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Territorio

A Pescara la musica si assapora: pentole e grattugie suonano i piatti tipici nel “Musimenù all’italiana”

Siete pronti a “degustare” la musica classica? Giovedì 15 ottobre la Fondazione La Rocca di Pescara ospiterà un evento incredibile: “Note di gusto. Musimenù all’italiana”. I geniali giovani musicisti abruzzesi dell’associazione Identità Musicali porteranno in scena un viaggio attraverso 20 piatti della tradizione culinaria regionale. Ma la vera sorpresa sono gli strumenti! Ad accompagnare il pianoforte e la voce del soprano, ci sarà un percussionista che suonerà un’incredibile “batteria da cucina” fatta di pentole, grattugie, mestoli e tegami! Un’esperienza folle e geniale che mescola cibo, arte e inclusione sociale. Scoprite tutti i dettagli dell’evento e come prenotare il vostro posto gratuito nel nostro articolo, e date un’occhiata al nostro consiglio di lettura per riscoprire le vere ricette italiane! 👇

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Note di gusto_copertina (

Pescara – L’arte contemporanea ha il potere straordinario di scardinare le nostre certezze sensoriali, mescolando mondi apparentemente distanti per creare esperienze totalmente inedite. Cosa succede, infatti, quando la solennità della musica da camera incontra il folklore, i profumi e il fragore di una cucina tradizionale italiana in piena attività? La risposta a questa affascinante e golosa provocazione artistica andrà in scena giovedì 15 ottobre (alle ore 18:00) presso gli eleganti e suggestivi spazi della Fondazione La Rocca di Pescara. A lanciare questa sfida sensoriale è la brillante associazione Identità Musicali, che propone al pubblico abruzzese un incontro originalissimo e fuori dagli schemi tra la musica contemporanea e la nostra sterminata cultura culinaria. L’evento, intitolato “Note di gusto. Musimenù all’italiana”, è un progetto partorito dalla geniale mente della compositrice Roberta Vacca. Si tratta di un vero e proprio viaggio sonoro e geografico che attraverserà l’intera penisola italiana, da nord a sud, usando il cibo come spartito musicale. Al centro del progetto ci sono infatti venti iconici piatti regionali della nostra tradizione, raccontati al pubblico non soltanto attraverso l’elenco dei loro gustosi ingredienti, ma soprattutto attraverso la musicalità viscerale dei dialetti, le storie antiche e le memorie familiari che compongono l’immenso e inestimabile patrimonio della cultura gastronomica del nostro Paese.

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Dal pianoforte alla batteria da cucina: un cast d’eccezione

A dare voce, corpo e, soprattutto, suono a questa particolarissima composizione multisensoriale sarà un trio di artisti di primissimo livello, chiamati a cimentarsi in una performance che unisce l’alta tecnica accademica a una irresistibile verve teatrale.
Sul palco saliranno il soprano Rosaria Angotti, che interpreterà le melodie e i dialetti con la sua voce suadente, accompagnata dalle sapienti mani di Jacopo Petrucci al pianoforte. Ma la vera, grande sorpresa e peculiarità dello spettacolo risiede nel ruolo affidato al percussionista Gianluca Ruggeri. Abbandonati i classici strumenti orchestrali, Ruggeri sarà infatti chiamato a trasformare semplici pentole, mestoli di legno, grattugie in metallo, scolapasta e svariati altri oggetti di uso comune in cucina in una vera e propria e rumorosissima “batteria da cucina”. Una performance percussiva che promette di stupire e divertire, dimostrando come il ritmo primordiale della vita domestica possa elevarsi a pura forma d’arte. Oltre all’aspetto puramente performativo, un’attenzione particolare sarà meritoriamente dedicata alla dimensione partecipativa e sociale del progetto. Prima del concerto vero e proprio, infatti, in stretta collaborazione con La Casa di Cristina ODV (una splendida realtà associativa con cui è attivo da tempo un fruttuoso percorso dedicato alla musica e all’inclusione dei più fragili), sarà realizzato un fantastico laboratorio interattivo. Questo momento formativo, aperto all’incontro, alla sperimentazione tattile e al gioco con i suoni, permetterà ai partecipanti di familiarizzare con gli oggetti e le storie che troveranno poi spazio, forma e risonanza nel concerto serale. Non è casuale nemmeno la scelta della location: la Fondazione La Rocca (situata in Via Raffaele Paolucci 71), da sempre luogo dedicato all’esplorazione dell’arte contemporanea nel cuore pulsante dello scenario artistico abruzzese, rappresenta senza dubbio il contenitore e il contesto ideale per accogliere una proposta musicale così innovativa, fondata sull’incontro tra linguaggi, sulla contaminazione coraggiosa tra forme espressive differenti e sull’abbattimento delle barriere accademiche.

Il miracolo giovanile di Identità Musicali e l’Ensemble Baccano

La realizzazione di un evento di tale portata non sarebbe possibile senza il motore inesauribile dell’associazione Identità Musicali ETS.
Nata nel dicembre del 2021 dalla visionaria idea di riunire i migliori e più talentuosi giovani musicisti del territorio abruzzese, l’associazione persegue da anni la missione di diffondere tra la cittadinanza il concetto di una “classica quotidiana”, sdoganandola dai polverosi cliché per renderla accessibile a tutti. Giunta oggi al suo quarto anno di instancabile attività, questa realtà giovanile ha già conseguito risultati storici e impressionanti: da giugno 2025, infatti, Identità Musicali è risultata formalmente ammessa al prestigioso Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo erogato dal Ministero della Cultura. Si tratta di un traguardo epocale, poiché la consacra come il primo e finora unico complesso strumentale giovanile abruzzese stabilmente sostenuto dallo Stato. Oggi l’associazione vanta numeri da capogiro: riesce a realizzare circa 55 concerti all’anno (spaziando agilmente dalle formazioni orchestrali alla più intima musica da camera), sviluppando complessivamente oltre 800 giornate lavorative regolarmente retribuite per i propri giovani collaboratori, frenando così la fuga dei cervelli (e dei talenti) artistici verso altre regioni. Il braccio armato di questa rivoluzione culturale è l’Ensemble Baccano, la formazione orchestrale under 35 del gruppo. Come il simpatico germano reale scelto come mascotte, l’Ensemble si adatta con fluidità, seguendo formazioni piccole o grandi e riunendo attorno a sé una vera comunità di strumentisti e ascoltatori, guidati da un’unica e incrollabile certezza: anche la musica classica, se presentata al pubblico con vivacità, coraggio e innovazione, può fare un magnifico, sano e costruttivo “baccano”.

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Piana del Cavaliere

Carsoli – dall’antica Pretura al Giudice di Pace, la storia della giustizia

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Carsoli - dall'antica Pretura al Giudice di Pace, la storia della giustizia

Quando si parla di “Tribunale di Carsoli”, è importante fare una precisazione: storicamente Carsoli non fu sede di un vero e proprio Tribunale circondariale, ma ebbe per lungo tempo una Pretura, cioè l’ufficio giudiziario competente per il mandamento di Carsoli. Per gli abitanti del territorio, tuttavia, quella Pretura rappresentava molto più di un semplice ufficio: era un punto di riferimento fondamentale per l’amministrazione della giustizia.

La presenza della giustizia a Carsoli ha radici che, secondo una testimonianza pubblicata alla fine dell’Ottocento, erano considerate antichissime.

In un documento del 4 agosto 1891, pubblicato nell’ambito della campagna per difendere la permanenza della Pretura, si affermava che “da epoca immemorabile Carsoli è sempre stato sede del Magistrato giudicante”, passando dalle istituzioni precedenti ai giudicati regi fino alla Pretura dell’Italia unita. Il documento sosteneva inoltre che negli archivi mandamentali fossero conservati gli atti delle precedenti istituzioni giudiziarie.

Questa testimonianza è particolarmente interessante perché mostra quanto la funzione giudiziaria fosse considerata parte integrante dell’identità storica di Carsoli.

Con l’unificazione italiana, l’organizzazione della giustizia venne uniformata su tutto il territorio nazionale.

La riforma giudiziaria del 1865 sostituì le precedenti giudicature di mandamento con le Preture. Ogni mandamento aveva il proprio pretore, con competenze sia civili sia penali.

Carsoli divenne così sede di una Pretura mandamentale, inserita nella struttura giudiziaria del nuovo Regno d’Italia.

Il suo ruolo era particolarmente importante perché Carsoli occupava una posizione centrale nella valle carseolana. Il mandamento comprendeva diversi paesi e, secondo la documentazione dell’epoca, anche località che gravitavano economicamente e amministrativamente sul centro carseolano.

Uno degli aspetti più interessanti della storia della Pretura di Carsoli riguarda le difficoltà di collegamento.

Alla fine dell’Ottocento molte frazioni non disponevano di strade carrabili e raggiungere Carsoli poteva richiedere diverse ore. La situazione era particolarmente pesante per chi doveva recarsi in Pretura come parte o come testimone.

In un documento del 1891 si sottolineava che, per alcune popolazioni, recarsi in Pretura significava trascorrere un’intera giornata tra viaggio, permanenza e ritorno. La situazione era aggravata dalle condizioni delle strade e dalle distanze dalla ferrovia.

La ferrovia, inaugurata sulla linea che attraversava Carsoli, divenne quindi un elemento fondamentale anche per l’accesso alla giustizia.

La Pretura di Carsoli rischiò di essere soppressa.

La questione divenne particolarmente seria alla fine dell’Ottocento, quando le riforme dell’organizzazione giudiziaria prevedevano la soppressione di numerose sedi.

La comunità carseolana reagì sostenendo che eliminare la Pretura avrebbe significato costringere gli abitanti a rivolgersi ad altri centri, con enormi difficoltà soprattutto per le popolazioni delle frazioni.

Un documento dell’epoca difendeva la sede di Carsoli anche sulla base del numero delle sentenze civili e penali, degli atti giudiziari e delle spese che lo Stato avrebbe dovuto sostenere per trasferte di magistrati e testimoni.

La protesta non era dunque soltanto campanilistica: si fondava anche su argomenti pratici e sull’importanza geografica di Carsoli.

La questione tornò ad essere discussa nei primi decenni del Novecento.

Nel 1923, un articolo intitolato In difesa della Pretura di Carsoli, pubblicato sul giornale Il Risorgimento d’Abruzzo e Molise, si oppose al trasferimento dell’ufficio giudiziario.

La documentazione conservata dall’associazione culturale LUMEN permette oggi di conoscere molti particolari di quella vicenda. L’articolo descriveva Carsoli come il centro naturale di un territorio comprendente numerosi paesi e sottolineava ancora una volta la difficoltà dei collegamenti.

La Pretura rappresentava quindi non soltanto un’istituzione dello Stato, ma un servizio indispensabile per una popolazione distribuita su un territorio montuoso e caratterizzato, all’epoca, da collegamenti difficili.

Un documento ufficiale particolarmente importante è il Regio Decreto 30 gennaio 1941, n. 12, che ridisegnò l’ordinamento giudiziario italiano.

Nella circoscrizione della Pretura di Avezzano compare la Pretura di Carsoli, con competenza sui comuni di:

  • Carsoli
  • Oricola
  • Pereto
  • Rocca di Botte

È una testimonianza importante perché fotografa ufficialmente la posizione di Carsoli nel sistema giudiziario italiano durante gli anni della Seconda guerra mondiale.

La Seconda guerra mondiale lasciò conseguenze pesanti anche sul patrimonio documentario e sugli uffici pubblici.

Una pubblicazione del Ministero dell’Interno relativa agli archivi danneggiati durante il conflitto segnala per Carsoli la Pretura con “danni gravissimi”.

È un dato particolarmente significativo: significa che una parte della memoria giudiziaria del territorio rischiò di andare perduta proprio durante gli eventi bellici.

Gli archivi delle preture, infatti, non conservavano soltanto sentenze e procedimenti, ma rappresentavano una vera fotografia della società: controversie familiari, proprietà, eredità, reati, rapporti economici e vicende quotidiane della popolazione.

La storia della Pretura di Carsoli ebbe però una svolta importante nel secondo dopoguerra.

Con il D.P.R. 31 dicembre 1963, n. 2105, la sede di Pretura di Carsoli venne soppressa nell’ambito di una revisione delle circoscrizioni giudiziarie.

La funzione giudiziaria locale venne quindi progressivamente ricondotta alle sedi territoriali di livello superiore.

Questa fase rappresentò la fine di una presenza istituzionale che aveva caratterizzato Carsoli per molti decenni.

La trasformazione definitiva arrivò alla fine del Novecento.

Il decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 51, istituì il giudice unico di primo grado e soppresse l’ufficio del pretore, trasferendone le competenze al tribunale ordinario. La riforma divenne operativa nel 1999-2000.

In questo modo si concluse definitivamente la storia della Pretura come istituzione autonoma.

Oggi Carsoli non è sede di un tribunale.Il territorio rientra nella competenza del Tribunale di Avezzano e del Giudice di Pace di Avezzano. La documentazione del Ministero della Giustizia comprende infatti Carsoli tra i comuni appartenenti alla competenza del Giudice di Pace di Avezzano.

Anche il Comune di Carsoli, in tempi recenti, ha fatto riferimento a procedimenti davanti al Giudice di Pace di Avezzano, confermando l’attuale assetto giudiziario del territorio.

La storia della giustizia a Carsoli è, in realtà, la storia di una comunità che per secoli ha cercato di mantenere vicino ai cittadini il luogo in cui amministrare la giustizia.

La Pretura era il luogo dove si incontravano istituzioni e cittadini, dove venivano risolte controversie, giudicati reati e affrontate questioni legate alla vita quotidiana.

La documentazione dell’Ottocento mostra inoltre qualcosa di molto moderno: la consapevolezza che un servizio pubblico non è veramente accessibile se è troppo lontano da chi ne ha bisogno.

Per questo la lunga battaglia dei carseolani per conservare la propria Pretura costituisce una pagina significativa della storia locale.

Oggi l’edificio e gli archivi possono essere studiati non soltanto come testimonianze dell’amministrazione della giustizia, ma come una straordinaria fonte per ricostruire la vita sociale di Carsoli e della Piana del Cavaliere tra Ottocento e Novecento.

La storia della Pretura di Carsoli, quindi, non è soltanto la storia di un ufficio: è la storia di una comunità che per oltre un secolo ha difeso il diritto di avere la giustizia vicino casa.

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Piana del Cavaliere

Carsoli – serata speciale alla Pizzeria Toto’ l’anniversario dell’apertura

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Locandina evento Carsoli

Carsoli-  Il 17 Ottobre la Pizzeria TOTO’ a Carsoli per il suo primo anno dall’apertura , organizza una serata speciale, ad un prezzo bomba. Aperitivo alle 19 offerto dalla casa e Menu’ Pizza con fritti e bevanda a soli 15 euro.

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Territorio

Da Teramo all’élite della pasticceria italiana: Stefano D’Onofrio sarà il protagonista di “Boss in incognito”.

Dall’Abruzzo alla Lombardia, passando per l’imprenditoria e per una delle insegne storiche della pasticceria italiana. È il percorso di Stefano D’Onofrio, manager teramano di 33 anni alla guida di Pasticceria “Pariani Ferno 1953”, che martedì 13 ottobre sarà protagonista della nuova stagione di Boss in Incognito, in onda in prima serata su Rai 2.

La sua storia imprenditoriale parte da lontano. A 18 anni D’Onofrio lascia Teramo per intraprendere gli studi universitari e costruire un percorso professionale autonomo. Sei anni fa ha avviato il proprio progetto imprenditoriale, partendo da una realtà di dimensioni contenute e puntando progressivamente sulla crescita interna, sul controllo dei costi e sul reinvestimento degli utili.

Un percorso costruito senza capitali esterni e senza il sostegno di patrimoni familiari, che negli anni ha portato al rilancio di un marchio storico del Varesotto. Oggi Pariani Ferno 1953 dispone di un laboratorio centrale dotato di tecnologie avanzate e di una rete di 10 punti vendita diretti. Alla gestione collabora anche il fratello Fabio.

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Stefano D’Onofrio

Partito dall’Abruzzo a soli 18 anni, oggi guida Pariani Ferno 1953: il gruppo conta 10 punti vendita e ha raggiunto 5,6 milioni di euro di fatturato. Il prossimo 13 ottobre sarà protagonista della prima serata di Rai 2

Dall’Abruzzo alla Lombardia, passando per l’imprenditoria e per una delle insegne storiche della pasticceria italiana. È il percorso di Stefano D’Onofrio, manager teramano di 33 anni alla guida di Pasticceria “Pariani Ferno 1953”, che martedì 13 ottobre sarà protagonista della nuova stagione di Boss in Incognito, in onda in prima serata su Rai 2.

La sua storia imprenditoriale parte da lontano. A 18 anni D’Onofrio lascia Teramo per intraprendere gli studi universitari e costruire un percorso professionale autonomo. Sei anni fa ha avviato il proprio progetto imprenditoriale, partendo da una realtà di dimensioni contenute e puntando progressivamente sulla crescita interna, sul controllo dei costi e sul reinvestimento degli utili.

Un percorso costruito senza capitali esterni e senza il sostegno di patrimoni familiari, che negli anni ha portato al rilancio di un marchio storico del Varesotto. Oggi Pariani Ferno 1953 dispone di un laboratorio centrale dotato di tecnologie avanzate e di una rete di 10 punti vendita diretti. Alla gestione collabora anche il fratello Fabio.

Nel corso dell’ultimo anno il gruppo, costituito da più di 110 dipendenti, ha raggiunto un fatturato di 5,6 milioni di euro, risultato che ha contribuito all’inserimento di D’Onofrio tra i Top 30 Local Heroes della ristorazione italiana. Per l’imprenditore è arrivata inoltre la recente cooptazione nell’APEI, gli Ambasciatori Pasticceri dell’Eccellenza Italiana, associazione fondata dal maestro Iginio Massari.

Un riconoscimento che trova conferma anche nelle attività più recenti dell’associazione. Nei giorni scorsi D’Onofrio ha infatti partecipato, nella Sala della Regina di Palazzo Montecitorio, al seminario APEI dal titolo “Eccellente”, appuntamento dedicato al mondo dell’alta pasticceria e alle eccellenze italiane.

Dietro la crescita dell’azienda, D’Onofrio individua anche l’impronta ricevuta dalla propria terra d’origine.

«Aver lasciato l’Abruzzo a diciotto anni per costruire un percorso autonomo, facendo conto unicamente sulle mie forze e su risorse limitate, ha determinato in modo primario la mia cultura d’impresa», racconta. «L’impronta della mia terra – fatta di concretezza, dedizione al lavoro, riservatezza e capacità di sostenere il peso dei sacrifici – costituisce un fattore competitivo determinante. Quando un progetto nasce dalla determinazione personale e dal lavoro sul campo, si sviluppa una prontezza nell’affrontare la crescita che nessun capitale da solo può sostituire».

Una formazione personale che, secondo l’imprenditore, ha avuto un peso anche nelle successive scelte aziendali: «Quando un progetto nasce dalla determinazione personale e dal lavoro sul campo, si sviluppa una prontezza nell’affrontare la crescita che nessun capitale da solo può sostituire».

Il risultato raggiunto, tuttavia, non viene considerato un punto di arrivo. L’obiettivo dichiarato è ora quello di rafforzare il marchio sul mercato nazionale e avviare un percorso di internazionalizzazione, con l’ambizione di fare di Pariani Ferno 1953 un riferimento nell’alta pasticceria artigianale.

È in questo contesto che si inserisce la partecipazione a Boss in incognito. Nella puntata del prossimo 13 ottobre, D’Onofrio lavorerà sotto falsa identità accanto ai dipendenti della propria azienda, entrando direttamente nelle attività quotidiane del laboratorio e dei punti vendita. Un’esperienza pensata per osservare da vicino il lavoro delle persone che compongono la squadra e per confrontarsi con le difficoltà e le responsabilità della gestione quotidiana.

«Partecipare a Boss in incognito è stato un esercizio di umiltà e un richiamo essenziale alle origini», spiega D’Onofrio. «Calarsi operativamente nelle quotidiane dinamiche di laboratorio e di negozio consente di mantenere saldo il legame con chi, ogni giorno, contribuisce alla creazione di valore dell’azienda».

Dalle origini teramane alla guida di una realtà in crescita nel settore della pasticceria: la partecipazione al programma di Rai 2 rappresenta così un nuovo capitolo di una storia imprenditoriale costruita nel segno dell’autonomia, del lavoro e dell’ambizione di guardare oltre i confini italiani.

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