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Tecnologia

Promozioni online e truffe digitali: come riconoscere un’offerta che merita fiducia

Il messaggio arriva mentre si sta facendo altro: un marchio conosciuto annuncia una svendita, un negozio propone un prodotto a metà prezzo, una piattaforma riserva un vantaggio ai nuovi iscritti. Bastano pochi secondi per passare dalla curiosità al pagamento, soprattutto quando sullo schermo compare un conto alla rovescia. È in questo intervallo, tra l’interesse e la decisione, che si gioca buona parte della sicurezza online.

Le promozioni sono strumenti ordinari del commercio e molte rappresentano opportunità valide e legali. Accanto alle iniziative autentiche, però, circolano siti contraffatti, messaggi costruiti per rubare credenziali e offerte che nascondono costi o condizioni decisive. Per distinguerli serve un metodo: controllare chi propone il vantaggio, capire che cosa comprende e verificare quali impegni comporta accettarlo.

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Truffe digitali

Redazione-  Il messaggio arriva mentre si sta facendo altro: un marchio conosciuto annuncia una svendita, un negozio propone un prodotto a metà prezzo, una piattaforma riserva un vantaggio ai nuovi iscritti. Bastano pochi secondi per passare dalla curiosità al pagamento, soprattutto quando sullo schermo compare un conto alla rovescia. È in questo intervallo, tra l’interesse e la decisione, che si gioca buona parte della sicurezza online.

Le promozioni sono strumenti ordinari del commercio e molte rappresentano opportunità valide e legali. Accanto alle iniziative autentiche, però, circolano siti contraffatti, messaggi costruiti per rubare credenziali e offerte che nascondono costi o condizioni decisive. Per distinguerli serve un metodo: controllare chi propone il vantaggio, capire che cosa comprende e verificare quali impegni comporta accettarlo.

La fretta è il primo segnale da valutare

“Ultimi minuti”, “premio in scadenza”, “disponibilità quasi esaurita”: sono formule che possono accompagnare anche campagne reali, ma diventano sospette quando impediscono di ragionare. Un’offerta seria deve lasciare al consumatore la possibilità di conoscere le condizioni prima di confermare.

Il problema emerge soprattutto quando l’urgenza è artificiale. Un timer che riparte a ogni visita, una disponibilità dichiarata limitata che rimane identica per giorni o un presunto premio subordinato a un pagamento immediato richiedono ulteriori verifiche. La pressione serve spesso a far saltare proprio quei passaggi che permetterebbero di scoprire l’inganno.

Conviene quindi interrompere per qualche minuto il percorso proposto e cercare autonomamente l’iniziativa sul sito ufficiale dell’azienda. Se l’offerta arriva da un messaggio inatteso, il collegamento contenuto nel messaggio non dovrebbe essere il punto di partenza della verifica.

Prima del prezzo viene l’identità del venditore

Un sito curato, con fotografie professionali e loghi riconoscibili, può sembrare affidabile anche quando riproduce abusivamente l’identità di un’impresa. La grafica, da sola, offre poche garanzie: occorre controllare l’indirizzo completo e cercare informazioni verificabili sul soggetto che vende.

Ragione sociale, recapiti, sede e condizioni contrattuali devono essere coerenti tra loro. Anche la presenza di una partita IVA va interpretata con attenzione, perché un dato autentico può essere copiato da un’altra attività. Se emergono incongruenze tra il nome del negozio, il beneficiario del pagamento e l’impresa indicata nelle condizioni, è opportuno fermarsi e chiedere chiarimenti.

Nemmeno il protocollo HTTPS certifica l’onestà del venditore: protegge la comunicazione con il sito, ma può essere utilizzato anche da una pagina fraudolenta. Una ricerca indipendente sul nome dell’attività, accompagnata da termini come “assistenza”, “reclami” o “mancata consegna”, può aiutare a individuare problemi ricorrenti.

Uno sconto elevato va confrontato con il prezzo reale

Una percentuale vistosa racconta soltanto una parte dell’offerta. Per capire se esiste un risparmio bisogna confrontare il prezzo finale con quello dello stesso prodotto presso altri venditori, verificando modello, caratteristiche, accessori e disponibilità.

Per gli annunci di riduzione del prezzo dei beni soggetti alla relativa disciplina, il riferimento è generalmente il prezzo più basso applicato dal venditore nei trenta giorni precedenti, fatte salve le eccezioni previste. Un prezzo barrato molto alto, dunque, non dovrebbe essere accettato automaticamente come prova della convenienza.

La Commissione europea ha rilevato, in un controllo su 314 operatori commerciali online, che il 30% utilizzava un prezzo di riferimento errato per determinare lo sconto. Il dato riguarda il campione esaminato, ma mostra perché sia utile guardare oltre il richiamo pubblicitario.

Al confronto va aggiunto il costo complessivo: spedizione, eventuali commissioni e servizi accessori possono ridurre sensibilmente il vantaggio iniziale.

“Gratis” e “senza impegno” richiedono condizioni comprensibili

Le offerte gratuite esistono e possono essere perfettamente legittime. Campioni, periodi di prova, crediti promozionali e agevolazioni di benvenuto rientrano nelle strategie con cui le aziende fanno conoscere prodotti e servizi. La loro affidabilità dipende anche dalla chiarezza con cui vengono spiegati limiti e obblighi.

Prima di aderire a una prova è utile verificare se sia previsto un rinnovo automatico, quanto costerà il servizio alla scadenza e come interromperlo. Un importo iniziale simbolico può introdurre un abbonamento ricorrente: questa circostanza deve essere riconoscibile prima della conferma.

Lo stesso vale per i buoni acquisto. Un credito utilizzabile soltanto oltre una determinata spesa, entro pochi giorni o su una selezione ristretta di prodotti può avere un’utilità diversa da quella suggerita dal titolo. Leggere queste condizioni permette di valutare il beneficio concreto.

Recensioni, annunci e testimonianze non bastano da soli

Le opinioni degli altri utenti sono utili quando vengono considerate nel loro insieme. Contano la distribuzione nel tempo, la precisione dei racconti e le risposte dell’azienda ai problemi. Una sequenza di giudizi generici, pubblicati in un intervallo ristretto e formulati in modo quasi identico, merita cautela.

Anche la presenza di un annuncio sui social o tra i risultati sponsorizzati di un motore di ricerca non equivale a una verifica dell’offerta. Loghi, fotografie e testimonianze possono essere riprodotti o manipolati; persino un video apparentemente convincente richiede riscontri indipendenti quando accompagna promesse economiche insolite.

Una buona abitudine consiste nel cercare conferme attraverso canali diversi, evitando che sia la stessa pagina promozionale a fornire tutte le prove della propria affidabilità.

Pagamenti e dati personali: controllare che cosa si sta autorizzando

Il momento del pagamento richiede attenzione anche quando le verifiche precedenti non hanno evidenziato anomalie. È preferibile utilizzare strumenti che offrano procedure di contestazione e conoscere le condizioni delle eventuali protezioni dell’acquirente, senza considerarle una garanzia automatica di rimborso.

Va valutata con particolare prudenza la richiesta di uscire da una piattaforma per concludere privatamente l’operazione: così facendo si possono perdere le tutele previste dal servizio. Anche un improvviso cambiamento del beneficiario o del metodo di pagamento richiede una conferma attraverso recapiti reperiti autonomamente.

Password, PIN e codici temporanei non devono essere comunicati a interlocutori che li chiedono in chat o al telefono. Prima di approvare una notifica bancaria bisogna leggere importo, destinatario e tipo di operazione: la promessa di ricevere un rimborso può essere usata per indurre ad autorizzare un pagamento.

Le promozioni legali esistono anche nell’intrattenimento online

La presenza di frodi non rende sospetta ogni iniziativa commerciale. Sconti stagionali, programmi fedeltà e prove gratuite possono offrire vantaggi reali quando provengono da soggetti identificabili e presentano condizioni trasparenti.

Nel gioco a distanza, riservato ai maggiorenni, rientrano anche i bonus senza deposito dei casinò, quando previsti da operatori autorizzati. L’espressione indica generalmente un credito o un beneficio utilizzabile senza un versamento iniziale, ma non implica denaro immediatamente prelevabile: possono esserci scadenze, giochi ammessi, requisiti di utilizzo e limiti alle somme prelevabili, da controllare nel regolamento specifico.

La verifica del concessionario e dell’esatto dominio attraverso gli elenchi ADM resta essenziale; il solo logo mostrato sulla pagina non basta. L’autorizzazione dell’operatore, inoltre, non elimina i rischi del gioco né trasforma un bonus in una promessa di guadagno.

Se qualcosa non torna, intervenire subito

Quando si sospetta una frode dopo aver pagato o condiviso dati, la rapidità può limitare le conseguenze. Occorre contattare la banca o il prestatore di pagamento tramite i canali ufficiali, spiegare l’accaduto e chiedere quali misure adottare. Se sono state esposte credenziali, bisogna modificarle e controllare gli accessi agli account coinvolti.

È altrettanto importante conservare messaggi, ricevute, indirizzi delle pagine e schermate delle conversazioni, utili per la denuncia alle forze dell’ordine. Le pratiche commerciali scorrette possono essere segnalate all’AGCM. Attenzione, infine, a chi propone di recuperare il denaro in cambio di un anticipo: una vittima può essere presa di mira una seconda volta.

La scelta più efficace resta concedersi il tempo necessario prima di aderire. Un vantaggio autentico deve poter essere esaminato, compreso e confrontato: l’offerta acquista valore quando il consumatore sa esattamente che cosa sta accettando.

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Tecnologia

Basilicata sesta nella classifica nazionale del gioco 2026: lo studio Casinos.com fotografa la svolta digitale dei pagamenti online

La Basilicata si piazza al sesto posto su venti regioni nello studio “L’Italia che gioca 2026” firmato da Casinos.com, che incrocia i dati Istat con le ricerche Google: la partecipazione resta sotto la media nazionale, ma cresce l’interesse per il gioco in rete, trainato anche dalla diffusione di strumenti di pagamento digitali come PostePay.

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Photo by Alexander Sechenov on Unsplash

Redazione-  La Basilicata si piazza al sesto posto su venti regioni nello studio “L’Italia che gioca 2026” firmato da Casinos.com, che incrocia i dati Istat con le ricerche Google: la partecipazione resta sotto la media nazionale, ma cresce l’interesse per il gioco in rete, trainato anche dalla diffusione di strumenti di pagamento digitali come PostePay.

Basilicata sesta nella classifica nazionale del gioco 2026: lo studio Casinos.com fotografa la svolta digitale dei pagamenti online

Photo by Alexander Sechenov on Unsplash

La Basilicata nella classifica nazionale del gioco

Nella classifica stilata da Casinos.com per il 2026, la Basilicata occupa il sesto posto su venti regioni, con un punteggio di 75,5 su 100. È un risultato che a prima vista sorprende, perché arriva da una regione dove, secondo gli stessi dati, la partecipazione al gioco (30,2%) e la frequenza settimanale (4,2%) restano entrambe sotto la media italiana. A far salire la Basilicata in classifica non sono le abitudini dichiarate dai cittadini, ma le ricerche online: la regione risulta quarta in Italia per l’interesse digitale legato al SuperEnalotto, un segnale che i lucani si informano in rete più di quanto giochino fisicamente. In testa alla graduatoria nazionale restano Campania (93,7 punti) e Calabria (91,8), mentre il Trentino-Alto Adige chiude l’elenco con 40,1 punti, ultimo in quasi tutti gli indicatori misurati.

Lo studio, intitolato «L’Italia che gioca 2026», incrocia due indicatori del rapporto Istat «Giochi e videogiochi» con sei segnali di interesse rilevati su Google Trends negli ultimi tre anni. Secondo i dati Istat pubblicati il 3 settembre 2026, nel 2024 il 52,9% della popolazione italiana sopra i 14 anni, oltre 27 milioni e mezzo di persone, ha praticato almeno un’attività ludica, e quasi un terzo ha partecipato a giochi con vincite in denaro, per un totale di 16,6 milioni di persone. Il gioco più diffuso resta il Gratta e Vinci, che riguarda un quarto della popolazione, seguito da Lotto e lotterie e dal SuperEnalotto. Per la Basilicata, l’indagine segnala una partecipazione concentrata soprattutto su Lotto e lotterie, con una quota che resta comunque tra le più contenute del Mezzogiorno.

Dal gioco fisico ai pagamenti digitali

Il profilo della Basilicata racconta anche un cambiamento di abitudini più ampio: chi cerca informazioni sul gioco lo fa sempre più dal telefono, e questo sposta l’attenzione sugli strumenti con cui si deposita e si preleva denaro online. Tra i casinò online con PostePay recensiti da Casinos.com figurano solo operatori con licenza ADM, una garanzia che in una regione dove la carta prepagata delle Poste resta tra gli strumenti di pagamento più diffusi, soprattutto fuori dai centri urbani maggiori, pesa più che altrove. Non è un dettaglio da poco per un territorio con una popolazione più anziana della media e una rete di sportelli bancari tradizionali meno fitta rispetto al Centro-Nord, dove l’ufficio postale resta spesso il punto di riferimento principale per versamenti, pensioni e piccoli pagamenti quotidiani.

Il legame tra i territori meno serviti dalla rete bancaria tradizionale e il pagamento digitale targato Poste non è casuale. A livello nazionale, Poste Italiane ha chiuso il 2025 con oltre 30 milioni di carte emesse, di cui 22,7 milioni PostePay prepagate e circa 11 milioni nella versione Evolution, dotata di IBAN proprio, e con 3,4 miliardi di transazioni complessive, in crescita del 12,2% rispetto all’anno precedente, come riportato da Adnkronos. È lo strumento di pagamento più capillare del paese, presente in ogni ufficio postale, comprese le aree interne dove le filiali bancarie tradizionali si sono ridotte negli ultimi anni, e questo spiega perché compaia così spesso tra i metodi di deposito accettati dagli operatori di gioco online con licenza italiana.

Sicurezza dei pagamenti, una priorità condivisa

La diffusione capillare di uno strumento di pagamento porta con sé anche il tema della sicurezza, che vale per gli acquisti online quanto per il gioco regolamentato. Lo ha ricordato di recente anche la cronaca locale: a fine settembre un parroco di Altamura è rimasto vittima di una truffa telematica da 120mila euro dopo aver risposto a un semplice sms che sembrava provenire dai Carabinieri, un episodio che CavaliereNews ha raccontato e che resta un monito su quanto conti verificare sempre l’origine di un messaggio prima di autorizzare qualsiasi pagamento, fisico o digitale. Le stesse regole valgono per chi deposita o preleva su una piattaforma di gioco online: controllare l’indirizzo del sito, non condividere mai codici ricevuti via sms e preferire operatori che indicano in modo chiaro la licenza ADM restano le precauzioni più semplici ed efficaci.

Il quadro che emerge dallo studio di Casinos.com per il 2026 è quindi duplice: la Basilicata gioca meno della media nazionale, ma cerca di più online, dentro una transizione dal gioco fisico a quello digitale che riguarda anche i metodi di pagamento. Per chi sceglie di giocare, la raccomandazione resta sempre la stessa: rivolgersi solo a piattaforme con licenza ADM e, in caso di dubbi sul proprio rapporto con il gioco, consultare i servizi di supporto disponibili su gioco.adm.gov.it, nell’ambito del programma Gioca Responsabile.

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Tecnologia

«Il futuro non cerca titoli ma competenze»: a Roma il convegno per rivoluzionare il lavoro con l’Intelligenza Artificiale e le credenziali digitali europee

Il 4 novembre agli Horti Sallustiani di Roma si terrà il convegno nazionale “Il futuro non cerca titoli. Cerca competenze”, promosso da Pomiager con il patrocinio di BI-REX. Istituzioni, CINECA, università e fondi interprofessionali a confronto per superare i limiti delle certificazioni tradizionali grazie all’Intelligenza Artificiale 👇

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Roma – Nel mercato occupazionale contemporaneo, attraversato dalla transizione ecologica e dalla dirompente accelerazione dei software generativi, il valore reale di un professionista non si misura più soltanto attraverso il possesso di un titolo accademico formale, ma sulla capacità concreta di risolvere problemi complessi, padroneggiare nuovi strumenti e adattarsi ai cambiamenti. Parte da questa lucida consapevolezza il convegno nazionale “Il futuro non cerca titoli. Cerca competenze. AI e credenziali digitali per il nuovo mondo del lavoro”, in programma mercoledì 4 novembre 2026, dalle ore 9:30 alle 13:30, nella suggestiva cornice archeologica degli Horti Sallustiani, in piazza Sallustio 21 a Roma. Un appuntamento cruciale che chiamerà a raccolta esponenti di governo, rappresentanti delle Regioni, rettori universitari, fondi paritetici interprofessionali e vertici aziendali per ripensare i meccanismi di certificazione professionale in Italia.

Oltre il d.lgs. 13/2013: il divario tra repertori burocratici e mercato reale

Il punto di partenza dell’assise romana risiede nell’analisi critica del sistema di individuazione, validazione e certificazione delle competenze delineato dal decreto legislativo 13 del 2013. A oltre un decennio dalla sua promulgazione, la normativa ha mostrato limiti evidenti dinanzi alla velocità con cui si trasformano le professioni: i repertori formali regionali faticano ad aggiornarsi con tempestività e i titoli prodotti risultano spesso scarsamente riconosciuti o valorizzati dalle imprese in fase di selezione. Questo disallineamento finisce per penalizzare sia le aziende, costantemente a caccia di profili tecnici introvabili, sia centinaia di migliaia di lavoratori che hanno acquisito sul campo competenze preziosissime in contesti informali o non formali, senza possedere un attestato ufficiale in grado di certificarle.

A farsi promotrice dell’iniziativa è Pomiager S.r.l., software house e società bolognese leader nello sviluppo di architetture digitali avanzate (blockchain, cloud e intelligenza artificiale), con il prestigioso patrocinio di BI-REX, il Competence Center nazionale specializzato nei Big Data a supporto dell’innovazione d’impresa. La tesi sostenuta da Pomiager ribalta la logica tradizionale: le abilità professionali non devono essere incasellate a posteriori in astratte griglie burocratiche, ma devono essere descritte a partire dalle evidenze pratiche di ciò che una persona ha effettivamente realizzato, integrando le testimonianze di chi le esercita e di chi le osserva nei processi lavorativi.

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L’Intelligenza Artificiale come interprete universale e il passaporto europeo delle abilità

È proprio in questo snodo che interviene l’Intelligenza Artificiale, asse portante del modello sviluppato da Pomiager attraverso piattaforme come C-Box. Gli algoritmi di machine learning e i modelli linguistici avanzati sono in grado di analizzare migliaia di descrizioni eterogenee delle mansioni svolte, raccordando le specificità operative con i parametri semantici standardizzati a livello internazionale. Le attestazioni risultanti confluiscono così in credenziali digitali crittografate, interoperabili e verificabili – quali gli Open Badges, gli standard Europass EDCI e il futuro EU Digital Identity Wallet – rendendo il curriculum di ciascun professionista leggibile e immediatamente spendibile su scala europea.

«Chi ha imparato un mestiere lavorando sul campo, e non dietro a un banco scolastico, oggi incontra difficoltà enormi nel vedersi riconosciuto il proprio valore», spiega con chiarezza Giuseppe Adduce, CEO di Pomiager. «Il nostro obiettivo è fare in modo che le competenze emergano da ciò che una persona ha realmente saputo fare, e che la credenziale digitale rilasciata sia trasparente e affidabile per un’impresa di Bologna esattamente come per una multinazionale di Berlino o Parigi». In questa visione, la pubblica amministrazione non scompare, ma eleva il proprio ruolo da burocrate a garante imparziale del sistema: definendo gli standard, accreditando gli enti certificatori e vigilando sulla tutela dei diritti individuali.

Il programma del convegno: un confronto corale tra accademia, regioni e parti sociali

La mattinata di lavori agli Horti Sallustiani, moderata da Ugo Calvaruso (Innovation Partner S3.Studium), sarà scandita da interventi e panel di altissimo livello istituzionale e scientifico:
* Ore 9:30 – 10:00: Accreditamento e saluti istituzionali affidati ad Antonio Romeo (Unioncamere) e Giuseppe Adduce (Pomiager).
* Ore 10:10: Introduzione della tesi scientifica a cura del prof. Marcello Bogetti (Labnet, SAA School of Management).
* Ore 10:40: Focus tecnologico su “Tecnologia e AI a supporto del modello”, con Sanzio Bassini (CINECA), Giuseppe Adduce e Sandro Vecchiarelli (Pomiager).
* Ore 11:00: Prospettiva internazionale illustrata da Stefano Merante (ITCILO Torino).
* Ore 11:15: Tavolo istituzionale con Franco Chiaramonte (PTSCLAS) e i dirigenti delle politiche del lavoro Paolo Mora (Regione Lombardia), Francesca Bergamini (Regione Emilia-Romagna) e Leonardo Borselli (Regione Toscana).
* Ore 11:45: Tavolo della ricerca accademica con Eloisa Cianci (Università Cattolica del Sacro Cuore), Tommaso Minerva (UNIMORE), Matteo Colombo (Università di Bergamo) e Roberto Trainito (Intellera Consulting).
* Ore 12:15: Tavolo formazione e lavoro con Alessandro Voutcinitch (Assolavoro), Eleonora Pisicchio (Fondo For.Te.), Marco Damiano (Dintec), Elvio Mauri (Fondimpresa) e Michele Distefano (For.Agri).

Come partecipare all’evento agli Horti Sallustiani

L’appuntamento del 4 novembre rappresenta un’occasione imperdibile per direttori delle risorse umane, consulenti del lavoro, formatori e decisori pubblici chiamati a traghettare le politiche attive dell’occupazione verso i nuovi paradigmi dell’economia algoritmica. La partecipazione all’evento è completamente gratuita fino a esaurimento posti, previa registrazione obbligatoria tramite la piattaforma Eventbrite. Al termine dei lavori è previsto un light lunch di networking per favorire lo scambio diretto di progetti e sinergie tra i partecipanti.

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Psicologi e cybersicurezza, l’allarme: esplode la paranoia da «spionaggio», un italiano su due teme di essere intercettato da hacker e intelligenza artificiale

Esplode tra gli italiani la sindrome da «spionaggio»: il 52% teme di essere controllato da hacker, microfoni e intelligenza artificiale. I dati della ricerca psicologica e l’analisi dell’esperto Matteo Adjimi (Argo SpA) su app bancarie violate, deepfake vocali e difese efficaci nel nostro articolo completo 👇

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Matteo Adjimi

Roma – Mani che coprono istintivamente la fotocamera del portatile, sguardi guardinghi allo smartphone appoggiato sul tavolo durante una conversazione privata e la costante, opprimente sensazione che un occhio invisibile stia monitorando ogni singolo movimento o transazione bancaria. Quella che fino a pochi anni fa veniva etichettata come una bizzarria da teorici del complotto è diventata nel 2026 una vera e propria emergenza clinica e socioculturale: la cosiddetta sindrome da “spionaggio” o cyber-paranoia. A certificarne la vastità è un’indagine condotta dal periodico online Spot and Web su un campione qualificato di cinquanta psicologi e psicoterapeuti italiani, dalla quale emerge che oltre un cittadino su due (il 52%) convive quotidianamente con il terrore di essere intercettato, sorvegliato o violato nella propria intimità digitale.

I dati delineano un fenomeno pervasivo che si riflette direttamente negli studi terapeutici. Ben il 33% degli intervistati ammette di aver affrontato apertamente la questione durante le sedute con il proprio psicologo, mentre il 27% cerca rassicurazione e conforto confidandosi con amici, familiari e partner. Dato ancora più emblematico della modernità: l’11% degli italiani confessa di interrogare gli stessi assistenti virtuali e l’intelligenza artificiale per scoprire se il proprio dispositivo sia stato compromesso. Il 41,5% della popolazione è fermamente convinto di essere già finito, almeno una volta nel corso dell’ultimo anno, nel mirino diretto di pirati informatici o campagne malevole. Dal punto di vista demografico, la sindrome colpisce maggiormente gli uomini (11%) rispetto alle donne (8%), concentrandosi con particolare ferocia nella fascia d’età tra i 35 e i 55 anni (16%) e tra gli over 60 (14%), mentre la Generazione Z tra i 18 e i 25 anni appare paradossalmente immune, forte di una naturale e disincantata consuetudine all’ecosistema iperconnesso.

Dal microfono del cellulare al frigo smart: la mappa dei dispositivi temuti

La mappa delle fobie tecnologiche tracciata dagli specialisti della salute mentale vede al primo posto assoluto lo smartphone, considerato dal 66% degli italiani come la principale spia tascabile attiva nelle proprie vite. Seguono a ruota il personal computer (52%), la navigazione generale sul web (49%) e gli algoritmi di intelligenza artificiale generativa (47%), percepiti come entità opache capaci di profilare gusti, intenzioni e vulnerabilità psicologiche. Non mancano timori più classici come la presenza di microspie e cimici ambientali (40%), le smart TV con telecamere e microfoni integrati nel salotto di casa (39%), il ronzio di droni urbani (35%) e persino i moderni elettrodomestici connessi alla domotica, con l’11% che teme violazioni attraverso il frigorifero smart e il 9% diffidente verso gli stessi impianti antifurto domestici.

A gettare benzina sul fuoco di queste ansie collettive sono stati i recenti casi di cronaca finanziaria e criminale informatica, tra cui la massiccia violazione che ha coinvolto i sistemi di Fideuram (gruppo Intesa Sanpaolo), che ha dimostrato la vulnerabilità anche di colossi bancari primari. A fare chiarezza tecnica su questo cortocircuito tra fobia psicologica e pericoli reali è l’esperto Matteo Adjimi, CEO di Argo SpA, azienda leader nelle soluzioni avanzate di cybersicurezza e direttore dell’Osservatorio Argo sulla Sicurezza Digitale.

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L’analisi di Matteo Adjimi (Argo SpA): dal phishing alle voci clonate con l’AI

«Nel 2026 le operazioni di hackeraggio hanno subito un salto qualitativo impressionante: non sono più attacchi massivi e indistinti, ma azioni iper-personalizzate che sfruttano a fondo i modelli di intelligenza artificiale», spiega Matteo Adjimi. «I vettori d’attacco primari riguardano le applicazioni di home banking e finanza personale (47%) e le comunicazioni via newsletter bancarie falsificate (39%). Quanto accaduto con il caso Fideuram ha dimostrato con disarmante evidenza quanto sia semplice oggi per un utente distratto cadere in trappole sofisticate. Il senso di insicurezza diffuso tra la popolazione non è quindi una mera allucinazione psicologica, ma la reazione emotiva a un ambiente cibernetico divenuto oggettivamente ostile e privo di punti di riferimento certi».

Secondo il direttore dell’Osservatorio Argo, per contrastare questa deriva occorre intervenire prima di tutto sul fattore umano e sull’organizzazione della sicurezza personale e aziendale: «La componente umana rappresenta l’anello debole e la fonte della maggior parte degli incidenti. È fondamentale addestrare i cittadini attraverso simulazioni realistiche, capaci di svelare gli inganni visivi e cognitivi che si celano nel flusso quotidiano delle notifiche. Inoltre, l’autenticazione a due fattori basata sul tradizionale SMS non è più sufficiente: se l’attaccante riesce a clonare la SIM o a rubare i cookie di una sessione già autenticata, il codice telefonico viene facilmente bypassato. Occorre migrare verso standard crittografici moderni come le passkey e l’uso di chiavi di sicurezza fisiche FIDO2».

Le regole pratiche per disinnescare la paura e difendere il patrimonio

L’esperto raccomanda l’adozione di rigorosi protocolli di igiene digitale: dall’aggiornamento costante dei sistemi operativi e degli antivirus su tutti i dispositivi utilizzati per lavoro o uso personale, al monitoraggio continuo delle credenziali per identificare tempestivamente eventuali password finite nei database del dark web prima che vengano sfruttate da organizzazioni criminali.

«Per quanto concerne la gestione dei bonifici, delle disposizioni finanziarie e dei cambi di coordinate bancarie», conclude Matteo Adjimi, «è imperativo applicare la regola della verifica ‘fuori banda’: una telefonata diretta a un numero telefonico già noto e archiviato può sventare all’istante anche gli attacchi più sofisticati orchestrati mediante clonazione vocale in tempo reale, dove l’intelligenza artificiale riproduce perfettamente il timbro di voce del proprio direttore di banca o di un familiare». Coniugare consapevolezza psicologica e rigore tecnologico rappresenta l’unica barriera efficace per non soccombere alla paranoia e riappropriarsi con serenità del proprio spazio digitale.

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