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Esteri

La lunga ombra dei talebani arriva fino alla Germania

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Attivisti afghani e rappresentanti dei partiti tedeschi

Redazione- Per molti afghani, lasciare l’Afghanistan non significa necessariamente lasciarsi alle spalle la paura. La minaccia dei talebani, secondo diversi attivisti afghani residenti in Germania, continua a farsi sentire anche fuori dai confini del Paese.

Giovedì 19 Sunbula, attivisti afghani hanno incontrato alcuni deputati e rappresentanti di quattro importanti partiti tedeschi per parlare delle loro preoccupazioni: dalle espulsioni verso l’Afghanistan controllato dai talebani fino alle presunte minacce e pressioni esercitate sugli afghani che vivono in Germania.

Durante l’incontro, gli attivisti hanno raccontato di casi in cui rappresentanti dei talebani presenti nei consolati afghani avrebbero chiesto informazioni sull’identità delle persone, sul loro luogo di residenza e sulle loro famiglie rimaste in Afghanistan.

Per alcuni afghani, andare al consolato per sbrigare una semplice pratica amministrativa è diventato quindi motivo di paura.

«Non possiamo sentirci al sicuro se le nostre informazioni finiscono nelle mani dei talebani», è il timore espresso dagli attivisti.

Un’altra questione centrale è quella delle espulsioni. Secondo gli attivisti, il ritorno in Afghanistan non può essere considerato sicuro, nemmeno per le persone che non hanno commesso alcun reato in Germania.

Il dibattito ha riguardato anche i servizi consolari e il denaro che, secondo quanto denunciato durante l’incontro, potrebbe finire nelle casse dei talebani. La deputata di origine afghana Shahina Gambir ha affermato che i talebani potrebbero ottenere quotidianamente più di 10.000 euro attraverso questo canale, sollevando interrogativi sul possibile finanziamento del gruppo.

I deputati tedeschi hanno sottolineato che le intimidazioni e la repressione degli oppositori talebani all’estero non devono essere considerate soltanto una questione legata all’Afghanistan.

È anche una questione di sicurezza interna per la Germania.

Per questo hanno chiesto che i casi di minaccia vengano documentati e seguiti con maggiore attenzione e che venga creato un meccanismo indipendente per monitorare la repressione transnazionale dei talebani.

Il deputato Marcel Emmerich ha inoltre sottolineato la necessità che le autorità tedesche sappiano chi è esposto a minacce e che polizia e uffici per l’immigrazione siano adeguatamente formati per riconoscere e affrontare questi casi.

Gli attivisti sperano ora che le questioni emerse durante l’incontro arrivino nell’aula del Bundestag.

Perché per molti afghani che vivono in Germania, la domanda non è soltanto se possono restare in Germania, ma anche se possono continuare a vivere, protestare e parlare liberamente senza che la paura dei talebani li raggiunga anche qui.

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Esteri

Si riaccende la Speranza dopo 4 anni di Sangue: a ottobre i colloqui di Pace tra Ucraina, USA e Russia. Ma su Kiev incombe l’incubo dell’Inverno

DOPO 4 ANNI E MEZZO DI SANGUE E MORTI, SI RIACCENDE UNA FIEVOLE SPERANZA! Ad Ottobre l’Ucraina siederà a un “Tavolo a Tre” con Stati Uniti e RUSSIA per cercare la Pace! Ma il Terrore per i “Bombardamenti Invernali” gela il sangue dei Civili! 🇺🇦 🇷🇺 🇺🇸 Dopo quasi 5 anni di indicibili sofferenze, Fosse Comuni, intere città rase al suolo e milioni di profughi, il buio della guerra in Ucraina sembra improvvisamente far spazio a una fievolissima luce di Speranza! Il Capo dell’Ufficio della Presidenza Ucraina, Kyrylo Budanov, ha appena sganciato una “bomba Diplomatica” clamorosa: a OTTOBRE è prevista la riapertura di uno storico e fondamentale tavolo di Pace! Ma stavolta non saranno soli: ai colloqui parteciperanno direttamente la Russia di Putin e gli STATI UNITI d’America, veri architetti segreti di questa trattativa. Cosa chiederà Kiev? Le richieste sono tre e fondamentali per la sopravvivenza del Popolo: lo “STOP IMMEDIATO” e totale ai Bombardamenti aerei sui Civili e sulle Centrali Elettriche, e lo sblocco per la libera navigazione nel Mar Nero! La Russia (secondo Budanov) ha le carte in mano e le sta “Valutando”! Il lavoro sotterraneo degli inviati di Washington (Kushner e Witkoff) che stanno facendo la spola tra Kiev e Mosca sta forse dando i suoi frutti. Ma purtroppo c’è pochissimo da festeggiare e il tempo stringe inesorabilmente. L’incubo più grande per l’Ucraina si chiama INVERNO! Il terrore di Zelensky è che il tavolo di Pace sia solo una finta di Putin per prendere tempo, mentre prepara una violentissima e spietata Campagna di “Bombardamenti Invernali” per distruggere le dighe e il riscaldamento e costringere la popolazione Civile ad Arrendersi uccidendola di “Gelo e Freddo” nei prossimi mesi invernali! Leggi tutti i delicatissimi dettagli della trattativa Usa e della strategia Militare Russa nel nostro profondo articolo di Geopolitica! 👇 🗣️ A cosa credete di più? Siete davvero convinti e fiduciosi che questo “Tavolo a Tre” con gli Americani a Ottobre riuscirà finalmente a zittire le armi e a porre fine a questa inutile Carneficina durata fin troppi anni? Oppure temete anche voi che Putin, in realtà, non si fermerà mai fino a quando non avrà preso con la forza tutta l’Ucraina, sfruttando la spietata “Arma del Freddo e dell’Inverno”? Diteci la vostra sviscerando a fondo tutti i vostri pareri Geopolitici e Umani nei commenti, e CONDIVIDETE a dismisura e OVUNQUE questo importantissimo articolo sulle vostre bacheche per informare il web e urlare a gran voce il nostro “NO” ALLA GUERRA!

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Steve Witkoff e Jared Kushner con Zelenskyy

Kiev – Ci sono voluti più di quattro anni e mezzo di indicibili atrocità, di fosse comuni, di città rase al suolo e di un milione di vite distrutte nelle fangose e gelide trincee dell’est. Una carneficina senza fine che ha logorato l’Europa e il mondo intero. Eppure, proprio quando il buio sembrava aver definitivamente inghiottito ogni spiraglio, una fievolissima ma concreta luce di speranza torna a brillare all’orizzonte. L’Ucraina, stremata ma fiera, si sta infatti preparando attivamente a riprendere in mano la via diplomatica. Il mese cruciale sarà Ottobre, quando dovrebbe prendere vita un difficilissimo e attesissimo tavolo di colloqui di pace trilaterali che vedrà il coinvolgimento diretto e fondamentale non solo di Russia e Ucraina, ma soprattutto degli Stati Uniti d’America, veri e unici garanti per affrontare e tentare di disinnescare la guerra in corso.

L’annuncio di Budanov e i tre pilastri della Trattativa

A squarciare il velo su questi intensi e segreti preparativi diplomatici è stato direttamente Kyrylo Budanov (potentissimo Capo dell’Ufficio del Presidente dell’Ucraina). L’annuncio clamoroso del potenziale e imminente riavvio dei negoziati è arrivato il 12 settembre, proprio a margine dell’incontro annuale della prestigiosa Yalta European Strategy tenutasi a Kiev.
Ma di cosa si parlerà concretamente a questo attesissimo tavolo? Le discussioni preliminari non puntano ancora alla resa definitiva, bensì a una drastica de-escalation del terrore. Sul tavolo ci sono tre pilastri fondamentali: la creazione di meccanismi ferrei per ridurre drasticamente gli attacchi aerei (che terrorizzano la popolazione civile ucraina); limitare e vietare chirurgicamente i bombardamenti russi contro le infrastrutture critiche del Paese (centrali elettriche e dighe in primis); e, infine, garantire la totale sicurezza della navigazione commerciale nel cruciale snodo del Mar Nero. Budanov ha dichiarato esplicitamente che il Cremlino e la Russia sono già a perfetta conoscenza di questi tre punti chiave e li stanno attualmente “valutando” con attenzione.

Il pressing segreto di Washington e il vertice Europeo

Questi delicatissimi preparativi non nascono per caso, ma sono il frutto maturo di mesi di estenuante e silenzioso lavoro diplomatico sotterraneo. Una spinta decisiva è stata impressa dalle recenti discussioni diplomatiche condotte in gran segreto, facendo la spola continua tra i palazzi del potere di Kiev e quelli blindati di Mosca, dagli inviati speciali statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner.
L’Europa, dal canto suo, non resta a guardare. Durante la conferenza ucraina, lo stesso Budanov ha tenuto lunghe e fitte consultazioni con i massimi consiglieri per la sicurezza nazionale delle principali potenze europee: da Gunter Sautter per la Germania a Emmanuel Bonne per la Francia, passando per Fabrizio Saggio a rappresentare l’Italia, fino a Jonathan Powell per il Regno Unito. L’obiettivo dichiarato di Budanov è quello di agire in fretta per “costruire una nuovissima architettura di sicurezza europea, con l’Ucraina finalmente al sicuro come sua componente integrale”.

L’incubo del Generale Inverno e la data della Pace

Eppure, su questa meravigliosa e fragile speranza di pace, si allunga un’ombra oscura, fredda e terrorizzante: l’imminente arrivo dell’inverno. L’iniziativa diplomatica americana arriva infatti in mezzo alle crescenti, fondatissime preoccupazioni per una possibile e violentissima escalation russa.
Il piano di Putin, come lucidamente osservato da Budanov in precedenza, potrebbe essere quello di tentare di forzare la totale capitolazione dell’Ucraina proprio nei prossimi mesi, scatenando una mortale e spietata campagna di bombardamenti strategici invernali mirati esclusivamente a distruggere la rete elettrica e il riscaldamento, per piegare la popolazione civile con l’arma spietata del “gelo”. Nonostante il tavolo di ottobre, l’illusione di una fine imminente va purtroppo domata con il realismo: gli analisti di Kiev avvertono amaramente che, se le cose dovessero andare per le lunghe, la carneficina “potrebbe non concludersi del tutto prima della lontana primavera del 2027”. Speriamo con tutto il cuore che il mese di ottobre smentisca questa tragica profezia.

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Il “Ricatto” dell’Iran sul Petrolio Mondiale: Pezeshkian apre alla riapertura dello Stretto di Hormuz, ma lancia un avvertimento durissimo agli Stati Uniti d’America

IL RICATTO DELL’IRAN SUL PETROLIO CHE TERRORIZZA IL MONDO E FA TREMARE I MERCATI! Il Presidente Iraniano annuncia la Riapertura dell’importantissimo Stretto di Hormuz, ma lancia un Durissimo Avvertimento agli Stati Uniti: “Dovete fermare il Blocco Navale!” 🚢 🛢️ C’è un sottilissimo e caldissimo lembo di mare, nel Golfo Persico, che vale infinitamente di più di intere nazioni: si tratta del famigerato STRETTO DI HORMUZ! Per capire la sua vitale e mostruosa importanza, vi basti sapere che in quelle acque passa ben il 20% di tutto il Petrolio trasportato via mare a Livello Globale! Se quel passaggio viene “Bloccato” a causa della Guerra, le economie occidentali sprofonderanno nella paralisi, i prezzi di Benzina e Bollette schizzeranno alle stelle e l’Inflazione ci divorerà vivi! Ed è proprio su questo nervo scoperto che l’Iran sta compiendo il suo “Capolavoro” di Ricatto Geopolitico contro l’America! Il Presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha annunciato al mondo intero di essere pronto a “Riaprire” lo Stretto e a far fluire liberamente le enormi e gigantesche Petroliere… MA HA DETTATO CONDIZIONI FERREE E INVALICABILI ALL’OCCIDENTE: gli Stati Uniti devono interrompere immediatamente l’assedio economico, togliere le pesantissime Sanzioni e ritirare le Navicelle Militari e il “Blocco Navale”! Da mesi ormai le enormi Corazzate Americane e i barchini armati delle Guardie Rivoluzionarie iraniane si sfidano a distanza ravvicinata, rischiando ogni giorno di far scoppiare la Terza Guerra Mondiale! L’Iran, che non è più isolato grazie all’ingresso nei potentissimi Paesi “BRICS”, ha firmato un grandioso accordo di pace marittima con gli Sceicchi Arabi e ha ottenuto il supporto commerciale e diplomatico nientemeno che del Premier Indiano Modi! Un chiaro messaggio a Washington: “L’America non comanda più in questi Mari!”. Leggi tutti gli inquietanti scenari politici e la strategia del Petrolio nel nostro lungo articolo di Geopolitica Internazionale! 👇 🌍 Voi cosa pensate di questo durissimo Braccio di Ferro tra il blocco “Americano/Europeo” e quello Asiatico per il dominio Energetico ed Economico Mondiale? Secondo voi gli Stati Uniti farebbero bene ad “ammorbidire” le Sanzioni e il Blocco Navale all’Iran per evitare di far schizzare alle stelle i Prezzi della Benzina da noi, oppure devono continuare a combattere duramente a costo di una Guerra disastrosa per tutti? Diteci la vostra sviscerando a fondo tutti i vostri pensieri Geopolitici ed economici nei commenti, e CONDIVIDETE a dismisura e OVUNQUE questo importantissimo articolo per informare i vostri amici su quanto sta accadendo nel mondo!

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Stretto di Hormuz

Redazione – Nel complesso, cinico e spietato scacchiere della geopolitica internazionale, ci sono alcuni sottilissimi lembi di mare che valgono infinitamente di più di intere nazioni o continenti. Lo Stretto di Hormuz è senza alcun dubbio il più vitale, pericoloso e strategico di questi “colli di bottiglia”. In queste acque calde e tesissime passa infatti quasi il 20 per cento di tutto il greggio trasportato via mare a livello globale. Chiudete quello stretto, e l’intera economia del mondo occidentale (già fiaccata dall’inflazione) si ritroverà paralizzata, con i prezzi della benzina e dell’energia destinati a schizzare alle stelle. Nelle ultime ore, a smuovere violentemente le acque di questa crisi senza precedenti, è intervenuto direttamente il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, il quale ha lanciato un segnale di enorme portata: una possibile, attesissima “riapertura” dello Stretto. Ma il suo non è un gesto di pace incondizionata, bensì un durissimo diktat rivolto direttamente al cuore di Washington.

Le condizioni di Teheran: “Stop al blocco navale e alle aggressioni”

Secondo le dichiarazioni ufficiali rilanciate con forza dall’agenzia di stampa statale iraniana ISNA, il leader di Teheran ha messo le carte in tavola con brutale chiarezza. La via d’acqua vitale per il trasporto petrolifero potrebbe tornare pienamente operativa, ma a una condizione ferrea, non negoziabile: gli Stati Uniti d’America devono interrompere immediatamente l’assedio economico, il blocco navale e le azioni militari ostili contro la Repubblica Islamica.
Si tratta di un vero e proprio braccio di ferro che arriva nel momento di massima e febbrile tensione regionale. Negli ultimi mesi, infatti, gli Stati Uniti hanno esercitato una pressione asfissiante e letale su Teheran. L’amministrazione americana ha stretto la morsa utilizzando un letale mix di pesantissime sanzioni economiche e un massiccio dispiegamento navale, situazioni che hanno portato, quasi quotidianamente, a pericolosissimi confronti militari ravvicinati, a un passo dal conflitto aperto, tra le potentissime flotte statunitensi e i barchini d’assalto delle Guardie Rivoluzionarie iraniane (i famigerati Pasdaran).

Il cruciale vertice di Muscat e la mediazione Araba

In questo clima di terrore navale, si apre però un inaspettato e importantissimo spiraglio di diplomazia marittima. Lunedì prossimo, nella neutrale capitale dell’Oman, Muscat, Iran e Oman dovrebbero firmare uno storico accordo bilaterale. L’importanza dell’evento, come anticipato dallo stesso Pezeshkian, è testimoniata dal fatto che alla cerimonia parteciperanno fisicamente anche i Ministri degli Esteri degli altri ricchissimi Stati arabi che si affacciano sul Golfo Persico.
La mossa iraniana è politicamente geniale: sedersi al tavolo con i vicini arabi (storicamente alleati degli americani) per firmare un patto di stabilità da sottoporre poi all’Organizzazione Marittima Internazionale. L’obiettivo dell’Iran è dimostrare al mondo di essere pronto a garantire la pace commerciale nella regione, scaricando interamente sugli Stati Uniti la colpa di eventuali embarghi o nuove escalation militari.

L’ombra dei BRICS e l’intervento diplomatico dell’India

Ma la vera novità geopolitica, che spaventa enormemente l’Occidente, è che l’Iran non è più isolato come un tempo. Teheran sta tessendo una fitta e impenetrabile ragnatela di alleanze con le nuove superpotenze mondiali. Un chiaro esempio di questa strategia si è materializzato a margine del recente e importantissimo Vertice BRICS, tenutosi eccezionalmente a Nuova Delhi.
Proprio in questa cornice internazionale, lontanissima dall’influenza di Washington, il Primo Ministro indiano Narendra Modi ha voluto incontrare separatamente e faccia a faccia il leader iraniano Pezeshkian. Al centro dei colloqui, non a caso, ci sono stati i cruciali sviluppi in Asia occidentale, il rafforzamento dei legami bilaterali e, soprattutto, le garanzie per la salvaguardia della libertà di navigazione e del commercio. L’India, gigante economico affamato di energia, non può permettersi un blocco petrolifero, e la sua discesa in campo come “mediatore” dimostra come l’asse del potere mondiale si stia inesorabilmente spostando verso Est. L’America è avvisata: lo Stretto di Hormuz è pronto a riaprirsi, ma le chiavi, questa volta, non sono a Washington.

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Esteri

L’inchino “Woke” di New York e la Memoria tradita: a 25 anni dall’11 Settembre, l’Occidente ha spalancato le porte a chi voleva distruggerlo

LA DITTATURA “WOKE” E IL SUICIDIO DELL’OCCIDENTE: A 25 anni dal massacro dell’11 Settembre 2001, New York ha dimenticato i suoi Morti, si inginocchia al “politicamente corretto” e spalanca le porte al nemico! 🇺🇸 🗽 Sono passati esattamente Venticinque lunghissimi anni da quel maledetto giorno in cui il cielo limpido di New York fu oscurato dalle fiamme e dai crolli delle due Torri Gemelle. 2.977 innocenti persero la vita, polverizzati in una nube di “Neve Nera” formata dalla cenere e dal cemento. Eppure, nonostante la promessa istituzionale di “Non Dimenticare Mai”, oggi stiamo assistendo all’inesorabile e spaventoso Suicidio Culturale dell’America e dell’Occidente Intero! Lavato via il sangue da Ground Zero, ci ha pensato l’assurda e feroce “Ideologia Woke” della Sinistra Estrema e del finto “Buonismo” a cancellare la Realtà! Oggi, nelle scuole e nelle università americane, è considerato politicamente scorretto parlare del Terrorismo, mentre i professori fanno girare in classe la “Lettera all’America” del terrorista Osama Bin Laden come se fosse un manifesto politico giustificabile! E mentre le donne “Feministe e Liberal” americane indossano orgogliosamente il Velo Islamico per finta inclusività sottomettendosi a chi le vorrebbe schiave, la città di New York (ancora incapace di dare un nome a tutti i resti carbonizzati dei suoi morti) decide di farsi guidare eleggendo un Sindaco Musulmano: Zohran Mamdani, che paragona e mette incredibilmente “sullo stesso piano” le Vittime Innocenti americane delle Torri Gemelle con i civili morti nelle guerre in Medio Oriente! Un copione già tristemente visto in Inghilterra con il sindaco di Londra! L’Occidente sta perdendo la guerra! E non perché “Loro” siano più forti, ma perché noi, in nome del finto e ipocrita Multiculturalismo, non solo abbiamo smesso di difendere i Nostri Valori e la nostra Identità, ma abbiamo deciso di Spalancare le nostre Porte a chi vuole distruggerci! Leggi la durissima riflessione politica ed estera del nostro lungo articolo editoriale! 👇 🗣️ Siete d’accordo con la tesi durissima dell’autore del pezzo? Pensate anche voi che l’Europa e l’Occidente stiano subendo silenziosamente e in modo “Autolesionista” una vera e propria e silenziosa invasione a causa del “Buonismo” dei Governi, dimenticandosi delle nostre Radici, dei nostri Morti e delle nostre Tradizioni? Sviscerate tutte le vostre appassionate (e spassionate) opinioni politiche nei commenti (Oggi dibattito aperto e senza filtri!), e CONDIVIDETE a dismisura e OVUNQUE questo coraggiosissimo e forte articolo sulle vostre bacheche!

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Governatrice dello Stato di New York, Kathy Hochul

Redazione  – Quel maledetto martedì mattina il cielo sopra Manhattan era di un azzurro limpido, perfetto, quasi innaturale. Non aveva nevicato, eppure, poche ore dopo, le macerie ancora roventi e incandescenti di Downtown erano ricoperte da una fitta, irreale e sottile coltre argentea. Le due Torri Gemelle, i giganti inespugnabili del mondo libero, erano appena venute giù. Poco prima c’erano stati gli schianti, sordi, brutali e inimmaginabili, dei due aeroplani di linea dirottati. E poi le fiamme infernali che, dall’interno, avevano preso a divorare e lambire gli scheletri di cemento e acciaio. Ma l’immagine che ha sfregiato per sempre l’anima dell’umanità sono stati quei corpi. I corpi disperati di uomini e donne che si lanciavano nel vuoto, in braccio alla morte certa, perché era meglio saltare incontro a Dio che ardere vivi in quell’inferno.
Chi aveva potuto si era salvato per miracolo, correndo via coperto da una patina vischiosa, lasciando indietro chi invece non ce l’aveva fatta. Da lontano sembrava quasi neve. Ma non era neve. Era cenere. Era la cenere di una civiltà intera finita brutalmente sotto attacco. Quel giorno morirono 2.977 innocenti, i primi di una lunga scia di sangue che negli anni a venire avrebbe bagnato l’America e l’Europa per mano del fanatismo integralista, prima sotto l’oscuro vessillo di Al Qaeda, poi sotto le bandiere nere dell’Isis. Eppure, a venticinque anni di distanza da quell’orrore, sembra che l’Occidente abbia deciso di chiudere gli occhi e arrendersi.

Il tradimento del “Never Forget” e la feroce dittatura Woke

Oggi, nel 2026, quella cenere è stata lavata via dalle strade. Al posto delle gloriose Torri Gemelle c’è un memoriale asettico, Ground Zero, dove i turisti scattano fotografie e dove le istituzioni si fermano per l’annuale rito della memoria, sussurrando ipocritamente la promessa solenne: «Never forget», non dimenticheremo mai.
Ma la verità è tragicamente un’altra. Se oggi potessimo per assurdo interrogare i fantasmi di quei 2.977 morti, verrebbe da chiedere loro se mai si sarebbero aspettati che la loro amata città, e l’Occidente intero, avrebbero così velocemente rimosso e infangato l’orrore di quel giorno. In mezzo, in questi venticinque anni, ci sono state le inondazioni spaventose dell’ideologia “woke” e della cancel culture, riversatesi sulla società con una ferocia tale da annebbiare la mente anche ai più attenti. Arrivare a un simile livello di autolesionismo culturale e morale nessuno se lo sarebbe mai aspettato. Nelle scuole, nelle prestigiose Università americane e nei salotti televisivi è diventato improvvisamente più “politicamente corretto” parlare ossessivamente di islamofobia e di finto razzismo, piuttosto che denunciare apertamente l’odio del terrorismo islamista. Siamo arrivati all’assurdo e al grottesco di vedere la delirante «Lettera all’America» di Osama bin Laden circolare liberamente nelle aule scolastiche, letta e giustificata come un qualunque e legittimo manifesto politico.

La resa della politica: da Kathy Hochul a Zohran Mamdani

Il cedimento non è solo culturale, ma drammaticamente politico e istituzionale. Abbiamo assistito attoniti allo spettacolo della governatrice dello Stato di New York, Kathy Hochul (autoproclamatasi fiera femminista e paladina liberal a parole), che alla prova dei fatti ha trovato inspiegabilmente consono sottomettersi a una platea indossando l’hijab, anziché rivendicare e difendere le libertà occidentali delle donne che governa.
Ma il paradosso supremo, la vera e incomprensibile resa incondizionata, si è consumata proprio nelle urne. A venticinque anni da quella straziante tragedia, New York (che ancora oggi non è riuscita a identificare e dare un nome a tutti i resti delle vittime polverizzate dalla jihad) ha deciso di affidare la poltrona di Sindaco proprio a Zohran Mamdani, politico di fede musulmana (entrato in carica il 1° gennaio 2026) per il quale i morti dell’11 settembre andrebbero cinicamente “pianti tanto quanto” i morti delle guerre in Medio Oriente che ne sono seguite. Un relativismo morale inaccettabile, sostenuto da una comunità islamica newyorkese che negli ultimi venticinque anni è quasi raddoppiata, sfondando il tetto del milione di fedeli. Un copione, a ben guardare, già drammaticamente visto e replicato a Londra ben dieci anni prima, con l’elezione di Sadiq Khan alla guida di una capitale europea a sua volta martoriata e straziata dagli attacchi kamikaze.

Chi ha vinto davvero la Guerra? Il suicidio del “Buonismo”

E così, oggi che ricorre il venticinquesimo, pesantissimo anniversario dell’11 settembre, è arrivato il giorno giusto (e forse l’ultimo) per guardarci allo specchio e chiederci: chi ha vinto davvero quella guerra? Una guerra che l’Occidente non ha iniziato, ma che i terroristi ci hanno portato fin dentro i nostri uffici, le nostre piazze e le nostre case.
Il dubbio feroce, che si trasforma in amara certezza, è di averla persa. E non l’abbiamo persa perché “loro” si sono dimostrati militarmente più forti. L’abbiamo persa unicamente perché noi, a un certo punto, accecati dai sensi di colpa imposti dalla Sinistra estrema, non solo abbiamo smesso volontariamente di difenderci e di lottare per i nostri valori, ma abbiamo addirittura deciso di spalancare le nostre porte al nemico. Lo abbiamo fatto irresponsabilmente durante la guerra in Siria, ritrovandoci in Europa i tagliagole che falciavano i nostri cari sulle Ramblas o al Bataclan. E, purtroppo, continuiamo testardamente a farlo ancora oggi, ipnotizzati nel nome di un tossico buonismo e di un multiculturalismo suicida che sta distruggendo la nostra amata civiltà.

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