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Cronaca

Tragedia a Verona: travolto da un cinghiale, muore il ciclista Paolo Gandini (55 anni). È caccia all’autista del Suv che lo ha abbandonato agonizzante sull’asfalto!

LA TRAGEDIA DEL CICLISTA TRAVOLTO DAL CINGHIALE! Povero Paolo, muore dopo 7 giorni di atroce agonia in ospedale. E ora la Polizia dà la Caccia al MOSTRO e CODARDO sulla BMW scura che lo ha abbandonato morente senza chiamare il 118! 😭 🐗 Uscire di casa all’alba in bicicletta per recarsi onestamente a lavorare, spaccarsi la schiena per mantenere la famiglia e finire la propria vita schiantato in una pozza di sangue sull’asfalto per colpa della fauna selvatica fuori controllo! Si è spento così, purtroppo, il povero Paolo Gandini (55 anni, operaio di San Martino Buon Albergo). Lo scorso 4 settembre, pedalando alle 6 del mattino sulla pista ciclabile, l’uomo è stato travolto improvvisamente da un Grosso e Pesantissimo Cinghiale (sbucato insieme ad altri due grossi esemplari). La botta alla testa è stata fatale: l’uomo è andato in morte cerebrale ed è spirato dopo una settimana in Terapia Intensiva. Ma la rabbia esplode per un Dettaglio Agghiacciante scoperto dai filmati delle Telecamere di zona: pochi minuti dopo l’incidente, un veicolo (una grossa BMW scura) si è fermato sul posto. L’autista è sceso a guardare il corpo del ciclista insanguinato, e invece di telefonare di corsa all’Ambulanza per salvargli la vita, CON ESTREMA E DISUMANA CODARDIA È RISALITO IN AUTO ED È SCAPPATO VIA OMETTENDO IL SOCCORSO! Solo diverso tempo dopo un passante a piedi ha dato l’allarme. Ora quell’automobilista infame rischia 5 ANNI DI GALERA e la Polizia gli sta dando la caccia. A seguito della Tragedia, il Comandante della Polizia e i Sindaci hanno “Urlato” alla Regione la necessità di istituire Immediatamente dei piani straordinari per L’ABBATTIMENTO E LA CATTURA dei Cinghiali! Nel solo anno passato gli animali in strada hanno causato incidenti con 14 MORTI E OLTRE 200 FERITI GRAVI! Leggi l’assurda cronaca dell’incidente e le indagini sul fuggitivo nel nostro pezzo di Cronaca! 👇 🗣️ A chi augurate il “Male Maggiore”? Ai Cinghiali e a quegli “Animalisti da Salotto” che impediscono strenuamente che i boschi e le strade vengano ripulite (condannando così a morte padri di famiglia), o al CODARDO DISUMANO che è scappato con la sua BMW per non prendersi la briga di fare una chiamata al 118 al cellulare? Che Galera merita uno così? Sviscerate la vostra sincera rabbia nei commenti e CONDIVIDETE a dismisura e OVUNQUE questo articolo per lanciare il disperato Allarme Cinghiali a tutti i vostri amici automobilisti!

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Cinghiale

Verona – Uscire di casa alle prime luci dell’alba per andare onestamente a guadagnarsi da vivere, pedalando in sella a una bicicletta, e trovare una morte assurda, tragica e straziante sull’asfalto freddo di una pista ciclabile. Non si può morire così, eppure è esattamente l’orribile e crudele destino che è toccato a Paolo Gandini, sfortunato operaio di soli 55 anni residente a San Martino Buon Albergo. Dopo un’intera e disperata settimana di agonia, passata a lottare tra la vita e la morte nel reparto di Terapia intensiva neurochirurgica dell’ospedale, l’uomo si è dovuto arrendere. Giovedì 10 settembre la commissione medica non ha potuto far altro che accertarne formalmente la morte cerebrale. A causare questo dramma indicibile è stato lo scontro devastante contro un grosso cinghiale sbucato all’improvviso sulla ciclabile di via Ponte Florio. Ma ad aggiungere orrore all’orrore, in questa bruttissima storia, c’è la spaventosa e disumana codardia di un automobilista che ha abbandonato l’uomo morente senza chiamare i soccorsi.

La dinamica agghiacciante: l’impatto e la codardia inumana

Il dramma si è consumato lo scorso 4 settembre, poco dopo le 6 del mattino. Grazie alle fondamentali e preziose immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza di un’azienda privata della zona collinare, gli specialisti del Nucleo Infortunistica della Polizia Locale hanno potuto ricostruire esattamente gli attimi fatali. Il povero Paolo stava pedalando per recarsi al lavoro quando un cinghiale, accompagnato da altri due enormi esemplari selvatici, ha attraversato la carreggiata a folle velocità, travolgendo in pieno la bicicletta e facendolo schiantare rovinosamente a terra.
Ma è quello che è successo pochissimi minuti dopo a far ribollire il sangue nelle vene e a gridare tremenda vendetta. Le stesse telecamere hanno infatti immortalato un’automobile (descritta come una BMW scura) giungere sul luogo della tragedia. Il conducente ha accostato, è sceso dal veicolo e si è avvicinato al ciclista esanime in una pozza di sangue. Poi, con una freddezza e una disumanità incalcolabili, è risalito in auto ed è fuggito via ripartendo a tutto gas, omettendo incredibilmente di fare l’unica cosa necessaria: chiamare il 118 per far arrivare un’ambulanza. Solo preziosi e forse fatali minuti più tardi, un podista di passaggio ha notato il corpo e allertato disperatamente i soccorsi. La Polizia è ora sulle tracce del codardo autista della BMW, che dovrà rispondere in Tribunale dell’infame accusa di Omissione di Soccorso (Articolo 593 del Codice Penale), rischiando fino a cinque anni di reclusione.

Il cordoglio della città e l’allarme dei Sindaci

La morte di Paolo Gandini (la quarta vittima della strada a Verona dall’inizio dell’anno) ha sconvolto l’intera comunità. «Siamo davvero costernati e dispiaciuti», ha dichiarato con il cuore a pezzi il sindaco di San Martino Buon Albergo, Giulio Furlani, stringendosi attorno alla famiglia storica del defunto.
Ma il lutto, inevitabilmente, ha scatenato la rabbia istituzionale per un problema, quello della fauna selvatica fuori controllo, che da troppo tempo minaccia le strade del nostro Paese. «Purtroppo si è verificato esattamente quello che temevamo da tempo: un gravissimo incidente causato da animali. Attendiamo dalla Provincia in tempi rapidi un durissimo e serio piano di intervento che eviti il ripetersi di simili fatti», ha attaccato severamente l’assessora alla sicurezza Stefania Zivelonghi.

L’appello disperato per un piano di abbattimenti dei Cinghiali

Sulla stessa, furiosa lunghezza d’onda si è espresso il Comandante della Polizia Locale di Verona, Luigi Altamura, chiedendo a gran voce l’intervento della Regione Veneto per l’avvio di una massiccia operazione di cattura e abbattimento dei suidi. I cinghiali hanno ormai invaso non solo le colline, ma anche i centri urbani. «Serve un piano straordinario di controllo. I cinghiali sono ormai una presenza invasiva e fuori controllo! Troppi episodi mettono seriamente a rischio la sicurezza stradale e l’incolumità pubblica», ha spiegato Altamura.
A supportare la rabbia delle autorità ci sono i numeri drammatici, veri e propri bollettini di guerra, snocciolati dall’osservatorio ASAPS: nel corso del 2025 si sono contati in Italia ben 205 incidenti gravi che hanno coinvolto animali selvatici. Eventi devastanti che hanno causato 14 morti e 238 feriti. Un prezzo di sangue assolutamente inaccettabile che nessun padre di famiglia, recandosi a lavorare all’alba su una bicicletta, dovrebbe mai più essere costretto a pagare. La speranza, ora, è che la Giustizia trovi e punisca severamente il mostro alla guida di quella BMW.

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Cronaca

Lupi sempre più vicini alle case nei borghi dell’Appennino: moltiplicati gli avvistamenti tra lampioni e giardini, residenti divisi tra paura e tutela

Sempre più avvistamenti di lupi all’ingresso dei paesi, sull’asfalto sotto i lampioni e a pochi metri dalle case e dai giardini. Con i primi freddi autunnali e l’enorme presenza di cinghiali vicino ai centri abitati, i lupi scendono sempre più spesso nelle zone abitate, spaccando i cittadini tra chi ha paura per la sicurezza e gli animali domestici e chi difende a spada tratta una specie protetta. Voi cosa ne pensate: servono interventi urgenti per allontanarli dai paesi o bisogna imparare a conviverci? Anche nella vostra zona sono stati avvistati ultimamente? Diteci la vostra nei commenti e leggete l’articolo completo nel primo commento qui sotto 👇

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L’Aquila – Non sono più soltanto ombre fugaci avvistate dai pastori sulle creste più isolate della montagna o lungo i sentieri boschivi d’alta quota. Nelle ultime settimane, con l’arrivo dei primi freddi autunnali e l’accorciarsi delle giornate, le segnalazioni di lupi che passeggiano sull’asfalto all’ingresso dei paesi, sotto la luce gialla dei lampioni stradali e a pochi metri dalle recinzioni dei giardini domestici, si stanno moltiplicando in decine di comuni dell’Abruzzo interno, della Marsica, della Valle Peligna, del Reatino e lungo l’intera dorsale dell’Appennino centrale. Video girati con gli smartphone dagli automobilisti di rientro dal lavoro all’imbrunire e filmati catturati dalle telecamere di videosorveglianza privata mostrano esemplari, spesso in coppia o in piccoli nuclei familiari di giovani individui in dispersione, muoversi con sorprendente confidenza lungo le strade provinciali e le vie periferiche dei centri abitati. Un fenomeno che sta riaccendendo un dibattito infuocato nelle comunità locali, spaccando l’opinione pubblica tra chi chiede interventi urgenti per garantire la sicurezza dei cittadini e degli animali d’affezione e chi invita invece alla calma e alla tutela rigorosa di una specie protetta fondamentale per l’equilibrio dell’ecosistema montano, in un contesto territoriale dove la difesa e la vitalità delle aree interne e dei borghi montani rappresentano una sfida quotidiana sempre più complessa.

Perché i lupi scendono nei paesi: il legame con l’emergenza cinghiali e i rifiuti

Per comprendere le ragioni di questo progressivo avvicinamento dei grandi carnivori alle zone urbanizzate, gli zoologi e i tecnici faunistici indicano una causa principale ben precisa: la presenza massiccia di prede facili a ridosso dei centri abitati. Negli ultimi anni, infatti, l’esplosione demografica dei cinghiali e la presenza di caprioli che si spingono fino agli orti, ai frutteti e alle aree verdi periurbane hanno finito per attirare inevitabilmente anche il loro predatore naturale per eccellenza. Il lupo non scende in paese per cercare l’uomo, del quale conserva un istinto ancestrale di diffidenza, ma segue la scia olfattiva degli ungulati e, nei casi più critici, sfrutta fonti alimentari facilmente accessibili durante i mesi autunnali e invernali.

A peggiorare il quadro contribuiscono spesso i cassonetti dei rifiuti organici non protetti, il cibo lasciato all’aperto nei cortili per cani e gatti o le piccole discariche abusive ai margini dei boschi, che finiscono per abituare gli esemplari più giovani o debilitati ad associare la vicinanza delle abitazioni umane al reperimento rapido di nutrimento senza sforzo. È proprio questa perdita del timore verso gli ambienti antropizzati, definita dagli esperti come fenomeno dei cosiddetti lupi confidenti, a generare le situazioni di maggiore allarme sociale nei piccoli comuni montani, proprio mentre la cura e la sicurezza della vita quotidiana nelle frazioni e nei borghi storici restano al centro delle richieste dei residenti alle amministrazioni comunali.

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La preoccupazione di famiglie e allevatori contro l’appello degli esperti

Nei bar dei paesi, nelle piazze e sui gruppi social territoriali la tensione è palpabile. Da un lato ci sono gli allevatori, gli agricoltori e molti residenti delle zone periferiche che denunciano predazioni a danno di pecore, capre, pollai e, in diversi casi drammatici, anche di cani da guardia o animali domestici attaccati durante le ore notturne nei cortili non completamente recintati. Molti genitori e anziani raccontano il timore di uscire a piedi nelle prime ore del mattino o dopo il tramonto lungo le strade meno illuminate del paese, chiedendo a gran voce ai sindaci, alle Regioni e ai Prefetti piani di contenimento, catture con radiocollare o dissuasori acustici per allontanare i branchi dalle case, in una fase in cui il tema della sicurezza e della prevenzione dei rischi domina le cronache nazionali e locali.

Sul fronte opposto, associazioni ambientaliste, biologi dei Parchi Nazionali e ricercatori dell’ISPRA ricordano che in Italia non si registrano attacchi documentati di lupi sani ai danni dell’uomo da oltre un secolo e mezzo, e che alimentare la psicosi collettiva rischia solo di favorire atti illegali di bracconaggio o l’uso di bocconi avvelenati che uccidono indiscriminatamente tutta la fauna selvatica e gli stessi cani padronali. Secondo gli studiosi, inoltre, l’abbattimento non selettivo rischia paradossalmente di destrutturare i branchi stabili, spingendo gli esemplari più giovani e inesperti a disperdersi ancora di più vicino ai centri urbani alla ricerca di prede domestiche facili.

Le regole d’oro per la convivenza e cosa fare in caso di incontro ravvicinato

Mentre il confronto politico sul declassamento dello status di protezione del lupo a livello europeo continua a far discutere i parlamenti e le amministrazioni regionali, i Carabinieri Forestali e gli enti parco hanno diffuso un vademecum pratico rivolto a tutti i cittadini che vivono nei comuni montani e pedemontani. La prima regola fondamentale per interrompere il richiamo verso le case consiste nel non lasciare mai avanzi di cibo, ciotole di crocchette o sacchetti dell’umido all’esterno durante la notte, custodendo gli animali domestici al chiuso o all’interno di recinzioni adeguate dal tramonto all’alba e tenendo sempre i cani al guinzaglio durante le passeggiate nei pressi delle aree boschive, con quello stesso spirito di responsabilità civica che anima le iniziative di formazione e tutela della comunità sul territorio abruzzese.

In caso di avvistamento ravvicinato lungo una strada o vicino alle abitazioni, gli esperti raccomandano di non correre, non voltare le spalle all’animale e non tentare mai di avvicinarlo per scattare fotografie o lanciargli del cibo. Se il lupo non si allontana spontaneamente, è sufficiente parlare a voce alta, battere le mani o agitare le braccia per riaffermare la distanza di sicurezza e indurlo a riprendere la via del bosco, segnalando poi tempestivamente l’avvistamento ai Carabinieri Forestali o all’ente gestore dell’area protetta affinché possa essere monitorato il comportamento dell’esemplare.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Esteri

Tragedia a Toledo, disastro ferroviario in Spagna: scontro tra due treni ad alta velocità e carrozze nella scarpata, almeno 39 morti. Farnesina: «Verifiche sulla presenza di italiani»

Disastro ferroviario in Spagna: gravissimo scontro tra due treni ad alta velocità AVE e Iryo nei pressi della stazione di Urda a Toledo, lungo la linea Madrid-Andalusia. Due carrozze sono deragliate precipitando in una scarpata: il primo bilancio è di almeno 39 morti e centinaia di feriti. Mobilitati elicotteri e mezzi di soccorso, circolazione completamente sospesa da Adif. Il cordoglio del premier Pedro Sánchez. Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani conferma verifiche in corso da parte della Farnesina per accertare l’eventuale presenza di passeggeri italiani. Gli aggiornamenti in tempo reale su Cavaliere News:👇

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Disastro ferroviario a Toledo in Spagna

Toledo – Una tragedia ferroviaria di proporzioni immani scuote la Spagna e tiene con il fiato sospeso l’intera Europa. Nella tarda mattinata di oggi si è verificato un devastante incidente lungo la tratta ferrata ad alta velocità che collega Madrid all’Andalusia, nei pressi della stazione di Urda, in provincia di Toledo nella comunità autonoma di Castilla-La Mancha. Secondo i drammatici aggiornamenti diffusi dalle emittenti internazionali, tra cui Sky News, il bilancio delle vittime è salito vertiginosamente ad almeno 39 morti accertati e oltre un centinaio di feriti, molti dei quali versano in condizioni critiche. I numeri, riferiscono i soccorritori sul posto, sono purtroppo provvisori e destinati a subire ulteriori aggravamenti man mano che procedono le complesse operazioni tra i rottami metallici contorti.

A scontrarsi con violenza inaudita sono stati due convogli di punta del sistema ferroviario iberico: un treno ad alta velocità AVE della compagnia statale Renfe e un convoglio operato dalla compagnia privata Iryo. La dinamica dell’impatto è stata spaventosa: nello scontro frontale-laterale ad altissima velocità, almeno due carrozze passeggeri sono state sbalzate fuori dai binari precipitando drammaticamente lungo una scarpata adiacente alla linea. L’immediata mobilitazione della macchina dei soccorsi vede impegnati decine di vigili del fuoco, medici e volontari, in un dramma collettivo che richiama il cordoglio e la vicinanza umana espressi nelle riflessioni sulla tutela della vita come quelle condivise nel saggio Quando il silenzio impara a gridare di Menda Vreto.

Soccorsi titanici tra i rottami a Urda ed elicotteri mobilitati

Lo scenario apparso ai primi soccorritori giunti nella campagna toledana è stato apocalittico. I comandi dei vigili del fuoco dei distaccamenti di Alcázar de San Juan e di Orgaz, supportati dai nuclei specializzati della Protezione Civile spagnola e da decine di ambulanze del servizio sanitario d’urgenza SESCAM, stanno operando senza sosta con cesoie idrauliche e divaricatori per estrarre i passeggeri rimasti intrappolati tra le lamiere accartocciate nella scarpata.

Per velocizzare il trasporto dei feriti più gravi verso i policlinici di Toledo, Ciudad Real e Madrid, la centrale operativa d’emergenza ha inviato sul posto tre elicotteri attrezzati per il soccorso medico d’urgenza e due unità mobili di terapia intensiva avanzata. Nel frattempo, la società pubblica Adif, ente gestore dell’infrastruttura ferroviaria nazionale spagnola, ha disposto l’immediato blocco e la sospensione totale della circolazione ferroviaria sull’intero corridoio ad alta velocità Madrid-Andalusia, isolando di fatto i collegamenti verso Siviglia, Cordova e Malaga, provocando treni fermi in tutta la penisola iberica e gravissimi disagi a migliaia di viaggiatori, una gestione di crisi che mette a dura prova la tenuta delle infrastrutture logistiche e della sicurezza dei trasporti pubblici.

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L’allarme della Farnesina: verifiche avviate sull’eventuale presenza di italiani a bordo

La notizia del violentissimo disastro ha fatto immediatamente scattare i canali diplomatici internazionali. Da Roma, il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, ha reso noto che l’Unità di Crisi della Farnesina, in stretto e costante coordinamento con l’Ambasciata d’Italia a Madrid e il Consolato Generale, si è immediatamente attivata per effettuare tutte le verifiche del caso volte ad accertare la presenza o meno di connazionali a bordo dei due convogli ad alta velocità coinvolti nello schianto.

La tratta Madrid-Andalusia è infatti un’arteria strategica quotidianamente percorsa da numerosi turisti, lavoratori transnazionali, professionisti e studenti universitari, molti dei quali italiani. I funzionari diplomatici stanno monitorando gli elenchi dei passeggeri forniti dalle compagnie ferroviarie Renfe e Iryo e restano in costante contatto con gli ospedali della regione castigliana, in un contesto di massima allerta istituzionale analogo alle rigorose procedure di presidio e controllo della sicurezza pubblica approfondite anche nel dibattito istituzionale sulle norme per la sicurezza e la legalità analizzate da Carlo Fidanza.

Il cordoglio di Pedro Sánchez e l’incubo di Adamuz: sotto accusa sicurezza e manutenzione

Sul fronte politico e istituzionale spagnolo è intervenuto con urgenza il Presidente del Governo, Pedro Sánchez, rilasciando una dichiarazione colma di sgomento: «Sono profondamente costernato per il gravissimo incidente ferroviario avvenuto a Toledo. Rimango in costante e diretto contatto con il ministro dei Trasporti, Óscar Puente, e con il presidente della comunità di Castilla-La Mancha, Emiliano García-Page. I servizi di emergenza stanno lavorando senza tregua sul campo per assistere le persone colpite e garantire la massima assistenza sanitaria e logistica, in perfetto coordinamento tra tutte le amministrazioni coinvolte. Alle vittime e alle loro famiglie va tutto il mio affetto, la solidarietà e il sostegno incondizionato dell’intera nazione».

L’incidente odierno getta nuovamente la Spagna nell’incubo dei disastri ferroviari, risvegliando il doloroso ricordo della tragedia verificatasi lo scorso gennaio ad Adamuz, in Andalusia, quando il deragliamento di un convoglio causò 46 vittime e oltre cento feriti. A soli nove mesi di distanza, il secondo drammatico schianto riaccende violentissime polemiche sullo stato delle infrastrutture, sui protocolli di segnalamento elettronico e sulla frequenza delle manutenzioni della rete ad alta velocità, mentre la comunità locale si stringe attorno ai familiari delle vittime, testimoniando un senso di appartenenza e vicinanza paragonabile a quello che unisce le piccole comunità resilienti come raccontato nella riorganizzazione toponomastica e memoria storica a Carsoli e nei grandi eventi culturali di rilievo internazionale promossi in Campania con il Premio Penisola Sorrentina al Teatro Tasso.

Articolo a cura della Redazione di Cavaliere News – Riproduzione riservata

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Cronaca

Verona – In ritardo per prendere il treno, cerca di fermarlo ma viene travolto, muore 33enne

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Riccardo Stincone

Verona-  Voleva fermare il treno appena partito che avrebbe dovuto portarlo a Milano: ma nel rincorrerlo è scivolato sotto i binari ed è stato travolto e ucciso dal convoglio. Una tragedia assurda quella avvenuta domenica pomeriggio alla stazione di Verona Porta Nuova. La vittima si chiamava Riccardo Stincone. Il disegnatore di fumetti di 33 anni, sopranominato «XDinky» e originario di Cervignano del Friuli, era appena sceso da un Frecciarossa proveniente da Venezia assieme alla fidanzata. Nel weekend i due avevano partecipato a un festival musicale a Rivolta, assieme a due amici. Erano partiti dopo pranzo e alle 16:43 dovevano prendere il treno per rientrare a Milano, dove lui lavorava per un’azienda che sviluppa videogiochi.Erano in ritardo. Hanno così raggiunto il binario correndo a perdifiato, giusto in tempo per vedere il treno chiudere le porte. Nel tentativo disperato di non perdere la coincidenza, Riccardo ha iniziato a battere sui finestrini del convoglio per attirare l’attenzione e farsi aprire. Il treno però, una volta partito, non si può fermare, ma forse lui non lo sapeva: ha iniziato rincorrerlo, ed è a quel punto che è scivolato dalla banchina sui binari ed è stato travolto dal mezzo. «Ricevuto il segnale di via libera, il convoglio è partito a velocità ridotta – fa sapere in una nota stampa TreNord -. La dinamica dell’accaduto è attualmente al vaglio delle autorità competenti. L’azienda sta garantendo la massima collaborazione».Il treno ha proseguito la sua corsa, nessuno a bordo si è accorto di nulla. La fidanzata di Riccardo, invece, ha assistito alla tragica scena ed ha iniziato a urlare e a chiedere aiuto. La prima a soccorrere il 33enne è stata una dottoressa che si trovava lì per caso, poi sono arrivati gli operatori del 118 che lo hanno trasportato con urgenza all’ospedale di Borgo Trento. Ricoverato in terapia intensiva, è morto poche ore dopo. Al capezzale di Riccardo sono arrivati i genitori dal Friuli, la sorella e il fratello. Sono rientrati tutti lunedì sera, mentre il corpo del 33enne rimarrà ancora in città per svolgere alcuni accertamenti. Sulla dinamica dell’incidente indaga la Polfer, coordinata dalla procura. I familiari dovranno attendere il nullaosta prima di poter riportare la salma a Cervignano.

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