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Salute

OCCHI STANCHI E BRUCIORE? MILANO SCENDE IN CAMPO CON “POP UP YOUR VISION” PER SCONFIGGERE LA SECCHEZZA OCULARE

Occhi che bruciano e stanchezza visiva non sono solo “colpa del computer”. Scopri come prenderti cura della tua vista con gli screening gratuiti di “Pop Up Your Vision” a CityLife fino al 5 giugno.
#SaluteVisiva #OcchioSecco #Prevenzione #PopUpYourVision

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Redazione-  Bruciore, irritazione, sensazione di sabbia negli occhi e stanchezza visiva: sono disturbi con cui, ormai, molti di noi convivono quotidianamente. Eppure, dietro a quello che spesso cataloghiamo come un semplice “fastidio passeggero” dovuto allo stress da ufficio o all’aria condizionata, potrebbe celarsi una patologia cronica: la Malattia dell’Occhio Secco. In Italia, si stima che ne soffra circa una persona su sei, per un totale di 10 milioni di cittadini che, troppo spesso, scelgono di non consultare uno specialista, sottovalutando i segnali di allarme.

Per invertire questa rotta e riportare la salute oculare al centro dell’attenzione, arriva a Milano “Pop Up Your Vision”, l’iniziativa promossa da Alcon che trasforma il cuore pulsante di CityLife in un presidio di prevenzione. Fino al 5 giugno, i cittadini avranno l’opportunità unica di sottoporsi a screening oculistici gratuiti, un passo fondamentale per passare dall’autodiagnosi (spesso errata) a una valutazione clinica professionale.

Perché sottovalutiamo i nostri occhi?

La Malattia dell’Occhio Secco non è un semplice disturbo occasionale, ma una patologia multifattoriale della superficie oculare che comporta un’alterazione del film lacrimale e processi infiammatori. Il Dott. Stefano Barabino, Responsabile del Centro Superficie Oculare e Occhio Secco dell’Ospedale Sacco di Milano, mette in guardia: “Esiste ancora una scarsa percezione dell’occhio secco come vera e propria patologia. Molti pazienti pensano dipenda solo dagli schermi, ignorando che si tratta di una condizione che può evolvere verso forme croniche più gravi se non gestita correttamente”.

Oggi la scienza ha fatto passi da gigante. Sappiamo che la secchezza non riguarda solamente una ridotta produzione lacrimale, ma un complesso ecosistema oculare che richiede una gestione continuativa. Intercettare il problema in tempo è cruciale: il rischio, altrimenti, è quello di vedere la propria qualità di vita compromessa da sintomi che, se ignorati, possono diventare invalidanti.

L’impegno per la prevenzione

L’iniziativa “Pop Up Your Vision” mira proprio a far emergere il cosiddetto “sommerso”, ovvero tutte quelle persone che convivono con sintomi evidenti – come occhi rossi, fotofobia o affaticamento – senza però rivolgersi al medico. “Fare screening sul territorio significa favorire diagnosi precoci”, spiega il Dott. Barabino, sottolineando come la sensibilizzazione sia l’arma più potente a disposizione del cittadino.

Non si tratta solo di una visita: l’evento è un’occasione per ricevere consigli pratici e modificare piccole abitudini quotidiane che salvaguardano il benessere visivo a lungo termine. Filippo Pau, Franchise Head Vision Care di Alcon Italia, ribadisce l’importanza di questo legame: “Il valore dell’innovazione si esprime quando rafforziamo la relazione tra medico e paziente. Supportare lo specialista significa garantire ai pazienti percorsi di cura più consapevoli e accessibili”.

Milano si conferma, ancora una volta, città all’avanguardia non solo nell’innovazione tecnologica, ma anche nella promozione del benessere dei suoi cittadini. Se avvertite spesso quegli occhi pesanti o arrossati, la tappa a CityLife entro il 5 giugno potrebbe essere la decisione migliore per la vostra salute futura. Non ignorate i segnali che i vostri occhi vi stanno inviando: la prevenzione è una visione chiara sul domani.

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Salute

Chirurgia personalizzata all’ospedale San Carlo di Nancy: salvato un giovane paziente oncologico

🏥 Un trentenne con una storia oncologica complessa torna a vivere dopo aver affrontato una calcolosi massiva, grazie all’intervento “su misura” del prof. Alessandro Calarco all’Ospedale San Carlo di Nancy. Un esempio di eccellenza urologica che restituisce dignità e salute oltre ogni previsione.

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#SanCarloDiNancy #Urologia #Medicina #SanitàRoma

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Alessandro Calarco Ospedale San Carlo di Nancy

Redazione-  Il percorso di cura che ha coinvolto A., oggi trentenne, rappresenta una sintesi estrema tra la resilienza del paziente e l’innovazione tecnologica applicata alla pratica clinica urologica. La sua storia, iniziata nell’infanzia con una diagnosi di neoplasia tra vescica e prostata a soli due anni, è un susseguirsi di chemioterapie, cicli di radioterapia e molteplici ricostruzioni chirurgiche dell’apparato urinario. Queste procedure, pur salvandogli la vita in tenera età, hanno lasciato in eredità un’anatomia profondamente alterata, caratterizzata da una fragilità cronica che ha segnato ogni fase della sua giovinezza.

Per decenni, A. ha convissuto con l’incontinenza e le limitazioni funzionali derivanti dagli esiti dei trattamenti oncologici. Tuttavia, la situazione è precipitata quando una calcolosi massiva ha colpito sia la neovescica che i reni. Gli stent, essenziali per il drenaggio urinario, si erano calcificati fino a diventare impossibili da rimuovere con le tecniche operatorie standard. Dopo aver ricevuto il rifiuto da parte di diverse strutture ospedaliere, che consideravano il quadro clinico ormai inoperabile, la svolta è arrivata presso l’Ospedale San Carlo di Nancy, struttura romana accreditata con il Servizio Sanitario Nazionale e parte di GVM Care & Research.

Un approccio chirurgico sartoriale per sfide complesse

È qui che il giovane ha incontrato il professor Alessandro Calarco, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Urologia. La condizione di A. non richiedeva solo competenza tecnica, ma una visione d’insieme capace di superare i limiti della chirurgia tradizionale. Il paziente, arrivato al pronto soccorso in preda a dolori lancinanti e senza alcuna alternativa terapeutica, ha trovato nel team di Calarco la determinazione necessaria per affrontare una sfida che molti consideravano persa in partenza.

L’intervento risolutivo, eseguito con successo, ha previsto una procedura combinata di straordinaria precisione. I chirurghi hanno operato attraverso accessi simultanei: una tecnica chirurgica percutanea retroperitoneale sui reni, unita a un intervento transaddominale sulla neovescica. Questa modalità ha permesso di bonificare le aree critiche, superando le difficoltà poste da un’anatomia che presentava cicatrici estese e una conformazione interna notevolmente diversa da quella fisiologica. La capacità del team di adattare la chirurgia alle specifiche esigenze del ragazzo ha trasformato un caso clinico giudicato proibitivo in un successo terapeutico.

Il valore della personalizzazione in urologia

Il professor Calarco sottolinea come il successo non sia dipeso solo dalla destrezza manuale, ma dalla volontà di non rassegnarsi a prospettive limitanti. Per i medici di medicina specialistica, la gestione di pazienti con una storia oncologica pregressa così lunga rappresenta un terreno di confronto con i limiti della scienza medica. Ogni centimetro di tessuto operato ha richiesto una valutazione prudente, tale da garantire la massima efficacia senza compromettere l’equilibrio del paziente.

L’eccezionalità di questo approccio è stata riconosciuta anche dalla comunità scientifica di settore: il caso di A. è stato presentato al Congresso Nazionale di Urologia, venendo citato come esempio virtuoso di trattamento personalizzato. La medicina moderna, infatti, tende sempre più verso questa direzione “sartoriale”, dove il protocollo viene adattato al corpo del paziente e non viceversa. Per A., il risultato è un ritorno a una quotidianità finalmente priva del dolore costante che lo aveva perseguitato per mesi.

Nonostante la natura cronica della sua condizione richieda controlli periodici e possibili interventi di revisione futura, il cambiamento nella sua qualità di vita è radicale. Il giovane, che oggi può condurre una quotidianità quasi del tutto normale, definisce questo traguardo come il dono più grande ricevuto dopo anni di battaglie cliniche. La sua testimonianza funge da monito sul valore fondamentale della fiducia tra medico e paziente e sull’importanza di non interrompere mai la ricerca di soluzioni, anche quando le cartelle cliniche sembrano non lasciare più spazio alla speranza.

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La riforma della disabilità e il ruolo della medicina legale: una valutazione più giusta e vicina alla persona

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Redazione-Roma è stata il fulcro del dibattito nazionale sulla sanità e i diritti civili durante il 47° Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Legale e delle Assicurazioni (SIMLA). Al centro della discussione, il dottor Lucio Di Mauro, segretario nazionale della SIMLA, ha delineato i contorni di una trasformazione epocale che punta a riscrivere il rapporto tra istituzioni e cittadini fragili. La riforma della disabilità, che si sta attuando in questa fase in Italia, non rappresenta solo un aggiornamento normativo, ma un cambio di paradigma culturale che sposta l’attenzione dal concetto di invalidità clinica a quello di dignità umana e partecipazione sociale.

La nuova valutazione di base come pilastro del cambiamento

Il cuore pulsante di questa riforma è identificabile nella nuova “valutazione di base” della condizione di disabilità. Fino a oggi, il sistema era spesso percepito come un complesso ingranaggio burocratico, dove la persona veniva ridotta a una serie di codici e percentuali. Il nuovo approccio intende superare questa frammentazione, ponendo al centro l’individuo con le sue necessità quotidiane. Che si tratti di un minore in attesa di un supporto educativo scolastico, o di un adulto che aspira all’inserimento lavorativo, la procedura di valutazione non deve limitarsi a certificare una patologia, quanto piuttosto a comprendere come tale condizione influenzi la vita relazionale e operativa del singolo soggetto.

Questo passaggio di testimone verso un modello biopsicosociale, ispirato alla classificazione ICF dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, presuppone una capacità di analisi più ampia. La medicina legale, in questo contesto, smette di essere un freddo tribunale di accertamento per trasformarsi in un attore proattivo del sistema di welfare. Il compito dei professionisti del settore diventa quello di tradurre le oggettive limitazioni fisiche o sensoriali in bisogni concreti, necessari per costruire un progetto di vita personalizzato.

Medicina legale come garanzia di omogeneità territoriale

Una delle criticità storiche del sistema italiano riguarda la disparità di trattamento. Un cittadino residente in Lombardia potrebbe trovarsi a fruire di percorsi e diritti differenti rispetto a un residente in Sicilia o in un piccolo comune dell’Appennino. La riforma, sotto l’egida dell’uniformità metodologica proposta da SIMLA, mira a eliminare queste divergenze. La medicina legale assume una funzione di garante: l’applicazione di criteri standardizzati su tutto il territorio nazionale è il presupposto di una giustizia sociale reale.

L’omogeneizzazione delle procedure non è solo una nobile ambizione tecnica, ma una necessità pratica. Ridurre il contenzioso giudiziario significa, in primo luogo, sollevare le famiglie dalla pressione di dover ricorrere alle aule di tribunale per veder riconosciuto un diritto che dovrebbe essere già garantito dalla legge. Le lunghe attese, tipiche del passato, sono state spesso causate da interpretazioni discrezionali e difformi del quadro normativo. Attraverso una formazione continua e una condivisione dei protocolli valutativi, i medici legali possono contribuire in modo determinante alla riduzione dei tempi di risposta, garantendo che ogni cittadino riceva una valutazione tempestiva e, soprattutto, equa.

Dalla misurazione all’inclusione sociale effettiva

Il superamento della logica puramente amministrativa è il punto di arrivo di questo percorso. Quando la medicina legale si concentra sull’ambiente che circonda la persona — la scuola, il posto di lavoro, la barriera architettonica nelle città — si trasforma in un presidio di equità. Non si tratta più solo di quantificare il danno, ma di definire quali strumenti siano necessari affinché il cittadino possa esercitare pienamente la propria cittadinanza. Questo approccio richiede che la valutazione sia un processo dinamico, capace di adattarsi ai cambiamenti della vita di una persona, evitando che la certificazione diventi un documento statico e superato.

Il lavoro svolto dai medici legali, in collaborazione con le altre figure sanitarie e sociali, diventa quindi l’anello di congiunzione tra le tutele previste sulla carta e la realtà vissuta. In questo scenario, la dignità della persona non è più un concetto astratto, ma il risultato di una procedura che rispetta la specificità di ogni storia individuale. L’impegno profuso da SIMLA durante il congresso conferma la volontà della categoria di porsi al servizio della collettività, interpretando il proprio ruolo deontologico come strumento per trasformare una pratica burocratica in un’occasione di autentica inclusione, dove il diritto alla salute e il diritto all’integrazione camminano finalmente di pari passo.

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Il premio Carlo Lauri valorizza le nuove eccellenze della ricerca odontostomatologica alla Sapienza

🦷 La prima edizione del Premio Carlo Lauri celebra il talento dei giovani ricercatori della Sapienza, unendo il ricordo di un professionista esemplare al futuro della ricerca odontostomatologica. Scopri i dettagli della premiazione e l’importanza del connubio tra accademia e territorio.

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#Sapienza #Odontostomatologia #RicercaScientifica #RomaCampidoglio

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 Redazione-  l’Aula Capozzi del Policlinico Umberto I è diventata il palcoscenico di un evento significativo per il mondo accademico e sanitario italiano. Si è tenuta la cerimonia conclusiva della prima edizione del Premio Carlo Lauri, un riconoscimento istituito per premiare le migliori tesi di laurea discusse presso la Sapienza Università di Roma durante l’anno accademico 2023/2024. Il progetto nasce da una collaborazione strategica tra il prestigioso ateneo romano e il Rotary Club Roma Campidoglio, con l’obiettivo dichiarato di sostenere i giovani clinici nel loro percorso di inserimento professionale e scientifico.

Un legame solido tra università e società civile

La giornata ha visto la partecipazione della Magnifica Rettrice, la professoressa Antonella Polimeni, che ha sottolineato il valore simbolico e concreto di questa iniziativa. Nel suo intervento, la Rettrice ha evidenziato come l’assegnazione di borse di studio in memoria di un professionista stimato rappresenti una doppia opportunità: da un lato, preservare l’eredità umana e professionale di Carlo Lauri, offrendolo come modello di integrità ed eccellenza agli studenti; dall’altro, concretizzare il diritto allo studio attraverso il riconoscimento tangibile del merito.

Il concetto di “terza missione” dell’università, ovvero la capacità dell’istituzione di dialogare attivamente con il territorio e le sue realtà sociali, è stato al centro dell’analisi del professor Umberto Romeo, Direttore del Dipartimento di Scienze Odontostomatologiche e Maxillo Facciali. Secondo il docente, il partenariato con un ente radicato nella comunità come il Rotary Club Roma Campidoglio è fondamentale. Questo ponte tra il bagaglio di conoscenze accademiche e le necessità del tessuto sociale permette di trasformare la ricerca teorica in un contributo utile per la collettività, creando i presupposti per una crescita costante della qualità delle prestazioni sanitarie.

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Memoria, rigore scientifico e futuro clinico

Il momento più intimo della giornata è stato affidato a Carla Testa Lauri, che ha rievocato la figura del marito. La sua testimonianza ha restituito l’immagine di un uomo che, oltre alla competenza tecnica, ha saputo coniugare la professione medica con una profonda passione per la vita e per la libertà, valori che il premio intende tramandare alle nuove generazioni di dentisti e ricercatori. Il ricordo, dunque, non come atto formale, ma come guida etica per chi si affaccia oggi al mondo della sanità.

Sul piano squisitamente accademico, il presidente della commissione esaminatrice, il professor Alberto De Biase, ha tracciato un bilancio tecnico della selezione. Gli elaborati sottoposti al vaglio degli esperti hanno mostrato un livello qualitativo elevato, confermando la solidità del percorso didattico offerto dalla Sapienza. La qualità della ricerca presentata dai giovani neodottori indica una generazione di clinici rigorosa, capace di affrontare le sfide dell’odontostomatologia moderna attraverso l’applicazione di metodologie innovative e un approccio basato sull’evidenza scientifica.

La chiusura della giornata è stata affidata a Gabriele e Giorgio Lauri, che hanno consegnato ufficialmente le borse di studio ai vincitori. Il gesto ha segnato una sorta di passaggio di testimone, consolidando il legame tra la storia professionale e l’avvenire della ricerca. Con questa prima edizione, il Premio Carlo Lauri si propone come un appuntamento fisso nel panorama universitario capitolino, ribadendo l’importanza del sostegno ai talenti emergenti in un settore, quello della salute orale, che richiede un aggiornamento continuo e uno spirito analitico sempre acceso. L’attenzione verso il merito e l’integrazione tra eccellenza scientifica e finalità solidaristiche restano le pietre miliari su cui si fonda questa iniziativa, capace di unire istituzioni diverse in un unico obiettivo condiviso: il miglioramento della formazione medica italiana.

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