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Cultura

La politica della creatività: il saggio di Menda Vreto sul coraggio di scrivere senza cercare il consenso

La politica della creatività: il saggio di Menda Vreto sul coraggio di scrivere senza cercare il consenso 👇

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il saggio di Menda Vreto

Cultura – Tutti abbiamo una politica nella nostra vita, ed è un errore limitare questo concetto al solo orizzonte dei partiti e delle aule parlamentari. Esiste una politica invisibile ma pervasiva che orienta le nostre scelte quotidiane sul posto di lavoro, tra i banchi di scuola, nelle relazioni umane, nel modo in cui difendiamo le nostre opinioni e cerchiamo di ritagliarci un posto nel mondo. A questa regola non sfugge nemmeno l’arte: anche la creatività, là dove siamo soliti pensare che tutto inizi e si concluda con l’illuminazione di un’idea, è attraversata da decisioni strategiche ed etiche che determinano ciò che scriveremo, il modo in cui guarderemo il mondo attraverso le parole e fin dove quelle parole avranno il coraggio di arrivare sul territorio del pensiero critico.

Uno scrittore che decide di raccontare la vicenda di una persona comune possiede un potere immenso e discrezionale: può fare in modo che quella figura passi inosservata come un’ombra sfocata, oppure può donarle una dignità narrativa che il lettore custodirà nella memoria per anni. Un avvenimento storico può essere celebrato dalla prospettiva comoda dei vincitori, ma può essere illuminato anche dagli occhi feriti di chi ha perso e non ha mai avuto la possibilità di far ascoltare la propria voce. Un personaggio può essere liquidato frettolosamente per gli errori commessi, oppure scandagliato nel buio delle ferite che lo hanno condotto a compiere quelle scelte. Basta mutare il punto di osservazione perché la medesima realtà assuma un significato radicalmente diverso: è questo il prodigio della scrittura, in cui l’autore stabilisce dove si poserà lo sguardo di chi legge.

Tra talento e opportunità: cosa si cela dietro la pubblicazione

La politica della creatività non si esaurisce nell’intimità solitaria della stesura. Essa prosegue con forza quando il testo cerca la propria strada verso il pubblico attraverso le pagine di riviste, collane editoriali e giornali. Anche il traguardo della pubblicazione risponde a logiche, dinamiche relazionali e scelte di opportunità. Alcuni scritti trovano spazio perché possiedono una voce dirompente, stimolano la riflessione e trasmettono un messaggio urgente; altri accedono alla ribalta perché gli autori fanno parte di determinati circoli intellettuali o coltivano legami continuativi con le redazioni. La collaborazione fa parte del dibattito culturale contemporaneo, ma l’interrogativo sorge spontaneo: un testo viene diffuso perché ha davvero qualcosa da dire o perché la firma è riuscita a garantirsi una vetrina privilegiata?

Tra la scrittura e il lettore esiste uno spazio complesso in cui si intrecciano valutazione qualitativa, pubbliche relazioni e politiche editoriali. Per questa ragione, vedere un’opera stampata non costituisce di per sé la prova inconfutabile del suo valore immortale, così come la mancata pubblicazione non è affatto il segnale dell’assenza di talento. Ma il rischio più insidioso si annida quando chi crea comincia a scegliere non ciò che sente nel profondo, bensì ciò che presume possa essere gradito, accettato e promosso dall’establishment.

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SCRITTURA E PROCESSI CREATIVI

On Writing. Autobiografia di un mestiere – Stephen King

La guida più celebre, sincera e profonda sull’arte della narrazione, il mestiere dello scrittore e la fedeltà assoluta alla propria voce interiore.

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La trappola del compiacimento e la paura della libertà

Un autore può concepire un’intuizione formidabile ma decidere di abbandonarla perché ritenuta troppo audace o scomoda per i canoni dominanti. Può addomesticare il finale di un racconto per evitare di turbare le certezze del pubblico, oppure eliminare un personaggio dissacrante che minaccia la quiete della trama. Dietro queste rinunce si cela spesso la paura inconfessata che la libertà di espressione possa costare più cara dell’approvazione che si mendica. Ma a forza di levigare le asperità per farsi comprendere da tutti, si finisce paradossalmente per non dire più nulla di significativo.

Si possono adoperare vocaboli preziosi e cesellare periodi impeccabili, ma se al testo manca quell’inquietudine viscerale che sfida il lettore, l’opera rimarrà sterile, incapace di vivere oltre la superficie della carta. È in questa tensione che si manifesta la vera politica della creatività: nella scelta tra ciò che sentiamo il dovere di creare e ciò che permettiamo a noi stessi di esprimere. Non si tratta di ricercare a ogni costo lo scandalo o la posa provocatoria; talvolta una storia semplice, restituita con disarmante onestà, custodisce più verità di un artificio letterario costruito a tavolino.

La letteratura che disturba: il coraggio di non accontentare nessuno

Anche chi legge gioca un ruolo determinante in questa partita. Spesso il pubblico cerca nei libri conferme rassicuranti, finali consolatori e personaggi moralmente perfetti con cui identificarsi. Un protagonista che non si pente o una poesia che rifiuta risposte preconfezionate possono infastidire. Tuttavia, il compito supremo della letteratura non è mai stato quello di accarezzare le convinzioni vigenti, ma di scuoterle, costringendoci a misurarci con verità che preferiremmo ignorare. Se esigiamo che ogni autore ci sussurri soltanto ciò che desideriamo ascoltare, impoveriamo lo spazio stesso dell’arte.

Le grandi opere che resistono all’usura del tempo non sono quelle che hanno cercato di blandire i propri contemporanei, ma quelle che hanno saputo custodire un enigma, una ferita aperta, una scheggia di autenticità. La creatività non richiede perfezione formale per dirsi riuscita: esige di essere viva, pulsante e libera dalla tirannia del consenso. In ultima analisi, la libertà più grande e sacra di chi scrive consiste nel non svendere il proprio diritto a dire la verità pur di essere accettato.

A cura di Menda Vreto per Cavaliere News

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Cultura

La poesia di Llesh Gjoka e l’eco dell’anima: i versi di «Attesa» nella traduzione di Angela Kosta

La poesia di Llesh Gjoka e l’eco dell’anima: i versi di «Attesa» nella traduzione di Angela Kosta 👇

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Llesh Gjoka

Letteratura – La voce poetica dei Balcani torna a dialogare con la sensibilità contemporanea attraverso l’opera di Llesh Gjoka, una delle figure più sincere e rappresentative della lirica albanese odierna. Nato il 6 febbraio 1957 a Kaçinar, nella suggestiva regione di Lezhë, Gjoka incarna quella nobile tradizione di maestri-poeti che hanno dedicato l’intera esistenza all’educazione delle giovani generazioni e alla custodia della parola letteraria. Un cammino umano e intellettuale che oggi, grazie alla raffinata opera di traduzione della poetessa e saggista Angela Kosta, varca i confini geografici per farsi conoscere sul territorio italiano e internazionale.

Dopo aver frequentato il rinomato liceo «Hydajet Lezha», Gjoka ha perfezionato la propria formazione presso l’Istituto Pedagogico Superiore di Scutari, specializzandosi nell’insegnamento per la scuola primaria. Per decenni ha operato tra i banchi di scuola della sua terra d’origine, trasmettendo a migliaia di studenti l’amore per la lingua, per il rispetto civile e per la bellezza dei versi. Ma la vocazione per la poesia non è mai stata un esercizio accademico o un passatempo marginale: fin dagli anni giovanili, i suoi scritti hanno animato le pagine delle più autorevoli riviste e testate culturali albanesi, come Jeta e Re, Zëri i Rinisë, Mësuesi, Pionieri, Horizonti e, in tempi più recenti, il giornale Lisalba.

Il riconoscimento della sua maturità stilistica è giunto con la pubblicazione delle sue due intense sillogi: Il silenzio del fiume (marzo 2022) e I segni del crepuscolo (giugno 2023). Opere che testimoniano una straordinaria continuità creativa e una capacità rara di scandagliare le inquietudini universali dell’uomo. Oggi, felicemente in pensione, Gjoka continua a essere un punto di riferimento vivo e attivo nel dialogo interculturale e poetico, pubblicando regolarmente contributi che toccano le corde più profonde del cuore.

«Attesa»: il tempo piromane e le ferite del cuore aperto

Nella lirica Attesa, tradotta con maestria in lingua italiana da Angela Kosta, Llesh Gjoka affronta uno dei nodi esistenziali più laceranti: la condizione dell’essere umano sospeso tra ciò che è andato perduto e la speranza tenace di un riscatto luminoso. Il tempo non è un fiume che scorre placido, ma un «pendolo vibrante» e persino un «piromane» che lascia dietro di sé cenere e trofei infranti.

La carne porta i lividi e i segni delle ferite inferte dalla vita e dagli amori consumati, mentre i giorni «galoppano senza briglie» lasciando l’anima nuda di fronte al nulla. Eppure, proprio nel momento in cui l’oscurità sembra prendere il sopravvento, il poeta scorge nel disegno dell’alba l’arrivo dell’uccello messaggero dei sogni, simbolo eterno di resurrezione e salvezza interiore.

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Tutte le poesie – Giuseppe Ungaretti

I capolavori lirici sull’attesa, la memoria e il dolore dell’animo umano che hanno rivoluzionato per sempre il linguaggio poetico moderno.

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Il testo della poesia «Attesa»

E tu aspetti qualcos’altro:
un ricordo dolente,
un grido che risuona tra le costole,
proiettato verso il lungo cammino,
sul pendolo vibrante del tempo,
tra le luci blu che adornano la finestra,
mentre fasci le ferite lasciate
dal cuore spalancato:
lividi gonfi nella carne.

E tu aspetti qualcos’altro,
qualcosa di luminoso, come i neon,
per illuminare i misteri di un amore
che ha lasciato dietro di sé soltanto cenere,
quando tutto è niente e nulla
in questa vita nichilista,
progenie di un fantasma.

Tu aspetti, bruciando,
ardendo per ciò che ha lasciato
il tempo piromane,
raccogliendo frammenti di trofei infranti,
ricomponendo i pezzi disseminati nei giorni
che galopparono senza briglie.

Aspetti, aspetti…
qualcos’altro che verrà
dalla grafomania delle nuvole massacrate,
nel disegno dell’alba:
l’uccello, messaggero dei sogni,
che vive da qualche parte.

La traduzione accurata e vibrante di Angela Kosta riesce a restituire intatta la musicalità austera del verso albanese, regalando ai lettori un’opera di rara intensità emotiva, capace di unire memorie personali e risonanze collettive nel segno della grande poesia.

A cura di Angela Kosta per Cavaliere News

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Cultura

Cave, fornaci e fiumi di risorgiva a Casa dei Carraresi: Treviso riscopre l’archeologia industriale e il paesaggio con Mauro Scroccaro

A Casa dei Carraresi a Treviso torna la rassegna «I Giovedì della cultura»: un viaggio inedito tra 67 siti di archeologia industriale, fiumi di risorgiva e rinascita ambientale con lo storico Mauro Scroccaro e i fotografi Giorgio Bombieri ed Elisabetta Alongi 👇

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Locandina evento Treviso

Treviso – Il profilo della pianura veneta è un palinsesto complesso in cui l’acqua limpida delle risorgive si è fusa per generazioni con il sudore dei lavoratori della terra, con il fuoco delle ciminiere e con la fatica delle estrazioni. Giovedì 29 ottobre 2026, alle ore 18:00, lo storico e suggestivo complesso di Casa dei Carraresi a Treviso accoglierà il pubblico per una conferenza di straordinario valore documentario e antropologico: «Cave, fornaci e fornaciai tra i fiumi di risorgiva». L’incontro costituisce uno dei momenti di punta della prestigiosa rassegna I Giovedì della cultura, giunta al ragguardevole traguardo dei 219 appuntamenti settimanali dal suo avvio nel 2019, confermandosi come un presidio insostituibile per la narrazione, la memoria e la valorizzazione del territorio veneto.

Al centro del dibattito vi sarà la presentazione del nuovo saggio, fresco di pubblicazione, curato dallo storico dell’età contemporanea Mauro Scroccaro insieme ai maestri dell’obiettivo Giorgio Bombieri ed Elisabetta Laura Alongi. Un lavoro corale di ricerca sul campo, condotto in stretta sinergia con l’associazione Veneto Fotografia APS, che ha consentito di mappare, esplorare e immortalare ben 67 siti tra province e corsi d’acqua, restituendo un atlante storico, geografico ed estetico di una civiltà materiale che ha plasmato l’orizzonte e l’identità delle nostre comunità.

Dall’argilla alla ghiaia: secoli di trasformazione del suolo veneto

Il Veneto è universalmente celebrato come la terra delle risorgive, di una fitta maglia di fiumi di falda, mulini ad acqua, rogge e canalizzazioni che hanno garantito per millenni la fertilità e la ricchezza agricola. Tuttavia, accanto a questa vocazione rurale, è esistita un’industria estrattiva e manifatturiera che ha inciso in profondità la morfologia del suolo. In virtù della specifica stratigrafia geologica della pianura trevigiana e veneziana, le attività estrattive si sono storicamente articolate su due filoni complementari: l’escavazione dell’argilla e quella dei sedimenti alluvionali ghiaiosi.

I bacini d’argilla e le connesse fornaci per laterizi vantano una storia plurisecolare, che affonda le proprie radici nel Medioevo e nella Repubblica di Venezia, fornendo per secoli i mattoni con cui sono stati edificati palazzi nobiliari, campanili e cascine contadine; una realtà oggi quasi del tutto estinta e sostituita dall’automazione industriale. Al contrario, le cave di ghiaia, nate in epoca più recente e strettamente legate al boom edilizio e infrastrutturale del dopoguerra, caratterizzano ancora ampie porzioni della Marca Trevigiana, testimoniando la continua dialettica tra sviluppo antropico e tutela delle risorse naturali.

CONSIGLIATO DALLA REDAZIONE
STORIA & TERRITORIO

I forti di Venezia. I luoghi del sistema difensivo veneziano – Mauro Scroccaro

Un viaggio documentato e appassionante alla scoperta dell’architettura militare, delle fortificazioni e dei presidi storici della laguna e della terraferma veneta.

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Dalle ferite del degrado alle oasi ecologiche protette di Rete Natura 2000

Il destino di queste voragini scavate nel grembo della pianura è stato quanto mai eterogeneo e riflette l’evoluzione culturale del nostro rapporto con la natura. In molti casi le vecchie cave sono state semplicemente ricolmate e restituite all’uso agricolo originario; in epoche più remote, caratterizzate da una scarsa sensibilità ecologica, alcune di esse finirono tragicamente declassate a discariche incontrollate. Negli ultimi decenni, però, la consapevolezza collettiva ha compiuto un salto di qualità decisivo: grazie a progetti illuminati di bonifica e ripristino morfologico, numerosi ex siti estrattivi si sono trasformati in veri e propri santuari di biodiversità.

Un processo virtuoso di tutela del paesaggio e rigenerazione ambientale che ha consentito a diverse aree di ottenere il prestigioso riconoscimento europeo di Siti di Interesse Comunitario (SIC) all’interno della rete ecologica «Natura 2000». Qui la flora ripariale, i canneti e le specie avifaunistiche stanziali e migratorie hanno trovato habitat ideali. Altrove, gli invasi sono divenuti parchi pubblici, specchi d’acqua per lo svago e percorsi ciclopedonali, fungendo al contempo da indispensabili bacini di fitodepurazione naturale capaci di filtrare e depurare le acque purissime di risorgiva che continuano ad alimentare il reticolo idrografico regionale.

Gli autori: la ricerca archivistica e lo sguardo poetico della fotografia sociale

La forza del volume e della conferenza di Treviso risiede nell’eccezionale autorevolezza delle competenze messe in campo. Mauro Scroccaro, laureato in Storia contemporanea all’Università Ca’ Foscari di Venezia, è una delle figure di riferimento per lo studio dell’architettura militare e dell’archeologia territoriale veneta. Per oltre un ventennio protagonista del volontariato culturale per il recupero del sistema dei Forti del Campo Trincerato di Mestre e collaboratore storico della Marco Polo System g.e.i.e., Scroccaro ha firmato pietre miliari della storiografia locale, tra cui I forti di Venezia (Mattioli 1885), Dalle torri ai forti e approfondite indagini sulla Grande Guerra nella terraferma veneziana.

Accanto alla solida intelaiatura storica, l’opera si nutre degli scatti d’autore di Giorgio Bombieri ed Elisabetta Laura Alongi. Bombieri, fotografo e grafico presso il Comune di Venezia, vanta un lungo percorso nella fotografia sociale e documentaria maturato all’interno di ospedali psichiatrici, carceri e asili notturni lagunari. Autore di volumi premiati come Territori lenti (Premio PAYSMED per la comunicazione del paesaggio con l’Istituzione Parco Laguna) e di indagini sul tema dell’accoglienza, Bombieri sa cogliere con empatia il respiro dell’ambiente e le tracce dell’umano. Al suo fianco, Elisabetta Laura Alongi, architetto di formazione e colonna di Veneto Fotografia APS, perfezionatasi sotto la guida di maestri internazionali quali Marc De Tollenaere, Colin Dutton e Arcangelo Piai, porta in dote una rara sensibilità geometrica e compositiva, già apprezzata in prestigiose esposizioni collettive come Sui confini al Museo Santa Caterina e Human Nature a Palazzo dei Trecento.

Sostenuta con convinzione da Banca delle Terre Venete (Gruppo BCC Iccrea), la conferenza di Casa dei Carraresi si preannuncia come un’occasione imperdibile per studiosi, appassionati di fotografia e cittadini desiderosi di riscoprire le radici invisibili del Veneto moderno, ricordando che ogni mattone delle nostre case porta con sé la memoria millenaria di una cava e la limpidezza silenziosa di un fiume di risorgiva.

Riproduzione riservata – Cavaliere News

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Cultura

Firenze riscopre Platone e Leonardo: nella Sala del Pegaso torna «La Bellezza Ideale» dell’Accademia Neoplatonica

Firenze riscopre Platone e Leonardo: nella Sala del Pegaso torna «La Bellezza Ideale» dell’Accademia Neoplatonica 👇

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Locandina evento Firenze

Firenze – La culla del Rinascimento si prepara a riannodare i fili d’oro con la stagione più luminosa del pensiero umanistico occidentale. Sabato 7 novembre 2026, a partire dalle ore 9:00, la prestigiosa Sala del Pegaso di Palazzo Strozzi Sacrati, sede della Presidenza della Regione Toscana, farà da cornice a «La Bellezza Ideale». Una giornata di altissimo profilo scientifico, filosofico e artistico interamente dedicata alla riscoperta dell’Accademia Neoplatonica fondata da Marsilio Ficino e promossa da Lorenzo il Magnifico, rievocando la storica tradizione che vedeva la corte medicea riunirsi ogni anno all’inizio di novembre per celebrare la memoria e la filosofia immortale di Platone.

L’evento rappresenta un momento di straordinario respiro intellettuale per studiosi e appassionati del nostro territorio, offrendo una preziosa occasione di confronto sul ruolo fondante della Bellezza intesa non come mero canone estetico esteriore, ma come supremo strumento di conoscenza e armonia universale.

Il ritorno dell’Accademia Neoplatonica e l’eredità di Lorenzo il Magnifico

Nella visione che rese Firenze il laboratorio intellettuale più fervido e invidiato d’Europa, la Bellezza rappresentava il ponte divino attraverso cui l’uomo poteva avvicinarsi alla verità, decifrare l’architettura del cosmo e ritrovare la propria nobiltà spirituale. Come evidenziato nelle linee guida del progetto culturale fiorentino, la giornata del 7 novembre intende riattualizzare quella lezione fondativa: la grazia visiva, le proporzioni matematiche e l’ispirazione poetica erano considerate manifestazioni di un’unica energia cosmica capace di riscattare la condizione umana dalla brutalità del quotidiano.

La manifestazione riunirà docenti universitari, ricercatori, storici dell’arte e rappresentanti delle principali istituzioni culturali per ripercorrere l’epopea della signoria dei Medici. Fu proprio Lorenzo il Magnifico a istituire il rito del convito filosofico dedicato a Platone nella villa di Careggi, trasformando la riflessione umanistica in un modello di governo illuminato che seppe attrarre i più grandi ingegni dell’epoca, da Poliziano a Pico della Mirandola, da Botticelli fino al giovane Michelangelo.

CONSIGLIATO DALLA REDAZIONE
RINASCIMENTO & GENIO

Leonardo da Vinci – Walter Isaacson

La monumentale biografia bestseller edita da Mondadori: l’intreccio geniale tra pittura, anatomia, scienza e filosofia che ha reso il maestro di Vinci il simbolo universale della Bellezza.

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Gli inediti leonardiani e il facsimile del Codice di Madrid

Tra i momenti più attesi dell’intensa mattinata figurano gli interventi dedicati alle più recenti ricerche d’archivio sul genio poliedrico di Leonardo da Vinci. In un ideale passaggio di testimone tra l’Accademia platonica e la sperimentazione scientifica diretta, studiosi di chiara fama presenteranno la preziosa riproduzione in facsimile del celebre Codice di Madrid, capolavoro grafico e manoscritto che custodisce studi rivoluzionari di meccanica, idraulica, geometria e fusione del bronzo.

La conferenza dedicherà inoltre un ampio focus alla storia delle Ville Medicee, dichiarate patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO, intese non solo come residenze di svago nobiliare ma come veri e propri centri di potere culturale e armonizzazione paesaggistica. A completare il quadro sarà il dialogo contemporaneo promosso dal Club UNESCO di Firenze, impegnato a tradurre l’eredità rinascimentale in strumenti educativi concreti per affrontare le complessità della transizione ecologica e digitale odierna.

Modalità di partecipazione e prenotazioni obbligatorie

In un’epoca segnata da continue frammentazioni e dal disincanto della tecnica, l’appuntamento fiorentino intende dimostrare come l’ideale umanistico della Bellezza conservi una straordinaria forza rigenerativa. Rimettere al centro il pensiero di Platone, l’equilibrio mediceo e la curiosità universale di Leonardo significa offrire alla società civile una bussola etica irrinunciabile per orientare il futuro.

L’accesso alla giornata di studi è completamente gratuito, ma per ragioni di capienza della Sala del Pegaso i posti sono strettamente limitati. Per partecipare è obbligatorio accreditarsi preventivamente inviando un’email all’indirizzo info@progettoleonardo500.org oppure tramite messaggio WhatsApp al recapito 388 8274551.

A cura della Redazione Cultura e Storia di Cavaliere News

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