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Economia

Poste Italiane conquista il colosso TIM: raggiunto il 66,6% del Capitale Sociale. Tutti i dettagli storici dell’Offerta Pubblica e i nuovi termini per gli Azionisti

OPERAZIONE STORICA IN ITALIA! Poste Italiane “si compra” e conquista il colosso TIM raggiungendo un dominio assoluto del 66,6% del Capitale Sociale! Tutti i dettagli economici e la “Riapertura dei Termini” per i piccoli azionisti! 📈 💶 È ufficiale: stiamo assistendo alla più grande, titanica e storica mossa finanziaria del decennio nel nostro Paese! Concluso il primo periodo della mastodontica Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio (OPAS), Poste Italiane S.p.A. ha fatto letteralmente man bassa sul mercato azionario, raggiungendo il controllo totale e indiscusso di Telecom Italia (TIM)! Parliamo di numeri che fanno girare la testa: con i milioni di azioni “consegnate” in queste ore dagli azionisti (che si vanno a sommare a quelle già di proprietà), Poste Italiane arriva a possedere lo stratosferico e schiacciante 66,627% dell’intera azienda di Telecomunicazioni! Un vero e proprio Monopolio Italiano! La mossa vincente per convincere gli investitori a cedere le proprie quote di TIM è stata una generosissima offerta mista: per ogni singola azione ceduta, Poste Italiane paga infatti 1,97 Euro IN CONTANTI più l’assegnazione di 0,218 azioni della stessa Poste! Un affare d’oro che verrà liquidato prestissimo (il prossimo 18 Settembre 2026)! Ma la vera, grande notizia è per i cosiddetti “Ritardatari”! Siete in possesso di azioni TIM e non avete fatto in tempo ad aderire a questa offerta vantaggiosa per incassare il premio? Nessun Problema! Poste Italiane ha annunciato ufficialmente la clamorosa “Riapertura dei Termini” per ben 5 Giorni di Borsa Aperta: si potrà aderire ancora il 21, 22, 23, 24 e 25 Settembre 2026! Leggi tutti i numeri mastodontici dell’operazione, la rinuncia alla “Condizione Soglia” e tutti i Numeri di Telefono e i contatti (Anche WhatsApp) per farsi assistere dai consulenti nel nostro lunghissimo articolo Finanziario! 👇 💼 Siete sorpresi da questa titanica “acquisizione” da parte di Poste Italiane nel mercato della telefonia e del digitale? Siete tra i piccolissimi azionisti storici o “Risparmiatori” che possiedono vecchie azioni della Telecom nel cassetto e approfitterete di questa “Riapertura dei termini” per venderle e incassare l’offerta? Diteci la vostra sviscerando i vostri pensieri economici nei commenti, e CONDIVIDETE a dismisura e OVUNQUE questo importantissimo articolo informativo sulle vostre bacheche per informare e aiutare i vostri amici risparmiatori!

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Tim

Roma – Ci sono operazioni finanziarie destinate a cambiare per sempre il volto, l’economia e gli equilibri strategici del nostro Paese. Quella che si è appena conclusa sui mercati di Euronext Milan è senza alcun dubbio una di queste. Poste Italiane S.p.A. ha infatti messo a segno un colpo di proporzioni storiche, annunciando i risultati provvisori della monumentale Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio (OPAS) volontaria e totalitaria promossa sulle azioni ordinarie di Telecom Italia S.p.A. (TIM). I numeri diffusi in queste ore raccontano un trionfo assoluto: alla chiusura del primo fondamentale periodo di adesione, Poste ha raggiunto la maggioranza schiacciante, arrivando a controllare ben il 66,627% del capitale sociale dell’Emittente.

I numeri titanici dell’Operazione: Poste si prende TIM

Leggere i dati provvisori comunicati ufficialmente dagli Intermediari Incaricati del Coordinamento fa letteralmente girare la testa. Durante il Periodo di Adesione (iniziato lo scorso 20 luglio e conclusosi formalmente l’11 settembre 2026), gli azionisti hanno deciso di portare in adesione all’Offerta la bellezza di 993.608.722 azioni TIM. Si tratta di una valanga di titoli che corrisponde a circa il 46,523% del capitale sociale totale dell’azienda di telecomunicazioni.
Ma il vero peso massimo dell’operazione si capisce unendo questi dati alle quote già in cassaforte: tenuto conto infatti delle 429.363.990 azioni TIM che Poste Italiane deteneva già in precedenza (pari al 20,104% del capitale sociale e costituenti la “Partecipazione Poste”), l’Offerente arriverà a detenere complessivamente l’incredibile cifra di 1.422.972.712 azioni TIM. Un dominio assoluto pari al 66,627% del capitale, che garantisce a Poste il controllo totale e indiscusso sul futuro delle telecomunicazioni italiane.

Il Corrispettivo Economico e la “Condizione Soglia”

La chiave del successo di questa mastodontica operazione finanziaria risiede soprattutto nel rilancio economico effettuato in extremis. Come ricordato nel comunicato ufficiale diffuso ai sensi del Regolamento Emittenti della Consob, l’Offerta era stata intelligentemente modificata lo scorso 7 settembre 2026 per ingolosire ulteriormente il mercato.
Poste Italiane ha infatti messo sul piatto un sostanzioso incremento: il Corrispettivo Unitario Incrementato offerto per ogni singola azione TIM portata in adesione è oggi costituito da una componente mista molto vantaggiosa: 0,218 azioni ordinarie Poste di nuova emissione (frutto di un apposito aumento di capitale) più una ricchissima componente aggiuntiva in contanti pari a 1,97 Euro per azione. Nello stesso frangente, per blindare il successo dell’OPAS, l’Offerente ha comunicato la formale rinuncia alla cosiddetta “Condizione Soglia”, eliminando ogni ostacolo burocratico. Il pagamento di questo tesoretto avverrà prestissimo: la liquidazione per chi ha aderito in questa prima fase è fissata per il 18 settembre 2026, a fronte del trasferimento immediato della proprietà delle azioni a Poste, rigorosamente libere da qualsiasi vincolo o gravame.

C’è ancora tempo: la Riapertura dei Termini

Cosa succede, però, a tutti quegli azionisti ritardatari o indecisi che non sono riusciti ad aderire all’Offerta entro la scadenza appena trascorsa? Nessun problema, perché i vertici dell’azienda hanno pensato anche a loro. Come reso noto nel Comunicato del 7 settembre, Poste Italiane ha ufficializzato la provvidenziale Riapertura dei Termini.
Il periodo di adesione verrà infatti eccezionalmente riaperto per ulteriori cinque Giorni di Borsa Aperta. Segnatevi queste date sul calendario: le contrattazioni saranno valide per le sedute del 21, 22, 23, 24 e 25 settembre 2026. Chi deciderà di consegnare le proprie azioni in questa preziosa finestra temporale extra, riceverà esattamente lo stesso, vantaggiosissimo Corrispettivo Unitario Incrementato, con la Data di Pagamento fissata per venerdì 2 ottobre 2026.

Come informarsi e aderire: tutti i contatti utili

Per un’operazione così delicata e imponente, la trasparenza e l’assistenza agli investitori sono tutto. Per qualsiasi dubbio, chiarimento o informazione tecnica, il Global Information Agent dell’operazione è Sodali & Co S.p.A.. I piccoli e grandi azionisti TIM possono rivolgersi a un account email dedicato (opas.telecom@investor.sodali.com) o utilizzare i numeri di telefono attivi nei giorni feriali (dalle 9:00 alle 18:00): il numero verde nazionale 800.137.242, la linea diretta 06.85870130 e perfino una comodissima assistenza via WhatsApp al numero 339.3510757. L’intero Documento di Offerta è liberamente consultabile sul sito ufficiale di Poste Italiane, presso la sede legale di Viale Europa 190 a Roma, e presso gli intermediari Incaricati Intermonte SIM S.p.A. e Intesa Sanpaolo S.p.A.. Il mercato italiano delle telecomunicazioni ha ufficialmente cambiato padrone, e la Storia dell’economia è stata appena riscritta.

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Economia

Caro energia, proposta a Montecitorio di Confimprenditori, Feder.casa e UPPI: «Tagliare le bollette del 30% con il modello iberico»

Confimprenditori, Feder.casa e UPPI presentano a Montecitorio una proposta tecnica per tagliare le bollette di luce e gas del 30% sul modello dell’eccezione iberica. Il piano prevede un risparmio fino a 1.050 euro l’anno per le piccole imprese e di 200 euro per le famiglie attraverso il tetto al prezzo del gas e l’azzeramento degli oneri generali di sistema. Voi cosa ne pensate? Tutti i dettagli qui sotto 👇

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Taglio bollette

Roma – La morsa inflattiva e il continuo rincaro delle forniture energetiche tornano a scuotere i palazzi della politica romana, mentre milioni di famiglie e piccoli imprenditori fanno i conti con bilanci domestici e aziendali sempre più soffocati dai costi fissi. Davanti a Montecitorio, nel cuore della Capitale, si è svolto un partecipato flash mob promosso congiuntamente da Confimprenditori, Feder.casa e UPPI per presentare ufficialmente al Parlamento e all’esecutivo una dettagliata proposta tecnica finalizzata a tagliare le bollette di luce e gas del 30%. Al centro dell’iniziativa vi è la richiesta di superare gli interventi tampone varati finora a livello governativo per adottare una riforma strutturale ispirata alla cosiddetta eccezione iberica, il meccanismo virtuoso già sperimentato con successo da Spagna e Portogallo per porre un tetto al prezzo del gas impiegato nelle centrali termoelettriche, con un impatto economico diretto che tocca da vicino la vita quotidiana e il tessuto produttivo del nostro territorio nazionale.

Secondo le stime illustrate dai promotori dell’iniziativa, l’attuale impianto di aiuti predisposto dal Governo produrrebbe un beneficio reale non superiore al 6%, una percentuale ritenuta del tutto irrisoria di fronte all’impatto dei rincari che continuano a erodere i margini operativi degli esercenti e il potere d’acquisto dei cittadini. Il piano alternativo depositato dalle associazioni di categoria punta invece a ridurre il Prezzo Unico Nazionale (PUN) dell’energia elettrica di circa 34 euro al megawattora, garantendo una boccata d’ossigeno immediata a oltre 26 milioni di famiglie e 4,5 milioni di piccole attività economiche, commercianti, botteghe artigiane e partite IVA, in una fase complessa in cui le scelte amministrative ed economiche incidono profondamente sulla tenuta sociale, come evidenziato anche nel dibattito sulla gestione delle risorse e dei servizi nella nostra politica economica.

Il meccanismo dell’eccezione iberica e l’azzeramento degli oneri generali di sistema

Nel dettaglio tecnico della proposta, l’intervento sul costo del combustibile fossile utilizzato per la generazione elettrica verrebbe affiancato dall’azzeramento totale degli oneri generali di sistema ASOS e ARIM per le utenze alimentate in bassa tensione. Questa manovra troverebbe copertura finanziaria attraverso una mirata rimodulazione delle risorse già stanziate nel decreto energia, affiancata dalla revisione degli incentivi storici concessi alle biomasse e dall’utilizzo strategico del gettito derivante dalla maggiorazione IRAP applicata ai grandi produttori energetici che operano con fonti tradizionali. Un’operazione complessiva da 7,5 miliardi di euro all’anno concepita in piena conformità con i regolamenti dell’Unione Europea, scaricando i costi solo sui beneficiari effettivi e alleggerendo i piccoli consumatori.

In termini monetari concreti, i calcoli elaborati dal Centro Studi di Confimprenditori stimano un risparmio medio annuo pari a circa 1.050 euro per le piccole imprese e di oltre 200 euro per ogni singolo nucleo familiare. Una differenza sostanziale rispetto agli sgravi minimi attuali, in grado di evitare la serrata di migliaia di negozi di vicinato e di laboratori artigianali che non riescono più a ribaltare i costi energetici sui prezzi finali al consumo, proprio mentre le comunità locali si mobilitano per preservare il presidio dei servizi e la qualità della vita, tema centrale anche nelle vertenze ambientali e di sviluppo locale come il confronto istituzionale sul territorio di Carsoli per la tutela della salute e dell’ambiente.

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L’affondo di Ruvolo: «Basta misure di facciata, il Governo scelga se difendere le imprese»

A usare parole particolarmente dure contro l’inerzia istituzionale è stato il presidente nazionale di Confimprenditori, Stefano Ruvolo, che durante il presidio di Piazza Montecitorio ha sollecitato una svolta coraggiosa nelle scelte di Palazzo Chigi. «Le piccole imprese non possono continuare a pagare il prezzo dell’immobilismo», ha denunciato Ruvolo, rimarcando come rispondere con uno sconto del 6% significhi ignorare la gravità del momento vissuto da chi crea occupazione e ricchezza reale. Per il leader dell’associazione datoriale occorre abbandonare la logica dei proclami e utilizzare le risorse a disposizione per salvaguardare il potere d’acquisto dei lavoratori e impedire il fallimento di attività storiche.

La richiesta rivolta all’esecutivo è dunque quella di aprire immediatamente un tavolo di confronto formale con le organizzazioni rappresentative del mondo produttivo e dei proprietari, per verificare l’applicabilità della norma già prima dell’avvio della sessione di bilancio. Una posizione di fermezza che riflette la crescente insofferenza del tessuto economico diffuso verso interventi percepiti come puramente cosmetici, in un contesto macroeconomico dove l’andamento dell’economia reale rischia di subire una pericolosa frenata se non verranno sterilizzati i sovraccosti delle bollette prima dei mesi più freddi dell’inverno.

L’allarme di Feder.casa e UPPI: il peso dei costi energetici su affitti e spese alimentari

La preoccupazione per le ricadute sociali del caro bollette è stata ribadita con forza anche da Gianluigi Pascoletti, Segretario Generale di FEDER.CASA, e da Angelo De Nicola, Vicepresidente nazionale dell’U.P.P.I. (Unione Piccoli Proprietari Immobiliari). I due dirigenti hanno evidenziato come l’impennata delle tariffe energetiche non si limiti a pesare sulle utenze domestiche, ma generi un devastante effetto domino sui costi di gestione delle abitazioni, sui canoni di locazione, sulle spese condominiali di riscaldamento e sui prezzi dei generi alimentari di prima necessità.

«Siamo di fronte a una dinamica che rischia di allargare a dismisura le disuguaglianze sociali», hanno spiegato Pascoletti e De Nicola, sottolineando il paradosso inaccettabile di cittadini costretti a dover scegliere tra il pagamento delle bollette per riscaldare le stanze e l’acquisto del cibo necessario per i propri figli. Di qui l’appello finale congiunto di Confimprenditori, Feder.casa e UPPI affinché la politica abbandoni le divisioni ideologiche e adotti senza indugio una soluzione sostenibile, efficace e tempestiva, capace di ridare serenità economica alle famiglie e prospettiva di futuro al lavoro italiano.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Economia

Debito pubblico e carovita, Walter Mauriello (Presidente Meritocrazia Italia): «Non si confondano i disordini con la legittimità della protesta, serve una ristrutturazione con il debito in mano agli italiani»

Il Presidente Nazionale di Meritocrazia Italia Walter Mauriello interviene sulle proteste contro il carovita in Europa e in Italia e lancia una proposta strutturale sul debito pubblico da 3.000 miliardi di euro: avviare un’operazione di ristrutturazione finanziaria portando le quote del debito in mano a investitori, patrimoni e partecipate italiane per fermare l’emorragia da 70-80 miliardi l’anno di interessi e liberare risorse per sanità, scuola, trasporti e sicurezza 👇

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debito pubblico

ROMA – Un’analisi lucida che parte dalle tensioni sociali che attraversano le piazze europee per arrivare al cuore strutturale dell’emergenza economica italiana: il fardello del debito pubblico e il peso miliardario degli interessi passivi che sottraggono risorse vitali ai servizi per i cittadini. A intervenire con un monito e una proposta programmatica di respiro nazionale è Walter Mauriello, Presidente Nazionale di Meritocrazia Italia, che invita a distinguere nettamente gli episodi isolati di disordine dalla profonda legittimità delle proteste contro il carovita.

Un contributo che si inserisce nel grande dibattito economico e istituzionale di queste ore sulla sostenibilità dei conti pubblici, sulla pressione fiscale e sull’efficienza dello Stato, temi al centro anche delle riflessioni sul rapporto tra fisco, spesa pubblica e crescita economica nel Paese e del confronto nazionale a Roma sugli adeguati assetti organizzativi e contabili per imprese e pubbliche amministrazioni.

Walter Mauriello: «Grazie alle Forze dell’Ordine per la prevenzione, ma la protesta contro il carovita è legittima»

«Meritocrazia Italia segue con grande attenzione l’agitazione di questi giorni in tutta Europa. Fortunatamente, grazie anche a una grande opera di prevenzione e al senso di responsabilità delle Forze dell’Ordine, non si sono registrati in queste ultime ore incidenti gravi come nelle prime giornate. Questo è un dato positivo. Ma sia chiaro: gli eventuali disordini non devono far sfumare, né delegittimare, la legittimità della protesta», esordisce il Presidente Nazionale Walter Mauriello.

Secondo il numero uno di Meritocrazia Italia, il malessere sociale italiano affonda le radici in un paradosso contabile che penalizza da decenni famiglie e imprese: «La protesta è legittima e in Italia assume un rilievo del tutto particolare. Siamo tra i Paesi più indebitati al mondo: il nostro debito pubblico sfiora i 3.000 miliardi di euro, circa il 137% del PIL. Un fardello insostenibile. Eppure, il popolo italiano è un popolo che paga, e paga molto. Dal 2000 al 2024, con la sola eccezione del 2019, il totale delle entrate fiscali e contributive versate dai cittadini è stato costantemente e di gran lunga superiore alla spesa pubblica primaria. Gli italiani pagano più tasse di quanto lo Stato spenda per i servizi: il surplus è notevole».

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L’emorragia da 70-80 miliardi l’anno di interessi che toglie risorse a sanità, scuola, trasporti e sicurezza

«Dove finiscono allora tutti questi soldi? Finiscono in interessi», incalza Walter Mauriello. «In questi decenni abbiamo pagato in interessi sul debito una cifra pari, di fatto, all’intero ammontare del debito stesso. Paghiamo un debito con un altro debito: è un’emorragia continua che sottrae risorse a sanità, scuola, trasporti e sicurezza» – settori cruciali per la tenuta sociale del Paese al centro in queste ore anche dei grandi vertici nazionali dedicati alle sfide della sanità pubblica italiana.

La proposta di Meritocrazia Italia: ristrutturazione finanziaria e quote di debito in mano a investitori e risparmiatori italiani

Di fronte a questo quadro, Meritocrazia Italia avanza una proposta strutturale precisa: «Il debito pubblico non può più essere gestito giorno per giorno: va gestito come si gestirebbe una grande azienda in crisi, con un’operazione di ristrutturazione finanziaria. Chiediamo che si studi un percorso di acquisizione diretta di quote di debito pubblico da parte di investitori italiani, di grandi patrimoni italiani e di società partecipate italiane. Un debito in mano agli italiani è un debito più sostenibile, meno ricattabile dai mercati internazionali e i cui interessi restano in Italia».

«I cittadini devono riflettere su un punto semplice: pensate quanto potrebbe migliorare la gestione dei servizi pubblici in Italia con un abbattimento del debito e del costo degli interessi. Con quei 70-80 miliardi l’anno di interessi potremmo azzerare le liste d’attesa, mettere in sicurezza le scuole, pagare le imprese. La protesta di piazza parla di carovita, ma il carovita nasce anche da qui: da uno Stato che per pagare gli interessi di ieri toglie i servizi di oggi. È su questo che va aperta una grande discussione nazionale», conclude il Presidente Nazionale Walter Mauriello. Segui tutti gli approfondimenti economici e istituzionali nella nostra sezione Politica.

A cura della Redazione Politica ed Economia di Cavaliere News

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Economia

Confimprese Italia, oggi a Roma agli Horti Sallustiani il vertice su «Gli adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili per le imprese e le amministrazioni» con il Presidente Guido D’Amico

Oggi a Roma, nella cornice degli Horti Sallustiani, il grande convegno promosso da Confimprese Italia con il patrocinio di Unioncamere e ODCEC Roma su «Gli adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili per le imprese e le amministrazioni». Introduce il Presidente Guido D’Amico con i vertici delle istituzioni, delle professioni e delle grandi aziende 👇

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Locandina evento Roma

ROMA – Un vertice di altissimo profilo istituzionale, economico e giuridico quello che si tiene oggi, lunedì 26 ottobre 2026, dalle ore 15:00 alle 19:00, nella prestigiosa cornice degli Horti Sallustiani in Piazza Sallustio 21 a Roma. L’evento, intitolato «Gli adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili per le imprese e le amministrazioni», è promosso e organizzato da Confimprese Italia (Confederazione Datoriale delle Micro, Piccole e Medie Imprese, aderente a FENAPI Group) con il patrocinio di Unioncamere e dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Roma (ODCEC Roma).

Ad aprire e introdurre i lavori del pomeriggio sarà il Dott. Guido D’Amico, Presidente Nazionale di Confimprese Italia, da sempre in prima linea nel sostenere la modernizzazione gestionale, la competitività e la solidità finanziaria delle micro, piccole e medie imprese italiane di fronte alle nuove sfide normative ed economiche.

Il convegno affronta infatti uno dei temi più strategici per la tenuta del tessuto produttivo e amministrativo nazionale – in un momento in cui la tutela del lavoro e delle aziende è al centro del confronto con i ministeri, come visto anche nella recente vertenza industriale seguita dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy – riunendo attorno allo stesso tavolo rappresentanti del Governo, del Parlamento, della magistratura di legittimità, degli ordini professionali e delle grandi società pubbliche e bancarie.

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Gli interventi istituzionali agli Horti Sallustiani: da Claudio Durigon, Ettore Rosato e Lucio Malan ai vertici degli Ordini e di Unioncamere

Dopo la relazione introduttiva del Presidente di Confimprese Italia Dott. Guido D’Amico, la prima sessione del convegno sarà dedicata agli interventi istituzionali, che vedranno alternarsi sul palco degli Horti Sallustiani i massimi esponenti del mondo professionale, camerale, previdenziale e parlamentare.

Prenderanno infatti la parola il Dott. Enrico Crisci (Presidente ODCEC Tivoli), il Prof. Domenico Celenza (Presidente ODCEC Frosinone), il Dott. Maurizio De Filippo (Presidente Fondazione Telos), Luigi Pagliuca (Presidente CNPR – Cassa Nazionale Previdenza Ragionieri) e il Dott. Sandro Pettinato (Vice Segretario Generale Unioncamere). Sul fronte governativo e parlamentare interverranno l’On.le Claudio Durigon (Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali), l’On.le Ettore Rosato (Segretario del Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica – COPASIR) e il Sen. Lucio Malan (Esponente di vertice del gruppo Fratelli d’Italia al Senato della Repubblica).

La tavola rotonda moderata dal Prof. Marco Lacchini con Vito Cozzoli, Raffaele Trequattrini, Fabio Sbianchi e Maura Caprioli

Il cuore operativo del pomeriggio sarà poi dedicato alla sessione «Testimonianze ed esperienze del mondo aziendale e delle amministrazioni», coordinata e moderata dal Prof. Marco Lacchini, Professore Ordinario di Economia Aziendale presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale (UNICAS) e Presidente Safius.

Il confronto metterà in dialogo esperienze di primissimo piano nella gestione di infrastrutture strategiche, consorzi industriali, istituti di credito, giurisprudenza ed enti territoriali, con la partecipazione dell’Avv. Vito Cozzoli (Amministratore Delegato di Autostrade dello Stato), del Prof. Raffaele Trequattrini (Commissario del Consorzio Industriale del Lazio), del Dott. Fabio Sbianchi (Presidente della Banca Popolare del Frusinate), della Dott.ssa Maura Caprioli (Giudice in Corte di Cassazione), del Presidente Alessandro Romoli (Presidente della Provincia di Viterbo) e dell’On.le Cateno De Luca (Sindaco di Taormina).

Perché gli adeguati assetti organizzativi sono la chiave per il futuro di PMI ed enti pubblici

L’obbligo di dotarsi di adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili – sancito dall’articolo 2086 del Codice Civile e dal Codice della Crisi d’Impresa – non rappresenta soltanto un adempimento formale, ma una vera e propria leva di sviluppo per prevenire le crisi aziendali, favorire il dialogo virtuoso con il sistema bancario e rendere più trasparente ed efficiente l’azione delle pubbliche amministrazioni, in linea con le più moderne riflessioni sulla riforma economica e istituzionale del Paese come quelle emerse anche nel dibattito sul futuro del sistema produttivo e fiscale italiano.

Con l’appuntamento odierno in Piazza Sallustio 21 a Roma, Confimprese Italia e il Presidente Guido D’Amico confermano così il proprio ruolo di punto di riferimento nazionale per il mondo dell’impresa, delle professioni e dell’attualità economica e istituzionale.

A cura della Redazione Economia e Istituzioni di Cavaliere News

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