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Salute

ALZHEIMER- INDAGINE PSICOLOGICA CON SCREENING COGNITIVO GLOBALE PER L’ANZIANO

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ALZHEIMER- INDAGINE PSICOLOGICA CON SCREENING COGNITIVO GLOBALE PER L'ANZIANO

Redazione-  Uno psicologo (spesso specializzato in neuropsicologia) individua i primi segnali di Alzheimer attraverso un percorso integrato. Non si affida a un singolo indizio, ma combina il colloquio clinico (con il paziente e i familiari) e la somministrazione di test neuropsicologici.

Le 4 fasi dell’indagine psicologica
1. Il colloquio clinico e l’anamnesi
Lo psicologo raccoglie la storia clinica del paziente. Attraverso un’intervista, spesso condotta insieme a un familiare o caregiver, indaga se ci sono stati cambiamenti nella vita quotidiana: 
    • Difficoltà a ricordare eventi recenti o conversazioni.
    • Ripetizione delle stesse domande.
    • Difficoltà nella gestione del denaro o dei farmaci.
    • Cambiamenti dell’umore o del comportamento. 

2. I test di screening cognitivo globale
Vengono somministrati dei questionari standardizzati per valutare lo stato di salute mentale generale. I più utilizzati sono: [1]
    • MMSE (Mini-Mental State Examination): Un test da 30 domande che esplora memoria, orientamento, linguaggio e calcolo.
    • MoCA (Montreal Cognitive Assessment): Molto sensibile per le fasi precoci (Mild Cognitive Impairment), poiché indaga le funzioni esecutive e l’attenzione complessa. 

3. I test specifici di approfondimento
Se i test di screening mostrano delle fragilità, lo psicologo procede con batterie di test più mirate per valutare le singole funzioni cognitive:
    • Memoria a lungo termine: Come la capacità di ricordare una lista di parole dopo alcuni minuti.
    • Funzioni esecutive: La capacità di pianificare, risolvere problemi o cambiare strategia mentale.
    • Abilità visuospaziali: Esempi tipici sono il disegno spontaneo o su copia (es. il famoso Test dell’Orologio). 

4. L’interpretazione dei risultati
Lo psicologo confronta i punteggi ottenuti dal paziente con dei valori standard considerati “normali”, che tengono conto dell’età e del grado di istruzione della persona. Se i deficit riscontrati sono significativi, lo psicologo redige una relazione che verrà integrata con visite mediche e strumentali (es. Risonanza Magnetica) per confermare la diagnosi.
L’Alzheimer si manifesta inizialmente con vuoti di memoria (soprattutto per eventi recenti), difficoltà a svolgere compiti complessi e disorientamento temporale o spaziale. Con il progredire della malattia, si aggiungono problemi di linguaggio, cambiamenti di umore e la progressiva incapacità di riconoscere luoghi e persone familiari.
I segnali di allarme più comuni, identificati dalla Federazione Alzheimer Italia, includono:
  • Perdita di memoria che compromette la vita quotidiana: Dimenticare informazioni appena apprese, date o eventi importanti, chiedendo ripetutamente le stesse cose.
  • Difficoltà a pianificare o risolvere problemi: Difficoltà nel seguire una ricetta o nel gestire le proprie finanze e bollette.
  • Difficoltà a completare le azioni familiari: Dimenticare le regole di un gioco preferito o avere problemi a guidare verso un luogo conosciuto.
  • Disorientamento nel tempo e nello spazio: Perdere il senso delle date, delle stagioni o confondere i luoghi.
  • Problemi di linguaggio: Dimenticare le parole giuste o interrompere i discorsi senza riuscire a continuare.
  • Cambiamenti di umore e personalità: Diventare confusi, sospettosi, depressi o insolitamente ansiosi e agitati.

DOTT.SSA PSICOLOGA MARTINA ROBERTI

riceve per appuntamento a Carsoli

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Salute

Il boom delle diagnosi metaboliche alla clinica Ini di Canistro: le richieste superano l’offerta per l’open day dedicato alla salute

🍎 Il successo dell’open day alla clinica Ini di Canistro conferma quanto sia crescente la richiesta di prevenzione metabolica nel nostro territorio. Dalle nuove diete personalizzate alla tecnologia Dexa, ecco come la struttura sta affrontando l’obesità.

Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

#Canistro #Salute #Nutrizione #Abruzzo

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open day nutrizione ini canistro grosso

Redazione-  Canistro, in provincia dell’Aquila, è diventato lo scorso fine settimana il centro di un importante presidio di medicina preventiva. La clinica Ini, situata lungo la strada che collega la Valle Roveto al cuore dell’Abruzzo, ha fatto registrare il tutto esaurito durante l’open day dedicato alla nutrizione e alla prevenzione metabolica. L’iniziativa ha richiamato decine di cittadini, determinati a monitorare il proprio stato di salute per contrastare i rischi legati al sovrappeso e all’obesità, patologie che negli ultimi anni hanno assunto i connotati di una vera emergenza sanitaria su scala nazionale.

Le trenta visite effettuate hanno rapidamente saturato l’agenda dell’Ambulatorio di Nutrizione della struttura, una realtà che opera in convenzione con il Servizio sanitario nazionale. Il centro di Canistro è parte integrante del Gruppo INI, un colosso della sanità privata che vanta una storia ultradecennale, con radici solide in Abruzzo, nel Lazio e in tutto il Centro-Sud Italia. Con un network composto da dieci strutture sanitarie, oltre 1.200 posti letto e una forza lavoro che sfiora i 2.000 dipendenti, il gruppo si conferma un punto di riferimento per il territorio montano rovetano e per le comunità limitrofe.

Un protocollo medico di alta precisione

La giornata di screening si è distinta per l’accuratezza diagnostica. Il dottor Alessandro Grosso, responsabile dell’ambulatorio, ha guidato un percorso multidisciplinare che ha permesso ai pazienti di accedere a una valutazione clinica a 360 gradi. Ogni partecipante è stato sottoposto a un’anamnesi alimentare rigorosa, affiancata da esami di laboratorio mirati. Un elemento di eccellenza è stato l’impiego della tecnologia Dexa total body, un esame strumentale avanzato che permette di analizzare la composizione corporea con estrema precisione, distinguendo tra massa grassa, massa magra e densità ossea.

Questi dati, incrociati con le valutazioni del peso e la storia clinica del soggetto, hanno permesso al dottor Grosso di delineare un piano terapeutico cucito su misura. L’attenzione verso il singolo individuo è stata il cardine delle sessioni ambulatoriali: “Le visite sono state estremamente approfondite”, ha spiegato il medico al termine della maratona diagnostica. “La durata di ogni consulto è stata strutturata per non lasciare nulla al caso, garantendo una valutazione accurata delle abitudini e delle criticità di ogni cittadino che si è rivolto alla nostra struttura”.

Dopo il successo, si prepara il secondo appuntamento

Il grande interesse dimostrato dalla popolazione ha generato una lista d’attesa significativa, con numerose richieste rimaste inevase a causa della capienza limitata del primo open day. Per rispondere a questa crescente domanda di salute, la direzione della clinica ha già annunciato l’organizzazione di una seconda giornata di screening dedicata alla nutrizione e alla prevenzione metabolica, le cui date saranno comunicate a breve attraverso i canali ufficiali della struttura.

L’obiettivo di queste iniziative resta quello di intercettare precocemente le insidie metaboliche. “Le patologie che minacciano chi vive una condizione di sovrappeso sono silenziose ma pericolose”, avverte il dottor Grosso. “Diabete, ipercolesterolemia, dislipidemia e insulino-resistenza sono condizioni su cui dobbiamo intervenire agendo energicamente sui corretti stili di vita”. A seguito delle visite, il medico ha prescritto regimi alimentari personalizzati, spaziando dalle diete Wlcd, ovvero “very low carb diet”, a percorsi basati sulla chetosi o, in molti casi, sul recupero della dieta mediterranea.

Il piano d’azione non si limita alla tavola. Il dottor Grosso ha ribadito con forza un concetto che spesso viene trascurato: la dieta, da sola, non è sufficiente. Il successo clinico passa imprescindibilmente attraverso un programma costante di attività fisica. La sinergia tra corretta alimentazione e movimento resta l’unica via percorribile per garantire la salute del metabolismo a lungo termine. La risposta positiva dei pazienti, metà dei quali ha già pianificato un controllo per il prossimo mese, testimonia quanto sia forte il bisogno di presidi sanitari radicati nel territorio, capaci di accompagnare i cittadini in un percorso verso il benessere fisico duraturo, lontano dalle mode e vicino alla scienza medica certificata.

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Salute

Tramonto della lettura: quando le immagini prevalgono sui contenuti. le conseguenze sulla mente.Intervento di Adelia Lucattini, ordinario della Societa’ Psicoanalitica Italiana

Se per secoli il libro è stato il principale strumento di accesso alla conoscenza e di allenamento del pensiero, oggi il primato dell’immagine sulla parola scritta non è solo un cambio di formato, ma una vera e propria “trasformazione” – spiega la psicoanalista Adelia Lucattini, Ordinario della Società Psicoanalitica italiana e dell’International Psychoanalytical Association. Intervista di Marialuisa Roscino

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Redazione-  Se per secoli il libro è stato il principale strumento di accesso alla conoscenza e di allenamento del pensiero, oggi il primato dell’immagine sulla parola scritta non è solo un cambio di formato, ma una vera e propria “trasformazione” – spiega la psicoanalista Adelia Lucattini, Ordinario della Società Psicoanalitica italiana e dell’International Psychoanalytical Association.

“Questa nuova realtà digitale sta trasformando il modo in cui la nostra mente analizza la realtà, gestisce le emozioni e costruisce il proprio senso critico” – evidenzia Lucattini -, che approfondendo gli aspetti psicologici nei più giovani legati a questo cambiamento di visionare sui social una notizia, una comunicazione, avverte: “La lettura è un atto creativo, quando leggiamo, il nostro cervello deve ‘costruire’ i volti, le voci, le ambientazioni. È una palestra di immaginazione. Quando ci limitiamo a guardare un contenuto visivo, quel lavoro è già fatto per noi. Il rischio? Una mente che si passivizza, meno capace di visualizzare scenari complessi o di dare forma alla propria interiorità”.

Nei giovani, nel periodo di lungo termine, ciò può tradursi in un’incapacità di sopportare lo sforzo mentale che un contenuto lungo, scientifico o letterario richiede, inevitabilmente, con il rischio di compromettere la capacità di elaborare un pensiero critico e di sapersi relazionare in modo efficace con gli altri.

Nell’intervista di oggi approfondiamo tutti questi aspetti importanti da non sottovalutare!

Dott.ssa Lucattini, la lettura è una “palestra” per la nostra mente, in particolare per le nostre riflessioni. Cosa stiamo perdendo, secondo Lei, in termini di capacità di analisi se smettiamo di sviluppare i processi mentali con testi complessi se ci affidiamo solo alla brevità delle immagini, che spesso ci vengono imposte dai social, per esprimere un pensiero, una riflessione o un’idea?

Quando rinunciamo ai testi complessi, non perdiamo soltanto l’abitudine a leggere: perdiamo una forma di educazione del pensiero. La lettura lunga obbliga la mente a sostare, collegare, inferire, distinguere il vero dal verosimile, tollerare l’ambiguità e costruire nessi tra emozioni, memoria e ragionamento. L’immagine, invece, arriva subito, colpisce, emoziona, semplifica; ma se diventa l’unico linguaggio, rischia di impoverire la capacità di analisi, perché riduce il tempo della riflessione.

Dal punto di vista mentale, leggere testi complessi significa coltivare l’abitudine all’attenzione sostenuta, al pensiero simbolico, all’immaginazione, alla capacità critica e alla mentalizzazione, cioè alla possibilità di comprendere non solo “che cosa vedo”, ma “che cosa significa”. Se prevale solo la comunicazione breve, visiva, frammentata e rapida, il rischio è una mente più reattiva che riflessiva, capace di rispondere subito impulsivamente, ma meno abituata a pensare in profondità.

(Journal of Experimental Psychology General, 2024).

 

L’immagine, senz’altro, ci offre una risposta pronta, mentre la lettura ci pone domande, ma quanto incide a Suo avviso,  la “dieta digitale” basata su immagini brevi sulla nostra capacità di mantenere una memoria a lungo termine e di costruire ragionamenti logici articolati?

Incide molto, soprattutto se questa “dieta digitale” diventa esclusiva. Le immagini brevi danno una gratificazione immediata, ma spesso non chiedono alla mente di trattenere, collegare e rielaborare. La memoria a lungo termine, invece, si costruisce attraverso attenzione, ripetizione, associazione e profondità emotiva e cognitiva.

La lettura di testi articolati obbliga a seguire un filo logico, a mantenere in memoria ciò che è stato detto prima, ad anticipare ciò che verrà dopo e a costruire nessi causali. Il consumo continuo di immagini rapide, video brevi e frammenti visivi può invece abituare la mente al salto, all’interruzione, alla risposta immediata. Non significa che le immagini siano negative in sé: possono essere molto potenti se integrate al pensiero. Il rischio nasce quando sostituiscono stabilmente la parola, la narrazione e la complessità. In quel caso si indebolisce non solo la memoria, ma anche la capacità di costruire un ragionamento coerente, articolato e personale (Psychological Bulletin, 2025).

È possibile secondo Lei usare le immagini senza per forza sacrificare il contenuto? In che modo, possiamo farle convivere?

Sì, è possibile usare le immagini senza sacrificare il contenuto. Anzi, le immagini fanno parte da sempre della nostra vita psichica: sono una delle prime forme con cui pensiamo, sogniamo, ricordiamo e comunichiamo. In psicoanalisi potremmo dire che sono anche un linguaggio dell’inconscio.

Il problema non è l’immagine in sé, ma l’immagine imposta, ripetitiva, veloce, che non lascia spazio alla costruzione interiore. Le immagini dei social spesso arrivano già pronte, già interpretate, già cariche di emozione, rischiano di comprimere la capacità di “vedere con la mente”, di fantasticare, di creare immagini proprie.

Il libro fa il movimento opposto, non dà tutto subito. Attraverso le parole, l’arricchimento del linguaggio, la varietà lessicale e l’articolazione del pensiero, permette al lettore di generare immagini interne. Le immagini e le parole possono convivere molto bene quando l’immagine apre domande, sostiene la narrazione e amplifica il pensiero. Le immagini dei social media diventano dannose quando sostituiscono la parola, la fantasia e la possibilità di pensare (Frontiers of Psychology, 2016).

I recenti dati scientifici parlano chiaramente, c’è un netto calo della lettura dei testi in generale e più particolare, nei più giovani. Quali strategie “costruttive” è possibile al riguardo mettere in atto per trasformare il linguaggio visivo da “nemico della profondità” a strumento per invogliare maggiormente le persone a tornare a leggere?

Il linguaggio visivo può diventare un alleato della lettura, non necessariamente un suo nemico, quando viene integrato con la parola e con la narrazione (The Australian Journal of Language and Literacy, 2025). L’immagine, infatti, è da sempre una via privilegiata di accesso alla vita psichica: precede la parola, accompagna la fantasia, alimenta il sogno, il ricordo e l’immaginazione (Journal of the American Psychoanalytic Association, 2015). In questo senso può funzionare come una soglia, un primo richiamo emotivo capace di avvicinare anche i più giovani al desiderio di leggere.

Il punto è non lasciare che l’immagine resti chiusa in se stessa, consumata rapidamente e poi subito sostituita da un’altra, perché la fruizione veloce e ripetitiva dei contenuti visivi può indebolire attenzione, controllo cognitivo e continuità del pensiero. Occorre trasformarla in un invito alla narrazione, alla curiosità, alla parola, cioè in un’apertura verso un significato più profondo. Una copertina, un’illustrazione, una scena cinematografica, un fumetto, un booktrailer o anche un contenuto social ben costruito possono aprire uno spazio interno, evocare atmosfere e far nascere il desiderio di conoscere la storia che sta dietro l’immagine (Social Network Analysis and Mining, 2025).

 

Con i giovani è importante partire dai linguaggi che già abitano: serie, videogiochi, graphic novel (romanzi a fumetti), BookTok, fanfiction, immagini digitali, perché la motivazione alla lettura cresce quando si collega agli interessi personali e al mondo emotivo del lettore. Da lì si può costruire un ponte verso testi più complessi, senza contrapporre rigidamente immagine e libro. La lettura non dovrebbe essere vissuta soltanto come dovere scolastico o prestazione, ma come esperienza personale, emotiva e creativa, capace di rafforzare linguaggio, immaginazione e identità (Reading Research Quarterly, 2025).

In questa prospettiva, l’immagine non sostituisce la profondità, ma la prepara, se diventa stimolo e non saturazione. Può diventare un passaggio tra immediatezza e pensiero, tra emozione e parola, tra fantasia e capacità di costruire significati. Il compito educativo è proprio questo, aiutare bambini e adolescenti a non fermarsi alla superficie visiva, ma a trasformare ciò che vedono in racconto, immaginazione e pensiero (Educational Research, 2024).

Se la lettura è la palestra del pensiero, quali sono “le abilità mentali” che i ragazzi di oggi rischiano di non sviluppare affatto?

I ragazzi rischiano di sviluppare meno alcune abilità fondamentali: attenzione prolungata, memoria di lavoro, capacità di collegare causa ed effetto, pensiero simbolico, immaginazione, linguaggio articolato e pensiero critico. La lettura educa la mente a restare dentro un ragionamento; senza questa abitudine, il pensiero rischia di diventare più rapido, ma anche più frammentato e meno profondo (Psychological Bulletin, 2025).

Esiste una correlazione tra la riduzione della lettura profonda e l’aumento di stati d’ansia o di stress nei giovanissimi?

Sì, ma più che una relazione automatica e lineare, parlerei di una correlazione indiretta. Quando diminuisce la lettura profonda, spesso aumenta il tempo trascorso in ambienti digitali rapidi, frammentati e iperstimolanti. Questo può ridurre gli spazi di silenzio, concentrazione, elaborazione emotiva e capacità di astrazione, che aiutano i ragazzi a dare forma alle proprie ansie. La lettura, invece, permette di sostare nei pensieri, riconoscere emozioni, immedesimarsi e trasformare la tensione interna in racconto, inoltre, li appassionano rendendoli più desiderosi di studiare, informarsi e creare relazioni profonde. Quando questa funzione manca, il contenimento del pensiero non è sufficiente, l’ansia rischia di essere e restare più immediata, scaricata nel corpo anche perché meno pensabile (Journal of Medical Internet Research, 2026).


Quali consigli si sente di dare loro per trovare o non perdere il piacere e l’importanza di leggere un libro o un articolo lungo di un quotidiano o di una rivista?

 

-Partire da ciò che incuriosisce e piace davvero, non da quello che “si deve” leggere, spesso romanzi difficili, adatti in un momento successivo;

-Usare immagini, film, serie o anche i social come porte d’ingresso verso un libro o un articolo adatti all’età;

-Leggere poche pagine al giorno, ma con continuità. La voce dei genitori genera un legame profondo con il libro e la lettura;

-Tenere lontano smartphones o tv accesa durante la lettura, per favorire la concentrazione, il piacere dell’ascolto, proteggere attenzione e memoria;

-Sottolineare parole, frasi, immagini mentali, dando un’interpretazione personale poichè leggere è anche dialogare con il testo e far dialogare i figli con se stessi e il racconto;

– Condividere ciò che si legge con amici, genitori, insegnanti, in questo modo la lettura diventa relazionale e rafforza i rapporti anche extrafamiliari, con gli amici e in ambito scolastico;

-Scegliere libri che vi emozionano, perché il piacere nasce quando il libro parla anche di noi, ci coinvolge e appassiona. Tutti i sentimenti e le emozioni vengono trasmessi ai figli che apprendono, amano e vivono insieme a voi.

Lucattini

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Salute

Roma, FondItalia finanzia il piano per formare e assumere i primi duecento infermieri provenienti dall’Argentina

🚨 PIANO INFERMIERI DALL’ESTERO! FondItalia stanzia 500mila euro per il nuovo Avviso FEMI 2026.01, un progetto con FederTerziario, UGL e AIOP per formare e assumere i primi 200 infermieri stranieri. I corsi di lingua e qualificazione partiranno in Argentina presso l’Università di Cordoba, con contratti di assunzione minimi di 12 mesi in Italia. Sostegno del Ministero degli Esteri per colmare il deficit sanitario. I dettagli 👇#fonditalia #federterziario #aiop #ugl #infermieriesteri #argentina #sanità #lavorosanità #marziobartoloni #pagineutili

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Alessandro Franco_Segretario Generale FederTerziario

La conferenza stampa alla fondazione Willy Brandt con i vertici di FederTerziario Ugl e Aiop per la sanità

Roma – Un innovativo, strategico e ambizioso modello di cooperazione internazionale e formazione professionale, mirato a colmare la cronica e drammatica carenza di personale sanitario e a favorire un flusso migratorio regolare e qualificato verso le strutture ospedaliere della penisola, è stato presentato ufficialmente nel cuore della capitale. Presso i locali della Fondazione Willy Brandt a Roma, si è svolta la conferenza stampa di lancio del nuovo strumento finanziario denominato Avviso Femi duemila ventisei punto zero uno. L’importante iniziativa assistenziale, nata dalla stretta collaborazione sinergica tra i vertici del fondo interprofessionale FondItalia, i dirigenti sindacali di FederTerziario, i rappresentanti della sigla dell’Ugl e gli esponenti dell’Associazione Italiana Ospedalità Privata Aiop, si propone di investire risorse ingenti per l’addestramento pre-partenza di professionisti paramedici residenti nei Paesi terzi da inserire stabilmente negli organici aziendali.
I dettagli del piano di reclutamento, presentati nel corso di un dibattito moderato dal giornalista del quotidiano Il Sole Ventiquattro Ore Marzio Bartoloni, coordinatore editoriale della bacheca di Ventiquattro Ore Salute, prevedono una dotazione finanziaria iniziale pari a cinquecentomila euro. Questo stanziamento permetterà di finanziare progetti formativi mirati all’apprendimento linguistico e alla qualificazione specialistica di candidati stranieri, i quali al termine del percorso didattico sottoscriveranno contratti di assunzione della durata minima di dodici mesi con le cliniche private italiane associate al fondo esattoriale.

I percorsi universitari a Cordoba e l’appoggio del ministero degli Affari Esteri per i flussi regolari

Il direttore generale di FondItalia, Egidio Sangue, ha evidenziato come l’avviso offra una risposta concreta e strutturale a una delle sfide più complesse del sistema sociosanitario, coniugando lo sviluppo delle competenze professionali con i processi di integrazione regolare e trasparente. La sperimentazione strategica prenderà il via ufficiale in Argentina, un Paese culturalmente e storicamente affine alla nostra penisola, avvalendosi della collaborazione accademica di prestigiosi atenei sudamericani come l’Università di Cordoba. Il progetto formativo oltreoceano avrà una durata complessiva di trecentottanta ore di lezione, garantendo l’acquisizione degli standard di sicurezza e qualità richiesti dai protocolli medici del Servizio Sanitario Nazionale.
L’impianto programmatico ha incassato il pieno e convinto sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Il Capo di Segreteria Marco Petacco, portando i saluti formali del Sottosegretario di Stato Massimo Dell’Utri, ha ricordato la grande disponibilità manifestata dal personale paramedico di Buenos Aires e ha auspicato che l’America Latina si trasformi in un bacino strutturato a cui attingere per superare la logica dell’emergenza. Un plauso al progetto è giunto anche dal Senatore Mario Alejandro Borghese, eletto nella Circoscrizione dell’America Meridionale, il quale ha rimarcato il potenziale degli accordi commerciali tra il mercato del Mercosur e l’Unione Europea per favorire il rientro dei lavoratori oriundi italiani.

Il supporto di FederTerziario Formazione e la pianificazione della domenica in sala stampa

La confederazione di FederTerziario prenderà parte attiva al Comitato di Indirizzo del programma attraverso l’azione del segretario generale Alessandro Franco e del presidente della sezione sociosanitaria Simone Bentrovato, i quali monitoreranno l’andamento dei corsi in collaborazione con i partner di Inforjob e Jobconsult all’interno del partenariato intitolato La Salute bene Comune. Sul fronte della logistica si registra il grande interesse manifestato dal direttore generale dell’Aiop Filippo Leonardi, il quale ha confermato la disponibilità immediata delle strutture ospedaliere private ad accogliere fino a mille cinquecento infermieri stranieri nel prossimo futuro, mettendo a disposizione dei professionisti anche soluzioni abitative e alloggi aziendali per contrastare l’alto costo della vita nelle aree metropolitane.
La redazione del giornale continuerà a seguire l’evoluzione del piano Femi e l’arrivo dei primi infermieri argentini negli ospedali della Marsica e dell’Abruzzo in modo totalmente neutrale, offrendo guide utili e servizi speciali per aggiornare i lettori attenti ai temi della salute, della scuola, del lavoro e delle riforme del terzo settore in Italia.

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