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Psicologia delle relazioni

Il peperoncino, nel sesso, lo rende piccante! | | La posta del cuore “Amore e Tradimenti ” di Alessandra Hropich

Ho settanta anni, sono un uomo di ottima presenza, mi piacciono ancora le donne, soprattutto se giovani e sempre fresche.Non sono un traditore, sono divorziato da tanti anni e sono stato innamorato di mia moglie che, invece, si sentiva trascurata da me.Ho avuto varie storie con giovani donne ma poi, dopo cinque anni, mi stancavo e mollavo la ragazza che mi aveva dato delle emozioni. Ho sempre pagato, alla fine di ogni storia, le donne per il periodo passato con me, ogni servizio, del resto, va pagato.
Ma oggi basta scendere ed andare al bar sotto casa per trovare comitive di ragazze fresche e disponibili per il maschio, tante come coriandoli a carnevale.

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Alessandra Hropich

Redazione-  Ho settanta anni, sono un uomo di ottima presenza, mi piacciono ancora le donne, soprattutto se giovani e sempre fresche.Non sono un traditore, sono divorziato da tanti anni e sono stato innamorato di mia moglie che, invece, si sentiva trascurata da me.Ho avuto varie storie con giovani donne ma poi, dopo cinque anni, mi stancavo e mollavo la ragazza che mi aveva dato delle emozioni. Ho sempre pagato, alla fine di ogni storia, le donne per il periodo passato con me, ogni servizio, del resto, va pagato.
Ma oggi basta scendere ed andare al bar sotto casa per trovare comitive di ragazze fresche e disponibili per il maschio, tante come coriandoli a carnevale.
Sono un personaggio pubblico e, le donne giovanissime, sono sensibili al fascino del vip ed anche al soldo.
Amo sperimentare le nuove posizioni erotiche, sono un maestro che potrebbe insegnare, oggi, alle nuove generazioni come divertirsi a letto e far durare un amore ma serve il peperoncino nel sesso, i giovani oggi sono invece delle pappemolle.
Con due euro iniziali in tasca e un pochino di peperoncino, le ragazze cadono ai piedi di un uomo ma bisogna essere esperti in amore, io so davvero amare perché sono romantico ed un uomo di altri tempi.
Antonio da Porto Cervo

Caro Antonio, altro che peperoncino: lei, più che un maestro d’ amore, sembra avere un listino prezzi sentimentale (ma non troppo).
Nel suo racconto l’amore (che è solo sesso comprato in realtà) non si conquista, si contratta; non si coltiva, si rinnova per cinque anni (se il peperoncino funziona)
e poi si aggiunge. Le donne prescelte debbono essere “fresche”, come si dice per le uova, le prestazioni hanno un prezzo e, a quanto pare, anche il sentimento ha una tariffa a consumo.
Con due euro, come investimento iniziale (ci si compra un caffè o un cappuccino) e un pizzico di peperoncino (posizioni erotiche nuove da sperimentare) dice lei, le ragazze cadrebbero ai suoi piedi. Sarà… ma più che una storia d’amore sembra il menù di un ristorante: posizione a scelta, pagamento alla cassa e arrivederci alla prossima cliente.
E poi si proclama maestro di come far durare un amore. Antonio, lei è riuscito nell’ impresa opposta: ha trasformato
l’ amore in un abbonamento quinquennale ( se il piatto riesce ad essere sempre piccante ovviamente) con scadenza!
Ma, piccante, può essere una pietanza, per l’amore, servono ben altri ingredienti: feeling, reciprocità e, soprattutto, qualcuno che resti perché vuole stare con te, non perché ha letto il prezzo sul listino.
Insomma, caro Antonio, più che “Il peperoncino nel sesso”, il titolo giusto sarebbe: “Amore in offerta speciale: prezzi modici, sentimento escluso e TFR a fine storia.
Ed infine, si definisce anche romantico e un uomo d’ altri tempi, un romanticismo con ricevuta fiscale, comunque, lei è romantico come io sono
un’ astronauta che va sulla luna.
Se quanto dice corrisponde al vero, ci vedo solo un mercimonio in tutta la situazione: le giovani non amano lei e viceversa, come fa ad atteggiarsi a maestro
dell’ amore? Mi chiedo: “Quale amore?”

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Ho donne sparse per l’ Italia ma, le corna, le faccio con etica! | La posta del cuore “Amore e Tradimenti ” di Alessandra Hropich

Cara Alessandra, lavorando sempre in giro e con le stesse destinazioni, non posso che ammirare la bellezza femminile dei paesi al nord esattamente come quella delle donne del sud. Sono sposato ma, il matrimonio, è per me, un contratto da fare per avere dei figli ma nulla di più, il sesso, l’ amore, la passione, la vita, il divertimento, è con le donne che incontro nei miei spostamenti. Mia moglie è consapevole che io amo il gentil sesso e non me ne privo.
Ma attenzione: io tradisco con etica, mi godo la vita con donne stupende della Valle D’ Aosta, del Veneto, della Toscana ed anche le napoletane e le pugliesi.

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ALESSANDRA HROPICH

Redazione-  Cara Alessandra, lavorando sempre in giro e con le stesse destinazioni, non posso che ammirare la bellezza femminile dei paesi al nord esattamente come quella delle donne del sud. Sono sposato ma, il matrimonio, è per me, un contratto da fare per avere dei figli ma nulla di più, il sesso, l’ amore, la passione, la vita, il divertimento, è con le donne che incontro nei miei spostamenti. Mia moglie è consapevole che io amo il gentil sesso e non me ne privo.
Ma attenzione: io tradisco con etica, mi godo la vita con donne stupende della Valle D’ Aosta, del Veneto, della Toscana ed anche le napoletane e le pugliesi.
I miei giri di lavoro sono gli stessi ma, le donne, a volte cambiano, non resisto alla tentazione quando conosco qualcuna con un sedere importante, un seno voluminoso, ho bisogno di avere tra le mani donne in carne e piene di amore.
Non nascondo che, la mia passione mi costa, mia moglie ormai è abituata a non vedere molti soldi ma, lei crede, che io sia uno sperperone che ama mangiare fuori, in realtà, io mangio le donne e spendo per loro.
Ma conta, secondo me,
l’ etica che consiste nella condotta complessiva, nella buona educazione e, soprattutto, nella furbizia di non farsi mai
scoprire.
Tutti dovrebbero fare come me, basta rispettare la moglie, concorda?
Arturo da Vasto

Lei viaggia e tradisce sua moglie con le donne fisse nelle diverse città in cui fa tappa. Non è il primo a fare questo, avevo un parente che lavorava alle poste e portava la corrispondenza sui treni, su di lui, ho scritto un pezzo sul giornale delle Poste ed è piaciuto molto. Un uomo che tradiva raggiungendo le donne che lo aspettavano, certo, nel pezzo da me scritto, non ho detto che il mio parente, una volta a casa, maltrattava la moglie, la umiliava, non le dava un centesimo perché, i soldi, li doveva gestire solo lui, immagino come li gestiva in giro, con le donne.
Cosa penso io della sua etica, signor Arturo?
Penso che lei non sappia cosa sia l’ etica, né mi sembra un modello di comportamento uno che non provvede alle necessità della moglie o lo fa in maniera molto ridotta, per accontentare le varie “bellezze” in giro, da nord a sud.
Sul fatto che tutti dovrebbero fare come lei, ho da dire: cosa dovrebbero fare tutti? Tradire a piacimento e far mancare le cose alle proprie mogli?
Si sente furbo perché sua moglie non le dice nulla?
(Lei sa perché lo fa)
Se un ladro non viene arrestato perché è bravo nel non farsi scoprire, possiamo dire che rispetta l’ etica? No, sempre un ladro rimane.
Da ultimo, lei dice di cavarsela con una scatolina di baci Perugina ogni San Valentino? Su questo, è davvero un gran para….vento.
Evidentemente sua moglie è sfinita oppure ha in mente qualcos’altro, comunque, non è per nulla rispettoso verso di lei.
Lei si diverte a discapito della sua signora, non ci vedo nulla di morale ma solo sofferenza e privazione, esattamente come soffriva la moglie del mio parente, in silenzio perché sentiva di non avere un marito nonostante, al mondo, lo facesse credere.

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Vado a letto con Tizio e Caio, mentre valuto quello giusto! | La posta del cuore “Amore e Tradimenti ” di Alessandra Hropich

Salve dottoressa, sono una ragazza e amo fare la scelta giusta in ambito sentimentale, pur divertendomi, nel frattempo, con uomini conosciuti in vari contesti. Ovviamente, nessuno dei due ragazzi con cui ho una mezza relazione sa che frequento altri uomini, ma mi sono chiesta diverse volte: «Perché dirlo?»
Questo perché non amo andare alle feste, nei ristoranti o in vacanza da sola, allora mi creo una compagnia per ogni periodo. Quando mi stanco, mollo il Tizio di turno e lo rimpiazzo con un altro. Fino ad oggi nessuno mi ha mai messo in difficoltà, ma un ragazzo che ho conosciuto e che vorrei far subentrare a uno dei due (visto che non riesco a destreggiarmi con più di due uomini alla volta) mi ha chiesto massima serietà con lui, perché ha intenzioni serie.

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ALESSANDRA HROPICH

Redazione-  Salve dottoressa, sono una ragazza e amo fare la scelta giusta in ambito sentimentale, pur divertendomi, nel frattempo, con uomini conosciuti in vari contesti. Ovviamente, nessuno dei due ragazzi con cui ho una mezza relazione sa che frequento altri uomini, ma mi sono chiesta diverse volte: «Perché dirlo?»
Questo perché non amo andare alle feste, nei ristoranti o in vacanza da sola, allora mi creo una compagnia per ogni periodo. Quando mi stanco, mollo il Tizio di turno e lo rimpiazzo con un altro. Fino ad oggi nessuno mi ha mai messo in difficoltà, ma un ragazzo che ho conosciuto e che vorrei far subentrare a uno dei due (visto che non riesco a destreggiarmi con più di due uomini alla volta) mi ha chiesto massima serietà con lui, perché ha intenzioni serie.
Lo confesso: non è il mio tipo, anche se mi interessa come accompagnatore e penso che, dal punto di vista sessuale, il divertimento con uno come lui sarebbe assicurato.
Fisicamente, invece, il ragazzo ancora non testato mi attrae molto, ma non credo possa essere l’uomo giusto per me perché non appartiene al mio mondo.
Lei mi consiglia di fregarmene e di frequentare il nuovo ragazzo che mi piace, senza precisare le mie reali intenzioni, oppure di evitarlo, tenendomi gli altri due, pur rimanendo in attesa del tipo adatto a me?
Tania da Alberobello

Mi vengono alla mente le parole del mio amico Crepet, quando dice: «Mi piacerebbe che qualcuno ti insegnasse a stare da sola, ti salverebbe la vita!».
In questa epoca di femminicidi e di uomini che non accettano la fine di una relazione, mi sembra rischioso questo suo giocare con i vari uomini, in attesa di quello giusto.
Diventerò impopolare, ma ci tengo a dire che il comportamento femminile, da tempo, non mi piace più assolutamente. Sono troppe le donne che cercano relazioni veloci, che si buttano a capofitto con qualunque disgraziato incontrino, donne che pensano di poter cambiare uomo come si cambia un indumento.
La donna, da tanto ormai, non sembra più avere rispetto per sé stessa, andando immediatamente a letto con perfetti sconosciuti (in molti casi accade) e pensando poi di poter lasciare un uomo e prenderne un altro con estrema facilità.
Mi scrivono in questa rubrica donne che dicono: “Sto con uno che però ho intenzione di lasciare, non appena ne trovo uno migliore, tanto per non essere single!”
Sono tante le donne che temono la singletudine e si mettono con chiunque, anche con uomini che sarebbero da tenere a debita distanza sin da subito per diversi motivi che non sto qui ad elencare
Tanti sono i prepotenti e i violenti in giro, ma sono anche molte le donne che hanno contribuito a rendere maleducati gli uomini, ai quali avrebbero tolto anche
l’ abitudine di corteggiare e di farsi conoscere (come si usava fare in passato).
La smania di vivere tutto e subito, non ha giovato a nessuno, la nostra, sembra ormai una società di squilibrati.
A me è capitato diverse volte di subire reazioni spiacevoli da parte di miei vecchi corteggiatori quando venivano rifiutati: alcuni diventavano poi molesti, maleducati e minacciosi.
Ed ho sempre detto a me stessa su ciascuno: ” E meno male che ti ho scoperto subito rifiutandoti!”
Quando viene rifiutato qualcuno che ha delle mire precise su una donna, le reazioni possono essere simili, anche se non identiche, a quelle di un uomo che non accetta di essere lasciato dalla donna con cui ha una relazione.
Senza arrivare a parlare dei gravi fatti di cronaca che leggiamo ogni giorno, le consiglio vivamente di smettere con la frequentazione di più uomini che non conosce. Applichi, se ci riesce, il consiglio del professor Crepet: impari a stare da sola. Forse, prima ancora di trovare l’ uomo giusto, potrebbe scoprire qualcosa di importante su sé stessa.

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Siamo tutti traditori, lo dice il mio confessore ! | La posta del cuore “Amore e Tradimenti ” di Alessandra Hropich

Cara dottoressa,
non vado a cercare le amanti. Sono sposato da anni con la stessa donna, ma faccio un lavoro che mi permette di incontrare tante donne: è normale che qualcuna finisca a letto con me. In genere evito le stesse donne per non creare abitudine o dipendenza affettiva, soprattutto in loro.
Io sono un uomo molto sensibile al fascino di un bel sedere, delle gambe invoglianti e dei seni prosperosi, ma non cerco avventure: mi capitano. Sarei uno scemo se rifiutassi.
La regola che vale per tutte è una sola: un incontro sessuale con ciascuna. Non amo le avventure che si protraggono né le storie d’amore.
È tuttavia molto probabile che più di qualcuna voglia intraprendere una relazione con me, ma io sono chiaro e risoluto: non cerco legami, sono già felicemente sposato.
Per stanchezza e per non avere rimorsi, soprattutto verso mia moglie, mi sono rivolto a un prete per confessarmi e per avere un parere autentico sul problema.
Ebbene, con grande gioia e stupore, il parroco, mentre mi confessava, mi ha detto una frase che io ho subito colto come un messaggio di speranza e di pace per me, per mia moglie e per le donne che ogni tanto si concedono:
«Noi esseri umani siamo tutti peccatori, basta pentirsi di un peccato e tornare al punto di partenza!»
Ecco, dottoressa, ho capito che tradire la propria moglie non è un delitto: basta chiedere perdono, confessarsi e tutto torna a posto. Tutti sbagliamo? Basta andare poi in chiesa e confessarsi e la nostra anima torna pulita.
Le parlo da cattolico praticante.
Carlo, da Santa Lucia di Piave

Caro Carlo, lei ha trasformato la confessione in una lavanderia a gettoni per la coscienza.
Si sporca l’anima, si va in chiesa, si fa un lavaggio rapido e si torna a casa profumati di assoluzione.
Peccato che il perdono cristiano non significhi: «Fai una cosa sbagliata, chiedi scusa e sei autorizzato a rifarla».
Altrimenti davanti alla chiesa potremmo mettere un distributore automatico:
Tradimento: una confessione.
Pentimento: un’ Ave Maria.
Recidiva: tessera fedeltà.
Al decimo peccato, uno gratis.
Battute a parte, c’è un aspetto psicologico interessante nella sua lettera.
Lei dice: «Non le cerco, mi capitano.»
Ma poi racconta che le incontra, le desidera, decide di non rifiutare e va a letto con loro.
Quindi, più che «mi capita», forse sarebbe più corretto dire: «Quando capita, mi ci tuffo!»
E riconoscere una scelta è molto diverso dal sentirsi vittima del destino.
Anche la sua regola — una donna, una volta sola — è curiosa. Sembra quasi aver trasformato l’infedeltà in una disciplina olimpica: niente bis, niente sentimenti, niente complicazioni.
Lei dice di evitare le seconde volte per non creare dipendenza affettiva nelle donne. Può darsi. Ma potrebbe esserci anche un bisogno di controllare la situazione: il corpo sì, la relazione no; il piacere sì, la vulnerabilità no.
Una relazione sessuale senza coinvolgimento permette infatti di ottenere ciò che si desidera senza affrontare la parte più difficile dell’intimità: la reciprocità e le conseguenze emotive.
Lei dice di essere felicemente sposato.
Perché il suo matrimonio sembra avere un regolamento che ha scritto lei senza farlo leggere all’altra contraente.
E qui il problema non è soltanto religioso. Un comportamento che si ripete e produce piacere può diventare un modo per cercare novità, conferme, gratificazione o per sfuggire alla routine. Non significa automaticamente dipendenza sessuale: da una lettera non si fanno diagnosi. Significa però che sarebbe utile chiedersi che cosa sta cercando davvero attraverso queste donne.
Forse la novità o la conferma di essere desiderabile.
In questo caso il perdono rischia di diventare semplicemente l’ultimo anello del comportamento, non l’inizio di un cambiamento.
E torniamo alla frase del parroco: «Siamo tutti peccatori».
Certo. Ma dire che tutti possiamo sbagliare non significa che lo stesso comportamento possa essere ripetuto a piacimento.
Lei mi sembra piuttosto un uomo che ha costruito una filosofia molto comoda per conciliare desiderio, matrimonio e coscienza religiosa!

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ALESSANDRA HROPICH

Redazione- Cara dottoressa,
non vado a cercare le amanti. Sono sposato da anni con la stessa donna, ma faccio un lavoro che mi permette di incontrare tante donne: è normale che qualcuna finisca a letto con me. In genere evito le stesse donne per non creare abitudine o dipendenza affettiva, soprattutto in loro.
Io sono un uomo molto sensibile al fascino di un bel sedere, delle gambe invoglianti e dei seni prosperosi, ma non cerco avventure: mi capitano. Sarei uno scemo se rifiutassi.
La regola che vale per tutte è una sola: un incontro sessuale con ciascuna. Non amo le avventure che si protraggono né le storie d’amore.
È tuttavia molto probabile che più di qualcuna voglia intraprendere una relazione con me, ma io sono chiaro e risoluto: non cerco legami, sono già felicemente sposato.
Per stanchezza e per non avere rimorsi, soprattutto verso mia moglie, mi sono rivolto a un prete per confessarmi e per avere un parere autentico sul problema.
Ebbene, con grande gioia e stupore, il parroco, mentre mi confessava, mi ha detto una frase che io ho subito colto come un messaggio di speranza e di pace per me, per mia moglie e per le donne che ogni tanto si concedono:
«Noi esseri umani siamo tutti peccatori, basta pentirsi di un peccato e tornare al punto di partenza!»
Ecco, dottoressa, ho capito che tradire la propria moglie non è un delitto: basta chiedere perdono, confessarsi e tutto torna a posto. Tutti sbagliamo? Basta andare poi in chiesa e confessarsi e la nostra anima torna pulita.
Le parlo da cattolico praticante.
Carlo, da Santa Lucia di Piave

Caro Carlo, lei ha trasformato la confessione in una lavanderia a gettoni per la coscienza.
Si sporca l’anima, si va in chiesa, si fa un lavaggio rapido e si torna a casa profumati di assoluzione.
Peccato che il perdono cristiano non significhi: «Fai una cosa sbagliata, chiedi scusa e sei autorizzato a rifarla».
Altrimenti davanti alla chiesa potremmo mettere un distributore automatico:
Tradimento: una confessione.
Pentimento: un’ Ave Maria.
Recidiva: tessera fedeltà.
Al decimo peccato, uno gratis.
Battute a parte, c’è un aspetto psicologico interessante nella sua lettera.
Lei dice: «Non le cerco, mi capitano.»
Ma poi racconta che le incontra, le desidera, decide di non rifiutare e va a letto con loro.
Quindi, più che «mi capita», forse sarebbe più corretto dire: «Quando capita, mi ci tuffo!»
E riconoscere una scelta è molto diverso dal sentirsi vittima del destino.
Anche la sua regola — una donna, una volta sola — è curiosa. Sembra quasi aver trasformato l’infedeltà in una disciplina olimpica: niente bis, niente sentimenti, niente complicazioni.
Lei dice di evitare le seconde volte per non creare dipendenza affettiva nelle donne. Può darsi. Ma potrebbe esserci anche un bisogno di controllare la situazione: il corpo sì, la relazione no; il piacere sì, la vulnerabilità no.
Una relazione sessuale senza coinvolgimento permette infatti di ottenere ciò che si desidera senza affrontare la parte più difficile dell’intimità: la reciprocità e le conseguenze emotive.
Lei dice di essere felicemente sposato.
Perché il suo matrimonio sembra avere un regolamento che ha scritto lei senza farlo leggere all’altra contraente.
E qui il problema non è soltanto religioso. Un comportamento che si ripete e produce piacere può diventare un modo per cercare novità, conferme, gratificazione o per sfuggire alla routine. Non significa automaticamente dipendenza sessuale: da una lettera non si fanno diagnosi. Significa però che sarebbe utile chiedersi che cosa sta cercando davvero attraverso queste donne.
Forse la novità o la conferma di essere desiderabile.
In questo caso il perdono rischia di diventare semplicemente l’ultimo anello del comportamento, non l’inizio di un cambiamento.
E torniamo alla frase del parroco: «Siamo tutti peccatori».
Certo. Ma dire che tutti possiamo sbagliare non significa che lo stesso comportamento possa essere ripetuto a piacimento.
Lei mi sembra piuttosto un uomo che ha costruito una filosofia molto comoda per conciliare desiderio, matrimonio e coscienza religiosa!

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Ebbene, con grande gioia e stupore, il parroco, mentre mi confessava, mi ha detto una frase che io ho subito colto come un messaggio di speranza e di pace per me, per mia moglie e per le donne che ogni tanto si concedono:
«Noi esseri umani siamo tutti peccatori, basta pentirsi di un peccato e tornare al punto di partenza!»
Ecco, dottoressa, ho capito che tradire la propria moglie non è un delitto: basta chiedere perdono, confessarsi e tutto torna a posto. Tutti sbagliamo? Basta andare poi in chiesa e confessarsi e la nostra anima torna pulita.
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Caro Carlo, lei ha trasformato la confessione in una lavanderia a gettoni per la coscienza.
Si sporca l’anima, si va in chiesa, si fa un lavaggio rapido e si torna a casa profumati di assoluzione.
Peccato che il perdono cristiano non significhi: «Fai una cosa sbagliata, chiedi scusa e sei autorizzato a rifarla».
Altrimenti davanti alla chiesa potremmo mettere un distributore automatico:
Tradimento: una confessione.
Pentimento: un’ Ave Maria.
Recidiva: tessera fedeltà.
Al decimo peccato, uno gratis.
Battute a parte, c’è un aspetto psicologico interessante nella sua lettera.
Lei dice: «Non le cerco, mi capitano.»
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Anche la sua regola — una donna, una volta sola — è curiosa. Sembra quasi aver trasformato l’infedeltà in una disciplina olimpica: niente bis, niente sentimenti, niente complicazioni.
Lei dice di evitare le seconde volte per non creare dipendenza affettiva nelle donne. Può darsi. Ma potrebbe esserci anche un bisogno di controllare la situazione: il corpo sì, la relazione no; il piacere sì, la vulnerabilità no.
Una relazione sessuale senza coinvolgimento permette infatti di ottenere ciò che si desidera senza affrontare la parte più difficile dell’intimità: la reciprocità e le conseguenze emotive.
Lei dice di essere felicemente sposato.
Perché il suo matrimonio sembra avere un regolamento che ha scritto lei senza farlo leggere all’altra contraente.
E qui il problema non è soltanto religioso. Un comportamento che si ripete e produce piacere può diventare un modo per cercare novità, conferme, gratificazione o per sfuggire alla routine. Non significa automaticamente dipendenza sessuale: da una lettera non si fanno diagnosi. Significa però che sarebbe utile chiedersi che cosa sta cercando davvero attraverso queste donne.
Forse la novità o la conferma di essere desiderabile.
In questo caso il perdono rischia di diventare semplicemente l’ultimo anello del comportamento, non l’inizio di un cambiamento.
E torniamo alla frase del parroco: «Siamo tutti peccatori».
Certo. Ma dire che tutti possiamo sbagliare non significa che lo stesso comportamento possa essere ripetuto a piacimento.
Lei mi sembra piuttosto un uomo che ha costruito una filosofia molto comoda per conciliare desiderio, matrimonio e coscienza religiosa!

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