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L’EMICRANIA NEI GIOVANI: DALLA PREDISPOSIZIONE AL BENESSERE QUOTIDIANO. INTERVISTA ALLA DOTT.SSA ADELIA LUCATTINI, ORDINARIO DELLA SOCIETÀ PSICOANALITICA ITALIANA

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L’EMICRANIA NEI GIOVANI: DALLA PREDISPOSIZIONE AL BENESSERE QUOTIDIANO. INTERVISTA ALLA DOTT.SSA ADELIA LUCATTINI, ORDINARIO DELLA SOCIETÀ PSICOANALITICA ITALIANA

Redazione-  L’emicrania giovanile spesso considerata un sintomo passeggero legato allo stress, affonda, in realtà, le sue radici in una fitta rete di cause in cui s’incontrano fattori genetici, fattori ambientali e caratteristiche psicologiche specifiche. Oggi, infatti, i giovani sono sottoposti a una maggiore pressione prestazionale e sociale che scatena gli attacchi emicranici.

La scuola, le aspettative sul futuro, ma anche l’iperstimolazione da dispositivi digitali e l’alterazione del ritmo sonno-veglia, possiamo riconoscere che sono senz’altro, i trigger “emotivi” e “sociali” più comuni,  pertanto, avere un corretto stile di vita: dormire bene, evitare alcolici, tutte le sostanze stupefacenti, il fumo di sigaretta curare l’alimentazione e praticare sport regolarmente è fondamentale. Ne parliamo al riguardo,  in questa intervista con Adelia, Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana e dell’International Psychoanalytical Association, Esperta di bambini e adolescenti.

Lucattini: “L’emicrania nei giovani non può essere curata guardando solo al sintomo fisico. Esiste una base biologica innegabile, una sorta di ‘iper-reattività’ del sistema nervoso centrale. Tuttavia, nei ragazzi il corpo parla un linguaggio speciale: il dolore fisico diventa spesso il teatro di un disagio emotivo o di una tensione psicologica che non trova le parole per essere espressa. L’attacco emicranico è, a tutti gli effetti, un cortocircuito tra mente e corpo.”

 

Dott.ssa Lucattini, in che modo è possibile distinguere un mal di testa legato allo stress psicologico o alla stanchezza da un sintomo che richiede invece, un approfondimento neurologico e psicologico specialistico?

 

La cefalea negli adolescenti non va mai banalizzata o sminuita. L’emicrania è una malattia neurologica cronica e recidivante, riconosciuta dalla classificazione internazionale delle cefalee, ICHD-3, e può interferire in modo importante con la vita scolastica, sociale, familiare e affettiva del ragazzo. In adolescenza il dolore non è soltanto un sintomo fisico: può diventare anche un modo attraverso cui il corpo esprime tensioni, sovraccarico emotivo, ansia, difficoltà nel processo di separazione dai genitori, conflitti non verbalizzati o una fatica a mentalizzare emozioni intense.

La prima cosa che i genitori devono fare è ascoltare l’adolescente e prendere sul serio il suo dolore, senza ridurlo a “stress”, “fissazione”, “esagerazione” o “una scusa per non andare a scuola”.

Allo stesso tempo, è importante non allarmarsi eccessivamente, perché molti mal di testa sono benigni, ma vanno compresi e inquadrati. Se gli episodi sono ricorrenti, intensi, associati a nausea, vomito, fotofobia, fonofobia, vertigini, disturbi visivi, assenze da scuola o uso frequente di analgesici, è necessario rivolgersi a uno specialista.

Dal punto di vista neurologico, è fondamentale distinguere tra cefalea tensiva, emicrania con o senza aura, cefalee secondarie e forme particolari che possono comparire in età evolutiva. La diagnosi resta prevalentemente clinica e deve considerare frequenza, durata, localizzazione del dolore, sintomi associati, familiarità, sonno, alimentazione, ciclo mestruale, uso di schermi, attività fisica, farmaci e carico scolastico. Una revisione sistematica del 2026 sulle linee guida per la gestione dell’emicrania negli adolescenti conferma il ruolo dell’ICHD-3 come riferimento diagnostico e sottolinea l’importanza di un approccio integrato, che includa terapia dell’attacco, prevenzione, educazione del paziente e correzione degli stili di vita (Cephalalgia, 2026)

 

Secondo la Sua esperienza, qual è l’età critica in cui l’emicrania tende a manifestarsi per la prima volta durante l’adolescenza e quali sono le principali ricadute psicologiche ed emotive sulla vita quotidiana dei ragazzi?

 

Nell’adolescenza, l’emicrania può manifestarsi o accentuarsi a partire dalla pubertà, con una maggiore evidenza tra i 12 e i 18 anni. In questa fase della vita diventa più frequente nelle ragazze, anche per l’influenza delle modificazioni ormonali e del ciclo mestruale, ma riguarda anche molti ragazzi. L’adolescenza è un periodo particolarmente delicato perché il cervello è ancora in maturazione, il corpo cambia rapidamente e il ragazzo deve affrontare nuove richieste scolastiche, relazionali, affettive e identitarie.

Dal punto di vista clinico, l’emicrania adolescenziale è una cefalea primaria caratterizzata da attacchi ricorrenti, spesso associati a nausea, fastidio per la luce e i rumori, bisogno di isolamento, stanchezza e riduzione del rendimento scolastico. Gli attacchi possono interferire con la frequenza a scuola, lo studio, lo sport, le uscite con i coetanei e la qualità del sonno. Quando il dolore diventa frequente, l’adolescente può iniziare ad anticipare con ansia la comparsa dell’attacco, limitando progressivamente le proprie attività.

Il mal di testa cronico può trasformarsi in un vero e proprio fattore di rischio per lo sviluppo di ansia e depressione nei ragazzi? E, in chiave psicoanalitica, esiste in particolare,  un legame bidirezionale tra il dolore fisico e la sofferenza emotiva?

 

Le ricadute psicologiche possono essere importanti. L’emicrania può favorire ansia, irritabilità, umore depresso, ritiro sociale, senso di “diversità” rispetto ai coetanei, paura di non essere creduti e difficoltà nel rapporto con il proprio corpo. La letteratura scientifica sottolinea che nei giovani con emicrania o cefalea ad alta frequenza le comorbidità psichiatriche hanno effetti negativi sulla gravità del dolore, sulla cronicizzazione, sulla qualità della vita, sul rendimento cognitivo e scolastico e sul benessere generale; gli autori raccomandano di valutare regolarmente sintomi psicologici, resilienza, funzioni esecutive e funzionamento scolastico.

Anche un solo episodio l’anno è traumatizzante, poiché improvviso e qualcosa che aggradisce dall’interno senza potersi difendere. Se però l’adolescente  ha uno o più attacchi alla settimana o un’emicrania cronica, le reazioni ansioso-depressive sono inevitabili. Il dolore fisico è traumatizzante di per sé, diminuisce le difese mentali, rende più fragili e vulnerabili. L’ansia e la depressione aumentano il dolore una volta che sia iniziato l’attacco emicranico e possono anche scatenarlo. L’emicrania in adolescenza può essere compresa anche come un segnale del rapporto complesso tra corpo, emozioni e identità. Il corpo adolescente diventa il luogo di trasformazioni intense, non sempre mentalizzabili. Il dolore può allora assumere il valore di una “parola del corpo”: non è un sintomo immaginario, ma una sofferenza reale che può esprimere anche tensioni emotive, difficoltà di separazione, conflitti familiari, paura di crescere, perfezionismo, pressioni scolastiche o sentimenti depressivi non ancora verbalizzati (Neurological Sciences, 2025).

Quali abitudini o fattori ambientali possono scatenare gli attacchi di mal di testa nei ragazzi e a quali segnali d’accompagnamento bisogna prestare attenzione?

Nell’adolescente, l’emicrania non si manifesta solo con il dolore alla testa, ma spesso con un insieme di sintomi neurologici, fisici ed emotivi. L’attacco può essere preceduto o accompagnato da fotofobia, cioè fastidio per la luce, e fonofobia, cioè intolleranza ai rumori. Luci al neon, schermi, palestre, cinema, feste, aule rumorose o ambienti molto affollati possono favorire o aggravare l’attacco.

Durante la crisi possono comparire nausea, vomito, pallore, vertigini, stanchezza intensa, bisogno di isolamento e difficoltà di concentrazione. In alcuni adolescenti sono presenti anche sintomi dell’aura, soprattutto visivi, come scintille, macchie luminose, linee a zig-zag o oscuramenti parziali del campo visivo. I principali fattori scatenanti a cui prestare attenzione sono: sonno irregolare, poche ore di riposo, abuso di schermi, stress scolastico, verifiche, conflitti familiari o con i coetanei, digiuno prolungato, disidratazione, sedentarietà, alcuni alimenti, cambiamenti ormonali e ciclo mestruale nelle ragazze. Anche l’uso troppo frequente di analgesici può peggiorare il problema e favorire una cefalea da abuso di farmaci.

Sul piano psicologico, l’emicrania può associarsi ad ansia, umore depresso, irritabilità, ritiro sociale e paura anticipatoria dell’attacco. L’adolescente può iniziare a evitare scuola, sport, uscite o situazioni rumorose per timore che il dolore ritorni. Da un punto di vista psicoanalitico, il corpo può diventare il luogo in cui si esprimono tensioni emotive non ancora elaborate: pressioni scolastiche, perfezionismo, difficoltà di separazione dai genitori, conflitti relazionali o vissuti depressivi.

Una ricerca sul Journal of Clinical Medicine (2025) conferma che nell’emicrania in età evolutiva i sintomi associati più frequenti includono nausea, vomito, fotofobia e fonofobia, e sottolinea il ruolo di sonno, stress, dieta, attività fisica, ambiente e comorbidità emotive nella gestione clinica del disturbo.

Secondo le Linee Guida internazionali, qual è l’iter più indicato per affrontare il problema?

 

Secondo le linee guida internazionali, negli adolescenti l’iter corretto parte da una diagnosi accurata: anamnesi dettagliata, descrizione degli attacchi, frequenza, durata, intensità, sintomi associati, familiarità, fattori scatenanti e impatto su scuola, sonno, sport e relazioni.

È poi necessario un esame neurologico completo per escludere segnali d’allarme, i cosiddetti red flags: esordio improvviso e violento, peggioramento rapido, cefalea notturna o al risveglio con vomito, deficit neurologici, febbre, trauma cranico, cambiamento recente del tipo di dolore. Gli esami strumentali, come la risonanza magnetica encefalo, non sono sempre necessari: vanno richiesti dallo specialista solo quando il quadro clinico è atipico o compaiono segnali sospetti.

Le linee guida raccomandano anche l’uso del diario della cefalea, da compilare per alcune settimane, annotando frequenza, durata, intensità, farmaci assunti, possibili fattori scatenanti, sonno, ciclo mestruale e impatto sulle attività quotidiane. Le linee guida NICE per le cefalee nei soggetti dai 12 anni in su indicano, quando si usa il diario, una registrazione di almeno 8 settimane.

Il trattamento deve essere personalizzato e multidimensionale: educazione dell’adolescente e della famiglia, regolarità del sonno, idratazione, pasti regolari, attività fisica, riduzione dell’abuso di schermi e gestione dello stress. Nelle crisi acute si usano farmaci sintomatici appropriati; nelle forme frequenti o disabilitanti può essere necessaria una terapia preventiva. Le linee guida AAN/AHS sulla prevenzione dell’emicrania negli adolescenti, riaffermate nel 2025, includono anche il ruolo dei fattori comportamentali e anche della psicoterapia dinamica nel percorso di cura.

Quanto è importante la psicoterapia nella gestione degli attacchi di emicrania?

 

La psicoterapia psicoanalitica è molto importante quando l’emicrania dell’adolescente non è solo episodica, ma interferisce con scuola, sonno, relazioni, sport e vita familiare. Non sostituisce la valutazione neurologica né la terapia farmacologica quando necessaria, ma le integra, aiutando il ragazzo a riconoscere i fattori emotivi che possono favorire o amplificare gli attacchi.

Dal punto di vista psicologico, l’emicrania non va considerata un dolore “psicologico” o immaginario: è un disturbo corporeo reale, ma in adolescenza il corpo è anche il luogo in cui possono esprimersi ansia, tensioni familiari, perfezionismo, paura del fallimento, conflitti di autonomia-dipendenza e vissuti depressivi. Il lavoro psicoterapeutico aiuta l’adolescente a dare parole al dolore, a comprendere i segnali del proprio corpo e a recuperare fiducia in sé.

La psicoterapia psicodinamica è necessaria quando l’emicrania si accompagna ad ansia, depressione, ritiro sociale, somatizzazioni, difficoltà scolastiche o conflitti familiari. Con gli adolescenti è spesso utile prevedere anche colloqui periodici con i genitori, non per colpevolizzarli, ma per aiutarli a comprendere il sintomo, ridurre l’allarme, sostenere l’autonomia del figlio e costruire strategie condivise di gestione delle crisi (Journal of Child Psychotherapy, 2024).

Quali consigli è possibile dare ai genitori?

 

-Ascoltare il dolore. Il mal di testa dell’adolescente non va banalizzato;

-Fare una diagnosi corretta. Se gli attacchi sono ricorrenti o intensi, serve una valutazione medica e neurologica;

-Tenere un diario del mal di testa. Annotare frequenza, durata, intensità, sonno, stress, ciclo mestruale, farmaci e possibili fattori scatenanti;

-Riconoscere i trigger. Attenzione al sonno irregolare, digiuno, disidratazione, schermi, rumore, luci intense e stress scolastico;

-Evitare l’automedicazione e il fai da te. Gli antidolorifici e farmaci specifici, vanno usati con criterio medico, per evitare abuso di farmaci;

-Avere un corretto stile di vita è fondamentale. Dormire bene, evitare alcolici, tutte le sostanze stupefacenti, il fumo di sigaretta: inoltre, curare l’alimentazione e praticare sport regolarmente.

-Curare anche l’aspetto emotivo. Ansia, depressione, perfezionismo e conflitti possono aumentare la frequenza degli attacchi;

-Valutare la psicoterapia dinamica. Aiuta l’adolescente a comprendere il rapporto tra corpo, dolore ed emozioni, e sostiene anche i genitori nella gestione delle crisi.

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Salute

Salute e Dieta Mediterranea, nasce l’Health and Nutrition International Observatory Euromed (HNIOEUROMED): il 30 ottobre a Bari la cerimonia inaugurale con il Presidente Antonio Pepe

Nasce l’Health and Nutrition International Observatory – Euromed (HNIOEUROMED): venerdì 30 ottobre a Villa Romanazzi Carducci a Bari la cerimonia inaugurale con il Presidente Dr. Antonio Pepe e il comitato scientifico 👇

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Salute e Dieta Mediterranea

Bari – Venerdì 30 ottobre 2026 alle ore 17:30, nella prestigiosa cornice di Villa Romanazzi Carducci in via Giuseppe Capruzzi 326 a Bari, si terrà la cerimonia inaugurale dell’Health and Nutrition International Observatory – Euromed (HNIOEUROMED), la nuova struttura internazionale dedicata alla tutela della salute, alla promozione della cultura alimentare mediterranea, alla salvaguardia dell’ambiente e allo sviluppo sociale nei Paesi europei e dell’area euromediterranea.

L’osservatorio guidato dal Presidente Dr. Antonio Pepe nasce come piattaforma tecnico-scientifica e culturale di alto profilo, capace di dialogare con gli organismi europei e internazionali per promuovere programmi di educazione sanitaria, monitoraggio della qualità agroalimentare e cooperazione tra i popoli, ponendosi al centro delle più avanzate strategie di salute, prevenzione e benessere.

HNIOEUROMED a Villa Romanazzi Carducci di Bari: la relazione del Presidente Antonio Pepe e di Marialuisa Roscino

L’HNIOEUROMED si propone come un presidio autorevole per la costruzione di un modello integrato di salute, sicurezza alimentare e sviluppo sostenibile, fondato sull’incontro tra la millenaria tradizione mediterranea e le più moderne competenze della ricerca scientifica.

Il programma ufficiale della cerimonia inaugurale di venerdì 30 ottobre a Bari si aprirà con l’introduzione ai lavori curata da Alfio Colavecchio, Consigliere del Presidente, seguita dai saluti istituzionali delle autorità civili e religiose.

Cuore dell’apertura sarà la relazione programmatica del Presidente dell’HNIOEUROMED, Dr. Antonio Pepe, affiancato dalla giornalista Marialuisa Roscino, responsabile della Direzione Comunicazione Internazionale dell’Osservatorio, in uno degli appuntamenti più rilevanti nel calendario degli eventi scientifici e istituzionali d’autunno.

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Dieta Mediterranea, prevenzione e sicurezza alimentare: gli interventi del comitato scientifico

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Sostenibilità ESG, formazione e nomina del Governatore HNIOEUROMED Italia

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La cerimonia di Villa Romanazzi Carducci si concluderà con l’atteso intervento del Presidente Nazionale per l’investitura ufficiale del Governatore HNIOEUROMED Italia e il conferimento degli incarichi direttivi per la Sede Italiana dell’Osservatorio.

A cura della Redazione Salute e Scienza di Cavaliere News

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Salute

Autunno: colori, ombre e gioia. Tra Malinconia, Trasformazione e Riscoperta di Sé. Intervista ad Adelia Lucattini della Psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e dell’International Psychoanalytical Association (IPA)

Lucattini: “Il susseguirsi delle stagioni ci ricorda che il cambiamento è una dimensione inevitabile della vita, accompagnata da emozioni diverse, talvolta contrastanti. Accogliere questi ritmi significa riconoscere che anche la nostra vita emotiva attraversa momenti di espansione, raccoglimento, malinconia e gioia”. Intervista di Marialuisa Roscino

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Autunno

Redazione-  L’autunno è da sempre una stagione di profondo passaggio. Se da un lato, il paesaggio si tinge delle sfumature calde e avvolgenti del foliage, dall’altro, il progressivo accorciarsi delle giornate e la riduzione della luce naturale invitano a un rallentamento, muovendo ad una vera e propria organizzazione interiore nel nostro mondo emotivo. Non si tratta quindi, come documentano gli studi scientifici, solo di un cambio del calendario o del clima, ma di un nuovo riassetto interiore legato proprio al cambiamento di stagione. Il rientro ai ritmi di studio e lavoro, la perdita della spensieratezza estiva e la necessità di riadattarsi alla routine possono risvegliare nostalgia, malinconia o un senso di stanchezza diffusa. Tuttavia, l’autunno possiede anche una straordinaria dimensione generativa. Come la natura si spoglia dell’inutile per prepararsi a nuova vita, così anche noi siamo chiamati ad accogliere le nostre “zone d’ombra”, trasformando la malinconia in uno spazio di ascolto, riflessione e ripartenza. Per comprendere meglio le dinamiche psicologiche legate a questa stagione e scoprire come viverla  al meglio, abbiamo intervistato Adelia Lucattini, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica italiana (IPA) e Full Member dell’International Psychoanalytical Association (IPA).

 

Dott.ssa Lucattini, l’arrivo dell’autunno porta con sé un’evidente trasformazione del paesaggio, ma anche una profonda e silenziosa riorganizzazione del nostro mondo interno. Le giornate che si accorciano e il calo della luce naturale ci confrontano con il tema del passaggio. Cosa accade, in particolare, quali sono le sfaccettature psicologiche dell’umore che caratterizzano questa stagione?

 

L’autunno è una stagione di transizione che coinvolge l’ organismo, la vita emotiva e il mondo interno. La progressiva diminuzione della luce naturale influenza i ritmi circadiani, il sonno e i meccanismi neurobiologici che regolano l’umore. Alcune persone possono avvertire maggiore stanchezza, difficoltà di concentrazione, irritabilità o un bisogno più intenso di riposo e raccoglimento.

L’autunno ci confronta con il tempo che passa, la separazione e la trasformazione. La malinconia stagionale non rappresenta necessariamente una sofferenza psicologica, ma può esprimere la difficoltà di lasciare andare ciò che finisce e, insieme, il desiderio di accogliere qualcosa di nuovo.

L’autunno possiede anche una dimensione vitale e creativa. Il rallentamento dei ritmi può favorire l’ascolto dei propri bisogni, il recupero dei ricordi e la rielaborazione delle esperienze. In termini psicoanalitici, quando la malinconia viene riconosciuta e pensata, può trasformarsi in un’occasione di crescita interiore. L’autunno ci ricorda, infine, che ogni cambiamento comporta anche nuove possibilità, accettare ciò che cambia senza viverlo come una perdita insuperabile permette di conservare dentro di sé ciò che è stato importante e di aprirsi a nuovi desideri ed esperienze (Chronobiology International, 2025).

 

Se da un lato, avvertiamo questo rallentamento, dall’altro, la natura autunnale ci regala la bellezza del foliage e piccoli ritrovi conviviali come la raccolta delle castagne. In che modo, questi elementi naturali possono aiutarci a ritrovare calma e buoni propositi?

La natura autunnale, con i suoi colori intensi, i profumi e i ritmi più lenti, offre un’occasione preziosa per ritrovare un contatto con noi stessi. La bellezza del foliage, ad esempio, suscita emozioni positive, meraviglia e un senso di armonia che possono contribuire ad attenuare le tensioni accumulate nella vita quotidiana. Camminare in un bosco, osservare il cambiamento delle foglie, ascoltare i suoni della natura permette di rallentare il flusso dei pensieri e di recuperare una dimensione di tranquillità, spesso sacrificata agli impegni e alla fretta.

Il paesaggio autunnale possiede anche un importante valore simbolico. Le foglie che cambiano colore e cadono dagli alberi ci ricordano che la trasformazione e la perdita fanno parte della vita, ma non coincidono necessariamente con la fine di qualcosa. La bellezza dell’autunno può aiutarci a trasformare la nostalgia in una disposizione più riflessiva e creativa, nella quale diventa possibile riconoscere nuovi desideri e formulare progetti per il futuro.

La convivialità autunnale permette di contrastare la tendenza all’isolamento che talvolta accompagna la malinconia stagionale. La presenza delle persone care, la condivisione di gesti semplici e il piacere di stare insieme rafforzano i legami affettivi e alimentano quel senso di fiducia che sostiene la capacità di affrontare le trasformazioni della vita. È proprio dall’incontro tra la dimensione contemplativa della natura e quella affettiva delle relazioni che possono nascere nuovi propositi. Non sempre per ripartire è necessario accelerare, talvolta è proprio rallentando che ritroviamo le energie emotive e la libertà interiore per cambiare (Frontiers in Psychology, 2025).

 

Considerando proprio gli aspetti visivi di questo cambio di stagione, in che modo la caduta delle foglie e la diminuzione della luce influiscono sullo stato d’animo, portando talvolta in molte persone, sentimenti di nostalgia e malinconia?

Le trasformazioni del paesaggio possono suscitare emozioni profonde, la caduta delle foglie, gli alberi che si spogliano e la luce più tenue possono evocare, anche inconsciamente, il trascorrere del tempo, la separazione e la perdita, assumendo significati personali legati alla nostra storia.

La caduta delle foglie rappresenta simbolicamente la separazione, i cambiamenti possono riattivare nostalgia e malinconia, soprattutto quando richiamano legami importanti o momenti felici che vorremmo trattenere. La malinconia nasce talvolta proprio dall’intreccio tra ricordo e desiderio, dalla presenza interiore di qualcosa che non appartiene più alla nostra realtà.

La diminuzione della luce naturale influenza anche l’equilibrio emotivo, agendo sui ritmi circadiani, sul sonno e sui meccanismi neurobiologici coinvolti nell’umore. Nelle persone più sensibili ai cambiamenti stagionali può associarsi a stanchezza, sonnolenza, minore vitalità e maggiore vulnerabilità depressiva, con reazioni che variano secondo la sensibilità individuale.

Attraverso la memoria affettiva, la malinconia assume così una tonalità dolceamara, nella quale la tristezza convive con il piacere del ricordo, accogliere ed elaborare questi sentimenti permette di trasformare la nostalgia in una risorsa per comprendere meglio noi stessi (European Psychiatry, 2025).

Secondo Lei, vivere con serenità il ritmo e il cambiamento legato alle  stagioni, può insegnare ad accogliere le emozioni più complesse, anziché combatterle o reprimerle?

 

Il susseguirsi delle stagioni ci ricorda che il cambiamento è una dimensione inevitabile della vita, accompagnata da emozioni diverse, talvolta contrastanti. La primavera può risvegliare entusiasmo, l’estate vitalità, mentre l’autunno e l’inverno possono favorire l’introspezione. Accogliere questi ritmi significa riconoscere che anche la nostra vita emotiva attraversa momenti di espansione, raccoglimento, malinconia e gioia. La maturità emotiva non consiste nell’essere sempre sereni, ma nella capacità di riconoscere, tollerare ed elaborare anche i sentimenti più difficili. Tristezza, nostalgia, paura e rabbia non sono emozioni da reprimere, ma esperienze che seppur non desiderate, possono aiutare a comprendere meglio i nostri bisogni più veri.

L’autunno, in particolare, richiama simbolicamente la  capacità di separarsi da situazioni, aspettative e immagini di sé che appartengono al passato. Accogliere le emozioni non significa subirle passivamente, ma ascoltarle, trovare parole per esprimerle e trasformarle in pensieri. Attraverso questo processo di simbolizzazione, anche un’esperienza difficile può diventare un’occasione di crescita interiore. La serenità non nasce dall’assenza di emozioni spiacevoli, ma dalla capacità di attraversarle, accettando le nostre trasformazioni senza mai perdere la fiducia nella possibilità di affrontarli (Psychological Medicine, 2025).

 

Quali consigli si sente di dare per vivere al meglio questo periodo dell’anno?

-Rispettare i propri ritmi interiori. Concedersi pause, dormire regolarmente e non eccedere negli impegni favorisce il riposo e l’elaborazione delle esperienze emotive;

-Riscoprire il contatto con la natura. Passeggiare nei boschi, ammirare i colori autunnali e raccogliere castagne può rasserenare e favorire una riconciliazione con noi stessi;

-Coltivare il piacere dell’intimità. Il calore della casa, degli affetti, della lettura e delle piccole abitudini rassicuranti offre sicurezza e contenimento emotivo;

-Mantenere viva la capacità di desiderare. Programmare un viaggio o attendere le festività alimenta il piacere dell’attesa, la speranza e l’investimento affettivo nel futuro;

-Il contatto con la natura cura, ma se non sempre bastasse, un percorso psicoanalitico può aiutare a dare ordine ai pensieri e alle emozioni, a stare meglio e vivere bene, in ogni stagione.

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Salute

Stress killer, il caro carburante e i blocchi al Sud fanno impennare il cortisolo: l’allarme degli esperti su ansia cronica, insonnia e microcircolo

Stress killer al Sud, il caro carburante fa impennare il cortisolo: l’allarme medico tra allerta cronica, insonnia, ritenzione idrica e danni al microcircolo 👇

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Camilla Pizzoni - Direttore Generale Pool Pharma

Napoli – Il Mezzogiorno d’Italia è bloccato e la paralisi non investe soltanto la logistica delle merci, ma si sta trasformando rapidamente in una silenziosa emergenza di sanità pubblica. Con la proroga fino al 27 ottobre delle agitazioni degli autotrasportatori contro l’impennata del costo dei carburanti, le code chilometriche ai distributori di benzina – in particolare nel nodo nevralgico di Napoli – e gli scaffali che iniziano a svuotarsi nella grande distribuzione stanno generando una profonda ondata di apprensione collettiva. Uno stato di allerta permanente che logora l’organismo di milioni di cittadini, innescando una produzione anomala di cortisolo, il micidiale “ormone dello stress”.

A lanciare l’allarme clinico è un’approfondita indagine condotta dal centro studi Pool Pharma su un campione di residenti nelle aree più colpite dalla serrata dei trasporti. Dai rilevamenti emerge un quadro psicofisico drammatico: la provincia in cui si registra il più alto picco di agitazione patologica è Cosenza (72% dei residenti), seguita a ruota da Potenza (66%), Foggia e Cagliari a pari merito (62%), Reggio Calabria (59%), Caserta (55%), Palermo (48%), Bari (44%), Napoli (40%) e Isernia (33%). Tra le categorie lavorative a rischio collasso spiccano i camionisti (82%), seguiti da agricoltori (75%), allevatori (73%), gestori di stazioni di servizio (68%) e addetti ai negozi alimentari (63%).

Il cortisolo oltre i livelli di guardia: l’analisi della dottoressa Camilla Pizzoni

Quando l’incertezza economica e l’ansia quotidiana diventano un assedio continuo, la fisiologia umana si disintegra. A spiegare la cascata ormonale che colpisce l’organismo è Camilla Pizzoni, Direttore Generale di Pool Pharma:

«Il cortisolo è la risposta chimica primaria all’angoscia prolungata. Il nostro sistema nervoso autonomo simpatico, programmato dall’evoluzione per attivare la reazione ancestrale di attacco o fuga di fronte a un pericolo mortale, rimane costantemente acceso giorno e notte», illustra l’esperta. «Questa iperproduzione supera i livelli di tolleranza, distrugge il naturale ciclo sonno-veglia ed espone il corpo a un’infiammazione sistemica di basso grado. Lo stress cronico danneggia gravemente il microcircolo sanguigno e altera il metabolismo, portando a insonnia, irritabilità, stanchezza opprimente e pericolosi sbalzi della pressione arteriosa».

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Drenaggio, microcircolo e ritenzione idrica: la cura del professor Fabrizio Malipiero

Tra le manifestazioni somatiche più immediate e subdole dell’eccesso di cortisolo si colloca la ritenzione idrica acuta, favorita in queste settimane dalla sedentarietà forzata, dal ricorso a cibi più calorici e dalla tendenza a bere meno acqua. Un disturbo che non è affatto un mero inestetismo cutaneo, ma il sintomo manifesto di una sofferenza vascolare e linfatica. A fare chiarezza è il professor Fabrizio Malipiero, docente di Nutraceutica e Nutrigenomica presso l’Università Alma Mater di Bologna:

«La nutraceutica moderna affronta il problema con una visione olistica e clinica», chiarisce Malipiero. «Non ha alcun senso limitarsi a espellere liquidi: l’obiettivo terapeutico è sostenere la barriera del microcircolo, riattivare il drenaggio linfatico naturale, preservare l’equilibrio elettrolitico trattenendo i preziosi sali minerali e supportare la tonicità delle pareti venose, impedendo il ristagno tossico nei tessuti periferici».

Il doppio carico delle donne e l’affaticamento epatico negli uomini

Lo stress economico e logistico colpisce ambo i sessi, ma con risvolti differenti. Nelle donne, la conciliazione tra il lavoro, la gestione della casa e la cura dei figli esaspera il carico cognitivo fino a tarda sera, mantenendo i livelli di cortisolo elevati anche durante le ore destinate al riposo notturno.

Negli uomini, di contro, il cortisolo alto si salda con uno stile di vita sedentario e una dieta disordinata, ricca di sodio o alcolici consumati per stemperare le tensioni: fattori che affaticano il fegato e compromettono la depurazione organica. Imparare a gestire i carichi d’ansia, curare l’alimentazione e ricorrere a un corretto supporto nutraceutico rappresentano le uniche armi efficaci per proteggere la salute del corpo dall’onda d’urto delle crisi contemporanee.

A cura della Redazione Salute e Società di Cavaliere News

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