi di Gregorio Zurla.

Dopo le recite palermitane del 23 e 24 ottobre al Teatro Libero, la produzione A.M.A. Factory intraprenderà un fitto itinerario che toccherà i principali teatri della penisola per tutta la stagione 2026/2027: il 6 novembre a Erbusco (Brescia), il 20 novembre a Manfredonia (Teatro Lucio Dalla), il 21 e 22 novembre a Bari (Teatro Kismet), il 26 novembre a Ovada, il 27 novembre a Cuneo (Teatro Toselli) e il 28 novembre a Racconigi. A dicembre la tournée farà tappa a Carpi (2 dicembre), Breno (3 dicembre) e Viterbo (13 dicembre al Teatro dell’Unione).

Il nuovo anno vedrà lo spettacolo in scena ad Asti (9 gennaio 2027), Tortona (10 gennaio), Novara (25 febbraio al Teatro Faraggiana) e a Torino (dal 6 all’11 aprile al Teatro San Pietro in Vincoli). Particolarmente prestigiosa sarà la trasferta internazionale in programma il 17 e 18 aprile 2027 a Barcellona, presso lo storico Teatre La Biblioteca, prima del gran finale a Roma, con una settimana di repliche al Teatro Vascello dal 27 aprile al 2 maggio 2027.

Per ulteriori informazioni, dettagli sulla programmazione e prenotazioni dei biglietti, è possibile contattare l’organizzazione all’indirizzo email info@amafactory.it.

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Arenas – Mediterranean Jazz Lab: a Quartu Sant’Elena cinque giorni di seminari internazionali, jam session e concerti diretti da Bebo Ferra

Prende il via a Quartu Sant’Elena la prima edizione di “Arenas – Mediterranean Jazz Lab” diretto da Bebo Ferra: cinque giorni di alta formazione, jam session e concerti internazionali dedicati a Francesco Sotgiu. 👇

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Daniela Spalletta - foto Paolo Galletta

Quartu Sant’Elena – Il battito improvvisativo del jazz afroamericano sposa le melodie arcaiche, i ritmi sinuosi e le stratificazioni culturali del bacino del Mediterraneo. Prende il via martedì 20 ottobre 2026 a Quartu Sant’Elena la prima attesissima edizione di “Arenas – Mediterranean Jazz Lab”, un innovativo progetto internazionale di alta formazione, ricerca e produzione musicale ideato e diretto dal celebre chitarrista e compositore cagliaritano Bebo Ferra. Fino a sabato 24 ottobre, la terza città della Sardegna si trasformerà in un vivace crocevia di suoni, accogliendo docenti di prestigio europeo, allievi provenienti da diversi conservatori italiani e una serie di eventi diffusi pensati per coinvolgere l’intera comunità urbana: lezioni frontali, laboratori di musica d’insieme, jam session a cielo aperto e quattro grandi appuntamenti concertistici serali.

Promossa dall’Associazione Il Formicaio in stretta sinergia con l’Associazione Gong e l’Associazione Sa Corbula, l’iniziativa si avvale del prezioso sostegno della Regione Autonoma della Sardegna, del Comune di Quartu Sant’Elena e del Centro Commerciale Naturale Via Eligio Porcu. Il cuore pulsante delle attività didattiche sarà ospitato nelle aule dell’Oratorio Ferrini (in via Eligio Porcu 110), mentre il tessuto commerciale cittadino farà da cornice alle improvvisazioni pomeridiane e il club The Old Tipsy (in via Gabriele D’Annunzio 14) accoglierà la rassegna di concerti serali, aprendo le porte a un confronto artistico senza confini di genere né barriere geografiche.

Il tributo a Francesco Sotgiu e la visione di Bebo Ferra: l’incontro tra culture

Questa prima edizione di Arenas nasce sotto il segno della memoria e della riconoscenza, dedicata alla figura indimenticabile di Francesco Sotgiu, straordinario batterista, polistrumentista, compositore e arrangiatore sardo prematuramente scomparso. Musicista raffinatissimo, Sotgiu ha segnato la storia del jazz italiano ed europeo collaborando con giganti del calibro di Kenny Wheeler, John Taylor, Mal Waldron, Bobo Stenson, David Liebman, Paul McCandless, Enrico Rava, Franco D’Andrea e Paolo Fresu. Proprio con Fresu, Salvatore Maiore e Bebo Ferra, Sotgiu diede vita allo storico quartetto Internòs, una delle formazioni simbolo della rinascita jazzistica isolana la cui eredità spirituale rivive oggi nelle linee guida del laboratorio quartese.

Il nome stesso scelto per la kermesse ne riassume la poetica fondante: in lingua sarda, arenas indica la sabbia, materia mobile e perennemente rimodellata dalle onde marine e dal vento, metafora perfetta di un’identità mediterranea fluida, aperta allo scambio e mai arroccata su se stessa.

«Arenas nasce con l’idea di trovare un punto d’incontro autentico tra il jazz e la cultura mediterranea – spiega il direttore artistico Bebo Ferra –. Entrambi hanno qualcosa di fondamentale in comune: il valore dell’incontro. Il Mediterraneo è storicamente il luogo in cui si incrociano civiltà, tradizioni e sonorità differenti, e lo stesso jazz trae la propria linfa vitale dalla contaminazione, dall’ascolto reciproco e dal dialogo con l’alterità. Non volevamo concepire un seminario accademico convenzionale in cui si studia solo la tecnica, bensì un’esperienza viva di condivisione e ricerca collettiva in cui studenti e maestri suonano spalla a spalla lasciandosi reciprocamente contaminare.»

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Un corpo docente internazionale: sei maestri tra improvvisazione e avanguardia

A rendere eccezionale la caratura didattica del laboratorio è la presenza di sei docenti di assoluto rilievo internazionale, portatori di linguaggi sonori sfaccettati e complementari:

Roberto Taufic (chitarra): nato in Honduras nel 1966 da madre palestinese, cresciuto musicalmente in Brasile e trapiantato in Italia dal 1990, incarna nel proprio DNA il ponte ideale tra bossa nova, choro, jazz e lirismo melodico. Nella sua prestigiosa carriera vanta collaborazioni con mostri sacri come Guinga, Ivan Lins, Chico Buarque, Franco Ambrosetti, Enrico Rava, Gabriele Mirabassi e Fabrizio Bosso.

Salvatore Maiore (contrabbasso e violoncello): figura di riferimento del jazz italiano, docente e concertista di calibro europeo, Maiore porterà ad Arenas un percorso di studio specifico dedicato alle sorprendenti potenzialità espressive e ritmiche del violoncello nella musica improvvisata. Ha condiviso palchi e sale d’incisione con Franco Cerri, Stefano Battaglia, Glauco Venier e Kenny Wheeler.

Daniela Spalletta (voce): cantante, compositrice e arrangiatrice siciliana, diplomata al Conservatorio di Palermo e perfezionatasi al prestigioso Berklee College of Music di Valencia. Nel 2019 ha conquistato il secondo posto al leggendario Sarah Vaughan International Jazz Vocal Competition negli Stati Uniti, distinguendosi per un controllo vocale vertiginoso che unisce virtuosismo contemporaneo e suggestioni della melodia mediterranea.

Fabrizio Cassol (sassofono): sassofonista e compositore belga, anima dello storico ensemble Aka Moon. Da decenni è pioniere dell’ibridazione tra jazz d’avanguardia e tradizioni extraeuropee (dall’India all’Africa subsahariana), collaborando con interpreti del calibro di Joe Lovano, Mark Turner, Baba Sissoko e Oumou Sangaré, oltre a ricoprire un ruolo chiave nei progetti dell’Orchestre des Jeunes de la Méditerranée.

Diogo Q. Alexandre (batteria): astro nascente della batteria contemporanea europea, portoghese di base a Bruxelles. Vincitore del Prémio Jovens Músicos di RTP/Antena 2 e del titolo Breakthrough Musician, collabora regolarmente con fuoriclasse come Django Bates, Amir ElSaffar e Perico Sambeat.

Noé Clerc (fisarmonica): talento cristallino della scena francese, formatosi al Conservatoire National Supérieur de Paris. Con il suo Noé Clerc Trio ha dato vita all’acclamato album Secret Place, affiancando artisti come Vincent Ségal e l’Orchestre National de Jazz in una costante ridefinizione dello strumento a mantice.

Le tre classi di musica d’insieme e l’apertura alla città: orari e jam session

La formula pedagogica concepita da Bebo Ferra si articola secondo una scansione oraria rigorosa ed entusiasmante. Ogni mattina, dalle ore 10:00 alle 13:00, gli studenti frequenteranno le lezioni individuali e di strumento per affinare tecnica e consapevolezza armonica. I pomeriggi, dalle 15:30 alle 17:30, saranno invece interamente dedicati alla musica d’insieme, suddivisi in tre classi coordinate da coppie di docenti complementari: Daniela Spalletta con Roberto Taufic, Diogo Q. Alexandre con Salvatore Maiore, e Noé Clerc insieme a Fabrizio Cassol. Un impianto che stimola l’interplay immediato, l’ascolto empatico e la decostruzione delle partiture.

Dalle ore 18:00 alle 21:00 il progetto uscirà dalle aule per abbracciare Quartu Sant’Elena: lungo via Eligio Porcu prenderanno vita quotidiane jam session all’aperto, dove docenti, allievi e musicisti esterni potranno improvvisare liberamente davanti al pubblico. L’iniziativa, curata con il Centro Commerciale Naturale, sarà arricchita da postazioni enogastronomiche di qualità grazie al sostegno di tre eccellenze produttive: Cantina Meana, Cantine Argiolas e Hoptima, valorizzando il legame tra cultura, territorio e convivialità.

Il cartellone concertistico al The Old Tipsy: il programma delle quattro serate

Le notti di Arenas culmineranno sul palco del club The Old Tipsy (via D’Annunzio 14), con un calendario di concerti esclusivi:

Martedì 20 ottobre (concerto inaugurale): apre la rassegna il suggestivo trio composto da Daniela Spalletta, Roberto Taufic e la partecipazione speciale della raffinata cantante sarda Francesca Corrias. Un dialogo intimo e acustico tra corde e voci che attraversa il repertorio brasiliano, composizioni originali e memorie sonore isolane.

Giovedì 22 ottobre: di scena l’inedito e vibrante trio formato da Fabrizio Cassol (sax), Noé Clerc (fisarmonica) e Diogo Q. Alexandre (batteria), un’esplorazione sonora tra poliritmie africane, eleganza cameristica mitteleuropea e slanci d’avanguardia.

Venerdì 23 ottobre: riflettori puntati sul trio guidato dal direttore artistico Bebo Ferra alla chitarra, con Salvatore Maiore al contrabbasso e Fabrizio Cassol al sassofono. Un vertice tra tre maestri uniti da una lunga consuetudine musicale e da una visione comune del jazz d’autore.

Sabato 24 ottobre: gran finale con il concerto di restituzione degli allievi del seminario. Non un semplice saggio accademico, ma un’autentica esibizione professionale in cui i giovani talenti porteranno in scena i brani composti e arrangiati nel corso della settimana di residenza creativa.

Borse di studio e vocazione sociale: l’impegno per i giovani musicisti

A testimonianza della forte valenza etica e formativa del progetto, l’Associazione Il Formicaio ha messo a disposizione numerose borse di studio a totale copertura dei costi di iscrizione, riservate agli allievi dei corsi di Triennio e Biennio Jazz dei conservatori italiani maggiormente distintisi negli esami di prassi esecutiva. Al contempo, in stretta sinergia con i Servizi Sociali del Comune di Quartu Sant’Elena, sono state istituite borse di studio sociali per garantire il pieno accesso alla formazione musicale ai giovani residenti in condizioni di fragilità economica.

Per informazioni dettagliate su orari, modalità di partecipazione e iscrizioni alle prossime attività, è possibile scrivere a arenasjazzlab@gmail.com o contattare la segreteria organizzativa al recapito telefonico +39 352 272 2923. Quartu Sant’Elena si candida così a diventare un polo permanente di eccellenza per la ricerca jazzistica e il dialogo mediterraneo.

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