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Cronaca

ONDA DI SACRILEGI A ROMA: NUOVA CHIESA PROFANATA CON FECI E OLIO SANTO. L’ALLARME DELL’ESORCISTA: “NON È VANDALISMO, È SCONTRO DI CIVILTÀ”

Roma sotto shock: nuova profanazione in chiesa con olio santo rovesciato e feci sull’altare. L’esorcista lancia l’allarme: “Non è vandalismo, è scontro di civiltà”.
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Redazione-  Roma è nuovamente scossa da un atto di profanazione che ha colpito la parrocchia San Paolo della Croce, in via Poggio Verde, nella zona Portuense. Un nuovo, scioccante episodio che si aggiunge a una serie preoccupante di atti simili che hanno scosso la capitale negli ultimi mesi, sollevando interrogativi profondi sulla natura di questi gesti e sulle loro implicazioni.

L’irruzione, avvenuta nel pomeriggio di ieri, ha lasciato dietro di sé uno scenario di degrado e offesa. Secondo quanto appreso dall’Adnkronos, quattro individui si sono intrufolati nella chiesa con l’intento di mettere a segno un piano di oltraggio al luogo di culto. Le loro azioni sono state precise e cariche di simbolismo di disprezzo: l’olio santo, simbolo di consacrazione e benedizione, è stato rovesciato a terra; la tovaglia dell’altare, sacra e intoccabile, è stata imbrattata con un pennarello; sul pavimento sono state ritrovate feci e un’immagine della Madonna è stata danneggiata. Un quadro completo di un attacco deliberato alla fede e ai suoi simboli più cari.

Il tentativo di portare a termine l’intero piano è stato interrotto dall’intervento provvidenziale del viceparroco. Allertato da rumori sospetti provenienti dall’interno della chiesa, il sacerdote ha fatto irruzione, mettendo in fuga i profanatori. Immediatamente allertate, le forze dell’ordine sono intervenute. Sul posto, gli agenti della Polizia Scientifica hanno avviato un’indagine approfondita per raccogliere prove e identificare i responsabili. Per consentire i rilievi senza ostacoli, la chiesa è stata temporaneamente chiusa al pubblico, un segno tangibile della gravità dell’accaduto.

Questo non è un episodio isolato. La memoria corre ai fatti dello scorso settembre, quando feci furono lanciate contro gli affreschi della maestosa Basilica di Santa Maria degli Angeli. Due mesi dopo, un altro episodio analogo: ritrovamenti di deiezioni sull’altare della parrocchia San Nicola di Bari a Ostia. Una successione di eventi che disegna una preoccupante escalation di atti sacrileghi, che molti faticano a classificare come semplice vandalismo.

Tra le voci che si levano con forza per decifrare questi avvenimenti c’è quella del teologo esorcista padre Giacobbe Elia. Intervistato dall’Adnkronos, padre Elia non usa mezzi termini: “Non è un fatto casuale. Siamo di fronte a un atto premeditato, evidentemente voluto.” Il teologo esclude categoricamente l’ipotesi di una bravata di giovanissimi, sottolineando la natura intenzionale e profonda dei gesti. “I ragazzini possono fare una bravata – spiega – ma non si va in chiesa per soddisfare il desiderio di trasgressione. Queste cose, come quando in Vaticano un uomo fece irruzione nella Basilica di San Pietro e urinò sull’altare, non sono un raptus, se vogliamo essere onesti.”

Per padre Elia, la molteplicità degli atti – l’olio rovesciato, l’immagine danneggiata, le feci – non è casuale, ma è un attacco diretto e simbolico. “L’essersi espressi in più modi, rovesciando l’olio, danneggiando un quadro della Madonna e defecando in terra, è un atto verso Gesù e la nostra religione.” La sua analisi si spinge oltre la mera criminalità, toccando corde più profonde. “Mi preoccupano molto casi del genere, evidentemente siamo di fronte a uno scontro di civiltà che, sebbene in molti non vogliano vedere, è in atto.”

Il teologo esorcista avverte che quando si muovono dei processi storici, questi “vanno avanti per forza propria, al di là della consapevolezza di chi vi assiste.” Lamenta una mancanza di comprensione e decodificazione del tempo presente: “È il tempo che scorre e noi non lo decodifichiamo, non lo comprendiamo.” E conclude con una citazione di Sant’Agostino che invita alla riflessione: “Quando ci lamentiamo dei tempi, in realtà siamo noi a rendere brutti quei tempi.”

Mentre le indagini della Polizia Scientifica proseguono per identificare i responsabili di questo ennesimo atto di profanazione, la comunità religiosa e l’opinione pubblica rimangono scosse, interrogandosi sul significato e sulle radici di una violenza simbolica che sembra voler minare le fondamenta della fede e della convivenza civile a Roma.

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Cronaca

PAURA TRA I CAMPI: AGRICOLTORE MORSO DA UNA VIPERA, CORSA CONTRO IL TEMPO E RICOVERO IN RIANIMAZIONE

Morso da una vipera nelle campagne di Montecilfone: un 60enne corre in farmacia, ma scopre che il siero si somministra solo in ospedale. Ora è fuori pericolo.
#Montecilfone #Cronaca #Vipera #Salute #Emergenza

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Redazione-   La tranquillità di una giornata di lavoro tra le campagne di Montecilfone si è trasformata in un incubo improvviso per un agricoltore di 60 anni. L’uomo, impegnato nelle consuete attività agricole, è stato vittima di un incontro ravvicinato con una vipera che, sentendosi minacciata, lo ha morso inaspettatamente. Quello che inizialmente poteva sembrare solo un incidente di percorso si è rivelato in pochi minuti una corsa disperata verso la sopravvivenza.

Avvertendo il dolore acuto e i primi sintomi del veleno che iniziava ad agire, l’agricoltore non ha perso la lucidità: ha abbandonato immediatamente gli attrezzi ed è risalito sul proprio mezzo per raggiungere il centro abitato. Guidato dall’istinto di chi cerca una soluzione rapida, l’uomo si è diretto dritto verso la farmacia del paese, convinto di poter reperire lì il siero antivipera.

È qui che si è consumato un momento di forte confusione. Una volta arrivato in farmacia, l’uomo ha dovuto fare i conti con una realtà normativa che in molti ignorano: il siero antivipera non è più un farmaco reperibile nelle farmacie territoriali. Da anni, infatti, le severe disposizioni ministeriali hanno rimosso il prodotto dai banchi delle farmacie al pubblico. La ragione è di natura precauzionale: la somministrazione dell’antidoto comporta un rischio elevato di shock anafilattico e gravi reazioni allergiche che possono risultare fatali senza la necessaria strumentazione rianimatoria. Il siero, pertanto, deve essere iniettato esclusivamente in ambiente ospedaliero, sotto l’occhio vigile di medici pronti a intervenire in emergenza.

Compresa la gravità della situazione, il personale della farmacia ha agito con tempestività, allertando immediatamente il 118. In pochi istanti, un’ambulanza è giunta sul posto per prestare i primi soccorsi, stabilizzare il paziente e trasferirlo d’urgenza presso l’ospedale “San Timoteo” di Termoli.

Una volta raggiunto il nosocomio termolese, il sessantenne è stato preso in carico dall’équipe medica, che ha provveduto alla somministrazione del siero salvavita. Dopo le cure iniziali, l’uomo è stato trasferito nel reparto di Rianimazione per un monitoraggio costante delle sue condizioni cliniche. Secondo quanto appreso, il paziente è fortunatamente fuori pericolo, ma i medici hanno preferito mantenere alta la soglia di attenzione per escludere complicazioni sistemiche legate all’azione del veleno.

L’episodio accende inevitabilmente i riflettori sulla pericolosità delle vipere, specie nei mesi caldi, quando il rettile è più attivo. Gli esperti raccomandano di non tentare mai il “fai da te” in caso di morso: non incidere la ferita, non cercare di succhiare il veleno e, soprattutto, evitare di perdere tempo cercando antidoti non autorizzati. La regola d’oro resta quella di mantenere la calma, limitare il movimento dell’arto colpito — per rallentare la diffusione del veleno — e chiamare immediatamente i soccorsi sanitari. Per l’agricoltore di Montecilfone, grazie alla rapidità dei soccorsi e alla competenza dei professionisti del “San Timoteo”, il peggio sembra ormai alle spalle.

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OLTRE IL MORSO: GUIDA ESSENZIALE ALLA SICUREZZA CONTRO LE VIPERE QUESTA PRIMAVERA

Il morso di vipera fa paura, ma è raro e la mortalità è bassa! L’importante è sapere come prevenire e cosa fare subito. Scopri i consigli vitali del Dottor Barelli per goderti la natura in sicurezza questa primavera. #Vipera #SicurezzaInMontagna #PrimoSoccorso #NaturaConsapevole

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Redazione-  Mentre la primavera ci invita a esplorare sentieri e boschi, la natura si risveglia in tutta la sua bellezza, ma anche con le sue insidie. Tra queste, il morso della vipera, un evento raro ma potenzialmente preoccupante, torna a essere un tema di attualità. “Il morso della vipera è molto doloroso e dopo poco tempo la pelle diventa rossa con chiazze bluastre cianotiche,” avverte il Dottor Alessandro Barelli, medico, tossicologo e anestesista-rianimatore, già professore aggregato all’Università del Sacro Cuore, che ci guida attraverso le regole fondamentali per prevenire e gestire un tale incontro.

Nonostante l’allarme che possa suscitare, è fondamentale mantenere la calma. Come sottolinea il Dottor Barelli, il pericolo, pur non essendo mai pari a zero, è estremamente contenuto: in Italia, la mortalità da morso di vipera si aggira intorno allo 0,1-0,2%, traducendosi in una persona ogni dieci anni, a fronte di circa cento morsi annui. L’obiettivo non è quindi generare paura, ma promuovere una consapevolezza informata.

Distinguere l’Amico dal Nemico Invisibile

In Italia, non tutte le serpi sono velenose. Esiste la famiglia dei colubridi, completamente innocua e priva di apparato velenifero. Il problema, come spiega l’esperto, è che “sono due serpenti abbastanza diversi, però è impossibile riconoscerli nell’ambiente naturale se sono in movimento.” Questa indistinguibilità rende ancora più cruciale adottare comportamenti preventivi.

Prevenire è la Migliore Difesa: Cosa NON fare

La prevenzione si basa su poche, semplici ma efficaci regole dettate dal buon senso:

  • Abbigliamento Adeguato: Evitate di avventurarvi in campagna, montagna o sentieri con calzature leggere come ciabatte o sandali. Stivali o scarponcini robusti e pantaloni lunghi sono la scelta migliore.
  • Mani al Sicuro: Non infilate mai le mani nude nell’erba alta, sotto rocce o in cespugli fitti. Le vipere amano nascondersi in questi luoghi. Utilizzate un bastone per sondare il terreno o spostare ostacoli.

Riconoscere il Morso: Sintomi Inequivocabili

In caso di morso, i sintomi sono piuttosto evidenti e rapidi. Il dolore è immediato e acuto. “Dopo poco tempo, per esempio, la mano diventa rossa con chiazze bluastre cianotiche, ecchimosi,” descrive il Dottor Barelli. Questa lesione, caratterizzata da gonfiore e cambiamenti di colore, è un segnale distintivo di un morso velenoso. È importante notare che i due segni dei denti, spesso associati al morso di vipera, non sono un indicatore certo, poiché anche i colubridi possono lasciare segni simili.

Comportamento Dopo il Morso: La Calm e la Prontezza

Se sfortunatamente si verifica un morso, agire correttamente è vitale:

  1. Chiamare i Soccorsi: La prima e più importante cosa da fare è chiamare immediatamente il numero unico di emergenza 112.
  2. Mantenere la Calma: La paura e il dolore attivano il sistema dell’adrenalina, che favorisce una più rapida diffusione del veleno. La vittima deve rimanere il più immobile e tranquilla possibile.
  3. Immobilizzare l’Arto: L’arto colpito va immobilizzato con delle stecche, anche improvvisate, e una benda, senza stringere eccessivamente.
  4. Trasporto al Pronto Soccorso: Nell’attesa dell’ambulanza, se possibile, la vittima può essere trasportata con un mezzo proprio al pronto soccorso più vicino, purché non si muova autonomamente.
  5. Alleviare il Dolore e Idratazione: Per contrastare il dolore e l’agitazione, si può somministrare del paracetamolo o del diazepam in gocce. È utile anche idratare la vittima, facendola bere acqua. Il siero anti-vipera, se necessario, è un farmaco salvavita che viene somministrato esclusivamente in ambiente ospedaliero.

Miti da Sfatare: Cosa NON fare Assolutamente

Esistono pratiche comuni ma errate e pericolose da evitare categoricamente:

  • NO al Laccio: “Applicare un laccio o un legaccio alla radice dell’arto è assolutamente sbagliato: rompe la circolazione venosa e arteriosa ma non quella linfatica, che è la via attraverso la quale il veleno si trasmette,” spiega il Dottor Barelli. Questa pratica può causare gravi danni all’arto senza bloccare il veleno.
  • NO a Incisioni o Suzione: Non incidere la zona del morso e non tentare di succhiare il veleno. Sono azioni completamente inutili e, in alcuni casi, addirittura pericolose, potendo introdurre infezioni.

In sintesi, la chiave per godere delle bellezze naturali senza paure inutili è la prevenzione, la conoscenza dei sintomi e la reazione calma e corretta in caso di emergenza. “Questo però,” conclude il Dottor Barelli, “non ti esime a seguire tutte le regole che ti ho esposto.” Essere preparati significa essere sicuri.

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SAN GIOVANNI ROTONDO – PAPA LEONE XIV COMMISSARIA L’OSPEDALE DI PADRE PIO, LA CASA SOLLIEVO DELLA SOFFERENZA, BUCO DA OLTRE 220 MILIOMI

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Redazione-  Papa Leone XIV interviene sulla crisi di Casa Sollievo della Sofferenza, il grande ospedale fondato da San Pio da Pietrelcina a San Giovanni Rotondo (Foggia), travolto da una situazione finanziaria sempre più pesante. Il Pontefice ha firmato un chirografo con cui istituisce una Commissione di indirizzo e vigilanza sulla Fondazione, chiamata a gestire il rilancio della struttura e ad affrontare una voragine di bilancio che, a fine 2024, avrebbe superato, secondo indiscrezioni stampa, i 220 milioni di euro tra crediti verso la Regione Puglia e debiti con fornitori e lavoratori.Una decisione questa che arriva dopo settimane di tensioni interne e proteste sindacali. Due settimane fa le sigle dei lavoratori hanno, infatti, depositato i decreti ingiuntivi per recuperare le somme spettanti ai dipendenti, avviando le vie legali contro la Fondazione nonostante il confronto dello scorso 5 maggio con il cardinale Pietro Parolin.Già lo scorso anno Milano Finanza aveva messo in evidenza la zavorra degli ospedali nei bilanci del Vaticano. Qualche mese fa, nel mese di marzo, la trasmissione Far West, su Rai 3, aveva risollevato il tema parlando di «una storia di debiti milionari, 250 milioni complessivi, buste paga gonfiate e clientelismi. Una storia di soldi spariti nell’ospedale del santo».Attraverso un Chirografo, ovvero un documento scritto e firmato di suo pugno, Leone XIV ha deciso di istituire una «Commissione di Indirizzo e Vigilanza» sulla Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondodi fatto, un commissariamento. Fondato da Padre Pio, che pose la prima pietra il 16 maggio 1947, l’ospedale è cresciuto fino a divenire uno dei più grandi del Sud, con 756 posti letto e 2700 dipendenti. Da tempo naviga però in cattive acque, i bilanci non sono pubblici ma si è arrivati a parlare di debiti intorno ai 250 milioni.Così il Papa ha deciso di vederci chiaro e prendere in mano direttamente la situazione. La missione della Chiesa, scrive, si trova di fronte alla «sfida del rinnovamento continuo, in particolare in quei settori, come l’assistenza sanitaria e la cura degli infermi, che richiedono importanti investimenti e una prudente gestione degli stessi». L’ospedale è di proprietà della Santa Sede, la Fondazione che governa la Casa vi fa già riferimento. Ma ora la Commissione voluta da Prevost avrà in sostanza pieni poteri e risponderà direttamente e solo al pontefice.

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